Versace

Gianni (1946-1997). “Io sono un profondo superficiale.” Così si definiva Versace quando era in vena di bilanci, parafrasando Friedrich Nietzsche, e dichiarandolo apertamente: “Mi piace leggere e guardare, ma poi usare questi stimoli in maniera libera per trasformarli in moda”. Spregiudicato nella citazione, nella contaminazione dei generi e nell’uso della storia, anche personale, lo stilista era riuscito, con rara capacità di sintesi e di rigore nell’eccesso, a diventare unico e riconoscibile. Anche nell’invenzione del marchio, una testa di Medusa, richiamo a una Magna Grecia. “A Reggio Calabria, davanti a casa nostra, c’erano dei resti di mosaici greco-romani raffiguranti la Gorgona e noi bambini andavamo sempre a giocare lì. Quando ho dovuto scegliere un simbolo, ho pensato a quest’antico mito: chi s’innamora della Medusa non ha scampo. Allora perché non pensare che chi è conquistato da Versace non può tornare indietro? È la seduzione che non ha fine.” L’avventura del giovane calabrese, poco incline agli studi e diventato il braccio destro della madre nella sua sartoria e nel negozio d’abbigliamento, comincia il 5 febbraio 1972 con un viaggio a Milano: chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, disegna una collezione per la Florentine Flowers, e ha subito successo. Il suo nome comincia a circolare tra le aziende di confezioni che si stanno trasformando in case di moda: lo stesso anno lo stilista lavora per De Parisini di Santa Margherita e dal ’73 si trasferisce definitivamente a Milano per collaborare con Callaghan, Genny e Alma. Nel ’76, la grande svolta: Santo Versace, il fratello maggiore di due anni e lo studioso di famiglia (è laureato in economia e commercio a Messina e ha uno studio a Reggio Calabria), sbarca a Milano per gettare le basi di un’impresa che porti il nome di Gianni. La prima collezione firmata dallo stilista va in passerella nel palazzo della Permanente di Milano nel marzo ’78; a settembre, nello show room di via della Spiga, viene presentata la prima collezione uomo. In venticinque anni di sviluppo, la griffe si trasforma da azienda di famiglia (ai due fratelli si aggiunge la sorella minore Donatella Versace) in un gruppo di successo nazionale. L’immagine e la comunicazione sono diventate assoluti punti di forza di Gianni Versace: al ’79, neanche un anno dopo il debutto, risale la collaborazione con il fotografo americano Richard Avedon, che lascia subito il segno sulle campagne pubblicitarie. La moda dello stilista si distingue per l’audace sperimentazione accompagnata dall’esaltazione della bellezza delle indossatrici, sempre meno mannequin (ovvero manichini per gli abiti), sempre più modelli da ammirare e imitare (da Linda Evangelista a Christy Turlington, da Claudia Schiffer a Naomi Campbell). Versace comincia a comunicare la sua immagine anche con una serie di libri: il primo è Versace teatro (’87) edito da Franco Maria Ricci, l’ultimo, pubblicato postumo nel dicembre ’97, è The art of being you di Leonardo arte, la casa editrice di Leonardo Mondadori. Di collezione in collezione, lo stilista non pone freni alla sua ispirazione: è la pelle trattata e colorata come tessuto presentata nell’ottobre ’81; sono gli abiti in maglia di metallo dell’autunno-inverno ’82-83; sono le sete stampate e coloratissime a motivi geometrici dell’89; sono il cuoio e gli spilloni di metallo sui nudi vertiginosi dei primi anni ’90, che fanno gridare allo scandalo e a una moda bondage (sado-maso) la grande stampa americana. Quella stessa stampa che con una copertina di Time, nell’aprile ’95, lo esalta come uomo del momento e campione del nuovo classicismo: “Trasmette segnali d’eleganza senza dimenticare la sua nota caratteristica, l’erotismo”. Ancora una svolta nel suo stile, anticipa in un’intervista del settembre ’94, in occasione della personale al Kunstgewerbe- museum di Berlino (una della lunga serie di mostre, che, a partire dal settembre ’81, scandisce la sua carriera): “Cerco di mantenere leggero il mio tocco. La leggerezza è una delle cose più importanti della vita e anche della cultura, quella con la C maiuscola. Quando non c’è, si scivola nella volgarità. Mi piace pensare che dalla mia testa esca una piuma”. Prove di leggerezza lo stilista ha cominciato a farle con la sua linea più sperimentale, l’Atelier, laboratorio di creazione di modelli d’alta moda, presentata per la prima volta, nel gennaio ’90 all’Hotel Ritz di Parigi. Frattanto, il 6 luglio ’89, nasce a Milano la linea Versus, dedicata ai giovani e alternativa al modo di vestire convenzionale, e nel ’91 Signature, una collezione di classici Versace, seguita, nel ’93, dalla Home Signature, porcellane, biancheria, piastrelle, oggetti, che rispecchiano il gusto dello stilista per la casa. Un gusto eclettico, che si ritrova negli interni delle sue abitazioni, palazzi e ville, in Italia e negli Stati Uniti: dall’ex palazzo Rizzoli di via del Gesù a Milano, riprogettato da Renzo Mongiardino, a villa Fontanelle di Moltrasio sul lago di Como; dalla town house di New York, arredata con il contributo degli amici artisti (Julian Schnabel e Roy Lichtenstein, Philip Taaffe, Francesco Clemente, Frank Moore) a Casa Casuarina di Miami South Beach, dove, sui gradini d’ingresso, Gianni Versace è stato assassinato la mattina del 15 luglio 1997. Venti giorni prima, il 25 giugno, andava in scena nel Giardino di Boboli di Firenze, prodotto da Pitti Immagine, l’ultimo lavoro dello stilista per il teatro, in collaborazione con Maurice Béjart: il balletto Barocco Bel Canto. La sua carriera di costumista era cominciata il 19 marzo ’82 al Teatro alla Scala di Milano con Josephslegende di Richard Strauss, per la coreografia di Joseph Russillo. Nell’84, l’incontro con Béjart e l’inizio di una grande amicizia; ma Versace lavorerà anche con Robert Wilson, Roland Petit, John Cox, William Forsythe, Twyla Tharp. L’anno si è chiuso con un valore della produzione pari a 521,59 milioni di euro, più 14,3 per cento rispetto al 2000. L’aumento dei ricavi è però più contenuto, più 8,8 perché l’azienda ha conseguito “altri ricavi e proventi” pari a 29,56 milioni. Il margine operativo lordo, 47,97 milioni, scende del 6,9 per cento, mentre l’utile operativo, 18,54 milioni, del 28,6. Il fatturato consolidato è stato di 482,8 milioni di euro, registrando una diminuzione rispetto al 2001 del 5,4 per cento; il margine operativo lordo, pari a 39,8 milioni, è diminuito del 17,1 per cento, mentre l’utile operativo, 13,4 milioni, del 27,6. Peggiora anche l’indebitamento finanziario che passa da 100,6 milioni a 129,9. “È stato un anno difficile per tutto il settore moda e abbigliamento”, ha commentato Santo Versace, “sul quale ha inoltre inciso il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro e dello yen. Ma, nonostante tutto, siamo convinti che il piano di ristrutturazione e rilancio che stiamo mettendo in atto ci consentirà di cogliere le opportunità del mercato.” &quad;2002, ottobre. Si chiama Gianni Versace at the V&A la grande personale che il Victoria and Albert Museum di Londra dedica allo stilista. La mostra è curata da Claire Wilcox, autrice del volume The art and craft of Gianni Versace. In occasione dell’inaugurazione della retrospettiva, il fratello Santo dichiara: “Ci abbiamo messo due anni per riprenderci dalla sua morte. Ma Gianni non è veramente morto, possiede oggi la stessa forza di quando era vivo”. Sarà la Ittierre, società del gruppo IT Holding, a detenere fino all’autunno-inverno 2007-2008 la licenza per le linee di abbigliamento Versus, Versace Jeans Couture e Versace Jeans Signature. La collaborazione tra la holding e il marchio della Medusa è partita nel 1988. Viene firmato un accordo decennale con Luxottica per il design, la produzione e la vendita sul mercato mondiale di occhiali Versace, Versus e Versace Sport. La licenza, che prevede un’opzione di rinnovo per altri dieci anni, giunge dopo l’acquisizione della IC Optics, che dal ’99 si occupa dell’eyewear di Versace. Nel luglio dello stesso anno, Leonardo del Vecchio, patron di Luxottica, entra nel consiglio di amministrazione della Maison. Questo ingresso prelude ulteriori cambiamenti: il super-consulente Fabio Massimo Cacciatori assume a settembre il ruolo di amministratore delegato, ma viene subito sostituito dall’ex direttore finanziario Daniele Balestrazzi, il quale a sua volta, lascia il posto nel 2004 a Giancarlo Di Risio. La Maison si lascia alle spalle questo piccolo “terremoto” annunciando il rilancio del marchio, potenziando gli investimenti pubblicitari e focalizzandosi sul prêt-à-porter, che porta all’arruolamento di due nuovi creativi: Warren Davis per la linea uomo, e l’italiano Kinder per le linee giovani. A giugno, con il raggiungimento della maggiore età, Allegra Beck entra in possesso del 50% della Gianni Versace, mentre la madre Donatella e lo zio Santo detengono rispettivamente il 20 e il 30% del capitale. A fine 2000 si delinea il nuovo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate e un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Nel 2005 il gruppo realizza 2,6 milioni di euro con la vendita all’asta delle collezioni d’arte di Gianni, mentre il rilancio prosegue in grande stile. A luglio debutta la linea Cruise, mentre la Maison rafforza la propria presenza nei mercati dell’Estremo Oriente con accordi commerciali e acquisizioni strategiche. Nel settembre del 2006 il progetto è coronato con l’inaugurazione di Versace Teatro, uno spazio multifunzionale in Piazza Vetra a Milano. L’anno si chiude con un ritorno all’utile, e con l’annuncio di un accordo per la creazione di 15 Versace Palace, hotel di lusso progettati e arredati dalla Maison. Il 2007 è all’insegna della commemorazione del decimo anniversario dalla scomparsa di Gianni Versace. Un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala con il patrocinio del Comune di Milano, celebra la figura dello stilista, mentre viene pubblicata la biografia Il mito Versace. Una borsa di studio in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design viene istituita in memoria del designer. Il 2008 torna a concentrarsi sull’assetto societario: alcune fusioni interne ottimizzano la struttura organizzativa, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi. Il successo è confermato dai risultati finanziari: a fine anno il gruppo annuncia un importante piano di aperture in Asia, confermando la rilevanza dei mercati Far East e della Cina in particolare. Nel 2009 è ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo veneto Facchini, che prende in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane della Maison.