Ungaro

Emanuel (1933). Stilista francese. Nato ad Aix-en-Provence, figlio di un sarto pugliese esule perché antifascista, fa esperienza di taglio e cucito dal padre Cosimo “uomo eccezionale, che mi ha insegnato il rigore e l’onestà intellettuale”. Nel ’55 lascia il Sud della Francia e va a Parigi, per inseguire la sua ambizione: diventare stilista. Lavora in una piccola sartoria; poi, la grande esperienza: sei anni nell’atelier di Balenciaga, “il mio maestro”. Pur avendo alle spalle una lunga gavetta, accetta di entrare nella maison come principiante, vale a dire colui che cuce le fodere e passa gli spilli. Alla scuola di Balenciaga, impara che “il buon couturier deve essere architetto per il progetto, scultore per la forma, pittore per il colore, musicista per l’armonia e filosofo”. Forte di questa esperienza, decide di camminare sulle proprie gambe e, con l’aiuto di Sonja Knapp, allora sua compagna e disegnatrice di stoffe, affitta il primo atelier in avenue Mac Mahon. I primi tre mesi d’anticipo dell’affitto li mettono insieme con la vendita della Porsche di Sonja. È il ’65 e lo stilista ha già deciso quella che sarà la sua filosofia estetica, un mix di barocco e sensualità che affascina grandi attrici come Catherine Deneuve e Anouk Aimée. Nel ’67, entra in quella che diventerà la sua sede storica in avenue Montaigne e trova grandi supporter come Jackie Kennedy, Lee Radzwill, la duchessa di Windsor, Lauren Bacall e Ira Fürstenberg. La seduzione dei suoi abiti fa leva sui colori e su un mélange di stoffe stampate. Fra i grandi stilisti, è il più pittorico, ha la più ardita tavolozza. Nel ’71 firma un importante contratto di produzione con il Gft di Torino, il colosso italiano dell’abbigliamento. Rigoroso con se stesso e con gli altri, determinato e caparbio, crea i suoi abiti ascoltando musica classica e opere. Predilige Rossini. Prima delle sfilate segue un rito quasi scaramantico. Si fa preparare dalle donne di famiglia le polpette con il sugo, un tipico piatto pugliese che gli ricorda gli anni dell’infanzia. Ha sposato l’italiana Laura Bernabei. Dal ’96, la Maison Ungaro è entrata a far parte del gruppo Ferragamo. Nel 1999, la maison vince La Aguja de Oro, il massimo premio spagnolo. Dal 2000, ha lanciato, in collaborazione con Luxottica, una linea di occhiali per uomo e donna; la nuova linea di costumi da bagno Ungaro Sun, quella di accessori I love Ungaro e il nuovo profumo Desnuda. Nel 2002, viene assegnato a Ungaro il premio T de Telva. Nel 2003, lo stilista realizza gli abiti di scena per Diane Kurys nel film Je reste. Attualmente i suoi marchi sono Emanuel Ungaro Couture, Emanuel Ungaro Paris (prêt-à-porter), Ungaro Fuchsia, Ungaro Feve. A commento del suo recente lavoro, lo stilista dice: “Io amo tutto ciò che canta. Io amo Debussy e il Free Jazz, Paolo Uccello e Motherwell, Proust e Peter Handke, i colori, il colorismo, l’impressionismo; io amo il calore del Sud ed il freddo del Nord. Il couturier esiste per precorrere in un balzo, indovinare un desiderio. Io non dovrei mai prendere la parola. I miei abiti parlano”. È un linguaggio, il loro, che insieme a una audace sensualità, evoca una femminilità mediterranea. Il designer è tra i protagonisti di High Fashion Week Moskow, la settimana della moda moscovita che, oltre allo stilista di Aix-en-Provence, ospita diversi nomi di calibro internazionale. &Quad;L’azienda pugliese Mafra acquisisce la licenza per produrre e commercializzare le linee bimbo di Ungaro a partire dalla primavera-estate 2003. Il guardaroba baby del brand francese è dedicato alle piccole taglie da 0 a 2 anni, il 60 per cento della produzione è riservato al femminile. Accordo con la società toscana Le Bonitas per il lancio delle due nuove collezioni Ungaro Sun (swimwear e beachwear per donna) e Ungaro Moon (intimo, corsetteria e fitness).