ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sule collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi simescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmer e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

VERSACE

Azienda italiana di successo, la Gianni Versace S.p.A è un luxury brand fondato nel 1978 da Gianni Versace, uno tra i più grandi stilisti italiani.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi della maison Versace
  3. Lo stile di Gianni Versace
  4. Versace tra moda e arte
  5. La tragica scomparsa di Gianni Versace
  6. Il rilancio della maison
  7. Sviluppo del brand
  8. Versace collabora con H&M
  9. Situazione attuale

Le origini

Versace Santo, Donatella e Gianni
Santo, Donatella e Gianni

Gianni Versace (1946-1997) è stato uno tra i più grandi stilisti italiani, fondatore dell’omonima azienda, la Gianni Versace S.p.A. Nato nel 1946 a Reggio Calabria, Gianni Versace muoverà i primi passi nel mondo della moda aiutando la madre sarta, proprietaria di un negozio di abbigliamento che, oltre a rivendere modelli già pronti, produceva una propria linea. Nel ’72 un viaggio a Milano, gli aprirà le porte dell’industria quando, chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, collaborerà ad una collezione per Florentine Flowers. Le sue creazioni saranno un successo e il suo nome comincerà a girare tra gli addetti ai lavori, permettendogli di continuare a lavorare nel capoluogo lombardo. Disegnerà per le aziende De Parisini, Callaghan, Genny e Alma.

I primi passi della maison Versace

Versace Le top model Versace negli anni '90
Le top model Versace negli anni ’90

Nel 1976, con l’aiuto del fratello commercialista Santo, fonderà l’azienda che porta il suo nome e la prima collezione donna sarà presentata due anni dopo, al Palazzo della Permanente. Il successo di Gianni Versace è istantaneo. Uno stile applaudito immediatamente dalla stampa internazionale, entusiasta dei suoi abiti ricchi di contaminazioni di generi, gli spiana la strada.

Sarà anche colui che contribuirà alla nascita del fenomeno delle top model: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington, saranno prima di tutto sue amiche dalle quali saprà tirar fuori il carattere oltre che esaltarne la bellezza. La modella con Versace si trasforma; non è più un’indossatrice ma un role model, ha personalità e incarna un ideale da raggiungere, per tutte le donne.

Versace Gianni Versace con le sue top-model
Gianni Versace con le sue top-model

Nel frattempo entra a collaborare in azienda anche la sorella Donatella, da sempre musa e consigliera di Gianni, che inizialmente si occuperà delle pubbliche relazioni e della comunicazione del brand collaborando alla realizzazione di importanti campagne pubblicitarie con Helmut Newton, Herb Ritts, Bruce Weber e Steven Meisel. Ma saranno soprattutto i memorabili scatti del fotografo Richard Avedon a esaltare l’immagine della maison nel firmamento della moda mondiale; un sodalizio che durerà per diverse stagioni e che scriverà molte pagine della storia della comunicazione. Successivamente Donatella diventerà direttore creativo della linea giovane Versus.

Lo stile di Gianni Versace

Versace seppe mixare con disinvoltura i linguaggi contemporanei della pop art con elementi della cultura greca (da qui il logo della medusa ispirata dall’iconografia greco-romana), alternò motivi rinascimentali e barocchi a ricami preziosi e colori psichedelici.

Il successo della maison conquista tutto il mondo, anche gli Stati Uniti, dove lo stile ultra moderno e stravagante verrà sempre più apprezzato. Tutti gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sono caratterizzati dall’espansione territoriale della griffe e da collezioni di grosso successo che costruiranno l’impero tuttora in piedi.

Versace Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie
Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie

Le sfilate presenteranno capi iconici di quell’epoca: fuseaux aderentissimi e coloratissimi con intarsi, abiti in maglie di fibre di metallo, sete a motivi geometrici, giacche con stampe di icone della cultura pop. Versace rischierà molto nel presentare una moda così audace e d’avanguardia ma realizzerà ogni abito trattandolo come un’opera d’arte e di conseguenza verrà sempre premiato sia dal pubblico che dalla critica.

Versace tra moda e arte

Oltre ad essere un grande collezionista, Gianni lavorerà anche a stretto contatto con il mondo del teatro, dell’opera e del balletto. Importante sarà la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che comincia, nel 1982, con la realizzazione dei costumi del balletto Josephlegende (di Richard Strauss, diretto da Luigi Veronesi) e che continua per numerosi altri spettacoli di grandi coreografi e registi come Maurice Béjart, Robert Wilson, Rolant Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp. Saranno molte le celebrità a vantare l’amicizia di Gianni Versace, prima fra tutte Lady Diana, sua amica confidente, il cantante Elton John, per il quale nel 1992 disegnerà la copertina dell’album nonché tutti i costumi del suo World Tour, e la top model Naomi Campbell.

Versace Collezione Home
Collezione Home

Proprietario di immense ville sparse in giro per il mondo, che amava arredare con opere d’arte contemporanea, mobili imperiali e statue greco-romane, sarà anche uno dei primi stilisti a lanciare una linea per la casa: la Versace Home Collection che comprenderà arredamenti, complementi d’arredo, lampade, biancheria, piastrelle, porcellane e cristalli.

La tragica scomparsa di Gianni Versace

Il 15 luglio 1997 avviene la tragedia. Gianni Versace viene assassinato sui gradini di Casa Casuarina, a Miami, freddato da un colpo di pistola. L’omicidio scioccherà il mondo intero sollevando molti dubbi e domande sul movente dell’assassinio, tutt’ora poco chiaro. Il killer, Andrew Cunanan, verrà trovato morto, pochi giorni dopo. Sarà un duro colpo per la Medusa, per la sua famiglia ma anche per tutto il sistema della moda italiana che improvvisamente perderà uno dei suoi più grandi punti di riferimento.

Dopo la morte di Gianni, la direzione creativa passerà in mano alla sorella Donatella che erediterà il 20% del valore dell’azienda e sarà anche il nuovo volto carismatico della maison. Al fratello Santo, presidente e allora amministratore delegato, andrà il 30%. La maggioranza del pacchetto azionario (50%), per un valore allora stimato di 700 milioni di dollari, andrà alla prediletta nipote Allegra, figlia di Donatella e Paul Beck.

Il rilancio della maison

Versace Madonna per Versace
Madonna per Versace

La morte del fondatore non inaugura un periodo facile per l’azienda che vedrà i suoi affari in ribasso proprio a cavallo del nuovo millennio. A fine 2000 si delinea il novo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate; lo stesso anno viene stipulato un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Per i diversi anni l’azienda avrà difficoltà a competere con i fasti del passato; si alterneranno più responsabili ai vertici dell’amministrazione, fino al 2004, quando la società troverà stabilità con Giancarlo Di Risio, pronto ad avviare il risanamento aziendale rilanciando la griffe.

Verranno potenziati gli investimenti pubblicitari che coinvolgeranno sempre più celebrità del mondo del cinema e della musica; per Donatella un testimonial famoso comunica più facilmente e velocemente il carattere di una collezione. Verranno così chiamate star del calibro di Madonna, Demi Moore, Christina Aguilera, Halle Berry, Patrick Dempsey a posare per le campagne pubblicitarie a diffusione mondiale.

Versace Halle Berry per Versace
Halle Berry per Versace

Si punterà molto anche sul potenziamento della linee prêt-à-porter, arruolando i due nuovi fashion designer Warren Davis e Kinder Aguggini, rispettivamente per la linea uomo e la linea giovani. Versace attiverà anche ambiziose politiche di espansione in progetti di lusso trasversale, diversificando la propria attività con la progettazione e l’arredamento di interni per jet, yacht ed elicotteri privati.

Rafforzerà anche la presenza territoriale in Estremo Oriente con accordi e acquisizioni strategiche per una catena di Versace Luxury Hotel; il primo di questi inaugurato nel 2000 sulla Gold Coast australiana, seguito da un altro a Dubai. Nel 2006 verrà inaugurato a Milano il Teatro Versace, spazio polifunzionale che servirà anche da location per le future sfilate. L’anno seguente è il decennale della morte di Gianni che viene ricordato con un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala di Milano; viene anche pubblicata la biografia Il mito Versace (Dalai editore) e viene istituita una speciale borsa di studio che porta il suo nome, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design.

Sviluppo del brand

Dal 2008, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi, il gruppo annuncia un importante piano di espansione in Asia, che si concretizzerà negli anni successivi con l’apertura di diversi negozi in Cina; nel 2010 saranno più di 20 i monomarca presenti nel “gigante asiatico” con ottime performance di vendita e ulteriori previsioni di espansione. Dal 2009 Gian Giacomo Ferraris, subentrerà a Giancarlo Di Risio, nel ruolo di amministratore delegato. Verrà applicata una razionalizzazione dell’assetto organizzativo, in primis il taglio dei costi, la revisione della rete di negozi diretti e la riduzione degli investimenti; lo stesso annoviene ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo Facchini, che prenderà in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane.

Versace Versus primavera/estate 2015
Versace Versus primavera/estate 2015

Nel 2010 si registrerà un aumento dei ricavi che supererà il tetto dei 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’esercizio precedente. Passata la crisi internazionale si progetterà un piano di riconquista del Giappone che, nel 2009, aveva visto la chiusura dei suoi tre negozi monomarca. Verrà nominato Hiroshi Saito come chief executive officer di Versace Japan e si studierà l’apertura di nuovi negozi oltre che ulteriori punti vendita per rinforzare la presenza del brand sul territorio.

Versace collabora con H&M

Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011
Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011

Nel 2011 si firmano importanti collaborazioni d’impatto mediatico: a giugno viene annunciata la partnership tra la maison Versace e il colosso di abbigliamento svedese H&M. La catena di abbigliamento commercializzerà, a partire da novembre, 40 pezzi da donna e 20 da uomo, inclusi diversi accessori, per una linea low cost, a edizione rigorosamente limitata, firmata da Donatella. Un modo per avvicinare il mondo Versace a un pubblico più giovane e vasto. Ci saranno i pezzi più iconici di tutta la Versace, ma anche quello che la maison rappresenta oggi nella sua continua evoluzione. Ci saranno le famose stampe, tanta pelle e borchie perché Versace è sexy e glamour ma anche rock’n’roll.

A partire dal 1° luglio 2011 Versace ha dato vita a un’altra collaborazione dalla forte eco mediatica, annunciando che vestirà l’Internazionale Football Club di Milano. L’accordo, siglato tra la maison e la società nerazzurra, riguarda la fornitura delle divise ufficiali per i dirigenti, l’allenatore, lo staff tecnico e i calciatori.

Situazione attuale

Versace A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018
A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018

Versace è oggi di proprietà e gestione della famiglia (50% Allegra Beck Versace, 30% Santo Versace, 20% Donatella Versace). Santo Versace è presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Donatella è direttore creativo oltre che vicepresidente del consiglio di amministrazione. La società crea, produce, distribuisce prodotti di lusso e lifestyle tra cui la linea Haute Couture Atelier Versace, le collezioni diprêt-à-porter, accessori, gioielli, orologi, occhiali, fragranze ed arredamento per la casa e la seconda linea Versus.

Oggi la Gianni Versace S.p.A. È uno dei nomi più prestigiosi nel panorama internazionale del fashion luxury; distribuisce i suoi prodotti attraverso una rete di 110 boutique presenti nelle principali città del mondo alle quali si aggiungono i 123 shop in shop dedicati nei principali department store e negozi multimarca.

Versace Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)
Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)

IT Holding

Nell’aprile del 2000 il Gruppo molisano Ittierre Holding, guidato dal presidente Tonino Perna (1948) e dall’amministratore delegato Giancarlo Di Risio (1956), cambia la denominazione sociale in IT Holding S.p.A. Non è una semplice variazione del nome, ma un’efficace operazione di "strategy corporate name". Il Gruppo molisano, infatti, intende darsi un volto nuovo, alla luce delle molteplici operazioni di lancio di propri brand, di acquisizione di marchi e licenze che, effettuate negli ultimi anni, lo hanno trasformato in un protagonista assoluto del Made in Italy, in vero e proprio polo del lusso. "La modifica", dice Perna, "è opportuna al fine di conferire alla società una connotazione più coerente con l’attuale ruolo di Holding e del Gruppo, che opera non solo nel settore dell’abbigliamento ma anche in quello degli accessori e affini, con partecipazioni diversificate". Espliciti gli obiettivi di crescita dichiarati alla comunità finanziaria per il triennio 2000-2002: "Crescita media annua del 30 per cento delle vendite dei brand di proprietà e un fatturato-obiettivo per il 2002 di oltre 500 milioni di euro". Ittierre non scompare. Resta come società che, all’interno del Gruppo, si occupa delle linee giovani di Versace, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré e Roberto Cavalli, oltre a quelle relative ai marchi di proprietà Exté, Romeo Gigli, e Husky. Alla fine del 2000 il gruppo molisano mette a segno un altro grande colpo: Gianfranco Ferré, infatti, sceglie il Gruppo guidato da Tonino Perna come nuovo partner industriale e finanziario. Al termine dell’operazione, il Gruppo Perna ha il 90 per cento del capitale della Gianfranco Ferré mentre lo stilista conserva una quota del 10 per cento, nonché la carica di Presidente, con totale autonomia creativa. Gli obiettivi dichiarati da Ferré sono il potenziamento delle linee di abbigliamento e di accessori già esistenti, la nascita di altre e una linea di alta moda.

L’operazione crea un polo del lusso interamente italiano non soltanto in termini di controllo azionario, di stilismo e di produzione, ma soprattutto sotto il profilo culturale e dei valori di riferimento. Il 2000 si chiude con un fatturato pari a 838 miliardi di lire (rispetto ai 717 miliardi di lire del 1999), e un margine operativo lordo di 84,5 miliardi di lire. La storia del Gruppo, che ha sede a Pettoranello di Isernia nel Molise, comincia nel 1982, su iniziativa di Perna, come azienda concentrata sulle licenze e in grado di fornire un elevato servizio ai partner. Via via nel tempo, ha marchi propri come Exté, Gentry Portofino e le licenze produttive e distributive di marchi come Versus, Versace Jeans Couture, D&G, D&G Jeans, D&G Sport, Gianfranco Ferré Jeans e Sport. Diventa leader mondiale (65 per cento del mercato) nel segmento dell’abbigliamento giovanile griffato. Il ’99 può considerarsi anno di conquiste. Ittierre acquisisce il Gruppo Mac Malo, leader mondiale nel settore del cachemire: operazione del valore di 100 miliardi di lire. Si garantisce l’esclusiva ventennale dei marchi facenti capo a Romeo Gigli, mentre il Gruppo Tonino Perna, che controlla l’85 per cento di Diners Club Italia, assorbe la casa editrice Franco Maria Ricci, fiore all’occhiello nella strategia di sviluppo ed iniziative qualificate, complementari e sinergiche del gruppo. Entra anche nel business degli occhiali, acquisendo due aziende. Per 11,2 miliardi di lire rileva il 100 per cento di Allison S.p.A., che, contestualmente, compra, per 7,1 miliardi di lire, il 100 per cento di Optiproject Srl. Un accordo quinquennale e in esclusiva mondiale con Roberto Cavalli, per la realizzazione e lo sviluppo di una nuova linea di abbigliamento dedicata al fashion di nuova generazione, rafforza il polo delle licenze, business storico del Gruppo che, sempre nel ’99, fa suoi per 16 anni i diritti di licenza del marchio inglese Husky.

Dopo queste acquisizioni, la holding si dà un nuovo assetto: due Divisioni per gestire separatamente licenze e marchi. L’arcipelago di aziende è raccordato da un potente sistema informatico: un solo magazzino computerizzato, una sola società per azioni a capitale unico. Sono 1.000 i dipendenti diretti e 6000 quelli che lavorano in 80 unità produttive esterne. Il fatturato del ’98 è di 651,5 miliardi (+7,2 per cento sul ’97) con un export pari al 68,3 per cento. Innovanti, anche per merito delle strategie di ottimizzazione messe a punto da gruppi interdisciplinari del Politecnico di Milano, sono l’assetto approvvigionamento-distribuzione; i collegamenti produttori reparti di produzione e logistica; lo stivaggio di milioni di pezzi in magazzino; il sistema di spedizione di 80 mila capi al giorno. Ittierre ha la vocazione della ricerca: dalla sua fucina escono tessuti esclusivi supertecnologici, esaltati da Exté, l’etichetta di casa che mescola passato e futuro nel presente. Sono ormai cult-fashion i giacchini trasparenti con l’interno in piuma d’oca saldati elettronicamente, che si gonfiano per aumentarne il calore; i bluson in fibra di carbonio; la maglieria lavorata con la gomma, la plastica con il jersey; il kevlar, tessuto che si taglia con il laser usato nelle missioni spaziali, unito alla viscosa; la fibra di vetro, il neoprene delle tute da sub, il vinile. Tutto in un continuo trionfo delle contraddizioni, perché spesso questi materiali spalmati, lucidati, verniciati si sposano con i tessuti nobili, lino, cotone, lana, anche nella versione doc del cachemire. 

Correani

Si devono a lui i bijoux più innovativi creati per il prêt-à-porter italiano e francese degli anni ’70 e ’80. Il suo esordio avvenne nel 1973, quando disegnò accessori per Albini. Dalla fine degli anni ’70 sino alla morte (1992), collaborò con Versace, Valentino, Lagerfeld, Fendi, Chanel, Lacroix e Chloé, proponendo un’idea rivoluzionaria dell’accessorio moda. Lavorò anche in ambito teatrale, contribuendo ai costumi per Salomé di Richard Strauss, messa in scena da Bob Wilson alla Scala nella stagione ’86-87. Oggi, l’azienda Correani si avvale della creatività di Robert Bruno.

D’Amico

La madre sarta gli trasmette la passione per la moda. L’incontro importante è con Gianni Versace nella cui maison lavora per 13 anni sino alla morte dello stilista, occupandosi di costumi teatrali (collabora con Maurice Béjart, Bob Wilson, William Forsythe e Arnaldo Pomodoro), delle linee Istante e Versace Sport e di licensing. Nel 1992 realizza con Versace l’immagine di The One, tour mondiale di Elton John. Nel ’98, in società con Massimo Leotti, crea la Antonio D’Amico che propone prêt-à-porter sportivo per uomo e donna, maglieria scarpe e accessori.