Valentino

Valentino: l’imperatore della moda e il suo grande amore per il rosso. Leggi la storia dello stilista italiano più amato dalle star di Hollywood.

Indice.

  1. Le origini.
  2. La prima sfilata.
  3. Valentino e le star di Hollywood.
  4. Hdp compra l’azienda.
  5. I 40 anni di carriera.
  6. Valentino entra nel Gruppo Marzotto.
  7. Le nuove linee.
  8. L’addio alle passerelle.
  9. Maria Grazia Chiuri e Pieri Paolo Piccioli direttori creativi.
  10. Gli anni recenti.

Le origini.

All’anagrafe Valentino Clemente Ludovico Garavani (1933). Fin da piccolo, manifesta di possedere un’idea dello stile, dell’eleganza. È una misura che emerge nitida nel primo abito che ha creato per sua zia Rosa, proprietaria di un negozio di passamanerie a Voghera, in via Torino, dove amava trascorrere i pomeriggi giocando con le pezze.

Già da allora prediligeva il rosso: un colore che, più tardi, diventerà il suo portafortuna e il mattatore della sua tavolozza. Lo comprese quando, durante il periodo di apprendistato da Jean Dessès a Parigi, andò all’Opera di Barcellona. Qui rimase folgorato dai costumi di scena tutti rossi:

“Capii in quel momento che, dopo il bianco e il nero, non esiste colore più bello”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il rosso Valentino.
Il rosso Valentino.

A 17 anni Valentino lascia Voghera per imparare la moda a Parigi. La velocità nello schizzare figurini gli vale subito l’assunzione da Dessès, dove lavora fino al 1955. Poi passa da Guy Laroche, dove l’apprendistato dura fino al 1957. Quell’anno torna in Italia per aprire, con l’aiuto del padre, un atelier a Roma in via Condotti. Da giovane che disegna nell’ombra per i grandi atelier, diventa padrone. Il debutto avviene proprio a Roma, in sordina. È un fiasco, neppure un abito venduto.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il giovane stilista nel suo studio.
Il giovane stilista nel suo studio.

La prima sfilata.

In quegli anni conosce Giancarlo Giammetti, lo studente di architettura che sarà il suo manager, il suo amministratore, il suo uomo di comunicazione. Nel 1962, a Firenze, Valentino sfila per ultimo a Palazzo Pitti. La sala lo travolge con un boato di applausi.

Mia madre disse: “Li senti? Vogliono te, perché ce l’hai fatta, hai vinto”. Dopo nemmeno un’ora, avevano comprato l’intera collezione ed ero sommerso di ordinazioni.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La sfilata a Palazzo Pitti, 1962.
La sfilata nella Sala Bianca a Palazzo Pitti, 1962.

Da allora, i suoi successi si susseguono puntuali, stagione dopo stagione. “Gli americani impazziscono per questo italiano diventato re della moda in poco tempo”, scrive nel 1968 Woman Wear Daily, dopo un’abbagliante sfilata tutta bianca, punteggiata di mantelli, abiti appena drappeggiati.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione "total white" del 1968.
La collezione “total white” del 1968.

“La creatività è difficile da spiegare, è come una forza interna, un entusiasmo che non si spegne mai e che mi trasmette la forza di lavorare sempre in modo nuovo. Guardando le cose, le persone per strada la fantasia cammina e l’idea prende corpo attraverso la matita.”

Valentino e le star di Hollywood.

Il suo estro vulcanico, al servizio della donna e dell’eleganza raffinata, lascia un segno indelebile nel jet set. Farah Diba fugge dal suo impero indossando un Valentino. Liz Taylor incontra Richard Burton indossando un Valentino. Jackie Kennedy sposa Onassis in un suo abito di pizzo avorio che, per anni, le donne copieranno. È infinita la lista delle celebrità che Valentino veste: da Sofia Loren a Nancy Reagan, da Brooke Shields a Sharon Stone. Poche hanno resistito al fascino dei suoi abiti, sintesi di lusso e grazia modulati con modernità.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Jackie Kennedy in Valentino per il suo matrimonio.
Jackie Kennedy in Valentino il giorno del matrimonio con Onassis.

Ha reinventato i fiocchi trasformandoli nel simbolo della femminilità: uno dei suoi primi abiti impreziosito da questo dettaglio strappò un leggendario applauso di dieci minuti. Padrone assoluto del mestiere, della tecnica, ha trasformato questa virtù artigianale in una bussola per mantenere sempre la rotta della continuità.

Nel 1978, attraverso un accordo di produzione con il Gruppo Finanziario Tessile, ha varato la sua prima linea di moda pronta. Dal 1968, porta le sue collezioni di prêt-à-porter sulla passerella di Parigi e dal 1989 anche i suoi modelli d’haute couture. Il suo successo non ha mai avuto flessioni, è immune da tonfi e resurrezioni. Valentino è soprattutto fiero di aver realizzato la Fondazione Life destinata a raccogliere fondi per aiutare i bambini colpiti dall’Aids.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Elizabeth Taylor in rosso Valentino.
Elizabeth Taylor in rosso Valentino.

Una realtà che prende vita nel 1990. Lo stesso anno, lo stilista festeggia a Roma e a Milano i suoi 30 anni di attività con una mostra all’Accademia Valentino, uno spazio pensato e attrezzato per mostre ed eventi culturali.

Hdp compra l’azienda.

Nel gennaio del 1998, la “Rolls Royce degli stilisti”, come lo definiscono gli americani, ha, fra le lacrime e rimanendone al vertice creativo, venduto la griffe per 500 miliardi (il fatturato annuo della maison è di 1200 miliardi) alla Hdp, la holding gestita da Maurizio Romiti. Ha detto:

“Ho visto troppi colleghi uscire dalla porta di servizio del loro atelier, per lasciar posto a nuovi creativi che hanno poi snaturato lo stile originale della maison…”

Valentino è un uomo schivo, ma sa anche polemizzare con stile e ironia. Quando la giornalista americana Suzy Menkes, terrore degli stilisti, decretò nel 1990 la fine delle top model, criticando chi le sceglieva, Valentino le rispose comprando una pagina pubblicitaria sull’Herald Tribune. “Suzy, hai sbagliato tutto. Love da Valentino e dalle top model” era lo slogan ai piedi di una foto che ritraeva Claudia Schiffer, Nadya Auermann, Elle McPherson.

Valentino vive e lavora fra Roma, Capri, Londra, New York e Parigi. A un’ora dalla capitale francese ha acquistato un castello settecentesco che considera il suo rifugio. Si rifiuta di farlo fotografare. Gli obiettivi sono riusciti soltanto a inquadrare Valentino mentre, con i suoi cani carlini, passeggia nell’immenso parco. Un bosco a perdita d’occhio che lui minimizza definendolo: “Grande quel tanto che basta per percorrerlo a cavallo”.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Lo stilista e il suo castello.
Lo stilista con alle spalle il suo castello del 18° secolo.

I 40 anni di carriera.

Nel 2001, Valentino, amatissimo dalle star hollywoodiane, sceglie di celebrare i suoi 40 anni di lavoro a Los Angeles. La festa, a scopo benefico (raccoglie fondi per Child Priority) è organizzata insieme a Steven Spielberg e Kate Capshaw, Tom Hanks e Rita Wilson. Durante la serata viene presentato Il libro rosso di Valentino, curato da Franca Sozzani, che contiene le immagini di 40 donne (tra le quali Ashley Judd, Ines Sastre, Isabella Rossellini, Kate Moss, Milla Jovovich) vestite “rosso Valentino” e ritratte dai fotografi più importanti del momento.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il libro rosso di Valentino.
Il libro rosso di Valentino.

Nello stesso anno, a marzo, Julia Roberts riceve il suo Oscar in “vintage” Valentino e splende di seta nera su tutti i mass media del mondo, contribuendo a lanciare quella che sarà una delle tendenze più significative della moda degli ultimi anni: il vintage.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Julia Roberts con un abito vintage alla premiazione degli Oscar 2001.
Julia Roberts in vintage Valentino alla premiazione degli Oscar 2001.

Nel febbraio 2002 rappresenta l’Italia, la storica e rara capacità del suo paese di sublimare creatività e artigianato con gusto e superiore eleganza, durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi Invernali di Salt Lake City, trasmessa in mondovisione.

Valentino entra nel Gruppo Marzotto.

Dopo mesi di trattative e voci di corridoio, la Hdp cede la griffe romana al Gruppo Marzotto. Il passaggio di mano avviene per un importo pari a 240 milioni di euro, comprensivo dei debiti finanziari accumulati negli ultimi anni, che al 31 dicembre 2001 ammontavano a 204,4 milioni di euro. Valentino Intimate e Valentino Sand costituiscono i primi frutti del nuovo corso. Con un accordo di licenza triennale, la comasca Albisetti rileva i diritti di produzione e distribuzione a livello mondiale delle collezioni intimo e mare uomo-donna. Le nuove linee esordiscono a Lingerie Americas, la prima manifestazione di settore organizzata negli Stati Uniti, che dal 4 al 6 agosto 2002 ospita 22 marchi italiani di underwear al Pavillion & Altman Building di New York. Le aziende invitate sono più di 125 da tutto il mondo.

Le nuove linee.

Nel primo bimestre del 2003 Marzotto fa registrare un aumento dell’1,8% sul fatturato, da attribuire in gran parte al consolidamento di Valentino. A maggio Valentino, con una serie dei suoi abiti “cult”, partecipa alla mostra My favorite dress al Fashion & Textile Museum, museo londinese della moda voluto dalla stilista Zandra Rhodes nel quartiere di Bermondsey, a sud del Tamigi. Lancia gli orologi Valentino Timeless e la linea giovane Valentino R.e.d. (Roman Eccentric Dressing). Quest’ultima reinterpreta i suoi inconfondibili moduli atemporali come quelli dei jeans, ma anche dei suoi pezzi più classici come i corti cappotti “Jackie” o il “V Logo” del 1968, ormai parte della storia della moda.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La linea R.E.D.
La linea R.E.D.

Il successo della linea di orologi spinge il marchio a proporre, nel 2004, anche una linea di gioielleria. Il 2005 si apre con il debutto della fragranza V Valentino, creata in collaborazione con Procter & Gamble. Nel corso dell’anno, la diversificazione dell’offerta si espande a 360°. Ci sono, ad esempio, l’accordo di licenza con la spagnola Pronovias per la produzione e commercializzazione di una linea di abiti da sposa, e l’alleanza con Arnolfo di Cambio per la creazione di una linea per la casa dedicata all’Art de la Table. Intanto consistenti riorganizzazioni societarie coinvolgono Valentino S.p.A. e le sue controllate: queste manovre daranno origine al Valentino Fashion Group (VFG), che vede la luce a fine anno.

L’addio alle passerelle.

A inizio 2006 Matteo Marzotto diventa presidente della Valentino S.p.A., mentre la carica di amministratore delegato va a Stefano Sassi. Dopo l’importante riassetto del gruppo, il 2007 è dedicato a grandiosi festeggiamenti per i nove lustri di attività del maestro. All’Ara Pacis viene inaugurata una retrospettiva intitolata Valentino a Roma: 45 anni di stile, in concomitanza con le sfilata d’Alta Moda di luglio. Prevedibilmente, a settembre viene annunciato l’addio alle passerelle dello stilista: a ottobre sfila a Parigi la sua ultima collezione, tra standing ovation e commozione generale.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La mostra "45 anni di stile".
La mostra “45 anni di stile”.

L’erede designata è Alessandra Facchinetti, reduce da una collaborazione con Gucci e con Moncler Gamme Rouge, mentre la collezione maschile, affidata a Ferruccio Pozzoni, debutta nella Ville lumière. Valentino intanto si concede un ultimo bagno di folla con la sfilata Haute Couture di gennaio al Musée Rodin. A fine 2008 viene però annunciata la fine della collaborazione tra Alessandra Facchinetti e la maison.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione per l'addio alle passerelle, 2008.
La collezione per l’addio alle passerelle, 2008.

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli direttori creativi.

Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli, già creatori della linea di accessori della griffe, assumono la direzione creativa della linea di abbigliamento. Nel 2009 si conclude anche la collaborazione con Ferruccio Pozzoni. Nel 2011 Valentino ha totalizzato un utile netto di 2,6 milioni di euro nei primi sei mesi dell’esercizio, rispetto al rosso di 7,4 milioni dello stesso periodo nel 2010.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.
Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli.

Il 7 settembre 2011 Anna Wintour consegna a Valentino il premio Couture Council Award per l’Arte nella Moda 2011 a New York. Valentino non rinnova la liaison con Safilo e sigla un accordo di licenza internazionale con Marchon, con decorrenza dal 1 gennaio 2012, per la produzione e distribuzione di occhiali da sole e vista. Nel gennaio 2012 la maison Valentino è l’ospite speciale di Pitti Uomo 81 nella Fortezza da Basso di Firenze. Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli presentano la collezione uomo A/I 2012-13, sfilando per la prima volta.

Gli anni recenti.

Valentino celebra i 50 anni di carriera e inaugura un nuovo concetto di negozio e una capsule collection vintage. Il negozio di via Montenapoleone è stato pensato dall’architetto David Chipperfield insieme a Chiuri e Piccioli. La maison, da quando Chiuri e Piccioli sono alla guida della parte stilistica, ha vissuto un periodo di forte evoluzione.

Nel 2012 l’intera partecipazione di Valentino Fashion Group è stata acquisita da Mayhoola for Investments S.P.C., società partecipata da un primario investitore del Qatar per 600 milioni di euro. A fine anno il brand lancia il “Valentino Garavani Virtual Museum” che apre una finestra sul mondo del designer che ha lasciato la direzione creativa nel 2008.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. Il Museo Virtuale, 2015.
Il Museo Virtuale, 2015.

Il gruppo del lusso ha chiuso il 2013 con un fatturato in crescita del 25% a circa 490 milioni di euro. Anche il 2015 chiude con ricavi a +48% per 986,9 milioni di euro e un ebitda quasi raddoppiato a 180,2 milioni di euro. Valentino ha comunicato con una nota ufficiale il 7 luglio 2016 la nomina di Pierpaolo Piccioli come unico direttore creativo della maison romana in seguito alla decisione di Maria Grazia Chiuri di lasciare l’azienda dopo 17 anni, di cui 8 nel ruolo di co-direttore creativo con Piccioli.

Nel 2016 la licenza della seconda linea passa alla Staff International di OTB. La licenza proseguirà fino almeno alla Primavera/Estate 2018. Luxottica Group e Valentino hanno siglato un accordo di licenza delle collezioni di occhiali. Il nuovo accordo, della durata di dieci anni, è operativo da gennaio 2017.

Dizionario della Moda Mame: Valentino. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

 

Hdp

Holding di Partecipazioni Industriali, è stata costituita il 6 marzo 1997 dalla divisione parziale di Gemina, dalla quale ha rilevato il 100 per cento del Gruppo editoriale Rcs, la maggioranza di Gft Net, Gruppo di moda abbigliamento, e di Fila. Il presidente è Guido Roberto Vitale, il vice presidente Paolo Mieli, l’amministratore delegato Maurizio Romiti. Al 1° maggio 2003, il 44,883 per cento del capitale ordinario è controllato da un Patto di Sindacato, costituito da 11 azionisti (Fiat, Mediobanca, Gemina, Italmobiliare, Generali, Pirelli, IntesaBci, Sinpar, Smeg, Edison, Mittel). Al principio la holding competeva in due business prevalenti, l’editoria, con il Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, e la moda, settore in cui è entrata nell’88, acquisendo la maggioranza (il 53,2 per cento) di Fila, società biellese che compete nell’actiwear. Questa prima esperienza nella moda viene allargata nel ’95, quando entra nell’orbita della holding milanese il Gruppo Finanziario Tessile di Torino (Gft). A marzo del ’98, (Gemina nel frattempo è diventata Hdp), l’acquisizione della griffe Valentino, che affianca Fila e Gft, prelude a un polo del lusso italiano che non si è mai realizzato compiutamente. Infatti, nel triennio 1998-2000 la holding milanese ha conseguito pessimi risultati economico-finanziari, influenzati dall’andamento negativo delle aziende di moda: una perdita calcolata attorno a 843 miliardi di vecchie lire. Il 2001 conferma i negativi risultati del triennio precedente. I ricavi netti consolidati sono pari a 3.357,2 milioni di euro, in linea con i 3.357,7 del 2000, ma frutto di andamenti contrapposti: all’aumento del 14,9 per cento registrato da Rcs, si contrappone un calo dei ricavi di Fila del 2,4 per cento e del 39,7 per cento di Gft Net (cui fa capo la griffe Valentino). Il risultato operativo è negativo per 33 milioni di euro, mentre il risultato netto di competenza è pari a meno 232,1 milioni di euro. Ma è l’indebitamento finanziario netto, 594,4 milioni di euro, il vero tallone d’Achille del Gruppo.

I risultati negativi delle controllate della moda-abbigliamento, Gft Net e Fila, hanno pesato in misura determinante sui conti di Hdp. Nell’ambito di Gft Net, che ha chiuso con una perdita di 79,6 milioni di euro, la maison Valentino, pur aumentando il giro d’affari del 12 per cento, ha conseguito un utile operativo negativo di 16,8 milioni di euro (contro i 14,8 del 2000) e una perdita netta di 28,5 milioni (da 25,6). L’indebitamento finanziario a fine 2001 era di 281,7 milioni di euro. Per Fila, il risultato operativo è pari a meno 45,1 milioni, mentre il risultato netto è di meno 139,7 milioni, il doppio dell’anno precedente. Tali risultati inducono il consiglio di amministrazione a esaminare "il complesso iter delle trattative per la dismissione di Fila e Valentino" e a focalizzare l’impegno del Gruppo nei soli settori dell’editoria e comunicazione. Nel marzo del 2002, Hdp comunica che la controllata Gft Net ha ceduto la Valentino al gruppo Marzotto. L’accordo raggiunto prevede il trasferimento del 100 per cento del capitale della Valentino per un corrispettivo, inclusivo dei debiti finanziari, pari a 240 milioni di euro. Il fatturato della Valentino nel 2001 è stato di 132,5 milioni, con una perdita di 28,5 milioni. L’indebitamento verso il gruppo Hdp (155 milioni) verrà integralmente rimborsato al closing. L’operazione è un passo importante per concretizzare la strategia di Hdp di dismettere le attività del settore moda e concentrarsi nel business editoriale e della comunicazione. A tale scopo, Hdp, già nel 2001 e nei primi mesi del 2002, aveva ceduto alcuni rami che facevano capo a Gft Net: Sahzà, Revedi, lo stabilimento di Bosconero, oltre alla risoluzione del contratto di licenza Calvin Klein. Nel luglio del 2002, Gft Net cede, a Mediconf, il 100 per cento di Facis S.p.A., marchio storico per l’abbigliamento maschile italiano, e il 96,3 per cento dello stabilimento produttivo di Svik, per un corrispettivo di 6,2 milioni di euro, oltre ai debiti finanziari. Per dare l’addio al settore abbigliamento, resta da vendere Fila: il 10 giugno 2003, Fila Holding vende a Sport Brands International, controllata dal fondo privato di investimenti americano Cerberus, le proprie partecipazioni operative Fila Nederland BV, Fila Sport S.p.A., Ciesse Piumini Srl e Fila Usa Inc. L’avventura del lusso è chiusa. Coerentemente, cambia la denominazione sociale della holding milanese che da Hdp, assume, dal 1° maggio 2003, la denominazione di Rcs MediaGroup, la quale controlla le società Rcs Quotidiani, Rcs Periodici, Rcs Libri, Rcs Pubblicità, Rcs Diffusione, Rcs Broadcast, attive nei settori dell’editoria e della comunicazione.

Coppola & Toppo

Nasce dal nome di Lyda Coppola (1915-1986) che, veneziana, varò la griffe a Milano dopo aver frequentato a Venezia l’Accademia di Belle Arti e il laboratorio di Ada Politzer, nota creatrice di bijoux. L’azienda, battezzata Coppola & Toppo in seguito al matrimonio che la unì a Toppo, si impose all’attenzione dei grandi sarti per la produzione di bijoux d’alta qualità. Dapprima le sue creazioni furono apprezzate soprattutto dai grandi couturier francesi come Balenciaga, Balmain, Dior, Fath, Lanvin, Schiaparelli, che li utilizzarono come accessori per le loro collezioni. Nel maggio del ’48 le fu dedicato il Point de Vue di Vogue Francia. Affiancata dal fratello Bruno, cominciò in un secondo tempo a guardare al mercato statunitense dove, grazie anche alla presentazione di Elsa Schiaparelli, i suoi bijoux cominciarono a essere venduti nei grandi magazzini newyorkesi — Lord & Taylor, Saks Fifth Avenue, Bergdorf Goodman — e ad apparire regolarmente sulle più importanti riviste di moda: Vogue, Harper’s Bazaar, Women’s Wear Daily. Assecondavano infatti il gusto americano per gli effetti spettacolari di forme e colori giocati sulla duttilità del cristallo montato su invisibili strutture metalliche. Tipici i soggetti floreali soprattutto negli anni ’60, quando ormai anche gli stilisti italiani affidavano a Coppola & Toppo la realizzazione dei loro bijoux: da Capucci a Krizia, da Pucci a Lancetti, da Enzo Fontana a Valentino. Quest’ultimo, divenuto il committente più importante della casa, ne stimolò in modo particolare le ricerche creative, favorendo l’introduzione, fra i vari materiali usati, di annette di metallo e plastica. L’attività della maison cessa con la morte di Lyda Coppola. Di lei Maria Pezzi ha scritto su Donna: "Aveva un senso completo della moda e una misura estetica eccezionale. Il suo era un lavoro artigianale ormai perduto: prima di passare in laboratorio, i suoi bijoux, li studiava lei direttamente, calcolando il peso, la lavorazione, l’effetto pizzo, l’effetto cascata. È certo che la moda italiana, fondata all’inizio soprattutto sulla fantasia, l’azzardo, la personalità, ha trovato in Lyda una grande ambasciatrice".

Conti

"Stilista occulto", come lo ha definito Natalia Aspesi. Intelligente, ambizioso, colto, pazzo per la moda, è nato ad Amandola nelle Marche e da allora vive più vite, divergenti e parallele, con un costante pendolarismo tra Roma e Milano, tra la moda e lo studio, il teatro e il cinema, la religione. Ha raggiunto risultati molto alti come scenografo e costumista: un memorabile Falstaff del 1985 a Ginevra con la regia di Gigi Proietti. Da liceale, a Roma conosce Orson Welles e lo aiuta a preparare i costumi per il suo Don Chisciotte. Mentre studia architettura (s’è laureato nel ’76 con Bruno Zevi), collabora, per i costumi, con Lattuada e con Fellini. Poi, scopre l’alta moda nell’atelier Carosa della principessa Caracciolo. Dalle giovanili frequentazioni, Conti ha tratto conoscenze e stimoli che gli hanno poi permesso di evitare gli scogli della banalità nella navigazione nell’industria della moda che lo ha chiamato a collaborare — per collezioni di prêt-à-porter di diversi livelli, per la donna, per l’uomo — con il Gft, Trussardi, Valentino, Inghirami, Mario Valentino e Krizia. L’accettazione dei vincoli del mercato non è cosa semplice per la sua risentita sensibilità. Grazie a questo limite e alla disinvoltura culturale con cui cita fonti diversissime, da Jean Cocteau agli Amish, da Paul Bowles ai Chassidim, al neogotico, riesce a farsi riconoscere anche in situazioni di anonimato. E si trova a svolgere, a titolo gratuito, un ruolo critico di grande valore. 

Gervais

Ha studiato al Fashion Institute of Technology di New York e all’Esmod di Parigi. Inizia disegnando per alcuni marchi di Saks e Neimam Marcus e successivamente per Gucci. Valentino la nomina direttrice della linea Diffusione. Nel ’98, firma la sua prima collezione per la Maison Nina Ricci.
Dopo aver lasciato la direzione artistica di Nina Ricci nel 2001, nel 2004 passa al ruolo di direttore creativo di tutte le collezioni Salvatore Ferragamo al fine di ridefinire lo stile del brand. La stilista lascia però la casa di moda fiorentina dopo soli quattro mesi e dal 2007 si occupa del marchio Piazza Sempione.

Correani

Si devono a lui i bijoux più innovativi creati per il prêt-à-porter italiano e francese degli anni ’70 e ’80. Il suo esordio avvenne nel 1973, quando disegnò accessori per Albini. Dalla fine degli anni ’70 sino alla morte (1992), collaborò con Versace, Valentino, Lagerfeld, Fendi, Chanel, Lacroix e Chloé, proponendo un’idea rivoluzionaria dell’accessorio moda. Lavorò anche in ambito teatrale, contribuendo ai costumi per Salomé di Richard Strauss, messa in scena da Bob Wilson alla Scala nella stagione ’86-87. Oggi, l’azienda Correani si avvale della creatività di Robert Bruno.

Dessés

L’origine greca, la nascita e l’infanzia in Egitto influenzarono gli abiti da sera, ispirati alle vesti delle korai e a quelle delle regine egizie, di questo stilista, che, lasciati gli studi di diritto, realizza la sua passione di creare modelli, prima fornendo disegni alla maison Jane, poi diventandone, per 12 anni, il creatore. È nel 1937 che si mette in proprio e il suo atelier si fa apprezzare dalle donne più in vista dell’alta società e del cinema per i tailleur, i modelli da crociera e soprattutto per gli abiti da ballo, ricchi di drappeggi in stoffe senza peso, ma spesso tempestati di perle o ricoperti di ricami. Nel ’63, si ritira in Grecia dove apre una boutique: farà tuttavia in tempo ad assimilarne la lezione un giovanissimo Valentino, ai suoi inizi a Parigi per imparare il mestiere che lo renderà celebre.