Audibet

Esordisce nel ’71 come assistente di Ungaro per l’alta moda. Dal ’72 è lo stilista delle collezioni maschili di Cerruti e nel ’75 lo affianca per il lancio della prima collezione donna. Tra il ’77 e l’81 disegna le linee uomo di Christian Aujard e collabora con Basile e Laura Biagiotti. Usa soprattutto tessuti all’avanguardia. Disegna forme dinamiche. Lancia la sua griffe di prêt-à-porter femminile nell’84: resterà sul mercato fino all’estate ’88. Parallelamente crea per altri marchi. Nel ’91, per due stagioni, firma una linea di maglieria. Dal ’92 collabora con Hermès e Prada per le collezioni donna.

1999. Inizia a collaborare con Salvatore Ferragamo. Disegna la collezione donna della maison.

2001, ottobre. Abbandona la Ferragamo dopo quattro stagioni, gli succede lo stilista scozzese Graeme Black, reduce da sette anni di collaborazione con Armani.

Gervais

Ha studiato al Fashion Institute of Technology di New York e all’Esmod di Parigi. Inizia disegnando per alcuni marchi di Saks e Neimam Marcus e successivamente per Gucci. Valentino la nomina direttrice della linea Diffusione. Nel ’98, firma la sua prima collezione per la Maison Nina Ricci.
Dopo aver lasciato la direzione artistica di Nina Ricci nel 2001, nel 2004 passa al ruolo di direttore creativo di tutte le collezioni Salvatore Ferragamo al fine di ridefinire lo stile del brand. La stilista lascia però la casa di moda fiorentina dopo soli quattro mesi e dal 2007 si occupa del marchio Piazza Sempione.

Salvatore Ferragamo

Indice

  1. La storia di Salvatore Ferragamo.
    1. Dalle umili origini alla prima bottega.
    2. L’emigrazione.
    3. L’inserimento nel mondo del cinema.
    4. Il successo con le star di Hollywood.
    5. Il ritorno in Italia.
    6. L’acquisto dello storico Palazzo Spini Feroni.
    7. La morte e l’eredità.
  2. L’evoluzione dell’azienda.
    1. Anni Settanta: dalle scarpe al total look.
    2. Fine anni Novanta. Il Museo Ferragamo.
  3. Primi anni Duemila.
    1. Il 2001.
    2. Il 2002.
    3. Il 2003.
  4. Fine anni Duemila.

La storia di Salvatore Ferragamo.

Dalle umili origini alla prima bottega.

Undicesimo di 14 figli, Salvatore Ferragamo nasce a Bonito, un paese a cento chilometri da Napoli dove l’emigrazione in America era la strada obbligata. Già all’età di 9 anni, il piccolo Salvatore, lasciata la scuola in terza elementare, crea in una notte il suo primo paio di scarpe (con un cartone bianco) per la prima comunione di una sorellina.

Ha le idee chiare: da grande vuole fare il calzolaio. I genitori, nonostante la grande miseria, non sono contenti della scelta: quello del calzolaio resta sempre uno dei mestieri più umili del Meridione. Ma Salvatore, a 11 anni, lavora già nella bottega di Luigi Festa a Bonito e, a 13, è titolare del suo primo negozio dove comincia a creare scarpe da donna. Si tratta di una bottega negli spazi di casa fra la porta d’ingresso e la cucina, con una vetrina di fronte alla chiesa, e cinque lavoranti di cui il più adulto ha 18 anni.

L’emigrazione.

Nel 1914 il grande salto: la nave Stampalia, l’emigrazione, gli Stati Uniti. I fratelli sono all’Ovest: Girolamo è sarto, Secondino è falegname, Alfonso stira vestiti nella sartoria dell’American Films Company di Santa Barbara. Ma, a Boston, il cognato Joseph Covelli gli ha già trovato un posto alla Queen Quality Shoes Company: migliaia di scarpe al giorno, suole e tacchi in mezzo secondo, un minuto per il lavoro di cucitura.

Chiunque avrebbe ringraziato Dio per quell’approdo sicuro, non il giovanissimo Ferragamo che ha un’idea nobile del mestiere di calzolaio. Quelle macchine proprio non gli vanno. Ne escono scarpe “pesanti, goffe, tozze, con la punta a patata e il tacco di piombo”. Volta le spalle alla fabbrica, raggiunge i fratelli maggiori a Santa Barbara, li convince a mettere insieme gli esigui risparmi per investirli in un negozio di risolatura e riparazioni.

L’inserimento nel mondo del cinema.

Come racconta nell’autobiografia Il calzolaio dei sogni (Sansoni), che porta in copertina il suo ritratto dipinto da Piero Annigoni, Salvatore capì subito che quella favolosa California era la mecca tanto cercata, con un’industria cinematografica in grande crescita.

Il trovarobe dell’American Films Company si lamentava degli stivali per i western: se calzavano bene, non piaceva il modello; se lo stile funzionava, erano come morse ai piedi degli attori.

Ferragamo si propose, ne fece qualche paio. Il regista Cecil B. De Mille disse: “Il West sarebbe stato conquistato prima, se ci fossero stati questi stivali”. Fu la consacrazione. Arrivarono in negozio le prime star. L’antesignana fu Mary Pickford. Nacque per lei il primo Ferragamo originale in capretto marrone, “con due orecchie che si alzavano sul davanti”.

Il successo con le star di Hollywood.

D’improvviso, parve che le stelle del pionierismo cinematografico a Santa Barbara e del boom di Hollywood (Ferragamo aveva aperto un proprio negozio fra Hollywood Boulevard e Las Palmas Boulevard) si sentissero tali solo calzando i modelli del “ciabattino italiano”, il “ciabattino delle dive”. Era il 1923. A Hollywood, si decide il futuro di questo gigante del made in Italy.

Crea sandali lavanda pallida per Jean Harlow, tacchi a turacciolo per Gloria Swanson, pantofole di raso multicolore per Lilian Gish, mocassini per Douglas Fairbanks e Rodolfo Valentino. Usa i materiali più disparati, dai cristalli ai ricami, alle piume, alle pelli di canguro, di antilope, di leopardo marino, di pesce. Vince anche per la comodità dei suoi modelli. Ha studiato l’anatomia del piede e ha brevettato, per sostenere l’arco del piede, il sistema delle lamine d’acciaio da incorporare nella suola.

Il ritorno in Italia.

La fama cresce come l’ambizione: ecco il ritorno in Italia, a Firenze, a caccia di bravi artigiani. Ecco la prima bottega fiorentina con 60 operai (’27), poi la crisi del ’29 e il fallimento. Ma Ferragamo non si perde d’animo, risorge.

Maria José va all’altare con scarpe Ferragamo. Mussolini, che soffre di calli e duroni, calza i suoi stivali. Arriva la Maharani di Cooch Behar e ordina 100 modelli. Arrivano da New York, da Parigi, da Londra le signore che si vestono da Chanel, da Schiaparelli. L’autarchia, con la carenza di materiali, alimenta il suo talento, grazie al quale escogita nuove trovate.

Per i sandali da sera inventa la tomaia di carta trasparente. È ormai scadente l’acciaio per le lamine: allora crea la più straordinaria, mitica scarpa del secolo: quella ortopedica, quella a zeppa con il tacco di sughero, a riempire tutto lo spazio dell’arco del piede. Piace, dilaga, viene copiata e scopiazzata. Fa epoca e resta un simbolo immediato di quegli anni e di quel costume.

L’acquisto dello storico Palazzo Spini Feroni.

Nel ’38 acquista a rate il Palazzo Spini Feroni, in via Tornabuoni, che è ancora oggi la sede della società e, sempre nello stesso anno, la villa michelangiolesca Il Palagio a Fiesole.

Salvatore è pronto al grande passo: nel ’40 sposa una giovanissima del suo paese natale, Wanda Miletti, la figlia ventenne del medico condotto e sindaco. Sarà la madre dei suoi 6 figli: Fiamma (scomparsa nel ’98), Ferruccio, Giovanna, Fulvia, Leonardo e Massimo, tutti in azienda impegnati ai più alti livelli nell’azienda di famiglia.

La morte e l’eredità.

Nel 1960 Salvatore Ferragamo muore prematuramente. Lascia un’azienda che è il simbolo dell’Italia creativa e produttiva: 20 mila modelli e 350 brevetti.

Restano le sue scarpe, che hanno segnato epoche, tempi, mode. Scarpe che hanno stregato Greta Garbo e i Duchi di Windsor, Sophia Loren e Anna Magnani, Audrey Hepburn, Marilyn Monroe e schiere di nobili e capi di Stato. Scarpe come la punta francese, il tacco a zeppa, la punta da scena, il sandalo alla romana, il modello a conchiglia, quello invisibile di nylon, il tacco scolpito, sagomato come una prua di corazzata.

Salvatore Ferragamo lascia una firma che i suoi eredi portano avanti nella fedeltà al rigore del padre, ma anch’essi senza arroccarsi soltanto a difendere il già realizzato.

L’evoluzione dell’azienda.

Anni Settanta: dalle scarpe al total look.

Negli anni ’70, per merito dell’intraprendenza e preparazione di Wanda Ferragamo (che è la presidente dell’azienda), dalle sole scarpe si passa al total look, alle passerelle di moda, allo sviluppo delle linee uomo, profumi e occhiali che, via via, conquistano la ribalta del successo.

Fine anni Novanta. Il Museo Ferragamo.

  • Nel luglio del 1996, la casa fiorentina  si allarga e compie l’importante acquisizione del marchio Emanuel Ungaro.
  • Nell’anno 1998, il fatturato complessivo si attesta sugli 850 miliardi, gran parte realizzato nei 38 paesi, dall’Europa all’America, dall’Oriente all’Africa e all’Oceania. Il marchio Ferragamo è presente quindi in tutto il mondo con 40 negozi di proprietà e molti punti vendita esclusivi. Nell’azienda di famiglia, oltre ai figli, ormai lavorano anche i nipoti del fondatore.

Sull’onda della nascita del Museo Salvatore Ferragamo (con sede in palazzo Spini Feroni), l’azienda da qualche anno s’impegna sul fronte della cultura, delle mostre d’arte e non solo come mecenate o sponsor.

  • Nel 1999 lo stilista francese Marc Audibet a disegnare la collezione autunno-inverno 2000-2001.

Primi anni Duemila.

Il 2001.

Leonardo Ferragamo diventa presidente di Altagamma, associazione fondata nel 1992, che raggruppa 43 aziende italiane di prestigio. Apre un nuovo negozio in Corea, in una zona commerciale prestigiosa di Seoul. Lo store occupa un edificio di 4 piani, sul tetto un terrazzo-giardino. Fa parte del programma di espansione mondiale di Ferragamo che prevede entro il 2002 il restyling di alcuni punti vendita su basi architettoniche sofisticate, e nel 2003 le nuove aperture a New York, Tokyo e Londra.

Il 2002.

  • Giugno. Joint venture con Ermenegildo Zegna per il lancio del nuovo marchio ZeFer.
  • Ottobre. Wanda Ferragamo, presidente dell’azienda, è nominata “Imprenditrice dell’anno” dalla organizzazione “Committee of 200” che annualmente premia le imprenditrici e top manager di tutto il mondo. La cerimonia si svolge a New York. La motivazione: “Per essere riuscita a trasformare l’azienda di calzature in azienda internazionale del lusso, dove la famiglia mantiene il controllo totale del proprio fiorente business…”.

L’azienda Ferragamo è riconosciuta come la miglior marca dell’anno in Cina. L’Asia è il continente dove la griffe vende di più. Sul totale dei ricavi del 2001 consolidati in 641,1 milioni di euro, ben il 46 per cento è realizzato in Oriente.

  • Dicembre. Nel centro storico di Vienna, vicino al castello di Hofburg, apre un nuovo negozio. Continua così il piano di espansione mondiale di punti vendita Ferragamo. Nel corso del 2003 saranno aperti negozi a Parigi in Avenue Montaigne, a New York in Fifth Avenue, ad Amsterdam e nella Ginza Chou Dori di Tokyo, più altri (nuovi o rinnovati), fino a raggiungere il numero di 100. I progetti sono tutti dell’architetto Michael Gabellini. Incremento delle vendite in Giappone, dove Ferragamo realizza il 20 per cento del suo fatturato. Si inaugura un nuovo flagshop nel cuore di uno dei quartieri della moda di Tokyo.

Il 2003.

Si chiamano Maharani e si rifanno a un celebre sandalo-gioiello creato nel lontano 1938 per la Maharani indiana di Cooch Behar: sono i nuovissimi occhiali da sole Ferragamo.

La collezione per l’inverno 2003-2004, alla quale ha dato il suo apporto lo stilista Graeme Black, vengono sperimentate forme, volumi e accostamenti. Interpreta con equilibrio colori, citazioni che attingono dalla Russia di San Pietroburgo: suggestioni e richiami all’arte costruttivista e a certe nostalgie di opulenza e gusto decadenti reinterpretate con attualissimo gusto.

Tessuti e decori preziosi, broccati, intarsi di forte impatto visivo, accostamenti irriverenti come il giacchino di coccodrillo unito ai jeans. Da segnalare gli accessori: fumettistiche zeppe a fiori o ricoperte di madreperla (sarebbero piaciute anche al fondatore Salvatore Ferragamo) e le borse, incredibili sacche di rettile intarsiate di piccole monete d’argento.

Il marchio Ferragamo possiede più di 450 punti vendita disseminati in 55 paesi nel mondo. Il fiore all’occhiello è il mercato asiatico.

Fine anni Duemila.

Nel 2006 vengono aperti i nuovi negozi di via Condotti a Roma e di Francoforte. Nel novembre del 2006 il nuovo CEO di Ferragamo è Michele Norsa, la cui mente manageriale porta l’azienda ad espandersi sempre di più esplorando negli ultimi anni anche nuovi mercati come l’India, l’America Latina e la Thailandia.

Nel 2009 l’azienda rinnova la storica licenza con Luxottica per la produzione di montature da vista e occhiali da sole a marchio Salvatore Ferragamo.