Vivetta

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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IT Holding

Nell’aprile del 2000 il Gruppo molisano Ittierre Holding, guidato dal presidente Tonino Perna (1948) e dall’amministratore delegato Giancarlo Di Risio (1956), cambia la denominazione sociale in IT Holding S.p.A. Non è una semplice variazione del nome, ma un’efficace operazione di "strategy corporate name". Il Gruppo molisano, infatti, intende darsi un volto nuovo, alla luce delle molteplici operazioni di lancio di propri brand, di acquisizione di marchi e licenze che, effettuate negli ultimi anni, lo hanno trasformato in un protagonista assoluto del Made in Italy, in vero e proprio polo del lusso. "La modifica", dice Perna, "è opportuna al fine di conferire alla società una connotazione più coerente con l’attuale ruolo di Holding e del Gruppo, che opera non solo nel settore dell’abbigliamento ma anche in quello degli accessori e affini, con partecipazioni diversificate". Espliciti gli obiettivi di crescita dichiarati alla comunità finanziaria per il triennio 2000-2002: "Crescita media annua del 30 per cento delle vendite dei brand di proprietà e un fatturato-obiettivo per il 2002 di oltre 500 milioni di euro". Ittierre non scompare. Resta come società che, all’interno del Gruppo, si occupa delle linee giovani di Versace, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré e Roberto Cavalli, oltre a quelle relative ai marchi di proprietà Exté, Romeo Gigli, e Husky. Alla fine del 2000 il gruppo molisano mette a segno un altro grande colpo: Gianfranco Ferré, infatti, sceglie il Gruppo guidato da Tonino Perna come nuovo partner industriale e finanziario. Al termine dell’operazione, il Gruppo Perna ha il 90 per cento del capitale della Gianfranco Ferré mentre lo stilista conserva una quota del 10 per cento, nonché la carica di Presidente, con totale autonomia creativa. Gli obiettivi dichiarati da Ferré sono il potenziamento delle linee di abbigliamento e di accessori già esistenti, la nascita di altre e una linea di alta moda.

L’operazione crea un polo del lusso interamente italiano non soltanto in termini di controllo azionario, di stilismo e di produzione, ma soprattutto sotto il profilo culturale e dei valori di riferimento. Il 2000 si chiude con un fatturato pari a 838 miliardi di lire (rispetto ai 717 miliardi di lire del 1999), e un margine operativo lordo di 84,5 miliardi di lire. La storia del Gruppo, che ha sede a Pettoranello di Isernia nel Molise, comincia nel 1982, su iniziativa di Perna, come azienda concentrata sulle licenze e in grado di fornire un elevato servizio ai partner. Via via nel tempo, ha marchi propri come Exté, Gentry Portofino e le licenze produttive e distributive di marchi come Versus, Versace Jeans Couture, D&G, D&G Jeans, D&G Sport, Gianfranco Ferré Jeans e Sport. Diventa leader mondiale (65 per cento del mercato) nel segmento dell’abbigliamento giovanile griffato. Il ’99 può considerarsi anno di conquiste. Ittierre acquisisce il Gruppo Mac Malo, leader mondiale nel settore del cachemire: operazione del valore di 100 miliardi di lire. Si garantisce l’esclusiva ventennale dei marchi facenti capo a Romeo Gigli, mentre il Gruppo Tonino Perna, che controlla l’85 per cento di Diners Club Italia, assorbe la casa editrice Franco Maria Ricci, fiore all’occhiello nella strategia di sviluppo ed iniziative qualificate, complementari e sinergiche del gruppo. Entra anche nel business degli occhiali, acquisendo due aziende. Per 11,2 miliardi di lire rileva il 100 per cento di Allison S.p.A., che, contestualmente, compra, per 7,1 miliardi di lire, il 100 per cento di Optiproject Srl. Un accordo quinquennale e in esclusiva mondiale con Roberto Cavalli, per la realizzazione e lo sviluppo di una nuova linea di abbigliamento dedicata al fashion di nuova generazione, rafforza il polo delle licenze, business storico del Gruppo che, sempre nel ’99, fa suoi per 16 anni i diritti di licenza del marchio inglese Husky.

Dopo queste acquisizioni, la holding si dà un nuovo assetto: due Divisioni per gestire separatamente licenze e marchi. L’arcipelago di aziende è raccordato da un potente sistema informatico: un solo magazzino computerizzato, una sola società per azioni a capitale unico. Sono 1.000 i dipendenti diretti e 6000 quelli che lavorano in 80 unità produttive esterne. Il fatturato del ’98 è di 651,5 miliardi (+7,2 per cento sul ’97) con un export pari al 68,3 per cento. Innovanti, anche per merito delle strategie di ottimizzazione messe a punto da gruppi interdisciplinari del Politecnico di Milano, sono l’assetto approvvigionamento-distribuzione; i collegamenti produttori reparti di produzione e logistica; lo stivaggio di milioni di pezzi in magazzino; il sistema di spedizione di 80 mila capi al giorno. Ittierre ha la vocazione della ricerca: dalla sua fucina escono tessuti esclusivi supertecnologici, esaltati da Exté, l’etichetta di casa che mescola passato e futuro nel presente. Sono ormai cult-fashion i giacchini trasparenti con l’interno in piuma d’oca saldati elettronicamente, che si gonfiano per aumentarne il calore; i bluson in fibra di carbonio; la maglieria lavorata con la gomma, la plastica con il jersey; il kevlar, tessuto che si taglia con il laser usato nelle missioni spaziali, unito alla viscosa; la fibra di vetro, il neoprene delle tute da sub, il vinile. Tutto in un continuo trionfo delle contraddizioni, perché spesso questi materiali spalmati, lucidati, verniciati si sposano con i tessuti nobili, lino, cotone, lana, anche nella versione doc del cachemire. 

McWilliams

Laureata al Saint Martin College of Art and Design di Londra, la giovane stilista scozzese si distingue per l’accuratezza delle sue rifiniture e per l’approccio unico al taglio. Ha lavorato con Roberto Cavalli, Gianfranco Ferré e John Galliano e le sue creazioni vengono presentate durante la Settimana della Moda londinese.

Alom Gur

Dopo essersi distinto negli studi effettuati al celeberrimo Saint Martin’s College, il giovane designer residente a Londra ha collaborato con Donna Karan, per cui disegnava la linea di abiti da sera, Roberto Cavalli, Chloé e Nicole Fahri per poi giungere al lancio della collezione che porta il suo nome nel 2005: un mix sapiente di elementi desunti dalla tradizione orientale e occidentale per ridefinire il concetto di "bello" giocando con volumi dalle nuove proporzioni e abbinamenti cromatici innovativi.

Bellaish

Poco più che trentenne, è nato a Tel Aviv, dove ha frequentato l’Accademia di Tecnologia Tessile, con specializzazione nel design di moda. Emergente già emerso, per la forte personalità delle sue creazioni che nel ’96 conquistano il pubblico di Gorizia e gli fanno ottenere il premio Mittelmoda. Si accorge di lui anche Roberto Cavalli: lo affiancherà per quattro anni, imparando sottili trucchi per inventare abiti seducenti che, comunque, poi interpreterà a modo suo, prediligendo il nero alle fantasie sfrenate. Nel 2000, la svolta: collabora con Les Copains e si mette in proprio. La sua città d’origine lo consacra "primo stilista israeliano autore di una collezione personale". Ovviamente l’obiettivo è conquistare il pubblico di Milano Moda Donna: ci riesce con la sfilata per la primavera-estate 2001, quando presenta una sorta di donna-insetto, accarezzata da inquietanti e pericolose fantasie, scorpioni che si inseguono, spine e pungiglioni applicati, né mancano aculei di gomma che ondeggiano su impalpabili tessuti come fatti d’aria colorata, e maniche alate. Lo scorpione in ogni modo non è casuale. È considerato sacro nel suo paese. Abilissimo nel mescolare materiali differenti e improbabili: pelle, denim, silicone, seta e chiffon, un blob che vuole appunto sottolineare una femminilità giocata sui contrasti. Contemporaneamente hard e soft.