JIL SANDER

Stilista tedesca fondatrice dell’omonima casa di moda. Il suo stile è intelligente, estremamente minimalista e del tutto contemporaneo.

Indice

  1. Le origini: Jil Sander
  2. Lo stile di Jil Sander
  3. La prima boutique
  4. Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada
  5. Raf Simons
  6. Uniqlo J+
  7. Navy
  8. Situazione attuale

Le origini: Jil Sander

Jil Sander La stilista nel 1983
La stilista nel 1983

Stilista e imprenditrice tedesca, Jil Sander è nata nel 1943 a Wesselburen, vicino ad Amburgo. Jil è metodica e creativa, riservata e determinata, fragile ma energica. In pochi anni è riuscita a costruire un vero e proprio impero, quotato in borsa nell’89. Diplomata in ingegneria tessile in Germania, all’età di 19 anni approdò a Los Angeles, dove completò gli studi e fece la sua prima esperienza come giornalista nella redazione di McCalls. Tornata ad Amburgo, divenne fashion editor per Costanze e Petra, sino ad assumere responsabilità dirigenziali. Ha lavorato con diverse aziende come stilista freelance: tra le molte, Callaghan.

Lo stile di Jil Sander

Jil Sander Lo stile minimalista di Jil Sander
Lo stile minimalista di Jil Sander

Ritenuta la più importante rappresentante della moda tedesca e uno dei grandissimi nomi della moda internazionale, ha saputo imporre uno stile intellettuale, minimalista, decisamente contemporaneo. “Forte e puro”, sono gli aggettivi che più spesso usa per definire la sua moda e le sue scelte di vita. Considerata l'”Armani della Germania”, i suoi abiti si basano sull’uso di non-colori, linee epurate, materiali corposi, tagli “fatti col coltello” -come lei stessa li definisce- per una femminilità aliena da ogni frivolezza ma non priva di una sua seducente severità.

La prima boutique

Jil Sander 1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff
1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff

Nel ’68 aprì una boutique d’avanguardia ad Amburgo, la prima del genere, dove vendette molti capi disegnati e realizzati da lei stessa insieme ad abiti acquistati in Italia e a Parigi. Forte di questo background ricco di esperienze e di un progetto ambizioso in testa, aprì la Jil Sander Moden e presentò, nel ’73, in Germania, la sua prima vera collezione, tutta declinata sui toni del kaki. Inizio difficile per una stilista che intendeva creare abiti moderni e di grandissima qualità, troppo raffinati perché fossero capiti e realizzati in patria, dove la parola prêt-à-porter di lusso, con tutte le sue implicazioni, era ancora sconosciuta. Quasi naturale che trovasse in Italia i tessuti, le aziende e gli interlocutori di cui aveva bisogno.

Nel ’75, a Parigi, presentò le sue collezioni per due stagioni successive. Troppo purista per il gusto francese: quelle sfilate, furono un insuccesso. Il che la spinse a scegliere le passerelle di Milano, città più severa, più vicina alla sua personalità.

Jil Sander Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims
Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims

Le prime presentazioni italiane furono quasi in sordina, riservate a pochi: ma la notarono, e la apprezzarono, i buyer più importanti che subito guerreggiarono per averne l’esclusiva. Piaceva la sua moda destinata a una donna intelligente, intraprendente, indipendente:

“Le donne alle quali penso, quando creo, hanno una forte coscienza di sé, una grande autoconsiderazione”, disse.

Il successo arrivò in fretta, premiando il rigore del design, la ricerca costante nei materiali, l’ossessione per la qualità. Nel ’79, lanciò Woman Pure, il suo primo profumo: prestò il suo volto alla pubblicità, diventando famosa in un attimo e creando, con il suo sguardo limpido e i suoi lineamenti chiari e minuti, un nuovo stereotipo della donna tedesca.

 

Jil Sander Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980
Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980

Gli anni che seguirono videro la sua affermazione internazionale e lo sviluppo delle sue attività che ormai comprendevano cosmetici, occhiali, pelle e moda maschile, presentata a Milano nel ’96. Ricevette numerosi riconoscimenti e premi per la sua moda e i suoi profumi. Appassionata d’arte contemporanea, è una collezionista raffinata e uno sponsor generoso di grandi mostre di importanti artisti tedeschi, come Georg Baselitz o Joseph Beuys.

Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada

Dall’autunno del ’99 il marchio Jil Sander fa parte del Gruppo Prada. Nel 2001 il marchio stabilì vendite record, con un aumento dei profitti del 17%. Nel 2002 il brand perse ben 26 milioni di euro ( da considerarsi i costi per i negozi di Londra e di New York). Salirono a 20 i negozi monomarca nel mondo.

A maggio 2003 il Gruppo Prada ritenne necessario, per risollevare le sorti della società, richiamare Jil Sander a capo del team creativo. Bertelli “si avvicinò alla signora Sander e iniziò a negoziare una tregua”. La Sander venne assunta sotto un contratto di consulenza di sei anni con una partecipazione nella società. Jil Sander tornò così nella società da lei fondata e contrallata dal Gruppo Prada dal 1999.

Raf Simons

Jil Sander Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007
Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007

Tuttavia, nel luglio 2005, il direttore creativo belga, lo stilista Raf Simons, spodestò Jil Sander dopo l’ennesima scissione con il gruppo Prada. Simons arrivò al brand per dargli un tocco internazionale e particolare, molto meno rigido, tra nuovi motivi e colori, forme e dettagli.

Nel 2006 Prada dichiara di aver venduto azioni a Change Capital, società di private equity fondata da Luc Vandevelde, focalizzata sulle attività legate ai consumatori. Due anni dopo, a settembre 2008, Change Capital vendette Jil sander alla Onward Holding Co., Ltd, gruppo di abbigliamento quotato a Tokyo e alla sussidiaria europea, la GIBO’Co. S.p.A, per un valore di 167 milioni di euro.

Uniqlo J+

Jil Sander Uniqlo J+ autunno/inverno 2011
Uniqlo J+ autunno/inverno 2011

Nel 2009 la Sander annunciò il suo grande ritorno come stilista: nel mirino Uniqlo, brand che si definisce “produttore di buon abbigliamento casual che chiunque può indossare”. La stilista firma una collezione uomo/donna chiamata J+, lanciata anche in Asia (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e cina), presente nei negozi di Londra dal 7 gennaio 2010. Raggiunse l’unico store americano Uniqlo (a New York) il 14 gennaio 2010.

Navy

Jil Sander Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015
Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015

Nel 2010 la Sander decise di espandere il brand e di lanciare una nuova linea, la Jil Sander Navy, diretta ai clienti più giovani, sempre secondo l’estetica del marchio Jil Sander e secondo la filosofia di design di lusso puro, essenziale e innovativo. Questa estensione del marchio aggiunse uno sofisticato stile casual e dinamico alla casa di moda. Molta attenzione venne rivolta verso cotoni innovativi di qualità, tessuti tecnici, maglie e maglieria.

Jil Sander Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012
Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012

Dopo che Raf Simons ebbe presentato la collezione autunno 2012, decise di abbandonare la società, che diede il benvenuto, nella sede Milanese, a Rodolfo Paglialunga. Egli porto all’azienda la precisione nei dettagli, tanto tipica dello stile italiano. Un anno dopo, ad ottobre 2013, la 69enne Jil Sander lasciò il suo brand per la terza volta: presentò la sua ultima collezione primavera/estate 2014 durante la settimana della moda milanese.

La collezione prêt-à-porter primavera/estate 2015, disegnata da Rodolfo Paglialunga, venne definita da Tim Blanks (Vogue) una “coalescenza di generi. C’era tutto in forma in tutto. Clunky (ingombrante) era probabilmente la parola migliore per le culotte a cavallo basso con tasche fuori portata. Lo stesso per il grembiule/gonna avvolto su qualunque cosa ci fosse sotto, il che significava che c’era uno strano sovrapporsi di elementi e quello che era sotto aveva una cintura elasticizzata in vita.”.

Situazione attuale

Jil Sander Resort, 2018
Resort, 2018

Dopo quasi quattro anni, Pagilalunga decise di ritirarsi dalla carica di direttore creativo (marzo 2017). Ad aprile 2017, Lucie e Luke Meier, marito e moglie che hanno disegnato per tantissime case di moda, da Dior Haute Couture a Supreme, vengono nominati direttori creativi del brand. La loro prima collezione è Resort 2018, solido e importante inizio per il duo: piena della loro estetica, elegante e pura, adatta alla vita frenetica di città.

“Hanno una visione moderna, coesa e in contatto con ciò che è rilevante ora, e lo combinano magnificamente con una sottile sensibilità. Mi aspetto la creazione di collezioni molto intelligenti e di un mondo da cui ispirarsi”, ha detto la CEO di Jil Sander, Alessandra Bettari.

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

RAF SIMONS

Raf Simons (1968), stilista belga. Dopo aver lanciato la sua linea nel 2005, è diventato direttore creativo in Jil Sander, Dior e Calvin Klein.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Mostre.
  3. Direttore creativo di Jil Sander e Dior.
  4. Direttore creativo di Calvin Klein.
  5. Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Le origini.

Raf Simons (1968). Stilista belga. Cresce al confine tra Olanda e Belgio e studia disegno industriale nella città di Gens. Inizia con designer di mobili nel 1991, per lo studio di Walter Van Beirendorck a Antwerp. Qui Walter gli insegna l’abc del mestiere.

L’incontro con Linda Loppa, direttrice della Royal Académie des Art, cambia la sua vita. Insieme al padre di Linda, sarto molto conosciuto in Belgio, realizza la sua prima collezione firmata. Nel 1995 lancia il suo marchio ed inizia a scrivere la storia della moda.

Mostre.

Nel gennaio 2003, insieme a Francesco Bonomi, è curatore della mostra Il Quarto Sesso, riguardo gli eccessi giovanili. La mostra viene presentata come parte del programma della Fondazione Pitti Discovery. Poi, nel 2005, Raf Simons celebra 10 anni nella moda con una sfilata evento, l’installazione video Repeat e la monografia Raf Simons Redux alla 68esima edizione di Pitti Uomo.

Direttore creativo di Jil Sander e Dior.

Nel 2005 lo stilista presenta la sua seconda linea, Raf by Raf Simons. Con questa collezione, lo stilista ritorna ai tratti distintivi del suo stile in una chiave nuova e moderna: una sorta di linea basica e a prezzi più bassi di quella principale. Dopo, a luglio, viene scelto come direttore creativo di Jil Sander. Lo stilista è subentrato a Jil Sander dopo l’ennesima divergenza della stilista con Prada, proprietaria del marchio. Simons rimane nell’azienda fino al 2012, anno in cui presenta la sua ultima collezione che ha lasciato gli spettatori – e lui stesso – molto commossi. Diventa quindi direttore creativo di Dior.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Ultima sfilata per Jil Sander.
Ultima sfilata per Jil Sander.

Il debutto dello stilista in Dior è un momento davvero speciale, che ha incantato tutti con un’aura di bellezza che poteva scaturire solo dall’incontro tra Raf Simons e Dior. Nel bellissimo film Dior and Ic’è un momento in cui lo stilista piange sulla terrazza con Pieter Mulier, la sua mano destra, quando si rende conto che sta per presentare la sua prima sfilata Dior Haute Couture. L’intero film è una festa di amore, dedizione, umiltà e rispetto per le ‘petits mains‘ della maison parigina.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Dior Haute Couture.
La prima sfilata per Dior Haute Couture.

Lo stile di Raf Simons, in particolare per la sua personale linea Uomo, ma anche per Jil Sander Dior, ha qualcosa di magico. Mentre ogni marchio ha sempre avuto identità, valori e personalità caratterizzanti, Simons è in continua metamorfosi: da una giovinezza ribelle, ad un minimalismo affilato, per arrivare al romantico perfezionismo in Dior.

Direttore creativo di Calvin Klein.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. La prima sfilata per Calvin Klein.
La prima sfilata per Calvin Klein.

Nell’estate 2016 Raf Simons annuncia ufficialmente le sue dimissioni in Dior, e diventa direttore creativo di Calvin Klein. Steve Shiffman, CEO di Calvin Klein, ha dichiarato:

“L’arrivo di Raf Simons come direttore creativo rappresenta un nuovo capitolo per Calvin Klein. Dopo Mr Klein in persona, l’azienda non è mai stata guidata da un unico visionario creativo e io sono sicuro che questa decisione farà crescere il marchio Calvin Klein e avrà un impatto sul suo futuro. Sotto la sua direzione, Calvin Klein consoliderà ulteriormente la sua posizione come uno dei marchi lifestyle più importanti a livello mondiale”.

Simons eletto stilista dell’anno dal CFDA.

Dizionario della Moda Mame: Raf Simons. Il premio di stilista dell’anno dal CFDA.
Il riconoscimento di stilista dell’anno dal CFDA.

A giugno 2017 Raf Simons viene eletto stilista dell’anno dal CFDA (Council of Fashion Designers of America). È il secondo stilista, nella storia della moda americana, ad aver ricevuto questo titolo per entrambe le categorie (Uomo e Donna). Simons è secondo solo a Calvin Klein, che ha ottenuto il doppio riconoscimento nel 1993. I due hanno ricevuto il premio quasi alla stessa età: Calvin Klein a 51 anni, Raf Simons a 49. Questa vittoria è un po’ il benvenuto da parte dell’élite della moda americana, ma tutto il mondo è ansioso di osservare la visione di Simons per Calvin Klein.

CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile CK
  3. Kelly Rector
  4. Intimo CK
  5. Difficoltà del Brand
  6. PVH rileva CK
  7. Sviluppo del Brand
    1. Le nuove linee
    2. Inaugurazioni e produttività
    3. Kevin Carrigan
  8. Situazione attuale

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire. Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

One of the first effects of the sales is the creation of a partnership with the company Vestimenta from Trento, Italy. The company has been responsible for the distribution of the women and men’s prêt-à-porter lines, which were the first not produced inside the company. Also, Vestimenta already manufactures Emmanuel Ungaro’s women’s prêt-à-porter and Trussardi’s men’s prêt-à-porter, and has a joint venture with Giorgio Armani. 

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 fu firmato un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, fu lanciata una nuova linea di costumi per giovani donne, chiamata Choice Calvin Klein. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. elesse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan fu nominato Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, vennero lanciati altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015, annunciata a livello mondiale attraverso i social media del marchio, diffusa in più di 20 paesi tramite stampa, media digitali, e cartelloni pubblicitari.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria è affidata ancora alla celebre fotografia di Kate Moss, scattata da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed