Prada

Dal negozio in Galleria di Mario Prada all’attuale Gruppo mondiale nel settore del lusso made in Italy di Miuccia. Leggi storia e aneddoti del marchio Prada

Indice

  1. La storia dalle origini agli anni 2000.
    1. Le origini.
    2. Miuccia: la nipote ribelle e geniale.
    3. Gli anni 80: Pocono e il successo americano.
    4. Gli anni 90: la Fondazione e le grandi acquisizioni.
  2. Dal 2000 al 2005.
    1. Il 2000.
    2. Il 2001.
    3. Il 2002.
    4. Il 2003.
    5. Il 2004.
    6. Il 2005.
  3. Dal 2005 al 2010.
    1. I cortometraggi.
    2. Il legame con l’arte contemporanea.
    3. L’America’s Cup.
    4. Fondazione Prada.
  4. Dal 2011 in poi.

Dalle origini agli anni 2000.

Le origini.

Dizionario Moda Mame. Prada. Le origini: Bauli vintage anni venti creati per le riprese del film The Grand Budapest Hotel
Prada. Le origini: Bauli vintage anni venti creati per le riprese del film “The Grand Budapest Hotel”

Le origini del marchio Prada partono dal lontano 1913 quando il signor Mario Prada, artigiano milanese del lusso, apre un negozio in Galleria Vittorio Emanuele II di Milano.

Le sue borse e i suoi bauli, le scarpe e i preziosi accessori in pelle, cristallo e argento, sono ambizione di una raffinata clientela internazionale..

D’altronde Mario Prada le idee le aveva ben chiare, il suo obiettivo era di:

“Colmare la carenza di oggetti che partecipassero all’avventura dello stilismo ma con avvenuto distacco; che fossero di moda, e capaci di non passare di moda nel giro di una stagione”.

Miuccia: la nipote ribelle e geniale.

Dizionario Moda Mame: Prada. Ritratto di Miuccia Prada Bianchi
Ritratto di Miuccia Prada Bianchi

La nipote Miuccia Prada Bianchi è un ex jeune fille rangée della buona borghesia, sessantottina giudiziosa appassionata di teatro e mimo, iscritta alla scuola del Piccolo Teatro e all’Udi (Unione donne italiane) del Partito comunista.

Nel 1978 viene buttata o quasi alla guida dell’azienda di famiglia.

Insieme al socio e marito Patrizio Bertelli, in vent’anni, la trasforma in un Gruppo mondiale nel settore dei beni di lusso targato Made in Italy.

Diviene concorrente con marchi come Louis Vuitton, Chanel, Hermès, Gucci.

L’impresa diviene ad alto contenuto industriale, alla fine del ’98 Prada può contare su:

  • 8 stabilimenti con 1200 dipendenti diretti;
  • collaborazioni stabili con più di 300 fabbriche, tutte italiane;
  • 60 boutique di proprietà a disposizione;
  • 17 in franchising (nei paesi dove è obbligatorio un partner locale)
  • 118 negozi in grandi magazzini, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti,
  • un fatturato totale di 1.147.202 miliardi di lire.

Le tappe di quest’ascesa al vertice della moda internazionale sono segnate dalle felici intuizioni creative di Miuccia e dalle aggressive strategie d’impresa e comunicazione di Patrizio Bertelli.

Gli anni 80: Pocono e il successo americano.

Dizionario Moda Mame: Prada. Gli anni 80: borse in pocono
Gli anni 80: arrivano le borse in Pocono

Nei primi anni ’80, arrivano le borse e lo zainetto in Pocono, un nylon brevettato con effetto seta usato originariamente per i paracaduti militari, e il logo: un triangolo rovesciato in metallo ispirato alla chiusura dei bauli del nonno, che diventano subito oggetti di culto.

1983: la prima collezione di scarpe.

1989: il grande salto nell’abbigliamento femminile.

Non è ancora finito il decennio di più spettacolare edonismo e consumismo del secolo e già la giovane milanese laureata in Scienze politiche, estranea al mondo iniziatico degli stilisti, fa intravedere una nuova svolta.

Frettolosamente tacciata di “minimalismo“, la moda Prada è in realtà l’elaborazione concettuale e colta del disordine estetico della nostra epoca, ma senza alcuna astrazione.

Prada è Miuccia, ragazza borghese e schiva diventata un personaggio e il suo palcoscenico d’elezione è New York.

Lei che gira a gambe nude anche a 10 gradi sotto zero o porta i calzini di lana con i sandali, lei che posa una seconda lunga gonna di chiffon sopra il ruvido tweed, lei che inventa le giacche a vento da sera.

Soltanto dopo essere diventati un “caso” negli Stati Uniti e sulla stampa anglosassone, i Prada-Bertelli riportano le collezioni sulle passerelle milanesi: e quei giornalisti italiani che, prima della trasferta americana, lasciavano vuote intere file delle sfilate in via Melzi d’Eril, vengono lasciati fuori dalla porta della nuova sede di via Spartaco.

Scoppia uno scandalo a mezzo stampa, volano accuse di censura; ma a pace fatta il nome Prada diventa popolare ben oltre il mondo della moda e il momento delle sfilate.

Anche perché la coppia, assecondando la comune passione per l’arte contemporanea, si trasforma da collezionista a mecenate e produttrice d’eventi.

Gli anni 90: la Fondazione e le grandi acquisizioni.

Dizionario Moda Mame: Prada. 1995 nasce la Fondazione Prada
1995 nasce la Fondazione Prada
  • 1993: le prime mostre. Eliseo Mattiacci e Nino Franchina
  • 1995: nasce la Fondazione Prada, uno spazio d’arte milanese che ospita artisti del calibro di Anish Kapoor, Michael Heizer, Louise Bourgeois, Dan Flavin, Laurie Anderson, Sam Taylor Wood, Mariko Mori.
  • 1997: Patrizio Bertelli, esperto velista, decide di sponsorizzare e prendere parte all’America’s Cup del 2000 in Nuova Zelanda.

La scelta serve da supporto alla nuova linea Prada Sport, laboratorio di ricerca di nuovi materiali, forme, comportamenti.

Le influenze si riflettono anche sulle altre linee Prada:  la Donna e l’Uomo, nato nel ’94, e sul marchio giovane Miu Miu inaugurato nel ’93.

  • Giugno 1998: nuovo colpo di scena. Prada diventa l’azionista di riferimento di Gucci, con il 9,5 per cento del capitale.

“Senza intenzione ostile”

Assicura Bertelli al management del Gruppo fiorentino, pensando a una fusione e alla nascita di un polo del lusso italiano.

  • Nel gennaio ’99 tuttavia, di fronte alla scalata, con il 34,4 per cento di Gucci da parte del francese Lvmh (Louis Vuitton MoÍt Hennessy), Prada cede la sua quota a Bernard Arnault.

In sei mesi ha realizzato un plusvalore di circa 300 miliardi di lire da investire nello sviluppo sempre più internazionale del marchio.

Pochi mesi dopo infatti avvengono:

  • l’acquisto della maggioranza di Helmut Lang;
  • la partecipazione in De Rigo (occhiali)
  • una quota di minoranza di Church’s, le scarpe inglesi;
  • poi il colpo grosso, l’acquisto della Jil Sander (il 75 per cento delle azioni ordinarie e il 15 di quelle quotate in Borsa);
  • infine la vincente offerta pubblica d’acquisto della maggioranza Church’s e l’alleanza con Bernard Arnault e la sua Lunch per il possesso della griffe Fendi. E’ la fine di agosto del 1999.

Dal 2000 al 2005.

2000.

  • Luglio. Costituita una joint venture paritetica con Lvmh, denominata Lvp Holding Bv, per l’acquisizione del 51 per cento delle azioni ordinarie di Fendi.
  • Ottobre. Acquisizione del 100 per cento delle azioni di Azzedine Alaia. Debuttano le collezioni Prada Eyewear e Prada Beauty. Il fatturato consolidato è in crescita del 56,6 per cento rispetto al ’99. Il margine lordo è aumentato del 49,8 per cento. In diminuzione l’utile netto, 184 miliardi di lire (meno 42,7 per cento). Il dato ’99 è però influenzato dalla plusvalenza per la vendita delle azioni Gucci alla Lvmh, al netto della quale i profitti sarebbero stati di 134 miliardi.
Dizionario Moda Mame: Prada. 2000 debutta Prada Eyewear
2000 debutta Prada Eyewear

Resta alto l’indebitamento, che, tuttavia, non è determinato da una errata gestione finanziaria, bensì dalle molteplici acquisizioni realizzate nel ’99 e nel 2000: Church’s, Helmut Lang, Jil Sander, Fendi (in joint venture con Lvmh) e Azzedine Alaia. Significativo il rapporto tra indebitamento netto e patrimonio netto di gruppo, migliorato nel 2000, grazie all’aumento di capitale di Prada Holding per 260 milioni di euro.

Il bilancio della maison Jil Sander, che rappresenta il 10 per cento del fatturato complessivo, ha evidenziato un fatturato di 134,8 milioni di euro. I mercati in cui maggiore è la presenza competitiva sono quello tedesco e americano; in Italia, la griffe è presente a Milano con uno show room in Piazza Castello.

2001.

  • Febbraio. Acquisizione del 70 per cento di Santacroce.
  • Aprile. Acquisizione del 51 per cento della società Car Shoe, marchio ideato e brevettato nel 1962 dall’artigiano lombardo Gianni Mostile, produttore di scarpe per appassionati di automobilismo. Il valore dell’operazione non è stato reso noto.
  • Luglio. Acquisizione del 70 per cento di Genny, azienda marchigiana capitanata da Donatella Girombelli. Rumors additano il prezzo di cessione tra i 100 e i 120 miliardi di lire, cifra a cui bisogna sottrarre l’alto indebitamento.
  • Novembre. Accordo con Lvmh per la vendita del 50 per cento della partecipazione del Gruppo Prada in Lvp Holding Bv (che deteneva le azioni di Fendi possedute da Lvmh e Prada), per un valore (stimato) di 295 milioni di euro (da pagare in cinque rate), cifra superiore ai 275 milioni sborsati nel ’99 per l’acquisto. Prada e Lvmh avevano acquistato il 51 per cento di Fendi nell’ottobre del 1999, pagando 425 milioni di dollari. La cifra serve ad abbassare l’indebitamento del Gruppo italiano.
  • Dicembre. Debutta a New York il primo negozio epicentro, progettato da Rem Koolhaas, Studio Oma.
Dizionario Moda Mame: Prada. 2001, apre Prada Epicenter a New York
2001, apre Prada Epicenter a New York

La tanto attesa quotazione alla Borsa di Milano è rimandata a causa del momento sfavorevole. Le molteplici acquisizioni effettuate negli ultimi anni hanno appesantito la situazione debitoria del Gruppo, che, per affrontarla, sta pensando di emettere un bond (obbligazione). Ammonta a 700 milioni di euro il bond a favore di Prada. La domanda da parte degli investitori è stata cinque volte superiore rispetto alla disponibilità. I 700 milioni verranno così utilizzati: 300 per l’aumento di capitale e 400 per rimborsare i debiti.

2002.

  • Marzo. Debutta a Mosca, nel centrale Tretyakov Passage, il primo monomarca in Russia. Partner del Gruppo è la Mercury Distribution.
  • Giugno. Costituita con il Gruppo Puig, una joint venture paritetica per la creazione e distribuzione di profumi e cosmetici contraddistinti dal marchio Prada. Con l’acquisto del restante 25 per cento di Jil Sander, Prada ha il controllo totale della griffe tedesca.
  • Agosto. Rilevato il restante 24,29 per cento della Genny Spa. I marchi Genny e Byblos, cui si è aggiunto Ozium, sono presenti nel prêt-à-porter di fascia alta e in altre linee di prodotto tra cui pelletteria, occhiali e profumi attraverso contratti di licenza.
  • Settembre. Fabio Zambernardi è il design director dei marchi Prada e Miu Miu per le linee abbigliamento, calzature e accessori. Lancio dell’orologio sportivo GTS Chrono-Automatic IWC for Prada, in edizione limitata.
Dizionario Moda Mame: Prada. Lancio dell'orologio GTS Chrono-Automatic IWC in edizione limitata
Lancio dell’orologio GTS Chrono-Automatic IWC in edizione limitata

I punti vendita diretti di Prada e Miu Miu sono complessivamente 160. I ricavi del Gruppo si sono attestati a 1,57 miliardi di euro. Il volume d’affari ha mantenuto una distribuzione geografica equilibrata: 26 per cento Italia, 25 resto d’Europa, 23 Nord America e 26 Giappone e area Asia-Pacifico. I marchi storici Prada e Miu Miu hanno contribuito all’83 per cento dei ricavi complessivi. L’utile netto consolidato è pari a 27 milioni di euro.

2003.

  • Gennaio. Debutta la boutique Miu Miu a Tokyo, nel quartiere di Shibuya.
Dizionario Moda Mame: Prada. 2003, apre la boutique Miu Miu a Tokyo
2003, apre la boutique Miu Miu a Tokyo

 

  • Marzo. Perfezionato un accordo per la distribuzione degli occhiali Prada negli Usa, Canada e Porto Rico, con l’azienda Avante-Garde Optics (Gruppo Luxottica). Bertelli comunica i piani del Gruppo per l’anno. Gli investimenti scenderanno da 130 milioni di euro del 2002 a 100 milioni e saranno convogliati soprattutto nel rilancio dei marchi più giovani.

Debutta un nuovo flagship store a Tokyo, nel quartiere di Ginza, il terzo nella Terra del Sol Levante. Per l’occasione, Prada ha prodotto una linea di borse in edizione limitata (2000 esemplari), rivolta esclusivamente al mercato giapponese.

  • Giugno. Perfezionato un accordo fra Prada Holding e la Aedes, che darà vita alla Real Estate International, la quale acquisisce il patrimonio immobiliare del gruppo Prada per un valore stimato di circa 100 milioni di euro. La joint venture (80 per cento Aedes e 20 Prada) ha come obiettivo la valorizzazione del patrimonio in case, uffici, negozi e aree.

Debutta a Tokyo il nuovo Epicentro Prada, progettato dagli architetti Herzog & de Meuron.

Dizionario Moda Mame: Prada. 2003, debutto dell'Epicentro di Tokyo
2003, debutto dell’Epicentro Prada a Tokyo
  • Luglio. Perfezionato un accordo decennale di licenza con Luxottica Group, leader mondiale nel settore ottico, per la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e da vista con i marchi Prada e Miu Miu. L’accordo contempla l’acquisizione da parte di Luxottica delle società di produzione e distribuzione di occhiali detenute al 100 per cento dal Gruppo Prada, per un controvalore complessivo di 26,5 milioni di euro.

2004.

Apre i battenti il flagship store di Hong Kong e il Prada Epicenter di Los Angeles, mentre Miuccia Prada riceve a New York l’International Award dal Cfda.

Dizionario Moda Mame: Prada. 2004, debuitta l'Epicentro di Los Angeles
2004, debutto dell’Epicentro Prada a Los Angeles

Nello stesso anno, il brand amplia le proprie attività attraverso la sponsorizzazione di Luna Rossa, barca a vela partecipante all’America’s Cup (e la conseguente introduzione, l’anno successivo, di una linea di abbigliamento tecnico ad hoc), e il lancio della prima fragranza femminile.

Nel frattempo viene perfezionata l’acquisizione di Helmut Lang: il quartier generale del brand a New York viene smantellato e trasferito a Milano, mentre si opta per la sospensione della linea di abbigliamento Genny, acquisita tre anni prima.

2005.

Simonetta Ciampi viene nominata designer director per le borse e gli accessori. Nel periodo successivo il gruppo Prada si alleggerisce, con la cessione di Helmut Lang, Jil Sander (2006) e di Azzedine Alaïa, che torna al 100% nelle mani dello stilista franco-tunisino, mentre tra gli investitori entra BancaIntesa, che partecipa con un 5% del capitale. La strategia di razionalizzazione porta, nello stesso periodo, all’incorporazione del calzaturificio Lamos, e al congelamento della linea Miu Miu uomo, ufficializzato a inizio 2008 in concomitanza con l’annuncio dell’avvio dell’iter per la quotazione in borsa.

Dal 2005 al 2010.

I cortometraggi.

Il processo di ottimizzazione degli asset dà i suoi frutti: Prada S.p.A. chiude il 2007 con utile record di 127 milioni di euro, in progresso del 65,8% rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo la comunicazione si focalizza sul legame di Prada con il mondo dell’arte contemporanea: a inizio 2008, durante la settimana della moda di New York, viene presentato Trembled Blossoms, un cortometraggio frutto dell’interazione tra Miuccia Prada e il regista James Lima, che trasferisce i prodotti del marchio in una dimensione onirica fatta di animazioni 3D e grafica d’avanguardia.

 

 

Il cortometraggio nasce da idee contraddittorie: l’intrecciarsi delle molteplici ispirazioni di Miuccia Prada, che spaziano dall’Art Nouveau ai quadri di Hieronymous Bosch, sono perfettamente restituite dai disegni surreali dell’artista James Jean. Il film è presentato all’Epicentro di New York nell’autunno del 2007 ed è seguito da un altro corto animato, intitolato Fallen Shadows e diretto da James Lima.

 

 

Il film, che si ispira alla collezione fotografata da Steven Maisel nella campagna con Linda Evangelista, presenta un’innovativa tecnica di sovrapposizione di immagini digitali e tradizionali: un fondale dipinto a mano da da background ad un’animazione di ultima generazione creata interamente al computer.

Prada e l’arte contemporanea.

Tra i progetti speciali di comunicazione, Waist Down è una mostra itinerante che raccoglie ed espone i modelli più originali e significativi delle gonne create da Prada dal 1988 ad oggi. La mostra, concepita da Prada e AMO, è un evento modulato di volta in volta in base allo spazio espositivo destinato ad accoglierlo (Tokyo nel 2004, Shanghai nel 2005, New York e Los Angeles nel 2006 e Seoul nel 2009).

Dizionario Moda Mame: Prada. La mostra itinerante "Waist Down"
La mostra itinerante “Waist Down”

In seguito, il progetto Prada Transformer unirà diverse discipline all’interno di un’unica costruzione, raccogliendo le varie sfaccettature di Prada, rispettandone allo stesso tempo l’autonomia e l’unicità. Si tratta di un’installazione ospitata per sei mesi accanto allo storico Gyeonghigung Palace nel centro di Seoul, capitale della Corea del Sud.

Ideato da Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e dall’architetto Rem Koolhaas, il tetraedro è stato concepito per ospitare quattro eventi dedicati all’arte, al cinema, alla moda e al mondo della cultura. Ogni evento ha una planimetria distinta: esagonale, rettangolare, cruciforme e circolare. Rispetto a un qualunque tipico spazio espositivo che si adatta a tutto, il Trasformer si rovescia letteralmente, adattando le proprie sembianze alle caratteristiche di ogni evento.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud
Il progetto Prada Transformer in Corea del Sud

In riconoscimento del valore culturale di questo progetto all’avanguardia , il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ha voluto includere il Prada Transformer nel suo viaggio di Stato in Corea. Si tratta dell’unico caso, nella storia della Repubblica, in cui un edificio privato viene inserito nel programma della visita ufficiale del Capo dello Stato.

Prada e l’America’s Cup.

Dizionario Moda Mame: Prada. Il catamarano "Luna Rossa"
Il catamarano “Luna Rossa”

Gli orizzonti del Gruppo Prada trascendono i confini della moda: arte, architettura, cinema, cultura, ma anche le grandi sfide come l’America’s Cup, sono parte integrante dei valori fondamentali del marchio. Appassionato e competente velista, nel 1997 Patrizio Bertelli lancia una sfida italiana all’America’s Cup, la più importante competizione velica internazionale. La barca ‘Luna Rossa‘ vince la Louis Vuitton Cup, le selezioni del Challenger per la Coppa America del 2000, aggiudicandosi così il diritto di sfidare il defender neozelandese, da cui poi sarà sconfitta in un’avvincente finale. Ma la ‘Luna Rossa’ rimarrà un fenomeno nazionale, un’icona che ha scritto una delle più importanti pagine della storia dello sport italiano: mai in precedenza un evento velico aveva riscosso tanto seguito in Italia.

Fondazione Prada.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada a Milano
La Fondazione Prada a Milano

Pochi mesi più tardi viene svelato il progetto, curato da Rem Koolhaas, della nuova Fondazione Prada di Milano: uno spazio di 17.500 metri quadri in un complesso industriale dei primi del ‘900. Nel campo dell’arte e della cultura, la Fondazione Prada è considerata un vero e proprio riferimento a livello mondiale. L’attenzione e l’interesse di Miuccia Prada e Maurizio Bertelli per il mondo dell’arte contemporanea portano alla decisione di aprire uno spazio in cui presentare esposizioni realizzate in rapporto di piena collaborazione con artisti italiani ed internazionali.

“Fondazione Prada è un’iniziativa che si propone di ricevere e ritrasmettere le più profonde provocazioni mentali dell’arte del nostro tempo”. Miuccia Prada.

Nel corso degli anni, la Fondazione Prada ha esplorato diversi soggetti d’indagine, aprendosi a tematiche inerenti a settori quali l’architettura, la filosofia, la scienza, il design e il cinema.

DAL 2011 IN POI.

A partire dal 2 giugno 2011, la Fondazione ha aperto un nuovo spazio espositivo a Ca’ Corner della Regina, prestigioso palazzo settecentesco affacciato sul Canal Grande a Venezia, dopo un importante intervento di restauro conservativo della struttura. Questo imponente edificio storico, che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha reso disponibile per un periodo di 6-12 anni, ha inaugurato con una mostra complessa e articolata che rispecchia l’attività multiforme della Fondazione Prada.

Dizionario Moda Mame: Prada. La Fondazione Prada in Ca' Corner della Regina a Venezia
La Fondazione Prada in Ca’ Corner della Regina a Venezia

Prada, vicina al suo primo centenario, è una holding societaria che impiega più di 7800 dipendenti e che distribuisce i suoi prodotti tramite un network di 353 negozi presenti in oltre 70 Paesi.
Dal 24 giugno 2011, il Gruppo Prada ha collocato il 19% delle proprie azioni presso la borsa di Hong Kong, registrando una valorizzazione iniziale dell’azienda a 9,2 miliardi di euro, con l’offerta coperta 3,5 volte rispetto alle azioni disponibili.

Genny

Al principio erano gonne e camicette, elementi base del guardaroba, che Arnaldo Girombelli produceva con il marchio Genny come complemento e arricchimento delle collezioni in vendita nella sua boutique di Ancona. Una produzione artigianale, sempre più apprezzata dalle clienti, tanto che nel ’76 l’imprenditore marchigiano chiama come coordinatrice dello stile la giovanissima Donatella Ronchi: diventerà sua moglie e dal 1980, alla sua morte, gli succederà alla guida dell’azienda. Antesignano del made in Italy e della sua formula vincente — un sapiente dosaggio di moda, industria e sintonia con i gusti del pubblico — Girombelli nel ’68 apre il primo stabilimento per una produzione di qualità sartoriale: un centinaio i dipendenti. Nel ’73 inizia la collaborazione di Gianni Versace, stilista emergente sbarcato prima a Firenze, poi a Milano, dalla natia Reggio Calabria: un sodalizio che durerà fino agli anni ’90 (oltre a Genny, Versace disegnerà ai suoi esordi la linea giovane Byblos e la collezione Complice, nata nel 1975). La complicità con gli stilisti e l’apertura a talenti diversi per origine e vocazione — da Claude Montana a Keith Varty e Alan Cleaver, da Dolce & Gabbana a Christian Lacroix, da Rebecca Moses a John Bartlett, da Richard Tyler a Josephus Thimister — è la carta vincente del gruppo di Ancona, che, diventato nell’87 una holding finanziaria, ha accentuato la sua vocazione internazionale. Dalla scomparsa del marito, Donatella Girombelli è l’anima del Gruppo: oltre alle strategie aziendali (è presidente della holding) determina le scelte stilistiche, soprattutto per le collezioni Genny, in sintonia con le trasformazioni della società e il mutamento del ruolo della donna. Dopo lo stile forte e iperfemminile degli anni ’80, dopo la moda più concettuale dei ’90, è il momento della ricerca dell’equilibrio tra lusso e semplicità. "Purista-modernista, classico e solare e molto italiano", così Donatella (che ora ha al suo fianco il figlio Leonardo) ama definire la Genny del 2000. 

2001, giugno. Accordo preliminare per l’acquisizione di Genny da parte di Prada, che si impegna a garantire l’attuale livello di occupazione. Donatella Girombelli, presidente di Genny dal 1980, ha così commentato la decisione: "È stata la scelta più giusta per il nostro Gruppo. La competizione mondiale nel settore del lusso richiede oggi dimensioni maggiori per competere ad alto livello. Il futuro dell’azienda sarà sicuramente migliore, grazie all’ingresso in un Gruppo importante e in forte crescita come Prada". Donatella Girombelli e suo figlio Leonardo manterranno incarichi nella nuova società.
2002, settembre. Debutto di Francisco Rosaf, nuovo stilista (ha 37 anni) di Genny. Rivitalizza la tradizione del pizzo, che è sempre stato importante nella storia del marchio e che ritorna come stampa sui tessuti insieme a fiori colorati.

Audibet

Esordisce nel ’71 come assistente di Ungaro per l’alta moda. Dal ’72 è lo stilista delle collezioni maschili di Cerruti e nel ’75 lo affianca per il lancio della prima collezione donna. Tra il ’77 e l’81 disegna le linee uomo di Christian Aujard e collabora con Basile e Laura Biagiotti. Usa soprattutto tessuti all’avanguardia. Disegna forme dinamiche. Lancia la sua griffe di prêt-à-porter femminile nell’84: resterà sul mercato fino all’estate ’88. Parallelamente crea per altri marchi. Nel ’91, per due stagioni, firma una linea di maglieria. Dal ’92 collabora con Hermès e Prada per le collezioni donna.

1999. Inizia a collaborare con Salvatore Ferragamo. Disegna la collezione donna della maison.

2001, ottobre. Abbandona la Ferragamo dopo quattro stagioni, gli succede lo stilista scozzese Graeme Black, reduce da sette anni di collaborazione con Armani.

Guariento

È nata a Milano. Le è stato assegnato nel 1999, l’Infil Award, il premio per giovani stilisti di maglieria intima, ideato e realizzato da Sponso per Infil, azienda italiana leader del settore: una borsa di studio di 5 milioni e la presentazione della collezione vincitrice al Salon International de la Lingerie di Parigi nel gennaio 2000. Si è diplomata all’Istituto Marangoni di Milano nel ’94 e ha cominciato una lunga gavetta. Dopo avere collaborato con due studi di consulenza stilistica, ha lavorato come figurinista nella sartoria artigiana di Angela Piatti Zardin, dal ’95 a tutto il ’97 alla Reality di Gigi Monti-Basile (stilista, grafica, scelta di tessuti, controllo dei campionari, casting per le campagne pubblicitarie) e, nel febbraio ’98, come free lance ("per posizionamento di ricami e applicazioni su capi d’abbigliamento", dice il suo curriculum) da Prada per la sfilata autunno-inverno donna.

Fendi

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni ’30, ma sarà la seconda generazione, rappresentata dalle cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, ad apportare nuove energie e nuove idee negli anni del boom. È il ’64 quando Fendi apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. L’anno successivo segna l’inizio della collaborazione con Lagerfeld, succeduto a Bert e a Cruz, e anche la nascita della griffe con la doppia F. Interpretando i suggerimenti delle cinque sorelle, Lagerfeld comincia il lungo e laborioso processo che porterà alla trasformazione del concetto stesso di pelliccia. Viene così reinterpretato, ridisegnato, plasmato, destrutturato e reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, elegante, prezioso, ingombrante e non sempre facile da indossare. La pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, reversibilità. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, inediti processi di concia e tintura, intarsi, intrecci, impunture, rasature, lavorazioni geometriche, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di "peli" dimenticati e trascurati in quanto considerati poveri. Anche la borsa, pur se preziosa, abbandona, nell’interpretazione Fendi, la sua immagine di status-symbol per diventare più funzionale. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nei ’70, viene inventata la granapaglia, una sorta di vitello graffiato da una speciale lavorazione. Nascono poi le linee Giano, Astrologia, Pasta e infine Selleria, completamente artigianale in esemplari numerati.

Nell’87, scende in campo la terza generazione a lanciare la linea Fendissime, pellicce ma anche sportswear e accessori, studiata per un mercato giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede diretta negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Dopo i profumi, nasce la linea Fendi uomo, mentre l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze, dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa: complessivamente una ventina, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria. Circa l’80 per cento della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita, con un fatturato nel ’99 di circa 600 miliardi, che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce di scena sia per il cinema sia per il teatro: fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati Gruppo di famiglia in un interno (’74) e L’Innocente di Visconti (’76), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (’80), La Traviata di Zeffirelli (’83), Interno Berlinese di Liliana Cavani (’85), la Carmen (’86), L’età dell’Innocenza di Scorsese (’93), Evita di Parker (1996). Nell’ottobre del ’99, dopo infinite voci di cessioni, la maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault. La gestione, la regia restano nelle mani della famiglia Fendi. Sul finire del ’99, Fendi è al centro di molti appetiti d’acquisto. 

La terza generazione significa Silvia Venturini Fendi che, affiancata dal talento di Karl Lagerfeld, è responsabile della collezione femminile, di stagione in stagione sempre più innovativa, sempre più alimentata dalla ricerca, soprattutto per quanto riguarda le pellicce, must della casa che appartiene alla scuderia Lvmh. Per l’inverno 2003-2004 va ricordato per esempio il persiano definito "sottovuoto", in un involucro di pvc a bolle, genere imballo, d’effetto ghiacciato e, contemporaneamente, luminoso (proposta "shining" allargata anche all’uomo). Oppure altre pellicce coloratissime, lavorate a intreccio come un canestro. Il taccuino delle invenzioni annota poi la volpe tagliata a strisce e riassemblata con piccoli elastici, giubbotti con ciuffi di pelo, visoni depilati dai dettagli verniciati ad olio. E, ancora, pelliccia "farcita", areata, scaldata; giacchini e cappotti gonfiati, lucidati: un lusso giocoso e trasformista che cammina dentro moon boots, entrati nella quotidianità metropolitana. Sempre un’attenzione particolare agli accessori: protagonisti dell’estate 2003 i sandali con il tacco illuminato da lucine intermittenti, come nell’albero di Natale, insieme al borsone ispirato all’antica Roma guarnita di rostri d’argento, battezzata "Biga bag". (Lucia Mari)
2000, luglio. Lvmh acquista in joint venture con Prada (Lvp Holding) il 51 per cento della società della famiglia Fendi.
2001, gennaio. Joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società Fendi Japan K:K: sarà sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.
2001, giugno. Nel quartiere londinese di Knightsbridge, si inaugura al 20-22 di Sloane street la nuova boutique Fendi: pavimento in ferro crudo, pannelli neri, tavoli marroni.  Prada cede a Lvmh la quota acquistata nel luglio 2000.
2001, dicembre. L’anno si chiude con una perdita di 20 milioni di euro.  
2002, gennaio. Le sorelle Fendi iniziano a cedere le varie quote a Lvmh.
2002, giugno. Fendi Uomo collezione primavera-estate 2003 sarà prodotto per 5 anni da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). 2003, maggio. Il 67 per cento di Lvmh aumenta, con una quota aggiuntiva del 17 per cento, sino all’84 per cento. Delle cinque sorelle Fendi, unica socia azionista di rilievo resta Carla Fendi.
2003, maggio. La mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute, uno fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi." (Gabriella Gregorietti)

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma. La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda, la più grande boutique Fendi nel mondo firmata da Peter Marino. Una storia fatta di primati mondiali quella della Maison Fendi, storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e l’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008 con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati. Ad oggi Fendi ha più di 160 boutique in 25 paesi nel mondo: numeri da capogiro che solo una grande casa di moda può registrare.