Adrover

Dal 1991 vive e lavora a New York. Nasce nel 1965 nel villaggio di Calonge nell’isola di Majorca da una famiglia di agricoltori. Appena dodicenne lascia la scuola per lavorare nell’azienda dei genitori. Prima di approdare negli Stati Uniti trascorre un periodo a Londra dove subisce le influenze del punk rock e del nuovo romanticismo. Pur essendo un autodidatta, la sua prima linea di abiti Dugg, lanciata nel ’95 attira l’attenzione del mondo della moda newyorchese per il carattere innovativo e l’uso del colore. Nello stesso anno in società con Douglas Hobbs inaugura nell’East Village di Manhattan il negozio Horn, destinato a diventare in breve tempo un punto di riferimento per artisti e stilisti d’avanguardia come Alexander McQueen, Bernadette Corporation e Bless. Lo stile "urbano" coniato da Adrover si rivolge al cittadino di New York interpretandone il carattere indipendente e spiritoso. Famosa è rimasta la sua decostruzione della giacca Burberry. Nella primavera del ’99, Adrover propone la sua visione della donna metropolitana nello show Midtown ricevendo i complimenti di Anna Wintor, direttrice di Vogue America, e di Cathy Horn giornalista del New York Times. Tre collezioni bastano a fargli vincere nel 2000 i premi CFDA Perry Ellis e Vogue Fashion come miglior designer d’avanguardia. 

Andrè

È nata a Bangui, nell’Africa Equatoriale Francese, da una famiglia di minatori. Da adolescente sognava di diventare fotografa di moda e si recò a Londra, in seguito, sbarcata a Parigi, iniziò a frequentare la Scuola di moda e nel 1970 succedette a Marc Bohan in qualità di assistente presso la Maison Dior. Nel 1981 incontrò Stevan Dohar, un architetto ungherese che con l’aiuto finanziario di alcuni amici decise di lanciare la Adeline André.

Nello stesso anno la stilista brevettò la stampa del suo primo "Three-sleeve-hole garment", un capo così innovativo da meritarsi un posto nei musei della moda di Parigi, New York e Lisbona. I suoi capi per uomo e per donna, in tessuti morbidi e dalle linee fluide oggi vengono prodotti esclusivamente per la sua clientela privata e presentati durante manifestazioni su invito presso gallerie o atelier a Parigi, Londra e New York.

Amadeus

Collezione uomo-donna di abbigliamento per il tempo libero, che rielabora in chiave contemporanea e di lusso elementi della tradizione austriaca. Nata nel 1987, la linea è prodotta dalla Schneiders, azienda austriaca nata nel 1946 con stabilimenti a Salisburgo e a Seitenstetten. Dal ’99 è operativa a New York una filiale americana.

Abboud

Stilista di origine libanese. Vive e lavora a New York. Pur avendo alle spalle un percorso insolito (studi di letteratura all’Università del Massachusetts e alla Sorbona), si è conquistato uno spazio considerevole alla ribalta dell’american style. Disegna anche per la donna e crea tessuti per l’alta moda. Abbina lo stile casual americano ai colori e tessuti del suo paese.

È soprattutto dai tappeti kilim, di cui è un collezionista, che ha sempre tratto ispirazione per le sue collezioni, anche quando ha disegnato per altre griffe, come Louis di Boston. Diventa un designer affermato collaborando con Lauren che decide di lasciare, nell’86, per mettersi in proprio. Il successo è immediato. In seguito s’impegna nella linea donna, nel guardaroba sportivo, negli accessori, nelle scarpe, profumi e mobili. Le sue collezioni maschili sono state presentate in Europa per la prima volta nel 1990.

2000, giugno. Il marchio passa di mano. Per una cifra pari a 65 milioni di dollari la Gft Net, il ramo manifatturiero della italiana Hdp, diventa unica proprietaria dei ranges e delle licenze Abboud.

2002, maggio. Positivi i risultati del brand nel primo trimestre dell’anno: a fronte di risultati contrastanti ottenuti dagli altri marchi Hdp, Abboud fa registrare un incremento del 3 per cento.

2002, settembre. Abboud rimane l’ultimo marchio di moda in possesso di Hdp, dopo il completamento della vendita di Valentino, Sahzà, Revedi e Facis. L’anno si chiude con ricavi da 80 milioni di euro e un risultato operativo di 10,5 milioni di euro.

Esce il libro Thread scritto dallo stilista, che è anche designer ufficiale per alcuni network televisivi, per NbcOlympics, Cbs’s March Madness e Nfl Today.

2009. Oggi la manifattura che produce i suoi capi è la più grande del Massachusetts e le etichette riportano orgogliosamente la dicitura Made in America. In seguito alla morte per cancro al seno della madre e della sorella, è diventato un attivo sostenitore di iniziative umanitarie di cura e sostegno alle persone affette da questo male. Per la sua attività (ben 2 milioni e 600 mila dollari raccolti) ha ricevuto il premio "Men of the Cure" dalla rivista GQ e dalla General Motors Corporation.

Alaïa

Minuscolo come lo spiritello della lampada di Aladino (il suo primo nome ne è quasi l’assonanza), Alaïa, approdato a Parigi nel 1957 come apprendista scultore dall’École des Beaux Arts di Tunisi, sua città natale, è diventato negli anni ’80 un grande della moda, con un segno inconfondibile, pur restando un infaticabile artigiano. Dalla passione per la scultura gli deriva il senso tridimensionale dell’abito, che tanto spesso esalta la schiena e il fondoschiena ("Sono il centro della seduzione femminile", ama dire). Lo studio della storia del costume e dei sarti del ‘900, da Madeleine Vionnet a Poiret a Balenciaga, gli trasmette i canoni dello stile più alto. Il lavoro quotidiano di taglio e cucito, le lunghe sedute di prova con le prime esigentissime clienti, da Simone Zehrfuss a Louise de Vilmorin, da Cécile de Rothschild ad Arletty, lo introducono alla perfezione e alla sicurezza del mestiere.

Nel ’65 Alaïa apre il suo primo atelier (due stanze in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche della Senna), che diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato: nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con gli abiti fascianti di maglia nera, le giacche modellate dalle cerniere lampo, le cinture e i guanti in cuoio borchiato o traforato. Nell’80, presenta la sua prima collezione. Nell’82, una sfilata nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale. Da rue de Bellechasse, nell’85 si trasferisce in un antico ostello del Marais ristrutturato dall’amica architetto e designer Andrée Putman, ma nel ’90 si innamora di un ex laboratorio industriale in rue de la Verrerie e lo trasforma in casa atelier con l’aiuto dell’artista americano Julian Schnabel. Lo stilista franco-tunisino è rimasto appartato dal sistema della moda, dal mercato finanziario e dallo show business, nonostante il crescente successo: il 14 luglio ’89, Jessye Norman canta la Marseillaise del Bicentenario con un suo abito bianco rosso blu; nel ’97, il museo olandese di Groningen, progettato da Alessandro Mendini, gli dedica una grande personale, con opere di Andy Warhol, Picasso, Schnabel, Basquiat, César accostate agli abiti. Dal ’93, ormai, ha rinunciato alle sfilate e alla presentazione delle collezioni secondo il calendario della Chambre Syndicale che detta legge a Parigi.

Nel 2000 firma un contratto di partnership con il Gruppo Prada, lo stesso anno in cui il Guggenheim di New York gli dedica una mostra monografica e nel 2002 ritorna sulle passerelle dell’Alta Moda francese. L’aver lavorato per Prada ha determinato un effetto rigenerativo per lo stilista che nel luglio del 2007 riacquista la propria maison e il proprio marchio, anche se la divisione calzature e accessori continuano ad essere prodotti dal gruppo.

Barney’s

Grande magazzino di prêt-à-porter a New York. Viene fondato da Barney Pressman che, per affittare il negozio e procurarsi le prime poche merci, impegna l’anello di fidanzamento della moglie. In pochi anni il grande magazzino newyorkese diventa leader del prêt-à-porter maschile, aprendo, nel 1968, le sue insegne alle creazioni europee. Nel ’76 viene inaugurato un reparto femminile che, nell’arco di un decennio, porta all’inaugurazione di una nuova sede. All’inizio degli anni ’90, una joint venture con la finanziaria giapponese Isetan consente di aprire filiali negli Stati Uniti e in Giappone.

Adri

Nome d’arte per Adrienne Steckling, nata negli Stati Uniti, ha studiato prima all’Università di Washington, per poi iscriversi, a New York, alla Parson’s School of Design. I primi passi professionali li fa nella ditta all’ingrosso di B.H. Wragge e poi alla Fogarty. È nel 1972, però, che comincia a produrre una linea di abiti e accessori in proprio, puntando sulla funzionalità. L’idea di fondo era quella di riuscire a combinare i vari capi tra di loro, secondo schemi molto rigidi.