Ralph Lauren

Ralph Lauren è un brand americano fondato nel 1967 dall’omonimo stilista. Leggi la storia del marchio che ha creato le mitiche Polo, dalle origini a oggi.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Lo stile.
  3. L’espansione del brand.
  4. Ralph Lauren nel cinema.
  5. Premi e donazioni.
  6. Situazione finanziaria.
  7. Gli anni recenti.
  8. Situazione attuale.

Le origini.

Ralph Lauren è uno stilista americano nato con il nome Ralph Lipschitz nel Bronx, New York. Impara il mestiere da autodidatta, lavorando tra il 1956 e il 1966 come commesso, compratore e rappresentante in vari grandi magazzini di New York. Tra essi: Alexanders stores, Allied stores, Bloomingdale’s, Brooks Brothers e la Rivetz di Boston. Nel frattempo, segue corsi serali di business management al City College di New York.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. Lo stilista nel suo ufficio, 1978.
Lo stilista a lavoro nel suo ufficio, 1978.

Nel 1967 disegna per la ditta Beau Brummel una collezione di cravatte fatte a mano firmata Polo. Il loro enorme successo porta, un anno dopo, alla fondazione del marchio indipendente Polo by Ralph Lauren. Il brand esordisce con una collezione di abbigliamento maschile sartoriale.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La prima collezione di cravatte.
La prima collezione di cravatte.

Lo stile.

Fin dall’inizio, il suo stile interpreta il passato con romanticismo. Mescola le tradizioni dell’aristocrazia inglese, e soprattutto la figura dell’impeccabile duca di Windsor, con le star della vecchia Hollywood, come Cary Grant e Fred Astaire.

Ralph Lauren inizia a disegnare pensando allo sport, ai safari africani, alle vacanze nel New England.

“Il mio obiettivo nella moda è quello di raggiungere il sogno dei sogni: la realtà più bella che si possa immaginare”.

Crea così uno stile ormai riconosciuto come tipicamente americano. Disegna per i wasp (white anglo saxon protestants, i bianchi borghesi d’America). Il suo stile, però, piace in tutto il mondo, desideroso di una fetta dell’American Dream.

L’espansione del brand.

Nel 1971 Ralph Lauren lancia la prima collezione di moda femminile, Contemporaneamente introduce nella maglieria il celebre logo del giocatore di polo a cavallo. Lo stesso anno apre la sua prima boutique a Beverly Hills in California e un corner da Bloomingdale’s a New York. Nel 1981, invece, inaugura il primo negozio internazionale a Londra. Qualche anno dopo, nel 1986, apre lo show room di New York, nell’ex residenza Rhinelander a Madison Avenue. Il negozio riflette il suo modo di pensare alla moda e alla vita, proponendo eleganza intramontabile e altissima qualità che dura nel tempo.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La prima collezione Donna.
La prima collezione Donna.

Nel frattempo, le linee di abbigliamento sono cresciute a una ventina, e comprendono uomo, donna, ragazzi e bambini. Di successo inoltre i diversi profumi e la linea per la casa. Vengono prodotte inoltre su licenza diverse linee di accessori.

Ralph Lauren nel cinema.

Molti i suoi interventi nel mondo del cinema. Nel 1973 veste Robert Redford nella versione cinematografica del Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Nel 1977 lancia una vera e propria moda con il film Io & Annie di Woody Allen. Veste la protagonista Diane Keaton con abiti maschili: giacche e pantaloni in morbidi tweed, camicia e cravatta, gilet e cappelli di feltro. Il tutto è abbinato in modo sensuale, ironico e totalmente nuovo.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. Diane Keaton nel film Io & Annie.
Diane Keaton nel film Io & Annie di Woody Allen.

Premi e donazioni.

Nel corso della sua carriera, Ralph Lauren ha ricevuto una lunghissima serie di premi e riconoscimenti. Tra questi, una laurea ad honorem in lettere umanistiche dalla Brandeis University nel 1996. I suoi capi fanno parte della collezione permanente del Fashion Institute di New York. Nel 1983 il Denver Art Museum di Colorado ha dedicato una retrospettiva al suo lavoro. Molto importante è il coinvolgimento dello stilista in cause umanitarie, con notevoli donazioni per la ricerca contro l’Aids e il cancro. Nel 1998 offre 13 milioni di dollari per il restauro della prima bandiera americana, la “star spangled banner”.

Nel 1997 l’azienda viene quotata alla Borsa newyorkese. Due anni dopo acquisisce la Club Monaco, rivenditori canadesi di moda al dettaglio, per 52,5 milioni di dollari. Si afferma così come una delle potenze internazionali nel campo del prêt-à-porter. Nel 2000, Ralph Lauren acquista l’azienda licenziataria per l’Europa, la Poloco di Parigi, per un valore di 200 milioni di dollari.

Nel 2001 Lillian Wang von Stauffenberg e Lauren DuPont sono nominate come nuove stiliste della collezione donna. Nel primo semestre dell’anno, l’azienda ha raggiunto un fatturato di 989,3 milioni di dollari (+3,8% rispetto al 2000). L’utile netto è pari a 125,1 milioni di dollari. Le vendite globali hanno raggiunto a livello retail i 2,6 miliardi di dollari. L’azienda consegue negli Stati Uniti il 78,1% delle vendite; in Giappone ed Europa rispettivamente il 10% e il 7,3%. Gli abiti e le scarpe griffati Ralph Lauren sono prodotti prevalentemente in Italia.

Sempre nel 2001 viene fondata la Ralph Lauren Polo Foundation. Lo stilista lancia l’iniziativa Pink Pony, per aumentare la consapevolezza sul cancro al seno. Durante la sfilata della primavera 2002 le modelle hanno indossato le magliette Pink Pony, con un grande logo rosa, divenuto simbolo della campagna.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La sfilata con magliette Pink Pony, 2002.
La sfilata con T-Shirt Pink Pony, 2002.

Situazione finaziaria.

Nel febbraio 2002, il Gruppo sfila per la prima volta con la collezione uomo a Milano. Il quartiere generale, in via San Barnaba 27 (architetto Mino Fiocchi), è la riproduzione esatta della casa dello stilista. A dicembre Ralph Lauren, 25 anni dopo avere siglato un accordo di licenza con Seibu, riprende il controllo in Giappone, acquistando il 50% della società operante con licenza generale. L’investimento totale è di 70 milioni di dollari.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. Il negozio in via san Barnaba a Milano.
Il negozio in via san Barnaba a Milano.

Nel 2004 lo stilista apre il suo primo negozio monomarca a Milano, in via Montenapoleone. Lo stesso anno, lo stilista lancia la linea Rugby, una collezione completa per ragazzi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. La linea si ispira ovviamente all’omonimo sport. Ad ottobre apre il primo negozio Rugby a Boston. Con più di 20 collezioni, 265 negozi in tutto il mondo, e con vendite pari a 8 miliardi di dollari, Ralph Lauren mira a raggiungere, nei 5 anni successivi, un fatturato di un miliardo nel solo continente europeo. Nel 2005 le vendite aumentano del 38%, con una notevole crescita dei profitti. Il nuovo anno inizia inoltre con un aumento delle entrate, che salgono a 74,8 milioni di dollari.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La linea Rugby.
La linea Rugby.

Gli anni recenti.

Nel 2006 Ralph Lauren apre il suo più grande negozio a Omotesando, Tokyo, 2230 mq di esposizione dell’intero mondo Ralph Lauren. Nel 2007 vengono aperti due monomarca a Mosca. L’anno successivo, l’azienda entra nel settore di gioielli ed accessori grazie alla collaborazione con Swiss Luxury Goods Group e la partnership continua ancora oggi. Un’altra collaborazione, terminata nel 2012, è quella con JC Penney per il lancio della collezione Ralph Lauren Home. Nel 2008 ancora una volta Ralph Lauren si conferma sponsor ufficiale di Wimbledon, il torneo di tennis più esclusivo al mondo, e dedica una collezione a quest’evento.

Nel 2009 avviene il lancio della linea sofisticata Black Label, oltre che della collezione “Pink Pony”, dedicata ai bambini. Per quanto riguarda la linea Donna, invece, nel 2010 Ralph Lauren lancia la linea Lauren, composta da borse ed accessori. L’ultimo pezzo forte è la Ricky Bag, nata nel 2016 ed ispirata alla moglie dello stilista. Il modello è provvisto di luce interna LED con batteria ricaricabile e di porta USB per ricaricare i dispositivi elettronici. Grazie al suo design unico, questa collezione è stata esposta al Museum of Fine Arts di Boston.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La Ricky Bag.
La Ricky Bag.

Alla fine del 2015, Ralph Lauren si dimette ufficialmente dal suo ruolo di CEO, ma rimane Presidente e capo Direttore Creativo dell’azienda. Al posto dello stilista, prende il posto di CEO Stefan Larsson, svedese, che prima aveva ruolo esecutivo all’interno di Old Navy e Gap. Purtroppo dopo un anno Larsson si è dimesso dopo aver avuto dei disaccordi con Lauren su come rilanciare il brand nella nuova era. Attualmente lo stilista è alla ricerca di un amministratore delegato.

Situazione attuale.

Nel corso degli anni, Ralph Lauren non ha mai smesso di immaginare il futuro. Nel 2016, durante la settimana della moda di New York, ha collaborato con Periscope, la app livestream di Twitter, realizzando la prima sfilata livestream visibile sugli schermi di Manhattan, di Piccadilly Circus a Londra e sull’account Periscope dell’azienda. In continua espansione, Ralph Lauren ha oggi più di 500 punti vendita diretti ed accordi di licenza in tutto il mondo.

Dizionario della Moda Mame: Ralph Lauren. La campagna Polo 2017.
La campagna Polo 2017.

Data la giovane età del brand, Ralph Lauren è stato scelto per vestire la squadra olimpica del Stati Uniti in quasi tutte le competizioni. Lo stilista ha anche disegnato abiti per i funzionari del governo. Durante le elezioni americane del 2016 ha disegnato abiti per la campagne sia dei Democratici che dei Repubblicani.

 

Adrover

Dal 1991 vive e lavora a New York. Nasce nel 1965 nel villaggio di Calonge nell’isola di Majorca da una famiglia di agricoltori. Appena dodicenne lascia la scuola per lavorare nell’azienda dei genitori. Prima di approdare negli Stati Uniti trascorre un periodo a Londra dove subisce le influenze del punk rock e del nuovo romanticismo. Pur essendo un autodidatta, la sua prima linea di abiti Dugg, lanciata nel ’95 attira l’attenzione del mondo della moda newyorchese per il carattere innovativo e l’uso del colore. Nello stesso anno in società con Douglas Hobbs inaugura nell’East Village di Manhattan il negozio Horn, destinato a diventare in breve tempo un punto di riferimento per artisti e stilisti d’avanguardia come Alexander McQueen, Bernadette Corporation e Bless. Lo stile "urbano" coniato da Adrover si rivolge al cittadino di New York interpretandone il carattere indipendente e spiritoso. Famosa è rimasta la sua decostruzione della giacca Burberry. Nella primavera del ’99, Adrover propone la sua visione della donna metropolitana nello show Midtown ricevendo i complimenti di Anna Wintor, direttrice di Vogue America, e di Cathy Horn giornalista del New York Times. Tre collezioni bastano a fargli vincere nel 2000 i premi CFDA Perry Ellis e Vogue Fashion come miglior designer d’avanguardia. 

Andrè

È nata a Bangui, nell’Africa Equatoriale Francese, da una famiglia di minatori. Da adolescente sognava di diventare fotografa di moda e si recò a Londra, in seguito, sbarcata a Parigi, iniziò a frequentare la Scuola di moda e nel 1970 succedette a Marc Bohan in qualità di assistente presso la Maison Dior. Nel 1981 incontrò Stevan Dohar, un architetto ungherese che con l’aiuto finanziario di alcuni amici decise di lanciare la Adeline André.

Nello stesso anno la stilista brevettò la stampa del suo primo "Three-sleeve-hole garment", un capo così innovativo da meritarsi un posto nei musei della moda di Parigi, New York e Lisbona. I suoi capi per uomo e per donna, in tessuti morbidi e dalle linee fluide oggi vengono prodotti esclusivamente per la sua clientela privata e presentati durante manifestazioni su invito presso gallerie o atelier a Parigi, Londra e New York.

Amadeus

Collezione uomo-donna di abbigliamento per il tempo libero, che rielabora in chiave contemporanea e di lusso elementi della tradizione austriaca. Nata nel 1987, la linea è prodotta dalla Schneiders, azienda austriaca nata nel 1946 con stabilimenti a Salisburgo e a Seitenstetten. Dal ’99 è operativa a New York una filiale americana.

Abboud

Stilista di origine libanese. Vive e lavora a New York. Pur avendo alle spalle un percorso insolito (studi di letteratura all’Università del Massachusetts e alla Sorbona), si è conquistato uno spazio considerevole alla ribalta dell’american style. Disegna anche per la donna e crea tessuti per l’alta moda. Abbina lo stile casual americano ai colori e tessuti del suo paese.

È soprattutto dai tappeti kilim, di cui è un collezionista, che ha sempre tratto ispirazione per le sue collezioni, anche quando ha disegnato per altre griffe, come Louis di Boston. Diventa un designer affermato collaborando con Lauren che decide di lasciare, nell’86, per mettersi in proprio. Il successo è immediato. In seguito s’impegna nella linea donna, nel guardaroba sportivo, negli accessori, nelle scarpe, profumi e mobili. Le sue collezioni maschili sono state presentate in Europa per la prima volta nel 1990.

2000, giugno. Il marchio passa di mano. Per una cifra pari a 65 milioni di dollari la Gft Net, il ramo manifatturiero della italiana Hdp, diventa unica proprietaria dei ranges e delle licenze Abboud.

2002, maggio. Positivi i risultati del brand nel primo trimestre dell’anno: a fronte di risultati contrastanti ottenuti dagli altri marchi Hdp, Abboud fa registrare un incremento del 3 per cento.

2002, settembre. Abboud rimane l’ultimo marchio di moda in possesso di Hdp, dopo il completamento della vendita di Valentino, Sahzà, Revedi e Facis. L’anno si chiude con ricavi da 80 milioni di euro e un risultato operativo di 10,5 milioni di euro.

Esce il libro Thread scritto dallo stilista, che è anche designer ufficiale per alcuni network televisivi, per NbcOlympics, Cbs’s March Madness e Nfl Today.

2009. Oggi la manifattura che produce i suoi capi è la più grande del Massachusetts e le etichette riportano orgogliosamente la dicitura Made in America. In seguito alla morte per cancro al seno della madre e della sorella, è diventato un attivo sostenitore di iniziative umanitarie di cura e sostegno alle persone affette da questo male. Per la sua attività (ben 2 milioni e 600 mila dollari raccolti) ha ricevuto il premio "Men of the Cure" dalla rivista GQ e dalla General Motors Corporation.

Alaïa

Minuscolo come lo spiritello della lampada di Aladino (il suo primo nome ne è quasi l’assonanza), Alaïa, approdato a Parigi nel 1957 come apprendista scultore dall’École des Beaux Arts di Tunisi, sua città natale, è diventato negli anni ’80 un grande della moda, con un segno inconfondibile, pur restando un infaticabile artigiano. Dalla passione per la scultura gli deriva il senso tridimensionale dell’abito, che tanto spesso esalta la schiena e il fondoschiena ("Sono il centro della seduzione femminile", ama dire). Lo studio della storia del costume e dei sarti del ‘900, da Madeleine Vionnet a Poiret a Balenciaga, gli trasmette i canoni dello stile più alto. Il lavoro quotidiano di taglio e cucito, le lunghe sedute di prova con le prime esigentissime clienti, da Simone Zehrfuss a Louise de Vilmorin, da Cécile de Rothschild ad Arletty, lo introducono alla perfezione e alla sicurezza del mestiere.

Nel ’65 Alaïa apre il suo primo atelier (due stanze in rue de Bellechasse, sulla Rive Gauche della Senna), che diventa meta di un pellegrinaggio cosmopolita sull’onda del passaparola più sofisticato: nel corso degli anni avvicina e conquista una clientela giovane e all’avanguardia con gli abiti fascianti di maglia nera, le giacche modellate dalle cerniere lampo, le cinture e i guanti in cuoio borchiato o traforato. Nell’80, presenta la sua prima collezione. Nell’82, una sfilata nel grande magazzino di lusso Bergdorf Goodman a New York gli apre le porte dell’America e del successo internazionale. Da rue de Bellechasse, nell’85 si trasferisce in un antico ostello del Marais ristrutturato dall’amica architetto e designer Andrée Putman, ma nel ’90 si innamora di un ex laboratorio industriale in rue de la Verrerie e lo trasforma in casa atelier con l’aiuto dell’artista americano Julian Schnabel. Lo stilista franco-tunisino è rimasto appartato dal sistema della moda, dal mercato finanziario e dallo show business, nonostante il crescente successo: il 14 luglio ’89, Jessye Norman canta la Marseillaise del Bicentenario con un suo abito bianco rosso blu; nel ’97, il museo olandese di Groningen, progettato da Alessandro Mendini, gli dedica una grande personale, con opere di Andy Warhol, Picasso, Schnabel, Basquiat, César accostate agli abiti. Dal ’93, ormai, ha rinunciato alle sfilate e alla presentazione delle collezioni secondo il calendario della Chambre Syndicale che detta legge a Parigi.

Nel 2000 firma un contratto di partnership con il Gruppo Prada, lo stesso anno in cui il Guggenheim di New York gli dedica una mostra monografica e nel 2002 ritorna sulle passerelle dell’Alta Moda francese. L’aver lavorato per Prada ha determinato un effetto rigenerativo per lo stilista che nel luglio del 2007 riacquista la propria maison e il proprio marchio, anche se la divisione calzature e accessori continuano ad essere prodotti dal gruppo.

Barney’s

Grande magazzino di prêt-à-porter a New York. Viene fondato da Barney Pressman che, per affittare il negozio e procurarsi le prime poche merci, impegna l’anello di fidanzamento della moglie. In pochi anni il grande magazzino newyorkese diventa leader del prêt-à-porter maschile, aprendo, nel 1968, le sue insegne alle creazioni europee. Nel ’76 viene inaugurato un reparto femminile che, nell’arco di un decennio, porta all’inaugurazione di una nuova sede. All’inizio degli anni ’90, una joint venture con la finanziaria giapponese Isetan consente di aprire filiali negli Stati Uniti e in Giappone.