ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti è la stilista italiana fondatrice dell’omonima casa di moda e designer di Philosophy (di Alberta Ferretti) fino al 2014.

Indice

  1. Le origini
  2. AEFFE
  3. Patrimonio culturale
  4. Premi e riconoscimenti
  5. Collezione sposa
  6. Situazione attuale

Le origini

Stilista italiana, fondatrice dellomonima linea di abbigliamento, è vicepresidente del consiglio di amministrazione del Gruppo AEFFE, fondato nel 1981 assieme al fratello Massimo.

Alberta Ferretti
Alberta Ferretti

Alberta Ferretti nasce a Gradara, in terra di Romagna; da sempre dotata di un grande senso estetico, muoverà i primi passi lavorando nella grande sartoria della madre dove imparerà a maneggiare i tessuti, a conoscere i cromatismi sofisticati e a familiarizzare con le lavorazioni. Il DNA sartoriale e l’ambizione è tanto forte che, a soli 18 anni, aprirà la sua prima boutique, a Cattolica, esperienza che la metterà a diretto contatto con le esigenze delle clienti e che affinerà il suo intuito nell’anticipare i trend della moda e i desideri delle donne.

AEFFE

Nel 1974 produrrà la sua prima collezione che otterrà un ottimo successo tra gli addetti ai lavori; incoraggiata dalla risposta del pubblico, sei anni dopo, fonderà insieme al fratello Massimo, AEFFE, l’azienda che porta le sue iniziali, ogi divenuta un potente gruppo societario che controlla e produce, oltre alla linea Alberta Ferretti, anche i marchi Moschino, Pollini e Velmar.

Dagli anni Ottanta in poi gli affari si svilupperanno in maniera inarrestabile; l’azienda lancerà anche la linea Philosophy, sempre disegnata dalla stilista, rivolta ad un target più giovane e posizionata su una fascia di prezzo più bassa, e acquisterà le licenze per la produzione di firme di spicco del prêt-à porter quali Jean Paul Gaultier, Authier, Cacharel e Marithé & François Girbaud.

Alberta Ferretti Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato
Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato

Si avvieranno anche acquisizioni di pacchetti azionari di diverse altre società a conferma della forza di AEFFE nel muoversi come una holding sul piano internazionale. Mentre il fratello Massimo si occuperà della parte economica e gestionale dell’azienda, Alberta manterrà sempre in pugno la direzione creativa, concentrandosi sulle sue creazioni femminili contraddistinte da linee pure, essenziali e decorazioni con ricami preziosi. Collezioni che verranno apprezzate in tutto il mondo permettendo l’apertura di numerose boutique e corner shop in shop in quattro continenti. Particolare attenzione verrà dediceta, in anni recenti, al mercato del Far East, sul quale l’azienda si sta muovendo, in linea con i trend del mercato, per espandere ulteriormente la sua presenza.

Patrimonio culturale

Alberta Ferretti Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990
Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990

La stilista, nel corso degli anni, si distinguerà rivelandosi particolarmente anche sensibile alla cura del patrimonio artistico e culturale: nel 1994, con un gruppo dei aziende e il patrocinio di Comune e Regione, promuoverà il titanico restauro del borgo medievale di Montegridolfo, nei pressi del suo luogo di nascita, al confine tra Romagna e Marche.

Dopo circa sei anni di lavoro, il borgo si riapproprierà della sua identità perduta, apparendo com’era alle origini e ritrovando sostenibilità economica in veste di nuova destinazione turistica. L’impiego dimostrato nella valorizzazione di questo patrimonio architettonico e paesaggistico le varrà, nel 2000, la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali, conferitale dall’Università di Bologna. Sempre lo stesso istituto universitario, nel 2003, la chiamerà affidandole una cattedra per tenere un master in “Produzione e cultura della moda”.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Alberta Ferretti sarà destinataria di numerosi riconoscimenti tra cui figurano il premio The Romantics dall’International Fashion Group di New York, il premio La Kore come Stilista dell’Anno nel 2003, il Premio alla Carriera conferitole dal sindaco di Roma Walter Veltroni oltre che il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana.

Collezione sposa

Alberta Ferretti Forever, collezione sposa 2015
Forever, collezione sposa 2015

Nel 2010, come estensione organica per l’azienda, è stata introdotta una speciale collezione da sposaAlberta Ferretti Forever. Gli abiti sono romantici e leggeri, grazie all’uso di chiffon e delicati ricami, pizzi e balze.

Secondo la relazione annuale di Aeffe S.p.A. per il 2015, il marchio Alberta Ferretti è aumentato del 17,0% e le vendite nette del marchio sono state di 23,94 milioni di euro, mentre i ricavi totali della società sono stati di 274,04 milioni di euro.

Situazione attuale

Alberta Ferretti Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week
Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week

Per tenere il passo con le nuove tendenze del mercato del lusso, la collezione Pre-fall 2017 includeva Rainbow Week, capsule collection disponibile per la vendita See-Now-Buy-Now. Rainbow Week è la prima collezione capsule di maglieria del marchio: comprende sette maglioni in diversi colori con tanto di giorno della settimana scritto su di essi. I maglioni sono sfilati su modelli e modelle: altra nuova tendenza nel mondo della moda, la fluidità di genere.

Oggi AEFFE è un gruppo societario che genera più di 200 milioni di euro di ricavi a esercizio, impiega 1300 dipendenti e produce 2 milioni di capi l’anno, distribuiti in una rete di 190 negozi monomarca e oltre 6500 punti vendita selezionati.

YVES SAINT LAURENT

Yves Saint Laurent fu un famosissimo stilista francese, considerato uno delle figure più importanti ed influenti del XX secolo nel settore moda.

Indice

  1. Le Origini
  2. Yves Saint Laurent si mette in proprio
  3. Le collezioni
  4. Brand communication
  5. Mostre
  6. Yves Saint Laurent lascia la maison
  7. Tom Ford e Stefano Pilati
  8. Hedi Slimane
  9. Situazione attuale

Le origini

Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971
Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971

Yves Saint Laurent (1936), stilista francese, nacque a Orano in Algeria. Il suo ingresso nel mondo della moda avvenne nel 1957, quando il ventunenne assistente di Dior fu chiamato a succedere al maestro morto di infarto in un albergo di Montecatini.

La collezione Trapezio consacrò il giovane designer, appena diplomato all’École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, come l’enfant prodige dell’alta moda francese. Il suo stile si distingueva da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali, che evidenziavano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità.

Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958
Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958

Yves Saint Laurent si mette in proprio

La collaborazione con la maison Dior durò fino al ’60, quando Saint-Laurent venne chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. È là che dall’amico e futuro socio Pierre Bergé ricevette la triste notizia che la Christian Dior lo aveva sostituito con un nuovo disegnatore, Marc Bohan.

Yves Saint Laurent Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963
Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963

Tornato a Parigi, decise di mettersi in proprio. Con l’aiuto di Bergé e di un finanziatore americano, J. Mack Robinson, il 20 gennaio 1962 aprì ufficialmente il suo atelier in rue Spontini, presentando la sua prima collezione firmata. Il successo fu immediato. I suoi modelli furono acquistati dall’alta borghesia francese e dai compratori dei department store americani, che gli riconobbero il pregio di una linea non troppo elaborata ma ricercata nei tessuti, mentre la stampa del settore osannava i suoi tailleur dal taglio impeccabile, ritenuti gli unici veri concorrenti dello stile Chanel.

Le collezioni

Yves Saint Laurent collezione ispirata a Mondrian
Collezione ispirata a Mondrian

Le collezioni successive prenderono spunto dalla storia, dall’arte, dalla letteratura; testimoniano la sua passione per il mondo della cultura e, in particolare, per il teatro, per il quale realizzò più volte i costumi. Nel ’66, lanciò per la sera lo smoking da donna, un semplice insieme nero con giacca dai risvolti in raso e gonna o pantaloni, da indossare in alternativa al tradizionale abito lungo.

L’opera di Matisse (’81), i dipinti di Picasso (’79), la Pop Art (’66), persino gli scritti di Marcel Proust che suggerironoo gli abiti in taffetà dell’inverno ’71-72, gli offrirono continui temi di ispirazione.

Il minimalismo e la geometria delle opere di Mondrian influenzarono nel ’65 una delle collezioni più fortunate, caratterizzata da linee rigorose, abiti diritti di jersey, impermeabili di vinile.

La collezione dell’inverno ’76, dedicata ai “Balletti russi-Opéra”, s’impose a livello internazionale e venne definita dal New York Times “rivoluzionaria, destinata a cambiare il corso della moda”.

Yves Saint Laurent Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976
Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976

L’origine esotica di Saint-Laurent e gli anni di formazione trascorsi a diretto contatto con il mondo arabo furono alla base del fascino che l’Oriente esercitò sul suo stile. La forza e l’abbinamento insolito dei colori, l’opulenza dei tessuti e la ricchezza dei ricami, la fantasia degli stampati e di alcuni indumenti di matrice etnica, come la giacca sahariana o il djallabah, sono segni riconoscibili della sua firma, combinati tuttavia a un grande rigore formale. Sulla scia di questo rigore formale è da interpretare la propensione di Saint-Laurent, come Chanel prima di lui, ad includere nell’abbigliamento femminile tagli sartoriali e capi tratti dal guardaroba dell’uomo.

Brand Communication

Yves Saint Laurent Jerry Hall, Opium Perfume, 1977
Jerry Hall, Opium Perfume, 1977

Nel ’64 creò il profumo da donna Y, primo di una lunga fortunata serie, che comprende dei best-seller fra cui YSL pour homme (’71), Rive Gauche (’71), Eau Libre (’75), Opium (’77), Kouros (’81). Nel ’78 diede il proprio nome a una linea di bellezza, che permise al marchio di entrare nel mondo della cosmetica e, dal ’92, scelse il volto dell’attrice francese Catherine Deneuve, sua cliente dagli anni ’60, per la propria immagine pubblicitaria.

Saint-Laurent e Bergé furono fra i primi a introdurre nel mondo dell’alta moda una politica commerciale, oggi pratica ampiamente diffusa, con la costituzione nel ’66 della linea di prêt-à-porter Yves Saint-Laurent Rive Gauche, distribuita in negozi gestiti in franchising. Fin dall’inizio si propose non come un succedaneo dell’alta moda, ma come un settore di grande creatività, che immetteva sul mercato modelli ricercati e originali.

La produzione venne affidata a C. Méndes, azienda che si era affermata per la realizzazione del prêt-à-porter di altre griffe, come Patou, Grès, Chanel. La scelta di avere un unico fornitore per la confezione dei prodotti, che lavorerà in esclusiva per il marchio, risultò un’ottima intuizione, all’avanguardia per i tempi. Il successo procurò nel ’70 alla Yves Saint-Laurent Rive Gauche il primato dell’esportazione del ready-to-wear femminile di lusso.

Nel dicembre ’82, il settore si espanse con la creazione di una seconda linea, Variation, e il fatturato aumentò per la concessione di licenze, studiate in modo da rispettare i colori, il design e l’immagine Saint-Laurent. La sede di rue Spontini risultò a questo punto insufficiente e venne spostata in avenue Marceau al n.5.

Mostre

I musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York nell’83 al Musée des Arts de la Mode a Parigi nell’86, al Sezon Museum of Art in Tokyo nel ’90, al Musée de la Mode di Marsiglia nel ’94, dedicavano mostre retrospettive allo stilista e celebravano la sua creatività come uno dei massimi contributi alla storia della moda. Il Gruppo nell’89 venne quotato alla Borsa di Parigi. La proprietà andò nelle mani di Franµois Pinault ed entrò a far parte della holding PPR.

Yves Saint Laurent lascia la maison

Nel ’99 Yves Saint Laurent venne acquistato dal gruppo Gucci. Nel 2000, il direttore creativo, Tom Ford, diede nuovo vigore alla compagnia, riportando alla luce il suo “sex appeal” e migliorando le strategie di marketing. Ma Saint Laurent e Bergé non erano convinti di come le carte si stavano muovendo ed entrambi avevano non poche remore su Tom Ford.

Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l'ultima sfilata 2002
Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l’ultima sfilata 2002

Il 22 gennaio 2002, sulla passerella del Centre Pompidou Saint-Laurent uscì definitivamente di scena con una strepitosa sfilata retrospettiva corredata da 300 modelli di ieri e di oggi: la commozione in sala era altissima, soprattutto quando, sul finale Catherine Deneuve cantò per il suo amico di sempre Ma plus belle histoire d’amour c’est vous [La mia più grande storia d’amore sei tu]Saint-Laurent lesse una lunga e personalissima lettera d’addio:

“Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione (…) ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca. Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”. Della sua vita, lo stilista disse: “Ho conosciuto quei falsi amici che sono i tranquillanti e le droghe, la prigione della depressione e delle cliniche. Faccio parte di quella che Marcel Proust chiama: “La magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici””.

Tom Ford e Stefano Pilati

Yves Saint Laurent Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003
Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003

Nel giugno 2002 Stefano Pilati, ritenuto papabile successore di Tom Ford, rilevò la direzione creativa completa degli accessori e dei bagagli. Pilato regalò un punto di vista stilistico completamente nuovo: l’eccessiva sensualità del suo predecessore lasciò il posto a un’eleganza più classica, discreta e borghese.

 

A dicembre, con i suoi 850 mq di superficie di vendita, il nuovo Yves Saint-Laurent Rive Gauche aperto a Milano diventò il più grande store europeo della nota griffe francese. Lo spazio al 27 di via Montenapoleone (ex Gucci) sostituì quello già esistente di via Verri 8, dove invece subentrò il negozio Alexander McQueen.

 

A dicembre 2002, Saint-Laurent e il suo braccio destro Pierre Bergé ottennero il riconoscimento di utilità pubblica per la loro Fondazione che avrebbe occupato l’immobile di avenue Marceau. Da questo momento lo stilista si concentrò sulle attività della Fondazione, dove sono conservati 5 mila abiti e 15 oggetti delle collezioni private Saint-Laurent e Bergé. La Fondazione creerà borse di studio e organizzerà mostre legate alla moda e agli artisti contemporanei.

Ford decise di lasciare la società nel 2004 e Stefano Pilati, che aveva lavorato con Ford per YSL dal 2000, divenne il nuovo direttore creativo. All’inizio Pilati ricevette recensioni negative, ma poi, grazie all’innovativa sua interpretazione di mascolinità e femminilità, ottenne il plauso del fashion system.

Hedi Slimane

Yves Saint Laurent Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013
Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013

Nel 2012 Hedi Slimane diventò direttore creativo, portando il ribattezzato brand Saint Laurent ad un enorme successo. Slimane è stato anche responsabile della mostra “Yves Saint Laurent: The Retrospective”, al Museum of Art di Denver (25 marzo-8 luglio 2012). La mostra, memorabile, espose tutti i pezzi storici, portando Bergé a dichiarare “Yves Saint Laurent sarebbe molto orgoglioso di essere qui”.

Yves Saint Laurent cambia nome sotto la direzione di Hedi Slimane nel 2012, questa rivoluzione ha destabilizzato il pubblico di Ysl, che con il tempo si è dovuto abituare ad un semplice e raffinato Saint Laurent Paris. L’obiettivo è quello di rinnovare e di innovare il pret-à-porter di lusso, ciò non vuol dire togliere l’identità, ma proiettarsi nel futuro, forti di un’ereditò importante che va raccolta e tramandata.

Situazione attuale

Hedi Slimane, che contribuì notevolmente al successo maison, sorprese tutti quando decise di lasciare il suo incarico nel marzo 2016. Quell’aprile Yves Saint Laurent scelse Anthony Vacarello come nuovo direttore creativo, stilista noto per il talento e la grande creatività.

A Marrakech, l’edificio di 4.000 mq progettato dallo Studio KO vicino al famoso Jardin Majorelle ospita spazi espositivi, un auditorium, una boutique e una caffetteria con terrazza all’aperto. Inoltre, si annovera anche una biblioteca con oltre 5.000 libri relativi a moda, letteratura, poesia, storia, botanica e cultura berbera.

Yves Saint Laurent Museo di Marrakech
Museo di Marrakech

A settembre e ottobre 2016 sono stati aperti i musei Yves Saint Laurent a Parigi e Marrakech. I musei sono un omaggio all’amato stilista, morto nel 2008, sempre sotto i riflettori e al noto compagno Pierre Bergé. Egli, infatti, ex amministratore delegato e collaboratore, morì l’8 settembre, all’età di 86 anni, senza riuscire a godere dell’opera compiuta.

Il nuovo museo parigine, dallo stile completamente diverso, si trova nell’Hôtel particulier di 5 Avenue Marceau, dove Yves Saint Laurent ha trascorso quasi 30 anni a disegnare le sue collezioni (1974 al 2002). Lì troverà luogo una serie di mostre retrospettive e mostre temporanee tematiche.

VERSACE

Azienda italiana di successo, la Gianni Versace S.p.A è un luxury brand fondato nel 1978 da Gianni Versace, uno tra i più grandi stilisti italiani.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi della maison Versace
  3. Lo stile di Gianni Versace
  4. Versace tra moda e arte
  5. La tragica scomparsa di Gianni Versace
  6. Il rilancio della maison
  7. Sviluppo del brand
  8. Versace collabora con H&M
  9. Situazione attuale

Le origini

Versace Santo, Donatella e Gianni
Santo, Donatella e Gianni

Gianni Versace (1946-1997) è stato uno tra i più grandi stilisti italiani, fondatore dell’omonima azienda, la Gianni Versace S.p.A. Nato nel 1946 a Reggio Calabria, Gianni Versace muoverà i primi passi nel mondo della moda aiutando la madre sarta, proprietaria di un negozio di abbigliamento che, oltre a rivendere modelli già pronti, produceva una propria linea. Nel ’72 un viaggio a Milano, gli aprirà le porte dell’industria quando, chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, collaborerà ad una collezione per Florentine Flowers. Le sue creazioni saranno un successo e il suo nome comincerà a girare tra gli addetti ai lavori, permettendogli di continuare a lavorare nel capoluogo lombardo. Disegnerà per le aziende De Parisini, Callaghan, Genny e Alma.

I primi passi della maison Versace

Versace Le top model Versace negli anni '90
Le top model Versace negli anni ’90

Nel 1976, con l’aiuto del fratello commercialista Santo, fonderà l’azienda che porta il suo nome e la prima collezione donna sarà presentata due anni dopo, al Palazzo della Permanente. Il successo di Gianni Versace è istantaneo. Uno stile applaudito immediatamente dalla stampa internazionale, entusiasta dei suoi abiti ricchi di contaminazioni di generi, gli spiana la strada.

Sarà anche colui che contribuirà alla nascita del fenomeno delle top model: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington, saranno prima di tutto sue amiche dalle quali saprà tirar fuori il carattere oltre che esaltarne la bellezza. La modella con Versace si trasforma; non è più un’indossatrice ma un role model, ha personalità e incarna un ideale da raggiungere, per tutte le donne.

Versace Gianni Versace con le sue top-model
Gianni Versace con le sue top-model

Nel frattempo entra a collaborare in azienda anche la sorella Donatella, da sempre musa e consigliera di Gianni, che inizialmente si occuperà delle pubbliche relazioni e della comunicazione del brand collaborando alla realizzazione di importanti campagne pubblicitarie con Helmut Newton, Herb Ritts, Bruce Weber e Steven Meisel. Ma saranno soprattutto i memorabili scatti del fotografo Richard Avedon a esaltare l’immagine della maison nel firmamento della moda mondiale; un sodalizio che durerà per diverse stagioni e che scriverà molte pagine della storia della comunicazione. Successivamente Donatella diventerà direttore creativo della linea giovane Versus.

Lo stile di Gianni Versace

Versace seppe mixare con disinvoltura i linguaggi contemporanei della pop art con elementi della cultura greca (da qui il logo della medusa ispirata dall’iconografia greco-romana), alternò motivi rinascimentali e barocchi a ricami preziosi e colori psichedelici.

Il successo della maison conquista tutto il mondo, anche gli Stati Uniti, dove lo stile ultra moderno e stravagante verrà sempre più apprezzato. Tutti gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sono caratterizzati dall’espansione territoriale della griffe e da collezioni di grosso successo che costruiranno l’impero tuttora in piedi.

Versace Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie
Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie

Le sfilate presenteranno capi iconici di quell’epoca: fuseaux aderentissimi e coloratissimi con intarsi, abiti in maglie di fibre di metallo, sete a motivi geometrici, giacche con stampe di icone della cultura pop. Versace rischierà molto nel presentare una moda così audace e d’avanguardia ma realizzerà ogni abito trattandolo come un’opera d’arte e di conseguenza verrà sempre premiato sia dal pubblico che dalla critica.

Versace tra moda e arte

Oltre ad essere un grande collezionista, Gianni lavorerà anche a stretto contatto con il mondo del teatro, dell’opera e del balletto. Importante sarà la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che comincia, nel 1982, con la realizzazione dei costumi del balletto Josephlegende (di Richard Strauss, diretto da Luigi Veronesi) e che continua per numerosi altri spettacoli di grandi coreografi e registi come Maurice Béjart, Robert Wilson, Rolant Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp. Saranno molte le celebrità a vantare l’amicizia di Gianni Versace, prima fra tutte Lady Diana, sua amica confidente, il cantante Elton John, per il quale nel 1992 disegnerà la copertina dell’album nonché tutti i costumi del suo World Tour, e la top model Naomi Campbell.

Versace Collezione Home
Collezione Home

Proprietario di immense ville sparse in giro per il mondo, che amava arredare con opere d’arte contemporanea, mobili imperiali e statue greco-romane, sarà anche uno dei primi stilisti a lanciare una linea per la casa: la Versace Home Collection che comprenderà arredamenti, complementi d’arredo, lampade, biancheria, piastrelle, porcellane e cristalli.

La tragica scomparsa di Gianni Versace

Il 15 luglio 1997 avviene la tragedia. Gianni Versace viene assassinato sui gradini di Casa Casuarina, a Miami, freddato da un colpo di pistola. L’omicidio scioccherà il mondo intero sollevando molti dubbi e domande sul movente dell’assassinio, tutt’ora poco chiaro. Il killer, Andrew Cunanan, verrà trovato morto, pochi giorni dopo. Sarà un duro colpo per la Medusa, per la sua famiglia ma anche per tutto il sistema della moda italiana che improvvisamente perderà uno dei suoi più grandi punti di riferimento.

Dopo la morte di Gianni, la direzione creativa passerà in mano alla sorella Donatella che erediterà il 20% del valore dell’azienda e sarà anche il nuovo volto carismatico della maison. Al fratello Santo, presidente e allora amministratore delegato, andrà il 30%. La maggioranza del pacchetto azionario (50%), per un valore allora stimato di 700 milioni di dollari, andrà alla prediletta nipote Allegra, figlia di Donatella e Paul Beck.

Il rilancio della maison

Versace Madonna per Versace
Madonna per Versace

La morte del fondatore non inaugura un periodo facile per l’azienda che vedrà i suoi affari in ribasso proprio a cavallo del nuovo millennio. A fine 2000 si delinea il novo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate; lo stesso anno viene stipulato un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Per i diversi anni l’azienda avrà difficoltà a competere con i fasti del passato; si alterneranno più responsabili ai vertici dell’amministrazione, fino al 2004, quando la società troverà stabilità con Giancarlo Di Risio, pronto ad avviare il risanamento aziendale rilanciando la griffe.

Verranno potenziati gli investimenti pubblicitari che coinvolgeranno sempre più celebrità del mondo del cinema e della musica; per Donatella un testimonial famoso comunica più facilmente e velocemente il carattere di una collezione. Verranno così chiamate star del calibro di Madonna, Demi Moore, Christina Aguilera, Halle Berry, Patrick Dempsey a posare per le campagne pubblicitarie a diffusione mondiale.

Versace Halle Berry per Versace
Halle Berry per Versace

Si punterà molto anche sul potenziamento della linee prêt-à-porter, arruolando i due nuovi fashion designer Warren Davis e Kinder Aguggini, rispettivamente per la linea uomo e la linea giovani. Versace attiverà anche ambiziose politiche di espansione in progetti di lusso trasversale, diversificando la propria attività con la progettazione e l’arredamento di interni per jet, yacht ed elicotteri privati.

Rafforzerà anche la presenza territoriale in Estremo Oriente con accordi e acquisizioni strategiche per una catena di Versace Luxury Hotel; il primo di questi inaugurato nel 2000 sulla Gold Coast australiana, seguito da un altro a Dubai. Nel 2006 verrà inaugurato a Milano il Teatro Versace, spazio polifunzionale che servirà anche da location per le future sfilate. L’anno seguente è il decennale della morte di Gianni che viene ricordato con un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala di Milano; viene anche pubblicata la biografia Il mito Versace (Dalai editore) e viene istituita una speciale borsa di studio che porta il suo nome, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design.

Sviluppo del brand

Dal 2008, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi, il gruppo annuncia un importante piano di espansione in Asia, che si concretizzerà negli anni successivi con l’apertura di diversi negozi in Cina; nel 2010 saranno più di 20 i monomarca presenti nel “gigante asiatico” con ottime performance di vendita e ulteriori previsioni di espansione. Dal 2009 Gian Giacomo Ferraris, subentrerà a Giancarlo Di Risio, nel ruolo di amministratore delegato. Verrà applicata una razionalizzazione dell’assetto organizzativo, in primis il taglio dei costi, la revisione della rete di negozi diretti e la riduzione degli investimenti; lo stesso annoviene ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo Facchini, che prenderà in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane.

Versace Versus primavera/estate 2015
Versace Versus primavera/estate 2015

Nel 2010 si registrerà un aumento dei ricavi che supererà il tetto dei 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’esercizio precedente. Passata la crisi internazionale si progetterà un piano di riconquista del Giappone che, nel 2009, aveva visto la chiusura dei suoi tre negozi monomarca. Verrà nominato Hiroshi Saito come chief executive officer di Versace Japan e si studierà l’apertura di nuovi negozi oltre che ulteriori punti vendita per rinforzare la presenza del brand sul territorio.

Versace collabora con H&M

Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011
Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011

Nel 2011 si firmano importanti collaborazioni d’impatto mediatico: a giugno viene annunciata la partnership tra la maison Versace e il colosso di abbigliamento svedese H&M. La catena di abbigliamento commercializzerà, a partire da novembre, 40 pezzi da donna e 20 da uomo, inclusi diversi accessori, per una linea low cost, a edizione rigorosamente limitata, firmata da Donatella. Un modo per avvicinare il mondo Versace a un pubblico più giovane e vasto. Ci saranno i pezzi più iconici di tutta la Versace, ma anche quello che la maison rappresenta oggi nella sua continua evoluzione. Ci saranno le famose stampe, tanta pelle e borchie perché Versace è sexy e glamour ma anche rock’n’roll.

A partire dal 1° luglio 2011 Versace ha dato vita a un’altra collaborazione dalla forte eco mediatica, annunciando che vestirà l’Internazionale Football Club di Milano. L’accordo, siglato tra la maison e la società nerazzurra, riguarda la fornitura delle divise ufficiali per i dirigenti, l’allenatore, lo staff tecnico e i calciatori.

Situazione attuale

Versace A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018
A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018

Versace è oggi di proprietà e gestione della famiglia (50% Allegra Beck Versace, 30% Santo Versace, 20% Donatella Versace). Santo Versace è presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Donatella è direttore creativo oltre che vicepresidente del consiglio di amministrazione. La società crea, produce, distribuisce prodotti di lusso e lifestyle tra cui la linea Haute Couture Atelier Versace, le collezioni diprêt-à-porter, accessori, gioielli, orologi, occhiali, fragranze ed arredamento per la casa e la seconda linea Versus.

Oggi la Gianni Versace S.p.A. È uno dei nomi più prestigiosi nel panorama internazionale del fashion luxury; distribuisce i suoi prodotti attraverso una rete di 110 boutique presenti nelle principali città del mondo alle quali si aggiungono i 123 shop in shop dedicati nei principali department store e negozi multimarca.

Versace Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)
Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)

MICHAEL KORS

Americano, fashion designer e creative director del suo brand di ready-to-wear uomo e donna, accessori, orologi e tanto altro.

Indice

  1. Le origini
  2. Céline
  3. Sportswear Holding Limited rileva Michael Kors
  4. Project Runway
  5. Nuove linee
  6. 30° anniversario
  7. Michael Kors per il sociale
  8. Situazione attuale

Le origini

Stilista americano classe 1969, figlio di una modella, nato e cresciuto a Long Island, vicino a New York City. Frequentò per nove mesi il Fashion Institute of Technology: infatti, a soli 19 anni, cominciò la sua carriera professionale, disegnando una collezione per la boutique Lothar’s di New York, per la quale aveva cominciato a lavorare come assistente alle vendite. Il successo, fu tale da convincerlo ad aprire un’attività in proprio.

Michael Kors negli anni '90
Michael Kors negli anni ’90

Nel 1981 debuttò la griffe Michael Kors: la prima collezione, basata su di uno sportwear di lusso perfettamente strutturato, venne recensita più che favorevolmente dagli addetti del settore. Fu distribuita, fra gli altri, da Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue. Nel ’95, lanciò la linea Kors Michael Kors, prodotta e distribuita da Onward Kashiyama USA, filiale di Onward Kashiyama Giappone. Nel novembre ’97 presentò la sua prima linea di prêt-à-porter uomo.

Céline

Céline Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001

Sempre nel ’97, Kors venne nominato stilista di Céline di cui, nel ’99, diventò direttore artistico. Considerato antesignano dello stile minimalista, lo stilista vive fra Parigi e New York.

Nel ’99 Kors cedette un terzo delle azioni del brand a LVMH, gruppo proprietario di Céline. L’anno seguente lanciò il primo profumo, prodotto e distribuito dalla Parfums Givenchy; aprì due punti vendita newyorkesi, entrambi sulla Madison Avenue, seguiti nel 2002 da altri tra Soho e Tokyo. Il Council of Fashion Designers of America nominò Kors, nel 2002, Womenswear Designer of the Year.

L’anno 2002 vide anche il lancio della collezione uomo Michael Kors. L’anno seguente lo stilista annunciò che, alla scadenza del contratto per Céline, avrebbe lasciato la maison. La collezione autunno/inverno 2003-2004 fu quindi l’ultima creata dalla stilista di Long Island, che, con il nuovo anno, si dedicò completamente alle linee del marchio che porta il suo nome. L’annuncio giunse come un fulmine a ciel sereno: solamente poche settimane prima, al rinnovo del contratto annuale con la LVMH, Kors aveva fatto intendere che la sua collaborazione con il gruppo sarebbe durata ancora a lungo.

Sportswear Holdings Limited rileva Michael Kors

Lo stesso anno, i due imprenditori Silas Chou e Lawrence Stroll, a capo della società Sportswear Holdings Limited, acquisirono l’85% delle azioni Michael Kors, inclusa la quota di LVMH; il 10% dal 2000 era nelle mani di Onward Kashiyama USA e la quota restante rimase di proprietà di John Orchulli, partner commerciale di Kors, che restò in carica come amministratore delegato nel breve periodo di transizione.

Project Runway

Michael Kors Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park
Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park

Nel 2004, Kors fu giudice del nuovo reality show televisivo Project Runway: nel programma di immediato successo, i commenti critici di Kors sono sempre stati applauditi dal pubblico. Lo stilista rimase nella trasmissione fino al 2012, dopo che il programma aveva già ricevuto diverse nomination agli Emmy Award.

Nuove linee

Michael Kors La nuova linea Michael by Michael Kors
La nuova linea Michael by Michael Kors

Sempre nel 2004, Michael Kors ha lanciato due nuove linee, MICHAEL Michael Kors e KORS Michael Kors. Queste linee sono vendute in 350 negozi negli Stati Uniti offrono prêt-à-porter, borse, costumi da bagno, jeans, calzature e accessori. La compagnia firmò un contratto con la Fossil per la nuova linea di orologi Michael Kors.

30° anniversario

Nel marzo 2011, l’azienda celebrò il suo 30° anniversario con l’apertura di un nuovo flagship store a Parigi e un dinner party, pieno di celebrità, modelle, cantanti, editori, IT girl e attrici.

Michael Kors 30° anniversario
30° anniversario

Kors è stato il più giovane designer a ricevere il The Geoffrey Beene Lifetime Achievement Award (Premio alla carriera Geoffrey Beene) dal CFDA. Un anno dopo, venne rinnovato il contratto con Fossil, ampliando la convenzione ad una nuova linea di gioielli.

Michael Kors per il sociale

Michael Kors per il sociale
Michael Kors per il sociale

Kors, sempre coinvolto nel sociale, ha combattuto battaglie contro la fame nel mondo per più di 20 anni. Nel 2013 ha collaborato con il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) con il progetto dell’orologio limited edition per la sei e 100: parte dei proventi venne dedicata ad un programma di alimentazione per l’infanzia. Nel 2015, il designer divenne Global Ambassador Against Hunger per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite: l’azienda aveva contribuito a fornire oltre 10 milioni di pasti ai bambini di tutto il mondo. La società è anche una sostenitrice di lunga data del God’s Love We Deliver, e ha lavorato con l’organizzazione newyorkese per aiutare a distribuire pasti a persone sieropositive, ammalati di cancro o di altre gravi malattie.

Nel 2016, Michael Kors siglò una partnership con la McLaren-Honda, diventando partner ufficiale del campionato del mondo di Formula Uno.

Situazione attuale

Michael Kors Campagna pubblicitaria 2018
Campagna pubblicitaria 2018

A luglio 2017, la società Michael Kors annunciò l’acquisizione del marchio di calzature e accessori di lusso Jimmy Choo per 1,2 miliardi di dollari. A novembre, Francesca Leoni divenne Vice Presidente Senior e Chief Brand Officer di Michael Kors.

Attualmente i negozi Michael Kors sono presenti nelle più prestigiose città del mondo, da New York, a Londra, a Milano, a Parigi, fino a Shanghai e Tokyo. Attraverso negozi di proprietà e partner Michael Kors offre prodotti di consumo tra cui accessori, calzature, orologi, gioielli, prêt-à-porter uomo e donna, occhiali e una linea completa di profumi.

ALEXANDER WANG

Stilista americano ed ex direttore creativo di Balenziaga. È famoso per aver creato uno stile unico e del tutto anti-conformista.

Indice

  1. Le origini
  2. Il successo
  3. Le ispirazioni di Alexander Wang
  4. Balenciaga

Le origini

Alexander Wang (San Francisco, 26 dicembre ’80) è uno stilista americano di origine taiwanese. Appassionato di moda fin dall’età adolescenziale, Alexander Wang seguendo il richiamo della moda, lascia la famiglia (che l’ha sempre sostenuto in ogni sua scelta) per trasferirsi a New York.

Nella Grande Mela studia alla Parsons School, prestigiosa scuola di arte e design; percorso accademico che non lo soddisfa pienamente visto che, dopo un anno di studi, comprende che il design si impara sul campo.

Il successo

Il successo di Alexander Wang è stato sostenuto dal Council of Fashion Designers of America per un riconoscimento legato alla linea womenswear (2007) che gli è valso un premio di 200.000 dollari. Nella teca dei premi, lo stilista vanta anche il Fashion Fund Award Winner indetto dalla rivista Vogue America.

Alexander Wang Primavera 2007
Primavera 2007

Wang è famoso per aver creato una moda anti-conformista. Nelle sue collezioni, l’individualismo è stato annullato quasi del tutto, aprendo il varco per la moda gender. Capi basici sono sostenuti da pregiati filati come cachemire talvolta mixato al cotone e al lino. La palette di colori non è sicuramente generosa nelle tonalità.

Le ispirazioni di Alexander Wang

Designer come Martin Margiela e Ralph Lauren sono, per lui, idoli da seguire perché “sempre fedeli alla loro visione”.

Non ho mai creduto nell’innovazione fine a se stessa, preferisco ragionare su cosa significhi oggi la modernità. Ho anche cercato la parola sul vocabolario per essere davvero preciso: è moderno ciò che hai davanti, quello che vivi, la tua realtà, e io riproduco ciò che vedo”. Alexander Wang

Balenciaga

Alexander Wang per Balenciaga
Alexander Wang per Balenciaga

Il suo “creare moda”, sempre sui generis, gli permette di sedere sull’ambita poltrona di Balenciaga, vestendo i panni di direttore creativo dopo l’addio alla maison di Nicolas Ghesquière.  Era il dicembre del 2012. Dopo tre anni di sodalizio, cede il posto a Demna Gvasalia.

È con marchi come H&M e Adidas che riesce a conquistare una buona fetta di mercato. Per la catena di moda low cost, Alexander elabora una capsule collection legata alla moda sportwear; per Adidas Original, invece, rivede i codici estetici del marchio, capovolgendo di 180° lo storico logo dell’azienda.

VIVIENNE WESTWOOD

Stilista britannica, ottima imprenditrice e regina del punk dell’era moderna. Aprì la prima boutique a Londra, nel 1970.

Indice

  1. Le origini
  2. La prima boutique
  3. I Sex Pistols
  4. La carriera
  5. I sei migliori stilisti al mondo
  6. Il nuovo percorso stilistico
  7. Nuove linee e boutique
  8. Mostre
  9. Il successo all’estero
  10. Vivienne Westwood ritorna sulle passerelle
  11. Il mercato asiatico
  12. La sostenibilità
  13. Situazione attuale

Le origini

Famosa stilista inglese, nata nel ’41. Ha segnato la storia del costume come “musa del punk“. Nata a Glossop, nel Derbyshire, e figlia degli operai tessili Dora e Gordon Swire, venne chiamata Vivienne Isabel in omaggio all’attrice Vivienne Leigh.

Vivienne Westwood negli anni '70
Vivienne Westwood negli anni ’70

Vivienne Westwood si formò alla Glossop Grammar School. Profetico, per la sua futura carriera, il motto dell’istituto: “Virtus, veritas, libertas”. Studiò oreficeria alla Harrow School of Art, diventò insegnante di scuola elementare e iniziò a creare i suoi gioielli. Dopo un breve matrimonio con Derek Westwood si legò al musicista Malcom McLaren, dando alla luce nel ’68 Joseph Ferdinand, oggi titolare di un negozio fetish a Soho.

La prima boutique

Nel ’70, i due aprirono il negozio Let it Rock al 430 di King’s Road. Antesignana delle contaminazioni, vendeva dischi anni ’50 e abiti ispirati a quell’epoca. Nel ’72, nello stesso negozio con la nuova insegna Too Fast to Live, Too Fast to Die, presentò la sua prima collezione dedicata ai Rockers. Tra i primi clienti celebri, Ringo Starr, per il quale la stilista inventò i costumi di scena del film That’ll Be the Day. Determinante per il suo lavoro e la sua affermazione restò tuttavia il legame con McLaren. Con lui, nel ’74 lanciò abiti di cuoio, magliette di gomma, catene e T-shirt con immagini pornografiche.

I Sex Pistols

Vivienne Westwood "Sex", negozio di Londra, '76. Scatto di Sheila Rock
“Sex”, negozio di Londra, ’76. Scatto di Sheila Rock

Palcoscenico della provocazione: la solita boutique di King’s Road, coerentemente ribattezzata Sex. Intervenne la polizia per chiudere quel covo di scandali. Ma dietro le saracinesche abbassate maturarono fermenti ancor più rivoluzionari. Vivienne e Malcom si preparavano a lanciare il gruppo Sex Pistols: icona estetico-musicale del movimento punk che aborriva l’ipocrisia dell’epoca e la combatteva, importunando i codici di comportamento dell’establishment.

Per l’occasione, il negozio cambiò ancora nome in Seditionaries: gioco di parole tra seduzione e sedizione. Come annotò Giannino Malossi nel volume Liberi Tutti (Mondadori) “I punk sapevano che gli abiti possono essere armi di sovversione, quanto i libri e i manifesti”. E Seditionaries forniva, in termini di mode e pose, il manuale dei nuovi anarchici che suonavano al Roxy di Londra, trafiggendosi le guance con le spille da balia e pettinandosi con creste minacciose. Inoltre, l’adozione di elementi tradizionali del design scozzese come il tartan fu essenziale per lo sviluppo del movimento punk.

Vivienne Westwood "God Save the Queen" T-shirt, Malcolm McClaren
“God Save the Queen” T-shirt, Malcolm McClaren

La coppia “maledetta” toccò la vetta della massima provocazione e popolarità nel ’77, quando i Sex Pistols, in omaggio al Silver Jubilee per i 25 anni di trono della regina Elisabetta II, incisero con l’etichetta Virgin, God Save the Queen. Non proprio gradevole e gradito, il brano definiva Sua Maestà “moron” (deficiente): conquistò subito le vette delle hit parade e divenne l’inno del movimento punk, ormai fenomeno mondiale.

La carriera

Dalla ribellione dei ’70 all’edonismo dei nascenti ’80, Westwood disegnò con McLaren un’altra collezione epocale, presentata a Parigi e Londra: quella dei Pirati, che lanciò il look New Romantic, segnando anche l’ingresso degli abiti di Vivienne al Victoria and Albert Museum.

Vivienne Westwood Collezione Pirate
Collezione Pirate

Forse proprio il tramonto della ribellione punk ispirò il nuovo nome World’s End per il suo negozio londinese e il trasferimento sulle passerelle francesi. Nell’82, dopo Mary Quant, fu la prima inglese ad essere accolta nel calendario dei défilé parigini. Anche le collaborazioni di “Lady Viv” cambiarono, spostandosi dalla musica all’arte.

Nell’83, sfilò Witches: frutto dei rapporti sempre più stretti con il graffittaro Keith Haring, a fronte della fine di ogni relazione con McLaren. Per taluni, fu “la fine” anche del genio di Vivienne.

Vivienne Westwood Collezione Witches
Collezione Witches

Nell’85, l’addio della stilista alle passerelle francesi sembrava confermarlo. Ma era ancora successo per la Crini Collection di quell’anno, con mini crinoline e zeppe altissime, calzature, secondo la stessa creatrice, “ideate per issare la bellezza femminile su un piedistallo”. Proprio di tali scarpe, ribattezzate platform, restò vittima in sfilata la top model Naomi Campbell che, inciampando nei tacchi vertiginosi, cadde rovinosamente a gambe aperte.

I sei migliori stilisti al mondo

Le fortune sempre più alterne della stilista non ne sminuirono comunque il prestigio e l’altissima considerazione nel mondo della moda. Per lei e per i suoi fashion show, sempre caratterizzati da un titolo come una pièce teatrale, tutte le top model più famose sfilavano gratuitamente. Mentre John Fairchild di Wwd, nel volume Chic Savages dell’89, inserì la Westwood come unica donna tra i sei stilisti migliori al mondo.

Tornata a sfilare a Londra nell’87 con la collezione Harris Tweed, dall’89 al ’91 la stilista salì in cattedra alla Accademia delle Arti applicate di Vienna, in qualità di docente della moda. Durante questa esperienza maturò il progetto di una collezione maschile che mostrò in anteprima nel ’90 a Firenze, nell’ambito di Pitti Uomo.

Vivienne Westwood Collezione autunno/inverno 1987
Collezione autunno/inverno 1987

La sua fama era ormai tale che la stessa regina Elisabetta, dimenticando l’affronto di God Save the Queen, nel ’92 riconobbe alla stilista l’onorificenza Order of British Empire. Ma proprio al termine di quella cerimonia in odore di armistizio, Vivienne fece volteggiare la gonna davanti agli obiettivi dei fotografi, svelando al mondo che non portava biancheria intima. “Mai”, come precisò pubblicamente, rincarando la provocazione.

Il nuovo percorso stilistico

Vivienne Westwood Collezione Pirates
Collezione Pirates

Eppure, dalla collezione Harris Tweed sembrò aver imboccato una nuova strada stilistica passatista che escludeva ogni sberleffo avanguardista, rifugiandosi nell’abito d’epoca settecentesco. Disse:

“Nel momento in cui mi sono accorta che l’establishment ha bisogno di opposizione, ho iniziato a ignorarlo, occupandomi di cose più importanti, quali la storia.”

Infatti, sulle note leziose di Vivaldi, l’ex musa del punk riportò sotto i riflettori crinoline e parrucche bianche. Questo non le impedì, comunque, di sperimentare nuove contaminazioni. Nel ’93, fu la prima firma della moda a siglare un orologio Swatch: il pop Putti con angeli barocchi al quale si affiancherà, l’anno successivo, l’Orb. Su quest’ultimo era riprodotto il logo della stilista che riassumeva la sua filosofia: un’orbita, simbolo della tradizione, contornata da un anello satellitare, emblema del tempo che scorre e delle novità che nascono sempre dal passato.

Non a caso, nel ’96, quando su invito di Nicola Trussardi, la Westwood lanciò la sua prima collezione maschile all’ex fabbrica Motta di Milano: il logo della linea, Man, era scritto a caratteri a forma di dolmen. Ciò nonostante, restò fedele “alla qualità della ricerca stilistica in opposizione alla quantità della confezione”.

Nuove linee e boutique

Al termine degli anni ’90, riorganizzò e articolò la sua produzione. Alla Gold Label, prodotta in Inghilterra con tecniche sartoriali e presentata a Parigi, si affiancò nel ’97 la Red Label, seconda linea che sfilò a Londra ma venne realizzata in Italia, insieme alla Man Label, dalla Italiana Staff International. Lo stesso anno debuttò Anglomania: streetwear maschile e femminile confezionato e distribuito dall’azienda tricolore G.t.r.

Simmetrica al moltiplicarsi delle proposte, l’apertura di boutique monomarca nel mondo: da Tokyo a Londra in Conduit Street. Immancabile, in questa strategia commerciale, l’uscita del profumo femminile, lanciato a Londra nel ’98 al quale entro il 2002 si aggiunse l’essenza maschile. Fra tante strategie marketing, la vena artistica e provocatoria di Westwood non si esauriva.

Mostre

Se nel ’96 la stilista partecipò alla mostra New Persona della Stazione Leopolda nell’ambito della Biennale della Moda di Firenze, nel ’98 tornò sulle prime pagine dei giornali perché un suo modello snidava in pedana. “Tabacco”, si giustificò lei. “Qualcosa di meno legale”, ipotizzarono i media. Sempre e comunque un gesto fra “tradizione e trasgressione”, rappresentativo di questa interprete dell’anarchia disciplinata. O della disciplina anarchica che dir si voglia.

Una mostra sugli stili più folli della moda inglese non poteva prescindere dalla produzione di Vivienne, e infatti non mancarono le creazioni della stilista londinese alla rassegna London Fashions organizzata dal Fashion Institute of Technology di New York. Dal 16 ottobre 2001 al 12 gennaio 2002 rimasero in esposizione cento modelli originali, da Mary Quant a Stella Mc Cartney, partendo dal presupposto che “Londra è l’unica città al mondo capace di creare stili di strada che poi finiscono in passerella”.

Il successo all’estero

A fine novembre 2002 la griffe fu presente alla settimana della moda di Mosca allo State Central Concert Hall “Rossia”, insieme a Emilio Pucci, Julien Mac Donald ed Emanuel Ungaro. Per il Natale 2002 venne inaugurata una collezione di abbigliamento e accessori per cani, sulle orme degli stilisti che per primi avevano pensato a soddisfare le esigenze della “clientela” a quattrozampe: Hermès, Gucci e Burberry.

Nel 2003 il marchio fece un passo indietro negli Stati Uniti e due passi avanti a Parigi e in Estremo Oriente, con la chiusura del flagship di New York nel quartiere di SoHo e l’annuncio di aperture in Asia e nella capitale francese.

Per il gruppo austriaco Wolford disegnò una linea di body con lacci, di maglie e giacche.

Vivienne Westwood Collezione autunno/inverno 2006

Collezione autunno/inverno 2006

Nel 2006 Vivienne Westwood fu nominata Dame Commander of the Excellent Order of the British Empire, uno dei più importanti riconoscimenti nel Regno Unito. Lo stesso anno, il brand si espanse significativamente nel mercato sovietico, attraverso l’apertura di numerosi negozi nelle città di Mosca, San Pietroburgo, Kiev e Baku. L’anno seguente, in onore dei 35 anni di carriera, Palazzo Reale a Milano le dedicò una mostra, presentata dal critico d’arte italiano Vittorio Sgarbi.

Vivienne Westwood ritorna sulle passerelle

Vivienne Westwood Red Label 2008
Red Label 2008

Dopo 10 anni di assenza, nel 2008, l’eccentrica Vivienne Westwood tornò sulla scena della moda londinese con la collezione Red Label autunno/inverno. Lo scopo era quello di attirare l’attenzione sui cambiamenti climatici che stavano interessando il pianeta, per spingere la moda a diventare sempre più sostenibile e accessibile.

La casa di moda decise di stringere una partnership con l’etichetta americana Lee Jeans per produrre una mini-collezione chiamata “Anglomania”. L’obiettivo era di dare un nuovo significato al denim e quindi di riuscire ad aprire il primo store americano nel cuore del quartiere dello shopping Melrose a Los Angeles. Contemporaneamente, la linea Vivienne Westwood Red Label lanciò una nuova collezione eco-friendly chiamata “CHOICE”, i cui prodotti comprendevano magliette, gonne, abiti e giacche realizzati con prodotti biologici tessuti e prodotti con tecniche sostenibili.

Vivienne Westwood Red Nose T-shirt
Red Nose T-shirt

Nel 2011 Vivienne Westwood, oramai icona della moda europea, ebbe l’onore di aprire la Shanghai Fashion Week. Nello stesso anno produsse una linea di magliette create esclusivamente per beneficenza, chiamata “Red Nose”, per il naso rosso sempre presente sulle stampe.

Il mercato asiatico

L’anno seguente, dopo aver visto un aumento dei ricavi, il marchio era pronto a conquistare il mercato asiatico, in particolare quello cinese. L’eccentrica Vivienne si schierò con il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, per fargli ottenere asilo politico dall’ambasciata dell’Ecuador.

Le collezioni 2013 si ispirarono al Medioevo, più precisamente ai successi di Alessandro Magno. I punti salienti della passerella erano pezzi pesanti sovrapposti uno sull’altro, ampi mantelli con cappuccio e maglie metalliche mescolate con abiti da cortigiana, riassunti in una sorta di contemporaneità.

La sostenibilità

Vivienne Westwood Fashion Show Climate Revolution, 2013
Fashion Show Climate Revolution, 2013

La stilista punk è sempre stata anche una grande e convinta attivista: inviò un forte messaggio politico ed ecologico contro l’allevamento intensivo di animali, a sostegno dell’associazione Pigledge, il cui scopo principale è quello di proteggere i maiali.

Si schierò anche a fianco della protesta “No Brexit”: indossò una maglietta con una frase ironica che cercava di spingere i giovani a votare per non essere sottomessi dalle generazioni più anziane. Uno degli eventi più importanti degli ultimi anni si svolse alla London School of Economics, dove Vivienne Westwood tenne una conferenza su un argomento molto delicato che ha sempre cercato di sottolineare attraverso le sue collezioni, cioè la protezione dell’ambiente.

Situazione attuale

Vivienne Westwood La stilista nella campagna pubblicitaria della primavera 2017
La stilista nella campagna pubblicitaria della primavera 2017

Nel 2016, Vivienne Westwood ha nominato suo marito, al suo fianco negli ultimi 25 anni, per la linea principale del marchio, che si chiamerà Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood. Da dicembre 2016 a febbraio 2017, a Shanghai, la Art K11 Foundation ha curato la mostra “Get a Life”, dedicata a “Woman Who Co-Created Punk”.

Ad oggi l’attivista-stilista è uno dei 10 fashion designer più pagati al mondo; vanta un capitale di 96 milioni di dollari e continua a crescere nel mercato, aprendo nuovi negozi e lanciando nuove capsule collection, come la “ready-to-buy“della linea principale.

ROBERTO CAVALLI

Stilista italiano nato nel 1940, noto per le sue stampe esotiche e per la creazione della tecnica di sabbiatura per denim e jeans.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Cavalli
  3. Lo sviluppo del brand
    1. Fatturato 2001
    2. Collezione uomo autunno/inverno 2002
    3. Collezione donna autunno/inverno 2002
    4. Collezione kids
    5. Gli orologi
    6. Opening in America
  4. Gli eventi
  5. 40° anniversario
  6. Direttori creativi
  7. Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli
  8. Situazione attuale

Le origini

Roberto Cavalli, classe 1940, ama essere definito “artista della moda”, forse per rammentare che il nonno era un illustre pittore macchiaiolo, autore di quadri esposti al museo degli Uffizi di Firenze, la sua città.

Roberto Cavalli Lo stilista con alcune modelle
Lo stilista con alcune modelle

Lui stesso frequentò l’Accademia di Belle Arti e presto si interessò al rapporto fra moda e pittura, avviando nella sua stamperia un lavoro di ricerca sui materiali, sperimentando contemporaneamente nuove tecnologie. Negli anni ’60, a Parigi, brevettò un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e venne immediatamente notato da Hermès e Pierre Cardin. All’età di 32 anni presentò la sua prima collezione ufficiale al salone Prêt-à-Porter di Parigi.

Nel decennio successivo (’72) debuttò a Palazzo Pitti con i primi patchwork, considerati ormai la sua firma, che caratterizzano soprattutto jeans all’insegna del glamour. Aprì in questo periodo la prima boutique a Saint Tropez. Nell’80, sposò Eva Düringer. Roberto Cavalli, amante della pittura senese, possiede un’importante collezione d’arte con dipinti del ‘400 e del ‘600. Altra sua passione, i purosangue.

Lo stile Cavalli

Roberto Cavalli Lo stile Cavalli
Lo stile Cavalli

La donna Cavalli ha una silhouette ben definita: gli abiti accarezzano il corpo, lo avvolgono con tessuti colorati a fantasia spesso sovrapposti.

La natura è fonte di ispirazione: manti di animali, paillette a squame di pesce, onde che si perdono nelle trasparenze del tessuto. L’impatto con la collezione è sempre forte: belve feroci, angeli e demoni si affacciano da una giacca, dai calzoni. Donne feline e grintose che nello stile Cavalli trovano una conferma della propria personalità, istintiva ed esibizionistica.

Ogni modello è mozzafiato: gli short e i corsetti per una Rossella O’Hara proiettata nel 2000, i blazer anatomici a stampe leopardo, coccodrillo, lince. Il serpente per sostituire maculati di ogni razza. Poi il nero delle bande giovanili, dal blouson del selvaggio Marlon Brando ai punk, ai metallari: sono in cervo morbidissimo i suoi inconfondibili, elegantissimi chiodi. Qualcosa di lunare per microgonne galattiche, e ancora jeans stampati ad antichi motivi barocchi.

Anna Falchi e Claudia Koll formano l’accoppiata vincente di una presentazione alle sfilate del prêt-à-porter di Milano, nel marzo del ’95. Schiaccia l’acceleratore per ottenere vibrazioni forti: eleganza sofisticata che si tinge di trasgressione. Lo stretch diventa ultrastretch: maestro della pelle, la tratta come fosse una tela da dipingere e il corpo pare tatuato.

Lo sviluppo del brand

Roberto Cavalli Boutique di Milano
Boutique di Milano

La prima boutique monomarca fu inaugurata a Venezia nel ’96. Il marchio Just Cavalli venne lanciato nel 2000 con una collezione uomo, donna, accessori, occhiali, orologi, gioielli, profumi, intimo e beachwear.

In quegli anni il marchio era distribuito in oltre 30 paesi, direttamente dagli show room di Milano, New York e Düsseldorf. Il mercato interno era leader con il 35% del fatturato (Europa 25, Asia 20). Russia in espansione, Usa già una conquista, con modelli in vetrina nei più importanti department store. Alla linea principale si sono, via via, affiancate CJ Cavalli Jeans, la linea uomo, gli occhiali prodotti da Marcolin e gli accessori femminili e maschili. Ultimo nato, l’underwear per la donna. La moglie, Eva Duringer, che lo affianca professionalmente, è stata Miss Universo.

Ad ottobre 2000, alla Milano Collezioni, un’intera giornata fu dedicata a Cavalli. Dopo la sfilata del mattino, venne inaugurato il primo negozio milanese in via della Spiga. L’anno seguente, e per i 5 successivi, la linea calzature uomo venne prodotta e distribuita da Roberto Botticelli. La collezione autunno/inverno 2001/2002 si ispirò al Far West con mocassini, stivaletti e soprattutto stivali, dai dettagli ricamati.

A marzo 2001 Cavalli disegnò due nuove linee per gli orologi prodotti da Sector. Per la collezione mare, usava il tessuto Sensitive di Eurojersey, eclettico e confortevole, personalizzandolo con le sue celebri stampe. A luglio, per festeggiare l’ingresso in Gran Bretagna, Eva e Roberto Cavalli accolsero gli ospiti in una tenda berbera che riportò un pezzo d’Africa al Momo, storico locale nel West End. Tra tappeti zebrati e vassoi in rame venne presentata la nuova collezione di occhiali, prodotta e distribuita da Marcolin.

Fatturato 2001

Era previsto un fatturato di 280 miliardi di lire e invece, in chiusura di anno, la stima era di 300-350 miliardi. Vennero pianificate anche le successive aperture monomarca. Dopo Milano, Roma, Gedda, Parigi, New York e Venezia, aprì con nove grandi vetrine in via Tornabuoni a Firenze, nel Palazzo Viviani della Robbia. Lo storico caffè Giacosa era collegato alla boutique, pur contando l’ingresso indipendente. Ma soprattutto Cavalli puntava ai “nuovi” mercati: Hong Kong, Seul, Taipei e Mosca.

Collezione uomo autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Uomo autunno/inverno 2002
Collezione Uomo autunno/inverno 2002

A gennaio 2002 la nuova collezione uomo autunno/inverno 2002-2003 era ricercata, preziosa e stravagante, rinnovava lo stile del guardaroba maschile con l’ironia dell’eccesso e della fantasia. L’ispirazione veniva dall’Inghilterra vittoriana. La sfilata ebbe luogo nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze. Eccesso, provocazione, colore e divertimento per la mostra More and more more and more – The looks Roberto Cavalli Wants for You, curata da Italo Rota.

A febbraio 2002, la mostra Men in skirts alla Dress Gallery del Victoria and Albert Museum di Londra ospitò, tra gli altri creatori, anche Cavalli. Nata con l’intento di celebrare i designer che fecero della gonna un capo di abbigliamento maschile, l’esposizione era divisa in cinque temi: stili storici, kilt, esotismo, stili contro cultura e stili futuristici. Roberto Cavalli trovò il suo spazio naturale nella sezione Esotismo dove espose un kaftano di lino con stampe animal-tribali.

Collezione donna autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Donna autunno/inverno 2002
Collezione Donna autunno/inverno 2002

L’autunno/inverno 2002/03 fu una sfilata divertente e vivace, ma anche autoironica, che propose capi come il tailleur nero di breitschwanz, le raffinate pellicce intarsiate, i soprabiti di vernice da donna-gatto e vestiti longuette di mussola a fiori delicati anche con maniche lunghe. Indossati da Cindy Crawford, lo stretto tubino scollato in agnello persiano viola, una pelliccia a spina di pesce e, infine, un lungo abito di raso bianco, ricamato con pantere e tigri di paillette, portato con un trench di lucidissimo pitone chiaro. Una novità il coloratissimo tessuto scozzese a telaio, usato per tailleur con la gonna stretta sui fianchi e poi scampanata a godet, per le giacchine da portare con i jeans, ma anche lavorato con applicazioni di stoffe fantasia ricamate a filo d’argento.

A maggio 2002, per l’85° Giro d’Italia, Cavalli disegnò le divise di Mario Cipollini e del suo team. Naturalmente stampate a zebra.

Collezione kids

Roberto Cavalli Linea Kids 2015
Linea Kids 2015

Nel 2002 Roberto Cavalli Angels, collezione prodotta e distribuita da Simonetta, portò in passerella a Pitti Bimbo per la primavera/estate 2003 giacche in pelle chiara con applicati fiori colorati, giubbotti stampati a rettile, jeans gessati e salopette oversize in tessuto délavé. Ai piedi stivali scamosciati come quelli dei Navajo e in vita cinture di rafia colorata con perline e piume. Roberto Cavalli Devils era la nuova linea dedicata al bambino e ragazzino dai 4 ai 14 anni. Affiancò Roberto Cavalli Angels, la collezione per bambine e teenager prodotta e distribuita su licenza da Simonetta, che si occuperà anche del nuovo marchio.

Nel luglio 2002 si aprì a Roma, in piazza di Spagna, la prima boutique della linea giovane Just Cavalli. Roberto Cavalli e Ittierre (Gruppo It Holding) rinnovarono, con tre anni di anticipo, il contratto di licenza per la linea Just Cavalli, prolungandolo fino al 2010.

Gli orologi

Roberto Cavalli Orologi Cavalli
Orologi Cavalli

La linea di orologi disegnata per Sector Group raggiunse, nei primi sei mesi dell’anno, un fatturato di 3,9 milioni di euro, crescendo del 136%. Riaprì la Torre Branca, ex Littorio, a Milano: ai piedi della torre, fu inaugurato il Just Cavalli Café, con bancone disegnato da Ron Arad. Cavalli ricevette il premio The Provocateurs, destinato “a quelli che osano”. La cerimonia si svolse al Cipriani di New York, in occasione della diciannovesima edizione di Night of Stars, organizzata dal Fashion Group International.

Nel 2003, piatti zebrati, bicchieri rifilati d’oro, cuscini animalier per la casa firmata Cavalli. Stava fra il cow boy e il motociclista l’uomo che Cavalli ha presentato a Milano Moda Uomo.

Opening in America

Ad aprile 2003 fu aperto il quarto punto vendita negli Usa, inaugurato a Coral Gable (Miami), More more and more by Roberto Cavalli. Vi si trovavano tutte le collezioni (fuorché la prima linea), compreso il bambino, gli accessori e la casa. Le altre boutique in America erano quelle di New York in Madison Avenue, Bel Harbour in Florida e Las Vegas.

Il brand apertì anche una nuova boutique a Porto Cervo (Sardegna) e a Mosca, al 15 del Tretyakovskiy Passage di Mosca, prima boutique monomarca in Russia.

Gli Eventi 

Nell’aprile 2004 Cavalli ospitò Le Cirque du Soleil a Milano e organizzò una serata per la prima dello straordinario spettacolo Saltimbanco. lo stilista, con l’aiuto creativo di Ettore Scola, trasformò un magazzino in un paradiso incantato.

A dicembre, Cavalli tornò a New York per ospitare la serata più esclusiva dell’anno, in occasione della mostra organizzata dal Fashion Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Wild fashion Untamed. Per celebrare l’evento, Cavalli organizzò una serata esclusiva: cocktail e un’anteprima della mostra, seguita da una cena per 300 ospiti internazionali.

Roberto Cavalli Mostra Wild Fashion Untamed
Mostra Wild Fashion Untamed

A gennaio 2005, Just Cavalli aprì il primo negozio monomarca a Milano. Il progetto innovativo, un vero “negozio di fantasia”, era risultato della collaborazione tra Roberto Cavalli e Italo Rota. Con l’amico Dino De Laurentiis, Cavalli partecipò al film Il Decameron, diretto da David Leland, disegnandone i costumi. Il cast includeva: Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Roberto Cavalli ha anche collaborato con Tre Italia, il primo videocitofono di marca. Il progetto prevedeva una donazione alla Fondazione Veronesi per la ricerca sul cancro.

Roberto Cavalli Il club Just Cavalli
Il club Just Cavalli

Roberto Cavalli collaborò con Pragma Group (2009) e aprì il suo primo locale notturno, Just Cavalli, a Firenze. La location era una chiesa del XV secolo: presto il club aprì anche a Milano. Questa iniziativa imprenditoriale prevedeva un piano quinquennale per aprire altri 3 Cavalli Clubs e 15 Cavalli caffè.

40° anniversario

Roberto Cavalli Evento per il 40° anniversario
Evento per il 40° anniversario

Nel 2010 Cavalli festeggiò il 40° anniversario. Il 29 settembre il brand tenne un evento di gala all’Ecole National Superieure des Beaux Arts. Molte celebrità vi parteciparono: Naomi Campbell, Taylor Swift, Leona Lewis, Heidi Klum. Alcuni dei disegni distintivi di Cavalli furono esposti alla galleria dell’Ecole National Superieure des Beaux Arts. La celebrazione continuò alla settimana della moda milanese, dove Roberto Cavalli presentò la collezione primavera/estate 2011 all’Arco della Pace.

Nel 2011 Roberto Cavalli siglò un accordo di licenza quinquennale con la Compagnia delle Pelli per il lancio di una nuova linea di accessori “CLASS Roberto Cavalli”. Iniziò anche ad offrire borse uomo e donna e piccole collezioni di pelletteria. Un anno dopo, con il partner indiano Infinite Luxury Brands, Roberto Cavalli lanciò il primo negozio in India e un nuovissimo Cavalli Cafe a Nuova Delhi.

Direttori creativi

Nel 2013 Yvan Mispelaere, ex chief designer di DIANE VON FURSTENBERG, fu nominato primo design director di Roberto Cavalli. Svelò la sua prima collezione per l’autunno/inverno ’14. Un anno dopo, Roberto Cavalli, prima della sfilata autunno/inverno di Just Cavalli Women, esclamò di non volersi coinvolgere con le celebrità per promuovere il suo marchio e incoraggiò il mondo della moda a girare le spalle alle celebrities.

Roberto Cavalli Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014
Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014

A marzo 2015 Peter Dundas è stato indicato come nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli. Questo designer norvegese era stato direttore creativo per Emilio Pucci e, infatti, aveva lavorato a stretto contatto con Roberto Cavalli, proprio quando stava rilanciando il brand senza esclusione di colpi (2002-2005).

Roberto Cavalli Peter Dundas, collezione autunno 2016
Peter Dundas, collezione autunno 2016

A gennaio 2016 Peter Dundas ha presentato la sua prima collezione, con uno stile che tanto doveva a quello originale della casa di moda di Firenze. Concentrò la sua attenzione su sensualità, femminilità e freddezza. Questo ritorno sottolineò la capacità dello stilista di mescolare giorno e notte, eleganza, bellezza e ferocia. Gli accessori erano stivali e orecchini con ciondoli.

Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli

Un mese dopo, la società di private equity Clessidra SGR acquisì il 90% della casa di moda italiana. Nel febbraio 2016, Roberto Cavalli diventò il primo fashion brand ad aprire un negozio in Iran. Renato Semerari ha lasciato il gruppo a causa di differenze strategiche, mentre Gian Giacomo Ferraris è stato nominato nuovo Amministratore delegato della società. In ottobre, Peter Dundas lasciò il brand dopo solo un anno.

Nel frattempo, Gian Giacomo Ferraris ha annunciato una riorganizzazione completa della società, comprese chiusure di negozi e tagli severi all’organico globale; quasi il 30% delle posizioni furono eliminate, gli uffici di Milano chiusi e tutte le funzioni trasferite a Firenze. I dipendenti di Roberto Cavalli sono intervenuti immediatamente dopo il drammatico piano di ristrutturazione e hanno manifestato con uno sciopero di otto ore.

Situazione attuale

Roberto Cavalli Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

A maggio 2017 Roberto Cavalli ha dato il benvenuto al nuovo direttore creativo, lo stilista britannico Paul Surridge. Surridge si è laureato alla Central Saint Martins e ha lavorato con Calvin Klein, Burberry e Jil Sander. Paul Surridge ha presentato la sua prima collezione donna primavera/estate 2018 durante la settimana della moda di Milano.

PAUL&SHARK

Brand italiano di abbigliamento, fondato nel 1975 da Paolo Dini. L’azienda è specializzata in articoli da vela ad altissime prestazioni ed incredibilmente eleganti.

Indice

  1. Le origini
  2. L’icona
  3. Lo sviluppo del brand
  4. La tecnologia di Paul & Shark
  5. Mostre ed eventi
  6. 40° anniversario
  7. Progetti speciali
  8. Situazione attuale

Le origini

Paul & Shark Il Logo
Il Logo

L’azienda dello sqaletto, specializzata in abbigliamento da vela, fu fondata il 4 marzo del ’57 presso il laminatoio Maglificio Daco, nato nel 1921 e riaperto da Gian Ludovico Dini. Nove anni dopo, cambiò il nome in Dama S.p.A. I prodotti dell’azienda arrivarono in tutto il mondo, grazie soprattutto alle collaborazioni con Christian Dior e Balenciaga.

Nel ’57 la compagnia cambiò, finalmente, il nome in Paul & Shark. All’inizio degli anni ’70 Paolo Dini, primogenito di Gian Ludovico, si trovava in un laboratorio nel Maine, dove la vela di un vecchio clipper del XVIII secolo attirò la sua attenzione. L’iscrizione diceva “Paul & Shark”. Da quel momento, il brand si lanciò nel settore della moda sportiva con una collezione ispirata al mondo della vela.

L’icona

Paul Shark Pullover
Pullover

Nel ’78 nacque il famoso pullover C0P918, maglione da vela che diventerà vera icona dello stile Paul & Shark, noto anche per la sua confezione, una lattina di metallo usata a bordo delle navi come contenitore multiuso. Questo prodotto è stato l’inizio di una collezione di maglieria idrorepellente. Il brand entrò rapidamente a far parte del mondo della moda italiana, offrendo materiali tecnici ad alte prestazioni, la maggior parte dei quali brevettati proprio da Paul & Shark.

Il total look del brand comprende pantaloni, bermuda, costumi da bagno, giacche, blazer, calze, scarpe e ombrelli. Paul & Shark comprende anche prodotti di maglieria, di lana lavabile in lavatrice hi-tech (chiamata superwash), e di filato “total easy care” che si asciuga facilmente in uno spin-dryer domestico. Le linee più recenti sono state dedicate al golf, alla vela e al diving.

Lo sviluppo del brand

Nel 2010 Paul & Shark firmò una joint venture con Reliance Group per entrare nel mercato indiano: la società aprì un negozio di 1.100 mq nel DLF Emporio, lussuoso centro commerciale della capitale. Andrea Dini, proprietario e amministratore delegato, affermò che la più grande sfida in India sarebbe stata quella di coinvolgere i consumatori più esigenti.

Nel 2013 Paul & Shark debuttò nel settore occhiali, presentando una collezione di occhiali da sole Floating, realizzati in polipropilene leggero in grado galleggiare.

Nel 2014 continuò il piano di espansione globale: furono aperti diversi negozi (due a Mosca alla Galereja Moskva; il più grande flagship store a Instanbul; in Italia). Paul & Shark si prefissò anche l’obiettivo di rinnovare e ridisegnare i negozi esistenti, secondo il più nuovo concept di negozio al dettaglio.

La tecnologia di Paul & Shark

Paul Shark Tecnologia Typhoon 20000
Tecnologia Typhoon 20000

Nel corso degli anni, la compagnia Paul & Shark investì molte energie nella ricerca tecnologica, alla ricerca delle soluzioni più innovative che potessero essere adottate per i capi sportivi. I risultati furono molto appaganti: ancora oggi Paul & Shark possiede diverse tecnologie esclusive, tra cui il typhoon, tecnica brevettata con membrana ultramorbida e processo di produzione rivoluzionario. La collezione Typhoon fornisce le migliori prestazioni impermeabili e antivento tra i competitors, garantendo massimo comfort in ogni momento.

Lo Shield E.M.W è un taschino per cellulare progettato per proteggere il corpo dalle onde elettromagnetiche. Le ultime ricerche di Paul & Shark hanno prodotto una tecnologia tre-in-uno: 3 fili intrecciati in un unico filato conferiscono ai capi più resistenza.

Mostre ed eventi

Grande evento fu l’apertura del primo showroom milanese, il 16 gennaio 2015. Il luxury brand sportivo Made in Italy ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo spazio in Via Ciovassino 3, nel cuore di Brera durante la settimana della moda uomo. Gli ospiti hanno potuto ammirare sia il nuovo showroom di 1.000 mq, sia le collezioni autunno/inverno 15/16, presentate con un vero e proprio set teatrale ispirato al mondo marino.

Paul Shark Blue Typhoon
Blue Typhoon

Arte, moda e la magia dei giochi di luce nell’acqua si fondevano alla perfezione nell’installazione Blue Typhoon, creata dal designer Moritz Waldemeyer per Paul & Shark. Il brand presentò le opere dell’artista eclettico durante la Design Week 2015, con un evento esclusivo ospitato negli eleganti spazi dello showroom milanese.

40° anniversario

Paul & Shark festeggiò 40 anni di successi internazionali con l’evento esclusivo Project 40, durante la settimana della moda uomo di Milano, nello showroom di Brera. Grazie alla collaborazione con Wallpaper, la rivista di design più apprezzata al mondo, moda e design sono stati gli ingredienti principali della sofisticato serata.

Il nuovo flagship store di Giacarta, inaugurato il 24 novembre 2016 già nel mood di Christmassy, ​​riflette pienamente la personalità forte e decisa del brand. Ampie nicchie illuminate si alternano a strutture in vetro dai classici colori Paul & Shark (blu e bianco ottico), a mò di netto contrasto tra presente e futuro. Situata all’interno del Pacific Place, la boutique ospita 85mq di collezioni uomo e donna.

Progetti speciali

Paul Shark Collaborazione con Alex Bellini
Collaborazione con Alex Bellini

Il 16 gennaio 2017 Paul & Shark ha presentato allo showroom di Milano la nuova collezione autunno/inverno 2017/18 e il progetto speciale FREEZETHEMOMENT. Profondi cambiamenti stanno avvenendo: Paul & Shark collabora con Alex Bellini, l’esploratore italiano che si avvierà per affrontare una nuova sfida solista sui ghiacciai più alti e impenetrabili del mondo.

Il viaggio di Alex sarà seguito e registrato giorno per giorno da Paul & Shark e postato sui social (Instagram, Facebook, Twitter e Youtube) e sul sito freezethemoment.it. Bellini durante la spedizione vestirà la capsule collection -40 (tre giacche tecniche, un pile e un paio di pantaloni disegnati per resistere alle temperature artiche e alle condizioni estreme dei ghiacciai). La partenza è prevista per il 20 gennaio da Jokulheimar (Islanda); Bellini proseguirà a piedi fino a Snaefelia, ultimo avamposto a ovest del ghiacciaio Vatnajökull. Per ricreare l’atmosfera del ghiacciaio islandese, gli ospiti hanno avuto la possibilità di ammirare la collezione incastonata in vetrine e totem che sembravano ghiacciai, in una soffusa foschia di fumo e luci blu.

Situazione attuale

Paul Shark Collezione 2017
Collezione 2017

Paul & Shark è disponibile in 73 paesi in oltre 280 negozi monomarca sparsi in tutto il mondo. L’azienda, a conduzione familiare, è ora gestita da Andrea Dini (terza generazione). Il brand è specializzato in abbigliamento sportivo altamente tecnologico ed è considerato green, poiché rispetta l’ambiente nelle varie fasi di produzione.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini: Lucia Lorenzo Ginestrone
  2. Collaborazione con Luxury Fashion Houses
  3. Elementi distintivi
  4. Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels
  5. Un secolo di Borbonese
  6. Situazione attuale

Le origini: Lucia Lorenzoni Ginestrone

Borbonese nacque come piccolo laboratorio che forniva gioielli e accessori -dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli- per le sartorie più prestigiose di Torino, una città, all’epoca, molto sensibile alla couture, una piccola capitale italiana della moda. Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rilevò l’officina, dando il via alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
1910, schizzo per una borsa

Nel ’50, subentrò nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone, insieme all’amico e socio Edoardo Calagno. Il brand stava sviluppando con successo un’estetica eclettica e sofisticata: i gioielli, realizzati con i materiali più peculiari, ebbero da sempre forme innovative.

Collaborazione con Luxury Fashion Houses

Raggiunse un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux, in cui l’inventiva si alleava ad una squisita fattura artigianale: guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste reclutarono Borbonese per creare numerosi accessori a completamento delle loro collezioni.  La capacità della ditta torinese di impostare un dialogo armonioso fra abito e bijoux è alla base d’una richiesta collaborazione da parte delle migliori case d’alta moda: Fendi, Galitzine, Valentino e, subito dopo, l’approdo a Parigi, per Ungaro e Saint-Laurent che apprezzavano l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

Elementi distintivi

Borbonese L'occhio di pernice
L’occhio di pernice

Durante gli anni ’70, Borbonese iniziò la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna di proprietà della famiglia Rossi. Questa solida collaborazione portò una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità che combinano forme leggere, sfoderate e ristrutturate con una morbidezza e una resistenza uniche. Momento straordinario: in un materiale d’aspetto inedito, morbida pelle d’agnello, color beige o miele, trattata per rivelare effetti puntiformi a “occhio di pernice”, la maison troverà il distintivo elemento della propria griffe per borse, valigie e una vasta produzione di pelletteria. Alcune linee vennero realizzate in tessuto plastificato, sempre a occhi di pernice, detto “graffiti”, ancora in beige, ma anche in marrone testa di moro, blu, azzurro, nero.

Borbonese Borsa Luna
Borsa Luna

Borbonese presentò la famosa borsa Luna per celebrare lo sbarco del primo uomo sulla luna, seguita poi da Sexy, Tango e Mambo, gran classici anche oggi. Borbonese fu il primo brand ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo ( oltre al rivetto), diventato poi suo segno distintivo. Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le ore, diventavano, ormai, un classico. I fotografi più in voga (Giampaolo Barbieri, Helmut Newton, Satoshi Saikusa) contribuirono alle campagne pubblicitarie di Borbonese.

Negli anni ’80, Borbonese inventò un vero e proprio lifestyle, tanto attuale ed azzeccato da permettere al brand di scalare le classifiche, diventando uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, accessori uomo e donna, calzature, pellicce e arredi.

Nel ’92 la Sexy Bag compì 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo venne presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati. Dopo vent’anni di collaborazione Redwall, che operava nello stesso settore delle borse e degli accessori in pelle, assorbì il marchio. Nel ’99 venne presentata a Milano la prima collezione prêt-à-porter donna Borbonese autunno/inverno prodotta da Redwall. Il 27 marzo dello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels – attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels – rilevò il 50% della società. Nella stessa data, l’assemblea degli azionisti decise di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. Nel settembre 2000, alla collezione di accessori venne affiancata una linea di abbigliamento femminile.

Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels

Il 2001 si chiuse con il pareggio di bilancio e con un fatturato di 21 milioni di euro. Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua diventò direttore creativo. Agli accessori venne affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista, presentata durante Milano Moda Donna.

A novembre, Arpels assorbì anche il rimanente 50% della compagnia, prendendo possesso delle quote in mano a Dario Rossi e ad Alberto Vacchi. Claude Julien Arpels diventò amministratore delegato; Alberto Vacchi rimase nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 la famiglia Arpels pensava ad uno sbarco in forze sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente.

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week

Nel 2009 Borbonese presentò la collezione primavera/estate 2010 durante la settimana della moda di Milano, nel negozio in via della Spiga. Si trattò di un evento di successo in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani, che ha trasformato le vetrine della boutique in un vero teatro con perfetto sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai, ispirata al taglio netto che crea la forma della borsa O.P. Accompagnata dal suono di sciabole, coltelli taglienti e suoni metallici del musicista Giuseppe Ielasi, l’installazione ha catturato l’attenzione di molti spettatori.

Un secolo di Borbonese

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
100 anni di Borbonese: l’Art Bag

Nel 2010, in occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato un progetto speciale in collaborazione con la Roy Lichtenstein Foundation per creare le Art Bags, collezione limitata composta da dodici borse ispirate ai capolavori degli artisti pop. La collezione esclusiva è stata esposta alla Triennale di Milano. Inoltre, è stata presentata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona sotto la direzione creativa di Gabriele Colangelo, talentuoso giovane stilista italiano con un’innata propensione per la produzione artigianale di pellicce e ricami.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Collezione autunno/inverno 2012

Nel 2013 il logo Borbonese rosso in ceralacca è diventato vero nuovo simbolo distintivo del brand, che si stava incamminando verso nuove direzioni. Il decidere di concentrarsi sul core business del marchio, creando una collezione impeccabile di borse e accessori, derivava da una lunga ricerca su nuovi materiali e tecniche che rendessero ogni prodotto unico ed inimitabile. Le borse-icona di Borbonese sono state reinterpretate in questo periodo, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, rendendole più moderne e contemporanee.

Alla Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di Via Monte di Pietà, “Inspirations“, libro a cura di Ginevra Elkann edito Rizzoli. In “Inspiration” Borbonese viene descritto come brand sempre ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Inspirations, Ginevra Elkann

A novembre il marchio è diventato sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista pop americano Ed Ruscha. La mostra, dal titolo “Mix Master”, a cura di Paolo Colombo, era un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha, il tutto sul tema della trasformazione della vita americana degli ultimi 50 anni.

Situazione attuale

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra “Riflessioni/Reflections”, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi. A settembre è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, progettato secondo un nuovo concept che dovrebbe rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

Ad aprile 2017, Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living e ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week milanese. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, tutti i prodotti sono stati disegnati con linee più arrotondate. A settembre, durante la fiera internazionale della calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018 .

Borbonese è e rimane un luxury brand italiano che riesce soddisfare le esigenze della società contemporanea, senza mai tradire la sua idea di stile e la sua brand identity. Marchio affermato di Made in Italy, valorizza patrimonio, tradizione e artigianato, alla continua ricerca della perfezione, tra tecnologia e innovazione. Borbonese combina sempre, con maestria artigianale, materiali preziosi e tecniche raffinate, enfatizzando ogni più piccolo dettaglio, rendendo ogni suo prodotto unico. Borbonese incarna “il nuovo spirito della tradizione”.

BENETTON

Azienda fondata dalla famiglia Benetton nel 1965; partita come laboratorio artigianale specializzato in maglieria, ora è un brand di fama mondiale.

Indice

  1. Le origini: i fratelli Benetton
  2. 1998
  3. L’inizio delle campagne pubblicitarie innovative
  4. Lo sviluppo del brand nel nuovo millennio
    1. Nuovi Mega Stores
    2. 2001- 2002
    3. Benetton cede le linee sport
    4. Silvano Cassano
    5. 2003
    6. Joel Berg
    7. 2005
  5. 40° anniversario
  6. Eventi e campagne
    1. Opening Soon…
    2. It’s My Time
    3. La fondazione Unhate
    4. La collezione Color
    5. On Canvas
    6. Benetton per Women Empowerment
  7. Situazione attuale

Le origini: i fratelli Benetton

Benetton Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton
Carlo, Gilberto, Giuliana e Luciano Benetton

Fondata nel 1965 a Ponzano Veneto (Treviso) dai fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton. All’inizio era semplicemente un laboratorio artigianale specializzato in maglieria con un buon contenuto moda e prezzi molto accessibili.

“Mia sorella Giuliana”, racconta Luciano Benetton, “confezionava maglie per un negozietto delle nostre parti. Un giorno, mi regala un maglione di un luminosissimo colore giallo. Beh, tutti lo volevano. Erano stanchi dei colori tristi e smorti dell’epoca. Allora ho detto: dai proviamo, tu Giuliana crei e io vendo. Abbiamo comprato una vecchia macchina che faceva le righe alle calze a rete. La vendevano al peso del ferro. L’abbiamo trasformata. Da allora, non ci ha più fermato nessuno.”

1998 

Nel ’98, con un fatturato che sfiorava i 9 trilioni di lire, negozi diretti e in franchising sparsi in tutto il mondo, è diventato il dodicesimo gruppo industriale italiano nella classifica di Mediobanca, ed era una delle realtà del tessile-abbigliamento più importanti del nostro paese. Metà delle vendite derivava dalle attività tradizionali -abbigliamento e prodotti per lo sport-, con i marchi Benetton, Benetton 012, Sisley, Zerotondo, Tutti i colori del mondo, cui si aggiunsero le licenze per accessori, biancheria intima e da casa, la linea mare e i cosmetici. L’altra metà del giro d’affari arrivava, invece, dai settori di espansione più recente: grande distribuzione, autogrill, immobiliare, merchant banking.

Benetton Campagna pubblicitaria degli anni '90
Campagna pubblicitaria degli anni ’90

Sul fronte dell’attività storica, il gruppo di Ponzano Veneto produceva in casa l’80% di quelle magliette, camicie, vestiti, pantaloni che venivano venduti in tutto il mondo. L’altro 20%, solo da qualche anno, veniva confezionato all’estero. Negli stabilimenti di Castrette, giganteschi e modernissimi capannoni cablati e disegnati dall’architetto Tobia Scarpa, un migliaio di persone manovravano terminali, computer e pannelli di controllo che tanto ricordavano i grandi centri di ricerche di tecnologia avanzata.

Benetton creò sistema logistico Robostore, che con sole 14 persone smistava 30 mila pacchi al giorno e 10 milioni di capi al mese, mettendoli sui camion e, secondo le destinazioni, dividendoli per paese e punto vendita, con un modo tanto somigliante, per i suoi nastri trasportatori, al centro smistamento bagagli di un aeroporto. Le fasi meno complicate della lavorazione, come la cucitura e la stiratura, erano appaltate all’esterno: un gruppo di aziende venete lavorava praticamente solo per Benetton e occupava 30 mila persone.

Benetton è il cuore di un gigantesco network produttivo che va dalla pecora argentina e dalla sua lana fino alla distribuzione nell’ultimo negozio del Terzo Mondo o della Groenlandia, dove si vendono maglioni o camicie firmati Benetton. Un network che studia il tessuto, disegna la collezione, taglia, tinge e controlla la qualità di quasi 80 milioni di capi all’anno e li distribuisce in contemporanea, cioè quasi senza magazzino, in 7 mila negozi di 120 paesi.

L’inizio delle campagne pubblicitarie innovative 

Dall’82 le campagne pubblicitarie della produzione Benetton, campagne innovative e spesso provocatorie, hanno la firma di un grande fotografo, Oliviero Toscani, creatore oltre che di immagini anche di slogan e di messaggi. Gli scatti del maestro hanno come protagonisti modelli di etnie diverse, proprio come vuole lo slogan United Colors of Benetton. Il brand italiano parlò anche di questioni controverse come AIDS, vittime della Guerra del Golfo e così via: dalle immagini di un neonato appena nato completo di cordone ombelicale, a una foto di un paziente sieropositivo mentre giace morente in ospedale, le campagne di Benetton hanno sollevato polemiche e posto il marchio sempre al centro della scena.

Benetton Olivero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l'AIDs
Olivero Toscani, campagna pubblicitaria di prevenzione contro l’AIDs

Negli anni ’80 e ’90 le polemiche campagne pubblicitarie hanno permesso al gigante italiano della moda di farsi conoscere in tutto il mondo: i negozi Benetton, nel ’93, erano ben 7.000. Nel 2000, la pubblicità Benetton entrò in una nuova fase. Fabrica, il centro di comunicazione di Benetton, aveva rilevato la comunicazione del Gruppo, concludendo la collaborazione di 18 anni con Oliviero Toscani.

Nel settore dell’abbigliamento, il gruppo di Ponzano Veneto sembra aver realizzato, oltre a una formula di successo, anche una sorta di quadratura del cerchio nell’organizzazione industriale italiana: somiglia, infatti, a uno dei tanti distretti produttivi del made in Italy, ma con una sola testa che organizza. Tutto era cominciato quasi per caso. Dai primi 2000 il fatturato annuo globale raggiunse i 4 mila miliardi. La società era quotata in Borsa sulle piazze di Milano, New York e Francoforte.

Lo sviluppo del brand nel nuovo millennio

A marzo 2000 venne siglato un accordo per il passaggio del Team di Formula Uno Benetton alla casa automobilistica francese Renault per un ammontare di 120 milioni di dollari. Benetton continuò ad essere lo sponsor ufficiale per altri 2 anni. Debuttò, ad Amburgo, nel cuore della città, il nuovo megastore su quattro piani, mentre continuava lo sviluppo della rete di vendita attraverso investimenti diretti in molte città tedesche, dopo le aperture di Berlino, Leipzig, Colonia, Düsseldorf, Stoccarda e Hannover. Il mercato tedesco, dopo quello italiano, era il secondo per importanza strategica e vendite.

Benetton 1986, Formula Uno
1986, Formula Uno

A settembre aprì a Mosca il primo megastore, situato al 19 Tverskaya: 2000 metri quadrati disposti su tre piani. Il mese successivo, venne inaugurato il nuovo flagship store diCardiff. A dicembre, Benetton concluse un accordo per acquisire, dal Gruppo Coin, 12 grandi magazzini, per un controvalore di 25,2 miliardi di lire.

A fine 2000, il Bilancio della Benetton Group S.p.A. evidenziava ricavi consolidati pari a 3.908 miliardi di lire (2,02 miliardi di euro) e un risultato netto di 471 miliardi di lire (243 milioni di euro). Il dividendo distributo ai soci era di 90 lire per azione. I mercati in crescita erano Corea, Stati Uniti e Giappone. In quest’ultimo, la strategia perseguita dal Gruppo era stata quella di chiudere i piccoli punti vendita e aprire nuovi megastore.

A maggio 2001 venne formalizzata l’intesa con Txt e-solutions, azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di software. L’accordo prevedeva la fornitura di soluzioni per rendere più efficiente la distribuzione nei megastore a livello mondiale, attraverso un controllo diretto che permettesse di conoscere i cambiamenti in ogni micromercato locale e di rispondervi in tempo reale. Il programma, Txt Sc&Cm for fashion, coordinava le attività di gestione dei fornitori con le esigenze della distribuzione per ottimizzarla alla domanda dei consumatori.

Nuovi Mega Stores

A settembre 2001, Bologna era la città scelta dal Gruppo veneto per il primo megastore che era anche, grazie alla collaborazione di Fabrica, un ambiente sperimentale focalizzato sulla creatività e la cultura. Durante lo stesso mese, il soggetto della nuova campagna di comunicazione divenne il volontariato. L’iniziativa fu realizzata con il sostegno dell’Unv, sezione volontari delle Nazioni Unite. L’investimento fu pari a circa 24 miliardi di lire e coprì, attraverso stampa e affissioni, 60 paesi.

Benetton Megastore di Ljubljana (Slovenia)
Megastore di Ljubljana (Slovenia)

Un mese dopo debuttò un nuovo megastore a Milano, in corso Vercelli. A ruota, seguirono aperture a Palma de Mallorca e Parigi, dove venneroo avviati 2 nuovi flagship store, in Place de l’Opéra e Avenue des Champs-Elysées, e Lisbona. Benetton investì 52 miliardi per tre megastore in Giappone, a Kyoto e a Osaka (due). Il fatturato conseguito in Giappone nel 2000 fu pari a circa 580 miliardi di lire. Il Gruppo veneto contava 100 megastore in tutto il mondo (l’obiettivo era di arrivare a 300 entro il 2004) e una rete distributiva costituita da 5 mila negozi dislocati in 120 paesi. Nei due anni precedenti aveva investito circa 500 milioni di euro per l’apertura dei megastore, situati nei centri storici delle grandi città.

2001-2002

A fine 2001, Benetton aveva conseguito un fatturato di 2,098 miliardi di euro, un Ebitda (margine operativo lodo) di 398 milioni e un utile netto di 148 milioni, risultato non confrontabile con i 243 milioni del 2000, poiché quest’ultimo era stato influenzato dalle plusvalenze realizzate con la vendita del team di Formula 1. In termini omogenei, comunque, l’utile netto era diminuito del 6,5%.

Secondo Forbes, nel 2002 la fortuna di Benetton valeva 4,9 miliardi di dollari, corrispondenti al 62° posto nella classifica dei più ricchi del mondo.

A marzo 2002 venne perfezionato un preliminare con Viceversa edizione design, società incaricata di realizzare una linea di home collection firmata Benetton. A luglio Benetton emise un bond (prestito obbligazionario) triennale da 300 milioni di euro, il secondo della storia per la casa veneta. Ad ottobre Benetton debuttò con due nuovi punti vendita a Venezia e Shanghai.

A febbraio 2003, dopo l’apertura di stabilimenti in Croazia, Slovacchia e Ungheria, Benetton investì in Tunisia 16 milioni di dollari. Un nuovo megastore viene aperto ad Osaka, in Giappone, con un investimento di 1,5 miliardi di yen. Era il decimo dall’inizio del 2001. La somma complessiva investita ammontava a 12 miliardi di yen, ovvero 90 milioni di euro. Nel 2001 il fatturato in Giappone fu di 200 milioni di euro, in linea con i risultati del 2000.

Il soggetto della nuova campagna di comunicazione era Food for Life, la fame nel mondo. Realizzata insieme al World Food Programme, agenzia dell’Onu, ebbe un budget di 15,7 milioni di euro.

Benetton Campagna pubblicitaria Food for Life
Campagna pubblicitaria Food for Life

Benetton cede le linee sport

Nel marzo 2003 venne anche siglato il preliminare con la Prime Newco, società del gruppo Tecnica, per la cessione di Rollerblade. L’accordo rientrava nella strategia di concentrazione sul “core business”, l’abbigliamento. Il controvalore era di 20 milioni di euro. Poco più tardi, Benetton vendette i marchi Prince (racchette da tennis) ed Ektelon (attrezzature e accessori per il “badminton”) al fondo di “private equity” statunitense Lincolnshire. Il controvalore era di 36,5 milioni di euro. L’accordo completava l’uscita dei Benetton dal business dell’accessorio sportivo e disegnvaa la nuova architettura strategica del Gruppo, un ritorno al “core business”, l’abbigliamento.

Silvano Cassano

A marzo 2003 Luigi De Puppi abbandonò l’incarico di amministratore delegato del Gruppo Benetton. Ad aprile, Silvano Cassano era il nuovo amministratore delegato del Gruppo Benetton. Entrò in azienda in un momento storico. L’improvvisa diversificazione, cominciata nel ’97, nel business dell’accessorio sportivo si era chiusa con la recente vendita di Nordica, Rollerblade e Prince. Oggi Benetton è nuovamente focalizzata sull’abbigliamento.

2003

A maggio, i risultati del primo trimestre evidenziavano ricavi (casual) per 351 milioni di euro, in crescita, al netto dell’effetto cambi, del 3,8%. Il fatturato complessivo si attestava a 444 milioni contro i 447 del 2002, per la prevista contrazione del business sportivo. L’utile netto, 25 milioni di euro, segnò un più 29%. L’autofinanziamento rimase stabile a 76 milioni, mentre l’indebitamento si attestò a 709 milioni di euro, contro i 756 del primo trimestre 2002. Continuava lo sviluppo dei punti vendita. In Russia, il gruppo programmò per l’anno in corso 22 nuovi aperture, mentre nel 2004 avrebbero debuttato altri dieci store. L’obiettivo era di raggiungere quota cento negozi entro la fine del 2004.

Il Gruppo Benetton era presente in 120 paesi, con i marchi United Colors of Benetton, Sisley, The Hip Site, Playlife e Killer Loop. Produceva oltre 100 milioni di capi d’abbigliamento ogni anno, il 90% dei quali fabbricati in Europa. La rete distributiva era costituita da 5000 punti vendita. Il Gruppo Benetton era controllato dalla finanziaria di famiglia, Edizione Holding, costituita da un network di aziende che competevano in differenti settori: oltre all’abbigliamento, di cui deteneva il 69,9%, autostrade, servizi di ristorazione, telecomunicazioni, immobiliare, agricoltura e partecipazioni finanziarie minori.

Complessivamente Edizione Holding aveva un giro d’affari di 7 miliardi di euro e impiegava 50 mila dipendenti. Negli 8 otto anni i fratelli Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton avevano assemblato, pezzo dopo pezzo, sotto l’ombrello di Edizione Holding, un gruppo che, partito dal tessile, era ormai diventato una conglomerata. Nel 1994, il tessile costituiva il 100% del fatturato; nel 2003 i maglioni pesavano per il 30% sul totale.

A settembre 2003 la società inaugurò diversi nuovi megastore ad Hong Kong, che offrivano i marchi United Colors of Benetton, Sisley, Playlife e Killer Loop. Inoltre, a Birmingham portò i marchi United Colors of Benetton, Sisley e The Hip Site. A Parigi, cinque piani all’interno di un edificio storico della seconda metà dell’800, vendeva United Colors of Benetton e Sisley. L’espansione del gruppo in Germania continuò con l’apertura di un mega-store a Berlino, su tre piani, che offriva le intere collezioni United Colors of Benetton e Sisley.

Joel Berg

Ad ottobre Joel Berg diventò nuovo direttore di United Colors of Benetton: era responsabile dell’immagine del marchio, della pubblicità e della presentazione della Collezione. A fine anno, Benetton presentò la nuova strategia per il periodo 2004-2007: le vendite sarebbero dovute aumentare del 25% e il margine operativo lordo del 40%. Per raggiungere tali risultati senza una guerra di prezzi, la qualità del prodotto doveva essere per forza migliorata. La strategia si basava su una solida rete di distribuzione e sul know-how di produzione. Il 2003 si chiuse con un fatturato consolidato di 1,885 miliardi di euro, un utile netto di 108 milioni di euro e una posizione finanziaria netta di 368 milioni di euro.

A giugno 2004 si contò il quindicesimo anno dalla quotazione di Benetton nella Borsa di New York. La presenza del gruppo su Internet era raddoppiata, con i siti web www.benetton.com e www.benettongroup.com. Il primo è un sito web incentrato sui consumatori, mentre il secondo offre informazioni finanziarie e notizie sull’attività di comunicazione del Gruppo. A dicembre 2004, venne aperto un nuovo negozio in via Maistra a St. Moritz, in posizione centrale: due piani offrivano l’intera collezione United Colors of Benetton.

Il 2004 si chiuse con un fatturato consolidato di 1,668 miliardi di euro, di cui 1,504 miliardi di euro prodotti dalla divisione casual. Il margine operativo lordo era di 757 milioni di euro, l’utile netto di 123 milioni di euro e gli utili non distribuiti di 431 milioni.

2005 

Il primo trimestre del 2005 mostrò un fatturato di € 378 milioni (rispetto ai 381 dello stesso periodo nel 2004) e un utile netto di € 23 milioni (rispetto ai 28 milioni del 2004). La posizione degli utili non distribuiti migliorò, con 470 milioni, contro 497 dell’anno precedente. Ad aprile, Benetton firmò un accordo di joint venture con il Gruppo Boyner, con l’obiettivo di rafforzare i marchi Benetton in Turchia.

Nel maggio 2005 venne firmato un accordo di licenza con Selective beauty per lo sviluppo e la distribuzione a livello mondiale dei profumi Benetton. A giugno, il gruppo assicurò, con un pool di 10 banche, una linea di credito rotativa per 500 milioni, prevista per il 2010. A giugno venne firmato un accordo di licenza a livello mondiale con Zorlu Holding per la produzione e la distribuzione del Sisley Collezione Home.

40° anniversario

Benetton Sfilata per i 40 anni di Benetton
Sfilata per i 40 anni di Benetton

Per il 40° anniversario, Benetton propose per la prima volta una sfilata della collezione autunno/inverno. L’evento si tenne il 10 ottobre 2006 al Centre Pompidou di Parigi. Inoltre venne inaugurata una mostra (per la durata di un mese), “Les Yeux Ouverts” (Occhi aperti al mondo e al futuro), finanziata da Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione, e dal World Food Programme (WFP) delle Nazioni Unite.

Nel febbraio 2008 Benetton lanciò una nuova campagna di comunicazione globale, la Microcredit Africa Works, a favore del microcredito in Senegal, in collaborazione con Youssou N’Dour.

Eventi e campagne

Opening Soon…

Benetton Opening Soon
Opening Soon

OPENING SOON … è una mostra Benetton presentata alla Triennale di Milano (27 gennaio/15 febbraio 2009). La mostra era dedicata al futuro dello spazio retail della moda, in collaborazione con POLI.design e con il contributo del gruppo di design Fabrica. Il tema centrale della mostra OPENING SOON… era l’evoluzione presente e futura dello spazio retail, un’area in cui Benetton era protagonista mondiale sin dal debutto degli anni ’60.

“Questa mostra – spiega Alessandro Benetton, vicepresidente esecutivo del Gruppo – è il punto di partenza per la ricerca che dà ancora una volta voce alle idee, alla creatività e al talento dei giovani. Siamo convinti che sostenere questo tipo di ricerca e di merito sia una risposta necessaria all’attuale crisi economica, per essere pronti a cogliere il momento della ripresa non appena arriverà. Per Benetton, il design è l’essenza del gruppo, la sintesi del prodotto e della cultura aziendale, uno specchio per i valori del marchio e una forma decisiva di comunicazione con il mondo “.

Alessandro Benetton, Tina Brown, Arne e Marc Glimcher celebrarono l’apertura della Biennale d’Arte di Venezia con l’evento “Cocktail in Venice”.

It’s My Time

A febbraio 2010 il Gruppo Benetton lanciò il concorso mondiale IT’S MY TIME. In 36 giorni si iscrissero oltre 65.000 partecipanti da 217 paesi diversi; il sito era stato visitato da quasi 4 milioni di persone e circa 60 erano i milioni di pagine visualizzate. Il primo casting online si chiuse con 20 vincitori, che volarono a New York e collaborarono con il fotografo di fama mondiale Josh Olins per la campagna pubblicitaria mondiale (stampa, internet e cartelloni) autunno/inverno 2010/2011

Benetton It's My Time
It’s My Time

Biagio Chiarolanza e Franco Furnò divennero i nuovi direttori con poteri esecutivi. Un anno dopo, You Nguyen, venne nominato United Chief of Benetton, Chief Merchandising Officer e Creative Director di United Colors of Benetton.

Il 6 settembre 2011 Benetton aprì le porte a un triplo evento simultaneo nei concept store di Istanbul, Milano e Monaco (e anche sul web) per presentare 15 installazioni d’arte di Erik Ravelo, artista cubano di Fabrica. I pezzi parlavano del colore e del filo (di lana) che lega tutta l’umanità. Benetton lanciò la collezione autunno/inverno 2011 sotto il segno dell’arte.

La fondazione Unhate

Benetton Unhate Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano
Campagna pubblicitaria Unhate: capi di stato e chiesa si baciano

A novembre 2011 venne presentata, con una campagna di comunicazione mondiale, la Fondazione Unhate: creata secondo la nuova strategia di responsabilità sociale delle imprese, è stata fortemente voluta dal Gruppo. L’obiettivo era quello di contribuire a combattere la cultura dell’odio, in linea con i valori Benetton, attraverso campagne di comunicazione globale. Molte delle immagini vedevano i leader mondiali stretti in un bacio: molto controversa, nel 2012 vinse il Festival di Cannes.

Nel 2012 il Gruppo Benetton uscì dalla Borsa di Milano.

La collezione Color

Benetton Campagna pubblicitaria Color
Campagna pubblicitaria Color

Nel 2013 l’azienda utilizzò un’incredibile campagna pubblicitaria (poi divenuta icona) per celebrare l’imminente lancio della collezione primavera/estate 2013, “Color”. 9 furono le celebrità a parteciparvi, tra cui Charlotte Free, lo chef Matias Perdomo, l’attore Dudley O’Shaughnessy e Hanaa ben Abdesslem, ognuna delle quali rappresentava un colore diverso: rosso, viola, rosa, arancione, giallo, verde, blu, nero e bianco. Ciascun colore rifletteva personalità e umore, con il messaggio: “Essere naturali e liberi”.

Lo stesso anno, il Gruppo Benetton si è unito a Greenpeace per contribuire a eliminare, entro il 2020, le emissioni di sostanze chimiche pericolose della catena di approvvigionamento e di produzione.

On Canvas

Benetton On Canvas, Mosca
On Canvas, Mosca

Nel 2014 il Gruppo lanciò “On Canvas“, un nuovo concept store che rende il prodotto vero protagonista. Prime location furono Milano, Mosca e Berlino: la struttura era innovativa, accogliente, funzionale e dinamica. La naturale evoluzione del negozio Benetton, concepito come incontro tra la sua storia e la sua modernità, tra qualità e cura del cliente, protagonista centrale per ottenere del design autentico, tra esperienza tecnologica ed emotiva. Concept è il telaio, struttura leggera, semplice ma solida e quasi invisibile, grazie a cui vengono create stagioni, collezioni, colori e materiali: il telaio, simbolo di tradizione e artigianalità, diventa anche simbolo di innovazione e trasformazione del negozio.

Sempre nel corso del 2014, il Gruppo Benetton acquisì un nuovo Consiglio di Amministrazione; Gianni Mion venne nominato Presidente non esecutivo e Marco Airoldi Amministratore Delegato e Direttore Generale.

Benetton per Women Empowerment

Il 25 novembre 2014 Benetton rese pubblica la campagna New United Colors of Benetton a sostegno di UN Women, in occasione della Giornata internazionale dell’ONU per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’obiettivo della campagna di United Colors of Benetton, ideata e creata da Fabrica, era quello di promuovere la consapevolezza internazionale della necessità di azioni concrete per sostenere le donne, di sponsorizzare programmi di prevenzione e di promuovere un’educazione basata sul rispetto delle differenze e sulle pari opportunità.

Benetton per Women Empowerment
Benetton per Women Empowerment

Nel 2015 Benetton presentò il Benetton Women Empowerment Program, un’iniziativa a lungo termine per sostenere i diritti delle donne in tutto il mondo. Il programma WE (Women Empowerment Program) è un programma di sostenibilità a lungo termine del Gruppo Benetton volto a sostenere l’empowerment delle donne in tutto il mondo. Per raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza di genere e dell’emancipazione delle donne, il Gruppo Benetton ha identificato cinque punti chiave in conformità con l’agenda delle Nazioni Unite.

Nel 2017, per celebrare la Giornata internazionale della donna, 017 Benetton ha lanciato la nuova campagna “United by Half” (Uniti per metà), per incoraggiare le donne di tutto il mondo a unirsi e lottare per l’uguaglianza di genere. La campagna, introdotta in India, ha raggiunto risultati incredibili; il video è stato visualizzato più di 7,7 milioni di volte su YouTube.

Situazione attuale

Dal 2016 Benetton ha iniziato a cambiare la sua brand identity attraverso una nuova piattaforma creativa, Clothe for Humans. Questa campagna mira a celebrare “la bellezza dei momenti e delle emozioni quotidiane”. La società si sta muovendo dallo shockvertising (pubblicità shock) al “never shocking” (mai scioccante); tuttavia sicuramente si merita un posto come una delle società con le campagne pubblicitarie più efficaci di sempre.

Benetton I See Colors Everywhere, Trienniale di Milano, 2017
I See Colors Everywhere, Trienniale di Milano, 2017

A settembre Benetton ha presentato alla Triennale di Milano I See Colors Everywhere, mostra (aperta fino ad ottobre 2017) sul tema del colore, curata dallo stesso centro di ricerca sulle arti e la comunicazione del Gruppo.