SELETTI

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane.

Indice

  1. Le origini
  2. Stefano Seletti
  3. L’arte quotidiana di Seletti
  4. Le collezioni
  5. Collaborazioni
  6. Lighting design
  7. Store
    1. Milano pop-up store
  8. Designer
    1.  Alessandra Baldereschi
    2. Alessandro Dubini
    3. Alessandro Zambelli
    4. Alistair Law
    5. Antonio Arico
    6. BBMDS
    7. Cristina Celestino
    8. CTRLZAK Art & Design Studio
    9. Elena Salmistraro
    10. Emanuele Magini
    11. Gio Tirotto
    12. Héctor Serrano
    13. Lorenzo Petrantoni
    14. Marcantonio Raimondi Malerba
    15. Maxime Ansiau
    16. Note design studio
    17. Sebastiano Tosi
    18. Studio AMeBE
    19. Studio job

Le origini

Seletti apre i battenti nel 1964 a Cicognara, in provincia di Mantova. L’azienda si concentra su progetti di design e sulle caratteristiche creative delle eccellenze italiane. Fin dalla sua fondazione, ha perseguito la missione di valorizzare la professionalità, il servizio e soprattutto una ricerca di prodotti senza fine, cercando di migliorare, innovare e originalità. Romano e Maria Seletti, genitori di Stefano e fondatori del brand, da subito sviluppano rapporti d’affari in Cina, Thailandia, India e tutto l’Oriente, grazie anche al supporto di Luigi Goglio, esperto in relazioni commerciali internazionali.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Banana, Studio job
Banana, Studio job

Nel 1972, da vero pioniere, Romano intuisce che il futuro della produzione si concentrerà in Estremo Oriente e comincia una vivace e florida attività di importazione. Non si tratta di una mera operazione di compravendita, ma di scelte ragionate e attive su gamme di prodotti in grado di anticipare il mercato e le tendenze. L’azienda nel tempo si espande e risponde con estrema versatilità alle dinamiche mutevoli del mercato e della distribuzione.

Verso la fine degli anni ’80, porta con sè il 17enne Stefano, che da quel viaggio trae una forte ispirazione. Nel frattempo, si è aperto il mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo), e proprio con l’ingresso in azienda di Stefano, la Seletti comincia a rifornire gli ipermercati con confezioni ad hoc.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Love in Bloom
Love in Bloom

“Inizialmente mio padre importava le tazze di latta, le tovaglie di plastica, i cestini portapenne di bambù, i sottopentola di paglia che tutti avevano in casa…e li vendeva nei mercati. La distribuzione era questa: importatore, grossista, poi il prodotto veniva venduto nei mercati rionali di Roma, Napoli, Torino. Siamo stati i primi a mettere i codice a barre su questi prodotti e siamo stati i primi a dare un servizio legato al packaging del prodotto.Stefano Seletti.

Seletti ha scritto e continua a delineare la storia italiana del design e dell’arredo.

Stefano Seletti

Stefano, dai primi anni ’90, è il patron di Seletti, che dai pentolini da latte e i battipanni venduti nei mercati rionali di Roma è passata agli scaffali del MoMA Design Store di New York. Insieme alla sorella Miria, è a capo di una delle aziende che hanno costruito la memoria quotidiana del design e dell’arredo in Italia.

La prima intuizione di Stefano risale agli inizi della sua carriera in Seletti. I colossi della Gdo ben presto si erano, infatti, accorti che era possibile importare direttamente dalla Cina. Stefano capisce che l’attività andava ripensata. Mossa geniale: Stefano vede i bicchierini di plastica del caffè e pensa a riprodurli in materiale nobile. E così nasce Estetico Quotidiano, una linea che è tuttora tra le più richieste di Seletti. Stefano segna il punto di non ritorno, quello della definitiva scelta di applicare nuovi concetti estetici a oggetti di uso comune.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Estetico Quotidiano
Estetico Quotidiano

Il networking delle conoscenze e delle curiosità culturali, la volontà di unire quotidianità a unicità artistica, sono dunque alla base di questa sorta di crescita rinnovata. L’orizzonte creativo continua quindi ad allargarsi: nuovi materiali, dal metallo al vetro alla porcellana e nuove tipologie di oggetti, che s’impongono rapidamente come inediti classici, invadono le collezioni del gruppo. I prodotti si arricchiscono insomma di stile, qualità e riconoscibilità.

L’arte quotidiana di Seletti

“Siamo passati dalle grandi quantità della Gdo alle piccole quantità del design selezionato. Oggi abbiamo reinvertito di nuovo questo processo, la mia attenzione è puntata sulla realizzazione di prodotti più popolari ma ad alto contenuto di creatività e spunto artistico, democratici nel prezzo.

racconta Seletti, sottolineando anche l’apertura a giovani creativi nostrani e internazionali. La filosofia dell’azienda è ora perfettamente in linea con il concetto Toiletpaper. Maurizio Cattelan, che ha fatto pezzi da un milione di euro, ora fa il contrario: un milione di pezzi da un euro, secondo una logica prettamente contemporanea. Con la seconda generazione alla guida, l’azienda si focalizza ulteriormente su progetti di design “tout-court” e sulla creatività di eccellenza Italiana.

A tutto si può dare un’estetica” è la conclusione di Stefano Seletti, che si muove solo ed unicamente secondo il suo caro motto: (R)Evolution is the only solution. L’identità del brand oggi è sinonimo di valore, movimento, provocazione, innovazione, accostamento originale. È arte fusa a icone del quotidiano, oggetti che comunicano all’utilizzatore finale un messaggio di forma, funzione e di possibilità di creazione di uno stile di vita unico, personale, divertente. Seletti oggi vuole rappresentare una nuova poetica della produzione e del quotidiano, un viaggio continuo nell’idea della bellezza.

Le collezioni

Seletti è un luogo affascinante che unisce il design alla pop art. Seletti è un’azienda rivoluzionaria che spicca per i suoi insoliti accostamenti, i richiami all’arte e la costante ricerca della creatività, che si manifesta attraverso la produzione di mobili, complementi d’arredo e accessori dal design innovativo e mai banale.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Hybrid Collection
Hybrid Collection

I best-seller del brand sono la collezione Pantone e la serie Neon: Linea, Numeri, Alfabeto, Simboliche pone la celebre gamma di colori su oggetti di uso quotidiano. I piatti e le tazze Hybridinvece, offrono un vivace mix di tradizione e modernità, configurandosi come veri oggetti cult. Un prodotto emblematico della logica trasversale dell’azienda è “Vegaz“, elemento d’illuminazione da interni che riproduce la forma di tutte le lettere dell’alfabeto. Ogni lettera è realizzata in metallo e si accende grazie a una sequenza di led, dunque a basso consumo, di grande impatto scenografico.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Vegaz Collection
Vegaz Collection

Collaborazioni

Il grande showroom di Cicognara è un vero e proprio giacimento di idee innovative, partorite direttamente da Selab (il laboratorio di progettazione della Seletti) oppure in collaborazione con architetti, designer e artisti di primo piano. Oggi, con la seconda generazione al comando, l’azienda ha una nuova strategia e collabora con designer italiani e internazionali, con artisti, ex artisti o artisti in pensione.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper
Seletti wears Toiletpaper, logo

A partire da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, con la cui rivista Toiletpaper è stata avviata una collaborazione che ha dato vita all’omonima collezione di stoviglie: che poi non sono altro che i vecchi oggetti cinesi, importando i quali la Seletti era nata e cresciuta, che ora sono proposti sotto un’altra veste. Come per i sottopentola in paglia, tuttora in catalogo ma con le fantasie floreali di Alessandra Baldereschi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba
Sending Animals, by Marcantonio Raimondi Malerba

Ancora, per Seletti il designer Marcantonio Raimondi Malerba ha immaginato casse da spedizione a forma di animali – mucca, maiale, oca- che in realtà sono mobili. Il legno è volutamente grezzo. Il cannetese Alessandro Zambelli lavora sulla filosofia di portare le stoviglie fuori dalle credenze. Disegna Palacesovrapposti l’uno all’altro, i sei pezzi diventano palazzi, torri, battisteri o fontane, quindi veri elementi di arredo.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner
Diesel living with Seletti, Cosmic Dinner

Altra collaborazione di qualità della Seletti è col marchio Diesel, frutto di una comunità di vedute tra Stefano e il figlio di Renzo Rosso. Ad essere premiata col Design Award 2015 è la Machine Collection, una linea di casalinghi che ricorda ingranaggi, bulloni e chiavi inglesi. Ed anche l’altra linea in comune, Cosmic Diner, sta riscuotendo grande successo: un servizio di piatti colorati come i pianeti del sistema solare, con tanto di Sole e Luna.

Lighting design

È un cerchio che si chiude, l’evoluzione che diventa rivoluzione. Non per nulla la parola-simbolo dell’azienda è (R)Evolution, ben accesa proprio all’ingresso della showroom. Ed anch’essa realizzata grazie a una delle idee nuove, sviluppata quando si è deciso di entrare nel settore dell’illuminazione. Sottolinea Seletti:

“Certo non potevamo confrontarci con mostri sacri come Flos o Foscarini: per questo abbiamo creato Neon Art, l’alfabeto luminoso, con lettere e simboli che si possono assemblare per comporre scritte a piacere

Illuminazione personalizzata. Ma ci sono anche le Lightthink-Boxes, scatole luminose in tre formati con tre scritte standard ed una lasciata alla fantasia dell’acquirente. E stanno andando fortissimo le Monkey Lamp, scimmiette che reggono una lampada. La Cina, comunque, resta un punto di riferimento: Seletti non produce, fa produrre, soprattutto in Cina.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba
Monkey lamp, by Marcantonio Raimondi Malerba

Il lighting è il settore più trainante in termini di fatturato. I bestseller Seletti sono le lettere al neon, proprio perché non si tratta solo di decorazione, ma anche di illuminazione. Come per Estetico Quotidiano, che potevi prendere con i punti dell’Esselunga. Per la Milano Design week 2018 Seletti collabora con Studio Job. Insieme presenteranno la nuova lampada Cora, con il suo street-style da fumetto.

Store

Due sono le filiali ufficiali, Seletti Nord America e Seletti China, centinaia di negozi in tutto il mondo, fiere in ogni dove e un laboratorio creativo interno – il Selab – che sforna prodotti popolari con una forte connotazione artistica. Eppure, nonostante il mercato globale, la mondanità e il successo, Seletti mantiene cuore e base operativa a Viadana, in provincia di Mantova, dove conta oltre settemila metri quadri di showroom a ridosso del Po.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Rugs, Seletti wears Toiletpaper
Rugs, Seletti wears Toiletpaper

Milano pop-up store 

In corso Garibaldi a Milano il primo pop-up store Seletti interamente dedicato alle collaborazioni con Toiletpaper, la rivista di sole immagini di Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari. Lo spazio Dream Factory è letteralmente invaso dai pezzi della collezione Seletti wears Toiletpaper. Mobili e oggetti un po’ folli pronti ad invadere le case di tutto il mondo.

Designer

Alistair Law

Designer britannico. Formatosi come ingegnere strutturale nella rinomata società di ingegneria Arup, il suo approccio combina un’estetica minimale nutrita dalla sua infanzia in Scandinavia con una complessità ispirata alla natura.

Antonio Arico

Diplomato al Politecnico di Milano e all’Alta Scuola Politecnica, Antonio ha mostrato fin da piccolo interesse ed energia nel trovare la propria lingua e il modo di definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è già stato mostrato in tutta Europa: in Germania al DMY, in Italia durante il Salone del Mobile di Milano, a Torino per la mostra WABI SABI, in Polonia nel museo della ceramica di Design Centrum Kielce e in Francia alla Maison & objets.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Neon Art
Neon Art

BBMDS

Alessio Baschera, Fabio Brigolin e Matteo Mocchi nel 2010 creano uno studio di design in continua evoluzione incentrato su norme impegnative ed esplorando nuovi territori. BBMDS progetta spazi e prodotti per marchi di nicchia ma anche grandi aziende globali.

Cristina Celestino

Nata nell’80 a Pordenone, nel 2005 si è laureata in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia. Poi, dal 2009 sviluppa la propria produzione di mobili e lampade con il nome di “ATTICO”, con sede a Milano. Comuni a tutti i progetti sono le geometrie e il rigore definiti in combinazione con una sottile interazione sull’atteggiamento delle forme d’uso tradizionali che, attraverso piccole variazioni, cambiano la direzione dell’oggetto e lo caricano di significati diversi.

CTRLZAK Art & Design Studio

CTRLZAK Art & Design Studio è un team multidisciplinare fondato da Thanos Zakopoulos e Katia Meneghini. Lo studio opera a livello internazionale nel campo dell’arte contemporanea e del design con una visione creativa che non è limitata da un framework specifico, sviluppando così un lavoro che spazia dal design del prodotto e dello spazio a progetti artistici e installazioni specifici del caso.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates
Seletti wears Toiletpaper, Enamel Plates

Elena Salmistraro

Designer e artista del prodotto, si è laureata al Politecnico di Milano nel 2008. Ha lavorato come product designer e artista/illustratrice per varie aziende del settore creativo, come Seletti, Bosa, Yoox, Okinawa, Alla’s. È stata scelta per partecipare a “The New Italian Design“, una mostra itinerante ospitata dal Triennale Design Museum.

Nato ad Arezzo, ha conseguito la laurea in Disegno Industriale presso il Politecnico di Milano. I suoi progetti hanno ricevuto premi e riconoscimenti internazionali come Good Design Award al Museum of Architecture and Design di Chicago, il premio IF product design e l’indice di design ADI.

Gio Tirotto

Tutto ciò che disegna viene dall’attenzione verso ciò che lo circonda, vivente o inanimato. Se c’è un limite tra arte e design, cerca di cancellarlo e riprogettare tutte le complicità esistenti tra gli esseri umani e gli oggetti. Nel 2012 fonda PADIGLIONEITALIA con Alessandro Zambelli, dove il progetto di ricerca è alla base della mostra che si tiene ogni anno durante la Milano Design Week.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Seletti wears Toiletpaper, Tazze
Seletti wears Toiletpaper, Tazze

Héctor Serrano

Ha studiato design industriale a Valencia, per poi trasferirsi a Londra per un master in Product Design al Royal College of Art. Lo studio di design è stato fondato da Héctor a Londra nel 2000. I progetti combinano l’innovazione con la comunicazione di idee familiari in modi insoliti e inventivi.

Lorenzo Petrantoni

Nato a Genova nel ’70. Dopo aver studiato arti grafiche a Milano, si è trasferito in Francia per lavorare come direttore artistico presso Young & Rubicam. Quindi dedicò completamente il suo tempo alla sua carriera illustrativa.

Marcantonio Raimondi Malerba

Nato nel ’76 a Massalombarda, ha frequentato l’Istituto d’arte e l’Accademia di Belle Arti. Presto inizia a creare pezzi unici di design in parallelo con una produzione artistica, ma le due carriere cominciano gradualmente a contaminarsi. I collegamenti tra l’uomo e la natura sono il suo tema preferito. L’ispirazione principale viene, quindi, dalla natura e dai suoi principi di vita. Ha imparato dall’arte come un’idea può essere elegante, ecco perché è sempre alla ricerca di concetti puri e sintesi.

Dizionario della Moda Mame: Seletti. Porcelain Plates, Studio job
Porcelain Plates, Studio job

Maxime Ansiau

Nato in Francia (Parigi ’72), ha studiato Arte e Design all’Università di Brighton, per poi trasferirsi nei Paesi Bassi. Infatti, qui ha aperto il proprio studio a Rotterdam.

Note design studio

Per notare qualcosa, per essere notato: prendono il nome da ciò che cercano di ottenere. Prestano attenzione all’ambiente e provano a creare cose che invitino gli altri a fare lo stesso. Lavorano, quindi, nei settori dell’architettura, degli interni, dei prodotti, della progettazione grafica e della direzione del design. Note è uno studio di design di Stoccolma.

Sebastiano Tosi

Nato a Ginevra (Svizzera) nell’80. Dopo essersi laureato in Industrial Design al Politecnico di Milano, ha iniziato la sua carriera professionale nello studio di design di Marc Sadler, dove ha lavorato a una gamma molto diversificata di progetti – dal design all’architettura – per tali aziende come Ideal Standard e Ernesto Meda. Durante questo periodo, ha imparato a conoscere materiali compositi e fibre.

Studio AMeBE

Coppia di designer italiane. Fondato, infatti, nel 2008, l’indipendente Studio AMeBE è caratterizzato da un dinamismo mutabile e perennemente trasformante.
Sempre in equilibrio tra follia e razionalità, ordine e disordine, testa e cuore, Sacro e Profano, i progetti di AMeBE hanno sempre un segno distintivo che li rende unici.
Dizionario della Moda Mame: Seletti. Studio job, Burger e Hotdog
Studio job, Burger e Hotdog

Studio job

Job Smeets e Nynke Tynagel hanno fondato Studio Job nel 2000 dopo essersi diplomati alla Dutch Design Academy di Eindhoven. Nei 15 anni trascorsi da allora, si sono sviluppati nei pionieri contemporanei dell’espressione personale. Le tecniche tradizionali e moderne sono combinate per produrre oggetti unici così popolari per il loro stile iconico, araldico e da cartone animato.

JIL SANDER

Stilista tedesca fondatrice dell’omonima casa di moda. Il suo stile è intelligente, estremamente minimalista e del tutto contemporaneo.

Indice

  1. Le origini: Jil Sander
  2. Lo stile di Jil Sander
  3. La prima boutique
  4. Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada
  5. Raf Simons
  6. Uniqlo J+
  7. Navy
  8. Situazione attuale

Le origini: Jil Sander

Jil Sander La stilista nel 1983
La stilista nel 1983

Stilista e imprenditrice tedesca, Jil Sander è nata nel 1943 a Wesselburen, vicino ad Amburgo. Jil è metodica e creativa, riservata e determinata, fragile ma energica. In pochi anni è riuscita a costruire un vero e proprio impero, quotato in borsa nell’89. Diplomata in ingegneria tessile in Germania, all’età di 19 anni approdò a Los Angeles, dove completò gli studi e fece la sua prima esperienza come giornalista nella redazione di McCalls. Tornata ad Amburgo, divenne fashion editor per Costanze e Petra, sino ad assumere responsabilità dirigenziali. Ha lavorato con diverse aziende come stilista freelance: tra le molte, Callaghan.

Lo stile di Jil Sander

Jil Sander Lo stile minimalista di Jil Sander
Lo stile minimalista di Jil Sander

Ritenuta la più importante rappresentante della moda tedesca e uno dei grandissimi nomi della moda internazionale, ha saputo imporre uno stile intellettuale, minimalista, decisamente contemporaneo. “Forte e puro”, sono gli aggettivi che più spesso usa per definire la sua moda e le sue scelte di vita. Considerata l'”Armani della Germania”, i suoi abiti si basano sull’uso di non-colori, linee epurate, materiali corposi, tagli “fatti col coltello” -come lei stessa li definisce- per una femminilità aliena da ogni frivolezza ma non priva di una sua seducente severità.

La prima boutique

Jil Sander 1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff
1968, Jil Sander davanti alla boutique di Amburgo. Scatto di Hans Rudolf Uthoff

Nel ’68 aprì una boutique d’avanguardia ad Amburgo, la prima del genere, dove vendette molti capi disegnati e realizzati da lei stessa insieme ad abiti acquistati in Italia e a Parigi. Forte di questo background ricco di esperienze e di un progetto ambizioso in testa, aprì la Jil Sander Moden e presentò, nel ’73, in Germania, la sua prima vera collezione, tutta declinata sui toni del kaki. Inizio difficile per una stilista che intendeva creare abiti moderni e di grandissima qualità, troppo raffinati perché fossero capiti e realizzati in patria, dove la parola prêt-à-porter di lusso, con tutte le sue implicazioni, era ancora sconosciuta. Quasi naturale che trovasse in Italia i tessuti, le aziende e gli interlocutori di cui aveva bisogno.

Nel ’75, a Parigi, presentò le sue collezioni per due stagioni successive. Troppo purista per il gusto francese: quelle sfilate, furono un insuccesso. Il che la spinse a scegliere le passerelle di Milano, città più severa, più vicina alla sua personalità.

Jil Sander Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims
Collezione primavera/estate 1977: Stella Tennant ritratta da David Sims

Le prime presentazioni italiane furono quasi in sordina, riservate a pochi: ma la notarono, e la apprezzarono, i buyer più importanti che subito guerreggiarono per averne l’esclusiva. Piaceva la sua moda destinata a una donna intelligente, intraprendente, indipendente:

“Le donne alle quali penso, quando creo, hanno una forte coscienza di sé, una grande autoconsiderazione”, disse.

Il successo arrivò in fretta, premiando il rigore del design, la ricerca costante nei materiali, l’ossessione per la qualità. Nel ’79, lanciò Woman Pure, il suo primo profumo: prestò il suo volto alla pubblicità, diventando famosa in un attimo e creando, con il suo sguardo limpido e i suoi lineamenti chiari e minuti, un nuovo stereotipo della donna tedesca.

 

Jil Sander Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980
Campagna pubblicitaria Women Pure, 1980

Gli anni che seguirono videro la sua affermazione internazionale e lo sviluppo delle sue attività che ormai comprendevano cosmetici, occhiali, pelle e moda maschile, presentata a Milano nel ’96. Ricevette numerosi riconoscimenti e premi per la sua moda e i suoi profumi. Appassionata d’arte contemporanea, è una collezionista raffinata e uno sponsor generoso di grandi mostre di importanti artisti tedeschi, come Georg Baselitz o Joseph Beuys.

Jil Sander viene rilevata dal Gruppo Prada

Dall’autunno del ’99 il marchio Jil Sander fa parte del Gruppo Prada. Nel 2001 il marchio stabilì vendite record, con un aumento dei profitti del 17%. Nel 2002 il brand perse ben 26 milioni di euro ( da considerarsi i costi per i negozi di Londra e di New York). Salirono a 20 i negozi monomarca nel mondo.

A maggio 2003 il Gruppo Prada ritenne necessario, per risollevare le sorti della società, richiamare Jil Sander a capo del team creativo. Bertelli “si avvicinò alla signora Sander e iniziò a negoziare una tregua”. La Sander venne assunta sotto un contratto di consulenza di sei anni con una partecipazione nella società. Jil Sander tornò così nella società da lei fondata e contrallata dal Gruppo Prada dal 1999.

Raf Simons

Jil Sander Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007
Raf Simons per Jil Sander, campagna pubblicitaria primavera 2007

Tuttavia, nel luglio 2005, il direttore creativo belga, lo stilista Raf Simons, spodestò Jil Sander dopo l’ennesima scissione con il gruppo Prada. Simons arrivò al brand per dargli un tocco internazionale e particolare, molto meno rigido, tra nuovi motivi e colori, forme e dettagli.

Nel 2006 Prada dichiara di aver venduto azioni a Change Capital, società di private equity fondata da Luc Vandevelde, focalizzata sulle attività legate ai consumatori. Due anni dopo, a settembre 2008, Change Capital vendette Jil sander alla Onward Holding Co., Ltd, gruppo di abbigliamento quotato a Tokyo e alla sussidiaria europea, la GIBO’Co. S.p.A, per un valore di 167 milioni di euro.

Uniqlo J+

Jil Sander Uniqlo J+ autunno/inverno 2011
Uniqlo J+ autunno/inverno 2011

Nel 2009 la Sander annunciò il suo grande ritorno come stilista: nel mirino Uniqlo, brand che si definisce “produttore di buon abbigliamento casual che chiunque può indossare”. La stilista firma una collezione uomo/donna chiamata J+, lanciata anche in Asia (Giappone, Corea del Sud, Hong Kong e cina), presente nei negozi di Londra dal 7 gennaio 2010. Raggiunse l’unico store americano Uniqlo (a New York) il 14 gennaio 2010.

Navy

Jil Sander Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015
Jessica Burley per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2015

Nel 2010 la Sander decise di espandere il brand e di lanciare una nuova linea, la Jil Sander Navy, diretta ai clienti più giovani, sempre secondo l’estetica del marchio Jil Sander e secondo la filosofia di design di lusso puro, essenziale e innovativo. Questa estensione del marchio aggiunse uno sofisticato stile casual e dinamico alla casa di moda. Molta attenzione venne rivolta verso cotoni innovativi di qualità, tessuti tecnici, maglie e maglieria.

Jil Sander Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012
Raf Simons, collezione autunno/inverno 2012

Dopo che Raf Simons ebbe presentato la collezione autunno 2012, decise di abbandonare la società, che diede il benvenuto, nella sede Milanese, a Rodolfo Paglialunga. Egli porto all’azienda la precisione nei dettagli, tanto tipica dello stile italiano. Un anno dopo, ad ottobre 2013, la 69enne Jil Sander lasciò il suo brand per la terza volta: presentò la sua ultima collezione primavera/estate 2014 durante la settimana della moda milanese.

La collezione prêt-à-porter primavera/estate 2015, disegnata da Rodolfo Paglialunga, venne definita da Tim Blanks (Vogue) una “coalescenza di generi. C’era tutto in forma in tutto. Clunky (ingombrante) era probabilmente la parola migliore per le culotte a cavallo basso con tasche fuori portata. Lo stesso per il grembiule/gonna avvolto su qualunque cosa ci fosse sotto, il che significava che c’era uno strano sovrapporsi di elementi e quello che era sotto aveva una cintura elasticizzata in vita.”.

Situazione attuale

Jil Sander Resort, 2018
Resort, 2018

Dopo quasi quattro anni, Pagilalunga decise di ritirarsi dalla carica di direttore creativo (marzo 2017). Ad aprile 2017, Lucie e Luke Meier, marito e moglie che hanno disegnato per tantissime case di moda, da Dior Haute Couture a Supreme, vengono nominati direttori creativi del brand. La loro prima collezione è Resort 2018, solido e importante inizio per il duo: piena della loro estetica, elegante e pura, adatta alla vita frenetica di città.

“Hanno una visione moderna, coesa e in contatto con ciò che è rilevante ora, e lo combinano magnificamente con una sottile sensibilità. Mi aspetto la creazione di collezioni molto intelligenti e di un mondo da cui ispirarsi”, ha detto la CEO di Jil Sander, Alessandra Bettari.

GIORGIO ARMANI

Designer italiano, nato a Piacenza nel 1934, è di gran lunga la figura dominante del prêt-à-porter di alta moda, che da Milano si diffuse in tutto il mondo.

 Indice

  1. Le origini
  2. La Rinascente e Cerutti
  3. La nascita dell’azienda
  4. L’ultimo periodo con Galeotti
  5. Lo stile Armani
  6. Le collezioni
    1. 1970
    2. 1980
    3. 1990
  7. 2000 – 2005
    1. Le collezioni
    2. Sviluppo del brand
    3. Inaugurazioni
    4. Giorgio Armani nel mercato giapponese
    5. Nuovo COO
    6. Acquisizioni del brand
    7. Licenze e co-branding
    8. L’espansione del brand
    9. La prima collezione Haute Couture
    10. Armani per la Nazionale Inglese di calcio
  8. Dal 2005 ai giorni nostri
    1. La beneficenza
    2. Lancio della linea Cosmetics
    3. Il mercato asiatico
    4. Collaborazioni e licenze
    5. One Night Only
    6. Armani per la Nazionale Italiana alle Olimpiadi
    7. 40° anniversario
    8. Situazione attuale

Le origini

Giorgio Armani è un stilista italiano, nato a Piacenza nel 1934. Protagonista assoluto nella straordinaria fioritura dell’alta moda pronta da Milano nel mondo e insieme personaggio che, per il fascino fisico, il modo distaccato di mostrarsi, per la capacità di coinvolgere, nella sua visione semplice, scabra, rigorosa e nitida, ambienti e lavoro, è sembrato esprimere perfetta simbiosi fra scenario di vita ed eleganza dei suoi modelli. Il suo impero non premia soltanto, come per altri nomi prestigiosi dello stilismo, la creatività, la fantasia. Il suo successo riconosce un’invenzione che ha captato desideri, conciliato bisogni opposti e ridisegnato in modo geniale un archetipo del vestiario.

Giorgio Armani
Giorgio Armani

Armani è tutt’uno con il successo della famosa giacca, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna con la sua apparenza mascolina e, come si diceva sul finire degli anni ’70, l’ha aiutata più del femminismo. Lo stilista iniziò il suo spettacolare cammino nel prêt-à-porter a 40 anni. Ma il suo lungo apprendistato è sfaccettato e prezioso, sia sul piano del gusto sia su quello del rapporto moda-industria.

La Rinascente e Cerutti

Interrotti gli studi di medicina, trovò lavoro negli anni ’60 al La Rinascente, vero crogiolo all’epoca dell’inventiva di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. La sua era una composita attività che spaziava dagli acquisti per l’abbigliamento maschile, scegliendo sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarebbe stato in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine (ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique).

Si accorse delle sue doti Nino Cerruti (1965) che lo assunse come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende a conoscere l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a inventare vestiti adatti a essere riprodotti su ampia scala. Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più leggere, colori più freddi, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni, assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile, fino allora formale e imbalsamata, una sciolta aria vissuta, giovane per tutte le età. Erano gli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adorava il primo made in Italy e nuovi ceti stavano per aprirsi all’idea che a sottolineare il successo occorresse un abito di pregio.

Sergio Galeotti, un giovane di Viareggio che aveva appena lasciato uno studio di architettura per diventare acquirente di modelli, intuì che un talento come Armani non poteva restarsene a fare lo stilista per conto terzi, invece di pensare a una collezione in proprio. Prudente ma anche svagato, Armani impiegò due anni a convincere se stesso e ad aprire (’73) con Galeotti un ufficio di consulenza in corso Venezia a Milano, mentre lavorava per varie ditte da Gibò a Montedoro, da Tendresse a Courlande, a Sicons, imponendosi subito nelle ultime sfilate di Palazzo Pitti a Firenze. Appena l’anno dopo (’74), la prima collezione maschile firmata e, nel ’75, la prima collezione femminile.

La nascita dell’azienda

Fu un tale trionfo che, nel 1976 nacque la Giorgio Armani. Fu Galeotti l’ideatore della struttura societaria: niente produzione in proprio, solo idee. Una formula che venne ribadita (’78) dall’accordo con il GFT, il primo che rese finalmente possibile un prêt-à-porter d’alta moda eseguito in fabbrica ma sotto la cura dello stilista che lo firmava. Presto le sfilate Armani, anche per la ricerca dell’interior design delle location, divennero le più attese. La lungimiranza della nuova griffe non ebbe sosta, fulminea l’intuizione che sarebbero stati soprattutto i giovani i consumatori di moda, purché questa avesse un prezzo accessibile senza nulla perdere in fascino. Precocissimo rispetto al diffondersi delle seconde linee, nacque l’Emporio Armani.

Giorgio Armani posa per la copertina del Time Magazine
Giorgio Armani posa per la copertina del Time Magazine

L’aquilotto segnò per i ragazzi l’appartenenza a un nuovo modo di vestire e di essere; la scioltezza del look più agile e meno ieratico incantava le ragazze. Lo stilista crebbe rapidamente in notorietà. Bastò che, irritato da alcune polemiche intorno a una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi, sulla scia dei film di Kurosawa (’81), decidesse di non sfilare per una stagione, che Time, trovando esplosiva la protesta, mise la sua foto in copertina: il fatturato si triplicò (’82). Intanto la sua supervisione stilistica era richiesta da Mario Valentino per i capi in pelle, da Erreuno e aumentavano i licenziatari, Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla, Allegri per gli impermeabili. Il suo tocco, inconfondibile e sempre vario, accese un decennio di lavoro, mentre la sua centrale ricerca nell’alta moda prêt-à-porter lo condusse verso esiti di tale raffinatezza da non poter più essere realizzati in fabbrica.

L’ultimo periodo con Galeotti

Nell’83, Armani mutò il suo accordo con GFT, che eseguirà da quel momento in poi una nuova linea, Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti, mentre l’alta moda prêt-à-porter assunse l’etichetta di Borgonuovo 21, la via milanese dove aveva ristrutturato e affittato il palazzo che era stato di Franco Marinotti (Snia Viscosa) e dei cotonieri Riva. Le sfilate si svolgevano nel teatro di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Galeotti fece appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muorì nell’agosto di quell’anno.

Il secondo decennio dell’attività trovò Armani solo ma deciso, grazie a studio e volontà, ad aggiungere ai suoi primati l’essenzialità d’una vera rivoluzione nel vestire femminile. Fermenti nuovi agitavano la donna che non sentiva più il bisogno di mimetizzarsi, di cancellare il proprio corpo nella scioltezza d’una giacca perfetta.

Lo stile Armani

Analizzando lo snodarsi stilistico lungo ormai 25 anni di attività, resistono alcune costanti e si profila qualche concessione divagante del suo caratteristico rigore. Mai sono venuti meno il gusto e la logica della sua rivoluzione d’inizio, sia per l’uomo sia per la donna con reciproci scambi dei loro elementi peculiari non solo nella forma, nel taglio, ma anche attraverso la scelta dei colori intercambiabili, dei materiali, apparenza mascolina, mano cadente e morbida o viceversa camicie e giacche femminilizzate per un uomo di sconcertante libertà.

Giorgio Armani 1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan
1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan

Amato dall’élite come dalla massa, come dalla critica, accumulò in Italia tre premi Occhio d’Oro per la migliore collezione della stagione e diversi riconoscimenti in tutto il mondo. Vestì Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, Richard Gere in American Gigolò e i protagonisti del melodramma Elektra di Strauss alla Scala con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.

Le collezioni

1970

La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno vestì giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma una gonna plissé che come i pantaloni concedesse passo lungo e sciolto; nella primavera ’77 le gonne erano due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assunse aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per lìuomo, quando la giacca in maglia ricoprì il blazer. La giacca era destinata ad unirsi ad ogni altro capo d’abbigliamento.

Giorgio Armani Collezione 1978
Collezione 1978

Nel ’78 posò la giacca sul costume da bagno, in autunno assemblò sapori militareschi a ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato fu una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine. Ma l’evoluzione della giacca poggiò (’83) su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasformò, divenne intercambiabili e da abbinare in piena libertà.

1980

Solo nell’84 ritornò il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, in una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani premette il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone.

Giorgio Armani Collezione primavera/estate 1985
Collezione primavera/estate 1985

A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscosse un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa mutò nel sobrio look di Armani. La giacca era sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vennero dagli abiti in seta stampata modello princessa.

Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, poteva contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda prêt-à-porter atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, la linea Emporio.

Armani Campagna pubblicitaria 1980
Campagna pubblicitaria 1980

Nel 1986, la sera presentava abiti molto più interessanti di quelli da giorno, secondo le richieste del mercato americano. La donna di Armani, sicura e senza nostalgia, sceglieva una giacca non più rigida e rigorosa e ruppe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti (’87). Così via via (1988) la collezione autunno-inverno fu caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e la provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie.

1990

Nel ’90 ancora punto di riferimento la giacca, sottile, avvolgente con spalle piccole e la vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. Fu una scelta di colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini.

Giorgio Armani, 1991
Giorgio Armani, 1991

Nel ’92 divenne distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive, furono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse. Sotto le giacche occhieggiavano i gilet; i pantaloni erano a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventarono importanti e soliste. Gli abiti da sera assunsero un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretesero solo forme essenziali.

Armani Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivelò anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzavano il corpo, fu più grande che mai; la passione per la sera, dall’abito “boldiniano” in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplose il “sophisticated grege” nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto era prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto. Lo stile era ormai sempre più definito e autorevole e non cambiava; cambiavano i modi, le scansioni, i dettagli, prevalevano la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorsero a fare della sofisticatezza il concetto portante della stagione.

Negli anni ’98-99 sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, persero l’ossessione del tailleur e si portarono anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolavano lunghissimi.

Nel settembre 1999, la Giorgio Armani S.p.A. Giorgio Armani SpA costituì la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates fu la società incaricata per la nuova divisione. La struttura commerciale del Gruppo (diretto e in franchising), attiva in 33 paesi, comprendeva 53 boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.

2000 – 2005

Le collezioni

E per il 2000 un’immagine forte, lineare, glamour, pura e precisa: amore a prima vista per i pastelli inglesi e un occhio di riguardo al nero. Gonne alla caviglia, giacche corte con grandi maniche chimono, giacche tagliate come camicie indiane, pantaloni sottili sotto le tuniche o pantaloni extralarge con la camicia maschile. E una sera ricercata nella nuova concezione di ricami “cattura luce” su tulle e stretch lavorato a ragnatela, volutamente lineare la scelta delle linee pulite, levigate sul corpo.

La donna Armani è entrata nel terzo millennio con un allure attuale e brillante, con un occhio vigile all’uso e all’esercizio dello stile e l’altro attento alle attitudini giovanili, ma sempre consapevole che la forza della propria immagine è fatta dell’insuperabile impronta Armani, colori speciali, linea, taglio sapiente. È una donna che scivola con leggerezza, garbo e classe inimitabile lasciandosi alle spalle le inevitabili forzature di un modernismo spesso sguaiato o troppo semplicemente brutto. L’ultima collezione presentata che già si affaccia al nuovo millennio, G.A. uomo primavera-estate 2000, ha riconfermato il primato di Giorgio Armani nell’abbigliamento maschile.

Giorgio Armani Collezione autunno/inverno 2001
Collezione autunno/inverno 2001

Femminilità e romanticismo: da queste due parole nacque la nuova donna di Giorgio Armani. L’immagine venne proposta per l’inverno 2001-2002: evocava emozioni da primo ballo, con gonne-tutù a volant di tulle, oppure fazzoletti di organza tagliati in sbieco, portate con lunghi pullover di ispirazione marinara o piccoli top. Sfilarono fanciulle leggiadre, come sulle punte: “Il balletto è l’apoteosi dell’eleganza”, affermò lo stilista. Tutto era delicato, aereo, sembrava alludere a sensazioni trasognate: memorabile il finale della collezione, affidato a trenta autentiche ballerine che posarono alla maniera di Degas. La conferma a quanto si era visto nella stagione precedente, con tailleur pantalone caratterizzati da una insolita dolcezza: un vago ricordo la donna manager. La vena morbida fu in crescendo anche nelle sfilate successive. E lo storico blazer? Si adeguò al nuovo corso, per l’estate 2003 si allungò, era quasi marsina ondeggiante sulla figura esile: pezzi insoliti scombinarono l’abituale ritmo degli accostamenti, la sensualità era a fior di pelle, senza nostalgia esotica né aggressione erotica.

Giorgio Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003

Nell’autunno-inverno 2003-2004, Armani virò ancora di bordo, la sua moda ridisegnò il corpo, lo sottolineò accarezzando la vita messa in risalto da giacche corte e svettanti e poi, sorpresa, onorò le gambe con minigonne a paralume o short, interpretazione gentile degli hot pants anni ’70. Una scicchissima donna intinta nell’inchiostro, nel rigore del nero spezzato dal bianco per un suggestivo effetto grafico. Al solito, i suoi abiti andrebbero visti da vicino, sofisticati nel dettaglio, nella ricerca dei particolari e dei tessuti. Nel firmamento di ricami. Si abbassò l’età della moda, che l’Emporio accentuò con lo stile impertinente e stuzzicante della maschietta francese: sempre nel furore del corto. Anche l’uomo si aggiornò: un ritratto fra ragione e sentimento, silenzioso rivoluzionario del nuovo classico che rispettava le regole della comodità, affidata soprattutto al comfort della maglieria.

Sviluppo del brand

Nel gennaio 2000, Giorgio Armani S.p.A. aumentò la partecipazione nella Giorgio Armani Japan Co. Ltd., joint venture nata nel 1995, portando la sua quota all’85% e lasciando il restante 15% alla Itochu. A febbraio, nacque la Armani Collezioni che riuniva, in Europa e in Asia, le già esistenti Giorgio Armani, le Collezioni Uomo e Mani Donna. La nuova etichetta fu introdotta anche negli Stati Uniti, mentre rimase invariata la linea Mani Uomo (per abiti e camicie) esclusiva per il mercato americano. Nel mese di giugno, il Gruppo Armani acquistò dal Gruppo Finanziario Tessile (GFT), per un valore di 55 miliardi di lire, le attività di produzione della linea uomo Armani Collezioni, nonché le attività di distribuzione e di vendita dei marchi negli Stati Uniti.

A luglio, il Gruppo Armani e il Gruppo Zegna siglarono un accordo per la creazione di una joint venture (51% Armani, 49% Zegna) per produrre e distribuire le linee Armani Collezioni. La nuova società aveva l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del marchio Armani Collezioni Uomo nel mondo e del marchio Mani Uomo negli Usa, avvalendosi delle competenze industriali e organizzative di entrambi i gruppi.

Inaugurazioni

Proseguiva l’apertura dei punti vendita. A ottobre nacque a Milano lo spazio Armani in via Manzoni 31. Progettato dallo Studio Gabellini Associates, in collaborazione con lo stilista, il megastore si sviluppa per circa 8 mila mq, articolati su tre piani. L’interrato, di 900 mq, è destinato all’Elettronica, dove Sony espone tutti i suoi prodotti. Al pianterreno, l’Emporio Donna, l’Emporio Uomo, l’Emporio Accessori, lo spazio dedicato ai profumi, Armani Jeans uomo e donna. Al primo piano, oltre a un ristorante, Nobu, e Armani Caffè, c’è Armani Casa. L’anno 2000 registrò ricavi consolidati netti pari a 2.002 miliardi di lire, in aumento del 20% rispetto al 1999, un risultato operativo pari a 374 miliardi, un utile netto consolidato di 235 miliardi (+11%) e una posizione finanziaria pari a 618 miliardi.

Armani Flagship Store a Milano
Flagship Store a Milano

Nel febbraio 2001 aprì, a Milano, in via della Spiga 19, la prima boutique Giorgio Armani Accessori, dedicata a borse, scarpe e pelletteria di alta qualità. A maggio, la Giorgio Armani S.p.A., già proprietaria del 53,2% del capitale sociale di Simint S.p.A., società italiana quotata sul Mercato Telematico Azionario, promosse un’Opa (offerta pubblica di acquisto) delle azioni ordinarie di Simint non possedute dal Gruppo. Il corrispettivo unitario offerto era di euro 6,2. L’obiettivo fu quello di attivare un processo di internazionalizzazione delle attività di produzione e commercializzazione dei prodotti Armani, all’interno di società appartenenti al Gruppo. A luglio, l’Opa su Simint S.p.A. si concluse con l’adesione del 39,49% del capitale sociale di Simint S.p.A. che, aggiunto al 53,24% già di proprietà, permise alla Giorgio Armani S.p.A. di controllare il 92,73% della Simint.

Giorgio Armani nel mercato giapponese

Armani Concept Store in Giappone
Concept Store in Giappone

Il 2001 vide protagonista La Giorgio Armani Japan, fondata nel 1987 in seguito a una joint venture con la Itochu Corporation, la quale ripensò le attività retail del mercato giapponese. Il programma riguardava la riapertura, dopo un totale rinnovamento, coerente all’immagine delle nuove boutique Giorgio Armani di Milano in via Sant’Andrea e di Parigi in Place Vendôme, della boutique Giorgio Armani di Tokyo, a Kioi-cho, lo store Giorgio Armani più grande del mondo. Fece seguito l’inaugurazione di due nuovi negozi Emporio Armani a Marunouchi e ad Aoyama, e il rinnovo dell’Emporio Armani di Midosuji. Il mercato giapponese era il terzo in ordine di importanza dopo gli Stati Uniti (34%) e l’Italia (15%). La Giorgio Armani Japan distribuiva cinque linee di prodotto del Gruppo Armani: Giorgio Armani, Giorgio Armani Accessori, Armani Collezioni, Emporio Armani e Armani Jeans. La società gestiva 22 negozi: 10 boutique Giorgio Armani, un negozio Armani Collezioni e 11 Emporio Armani. Le linee Giorgio Armani e Armani Collezioni erano vendute anche attraverso la formula shop-in-shop.

Nuovo COO

Nel luglio del 2001, Roberto Pesaro fu nominato Chief Operating Officer della Giorgio Armani Corporation. Un mese dopo, Armani aprì la sua prima boutique in Russia, a Mosca, al numero 1 della Moskow’s Tretyakovskji Proezd. Si trattava del 33esimo punto vendita inaugurato dal Gruppo Armani nell’anno 2001 e rientrava nel piano di espansione dell’esclusiva rete retail. 20 negozi vennero rinnovati. Venne anche creata la joint venture Borgo 21, per sviluppare la prima linea a marchio Giorgio Armani.

I ricavi consolidati raggiunsero i 1272 milioni di euro, con un incremento del 23% che riguardava tutte le aree geografiche e tutte le linee. Il giro d’affari era così suddiviso: Europa 45%, Nord America 28%, Asia-Pacifico e resto del mondo 27%. L’utile netto consolidato fu di 110 milioni di euro, la posizione finanziaria netta di 122 milioni di euro, mentre gli investimenti furono pari a 307 milioni di euro.

Acquisizioni del brand

A gennaio 2002, Armani acquistò il 100% di Miss Deanna, azienda specializzata nella produzione di maglieria di alto livello. A novembre fu inaugurato il megastore Armani-Chater house a Hong Kong, articolato su tre piani, 3 mila mq, secondo per dimensioni solo a quello di via Manzoni a Milano. Nel frattempo, iI Gruppo Armani e Luxottica Group conclusero il rapporto di licenza per la produzione e distribuzione delle linee Giorgio Armani ed Emporio Armani occhiali.

I risultati dell’anno evidenziarono una crescita dei principali indicatori economici. Il fatturato consolidato, 1301 milioni, salì del 2,3% rispetto al 2001. Il fatturato indotto, pari a 1691 milioni crebbe del 6,4. Sostenuta la crescita di Orologi Emporio Armani, + 24%, e dell’area cosmetica, +11%. L’utile prima delle imposte, 199 milioni, registrò una crescita del 9,7%. Notevoli anche gli investimenti, pari a 87 milioni di euro, destinati, tra l’altro, all’espansione della rete distributiva (30 nuovi negozi e 16 ristrutturati) e all’acquisizione di stabilimenti industriali. Infine, l’azienda investì il 10% del fatturato indotto in comunicazione.

Licenze e co-branding

Nel febbraio 2003 il Gruppo conferì a Safilo una licenza pluriennale per la produzione e distribuzione mondiale delle collezioni di occhiali Giorgio Armani ed Emporio Armani. In parallelo, l’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprendeva 57 boutique Giorgio Armani, 12 negozi Armani Collezioni, 115 Emporio Armani, 66 negozi A/X Armani Exchange, 10 Armani Jeans, 5 Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessori e 12 negozi Armani Casa in 35 paesi nel mondo.

Armani collabora con Mercedes Benz
Armani collabora con Mercedes Benz

A giugno, la boutique Giorgio Armani in via Condotti a Roma riaprì completamente rinnovata. Al restyling del negozio hanno lavorato lo stesso stilista e l’architetto Claudio Silvestrin. Inoltre, Mercedes-Benz e Giorgio Armani entrarono in una joint venture per la creazione della Mercedes-Benz CLK Giorgio Armani Design Car. Armani disse:

“Mercedes-Benz ha raggiunto una fama straordinaria per la qualità, lo stile e l’eleganza delle sue auto. Per me è stato molto interessante osservare quanto siano simili le nostre filosofie progettuali e il nostro modo di lavorare. Questo mi fa pensare che in futuro ci possano essere più opportunità per realizzare progetti comuni che possano sviluppare i nostri rispettivi punti di forza”.

In ottobre John Hooks fu nominato nuovo presidente della Giorgio Armani Japan, mentre Giorgio Armani rimase direttore commerciale del gruppo. Il terzo e più grande negozio di Armani/Funf-Hofe, il multi-concept di Armani, venne aperto in Theatinerstrasse a Monaco, sommandosi all’Armani di via Manzoni a Milano e all’Armani/Chater House di Hong Kong. I risultati economico-finanziari del 2003 furono brillanti. Il fatturato consolidato di 1.255 milioni di euro era cresciuto del 3% a cambi costanti. L’utile netto di 134 milioni di euro era aumentato del 14%. Eccellente anche l’aumento del patrimonio netto (149%), pari a 264 milioni di euro. Nello stesso anno la società investì 38 milioni di euro nella distribuzione, con 30 nuovi punti vendita aperti e 11 restyling.

L’espansione del brand

Armani Hotel Milano, interior design di una stanza
Armani Hotel Milano, interior design di una stanza

Nel febbraio 2004, il Gruppo Armani si diede agli hotel di lusso: firmò con EMAAR Properties PJSC, la più grande società immobiliare del Medio Oriente, un accordo per la costruzione di resort Armani e hotel di lusso. La collaborazione prevedeva l’apertura di dieci hotel e quattro resort entro sette anni. L’investimento fu di circa 1 miliardo di dollari. EMAAR doveva gestire gli aspetti costruttivi e manageriali e Armani sarebbe stata responsabile della progettazione e del design. A marzo, la società siglò un accordo di licenza pluriennale con Wolford AG per la produzione e la distribuzione mondiale della linea di calzetteria Giorgio Armani. In aprile, furono inaugurati il quarto negozio multi-concept nel Three on the Bund, a Shanghai e un negozio Armani a Dubai.

A luglio, la rivista Fortune pubblicò un elenco dei 25 business men più potenti in Europa: Giorgio Armani fu l’unico italiano citato, al 25° posto. Ad agosto, vennero aperti nuovi negozi Emporio Armani a Riga e a Shanghai; un mese dopo, a Parigi, fu inaugurato un negozio secondo il nuovo concept Emporio Armani.

“Il nuovo design di Emporio Armani a St. Germain fa parte di una strategia volta a rafforzare e differenziare le varie linee di prodotto e a creare un ambiente in cui l’architettura possa risaltare la presentazione delle collezioni, in modo moderno e accessibile alla clientela” Giorgio Armani.

A settembre aprì un negozio Armani Jeans in Corso di Porta Ticinese a Milano, progettato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: all’interno anche un Armani Jeans Café. Nella boutique Armani di Maidson Avenue, la modella Eugenia Silva organizzò una vendita di beneficenza a favore dell’ American Museum of Natural History. Nel frattempo, ad Armani fu assegnato il Superstar Award ai Night of Stars Awards del Fashion Group International.

L’anno 2004 si chiuse con un fatturato di 1.299 miliardi di euro, (+6,5% a cambi costanti, +3,5% a cambi correnti). L’utile netto fu di 126 milioni di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-5,2%). Il patrimonio netto fu di 397 milioni di euro, con un incremento del 50,3% rispetto ai 264 milioni del 2003. Gli investimenti ammontavano a 50 milioni di euro, di cui 35 milioni per l’apertura di 16 nuovi negozi e il restyling di quelli esistenti.

La prima collezione Haute Couture

Nel gennaio 2005, il designer presentò a Parigi la prima collezione haute couture, la Giorgio Armani Privé. Trentuno abiti in puro stile Armani, unici e preziosissimi. 31 come gli anni di attività dell’azienda. In onore della storica amicizia con l’attrice Michelle Pfeiffer, Giorgio Armani commissionò al famoso fotografo Mario Testino una serie di scatti che vedessero l’attrice protagonista del catalogo donna primavera/estate 2005.

Giorgio Armani Prima collezione Haute Couture Collection, 2005
Prima collezione Haute Couture Collection, 2005

Il primo trimestre del 2005 registrò una crescita delle vendite dirette del 16% rispetto all’anno precedente. In particolare, le vendite in Cina sono aumentarono del 52%, in Giappone del 15%, in Europa del 10% e negli Stati Uniti del 3%. Nello stesso periodo aprì un nuovo negozio monomarca Armani Casa a Milano, in via Manzoni 37.

Armani fu nominato Designer of the Year dal Fashion Editors Club of Japan. La retrospettiva di Giorgio Armani, esposta al Guggenheim, venne trasferita al Mori Art Museum di Tokyo. Per l’occasione furono presentate le collezioni uomo/donna autunno/inverno 2005-2006. Al termine dello show venne anche presentata la prima collezione haute couture di Armani. In quel periodo il gruppo contava 4.700 dipendenti, 13 stabilimenti produttivi, 58 boutique Giorgio Armani, 11 negozi Armani Collezioni, 121 negozi Emporio Armani, 70 negozi A/X Armani Exchange, 12 negozi AJ/Armani Jeans, 6 negozi Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessories store e 17 negozi Armani Casa, distribuiti in 37 paesi in tutto il mondo. Il marchi del Gruppo Armani erano: Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, AJ/Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani Casa.

Armani per la Nazionale Inglese di calcio

Nel maggio 2004, Armani vestì la Nazionale Inglese di calcio per gli eventi sportivi negli Stati Uniti. Armani disegnò anche le divise dell’equipaggio del Bribon, la nave a vela del Re di Spagna.

Al tempo, la Giorgio Armani controllava cinque linee: Borgonuovo 21, G.A. Collezioni Mani, AX (moda basic dell’omonima catena di negozi in Usa) e Armani Jeans, senza contare le linee di biancheria, intimo e costumi da bagno.

Dal 2005 ai giorni nostri

La beneficenza

Durante il World Economic Forum tenutosi a Davos a gennaio, Armani annunciò la sua partecipazione a (PRODUCT) RED, la rivoluzionaria iniziativa globale lanciata da Bono e Bobby Shriver per raccogliere fondi per il Fondo Globale per combattere l’AIDS in Africa. A supporto di RED, Armani disegnò i suoi primi due prodotti per (Emporio Armani) RED: un paio di occhiali da sole e un orologio. La collezione donna Emporio Armani per la primavera/estate 2007 venne presentata alla settimana della moda di Londra invece che a quella di Milano, durante un esclusivo evento di moda e musica che celebrava il lancio della prima capsule collection Emporio Armani (PRODUCT) RED. Alicia Keys, Andrea Bocelli, Beyoncé, Bono, 50 Cent e Leonardo DiCaprio sono solo alcune delle celebrità che parteciparono all’evento One Night Only. A fine anno, Giorgio Armani ricevette il Premio Leonardo 2006 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in qualità di importante rappresentante dei prodotti italiani di qualità all’estero.

Lancio della linea Cosmetics

Nel 2007, Giorgio Armani lanciò Crema Nera, primo prodotto della linea skincare, Attitude, nuova fragranza uomo, e Diamonds, profumo femminile Emporio Armani, la cui campagna pubblicitaria vide protagonista Beyoncé. La retrospettiva Giorgio Armani arrivò anche a Milano, alla Triennale. Nel frattempo, la sfilata Giorgio Armani Privé primavera/estate 2007 avvenne a Los Angeles, in concomitanza con la 79° edizione degli Academy Awards. Giorgio Armani aprì il suo quarto concept store a Ginza, Tokyo, chiamato Armani/Ginza Tower.

Il mercato asiatico

L’anno seguente Giorgio Armani entrò nel mercato indiano con i primi negozi Giorgio Armani ed Emporio Armani a Nuova Delhi. Altre inaugurazioni vi furono per i primi negozi Emporio Armani a Mosca e a Pechino. In europa aprì la più grande boutique Giorgio Armani a Milano, in via Montenapoleone. Altre novità furono il sito e-commerce Emporio Armani Europa e il nuovo progetto per un cellulare Emporio Armani Samsung Night Effect. Emporio Armani Underwear for women fu lanciato negli Stati Uniti. Giorgio Armani diventò membro onorario del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York durante l’inaugurazione della mostra Superheroes: Fashion and Fantasy.

Collaborazioni e licenze

Nel 2012, al Festival di Cannes, Giorgio Armani presentò la collaborazione di un anno con J/P HRO (Haitian Relief Organisation), che includeva una campagna mediatica esclusiva in cui il designer e Sean Penn posavano insieme per la prima volta. Durante la settimana della moda femminile, venne inaugurata Eccentrico all’Armani/Teatro di Milano, mostra di abbigliamento e accessori dal 1985 al 2012, che mostrava lai fusione tra arte, moda e design. Il Gruppo Armani firmò un accordo di licenza esclusiva con Luxottica per design, produzione e distribuzione in tutto il mondo delle collezioni di occhiali Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. In collaborazione con il gruppo Astas Holding/Bemes, venne annunciata la fine del progetto Maçka Residences, esclusiva area residenziale nel centro di Istanbul.

One Night Only

Armani Evento One Night Only, Roma
Evento One Night Only, Roma

Lo stesso anno si festeggiò il 10° anniversario del Gruppo Armani in Cina con l’evento One Night Only Beijing. Nel 2013 continuò la serie di eventi One Night Only, prima a Roma e poi a New York: il successo newyorkese fu tanto grande che il sindaco, Michael Bloomberg, istituì il 24 ottobre come il Giorgio Armani Day. L’anno seguente, Giorgio Armani inaugurò la One Night Only Paris.

Armani per la Nazionale Italiana alle Olimpiadi

Armani veste il team italiano alle Olimpiadi
Armani veste il team italiano alle Olimpiadi

Nel 2013 Giorgio Armani annunciò di voler prolungare l’accordo con il Comitato Olimpico, confermandosi Official Outfitter della Nazionale Italiana per le Olimpiadi invernali di Sochi (2014) e per le Olimpiadi di Rio de Janeiro (2016). A maggio 2014, Giorgio Armani, tenendo fede al rapporto di lunga data con il mondo del calcio internazionale, annunciò la collaborazione con il Bayern Monaco, con il quale il brand si sarebbe impegnato a creare creare l’abbigliamento ufficiale del club.

40° anniversario

Armani Campagna pubblicitaria New Normal
Campagna pubblicitaria New Normal

Il 2015 fu il 40° anniversario del Gruppo Giorgio Armani, celebrato con il lancio di New Normal, collezione completa, ma concisa, che creava un guardaroba ideale per la donna di oggi, riassumendo 40 anni di stile senza tempo. Giorgio Armani è stato nominato Special Ambassador per Expo Milano.

Il 30 aprile si tenne una grande festa con più di 500 ospiti, tra cui VIP, celebrità, autorità e stampa internazionale. Lo stesso giorno Armani/Silos, il grande spazio espositivo dedicato all’esperienza professionale di Giorgio Armani, aprì le sue porte per la prima volta.

Armani Silos Milano, installazione
Armani Silos Milano, installazione

Il Ministero dello Sviluppo Economico e li Poste Italiane celebrarono il 40° anniversario di Giorgio Armani e l’apertura di Armani/Silos con l’emissione di un francobollo dedicato. Il primo ottobre venne pubblicato il libro di Giorgio Armani (edito da Rizzoli New York) in cui egli racconta in prima persona quarant’anni di carriera, di stile e di passione. Il volume era già stato presentato al pubblico il 28 settembre dal famoso giornalista inglese Suzy Menkes, alla conclusione dello spettacolo Giorgio Armani.

Situazione attuale

Nel 2016, Giorgio Armani ricevette il “Collare d’oro al merito sportivo”, per i suoi contributi al mondo dello sport. Il 14 aprile Giorgio Armani si recò a Mosca per una serie di eventi che celebravano l’avvento del Gruppo Armani in Russia. Dopo Londra 2012 e le Olimpiadi invernali di Sochi, continuò la collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale italiano: EA7 Emporio Armani fu, ancora una volta, fornitore ufficiale delle squadre olimpica e paraolimpica Italiana ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Nel mese di luglio, Giorgio Armani annunciò la creazione della Fondazione Giorgio Armani, volta al pubblico e al sociale. La Fondazione doveva anche servire ad assicurare che gli asset di governance del Gruppo fossero mantenuti stabili nel tempo, coerenti con i principi alla base delle attività di Giorgio Armani di designer e imprenditore.

A settembre, all’Armani/Silos, fu inaugurata “Emotions of the Athletic Body”, mostra fotografica dedicata alla celebrazione di sportivi e atleti, curata personalmente dal designer, il quale ebbe la possibilità di attingere dai vasti archivi di fotografie che lui stesso aveva commissionato nel corso degli anni. A settembre, Giorgio Armani presentò a Parigi, per la prima volta, la collezione donna primavera/estate 2017 Emporio Armani durante la settimana della moda. Venne annunciata una partnership biennale tra EA7 Emporio Armani e RCS Sport: la linea sportswear sarà sponsor della 17° maratona annuale di Milano, la Milano Marathon. Il club esclusivo, Armani/Privé, viene riaperto con un look completamente rinnovato.

Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017

Nel 2017 il Gruppo Giorgio Armani annuncia la riorganizzazione del portafoglio brand: a partire dalla stagione primavera/Estate 2018, i brand saranno Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Inoltre, Emporio Armani viene portato per la prima volta alla London Fashion Week con la collezione primavera/estate 2018 read-to-wear. Viene riaperto anche il rinnovato negozio di Bond Street.

VIVETTA

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti. Leggi storia e curiosità del brand, dagli esordi ad oggi

Vivetta è un marchio italiano fondato nel 2009 dalla fashion designer Vivetta Ponti

La storia

Figlia di un antiquario, Vivetta Ponti è nata ad Assisi e si è diplomata al Liceo linguistico Le Mantellate di Firenze. Dopo aver frequentato il centro di formazione professionale Paullo di Milano, Vivetta ha cominciato il suo percorso formativo nell’ufficio stile di Roberto Cavalli come assistente designer.

Per la stilista, l’esperienza da Cavalli è stata lunga ma decisiva per il suo sviluppo creativo e la comprensione delle dinamiche aziendali. Ha proseguito poi con Daniele Alessandrini come head designer, specializzandosi in stampe e ricami.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La designer con le sue modelle.
La designer con le sue modelle.

Nel 2008 Vivetta Ponti ha vinto ‘Who’s Next’ a Parigi, concorso che premia i migliori artisti emergenti. L’anno successivo, la designer ha fatto il grande passo e ha lanciato la sua etichetta omonima, “Vivetta”. Il brand ha debuttato per la prima volta al White di Milano nel 2010.

Come ha affermato la stilista, i primi anni sono stati “duri e pieni di sconfitte”, perché il suo stile non era compreso.

“È stato fondamentale non demordere e crederci al 100%, senza ascoltare nessuno e farmi demoralizzare. Ora siamo in tanti a lavorare al progetto, c’è un’azienda, la distribuzione è mondiale.”

Il successo

Nel 2015, durante la Settimana della moda di Milano, Giorgio Armani l’ha scelta per sfilare all’interno del suo Armani Teatro con la collezione Autunno/Inverno 2015/16 ‘The Groupie Attitude’. Il maestro, del resto, l’aveva già definita come “la migliore”.

“Ho un ricordo bellissimo dell’esperienza, nonostante alcuni fattori di comprensibile disorganizzazione, trattandosi della prima sfilata. Da quel giorno le cose hanno cominciato ad andare bene, anche in Italia.”

Con la collezione Primavera/Estate 2017, Vivetta Ponti è stata la prima stilista italiana ad entrare a far parte dello Swarovski Collective, progetto che incoraggia i designer ad esplorare nuovi percorsi creativi grazie all’utilizzo dei cristalli.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. La collezione Primavera/Estate 2017.
La collezione Primavera/Estate 2017.

Nel marzo 2017 Vivetta Ponti è stata ospite di Mercedes-Benz a Pechino, dove ha presentato la sua collezione Autunno/Inverno 2017 all’interno del Mercedes-Benz International Designer Exchange Program.

Lo stile

Nello stile di Vivetta, elementi nostalgici come la poesia, le bambole, gli arredi antichi ed il design anni Cinquanta, si combinano con silhouettes iper-contemporanee e motivi bon-ton. Le linee pulite si arricchiscono di dettagli inaspettati ed elementi surreali, profilando una nuova idea di eleganza: giocosa e dinamica, romantica ed ironica, ma anche surreale e sartoriale. L’originalità si concretizza infatti con la migliore tradizione del made in Italy.

Dizionario della Moda Mame: Vivetta. Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.
Il dettaglio di un abito dalla Milan Fashion Week 2017.

Vivetta racconta una femminilità delicata e sognante, irriverente e leggiadra, ma al contempo dalla forte personalità. Per questo è diventata un punto di riferimento per tutte le donne alla moda costantemente alla ricerca di un tocco di eccentricità.

I capi dell’azienda, che ha sede a Firenze, sono tutti tutti disegnati, prodotti e confezionati a mano in Italia e sono distribuiti da retailer del calibro di Barney’s NY, Selfridges, Harrods, Le Bon Marché, Moda Operandi, LuisaViaRoma e Tsum.

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Ars Rosa

Boutique milanese di biancheria femminile. Sin dal 1952, anno di apertura del negozio, le vetrine davano già un cenno che Ars Rosa di Bettina Rossi era il regno di uno squisito gusto per la lingerie, quasi tutta in seta pura, lucido satin e misto lino, impreziosita da ricami a mano, da pizzi valencienne e di sangallo. Calde, morbide, bellissime nei colori più allegri le vestaglie in tricot di cachemire fatte su misura. E, per i bebè, completi da battesimo e corredino. Naturalmente tutto lavorato a mano. 

Baldan

Nata a Udine, ma stabilitasi a Milano, ha iniziato come responsabile delle vendite alla Rubinstein. Nel ’73 prende la concessione per tutta Italia dei bijoux di Kenneth Jay Lane, ditta americana. Poco dopo, decide di mettersi in proprio. Disegna bijoux in galalite e, nel ’75, i primi gioielli in oro e avorio. Nel ’77, un viaggio in Cina è come una folgorazione: alla fiera di Canton scopre il fascino dei coralli antichi, delle giade imperiali, delle vecchie monete. Rileva una gioielleria in Sardegna a Porto Rotondo e apre il primo negozio a Milano in via Fiori Chiari. Siamo all’inizio degli anni ’80. Nelle sue creazioni, è sempre vivo il ricordo e l’amore per il passato, per oggetti che abbiano una loro storia, come un vecchio corallo o un’antica giada. Tutto ciò caratterizza ancor oggi le sue collezioni, in una combinazione di vecchio e nuovo, di lontano e familiare. Principale fonte di ispirazione e di materiali, i frequenti viaggi in India, Tibet, Afghanistan, Cina, alla continua ricerca di oggetti e materiali inusuali e rari, da una moneta del 400 a.C. a un rubino della dinastia Liao. Il disegno per incastonarli viene dopo a creare pezzi veramente unici.

Gemelli

Nasce nel 1930 per vendere calze e guanti in corso Vercelli, allora una strada di periferia. Il proprietario Attilio Gemelli rivela subito un talento in quello che più tardi verrà chiamato marketing: le sue idee semplici e chiare, da lui stesso definite "di campagna", riscuotono un immediato successo tra i consumatori del tempo. Dopo la seconda guerra mondiale, grazie all’impegno dell’attuale presidente Sergio Gemelli, il negozio conquista la ribalta cittadina e diventa una sofisticata boutique. È tra le prime a importare negli anni ’60 il neonato prêt-à-porter parigino. Sul finire del decennio ’70, si consolida, divenendo esemplare per lo stile delle proposte, per l’equilibrio fra classicità e novità e per l’assortimento di capi in cachemire.

Albini

Stilista italiano nato come Gualtiero Angelo Albini. Ha impresso un suo geniale segno sugli anni ’60 e ’70, anticipando molte tendenze e aprendo la strada al grande successo del prêt-à-porter italiano. Contro il parere dei genitori, interrompe gli studi classici per frequentare, unico allievo maschio, l’Istituto d’Arte, Disegno e Moda di Torino. A 17 anni, collabora a giornali e riviste, con schizzi dalle sfilate d’alta moda, prima da Roma, poi da Parigi, dove si trasferisce per 4 anni. Qui incontra un giorno Chanel, restando folgorato dal personaggio; poi ne approfondirà la conoscenza nelle pagine di vecchie annate delle grandi riviste di moda, che acquista in blocco. Crea nel ’63 la sua prima collezione. Dopo un incontro a Parigi con Mariuccia Mandelli, lavora tre anni per Krizia e, nell’ultima stagione, a fianco di un Karl Lagerfeld agli esordi. Disegna successivamente per Billy Ballo, per Cadette, poi per Trell. Si legge già nelle sue creazioni di allora un omaggio a Poiret. Verso la fine degli anni ’60, ormai affermato, disegna per le principali case di moda italiane, per Cole of California e collabora con Gimmo Etro per i tessuti stampati. La ricerca parallela sul taglio — sempre più alleggerito — e sul tessuto è una delle costanti del lavoro di Albini, al quale si deve l’impostazione di un nuovo rapporto, finalmente coordinato, fra lo stilista e il fabbricante di tessuti, il che dà il via anche al nuovo concetto di "groupages" di pagine pubblicitarie sulle riviste specializzate.

È del ’70 la sua prima proposta (per Montedoro) della formula "uni-max": uniformità di taglio e colore per uomo e donna. È anche l’anno della famosa collezione Anagrafe, otto spose rosa in lungo, otto vedove in nero corto. Per Misterfox, la stagione successiva, disegna una collezione Preraffaellita, esempio di come sapeva tradurre non pedissequamente in moda i propri innamoramenti culturali. Continua, per Montedoro, a creare collezioni uomo e donna di grande scioltezza. È ormai lo stilista italiano più famoso e più conteso, ma anche il più insofferente di ogni limitazione. Il gruppo Ftm assume la distribuzione delle sue collezioni, disegnate, secondo un progetto unitario, un suo stile, per cinque case di moda specializzate in diversi settori (giacche, maglieria, jersey, abiti, camicie): Basile, Escargots, Callaghan, Misterfox, Diamant’s, (sostituita da Sportfox, pochi mesi dopo). Ottiene così una linea completa, che decide di presentare a Milano e non nell’allora canonica Firenze, prendendosi tutto il tempo e lo spazio necessari. A tale distacco dalla passerella fiorentina, in favore di Milano, aderiscono anche Caumont, Ken Scott, Krizia, Missoni, Trell. È l’atto di nascita del prêt-à-porter italiano. Ma, mentre la stampa internazionale lo definisce "il nuovo astro italiano", "forte come Yves Saint-Laurent", quella italiana si dimostra più miope e provinciale; e così la distribuzione. Albini, sfiduciato, rompe i contratti, tranne quello con Misterfox, con cui comincia a produrre una nuova linea uomo-donna a suo nome, che presenta a Londra per la primavera-estate ’73. È la prima volta che viene adottata la formula, poi molto imitata, di una prima linea di immagine forte e trainante, di vendita ristretta, economicamente sostenuta da una seconda collezione più facile, per il grande numero. Lui, che vive (e disegna) come un personaggio di Scott Fitzgerald, la battezza Grande Gatsby. È l’occasione per creare quella giacca destrutturata, la giacca-camicia (a volte nello stesso tessuto della camicia sottostante) che sarà così importante nel futuro di tutta la moda italiana. Nel ’73, apre lo show room di via Pietro Cossa a Milano e prende casa anche a Venezia, dove ambienta, al caffè Florian, una memorabile sfilata, con abiti che sembrano uscire da un sogno senza tempo, poi riproposta a New York. È ormai internazionalmente riconosciuto il suo straordinario talento creativo, capace di dar corpo ai sogni personali e ai riferimenti culturali attualizzandoli con leggerezza. Ma Albini non è sufficientemente sostenuto, non ha alle spalle una solida organizzazione commerciale. Il ’74 e il ’75 sono anni di crisi, pur nella particolare bellezza delle sue creazioni, con raffinati tessuti stampati su disegno: le murrine, il paisley. Rilancia così lo stampato a motivi cachemire che dalla moda passerà all’arredamento con una fortuna che durerà molte stagioni e ancora continua. Altri motivi celebri dei suoi tessuti, oltre alle stelle, alle righe, ai pois, furono i volti, le ballerine, gli scottish terrier, lo zodiaco, le Madonne, il pied-de-poule e il galles giganti stampati su seta e su velluto. Fautore del look-totale, lo mette in atto prima di tutto personalmente, identificando il suo stile di vita con lo stile creativo, arredando le case in tono con le sue collezioni di moda e disegnando nella stessa cifra tessuti, oggetti, mobili, vetri, o proposte integrate per le riviste di arredamento (Casa Vogue). Disegnatore eccellente, quando salta una stagione (l’autunno-inverno ’74-75) propone, come pausa di ripensamento, e in alternativa alle collezioni, una mostra dei suoi disegni dal ’62 in poi. Viaggia molto, soprattutto in India, in Oriente e in Tunisia, dove prende casa a Sidi-bou-Said. A quei viaggi sono ispirate le successive collezioni. Per il ’75, presenta la prima collezione uomo autonoma, anche in questo anticipando i tempi; e, nel gennaio del ’75 a Roma, la sua prima sfilata di alta moda, in collaborazione con Giuseppe Della Schiava che produce le sete stampate su suo disegno. È ispirata a Chanel e agli anni ’30, gli amori di sempre. "L’alta moda è morta, viva l’alta moda", dice, con la sua tipica vocazione a marciare controcorrente. La seconda collezione sarà tutta rosa, ispirata ancora a Chanel, ma anche a Poiret; mentre le collezioni di moda pronta per Trell sono ispirate a un rinnovato "bon-ton", contraddetto la stagione successiva da uno stile "guerriglia urbana". Le collezioni uomo sono presentate di volta in volta da amici (e amiche, per sottolinearne il concetto unisex) o su busti che riproducono narcisisticamente la sua immagine, o con ritratti fotografici di se stesso a grandezza naturale, interpretato da tutti gli amici fotografi, o su pannelli con la maschera del suo bel volto. A volte si riducono polemicamente a un assemblaggio di "robes trouvées", come dire che quel che conta può essere anche solo l’ars combinatoria. Oppure inventa una scandalosa mostra di falli personalizzati, vestiti da diavolo, da Mickey Mouse, da Lawrence d’Arabia, ma anche da Lagerfeld, Fabio Bellotti, Saint-Laurent. I motivi ricorrenti nella sua moda sono lo stile anni ’30, le giacche con martingala, i colli piatti, i pantaloni larghi, la giacca-camicia, i sandali, le scarpe bicolori, i bermuda, poi i giubbotti, i berretti di maglia calati sulla fronte, i primi anfibi. Negli ultimi anni, collabora con Helyette, con Lanerossi, poi con Peprose. A una nuova società, la Marzo, affida le collezioni a suo nome, ma i produttori non rispettano gli impegni. Al suo fianco, resta sempre il suo più fedele compagno di lavoro e addetto stampa, Paolo Rinaldi. Nei primi anni ’80, la stampa, lanciata all’inseguimento delle new entries, è distratta nei suoi confronti. Albini si spegne appena quarantaduenne, lasciando un’indimenticabile lezione di stile, che solo dopo la sua morte è stata riletta nella sua grande luce, alimentandone il mito. Lo stilista ha dato un incisivo impulso al prêt-à-porter italiano come espressione del design applicato alla moda in modo innovativo, ma con solide radici storiche; ha inventato la nuova immagine della donna in giacca, pantaloni o chemisier; ha riproposto il revival come intelligente forma di ricerca e reinvenzione; ha usato criticamente la contestazione e l’ironia; ha affermato il look totale, con l’estrema cura dei particolari e degli accessori, per lui ancora più importanti dell’abito, e con un perfezionismo maniacale, pur tradotto in grande distacco e naturalezza. Si è speso senza riserve, senza mai cedere alla fretta, all’approssimazione, alla mediocrità, ai compromessi, alle cadute di stile, alle costrizioni dettate dalle leggi di mercato.

Anteprima

Marchio italiano di moda pronta. Fa capo a Sidefame Italia, società del Gruppo Fenix di Hong Kong. Le collezioni sono coordinate dallo stilista giapponese Izumi Ogino. Vende il 60 per cento della produzione in Estremo Oriente, dove è forte di 26 negozi monomarca. In Europa, ha vetrine a Parigi e a Milano.  

2000. Apre il negozio monomarca di Milano, in corso Como 9. Anteprima inizia il nuovo secolo con una particolare attenzione agli accessori: fiore all’occhiello del brand è la linea di wirebag, le speciali borse in pvc.

2003. Si consolida il mercato estremo orientale. Oggi sono in tutto 13 le città del Sol Levante che dispongono di punti vendita Anteprima: 7 i negozi a Tokyo, 5 a Hong Kong, 3 a Taipei.

Abate

Creatore italiano di gioielli e imprenditore della moda. Suo padre vantava un’antica tradizione di orafo in Sicilia. Lascia gli studi d’ingegneria a Torino e muove i primi passi nell’oreficeria. Nel 1960, avvia il sodalizio con Mila Nutrizio Schön, fondando la griffe Mila Schön, un grande successo imprenditoriale e creativo. Nel ’78 fonda la Schontess, a Fino Mornasco, azienda che studia e produce tessuti pregiati, confeziona cravatte, foulard anche per conto terzi. Alla metà degli anni ’80 cede la sua quota della maison Schön a un gruppo giapponese. Nell’85 viene eletto presidente della Camera della Moda, carica che manterrà per 6 anni, durante i quali trasforma la scalinata di Trinità dei Monti a Roma nella passerella della moda italiana per serate in mondovisione. Nello stesso periodo, si dedica al marchio che porta il suo nome e che produce prêt-à-porter. Apre negozi monomarca a Milano e a Porto Cervo, mentre continua a creare una sua linea di gioielleria. Vicenza, nell’ambito della manifestazione Orogemma, gli ha dedicato una mostra retrospettiva. 

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