DONNA KARAN

Famosa stilista americana, ha creato numerosi brand: l’omonimo Donna Karan New York, il brand d’abbigliamento DKNY e quello di lifestyle Urban Zen.

Indice

  1. Le origini
  2. Anne Klein
  3. Lo stile
  4. DKNY
  5. LVMH rileva Donna Karan International
  6. DKNY PR Girl
  7. Lo sviluppo del brand
  8. LVMH vende DKNY
  9. Situazione attuale

Le origini

Donna Karan
Donna Karan

Donna Karan is an American designer, born as Donna Faske in Forest Hills, Long Island in 1948. She decided to become a designer when very young, having been surrounded by the world of fashion from childhood, her mother, father, and uncle all worked in the industry. After high school, she attended the Parson’s School of Design in New York. She spent the Summer of her second year, working for Anne Klein & Co. She was later hired as their assistant designer.

Donna Faske, ovvero Donna Karan, è una stilista americana, nata a Forest Hills, Long Island, nel 1948. Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia (madre, padre e zio vi lavoravano), decise di diventare stilista già da bambina. Dopo il liceo si iscrisse alla Parson’s School of Design di New York. Trascorse l’estate del secondo anno come stagista presso Anne Klein & Co., dove venne successivamente assunta come assistente stilista.

Anne Klein

Donna Karan da Anne Klein, 1980
Donna Karan da Anne Klein, 1980

Nel 1974 Anne Klein morì improvvisamente e Donna Karan, a soli 25 anni, passò alla direzione stilistica della Casa. Nell’82 creò la “diffusion line” Anne Klein II, nella quale si potevano già scorgere i segni dello stile pulito e moderno che contraddistinguerà, due anni dopo, la collezione firmata a suo nome, Donna Karan (cognome del primo marito sposato nel 1973 e da cui aveva divorziato poco dopo). Il lancio del nuovo marchio fu reso possibile dalla Takiyho inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co.

Lo stile

La collezione, dinamica ed essenziale nello, introdusse il concetto di Donna dei sette pezzi facili. Propose un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire ogni ora della giornata la donna lavoratrice, a cui Donna guardò sempre con particolare interesse. Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, il non-colore che Donna considera come tela pronta a essere dipinta. Introdusse il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti, da indossare fuori, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera.

Donna Karan DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990
DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990

La versatilità e semplicità di questo capo ebbero un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni ’80 (quando vi fu un rinato interesse alla forma fisica e quindi all’abbigliamento per metterla in risalto). Rimasero tipiche le sue forme avvolgenti per accentuare le linee e nascondere i difetti, così come l’uso del cashmere preferibilmente nero, per stimolare i sensi. Sin dalla fondazione del brand erano state lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno.

DKNY

In 1988 Karan extended her women’s ‘Donna Karan New York’ line by creating a less expensive clothing line for younger women, called DKNY. DKNY is the most successful line proved through record of sales. It is medium expensive with a target young, active, urban clientele who appreciates a casual elegance.

Nell’88 Karan ampliò la linea donna “Donna Karan New York” creando una linea di abbigliamento più cheap per le donne più giovani, la DKNY. Diviene presto la linea più fortunata, registrando il primato nelle vendite: di medio costo, è mirata a una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante.

Donna Karan DKNY campagna pubblicitaria, 1990
DKNY campagna pubblicitaria, 1990

Molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Esteé Lauder per la linea di cosmetici, firmato nel ’97. All’epoca l’impero Donna Karan comprendeva: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante al casual, accessori, cosmetici e arredamento per la casa. Il secondo marito, Stephan Weiss, sposato nel ’77, si occupava della gestione dell’azienda che conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata sulla borsa di New York. Negli anni ’90 la Karan abbracciò la filosofia New Age, cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Affermò:

“Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima”.

Molto importante per lei il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: entrò a far parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie. Vinse diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. Il suo vecchio college, la Parson’s, le conferì una laurea ad honorem nell’87; ivi tornava regolarmente per tenere lezioni, sedendo nel comitato dei direttori. Sono stati scritti diversi libri su di lei, sul suo stile e sulla sua ascesa a stilista di fama internazionale.

LVMH rileva Donna Karan International

Ad aprile 2001, la stilista annunciò la vendita di Donna Karan International, per la cifra di 250 milioni di dollari: l’acquirente era il gruppo francese Lvmh, che aveva già acquisito la “licence holding company” di Donna Karan. La spesa totale fu di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del brand rimase a New York. La dichiarata intenzione di Lvmh era quella di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza. Nel 2002, DKNY rilanciò la linea d’abbigliamento per bambini in collaborazione con CWF (children worldwide fashion). I jeans DKNY si affiancarono alla campagna antidroga della Casa Bianca con la pubblicazione di un calendario in cui molte celebrità quale fosse il loro “anti-droga”. Tra le quattordici, musicisti e attori come Enrique Iglesias, Brendan Fehr e Jay Hernandez.

Donna Karan DKNY collezione autunno/inverno 2003
DKNY collezione autunno/inverno 2003

A maggio 2003 Donna Karan International annunciò che non avrebbe prodotto una collezione maschile per la prima volta dal 1992. Per la Fashion Week 2003 DKNY presentò una sfilata in cui la donna, protagonista, veniva mostrata in tutte le sue diverse sfaccettature: la studentessa, la donna in carriera, la preppy e la punk. L’anno 2003 portò sulle passerelle le strade della dinamica New York City; la collezione primaverile fu una rivisitazione dell’abbigliamento retrò. DKNY ospitò la Vanity Fair “In concert” a beneficio di Step Up Women’s Network: anche la musicista Mya e l’attrice Chloe Sevigny parteciparono all’evento alla Hammerstein Ballroom di New York. Il primo flagship store in Giappone venne aperto a Omotesando, Shibuya Ward, Tokyo.

Nel 2004 la società rilanciò la collezione uomo e la location così anticonvenzionale dello spettacolo DKNY rese questo uno degli anni più straordinari della storia del brand. La collezione uomo/donna era dedicata agli abitanti urbani, ambiziosi, frenetici: i newyorkesi. Donna Karan International e Luxottica Group S.p.A. firmarono un accordo di licenza quinquennale per la progettazione, la produzione e la distribuzione mondiale di montature da vista e occhiali da sole Donna Karan e DKNY.

Nel 2005 Donna Karan fu premiata con il “Lifetime Achievement Award“; da quell’anno venne reso possibile anche lo shopping online delle linee DKNY, direttamente sul sito web dell’azienda. I prodotti spaziavano da abbigliamento donna/uomo, accessori, scarpe, abbigliamento bambino e alla collezione PURE.

Mark Weber, ex chief executive officer di Phillips-Van Heusen, fu nominato direttore creativo di Donna Karan International, in sostituzione di Jeffry Aronsson. Lo show DKNY fu ancora un gran successo: la collezione primavera 2006 venne presentata nel Classic Car Club di Manhattan, dove gli abiti erano presi in prestito dallo stile anni Sessanta.

Dopo la morte per cancro del marito, avvenuta nel 2001, Donna sentì il bisogno di convincere i medici a prendersi più cura del paziente, non solo della malattia: nel 2007 fondò, così, la Urban Zen. Inoltre, ad agosto, lanciò la sua prima collezione con Stardoll, una community online per gli amanti della moda donna. Nella primavera 2008, tornarono gli anni Settanta con le loro iconiche tute, riportate in auge con energia e ottimismo.

DKNY PR GIRL

Donna Karan Aliza Licht
Aliza Licht

Donna Karan fu uno dei primi brand di lusso ad entrare a far parte dei social media nel 2009. La DKNY PR girl su twitter così come su tumblr, gestita da Aliza Licht, divenne ben presto un forte mezzo per coinvolgere i consumatori e rispondere alle loro richieste. Per festeggiare il ventesimo anniversario del brand, si decise di presentare una nuova collezione di borse e di presentare sette nuovi pezzi ogni stagione, a partire dall’autunno. Le celebrazioni continuarono; la sede della collezione primavera 2009 fu trasferita dalla solita unica stanza al Bryant Park. Questa stagione dovette molto allo street wear: collezione dopo collezione DKNY abbracciava sempre di più l’idea della “fast fashion“, indumenti base da indossare con un pizzico di estroso divertimento.

Nel 2010 DKNY era ormai divenuta parte essenziale del guardaroba di ogni ragazza, un vero e proprio mix di stile madre-figlia. Il disegno di DKNY del buy now-wear (compra e indossa) fu protagonista fino all’autunno e alla primavera 2010. Donna Karan vinse il prestigioso Clinton Global Citizen Award nel 2010, a riconoscimento dell’impegno con Urban Zen Haiti Artisan Project. Fu anche premiata con il Gordon Parks Foundation Award per l’utilizzo di mezzi creativi per cambiare ed educare il mondo.

Lo sviluppo del brand

A inizio 2012, DKNY aprì i primi negozi in Cina e in Russia. Il brand, per avere un dialogo più diretto con le sue giovani fashion-lover fan, si presenta tramite una nuova applicazione di Facebook, che consentiva agli utenti di seguire la creazione degli abiti dall’inizio alla fine. L’app Facebook Atelier offriva agli appassionati del brand l’opportunità di conoscere meglio i loro abiti preferiti.

La #UK2012 era una campagna iniziata per convincere alla riapertura del negozio londinese: DKNY contattò 50 influencer a cui chiese di postare con l’hashtag # UK2012. #UK2012 divenne tendenza, soprattutto su Twitter, e senza essere supportata da accordi monetari, tanto che venne citata dal Wall Street Journal come campagna di enorme successo.

Fall menswear DKNY presented its latest menswear collection at the glass-walled Nasdaq Market Site building, the first men’s brand to do so. The collection showed a new detail with every jacket having an iPhone pocket hidden in it.

L’uomo dell’autunno di DKNY venne presentato all’ultima collezione, all’edifico vetrato Nasdaq Market Site; fu il primo brand uomo a farlo. La collezione mostrò un nuovo e inaspettato dettaglio: ogni giacca prevedeva una tasca ben nascosta, dimensione iPhone.

During the 2013 MET Gala, an event to which most people do not have live access, DKNY made its own Twitter Ball to invite consumers to view the live stream with the brand. The online event tagline was “if you’re not invited, you’re invited.” The event generated 408 user tweets mentioning @DKNY, @VogueMagazine and #METGala . Vogue also streamed @DKNY tweets on its Web site during the night.

Per il MET 2013, evento con partecipanti scelti, DKNY creò il Twitter Ball, che diede ai suoi follower la possibilità di vedere l’evento in live streaming. Lo slogan, la tagline online dell’evento era “if you’re not invited, you’re invited” (se non sei invitato, sei invitato). 408 furono i tweet per l’occasione: taggavano @DKNY, @VogueMagazine e #METGala. Persino Vogue tweettò @DKNY sul suo sito durante la notte.

Donna Karan Installazione a Time Square
Installazione a Time Square

DKNY utilizzò numerose installazioni d’arte per pubblicizzarsi in diverse città: commissionò 10 artisti di diversa provenienza (New York, Londra, Parigi, Milano, Dubai, Kuwait City, Hong Kong, Shanghai, Seoul e Tokyo), ai quali fu richiesto di creare delle opere che rappresentassero, reinterpretandola, New York. DKNY ha anche lanciato un’app in realtà aumentata (iOS e Android) che permette agli utenti di scattare foto di tali opere per poi vederle in un video contestualizzato. Per coinvolgere ancora di più il suo pubblico, un’opera d’arte tridimensionale di 10×13 piedi venne portata a spasso per Londra, in tre destinazioni tutte da scoprire. Per raggiungere l’opera gli utenti dovevano cercare gli indizi su Twitter e Facebook.

Questa forte campagna pubblicitaria di branding ebbe sicuramente riscontri sulle vendite: DKNY presentò la collezione #dknyarts: tutto stampato, borse, sciarpe e altri oggetti.

Donna Karan Cara Delevingne per la collezione 2014
Cara Delevingne per la collezione 2014

Il 2014 vide Cara Delevingne come testimonial della capsule collection: per scegliere gli altri modelli che avrebbero posato con Cara a New York, venne bandito un concorso su Instagram. A sole 12 ore dall’annuncio del contest, gli hashtag dedicati erano più di 23.000.

DKNY celebrò il suo 25° anniversario riproponendo, rivisitati, alcuni dei più grandi successi del brand, come l’abito scollato sulla schiena reso tanto famoso da Carrie Bradshaw. DKNY venne lanciata sul mercato mediorientale da una capsule collection, proprio nel periodo del Ramadan. Collaborando con celebrità molto famose, DKNY riuscì a rendere il suo pubblico sempre più ampio.

LVMH vende DKNY

LVMH accettò di vendere Donna Karan International al G-III Apparel Group per 650 milioni di dollari. A giugno 2015 Donna Karan lasciò il brand, seguita da Aliza Licht, che abbandonò DKNY PR. Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne furono nominati direttori creativi di DKNY, mentre Hector Muelas divenne Chief Image Office di Donna Karan International. Oltre a questi enormi cambiamenti, venne anche ridisegnato il logo: presentato nella primavera 2016, il font Franklin Gothic sostituiva il carattere blocky.

Donna Karan I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne
I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne

Chow e Osborne vollero mantenere l‘identità del brand e il suo essere marchio maturo di abbigliamento femminile. Decisero anche che il 40% del budget totale investito per i dei media sarebbe stato rivolto solo ed esclusivamente al digitale, passo significativo per un brand che, nel 2015, aveva investito nel digitale solo il 5%.

La società partecipò alla serie NEW INC, parte del progetto New Women’s, in collaborazione con il New Museum, che forniva supporto alle artiste donne. Inoltre, venne presentato il progetto Experiential Bus Tour in occasione del lancio del profumo #BeTempted: il tour promozionale attraversò il Regno Unito regalando un’esperienza fotografica personalizzata a bordo.

Situazione attuale

Donna Karan Campagna pubblicitaria DKNY 2017
Campagna pubblicitaria DKNY 2017

Nel 2017 Bella Hadid diventa musa della nuova campagna DKNY. Un nuovo accordo di partnership viene concluso con la Divisione Black & White di Farfetch; DKNY continua a volere una partecipazione e connessione su più livelli con il suo pubblico. I direttori creativi, Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, hanno lasciato la società a gennaio, così come all’amministratore delegato DKI Caroline Brown.

DKNY sta rilanciando il suo sito per aumentare l’utilizzo dell’e-commerce, sfruttando la tecnologia Farfetch: navigazione intuitiva, messaggistica personalizzata, liste dei desideri, home page localizzata e piattaforma mobile di grande reattività offrono un’esperienza completa e facile, spedizioni in giornata a New York, Londra, Las Vegas, Los Angeles e Manchester.

GUCCI

Brand italiano di alta moda, fondato da Guccio Gucci nel 1921. Attualmente, il Gucci Group è di proprietà della holding francese Kering.

Indice

  1. Le origini: Guccio Gucci
  2. Il DNA del brand
    1. Il morso e la staffa
    2. Verde-rosso-verde
    3. GG
  3. La crescita di Gucci
    1. La produzione
    2. Direttore creativo: Tom Ford
    3. Gucci vende il pacchetto azionario
    4. La personalità di Tom Ford
  4. Dal 2000 al 2005
    1. Il brand rileva nuovi marchi
    2. Nuovi piani strategici
    3. Esposizioni ed inaugurazioni 
    4. Le vendite calano
    5. Il mercato asiatico
    6. Tom Ford lascia Gucci 
    7. Nuovi direttori creativi 
  5. Dal 2005 ad oggi 
    1. Nuovo direttore creativo e CEO
    2. 90° anniversario
    3. Gucci è rilevata da Kering
    4. Situazione attuale
      1. Alessandro Michele

Le origini: Guccio Gucci

Gucci venne fondata nel 1921 da Guccio Gucci (1881-1953), figlio di un fabbricante di paglie che, giovanissimo, si trasferì prima a Parigi e poi a Londra dove, lavorando come liftboy al Savoy Hotel, fece proprio il gusto del bello e dell’eleganza.

Il fondatore Guccio Gucci
Il fondatore Guccio Gucci

Al suo ritorno a Firenze, dopo aver lavorato presso la ditta Franzi di Milano, aprì un primo negozio e un piccolo laboratorio in via della Vigna 7 e via del Parione 11: vendeva articoli da viaggio e selleria. Nel ’32 si trasferì nei più ampi locali di via della Vigna Nuova 11. Cinque anni dopo, produceva, in un suo stabilimento ancora artigianale di Lungarno Guicciardini, borse, valigie e articoli sportivi.

Il DNA del brand

Il morso e la staffa

Gucci Borsa con staffa
Borsa con staffa

I primi successi sono legati anche a complementi per l’equitazione: molto presto, infatti, i motivi del morso e della staffa diventarono l’emblema della casa fiorentina. Le vendite furono tali da spingere Gucci fuori dai confini della sua città natale. Approdò a Roma con un negozio in via Condotti: era il ’38. Nei difficili anni dell’autarchia, la fantasia faceva fronte alla carenza di materie prime con l’introduzione di materiali come canapa, lino, juta e il celebre bambù, meno costosi dei consueti pellami e tali da alimentare l’originalità della griffe.

Nel ’39, il passaggio da ditta individuale a società segnò l’ingresso ufficiale nell’attività dei quattro figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo: sarà quest’ultimo a inaugurare nel ’51 il negozio di Milano in via Montenapoleone 5.

Verde-rosso-verde

Gucci 1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde
1950, Borse da viaggio con il motivo rosso-verde

Gli anni ’50 rappresentarono un momento importante nella vita dell’azienda. Nel ’53 il vecchio laboratorio artigianale fiorentino di Lungarno Guicciardini si trasferì nei locali di Palazzo Settimanni in via delle Caldaie, oggi modernissimo show room. Distintivo del marchio diventò un nastro ispirato dal sottopancia della sella, di diverse grandezze, in lana o cotone, nei colori verde-rosso-verde per gli articoli in cuoio naturale e in blu-rosso-blu per pellami colorati. Nello stesso anno, l’azienda, che aveva già una dimensione europea, decise di radicarsi in maniera più stabile anche oltreoceano e diventare una fra le teste di ponte del made in Italy negli Stati Uniti.

GG

Gucci Logo GG
Logo GG

Sono gli anni in cui l’azienda decise di usare il logo GG, a indicare le iniziali del fondatore, come motivo ornamentale per una stoffa in tela di cotone, chiamata GG Canvas, con cui realizzare borse, piccola pelletteria, valigeria, oggettistica e i primi capi di abbigliamento.

Fu Aldo Gucci a volere con forza l’espansione con l’apertura di un primo punto vendita nella 58ma Strada di New York. Si consolidano, intanto, i prodotti destinati a diventare dei “classici”: la prima borsa con il manico di bambù (’47), il mocassino con il morsetto (’52-53), il foulard Flora (’67), creato da Rodolfo Gucci e Accornero per Grace Kelly. Donne dallo stile inimitabile, come Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, Maria Callas, la duchessa di Windsor, scelsero articoli Gucci.

Grazie all’apertura dei nuovi punti vendita di Londra (’61), Palm Beach (’61), Parigi (’63) e Beverly Hills (’68) e alla creatività della produzione, la casa ottenne nuovi significativi consensi nei più importanti mercati del mondo.

La crescita di Gucci 

La produzione

A Firenze, dopo l’alluvione dell’autunno ’66, Gucci lasciò le vetrine di via della Vigna e traslocò in un negozio di via Tornabuoni. Il potenziale produttivo si sviluppò con l’apertura nel ’71 della nuova grande fabbrica di Scandicci, vicino Firenze. Questo consentì un’ulteriore estensione della rete diretta di negozi negli anni ’70: dopo Chicago (’71), quelli di Tokyo (’72) e Hong Kong (’74) segnarono l’inizio di una sempre più vasta presenza in Oriente. Lo sviluppo industriale dell’azienda non significava, comunque, la rinuncia agli schemi artigianali, sempre gestiti e organizzati nella sede fiorentina, con un severo controllo sulla qualità del prodotto.

Gucci Collezione autunno/inverno 1996
Collezione autunno/inverno 1996

In 1982 Gucci became a public limited company. After a period of difficult strategic choices, the management passed into the hands of Maurizio, Rodolfo’s son. In 1989, the Anglo-Arabian financial company Investcorp acquired 50% of shares, once owned by Aldo and his heirs, while Maurizio held the remaining 50% as well as the company’s presidency until 1993. In 1993 he sold all of his shares to Investcorp. Domenico de Sole and Tom Ford were called upon to manage the relaunch of the brand. In 1995 Domenico De Sole, already responsible for Gucci America since 1984, was appointed President and Chief Executive Officer of Gucci Group N.V.

Nell’82 la Gucci si trasformò in società per azioni: la guida, dopo un periodo di difficili scelte strategiche da parte dei componenti della famiglia, passò al figlio di Rodolfo, Maurizio. Nell’89 la Finanziaria anglo-araba Investcorp acquistò il 50% delle azioni, di proprietà di Aldo e dei suoi discendenti, mentre Maurizio mantenne il restante 50% e la presidenza dell’azienda fino al 1993, anno in cui cedette a Investcorp tutto il suo pacchetto azionario. A gestire il rilancio della griffe furono Domenico De Sole e Tom Ford. Il primo, già responsabile di Gucci America dall’84, venne nominato nel ’95 presidente e chief executive officer di Gucci Group N.V.

Direttore creativo: Tom Ford

Gucci Tom Ford, direttore creativo, 2003
Tom Ford, direttore creativo, 2003

Tom Ford, stilista di origine statunitense, nel ’94, nominato direttore creativo dell’intera produzione, ridisegnò l’identità della griffe e, grazie a un remix di classico e moderno, di tradizione e innovazione, il nuovo stile della casa fiorentina, conquistò il mondo. Il marchio si confermava così leader nel settore della pelletteria, puntando anche sulle collezioni di abbigliamento uomo-donna che raccolsero subito grande successo di critica e di pubblico.

Gucci vende il pacchetto azionario

Tra il ’95 e il ’96, Gucci diventò la prima vera Public Company italiana con il collocamento dell’intero capitale azionario sulle piazze finanziarie di New York e Amsterdam. All’inizio del ’99, Bernard Arnault, con Lvmh, conquistò il 34,4% del capitale, rastrellando in Borsa e acquistando il pacchetto di azioni posseduto da Prada e da altri investitori. Al suo tentativo di porre mano alla gestione dell’impresa si oppose il supervisory board della Gucci, che affidò la conduzione della difesa all’amministratore delegato Domenico De Sole.

Gucci Campagna pubblicitaria 1990
Campagna pubblicitaria 1990

Dopo l’adozione di un piano di azionariato per i dipendenti, che aveva accordato loro un’opzione per l’acquisto di azioni Gucci pari alla quota Lvmh, nel marzo 1999 venne approvata un’alleanza strategica con il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (Ppr) per la creazione di un polo multimarca nell’industria mondiale del lusso. In cambio di una quota del 40%, Ppr investì in Gucci 2,9 miliardi di dollari, per finanziare la crescita tramite acquisizione. Prima opportunità, nel luglio 1999, l’acquisizione di Sanofi Beauté, società che controllava la Yves Saint-Laurent e un patrimonio di profumi da Roger&Gallet a quelli di Krizia, di Fendi e di Oscar de la Renta. Mentre Lvmh continuava la battaglia legale, gli azionisti indipendenti riuniti in assemblea manifestarono il loro gradimento al nuovo socio oltre che all’amministratore delegato Domenico De SoleGucci chiuse il primo semestre del ’99 con un utile netto di 255 miliardi di lire, in crescita del 68% rispetto ai primi 6 mesi del ’98.

La personalità di Tom Ford

Gucci, Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Nella maratona di Milano Moda Donna, Gucci è sempre stato l’appuntamento da non perdere. Anche perché si dice Gucci ma si pensa a Tom Ford, stilista dal carisma indiscutibile e di innegabile fascino, del quale è, peraltro, del tutto consapevole. Continuò a percorrere itinerari di stile a lui congeniali: maestro di seduzione incontrollata, le sue collezioni erano da leggere spesso come il raffinato Kamasutra anche per quanto riguardava le tendenze maschili. Memorabili, in proposito, quelle destinate all’estate 2003, con l’erotismo al limite dell’hard, da lui stesso definito “vagamente pornografico“, con espliciti messaggi a luci rosse scritti perfino sulle pantofole.

Gucci Campagna pubblicitaria 2003
Campagna pubblicitaria 2003

Pretty-man o rock star: di certo un uomo che non passò mai inosservato, anche quando voleva essere incline al classico, interpretato alla maniera del Grande Gatsby. Per la donna il gioco diventava ancora più facile ed esplicito: signora animata da cattivi propositi, dentro scampoli di abiti intriganti che catturavano la platea, soprattutto in nero, colore amato per una autenticità arrogante.

Dal 2000 al 2005

Il brand rileva nuovi marchi

Il Gucci Group continuava a crescere e acquisire diversi marchi di lusso, tra cui: Sergio Rossi, Alexander McQueen, Bedat & Co., Bottega Veneta, Stella McCartney, Balenciaga e JV australiana. La direzione creativa rimaneva sempre in mano ai singoli brand.

Nuovi piani strategici

A novembre 2001 debuttò, a Mosca, il nuovo flagship store Gucci, in Tretyakovsky Proyezd 1.

Nel 2002 il Gruppo prese l’importante decisione di  non importare più pelli dall’India per protestare sulla mancanza di rispetto che gli indiani nutrivano verso gli animali. Forse su questa decisione influì Stella McCartney, animalista convinta e neo stilista di Gucci. La stessa decisione era stata presa in passato da Timberland, Gap, Nike e Reebok.

Quel maggio riprese anche il controllo delle attività a Taiwan, acquisendo la quota detenuta dal locale partner Tasa Meng Corporation. Inaugurò, inoltre, a Taipei, uno spazio su tre piani con un reparto di gioielleria di lusso, curato nel look come sempre da Tom Ford. Domenico De Sole dichiarò che nel 2002 avrebbe investito 200 milioni di euro per nuovi negozi, di cui 35 in Asia.

Gucci Tom Ford e Domenico de Sole
Tom Ford e Domenico de Sole

A luglio, in un’intervista su Corriere Economia, Domenico De Sole, amministratore delegato di Gucci, dichiarò che malgrado le difficoltà congiunturali previste per il 2002, la strategia multibrand, adottata in pieno accordo con Tom Ford, non solo funzionava ma lasciava sperare e prevedere un miglioramento nella seconda parte dell’anno.

Esposizioni ed inaugurazioni

A settembre 2002 la sfilata milanese propose le gambe in primo piano, con minigonne addirittura così micro, da intravedersi appena sotto le giacche strette in vita e sciancrate o i giubbotti in seta bianca. Microabitini di foggia cinese, in seta pieghettata e ricamata, tagli a chimono per giacche e soprabiti a tinte forti su pantashort o slip in pizzo nero, portati in modo ultrasexy a seno nudo. Ricomparve la borsa con manico di bambù, un must di Gucci degli anni ’50, ma volutamente grande, e le décolleté aperte a sandalo in pelle d’argento.

Ad ottobre, Tom Ford, direttore artistico di Gucci, aprì boutique in mezzo mondo, dopo Mosca, Manhattan, Parigi e Milano tutte disegnate da lui e dall’archietto Bill Sofield. Proprio mentre il giro d’affari faceva registrare una flessione del 6,9% (causato soprattutto dalla crisi della pelletteria), all’inizio di settembre venne inaugurata la boutique in Madison Avenue e, poco dopo, la terza boutique parigina, al numero 60 di Avenue Montaigne, che si aggiunse a quelle di Faubourg Saint Honoré e di rue Saint Honoré.

A novembre, Gucci, in collaborazione con Sàfilo lanciò due nuove linee di occhiali da sole, firmati Stella McCartney e Bottega Veneta. La collezione unisex di Bottega Veneta era disegnata dallo stilista austriaco Tomas Maier. Stella McCartney propose sei modelli di varie forme e colori.

Venne inaugurato anche un nuovo megastore Gucci in via Montenapoleone a Milano. Al vecchio negozio, completamente ristrutturato, al numero 5, si erano aggiunti i nuovi spazi acquisiti al numero 7: quattro piani, con quattro vetrine e tre ingressi. Al sotterraneo le collezioni donna, al pianterreno accessori e gioielleria, mentre i due piani superiori erano dedicati all’uomo.

Gucci Flagship Store di Milano
Flagship Store di Milano

Le vendite calano

A dicembre 2002, il terzo trimestre 2001 mostrò un calo di utili e ricavi. Il gruppo Gucci, quotato alle Borse di Amsterdam e New York, aveva realizzato ricavi per 566,2 milioni di dollari (-7,9% rispetto ai 615 del 2000), un utile operativo prima degli ammortamenti di 80,9 milioni (contro 133) e un utile netto di 56,3 milioni (contro 114,2). I ricavi erano però sostanzialmente stabili (+11%, con 1660 milioni contro 1642), mentre l’utile netto calò comunque (da 241,7 milioni a 195,1). Ne avevano sofferto soprattutto le vendite in mercati basati sul turismo, come New York, Hawaii, West Coast e alcune città europee. Gucci aprì in via Condotti a Roma il primo negozio dedicato esclusivamente alla gioielleria e agli orologi.

Gucci Negozio di Roma
Negozio di Roma

L’anno fiscale 2002 si chiuse con un calo dell’utile a 226,8 milioni di euro, contro i 312,5 dell’anno precedente. Stabili invece i ricavi, a 2544,3 milioni contro i 2565,1 del 2001.

Il mercato asiatico

Ad aprile 2003, nel quartiere più elegante di Tokyo, Ginza, Gucci intendeva installare il suo quartier generale giapponese e aprire un nuovo negozio superlusso. In Giappone, dove possedeva sette punti vendita e 37 shop-in-shop, Gucci aveva realizzato nel 2002, ricavi per 500 milioni di euro, circa il 20% dei ricavi totali del Gruppo.

Gucci Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016
Giappone, campagna pubblicitaria inverno 2016

A maggio, alla domanda “come si affronta la crisi?”, Domenico De Sole rispose senza esitazioni:

“Limando i costi. Nel 2001 e 2002 abbiamo investito 300 milioni l’anno, più di due terzi per nuovi negozi o per rinnovare quelli che avevamo. Quest’anno le spese di capitale si riduranno molto e la tendenza continuerà nei prossimi due anni, con grande beneficio per il cash flow”.

A giugno il gruppo acquisì il controllo totale della joint venture Gucci Singapore e Gucci Malaysia. De Sole commentò:

“Il Sud-est asiatico è una regione molto importante per il nostro settore e Singapore e la Malaysia sono centri sempre più attraenti. L’acquisizione del controllo totale delle nostre attività in quelle aree testimonia il nostro impegno a sviluppare ulteriormente il marchio Gucci in mercati che riteniamo abbiano in futuro un buon potenziale di crescita”.

Nel primo trimestre 2003, conclusosi il 30 aprile, Gucci Group conseguì ricavi pari a 567,1 milioni di euro (a fronte dei 607,6 milioni del trimestre dell’esercizio precedente), mentre sotto il profilo operativo, i primi tre mesi dell’esercizio in corso segnavano una perdita di 24,4 milioni di euro (contro un utile di 20,4 milioni).

A settembre il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (PPR) aumentò la propria partecipazione nel gruppo Gucci al 67,34%, avvicinandosi all’obiettivo del 70% previsto entro la fine dell’anno.

Tom Ford lascia Gucci

Gucci Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004
Ultima collezione di Tom Ford per Gucci, autunno/inverno 2004

A novembre 2003 il gruppo annunciò che Domenico De Sole, Presidente e direttore generale del gruppo Gucci, e Tom Ford, direttore creativo del gruppo Gucci e dei marchi Gucci e Yves Saint Laurent, non intendevano prolungare i loro contratti, la cui scadenza era prevista per il 2004. Domenico De Sole dichiarò:

“Gucci è stato uno dei grandi amori della mia vita e gli anni trascorsi qui sono stati un viaggio fantastico. Voglio ringraziare Tom, il cui genio creativo ha reso possibili i nostri successi, così come tutti gli straordinari colleghi di tutto il mondo. Grazie alle loro capacità e dedizione, siamo stati in grado di trasformare una piccola azienda che al mio arrivo, nel 1984, versava in cattive condizioni finanziarie, in una potenza mondiale del lusso, creando così più valore per tutti i nostri stakeholder “.

Tom Ford disse:

“È con molta tristezza che guardo al mio futuro senza Gucci. Negli ultimi 13 anni questa compagnia è stata la mia vita. Stiamo lasciando una delle squadre più potenti del settore e finché sarò ancora parte del team, farò del mio meglio per assicurare il futuro successo del gruppo. Non potrei essere più orgoglioso del nostro lavoro in Gucci o dell’eccezionale team di colleghi che hanno contribuito con molto più di quello che si definisce duro lavoro: hanno messo il cuore nella nostra scalata al successo. Sono grato di avere l’opportunità di condividere la gioia del successo con un gruppo così fantastico di persone; vorrei ringraziare Domenico per la sua straordinaria leadership, il suo costante sostegno e la sua amicizia “.

A febbraio 2004, il Gruppo PPR annunciò che avrebbe presentato un’offerta per l’acquisizione delle azioni del gruppo Gucci non ancora in suo possesso. L’offerta doveva essere al costo prefissato di $ 85,52 per azione.

Nuovi direttori creativi

Gucci Direttore creativo, Alessandra Facchinetti
Direttore creativo, Alessandra Facchinetti

A marzo 2004 Alessandra Facchinetti diventò nuovo direttore creativo della linea di abbigliamento donna. Approdò in Gucci nell’ottobre del 2000 come style director della divisione donna. E subito aveva mostrato qualità eccezionali. John Ray divenne direttore creativo della linea uomo. Nel ’96 Tom Ford lo aveva chiamato in Gucci come style consultant sempre per la linea uomo e, dopo poco tempo, aveva cominciato a lavorare a tempo pieno in Gucci. Frida Giannini era la nuova direttrice creativa della linea accessori. Nata a Roma nel ’72, aveva studiato all’Accademia di Costume e Moda. Nel settembre 2002, divenuta style director della Gucci Leather Collection, contribuì in modo significativo al successo delle Collezioni in pelle.

A giugno, il gruppo PPR, che deteneva il 99,3% del gruppo Gucci, incassò un dividendo di 50 milioni di euro. Tuttavia, questo importo copriva oltre il 25% degli oneri finanziari. Infatti, il colosso francese aveva sborsato un totale di 7 miliardi di euro per ottenere il controllo della casa fiorentina, di cui 2,6 erano stati erogati per l’ultima offerta. Aveva 380 milioni di euro di debiti.

Gucci Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015
Alessandra Facchinetti, collezione primavera/estate 2015

A luglio Gucci aprì un negozio interamente dedicato agli accessori nella prestigiosa Galleria Vittorio Emanuele di Milano. Il negozio aveva anche un bar. A settembre, Gucci fondò la conceria Blutonic in Toscana, di cui controllava il 51,5%.

A novembre 2004 Mark Lee delineò le strategie future del gruppo. “Gucci continuerà a crescere, ma in modo più coerente con la sua immagine e tradizione. Decentralizzare? No, confermo l’intenzione di continuare la produzione in Italia, perché la forza del marchio è nel Made in Italy e, in particolare, nel Made in Tuscany, come per la pelletteria. ”

Dal 2005 ad oggi

Nuovo direttore creativo e CEO

A marzo 2005, Frida Giannini sostituì Alessandra Facchinetti: divenne, infatti, la nuova direttrice creativa del reparto donna, carica che si aggiunse alla direzione della linea accessori. John Ray mantenne il suo ruolo di direttore creativo per l’abbigliamento uomo.

Gucci Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2006

A gennaio 2009, Patrizio Di Marco, ex presidente e amministratore delegato di Bottega Veneta, divenne presidente e CEO di Gucci. Di Marco e Giannini cambiarono le strategie dell’azienda e hanno decisero di restaurare il marchio Gucci.

Già nel 2010, Gucci era diventato il marchio più prezioso del gruppo PPR, con un fatturato di più di € 2,66 miliardi (+11% rispetto al 2008) e un utile operativo di € 765 milioni.

90° anniversario

Nel 2011 Gucci celebrò il suo 90° compleanno: tra i festeggiamenti fu anche inaugurato il nuovo Gucci Museo, sito in un edificio del XIV secolo in Piazza della Signoria. Il brand lanciò anche una collezione a tiratura limitata chiamata ‘1921’ (anno di fondazione di Gucci): la collezione includeva i pezzi più classici ed iconici, come le borse Bamboo, Jackie e Horsebit, tutte realizzate con nuovi tessuti e colori. La festa arrivo fino in Giappone, dove Gucci espose alcuni dei suoi pezzi più preziosi in un tempio storico di Kyoto.

Gucci Collezione limitata, 1921
Collezione limitata, 1921

Nel 2011 venne celebrato il 150° anno dall’Unità d’Italia: Gucci e Fiat, due dei marchi più italiani più prestigiosi, collaborarono per la “500 by Gucci“. L’edizione speciale dell’iconica Fiat 500 fu personalizzata dal direttore creativo di Gucci Frida Giannini in partnership con il Centro Stile di Fiat.

Gucci è rilevata da Kering 

Nel 2013, Gucci vendette la maggior parte delle azioni al gruppo Kering. L’anno seguente, dopo la sfilata primavera/estate 2015, dopo sei anni, la direttrice creativa Frida Giannini lasciò Gucci a causa del calo delle vendite. Abbandonò l’azienda anche Patrizio di Marco, amministratore delegato.

Gucci Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015
Ultima collezione per Frida Giannini, primavera/estate 2015

January 2015, Italian fashion designer Alessandro Michele was pointed creative director of Gucci, meanwhile, Marco Bizzarri became new CEO of the brand.

A gennaio 2015, lo stilista italiano Alessandro Michele venne nominato direttore creativo; Marco Bizzarri divenne nuovo CEO.

Situazione attuale

Gucci Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016
Prima collezione di Alessandro Michele, primavera/estate 2016

Grazie ad Alessandro Michele e Marco Bizzarri, alla loro visione contemporanea che regalò al brand una nuova immagine eclettica e romantica, Gucci ristabilì il suo ruolo tra i marchi di alta moda più influenti al mondo. Oggi il brand è diventato il più grande marchio moneymaking del gruppo Kering, rappresentandone oltre il 60% del profitto operativo. Ad ora Gucci possiede 522 negozi in tutto il mondo e conta oltre 10.000 dipendenti.

Alessandro Michele

Gucci Alessandro Michele, direttore creativo
Alessandro Michele, direttore creativo

Alessandro, nato a Roma, ha frequentato l’Accademia di Costume e di Moda. Iniziata una brillante carriera in Fendi come Senior Accessories Designer, chiamato da Tom Ford nel 2002, arrivò in Gucci. In seguito venne trasferir a Londra, nell’ufficio di progettazione di Gucci. Nel corso dei 12 anni di carriera, ha ricoperto svariati ruoli: nel 2006 è stato nominato DLeather Goods Design Director; a maggio 2011, promosso, divenne Associate dell’allora direttore creativo Frida Giannini. Nel settembre 2014, divenne anche direttore creativo di Richard Ginori, celebre brand fiorentino di design in porcellana acquisito da Gucci. Grazie all’operato di Alessandro Michele e a Gucci tutta, i ricavi di Kering stanno crescendo ad una velocità incredibile. Gucci ha visto aumentare i suoi ricavi del 21%, quasi raddoppiando le aspettative.

FENDI

Fendi è un’azienda italiana di alta moda, nota per le sue lussuose pellicce e la pelletteria. Leggi la storia dello storico marchio con la doppia F.

Indice

  1. Le origini
  2. Karl Lagerfeld direttore creativo
  3. La terza generazione
  4. LVMH acquista Fendi
  5. I successi
  6. Gli anni recenti
  7. 50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.
  8. Situazione attuale

Le origini

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni Trenta, ma il vero successo arriverà con la seconda generazione: le cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda apporteranno nuove energie e nuove idee.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il primo negozio a Roma.
Il primo negozio a Roma.

Karl Lagerfeld direttore creativo

Nel 1926 l’azienda apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. Nel 1965 inizia la collaborazione con Lagerfeld, rinomato per essere riuscito a trasformare il concetto stesso di pelliccia. Viene così reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, ingombrante e non sempre facile da indossare. Con Lagerfeld come direttore creativo, la pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, e diventa “fun fur”, un prodotto base nel DNA del brand, che esiste ancora oggi. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di pellicce dimenticate e trascurate.

Fendi Collezione Donna primavera/estate 2018
Collezione Donna primavera/estate 2018

Anche le borse diventano più funzionali. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nasce la linea Selleria: pochi modelli e lavorazione completamente artigianale.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.
Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.

La terza generazione

Nel 1977 Fendi presenta la prima collezione pret-à-porter della Maison. Nei primi anni ’90, la terza generazione, nella persona di Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna, scende in campo nella direzione creativa di accessori e linee Uomo. Silvia Venturini Fendi lancia la linea Fendissime, con pellicce, sportswear e accessori studiati per un mercato più giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Nel frattempo, l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze: dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa. Complessivamente una ventina di licenze, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria.

In questo periodo, circa l’80% della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita. Il fatturato si aggira sui 600 miliardi, cosa che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce sia per il cinema sia per il teatro. Fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati: Gruppo di famiglia in un interno (1974) e L’Innocente di Visconti (1976), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (1980), La Traviata di Zeffirelli (1983), Interno Berlinese di Liliana Cavani (1985), la Carmen (1986), L’età dell’Innocenza di Scorsese (1993), Evita di Parker (1996).

Fendi Silvia Venturini con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018
Silvia Venturini Fendi con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018

LVMH acquista Fendi

Sul finire del ’99, l’azienda è al centro di molti appetiti d’acquisto. Dopo infinite voci di cessioni, la Maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault, proprietario di LVMH. LVMH, in joint venture con Prada (Lvp Holding), acquista il 51% della società, ma la gestione resta nelle mani della famiglia Fendi. Più avanti, Prada inizia a cedere le sue quote a LVMH, che nel 2001 diventa azionista di maggioranza.

I successi

Nel gennaio 2001, Fendi collabora in joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società, chiamata Fendi Japan K:K, è sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.

A partire dal 2002, la collezione Uomo viene prodotta, per 5 anni, da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). Nello stesso periodo, il marchio lancia il servizio su ordinazione per articoli di pelletteria fatti a mano, tra cui la celebre borsa Pekaboo. Questo dà ai clienti l’opportunità di customizzare completamente la propria borsa: un vero e proprio lusso.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il servizio su ordinazione, fatto a mano.
Il servizio su ordinazione, fatto a mano.

Fendi continua a promuovere eventi culturali di portata internazionale, tra cui la mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute. Fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, la mostra ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi.

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma (palazzo Boncompagni Ludovisi, IIXX secolo). La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda. Nel 2010 Fendi lancia la linea kids e Fendi Home. Una storia fatta di primati mondiali, quella della Maison italiana.

Una storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e una passerella di 1,500 miglia.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla Muraglia Cinese.
La sfilata sulla Muraglia Cinese.

L’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008, invece, si è svolta con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati.

Gli anni recenti

La Maison italiana è sempre promotrice di nuovi progetti ed innovazioni. Nel 2011 Fendi collabora con Maserati, in particolare sulla “GranTurismo Convertible”, grazie ai comuni valori di artigianalità e tradizione. L’auto è stata supervisionata da Silvia Venturini Fendi, e i materiali, realizzati su misura ed in diversi colori, sono stati creati appositamente per quel modello. L’auto ha l’inconfondibile logo della doppia F impressa sul sedili, al centro del simbolo del Tridente sulle ruote e nella parte davanti.

Nel 2013 la Maison ha iniziato il lavoro di restauro delle fontane a Roma, secondo il progetto Fendi For Fountains. L’opera è cominciata con la fontana di Trevi, seguita dalle Quattro Fontane. Per Fendi, questo significa un profonda connessione tra la sua identità e quella della città di Roma. Fendi ha le sue radici a Roma, che è da sempre stata la sua musa. Lo stesso anno Fendi firma un contratto con Safilo Group S.p.A. per la produzione e la distribuzione a livello internazionale di occhiali da sole e da vista.

L’anno successivo, Fendi compie un altro passo verso la tecnologia svelando le nuove, lussuose cuffie create in collaborazione con Beats di Dr. Dre. Le cuffie Fendi x Beats by Dr. Dre sono annunciate durante la sfilata Primavera/Estate 2015 a Milano. Sempre nel 2014, il brand ha collaborato con Zaha Hadid per creare una borsa di pelle a più strati, parte del 3Baguette Project, una collezione di creazioni di famose donne inglesi, destinata alla beneficenza.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

Per la prima volta, nel 2014 la Maison si serve di droni per registrare le sfilate. Sempre nel 2014, Fendi acquisisce il 49% delle quote del gruppo svizzero Taramax SpA, azienda specializzata nella produzione di orologi di lusso. Questa azione permetterà una presenza più importante del gruppo Fendi all’interno del mercato dell’orologeria.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.

Nel 2015, con LagerfeldFendi presenta la prima collezione “Haute Fourrure” alla Fashion Week di Parigi. L’ampia gamma di pellicce di Fendi, internazionalmente riconosciuta, ha fatto il modo che il brand si distinguesse dai competitors, in quanto è uno dei pochi brand con un’offerta completa di pellicce.

Lo stesso anno Fendi trasferisce la propria sede all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana, costruito nel 1942 in occasione dell’EXPO (che, però, non si è mai tenuta). L’edificio ospita, oggi, uno spazio dedicato a mostre di arte contemporanea al primo piano.

Fendi Primavera/estate 2017
Primavera/estate 2017

Nel 2015 Fendi ha celebrato i 50 anni di Karl Lagerfeld come direttore creativo, con il libro “Fendi by Karl Lagerferld”, che narra una storia esclusiva di eredità, creatività e modernità. Questo è il rapporto più lungo in assoluto tra un’azienda di moda ed un designer.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il libro di Karl Lagerfeld.
Il libro “Fendi by Karl Lagerfeld”.

Nel 2016 viene completata la ristrutturazione e l’apertura di Palazzo Fendi a Roma, tra via dei Condotti e Piazza di Spagna. All’interno è stato aperto il ristorante stellato giapponese Zuma. Al 2° piano il Fendi Privé, appartamento privato per celebrities, VIP e amici della Maison. Il 3° piano ospita le Fendi Private Suites, alias 7 suites imperiali.

Per il 90esimo anniversario, Fendi ha organizzato, il 7 luglio 2016, una sfilata di alta moda A/I 2016-2017 presso la Fontana di Trevi a Roma, il restauro della quale è stato finanziato dalla Maison romana. Ha avuto luogo anche la mostra “Fendi Roma–gli Artigiani dei Sogni”, per spiegare il processo di produzione della pelliccia e gli elementi creativi.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla fontana di Trevi.
La sfilata sulla fontana di Trevi.

Situazione attuale

Attualmente, le performance del brand sono molto alte, con un fatturato di più di un miliardo di euro. Pietro Beccari è presidente e CEO. Il direttorie creativo Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi continuano a lavorare fianco a fianco per il successo dell’azienda, che resta l’unico brand ad avere un atelier di pellicce interno.

Asprey

Un indirizzo storico: 165-169 New Bond Street, conosciuto non solo dai londinesi doc, ma da tutti coloro che amano lo stile anglosassone. La sua storia inizia più di 200 anni fa: come esordio, una ricercata collezione di articoli di lusso, soprattutto pelletteria e oggetti artistici; in seguito una tendenza via via più decisa verso il settore dell’argenteria, dei servizi in porcellana da tavola, dell’orologio di precisione e del gioiello. La disponibilità a eseguire qualsiasi oggetto su richiesta — "It can be done" è il motto di Edward Asprey –, porta l’azienda a sviluppare in particolare la gioielleria. Come fiore all’occhiello, Asprey vanta un lungo rapporto con la casa reale, dal primo brevetto ricevuto nel 1862 dalla regina Vittoria in poi, oltre a una prestigiosa clientela che annovera principi, maharaja, politici, diplomatici, celebrità del mondo dello spettacolo. Oltreoceano il marchio si è già conquistato, nel 1984, un avamposto di tutto rispetto: 725 Fifth Avenue, New York. Nell’86 la Asprey entra a far parte del team di sponsor della Ferrari per il campionato di Formula Uno, creando una collezione di accessori in oro, argento e smalto, contrassegnati da alcuni mitici particolari delle Rosse di Maranello.

1998. La gioielleria, già acquistata da Jefri Bolkiah fratello del Sultano del Brunei nel 1995, viene accorpata alla concorrente Garrard per la cifra di 100 milioni di sterline. Nasce Asprey & Garrard.

1999, dicembre. A New York, va all’asta per beneficenza la collana di Asprey (diamanti e perle) indossata da Lady Diana nella sua ultima apparizione pubblica. Prezzo base di 500 mila dollari.

2000, luglio. Tommy Hilfiger acquista Asprey & Garrard dal Brunei Investment Group.

2001, febbraio. Accordo con il colosso Lvmh per il comparto dei gioielli.

2002. "Split" tra i due giganti della gioielleria, che tornano ad agire separatamente.

De Beers

Nata nel 1888 in Sud Africa, è oggi la più grande compagnia di estrazione e di commercializzazione di diamanti grezzi del mondo. Produce infatti più del 40 per cento dei diamanti presenti sul mercato mondiale nelle sue miniere sudafricane e in quelle del Botswana, della Namibia e della Tanzania, possedute in partnership con i governi dei rispettivi paesi. L’estrazione avviene in vari tipi di miniere: a cielo aperto, sotterranee, alluvionali, costiere, sottomarine. La ricerca di nuove risorse si espande sui sei continenti. Il progetto De Beers Snap Lake, che, varato nel 2000, prende nome dal lago situato nei territori nordoccidentali del Canada, porterà alla creazione della prima miniera di diamanti canadese. La Diamond Trading Company (Dtc) del De Beers Group, con base a Londra, seleziona, stima e vende i due terzi circa delle forniture mondiali annuali di diamanti grezzi. Negli ultimi 60 anni, ha sostenuto campagne di pubblicità e promozione in tutto il mondo. Questo ha portato benefici ai produttori di diamanti, alle aziende di gioielleria, ai rivenditori e, in ultima analisi, ai consumatori. Il 16 gennaio 2001 il De Beers Group e Lvmh hanno annunciato un accordo che stabilisce la creazione della compagnia De Beers LV, dotata di piena autonomia dal punto di vista gestionale e operativo, al fine di saggiare e sviluppare le potenzialità di "consumer brand" del nome De Beers nel mercato globale. 

Chaumet

La storia di uno dei nomi più prestigiosi della gioielleria francese inizia nel 1873 con l’orafo e orologiaio Marie-Etienne Nitot (1750-1809) che dopo la Rivoluzione ebbe il compito di catalogare i gioielli appartenuti a Maria Antonietta. È con il figlio Francois Regnault (1779-1853) che l’attività si trasferisce definitivamente in Place Vendome e realizza opere importanti come la spada consolare, voluta da Napoleone a simbolo delle sue vittorie. Il nome Chaumet compare nel 1875 quando l’erede Marie Morel sposa appunto Joseph Chaumet (1852-1928), maestro orafo dal piglio imprenditoriale. Oggi il marchio, rilevato da un gruppo finanziario arabo, presenta oggetti di piccola gioielleria, un’importante collezione di orologi da polso, sia maschili sia femminili, e una da tavolo, una linea di penne e di piccola pelletteria.
2002, febbraio. La storica casa francese d’alta gioielleria, ora controllata da Lvmh, presenta allo Spazio Bigli di Milano la sua produzione, ricca anche di pezzi unici.

Guerlain

Il suo creatore, Pierre-Francois-Pascal Guerlain, era un giovane chimico che intuendo le potenzialità dell’allora nascente industria della bellezza decise di applicare le sue conoscenze alla profumeria e alla formulazione di prodotti con vocazione cosmetica. Il successo arrivò grazie all’idea di personalizzare le fragranze, dedicandole o a una sola persona (Eau Imperiale creata nel 1853 per l’Imperatrice Eugenia, tuttora un best-seller della Guerlain) o a un’occasione speciale (l’eau de toilette commissionata da Balzac prima di scrivere César Birotteau). In quasi due secoli di storia, Guerlain ha lanciato oltre 260 profumi, alcuni dei quali hanno segnato un’epoca: da Jicky (1889), prima fragranza moderna in cui si utilizzano oli di sintesi, a Mitsouko (1919) che profumò l’infatuazione collettiva per il Giappone; da Shalimar (’25), quintessenza degli anni belli e dannati, a Vétiver (’59) e Chamade (’69), traduzione olfattiva della libertà a cui aspirava la gioventù dell’epoca. Guerlain è stata anche l’unica industria profumiera al mondo ad aver avuto come nasi esclusivamente membri della famiglia. L’apertura dello stabilimento di Chartres nel ’73 porta alla creazione di celebri linee cosmetiche come Issima ed Evolution e di prodotti per il maquillage altrettanto famosi quali Météorites, Terracotta, L’Or di Guerlain, Perfect Light. Nel ’94, attraverso un incrocio di azioni fra la famiglia Guerlain e Bernard Arnault, la maison è entrata a far parte del gruppo Lvmh.  
2002, gennaio. Sulle orme di Yves Saint-Laurent, un altro addio. Abbandona il proscenio della moda, a 65 anni, anche Jean-Paul Guerlain, celebre creatore di cosmetici e profumi. Resterà nell’azienda come consigliere del presidente (si occuperà di tendenze e di materie prime). È stato nominato direttore generale di Guerlain, Renato Semerari, già direttore marketing del settore internazionale profumi di Christian Dior, dopo le dimissioni di Thibault Ponroy. Nel 2008, è stato lanciato il profumo Les Quatre Saisons, per celebrare i 180 anni della Guerlain.