CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

Casadei Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

Casadei Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

Casadei Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

 

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

BULGARI

Bulgari è un luxury brand italiano che si occupa di gioielli, orologi, profumi, accessori e interior design per hotel.

Indice

  1. Le origini: Sotirio Bulgari
  2. Lo stile Bulgari
  3. Terza e quarta generazione
  4. Bulgari Hotels
  5. #Raise Your Hand
  6. LVMH rileva Bulgari
  7. Situazione attuale

Le origini: Sotirio Bulgari

Famiglia di gioiellieri italiani, ha come capostipite e fondatore Sotirio Bulgari, greco originario dell’Epiro. Sotirio Bulgari iniziò la sua carriera come gioielliere nel suo villaggio natale, Paramythia: giunto in Italia nel 1879, qui portò la antica tradizione orafa greca. Nel 1885, aprì un negozio a Roma, in via Sistina, con una collezione che contemplava sì tecniche antiche, ma anche moderne. L’azienda crebbe molto e, 20 anni dopo, aprì una nuova sede operativa in via Condotti.

A partire da metà ‘900, si inizia a definire un vero e proprio stile Bulgari, con caratteristiche proprie ed originali: tutto ciò grazie all’impegno creativo e alle ottime intuizioni dei figli di Sotirio, Costantino e Giorgio, entrati nell’azienda all’inizio degli anni ’30. Costantino, appassionato di collezionismo, iniziò a creare una vera e propria raccolta di oggetti artistici di vario genere: icone, pietre intagliate e altri reperti lo aiutarono ad approfondire lo studio e le conoscenze dell’arte orafa antica. Costantino scrisse anche Argentieri, Gemmari e Orafi, libro ritenuto anche oggi pietra miliare sulla tradizione dell’arte orafa italiana. Giorgio fu, invece, incaricato della gestione commerciale.

Lo stile Bulgari

Bulgari Serpenti
Serpenti

Alla fine degli anni ’40, BVLGARI introdusse gli orologi gioiello da polso Serpenti, a maglia tubogas o in maglia d’oro. Questo stile è ancora oggi molto popolare. Nel frattempo, la boutique del gioielliere divenne luogo d’incontro preferito dall’aristocrazia, i ricchi turisti americani che giungevano a Roma e il jet set del cinema internazionale non potevano esimersi dal visitarla. Introducendo il taglio cabochon e l’uso di pietre colorate incastonate nell’oro giallo, Bulgari lanciò un nuovo stile, caratterizzato sempre da grande libertà inventiva.

L’emblema della tradizione fu, invece, un compito lasciato alle antiche monete greche e romane che, a ciondolo, pendevano da collane e braccialetti a maglia tubogas, o come motivi decorativi, impreziosivano anelli, spille, orecchini e arredi in argento. La manifattura impeccabile, la raffinatezza della composizione e il design inconfondibile resero questi gioielli veri e propri oggetti di culto.

Terza e quarta generazione

Bulgari Campagna pubblicitaria 1960
Campagna pubblicitaria, 1960

Negli anni ’60, nell’azienda entrarono a far parte anche le figlie di Costantino, Anna e Marina, e i figli di Giorgio, Gianni, Paolo e Nicola. Dopo la morte di Giorgio, avvenuta nel 1966, il figlio Gianni divenne co-amministratore delegato, insieme alla cugina Marina. Questi ultimi furono presidenti dell’azienda, insieme al nipote Francesco Trapani, direttore generale. Negli anni ’70, Bulgari iniziò ad espandersi sul mercato internazionale, aprendo filiali a New York, Parigi, Ginevra e Monte Carlo.

Nel 1985, Gianni, amministratore delegato, si dimise e due anni dopo, nel 1987, lasciò l’azienda di famiglia dopo aver venduto la sua quota societaria ai fratelli Nicola e Paolo. I fratelli furono nominati presidente e vicepresidente della società e il nipote Francesco Trapani divenne amministratore delegato. L’obiettivo di Trapani, sin dai primi anni ’90, fu quello di diversificare l’azienda.

Gli anni ’80 e ’90 furono contrassegnati dall’opulenza: il perfetto adattamento di Bulgari al mondo contemporaneo continuò a produrre, ancora una volta, grandi capolavori. In questi anni si assistette alla nascita di Parentesi e a quella di Bulgari-Bulgari, la prima linea di gioielli modulari; Bulgari diede alla luce nuove forme ispirate al Colosseo e anche i famosi orologi Quadrato. L’attualità e la contemporaneità di Bulgari si rispecchiarono da sempre nella continua sperimentazione di nuovi materiali.

Nel 1991 debuttò la collezione Naturalia, ispirata al mondo animale e vegetale. Per l’occasione, Bulgari decise di donare al WWF (World Wildlife Fund), un film intitolato Anima Mundi. Gli anni ’90 videro la creazione di accessori uomo e donna, di piccoli oggetti di pelletteria, foulard, cravatte e occhiali.

Bulgari Gisele Bündchen indossa Lvcea
Gisele Bündchen indossa Lvcea

Nel 1996 Bulgari iniziò a sperimentare ancor più con nuovi materiali: nella linea di gioielli Chandra, la porcellana venne abilmente affiancata all’oro. Nel 2001 l’azienda lancia Lucea, una collezione dallo stile fresco e nuovo, caratterizzata da una fluida tessitura di oro e pietre preziose: la campagna pubblicitaria vide come protagonista la famosa modella Gisele Bündchen.

Bulgari Hotels

Bulgari Hotel Milano
Bulgari Hotel Milano

L’anno 2002 fu segnato dalla nascita di Bulgari Hotel & Resorts, una joint venture tra Bulgari e Luxury Group, il gruppo di hotel di lusso di Marriott International. Fu progettata una serie di hotel di lusso, il primo dei quali sarebbe stato nel centro di Milano, in via privata Fratelli Gabba, vicino alla Scala e al quartiere Brera. Nell’autunno 2003, l’azienda propose la fragranza femminile Omnia, ottava creazione della linea di profumi uomo-donna firmata Bulgari.

Nel 2009 vennero presentate due nuove collezioni: Bvlgari New e B.zero 1. La prima era caratterizzata da un cerchio d’oro con inciso l’iconico doppio logo. I materiali utilizzati erano oro giallo o bianco 18 carati, da soli o combinati sia con onice e madreperla, sia con luminosi pavé di diamanti. La nuova B.zero 1, invece, appariva fresca e femminile, grazie alle sue gemme colorate. Peridoti, topazi blu, granati, citrine e ametiste dal colore vivido e dalla particolare trasparenza, si combinano e si fondono con sottili catene ed elementi pendenti che danno vita e movimento ad ogni pezzo. Inoltre, gli orologi icona della maison italiana si rinnovano con tre nuovi quadranti in madreperla bianca, rosa e marrone. La peculiarità sono gli indici di diamante abbinati al cinturino, proposto in tre differenti colorazioni.

Bulgari Resort, Bali
Bulgari Resort, Bali

Nel 2004, venne inaugurato ufficialmente il primo Hotel Bulgari, in Via Privata Fratelli Gabba a Milano, nelle vicinanze de La Scala, in un palazzo milanese del XVIII secolo. Già nel 2005, vista la fama internazionale del brand, venne aperto un nuovo Hotel a Bali, seguito presto da quelli di Londra e Shanghai (rispettivamente 2012 e 2015). Un’ulteriore Hotel è previsto per fine 2017 a Dubai.

#Raise Your Hand

Anello Save the Children BULGARI
Anello Save the Children

Bulgari parla con molto orgoglio del suo impegno nel sociale: famosa la partnership del brand con Save the Children, per la quale lanciò la campagna #RAISE YOUR HAND. Nel 2009 l’azienda lanciò una collezione ad hoc, Save the Children, disegnata su misura e ispirata all’iconica linea B.zero1, i cui proventi fossero da destinare a Save the Children, appunto. Negli ultimi sette anni, oltre $50 milioni sono stati donati per la causa. #RAISE YOUR HAND 2016, invece, è una campagna che si impegna per attirare l’attenzione globale sulle precarie condizioni dei bambini ne mondo.

LVMH rileva Bulgari

Nel primo trimestre del 2011, LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton acquisì la quota di maggioranza di Bulgari S.p.A.. Nel 2014, per preservare il patrimonio e il nome Bulgari, venne aperto al pubblico un “palazzo unico” chiamato DOMVS, che fungesse da galleria d’arte espositiva.

Bulgari DOMVS
Bulgari DOMVS

Situato al secondo piano della boutique del marchio in Via Condotti, DOMVS offre uno storytelling unico dell’evoluzione stilistica di Bulgari, attraverso pezzi iconici come quelli raccolti per la prestigiosa Heritage Collection. Questo tempio mostra anche immagini e oggetti di dive che un tempo rappresentavano il marchio, come Elizabeth Taylor, Sophia Loren e Anna Edberg. All’inizio del 2015, Bulgari iniziò una collaborazione a lungo termine con una delle più celebri scuole di design, la Central Saint Martins, per sostenere i giovani stilisti, promuovendo numerosi concorsi di design.

Situazione attuale

Nel 2016 nacque Le Gemme Men, una nuova collezione di profumi maschili di lusso, ispirata alla tradizione e ai valori d’eccellenza della Haute Joaillerie. Nel luglio dello stesso anno, Bulgari lanciò Festa, una nuova, spettacolare collezione: con oltre un centinaio di gioielli e orologi, si ispirò molto all’art de vivre italiana. In particolare, la collana e il braccialetto Palio, che rappresentano la famosa corsa di cavalli senese, riscossero un grande successo.

Bulgari Festa, Bulgari Gioielli di lusso
Festa, Bulgari

Nel 2017, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo e Bulgari si uniscono nel progetto Premio MAXXI Bulgari, a sostegno della figura del giovane artista contemporaneo. Una giuria internazionale ha il compito di scegliere giovani talenti e presentare il loro lavoro al MAXXI. Oggi il nome Bulgari esprime in una sola parola il concetto di gioielleria classica modellata secondo i nuovi dettami del gusto contemporaneo.

 

Dalla conquista della crescente potenza artistica francese negli anni ’20, alla scarsità di risorse dovuta alla guerra negli anni ’40, alla scoperta di nuovi mercati, Bulgari si è guadagnata il diritto di essere definita l’azienda leader nella gioielleria di lusso.

Dolce & Gabbana

Indice:

  1. Il grande impero Made in Italy
  2. Stefano Gabbana, lo stilista delle provocazioni
  3. L’incontro con Domenico Dolce
  4. Gli esordi di Dolce & Gabbana
  5. La svolta del brand
  6. Gli anni Novanta firmati Dolce & Gabbana
  7. Il nuovo millennio
  8. I volti di Dolce & Gabbana
  9. La Sicilia
  10. Lo stile di Dolce & Gabbana
  11. Le campagne pubblicitarie
  12. Gli spazi e le mostre

IL GRANDE IMPERO MADE IN ITALY

Domenico Dolce e Stefano Gabbana

Non esiste Dolce senza Gabbana e viceversa. Un destino scritto fin dalle prima pagine in gioventù, quando Stefano Gabbana e Domenico Dolce si incontrano, si innamorano e creano insieme uno dei più grandi imperi del Made in Italy. Non senza difficoltà, a partire dalle porte chiuse in faccia degli inizi, fino ad arrivare alla condanna per evasione fiscale, dalla quale sono poi stati assolti in Cassazione, e ai processi morali per aver espresso le proprie opinioni in merito a adozioni e matrimoni gay. Non sarà un caso se una delle più grandi clienti ed ammiratrici del brand è Madonna e se Monica Bellucci viene considerata l’incarnazione della donna Dolce & Gabbana.

STEFANO GABBANA, LO STILISTA DELLE PROVOCAZIONI

Stefano Gabbana

Stefano Gabbana nasce il 14 novembre 1962 a Milano, secondogenito di una famiglia di origini venete. La mamma Piera fa la portinai e per integrare i guadagni stira e si adatta a piccoli lavori domestici presso famiglie benestanti. Il papà Lino è assunto come operai alla Rusconi di Sesto San Giovanni, anche lui svolge piccoli lavori extra per arrotondare. Stefano è sempre stato molto fiero delle fatiche compite dai genitori e fin da piccolo aiuta la madre nelle pulizie.

Dopo il diploma in grafica a Monza, il giovane talento parte alla ricerca di un impiego. Arriva il giorno della telefonata che gli cambierà per sempre la vita, dall’altra parte della cornetta c’è Domenico Dolce.

L’INCONTRO CON DOMENICO DOLCE

Domenico Mario Assunto Dolce nasce a Polizzi Generosa, in provincia di Palermo, il 13 agosto 1958. La sua passione per la moda inizia nell’azienda di abbigliamento del padre, e si struttura  studiando fashion design.

Il primo fatidico incontro tra i due avviene per telefono nel 1979. Domenico sta lavorando nello studio meneghino dello stilista bolognese Giorgio Correggiari. Da qualche parte, all’interno dell’atelier squilla un apparecchio, è Stefanoi a chiamare in cerca di lavoro: “Buongiorno, posso parlare con Giorgio Correggiari?”. Dall’altra parte del filo una voce risponde: “Non c’è, le passo il suo assistente”, così i due giovani si parlano per la prima volta, e da subito nasce una simpatia, Stefano ha l’occasione di entrare in quel mondo che lo aveva sempre affascinato, così chiede un incontro a Domenico.  Gabbana viene assunto, la sua scrivania è di fronte a quella di Domenico che si barrica dietro montagne di libri per paura di essere copiato.

GLI ESORDI DI DOLCE & GABBANA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce cominciano a collaborare ad una linea chiamata Do.nna Do.nna, fondata da Dolce qualche tempi prima per dare sfogo alla propria creatività, il nome gli viene suggerito da Correggiari. La prima presentazione avviene al Burghy in via Vittorio Emanuele a Milano, gli inviti sono composti da una scatoletta di cartone con all’interno un hamburger di pane vero farcito con una carta bullonata e tessuti attaccati con la colla. Peccato per il fattore tempo, non calcolato, che fa sì che le missive vengano consegnate ormai ammuffite. I soldi per pagare le modelle non ci sono, perciò gli abiti vengon fatti indossare a manichini seduti ai tavoli, così d confinarli con i clienti. La seconda sfilata si svolge da un parrucchiere, a mezzanotte, gli abiti assumo colori cianotici, sono folli, in piena ispirazione warholiana.

I due avevano un minuscolo ufficio in Porta Vittoria, vicino al tribunale, fuori una targhetta di plexiglas con i loro cognomi. Nessuno vuole produrre le loro linee, sono senza soldi e pieni di debiti, per due mesi e mezzo la coppia bussa a tutte le porte, ma gli vengono chiuse in faccia. I due vivono stretti stretti in un monolocale in piazza Cinque Giornate, davanti alla Coin, dove il menù di casa non propone altro se non pasta, riso e latte.

LA SVOLTA DEL BRAND

A Firenze, avviene l’incontro con Modenese durante il Pitti. I due caparbi vengono scelti come nuove proposte per Milano collezioni. Su consiglio di un commercialista, i due cominciano a fatturare congiuntamente per semplificare burocrazia e costi, nasce così Dolce & Gabbana.

La prima sfilata con la nuova etichetta sale in passerella nell’ottobre del 1985, il problema di come pagare le modelle sussiste, ma ai due non mancano idee rivoluzionarie, iniziano a reclutare amiche a cui chiedono di indossare i loro capi e i loro oggetti personali per sopperire alla mancanza di denaro da investire in accessori. La collezione si chiama Real Women, in onore dell’aiuto ricevuto. La tenda per il palcoscenico è il lenzuolo del letto che Dolce porta da casa. Anche questa volta le vendite non vanno nella maniera sperare, sono costretti ad annullare l’ordine di tessuto destinato alla realizzazione della successiva collezione.

Quel Natale, scesi a Polizzi Generosa per trascorrere le vacanze insieme alla famiglia di Domenico, i due ricevono il regalo più significativo che potessero desiderare: un aiuto economico per proseguire nel loro grande sogno.

Nel 1986 danno vita ad un’altra collezione e aprono il primo negozio, mentre l’anno successivo inseriscono una linea di maglie. Nel 1989 la coppia di stilisti disegna una linea di costumi da mare e biancheria intima e sottoscrive un accordo con il gruppo Kashiyama in virtù del qual apre il primo negozio in Giappone. Nel ’90 esce la prima collezione uomo del marchio.

GLI ANNI NOVANTA FIRMATI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington per Dolce & Gabbana spring/summer 1990, by Ellen von Unwerth per Vogue Italia, Marzo 1990

Nel frattempo la popolarità del duo cresce. La collezione donna SS 1990 viene notata per i vestiti ricoperti di cristalli, mentre quella AW 1991 mostra medaglia in filigrana, ciondoli e corsetti decorati. Proprio nel ’91 la collezione uomo viene reputata la pi innovativa dell’anno ed è premiata con il Woolmark Award.

Nasce il primo profumo per donna, Dolce & Gabbana Parfum. Inizia anche la collaborazione con la cantante Madonna, che si presenta al Festival di Cannes con un corsetto di gemme del brand. La cantante per il suo tour Girlie Show ordine più di 1500 costumi.

Sfilata 1992

Nel 1994 la casa di moda dà il nome “La Turlington” ad una giacchetta a doppio petto ispirata ala modella Christy Turlington. Viene lanciata la linea D&G, la seconda linea destinata ai più giovani, ma non solo perché è tempo anche della Dolce & Gabbana Home Collection, che però verrà accantonata prima dell’inizio del nuovo millennio.

Dopo aver recitato nel 1995 nel film di Giuseppe Tornatore “L’uomo delle stelle”, Domenico e Stefano disegnano i costumi per il film “Romeo+Juliet”, il film di Baz Luhrmann, che rielabora in chiave postmoderna la famosissima tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”.

Nel ’96 e nel ’97 il duo viene nominato designer dell’anno da FHM, e nel 1998 lancia anche una linea di eyewear, seguita un paio di anni più tardi da una linea di orologi e da una collezione di intimo maschile e femminile, distinta da quella di lingerie tradizionale del marchio.

Madonna nella campagna pubblicitaria AW 2010

IL NUOVO MILLENNIO

AW 2000

Nel 2001 Dolce & Gabbana propongono la linea per bambini D&G Junior e disegnano per Madonna i vestiti del Drowned World Tour. Nel 2003 vengono inseriti tra gli uomini dell’anno segnalati dalla rivista GQ. Nel 2004 vengono nominati migliori designer internazionali dai lettori di Elle in occasione degli Elle Style Award.   A partire dallo stesso anno inizia una collaborazione con il Milan, per disegnare le tenute da gioco indossate dai calciatori rossoneri, ma anche le divise ufficiali usate dai membri della quadra e dello staff tecnico e dirigenziale.

Sempre nel 2004 la relazione sentimentale fra i due stilisti termina, ma il proficuo e consolidato rapporto imprenditoriale prosegue. Nel 2006 la coppia stringe un rapporto di partnership con il colosso della telefonia Motorola, per il telefono cellulare Motorola V3i Dolce & Gabbana, lanciato sul mercato con una linea di accessori leopardati, denominata Animalier, seguita nel 2007 da una collezione di valigie da viaggio per uomo in coccodrillo. Sempre in quell’anno una campagna pubblicitaria del marchio diffusa in Francia e in Spagna, raffigurante una donna immobilizzata a terra da un uomo mentre altri assistono alla scena, è oggetto di polemiche e viene ritirata.

Dopo aver dato vita al profumo per uomo The One for Men e al profumo per donna L’Eau The One, nel 2009 sperimentano una linea di cosmetici colorati, di cui è testimonial Scarlett Johansson.  Nello stesso periodo, firmano un contratto con Sony Ericsson per la realizzazione di una special edition della linea di telefoni Jalou con dettagli in oro 24 carati, l’etichetta Dolce & Gabbana sul dispositivo, mentre Giorgio Armani li accusa di aver copiato dei pantaloni matelassè. I due rispondono che hanno molto da imparare, ma non da lui.

Joe Snow per la campagna The One

Il 2009 è un anno ricco di guai, perché l’azienda viene accusata di evasione fiscale ai danni dello Stato Italiano per un imponibile di quasi 250 milioni di euro.

Nel 2010 la coppia sottoscrive un accordo di tre anni con la squadra di calcio inglese del Chelsea, di proprietà del magnate russo Roman Abramovich, per disegnarne le tenute fuori campo e le divise di gioco, inclusi i vestiti per le donne dello staff. Festeggiano i vent’anni del marchio a Milano, con una mostra pubblica allestita nel centro del capoluogo meneghino, prima di debuttare, l’anno seguente, con una linea di gioielli, che comprende ottanta pezzi tra collage, braccialetti e rosari ingioiellati.

AW 2012
SS12

Nel 2012 D&G viene fuga con la linea principale, per consolidare il marchio, visto che la seconda linea non faceva più i numeri di prima. La vicenda fiscale intanto si è protratta e nel 2013 Domenico Dolce e Stefano Gabbana vengono condannati al pagamento di 343 milioni di euro per evasione fiscale e un anno e otto mesi di carcere. Nell’autunno del 2014 la Cassazione proscioglie la coppia di stilisti per non aver commesso il fatto.

SS 2013
SS 2014

 

I VOLTI DI DOLCE & GABBANA

Monica Bellucci e Bianca Balti per Dolce & Gabbana by Gianpaolo Sgura

Oltre a Madonna, fra i più celebri clienti e testimonial dell’azienda e del brand si annoverano negli anni Demi Moore, Nicole Kidman, Isabella Rossellini, Eva Riccobono, Susan Sarandon, Tina Turner, Gwyneth Paltrow, Liv Tyler, Jon Bon Jovi, Simon Le Bon, Monica Bellucci (che fu protagonista dello spot tv del primo profumo D&G, diretto da Giuseppe Tornatore), Kylie Minogue, Bianca Balti, Demi Moore, Angelina Jolie, Annie Lennox, Jennifer Lopez, Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Andrea Pirlo, Gennaro Gattuso, Matthew McConaughey (protagonista dello spot tv per il profumo The One).

Scarlett Johansson e Matthew McConaughey, spot The One

LA SICILIA

Stefano Gabbana e Domenico Dolce con Bianca Balti

Si tratta di una regione piena di contrasti, sia sociali che geografici: le acque azzurre cristalline che contrastano con il verde lussureggiante delle coste, sia sabbiose che rocciose e quasi aree desertiche, sono fonte inesauribile di scoperte e ispirazione.

Acitrezza, fashion story con Marpessa by Ferdinando Scianna

Proprio per questo la Sicilia, terra natia di Domenico Dolce, è stata un’ispirazione e un riferimento per Dolce & Gabbana sin da quando i due stilisti hanno fatto il loro ingresso nel mondo della moda.  Se si guarda indietro alle prime collezioni, quelle che hanno lanciato Dolce & Gabbana sulla scena, i riferimenti alla Sicilia sono chiari e disinvolti. La collezione AW 1987-88 si chiamava semplicemente “La Sicilia”, e gli abiti neri dalle linee pulite ispirati a quelli delle donne meridionali resero desiderabile il “look da vedova”, che venne poi catturato dalle lenti esperte di Ferdinando Scianna nell’immortale campagna pubblicitaria con Marpessa.

Marpessa per Dolce & Gabbana 1987

Con l’evoluzione di Dolce&Gabbana e con l’ispirazione continua che la Sicilia fornisce, i due Stilisti hanno iniziato a guardare agli elementi folcloristici dell’isola, come il carretto siciliano trainato dai cavalli, le ceramiche e addirittura il teatro dei Pupi. Questi elementi decisamente unici della tradizione folkloristica hanno creato una direzione concettuale ironica e ampiamente apprezzata. La maestria artigiana che caratterizza questi elementi folcloristici della tradizione siciliana e gli artigiani che le tengono vive, sono importanti sia per il design che per il valore dell’ispirazione. Per questo motivo i pompom fatti artigianalmente secondo tradizione, i cesti di vimini intrecciato come le tradizionali borse del caffè, le applicazioni a specchio, le passamanerie e molto altro, continuano a essere presenti nelle collezioni Dolce & Gabbana sia sugli accessori che sugli abiti. Per la SS 2013, i due Stilisti hanno creato una collezione interamente ispirata alla Sicilia, un’immortale dichiarazione d’amore nei confronti dell’isola e del suo patrimonio culturale, in cui sono presenti stampe carretto, elementi decorativi del carretto e anche stampe raffiguranti altre tradizioni folcloristiche come i vasi Mori, il teatro dei Pupi e la maiolica.

AW 2013 campagna Dolce & Gabbana

Proprio come se si trattasse dell’eredità della propria famiglia, le tradizioni folcloristiche della Sicilia percorrono le collezioni, talvolta richiamate apertamente, altre volte nascoste come riferimenti segreti che verranno colti solo da chi li conosce già. Nel corso degli anni, queste ispirazioni sono state trasposte nella moda, negli accessori per la casa e in molto altro. Questo prova che, quando alla base ci sono amore e rispetto, non c’è nulla che l’immaginazione di Dolce & Gabbana non possa creare.

Bianca Balti per Dolce & Gabbana

LO STILE DI DOLCE & GABBANA

Christy Turlington Dolce & Gabbana FW 1992

Non è facile circoscrivere in una definizione l’universo Dolce & Gabbana. Un mondo fatto di sensazioni, tradizioni, cultura, mediterraneità.

Domenico Dolce & Stefano Gabbana hanno fatto dei loro cognomi un marchio conosciuto in tutto il mondo, facilmente riconoscibile per il suo glamour e la sua grande versatilità.  Due stilisti che hanno saputo fare della loro italianità un vessillo. Due stilisti che hanno saputo interpretare e imporre al mondo il loro stile sensuale e unico. Due stilisti giovani, che si rivolgono ai giovani e che dai giovani traggono ispirazione. Due stilisti adorati dalle star di Hollywood, che ne hanno fatto i loro beniamini; due stilisti che vestono tutte le rock star del momento, che li hanno eletti leader indiscussi.

Linda Evangelista AW 1991

La donna Dolce & Gabbana è una donna forte, che si piace e sa di piacere. Una donna cosmopolita, che ha girato il mondo ma non dimentica le sue radici. Una donna che indossa indifferentemente guêpière estremamente sexy o reggiseni in vista sotto capi trasparenti, contrapponendoli a maschilissimi gessati con tanto di cravatta e camicia bianca o alla canottiera da uomo, ma portando sempre tacchi altissimi che le danno comunque un’andatura estremamente femminile e sexy. Ama la maschilissima coppola portata dalla Sicilia e il rosario della prima comunione, che porta come collana: può essere indifferentemente manager, moglie, mamma, amante, ma sempre e comunque donna sino in fondo. Cristiane e timorate di Dio di giorno, focose e sensuali di notte.

Dolce & Gabbana FW 2013
Dolce & Gabbana FW 2012

E lo stesso vale per l’uomo. Rilassato, si veste per se stesso, un po’ edonista, molto attento ai particolari. Ama tutto quello che non lo schematizza, è libero, di successo.  Può andare in ufficio con un impeccabile gessato o indifferentemente con dei jeans stracciati e un blazer. È uno che detta le regole, non le subisce: di grande carisma, impone le sue tradizioni mettendo la coppola, il gilet e l’intramontabile canottiera bianca.

Ispirati in origine dall’eclettico negozio di articoli usati Bohemia, le stampe animalier molto colorare di Dolce & Gabbana sono state descritte come “alto hippy”.  La loro donna è misteriosa e seducente. Vestagliette, corsetti, pizzo e sottovesti, la biancheria intima che si impone sopra il vestito. Una femminilità mediterranea dirompente che richiama Sofia Loren, in Ieri, Oggi e Domani, del 1963. Il successo è immediato per la diversità rispetto allo stile in voga di quegli anni.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, il loro bustier, tra pizzi neri, raso e chiffon, si riserva un posto d’eccezione. In quest’ottica, gli scatti di Ferdinando Scianna con Marpessa Hennink del 1987 rappresentano l’anima più intima del concept stilistico di Dolce & Gabbana: la top model, con candide bluse o lunghe gonne total black, si lascia fotografare da uno scugnizzo siciliano nelle assolate vie isolane.

Il loro tailleur, rivisitato, diviene incisivo strumento di seduzione. Vedremo Isabella Rossellini vestita con un gessato Dolce & Gabbana, camicia bianca e cravatta. Elemento distintivo: la giacca doppiopetto. La donna di Domenico Dolce e Stefano Gabbana è un universo di emozioni. In lei, mille faccettature, sospese tra modernità e tradizione si fondono alla sensualità femminile in un gioco accentuato, per contrasto, dall’uso di capi maschili. Il bianco e il nero insieme, eros e Crocefisso. Vestiti gessati che richiamano i gangster-movie anni 30. Si rafforzano in questo periodo gli elementi chiave dello stile come il leopardato, dapprima sulle fodere e dal ’94 segno distintivo della griffe, e la corsetteria. I loro capi sono immortalati da Helmut Newton, Steven Meisel e Peter Lindbergh.

Dolce & Gabbana FW 2014

C’è un occhio di riguardo ai capi storici: guêpière sulla camicia bianca, con lacci e ganci a vista, tailleur gessato maschile e abito-bustier nero, e poi futuristici trench in pv/ trasparente, fascianti tubini argentati, tuxedo rivisitati. Frange, coppole e gilet, tubini patchwork di pelle su stivali in rettile, linguette e pellicce dall’interno maculato. Collezione dopo collezione i loro capi sono arricchiti sempre più di dettagli, materiali, lavorazioni preziose.

Judit Masco, Dolce & Gabbana 1992
Karen Mulder, Dolce & Gabbana 1991

Riferimenti continui all’italianità, donne che sembrano uscite dall’immaginario di Luchino Visconti ne “La terra trema o da Storia di una capinera di Zeffirelli. Pizzo bianco come provenisse da un bulle di corredo, declinato in sangallo, valenciennes o crochet. Ricordiamo l’italian mambo ironico  delle fantasie di ortaggi, lavorazioni crochet per i tailleur, tubini e vaporose gonne o dritti midi.

Kate Moss e Valeria Mazza, 1998, Dolce & Gabbana

Ecco perché Domenico Dolce & Stefano Gabbana fanno notizia sempre: i loro abiti parlano per loro, il loro stile inconfondibile manda messaggi ben precisi in un linguaggio sempre uguale, ma paradossalmente sempre diverso, in continua evoluzione e in tutte le lingue del mondo.

LE CAMPAGNE PUBBLICITARIE

Monica Bellucci per Dolce & Gabbana

Lo spot più iconico certamente è quello creato per il primo profumo da donna di Dolce & Gabbana, è stato in onda in Italia per diversi anni, da una creazione del regista Giuseppe Tornatore, arrangiato da Ennio Morricone e con protagonista l’attrice Monica Bellucci. Lo spot surrealista di 30 secondi inizia con un uomo che sbatte un polpo contro i bordi di pietra di una pozza di marea. Si alza in piedi e guarda intorno a sé, dove ci sono diverse donne occupate nelle loro vite quotidiane. Una donna (la Bellucci) viene mostrata che indossa un vestito da bagno stile anni 50 dietro un lenzuolo bianco tenuto da due altre donne. Dopo essersi cambiata, lancia il suo reggiseno sopra un cactus spinoso a forma di pera e cammina verso l’oceano. In seguito viene mostrata sdraiata sopra un letto ben fatto e l’uomo che la vede è in piedi fuori della sua finestra, che tiene il suo reggiseno sopra il proprio naso. La pellicola termina con l’immagine delle bottiglie di profumo di Dolce & Gabbana contro uno sfondo nero.

Monica Bellucci, 1995 spot Dolce & Gabbana Perfume by Giuseppe Tornatore

Nel 2003 il profumo di the Dolce & Gabbana Sicily fu pubblicizzato in un altro spot surrealista sul funerale siciliano, anch’esso diretto da Giuseppe Tornatore, sempre simbolo dello stile Dolce & Gabbana, chiari le ispirazioni e i punti di partenza su cui lavorano i due stilisti.

Monica Bellucci nello spot Dolce & Gabbana Sicily by Giuseppe Tornatore, 2003
Dolce & Gabbana Pour Femme & Pour Homme Laetitia Casta e Noah Mills by Mario Testino

Tra i fotografi e i registi che hanno lavorato con Dolce & Gabbana per le campagne pubblicitarie si può annoverare Giampaolo Barbieri, Michel Comte, Fabrizio Ferri, Steven Klein,Steven Meisel, Mert + Marcus, Jean Baptiste Mondino,  Ferdinando Scianna, Giampaolo Sgura, Mario Sorrenti, Solve Sundsbo, Mario Testino,  Giuseppe Tornatore, e Mariano Vivanco.  Dolce & Gabbana hanno vinto due Leadawards, il premio sulla pubblicità più importante in Germania, per le loro campagne.

FW 2012 adv by Gianpaolo Sgura

GLI SPAZI E LE MOSTRE

Dolce & Gabbana hanno aperto La sede di via San Damiano atelier nel settembre del 1995. Nel 2002 hanno inaugurato l’edificio a sette piani con funzione di boutique e spazio aziendale Lo showroom di via Goldoni, spostandovi il loro precedente showroom principale situato in Piazza Umanitaria. Nel luglio 2006 Dolce & Gabbana aprirono uno spazio dimostrativo di 450 m² denominato Lo showroom di via Broggi a Milano.

Martini Bar Milano

La casa di moda acquistò anche il teatro Il Metropol a Milano, un cinema storico costruito negli anni 40. Fu ristrutturato e riaperto nel settembre 2005. Nel 2006 Dolce & Gabbana aprirono IL GOLD, un edificio con café, bar, bistrot e aree ristorante. A questo seguì nel 2003 l’apertura di un bar co-sponsorizzato che i due fondarono nel loro showroom milanese per uomo chiamato Martini Bar. Un altro Martini Bar fu poi aperto nel 2006 a Shanghai. Nel 2009 Dolce & Gabbana avevano 93 boutique e 11 outlet aziendali ed effettuavano vendite in 80 paesi. Complessivamente possedevano 251 negozi mono-marchio.

In aggiunta a sfilate sulla passerella e campagne pubblicitarie per le loro collezioni, Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi per ospitare mostre artistiche e fotografiche.

Dolce & Gabbana utilizzano i loro spazi anche per presentare libri e mostre fotografiche dei loro vestiti, come il lancio del loro libro David Gandy nel 2011. Utilizzano anche altri spazi, come il Palazzo della Ragione in Milan, dove nel maggio 2009 organizzarono una mostra fotografica con oltre 100 immagini scelte dalla storia di Vogue USA nei suoi oltre 90 anni di storia. La mostra fu chiamata Extreme Beauty in Vogue.

Boutique Dolce & Gabbana, via Montenapoleone, Milano