BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini: Lucia Lorenzo Ginestrone
  2. Collaborazione con Luxury Fashion Houses
  3. Elementi distintivi
  4. Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels
  5. Un secolo di Borbonese
  6. Situazione attuale

Le origini: Lucia Lorenzoni Ginestrone

Borbonese nacque come piccolo laboratorio che forniva gioielli e accessori -dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli- per le sartorie più prestigiose di Torino, una città, all’epoca, molto sensibile alla couture, una piccola capitale italiana della moda. Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rilevò l’officina, dando il via alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
1910, schizzo per una borsa

Nel ’50, subentrò nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone, insieme all’amico e socio Edoardo Calagno. Il brand stava sviluppando con successo un’estetica eclettica e sofisticata: i gioielli, realizzati con i materiali più peculiari, ebbero da sempre forme innovative.

Collaborazione con Luxury Fashion Houses

Raggiunse un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux, in cui l’inventiva si alleava ad una squisita fattura artigianale: guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste reclutarono Borbonese per creare numerosi accessori a completamento delle loro collezioni.  La capacità della ditta torinese di impostare un dialogo armonioso fra abito e bijoux è alla base d’una richiesta collaborazione da parte delle migliori case d’alta moda: Fendi, Galitzine, Valentino e, subito dopo, l’approdo a Parigi, per Ungaro e Saint-Laurent che apprezzavano l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

Elementi distintivi

Borbonese L'occhio di pernice
L’occhio di pernice

Durante gli anni ’70, Borbonese iniziò la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna di proprietà della famiglia Rossi. Questa solida collaborazione portò una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità che combinano forme leggere, sfoderate e ristrutturate con una morbidezza e una resistenza uniche. Momento straordinario: in un materiale d’aspetto inedito, morbida pelle d’agnello, color beige o miele, trattata per rivelare effetti puntiformi a “occhio di pernice”, la maison troverà il distintivo elemento della propria griffe per borse, valigie e una vasta produzione di pelletteria. Alcune linee vennero realizzate in tessuto plastificato, sempre a occhi di pernice, detto “graffiti”, ancora in beige, ma anche in marrone testa di moro, blu, azzurro, nero.

Borbonese Borsa Luna
Borsa Luna

Borbonese presentò la famosa borsa Luna per celebrare lo sbarco del primo uomo sulla luna, seguita poi da Sexy, Tango e Mambo, gran classici anche oggi. Borbonese fu il primo brand ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo ( oltre al rivetto), diventato poi suo segno distintivo. Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le ore, diventavano, ormai, un classico. I fotografi più in voga (Giampaolo Barbieri, Helmut Newton, Satoshi Saikusa) contribuirono alle campagne pubblicitarie di Borbonese.

Negli anni ’80, Borbonese inventò un vero e proprio lifestyle, tanto attuale ed azzeccato da permettere al brand di scalare le classifiche, diventando uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, accessori uomo e donna, calzature, pellicce e arredi.

Nel ’92 la Sexy Bag compì 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo venne presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati. Dopo vent’anni di collaborazione Redwall, che operava nello stesso settore delle borse e degli accessori in pelle, assorbì il marchio. Nel ’99 venne presentata a Milano la prima collezione prêt-à-porter donna Borbonese autunno/inverno prodotta da Redwall. Il 27 marzo dello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels – attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels – rilevò il 50% della società. Nella stessa data, l’assemblea degli azionisti decise di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. Nel settembre 2000, alla collezione di accessori venne affiancata una linea di abbigliamento femminile.

Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels

Il 2001 si chiuse con il pareggio di bilancio e con un fatturato di 21 milioni di euro. Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua diventò direttore creativo. Agli accessori venne affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista, presentata durante Milano Moda Donna.

A novembre, Arpels assorbì anche il rimanente 50% della compagnia, prendendo possesso delle quote in mano a Dario Rossi e ad Alberto Vacchi. Claude Julien Arpels diventò amministratore delegato; Alberto Vacchi rimase nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 la famiglia Arpels pensava ad uno sbarco in forze sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente.

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week

Nel 2009 Borbonese presentò la collezione primavera/estate 2010 durante la settimana della moda di Milano, nel negozio in via della Spiga. Si trattò di un evento di successo in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani, che ha trasformato le vetrine della boutique in un vero teatro con perfetto sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai, ispirata al taglio netto che crea la forma della borsa O.P. Accompagnata dal suono di sciabole, coltelli taglienti e suoni metallici del musicista Giuseppe Ielasi, l’installazione ha catturato l’attenzione di molti spettatori.

Un secolo di Borbonese

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
100 anni di Borbonese: l’Art Bag

Nel 2010, in occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato un progetto speciale in collaborazione con la Roy Lichtenstein Foundation per creare le Art Bags, collezione limitata composta da dodici borse ispirate ai capolavori degli artisti pop. La collezione esclusiva è stata esposta alla Triennale di Milano. Inoltre, è stata presentata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona sotto la direzione creativa di Gabriele Colangelo, talentuoso giovane stilista italiano con un’innata propensione per la produzione artigianale di pellicce e ricami.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Collezione autunno/inverno 2012

Nel 2013 il logo Borbonese rosso in ceralacca è diventato vero nuovo simbolo distintivo del brand, che si stava incamminando verso nuove direzioni. Il decidere di concentrarsi sul core business del marchio, creando una collezione impeccabile di borse e accessori, derivava da una lunga ricerca su nuovi materiali e tecniche che rendessero ogni prodotto unico ed inimitabile. Le borse-icona di Borbonese sono state reinterpretate in questo periodo, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, rendendole più moderne e contemporanee.

Alla Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di Via Monte di Pietà, “Inspirations“, libro a cura di Ginevra Elkann edito Rizzoli. In “Inspiration” Borbonese viene descritto come brand sempre ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Inspirations, Ginevra Elkann

A novembre il marchio è diventato sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista pop americano Ed Ruscha. La mostra, dal titolo “Mix Master”, a cura di Paolo Colombo, era un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha, il tutto sul tema della trasformazione della vita americana degli ultimi 50 anni.

Situazione attuale

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra “Riflessioni/Reflections”, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi. A settembre è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, progettato secondo un nuovo concept che dovrebbe rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

Ad aprile 2017, Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living e ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week milanese. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, tutti i prodotti sono stati disegnati con linee più arrotondate. A settembre, durante la fiera internazionale della calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018 .

Borbonese è e rimane un luxury brand italiano che riesce soddisfare le esigenze della società contemporanea, senza mai tradire la sua idea di stile e la sua brand identity. Marchio affermato di Made in Italy, valorizza patrimonio, tradizione e artigianato, alla continua ricerca della perfezione, tra tecnologia e innovazione. Borbonese combina sempre, con maestria artigianale, materiali preziosi e tecniche raffinate, enfatizzando ogni più piccolo dettaglio, rendendo ogni suo prodotto unico. Borbonese incarna “il nuovo spirito della tradizione”.

GIANFRANCO FERRÉ

Gianfranco Ferré, stilista di Legnano (MI), nato il 15 agosto 1944. Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1969.

Indice

  1. Biografia
    1. Il debutto
    2. L’India
    3. Le prime collezioni
    4. Una brillante carriera
    5. Gli ultimi anni
  2. Eventi, mostre e progetti
    1. Anni ’70
    2. Anni ’80
    3. Anni ’90
    4. Primi anni 2000
  3. Premi e riconoscimenti
    1. Anni ’70/’80
    2. Anni ’90
    3. Primi anni 2000

Biografia

Gianfranco Ferré nasce a Legnano (MI), il 15 agosto 1944.

Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà di Architettura al Politecnico di Milano, dove si laurea nel 1969, discutendo una tesi sulla “Metodologia dell’approccio alla composizione”, relatore l’architetto Franco Albini.

Gianfranco Ferré
Gianfranco Ferré

Il debutto

Il casuale debutto nel mondo della moda avviene già in questo periodo: Ferré disegna bijoux ed accessori che regala ad amiche e compagne di università. Le sue creazioni vengono notate da Rosy Biffi,vero talent scout e titolare di una boutique d’avanguardia, che ne parla ad Ileana Pareto Spinola e Anne Sophie Benazzo: conquistate dalla genialità di questi oggetti realizzati ancora in modo artigianale, li ospitano nella loro show room e li propongono ai buyers. Capitati quasi per caso sotto gli occhi di alcune redattrici di moda (Anna Piaggi ed Anna Riva, le prime) sono fotografati dalle riviste di settore: nel 1971,uno di questi accessori è sulla copertina del mensile “Arianna”, e poi nelle pagine di “Grazia”, di “Linea Italiana” e via dicendo.Un debutto che è già un successo, supportato da una citazione di Camilla Cederna, che ne parla nella rubrica “Il lato debole” che teneva allora sul settimanale “L’Espresso”.

L’India

Nel 1973 Gianfranco Ferré intraprende il primo dei suoi numerosi viaggi in India, dove trascorre lunghi periodi di lavoro sino al 1977: per conto di un’azienda genovese di abbigliamento, la “San Giorgio Impermeabili”, di proprietà della famiglia Borelli, disegna e fa produrre in loco la collezione “Ketch”. E’ l’occasione per visitare ogni parte del Paese, studiandone l’artigianato e le potenzialità produttive, anche su incarico del Governo indiano. Ferré viene letteralmente sedotto dall’India, dove si consolida la sua formazione e prende avvio il suo percorso creativo: l’India, una lezione fondamentale di vita, fatta di emozioni e sensazioni legate ai colori, ai profumi, alle forme, che Ferré trasferirà nelle sue collezioni, attraverso il suo particolare modo di ricordare.

Le prime collezioni

Nello stesso periodo, nelle sue soste in Italia, mantiene una serie di rapporti di collaborazione occupandosi di accessori con nomi già affermati, come Walter Albini e Christiane Bailly e rapporti di consulenza stilistica con aziende di maglieria e costumi da bagno, che sfilano per la prima volta nell’ambito di “MareModa Capri” e gli fanno meritare il premio che inaugura la serie dei riconoscimenti ottenuti nella sua carriera.

Dal 1974, le prime collezioni di prêt à porter e le prime sfilate: “Courlande” e “Baila”, quest’ultima affidatagli da Franco Mattioli, un imprenditore bolognese che, nel 1978, sarebbe diventato suo socio.

Una brillante carriera

Al maggio del 1978 risale infatti la fondazione della società “Gianfranco Ferré”, con sede a Milano in Via San Damiano prima, ed in Via della Spiga, poi. Nell’ottobre dello stesso anno, la prima, emozionante sfilata di prêt à porter femminile, si svolge all’Hotel “Principe di Savoia” di Milano.

Al lancio dell’abbigliamento maschile, nel 1982, ed alla creazione di una gamma articolata di accessori e di prodotti realizzati su licenza in collaborazione con numerose aziende leader nei rispettivi settori merceologici, si aggiunge poi,nel 1986, l’esperienza dell’Alta Moda, con sfilate a Roma, per sei stagioni.

Gianfranco Ferré, 1982
Gianfranco Ferré, 1982

Nel 1983 partecipa alla elaborazione del piano didattico della nascente “Domus Academy”, Scuola post-universitaria di Design, Design management e Fashion Design dove, fino al 1989, dirige il corso “Design dell’abito”: analisi delle problematiche di progettazione dell’abito e delle connessioni con i mutamenti della moda e analisi dell’iter progettuale.

Nel maggio del 1989 inizia la straordinaria avventura nel nome di Christian Dior: Gianfranco Ferré è nominato Direttore Artistico della Maison più prestigiosa e carica di storia della couture francese per le linee femminili di Haute Couture, Prêt à Porter e Fourrure. L’incarico presso Dior viene riconfermato nel 1993 sino al 1996.

Gianfranco Ferre Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese
Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese

Nell’autunno del 1998 la ricorrenza dei vent’anni di attività della griffe si riassume in un insieme di eventi determinanti per il futuro della Società, che culminano con l’inaugurazione a Milano della nuova sede negli spazi completamente rinnovati dell’ex Palazzo Gondrand di Via Pontaccio, su progetto iniziale di Marco Zanuso, completato poi da Franco Raggi a livello di progetto esecutivo e di architettura degli interni.

Gli ultimi anni 

Nel 2002 la Società Gianfranco Ferré viene acquisita dalla IT Holding di Tonino Perna e Gianfranco Ferré ne diventa il Direttore Artistico.

Nel marzo 2007 Gianfranco Ferré è nominato Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera.

Il 17 giugno 2007, Gianfranco Ferré muore a seguito di un’emorragia cerebrale.

Eventi, mostre e progetti

Anni ’70

1975: Creazione di capi per il progetto “Vestirsi in Jersey” di SNIA

1976: Creazione di capi per il progetto “Pizzi e Rasi” di SNIA, Milano; creazione di capi per il progetto “La giornata di un bambino” di Leacril Montefibre, Milano; creazione di capi per il progetto “Nuove firme per nuovi progetti” di SNIA, Milano

1977: Creazione di capi per il progetto “SNIA per 6 sports”, Milano

1978/’79: Creazione di capi per i filati “Zegna Baruffa” a Pitti Filati, Firenze; evento – sfilata per “Saks Fifth Avenue”, New York

Anni ’80

Gianfranco Ferre FW'87, foto di Herb Ritts
Gianfranco Ferre FW’87, foto di Herb Ritts

1981: Creazione dell’uniforme di rappresentanza per Lea Pedini, Capitana del Popolo, Reggente della Repubblica di San Marino, indossata in occasione della cerimonia di insediamento, Milano.

1982: Partecipazione alla mostra “Intimate Architecture: Contemporary Clothing Design”, Massachusetts Institute of Technology (MIT), Boston; Sfilata al Massachusetts Institute of Technology (MIT), legata alla mostra “Intimate Architecture: Contemporary Clothing Design”, Boston; partecipazione alla mostra “Design in Italian Society in the Eighties”: esposizione itinerante negli USA, a cura del La Jolla Museum of Contemporary Art, San Diego

1983: Sponsorizzazione del restauro degli affreschi del Guercino nella cupola del Duomo di Piacenza; partecipazione alla mostra “Creatori di Moda Italiana 1920-1980” presso i musei Daimaru e del Costume dell’Accademia di Moda e Costume, Osaka e Tokyo; partecipazione alla manifestazione “The Best Five”, annualmente organizzata dal quotidiano giapponese Asahi Shimbun e da WWD Japan, Tokyo; sfilata-evento in notturna in Piazza Santo Stefano, Bologna

1984: Evento – sfilata “Gianfranco Ferré”, nella cornice del Castello di Osaka; partecipazione alla mostra “Il genio antipatico” presso il Galoppatoio di Villa Borghese, Roma; partecipazione al Convegno “Alla Moda di Torino”; evento-sfilata alla “Modewoche”, Monaco di Baviera; progetto di un tappeto per Sisal, esposto alla mostra “Il design italiano per il tappeto occidentale”, in occasione del Salone del Mobile, Milano; progetto per B&B Italia, per vestire divani e poltrone della serie “Gli abiti”, disegnata da Paolo Nava, Milano; costumi per la pièce teatrale “Tamara”, Los Angeles e New York; creazione di T-shirt per “T-show. Storia e nuovi stili nella T-Shirt”, progetto realizzato dal gruppo tessile Cotonificio Cantoni, Legnano

1985: Partecipazione alla mostra “Italia. The Genius of Fashion”, New York; mostra al Museo Civico Medievale, Bologna; partecipazione al progetto “RENart”, una serie di libere e diverse interpretazioni del modello Renault Supercinque, con Alessandro Mendini, Mario Merz, Ugo Nespolo, Michelangelo Pistoletto, Paolo Portoghesi, Franco Maria Ricci ed Ettore Sottsass, Milano

1986: Partecipazione a “Italia: il Genio della Moda”, mostra curata da Pia Soli, Milano; costumi per “Questa è l’Arena, qui è nata Maria Callas”, Serata a scopo benefico per gli aiuti a paesi del Terzo Mondo, Verona; sfilata a Trinità dei Monti, con una selezione di capi della collezione Gianfranco Ferré Alta Moda Autunno/Inverno 1986-87, Roma

Gianfranco Ferré Campagna pubblicitaria con Tatjana Patitiz, 1987
Campagna pubblicitaria con Tatjana Patitiz, 1987

1987: Evento per la presentazione del profumo “Gianfranco Ferré” Donna in Grecia presso l’Hotel Grande Bretagne, Atene; evento per l’inaugurazione della boutique Gianfranco Ferré, Roma; partecipazione all’evento televisivo RAI, organizzato dalla rivista “Moda” delle Edizioni E.R.I. ai Giardini di Villa Reale, Milano; sfilata alla Yurakucho Asahi Hall in occasione dell’apertura della boutique in Sonnette Aoyama, Tokyo

1988: Partecipazione alla mostra “Tartan” presso il Fashion Institute of Technology, New York; partecipazione alla mostra “Moda Italia” organizzata in collaborazione con ICE, New York; partecipazione a “Progetto Uomo ‘88” organizzato da Saga Furs e dedicato alla pelliccia al maschile, Milano

1989: Partecipazione – unico designer di moda – a “Italian Manifesto”, 39a conferenza internazionale del Design, Aspen; lecture: “Il percorso del progetto“; creazione di capi per “Lana Gatto” collezione A/I 89-90 a Pitti Filati, Firenze; partecipazione all’evento “La Moda Italiana per la Fondazione Floriani” con Gianfranco Ferré Fourrures, Milano; sponsorizzazione del progetto della Scuola Europea di Oncologia finalizzato alla creazione della Fondazione della Scuola stessa, mirata a finanziare le sue attività, Milano; partecipazione all’evento “La Moda Italiana per la Fondazione Floriani” con Gianfranco Ferré Fourrures, Venezia; evento benefico a favore della Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro a Palazzo Butera, Palermo

Anni ’90

Gianfranco Ferré 1990
Gianfranco Ferré, 1990

1990: Ideazione di una nuova maschera per il Carnevale Ambrosiano proposta nella mostra a Palazzo Dugnani, Milano; partecipazione a “The Art of Fashion”, Diana Vreeland Fund for Exhibitions of The Costume Institute of the Metropolitan Museum of Art, New York; partecipazione alla mostra “Momenti del design italiano nell’industria e nella moda”, Seoul; partecipazione all’evento “Firenze sogna” nelle Logge della Galleria degli Uffizi, Firenze; partecipazione all’evento-sfilata “Italia ’90”, con abiti ispirati all’Europa, presso lo Stadio di San Siro, Milano; creazione di capi in visone per lo show American Legend, Palazzo della Ragione, Milano; evento-sfilata per “Association of Total Fashion”, Tokyo

1991: Partecipazione al Forum Internazionale Tessile, organizzato dalla Fondazione Ratti, Como; lecture: “Stilismo e creatività davanti alle sfide del nuovo millennio”; serata di beneficenza a favore di ANLAIDS – Sezione Lombarda con sfilata Gianfranco Ferré e concerto di Gino Paoli, Teatro Galleria, Legnano; sfilata in occasione dell’apertura della boutique Gianfranco Ferré a Washington D.C

Gianfranco Ferré a Parigi, 1992
Gianfranco Ferré a Parigi, 1992

1992: Partecipazione al primo “Convivio”, come promotore con Armani, Valentino e Versace, Milano; evento-sfilata “Gianfranco Ferré” e lancio del profumo “Ferré by Ferré” all’Opéra Comique, Parigi; evento-sfilata “Das Gesicht 92”, Berlino

1993: Evento “Chic ‘93”, promosso dal China Tiangong Clothing Science & Technological Development Group, Pechino; evento-sfilata “Gianfranco Ferré Uomo” alla Stazione Leopolda, Firenze; ospite d’onore alla inaugurazione della “Creative Haus”, Duesseldorf

Gianfranco Ferré Scatto di Irving Penn per Vogue, settembre 1993
Scatto di Irving Penn per Vogue, settembre 1993

1994: Capi esposti nella mostra “Japonism in Fashion” al Museo Nazionale di Arte Moderna, Kyoto; partecipazione al Ravenna Festival, Ravenna; lecture: “Sogni e visioni”; partecipazione a “The Fashion Group International Night of Stars”: special tribute to Bernardine Morris, New York; partecipazione la progetto di Enka Viscose “La creatività all’Opera”, Milano

1995: Evento-sfilata “AIDS Project Los Angeles” al Century plaza Hotel, Los Angeles; evento-sfilata al Palazzo Nazionale della Cultura, Sofia; “Rédacteur en chef ” del numero speciale di Natale di “Le Point”, Parigi; partecipazione alla mostra “Tra Moda e Design. Linea infinita” al Palazzo della Triennale, Milano; evento Studio 000.1 by Ferré, New York; creazione di un abito per la sfilata-evento “Fashion’s world salute to peace”, Cesarea/Israele; creazione di una stola trapuntata per il progetto “Un cuore per amico” di ANLAIDS, Milano

1996: Evento di lancio del profumo Gieffeffe presso Saks Fifth Avenue, New York e San Francisco; lecture: “Esperienza di créateur e di couturier”, Fashion Institure of Technology, New York; mostra di disegni, Academy of Art College, San Francisco; partecipazione al Secondo Forum internazionale sullo stile dell’auto, Torino; lecture: “Il design nella Moda”; partecipazione alla prima Biennale della Moda “Il tempo e la moda”, installazioni nelle Cappelle Medicee, Firenze; ideazione di un gâteau natalizio in esclusiva per Lenôtre, Parigi

1997: Sponsorizzazione dell’evento F.A.I. al Castello di Masino “L’eleganza del XVIII e del XIX secolo, abiti storici provenienti dalla Galleria del Costume di Firenze” Masino; partecipazione al Seminario dei corsi di “Teorie e tecniche dell’Architettura” presso il Politecnico, Milano; lecture: “Composizione e Moda”; “Ferré Week”, con sfilata al “Sezon Theater”, Tokyo; mostra “A white story”, Seibu Ikebukuro, Tokyo; lecture: “Progettare la materia”, United Nation University, Tokyo; lecture: “Il gioiello tra Oriente ed Occidente. Un percorso tra progetto e fantasia”, Domus Academy, Milano; creazione di abiti per Dario Fo, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura, e per la moglie Franca Rame, Stoccolma; creazione di un blouson in montone per l’evento benefico “21 designers rething shearling for benefit”, Parigi; creazione di un blouson in denim per DIFFA – Design Industries Foundation Fighting AIDS”, Dallas

1998: Lecture: “Moda al presente, Moda al futuro: i valori della creatività” Associazione per lo sviluppo nel settore Moda, Università degli Studi, Bologna; partecipazione alla sessione plenaria conclusiva di IAF 1998, Palazzo dei Congressi, Firenze; lecture: “Il consumatore al centro della strategia del designer di moda”; opening della sede di Via Pontaccio 21, Milano; party per festeggiare i 20 anni della griffe “Gianfranco Ferré”, Milano; mostra–labirinto “Immaginario” nella sede via Pontaccio, Milano; sfilata ed evento charity a favore della British Red Cross, Banqueting House, Whitehall, Londra; lecture: “Progettare la materia”, Central Saint Martin’s College of Arts & Design, Londra; partecipazione alla rassegna “Intimare” con la collezione “Gianfranco Ferré Underwear” Uomo e Donna, Bologna; sfilata-evento della collezione GFF Donna Autunno/Inverno 1998-99, Teatro Franco Parenti, Milano

Gianfranco Ferré Ideacomo, 1999
Ideacomo, 1999

1999: Progetto “F&F”: packaging per il “Brunello da Montalcino Riserva 2000”, produzione Marchesi Frescobaldi, Milano, Berlino, New York, Tokyo; evento di Ideacomo, Villa d’Este, Cernobbio; mostra “Quindici anni di partnership con Sàfilo”, Sede via Pontaccio, Milano; costumi per la Biennale Danza creati per Carla Fracci e Carolyn Carlsson, Venezia; creazione di un modello in pelle per la velocista Marion Jones per la mostra “Tag Heuer”, Milano; partecipazione come ospite d’onore a “Donna sotto le stelle” a Trinità dei Monti, per celebrare i 20 anni di attività, Roma; creazione dei costumi per “Le ballet du cadre noir de Saumur” con l’étoile Patrick Dupont presso lo Stade de France, Parigi; partecipazione alla mostra fotografica “Furtherfantasy” organizzata da Vogue Italia presso la Galleria Giò Marconi, Milano; partecipazione alla mostra “50 anos de moda italiana” organizzata dalla Camera Nazionale della Moda Italia, curata d Fiorella Galgano, con il supporto delle autorità e delle istituzione culturali italiane e brasiliane in diverse città del Paese

Primi anni 2000

2000: Partecipazione al progetto “Le Teddies de l’an 2000” a favore della British Red Cross, Montecarlo; donazione di abiti ed accessori dell’archivio storico Gianfranco Ferré alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Firenze; mostra “Altre Emozioni”: capi donati alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, in un allestimento a cura di Margherita Palli, Firenze; donazione di capi di archivio al Fashion Institute of Technology, esposti alla mostra “The Corset Fashioning The Body” presso l’F.I.T. New York; creazione delle etichette personalizzate per le bottiglie di acqua minerale Evian in occasione di Milano Moda Donna AI 2000/01; partecipazione alla manifestazione “Momi Intimo Designers”, Fiera Milano

2001Capi esposti alla mostra “Uniforme. Ordine e disordine” alla Stazione Leopolda, Firenze; ospite d’onore del “Shanghai International Fashion Culture Festival”, Shanghai; lecture: “Creatività e metodo di lavoro”, Fashion Institute, Dong Hua University, Shanghai; evento-sfilata al Museo di Storia dell’Arte, Vienna; partecipazione alla mostra “Seta. Il Novecento a Como”, organizzata dalla Fondazione Antonio Ratti a Villa Olmo, Como; partecipazione alla mostra “The Entertainers. Il potere degli accessori” alla Stazione Leopolda, Firenze; partecipazione al charity event di moda e musica “Frock and Roll”, organizzato da Naomi Campbell e Harvey Goldsmith a favore della “Nelson Mandela Children’s Fund”, insieme con Alexander Mc Queen, Barcellona; abiti da collezioni diverse selezionati da Luca Ronconi per lo spettacolo “Phoenix” di Marina Cvetaeva, Piccolo Teatro, Milano; evento “Gianfranco Ferré Style for men” in collaborazione con Esquire USA, con esposizione in still life di capi ed accessori delle diverse linee Uomo firmate dallo stilista, New York

Gianfranco Ferré Collezione autunno/inverno 2002
Collezione autunno/inverno 2002

2002: Evento-sfilata “The best of Gianfranco Ferré” presso la sede via Pontaccio, Milano; adesione all’iniziativa di Poste Italiane: serie di francobolli “Design Italiano Alta Moda”, Milano

2003: Evento-sfilata “Gianfranco Ferré” al Museo Jeau de Paume, Parigi; evento per l’opening della spa “E’SPA Gianfranco Ferré” nella rinnovata boutique di via Sant’Andrea, Milano; evento-sfilata con la regia di Asia Argento per il debutto della linea Donna e Uomo GF FERRE’ al Superstudio+, Milano; evento-sfilata di capi ispirati ai personaggi femminili della lirica, Opera di Stato, Vienna; capi esposti al Musée des Tissus nella mostra “50 and de mode italiane“, Lione; capi esposti alla mostra “Noches Italianas: trajes de excepcion para mujeres extraordinarias” (1950-1990)” ospitata nelle istituzioni museali dell’America Latina; ospite de “Il lunedì degli amici milanesi” al Centre Culturel Français, Milano; lecture: “The tailor of the two cities”; partecipazione alla mostra “GenovanversaeviceversA”, promossa dal Modemuseum, con abiti, tessuti ed accessori, Anversa; abiti da collezioni diverse selezionati da Luca Ronconi per lo spettacolo “Peccato che sia una sgualdrina” di John Ford in scena al Piccolo Teatro, Milano; partecipazione al progetto “Pigotte d’Autore”, con asta di beneficenza a favore dell’Unicef, Reggio Emilia; partecipazione come ospite d’onore all’inaugurazione della mostra “I mantelli delle Castellane” presso la sede centrale della Banca di Legnano; evento – mostra “Oiseaux d’art” con esposizione delle opere dell’artista Gregory Morizeau nella boutique Gianfranco Ferré di Milano; dinner di presentazione del profumo Donna “Essence d’Eau” negli spazi della sede Gianfranco Ferré, Milano; creazione delle tenute di rappresentanza per squadra di calcio FC Bayern Muenche

Gianfranco Ferré Collezione autunno/inverno 2004
Collezione autunno/inverno 2004

2004: Protagonista ed ospite d’onore dell’evento-sfilata del “Life Ball” 2004, Vienna; capi esposti alla mostra “Excess” presso la Stazione Leopolda, Firenze; partecipazione all’evento televisivo “La notte delle stelle” al Teatro Ariston, Sanremo; partecipazione al progetto “La mode dessine l’espoir”, su invito dell’Associazione “Dessine l’espoir” e con il patrocinio del Ministero della Cultura Francese, Parigi; fornitura di abiti d’archivio come costumi di scena per “Peccato che fosse puttana” di John Ford, regia di Luca Ronconi per il Piccolo Teatro, Milano; evento di apertura della boutique Gianfranco Ferré in Madison Avenue, seguito dal dinner presso “Le Grenouille”, New York City; partecipazione al progetto di solidarietà “Carousel Ball of Hope’s Toy Car” promosso da Mercedes Benz a favore della Children’s Diabetes Foundation, Los Angeles; partecipazione all’evento moda organizzato da Ferrari e Camera Nazionale della Moda Italiana, Shanghai

2005: Creazione delle uniformi del personale di volo e di terra per la Korean Air, Seoul; partecipazione all’evento televisivo “Una notte a Roma” in Piazza Navona, Roma; evento-sfilata per “Fashion in Motion”, Victoria & Albert Museum, Londra; ospite d’onore di “Festa Italiana”, Mumbai e New Delhi; creazione delle uniformi per le hostess di “Première Vision”, Milano; partecipazione all’evento-sfilata di solidarietà “West looks East”, Washington; partecipazione alla mostra “Il filo diventa storia”, organizzata nella Galleria del Costume a Palazzo Pitti in occasione dei trenta anni di Lineapiù, Firenze; creazione “francobollo” per i dieci anni di “Io Donna”, Milano; lancio del progetto “Gianfranco Ferré Special Order”: realizzazione dei capi sera in taglie e colori differenti da quelli presentati in passerella per singole clienti, Milano

2006: Evento-sfilata per l’inaugurazione del Boscolo Hotel nel palazzo dello storico New York Café, Budapest; mostra “MEx32”, con la creazione di 32 T-shirt ispirate ai Paesi partecipanti ai Campionati Mondiali di Calcio, proposte nelle boutique Gianfranco Ferré, Firenze e Milano; partecipazione alla mostra “Human Game” alla Stazione Leopolda, Firenze; partecipazione alla mostra “Genio y Figura” presso il Museo del Traje, Madrid; partecipazione alla sfilata-evento TV “Passion for fashion” alla Manoel Island, La Valletta; partecipazione a “Luxury Conference 2006” organizzata da International Herald Tribune presso lo Sheraton Hotel, Istanbul; lecture: “Exotic ispirations”; evento di solidarietà a favore della Fondazione Francesca Nava: spettacolo di René Fleming al Teatro alla Scala e dinner di gala presso la sede Gianfranco Ferré in onore del soprano, Milano

Gianfranco Ferré Sfilata Donna AI 2007/2008: la rockstar Skin indossa un top tempestato di diamanti
Sfilata Donna AI 2007/2008: la rockstar Skin indossa un top tempestato di diamanti

2007: Sponsorizzazione del restauro del quadro “Adamo piange Abele” di Johan Karl Loth, esposto alla Galleria degli Uffizi, Firenze; sfilata Donna AI 2007/2008: la rock singer Skin indossa un top tempestato da diamanti autentici, alla sfilata segue un concerto live nella sede di Via Pontaccio, Milano; evento-sfilata TV al Lufti Kirdar Convention and Exhibition Center in occasione della prima edizione della manifestazione “Fashion TV Turkey Awards”, Istanbul; lecture: “Le forme delle emozioni. Dare forma alle emozioni” presso la Facoltà di Architettura, Politecnico, Milano; creazione di una fede nuziale per la mostra “Eternal Platinum – The ultimate Symbol of Love”, ospitata al Palazzo della Triennale, Milano; ottobre: Partecipazione alla mostra “Contro Moda. La moda contemporanea della collezione permanente del Los Angeles County Museum of Art”, Palazzo Strozzi, Firenze

Premi e riconoscimenti

Anni ’70/’80

1976: luglio, Capri: “Tiberio d’oro”, premio di “MareModa Capri”

1982: ottobre, Milano: “Occhio d’oro” per la migliore collezione donna P/E1983

1984, Gianfranco Ferré vince l'Occhio d'oro
1984, Gianfranco Ferré vince l’Occhio d’oro

1983: marzo, Milano: “Occhio d’oro” per la migliore collezione donna A/I 83-84; novembre, Tokyo: “The Best five”, riconoscimento del quotidiano giapponese Asahi Shimbun e di WWD Japan

1984: settembre, Genova: riconoscimento della Camera di Commercio; ottobre, Milano: “Occhio d’oro” per la migliore collezione donna P/E 1985; novembre, Hollywood: Riconoscimento per i costumi della piece teatrale “Tamara

1985: marzo, Monaco di Baviera: “Modepreis“, come migliore stilista dell’anno per la moda femminile; aprile, Bologna: Riconoscimento del Comune; maggio, Mantova: riconoscimento della “Gazzetta di Mantovanell’ambito della manifestazione “Premi di Moda”; giugno, New York: “Cutty Sark Men’s Fashion Award“, come migliore stilista dell’anno per la moda maschile; settembre, Varese, Golf Club: Coppa di partecipazione al defilé di attacchi d’epoca e Alta Moda; dicembre, Milano, Palazzo Marino: “Ambrogino d’Oro“, medaglia di benemerenza civica della Città di Milano

1986: gennaio, Roma, Palazzo del Quirinale: onorificenza di “Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana“, dal Presidente della Repubblica Sen. Francesco Cossiga; marzo, Milano: premio “Occhio d’oro” per la migliore collezione donna A/I 86-87; maggio, Bologna: targa di “Linea Pelle” a riconoscimento dell’impegno creativo; maggio, Palermo: riconoscimento AIRC dalla Città di Palermo; novembre, Legnano: “Tessera d’Oro” della Famiglia Legnanese

1987: arzo, Milano: “Occhio d’oro” per la migliore collezione donna A/I 87-88; maggio, Tokyo: targa della “Association of Total Fashion”; novembre, Legnano: riconoscimento dei Lions Club Legnano Host e Lions Club Legnano Carroccio in seduta congiunta; Torino: premio “Cavour d’Argento. Città di Torino

1988: aprile, Busto Arsizio: Premio Rotary Professionalità

1989: maggio, Milano: Premio “Telegatto”, tra gli altri premiati, Giulio Andreotti ed Enzo Biagi; luglio, Parigi, Giardini del Palais Galliera: “Dé d’or” dopo la prima collezione Haute Couture per Christian Dior , quale miglior couturier della stagione; luglio, Roma: speciale riconoscimento come personaggio della moda 1989,dall’Associazione di via Borgognona; settembre, Ischia: premio “Modaischia 1989”; novembre, Legnano: attestato di benemerenza civica della Città di Legnano; dicembre, Milano: “Occhio d’oro” che consacra la “firma dell’anno della moda italiana”; dicembre, Milano nomina a “Milanese dell’anno” dalla “Famiglia Meneghina”

Anni ’90

Gianfranco Ferre Vogue Settembre 1991 Campagna pubblicitaria con Aly Dunne. Foto di Gianpaolo Barbieri
Vogue Settembre 1991, Campagna pubblicitaria con Aly Dunne. Foto di Gianpaolo Barbieri

1990: marzo, Milano: “I grandi protagonisti“, premio della “Associazione Italiana Pellicceria”; giugno, Milano: riconoscimento per la partecipazione a Italia ’90; ottobre, Firenze Palazzo Vecchio: “Lorenzo il Magnifico”, premio della “Accademia Internazionale Medicea”

1991: prile, Legnano: riconoscimento Lions Club Busto Arsizio Cisalpino; giugno, Firenze, Palazzo Vecchio: Premio “Il Fiorino d’oro“, dalla Città di Firenze; giugno, Los Angeles: Riconoscimento the County of Los Angeles e Music Center of the County of Los Angeles

1992: settembre, Mexico D.F.: “El sol de oro”, riconoscimento del Circulo Nacional de Periodistas come “ Creador de la elegancia y distinction en la moda europea”; dicembre, Vienna: “Diva-Wollsiegel“, premio di IWS in collaborazione con la rivista “Diva”

1993: maggio, Pechino: nomina a “Senior Adviser” dal “China Tiangong Clothing Science & Technological Development Group e National Garments Research”; incontro ufficiale con il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Jan Zemin, nella Città Proibita; giugno, Firenze, Palazzo Vecchio: “Pitti Immagine Uomo“, premio speciale di Pitti Immagine; novembre, Milano: “Paul Harris Fellow”, premio della Fondazione Rotary del Rotary International

1994: maggio, Baveno: Targa di “riconoscimento” del Lions Club; settembre, New York: premio “The Fashion Group International”; novembre, Campione d’Italia: “Maschera d’oro“, dal Sindaco della Città di Campione

Gianfranco Ferré vince il Crystal Apple Awards, 1995 Los Angeles
Gianfranco Ferré vince il Crystal Apple Awards, 1995 Los Angeles

1995: maggio, Los Angeles.Century Plaza: “Crystal Apple Award” premio speciale del “California Fashion Industry Friends of Aids Project Los Angeles”; novembre, Milano: targa “Circolo degli Incontri”, assegnata annualmente a personalità milanesi distintesi nell’ambito dell’Arte e della Cultura

1996: settembre, New York e San Francisco: riconoscimento per la partecipazioni agli eventi speciali Saks Fifth Avenue dedicati a Gianfranco Ferré; ottobre, Milano: “Masters of Linen” premio speciale della “Confederazione Europea del Lino e della Canapa”

1997: maggio, Legnano: Riconoscimento “Liceali Sempre” del Liceo Scientifico Statale della città

1999: marzo, Como, Palazzo Cernezzi: consegna delle chiavi della Città di Como da parte del Sindaco; marzo, Como, Villa’D’este “Attestato di Ideacomo” a riconoscimento del suo talento e della sua cultura; marzo, Milano: “Fur Fashion Award – speciale 50 anni” premio speciale della “Associazione Italiana Pellicceria”; luglio, Roma: premio della “Camera nazionale della Moda Italiana” per i vent’anni di attività, durante la manifestazione “Donna sotto le stelle”

Primi anni 2000

2000: novembre, Legnano: tessera della “Famiglia legnanese” “Socio nell’anno del cinquantesimo”

2001: aprile, Shanghai: nomina a “Senior Adviser of Garment Arts” dal sindaco della Città di Shanghai; maggio, Legnano: Gran Priorato della Contrada della Flora

2002: giugno, Milano: fregio del Comune di Milano

2003: novembre, Düsseldorf: “Kinder in Not”, premio speciale dell’UNESCO

Gianfranco Ferré, premiazione 2004
Gianfranco Ferré, premiazione 2004

2004: marzo, Berlino, “Star Diamond Award” di “American Academy of Hospitality Sciences” per E’SPA at Gianfranco Ferré; aprile, Milano: “Dama d’argento”, premio della “Associazione degli Amici del Museo Poldi Pezzoli” attribuito “agli Uomini e alle Donne che fanno grande Milano”; settembre, Sanremo: riconoscimento per la partecipazione a “Sanremo Fashion”; settembre, Milano: premio alla carriera da “Chi è Chi del giornalismo e della moda”

2005: febbraio, Milano,Teatro alla Scala: “Sigillo Longobardo“, dal Consiglio Regionale della Lombardia

2006: luglio, Milano: “Certificate of Appreciation” del Distretto Lions 108Ib1

2007: marzo, Milano: nomina a Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera

EMILIO PUCCI

Famoso stilista fiorentino, nel 1947 fondò l’omonimo brand, Pucci, divenendo immediatamente celebre per le sue stampe geometriche e coloratissime.

Indice

  1. Le origini
  2. Le stampe Pucci
  3. Il successo
    1. La prima sfilata
    2. Neiman Marcus Fashion Oscar
    3. Emilioform
    4. Prima collezione Haute Couture
  4. Collaborazioni
  5. Laudomia Pucci
  6. Pucci è rilevato da LVMH
  7. Christian Lacroix
  8. 60° anniversario
  9. Esposizioni ed eventi
  10. Direttore creativo: Massimo Giorgetti
  11. Situazione attuale

Le origini

Mame Fashion Dictionary: Emilio Pucci nel suo ufficio
Emilio Pucci nel suo ufficio

Emilio Pucci (1914-1992), stilista italiano nato a Napoli di origini russe da parte di padre, dopo aver studiato Scienze sociali ad Athens in Georgia e a Portland in Oregon, nel 1938 si arruolò come ufficiale nell’aviazione italiana. Dopo aver conseguito nel ’41 la laurea in Scienze politiche a Firenze, si distinse per coraggio durante il secondo conflitto mondiale.

Il suo approccio alla moda avvenne in modo del tutto casuale nel 1947 sulle nevi di Zermatt, dove era solito allenarsi con la squadra olimpionica di cui faceva parte. Toni Frissel, nota fotografa di Harper’s Bazaar, lo immortalò insieme a un’amica per la quale aveva improvvisato un corredo da sci.

1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci
1947, Emilio Pucci sistema un completo da sci

Il successo è immediato e un anno dopo, nel dicembre del ’48, venne pubblicata sulla stessa rivista la sua prima collezione sportiva. I suoi modelli furono subito acquistati dal department store Lord and Taylor e commercializzati negli Stati Uniti con l’etichetta “Emilio”. La stampa e il mercato americani riservarono una grande accoglienza ai vestiti pratici e comodi di Pucci.

Le stampe Pucci

Emilio Pucci Fantasia stampata Pucci
Fantasia stampata Pucci

Emilio Pucci fu molto influenzato dai mosaici siciliani, dagli stendardi araldici, dai batik di Bali e dai motivi africani. Inventò uno stile unico, riconoscibile per i suoi tessuti stampati, prima stilizzati, poi geometrici. Incredibile l’uso del colore, che unisce sfumature in combinazioni impreviste. Le sue stampe sono sempre state disegnate per dare il meglio quando viste in movimento.

Il successo

Emilio Pucci Collezione costumi, Capri 1949
Collezione costumi, Capri 1949

Nel ’49 a Capri, debuttò anche con una collezione mare, impostata sui toni del bianco e del nero e realizzata con seta stampata della Guido Ravasi di Como. Il successo è tale che, nel ’50, decise di aprire una boutique alla Canzone del Mare di Marina Piccola. I suoi modelli venivano tagliati e confezionati nel palazzo di famiglia a Firenze, dove aveva cercato di approntare un piccolo laboratorio artigianale, per far fronte alle incalzanti richieste.

La prima sfilata

Emilio Pucci Sfilata londinese, 1957
Sfilata londinese, 1957

Nel ’51 prense parte alla prima sfilata di moda italiana organizzata da Giovanni Battista Giorgini a Villa Torrigiani in via dei Serragli a Firenze, alla presenza dei più importanti buyer americani. Da quel debutto sarà sempre presente al fashion show fiorentino sino al ’67, anno in cui preferirà continuare a sfilare nella propria sede di via dei Pucci. Nel ’53, la sua tavolozza di colori si fece più audace: camicie, pantaloni, foulard, abiti in jersey di seta o in fibre sintetiche.

Neiman Marcus Fashion Oscar

I leitmotiv della produzione boutique, novità assoluta nel panorama internazionale, gli procurarono nel ’54 l’Oscar della Moda dalla Neiman Marcus, come migliore creatore dell’anno. Celebri diverranno la sua collezione Siciliana del ’56, quella ispirata al Palio di Siena del ’57 e quella dedicata a Botticelli del ’59.

Emilioform

Sin dall’inizio della sua attività, mostrò interesse per la sperimentazione sui materiali: nel ’53, con la Legler, produsse velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi e, nello stesso anno, in alleanza con il Cotonificio Valle Susa presentò il wally pliss stampato. Nel ’54 divenne celebre un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro, ideali per la donna moderna.

Emilio Pucci Emilioform
Emilioform

Prodotto dalla Mabu di Solbiate e dalla Borselli di Como, fatto di finissima organza di seta. Nel ’60 brevettò un particolare tessuto elastico chiamato emilioform composto da helanca e shantung di seta, comodo e leggero. Sono di questo tessuto i suoi pantaloni Viva con passanti sotto al piede e le sue note Capsule di eco spaziale.

Prima collezione Haute Couture

Sotto un’influenza sempre più spiccata per l’Oriente, nel ’62, propose la prima collezione di alta moda, distinta dalla preziosità dei materiali e dalle lavorazioni di ricamo in cristalli Swarovski, applicati a mano per modelli che ricordavano i pigiama palazzo allora tanto in voga.

Emilio Pucci Campagna pubblicitaria 1967
Campagna pubblicitaria 1967

Collaborazioni

È del ’66 il suo primo profumo Vivara, seguito da Miss Zadig (’74) e da Pucci (’77), mentre è del ’68 la decisione di lanciarsi anche nella moda maschile firmando un accordo con Ermenegildo Zegna. Inventore del total look ante litteram, Pucci firmò licenze per accessori e oggetti di ogni genere: dalla lingerie per la Formit alla porcellana con Rosenthal, dai tappeti per la Dandolo Argentina alle penne per la Parker, giungendo a disegnare nel ’71 persino l’emblema della missione spaziale Apollo 15 per la Nasa. I suoi mercati di vendita erano in ben 51 paesi.

Laudomia Pucci

Emilio Pucci Emilio Pucci con la figlia Laudomia
Emilio Pucci con la figlia Laudomia

Dagli anni ’80, lo affiancò nell’attività creativa la figlia Laudomia, che, dalla scomparsa del padre, diresse l’azienda. All’inizio del 2000 uscì il film Isn’t she Great?, nel quale la celebre scrittrice americana Jacqueline Susann, interpretata da Bette Midler, tanto fanatica di Pucci da avere nel suo studio rosa persino le tende firmate “Emilio”, è completamente vestita Pucci e accompagnata da un cagnolino che chiama “Pucci, Poo”. Lo spirito Pucci e la Puccimania non lasciarono indifferente il mondo della moda e nemmeno Katell Le Bourhis, consigliere di Bernard Arnault e già responsabile della sezione museale del costume al Metropolitan Museum di New York. Visitando gli archivi di palazzo Pucci, si rese conto di quanto profonda fosse stata l’influenza di “Emilio” nel mondo della moda.

Pucci è rilevato da LVMH

Nell’aprile dello stesso anno, Cristina e Laudomia Pucci di Barsento — proprietarie del marchio di prêt-à-porter Emilio Pucci — conclusero un accordo con la LVMH per l’acquisto del 67% della società. Arnault accolse il suggerimento di Le Bourhis. Amministratore delegato fu nominata la giovane Catherine Vautrin, che dal 1998 apparteneva allo staff dirigenziale della LVMH. Laudomia Pucci continuò a coordinare le strategie legate alla creazione e all’immagine, mentre l’operatività venne incorporata nella divisione Moda e Pelletterie del Gruppo di Arnault, presieduta da Yves Carcelle.

Christian Lacroix

Ad aprile 2002 Christian Lacroix venne nominato direttore artistico della Emilio Pucci: nessuno, forse, quanto l'”arlesiano”col suo spirito mediterraneo, avrebbe saputo recepire ed esprimere meglio lo spirito del “Prince of Prints”. Rivivono, così, attualizzati, le tonalità e gli accostamenti di colori incomparabili, quella moda che ha rappresentato e rappresenta la realizzazione del sogno di un autentico artista geniale ed innovativo, con una visione “viva”, esuberante, ottimista e nel contempo estremamente glamour vuoi nel ready-to-wear vuoi nell’abbigliamento mare.

Emilio Pucci Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006
Christian Lacroix per Pucci, collezione primavera/estate 2006

Matthew Williamson incluse nuovamente le stampe che tanto avevano reso famoso Emilio Pucci negli anni ’50 e ’60 nella collezione primavera-estate 2006. Reinterpreta in chiave moderna su abiti: più corti, con linee più nette e geometriche. Nello stesso anno, la maison Emilio Pucci collaborò con Omas per creare una penna a sfera in tre versioni, ad edizione limitata, arricchita dalle fantasie della maison.

60° anniversario

Nel 2007 la maison festeggiò i sessant’anni di vita: quell’anno vennero lanciate una collezione di make-up nata dalla collaborazione con Guerlain, e la nuova versione del profumo Vivara, creato originariamente nel 1964. Dal 2008 Emilio Pucci dispose anche di uno store online.

Emilio Pucci Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011
Peter Dundas, collezione autunno/inverno 2011

Nel 2009 Matthew Williamson lasciò Pucci e Peter Dundas divenne direttore creativo. Il suo stile è riconoscibile da tagli, colori, dettagli e stampe che esaltano la silhouette femminile. Più tardi, nel 2013 si apriranno nuove boutique in Italia e la maison previde di aprire boutique nelle maggiori capitali della moda. Dopo LVMH, Pucci decise di distaccarsi per unirsi al “big boys club” dei brand di lusso.

Esposizioni ed eventi

Dal 5 aprile al 27 luglio 2014, il Victoria & Albert Museum di Londra organizzò una mostra sulla nascita dei brand della moda italiana, celebrando anche il caso di Emilio Pucci. La maison partecipò anche ad un progetto benefico LuisaViaRoma e Adidas, personalizzando il pallone FIFA per la Coppa del Mondo.

Nel 2014, durante il Pitti Immagine Uomo, Vogue Italia organizzò un evento per celebrare i designer fiorentini: il nome di Emilio Pucci venne ricordato con servizi fotografici recuperati dagli archivi dello stesso Vogue Italia. Emilio Pucci creò l’installazione “Monumental Pucci”, una stampa raffigurante il Battistero di Firenze.

Direttore creativo: Massimo Giorgetti

Nell’aprile 2015 Massimo Giorgetti, giovane e talentuoso fondatore del marchio MSGM, fu nominato direttore creativo del brand. Fu scelto per creare una nuova immagine al brand, mantenendo un’ottima qualità, ma aggiungendo un pizzico del suo spirito pop.

Emilio Pucci Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015
Massimo Giorgetti, collezione primavera/estate 2015

In occasione del terremoto in Italia centrale del 24 agosto 2016, molte celebrità si unirono per sostenere la popolazione colpita dal disastro. L’evento “Support from Fashion”, a sostegno dei cittadini di Amatrice, venne organizzato a Firenze. Pucci e altri designer misero all’asta alcune delle loro creazioni, donando il ricavato alle vittime del terremoto. Sempre nel 2016, Emilio Pucci e Illy si unirono per creare una collezione di tazze da caffè. Gli oggetti di design fanno parte della serie Illy Art Collection, che comprende stampe esclusive disegnate a mano, raffiguranti paesaggi dedicati a Firenze, Milano e New York.

Situazione attuale

Emilio Pucci Boutique a Seoul, Korea
Boutique a Seoul, Korea

Nell’aprile 2017, per festeggiare il 50° anniversario di Componibili di Anna Castelli Ferrieri (1967), Pucci iniziò una collaborazione con Cartel. Insieme hanno progettato una versione speciale di questi iconici moduli, utilizzando la stampa “Campanule”, che rappresenta pienamente lo spirito di Emilio Pucci.

Per rafforzare la presenza del marchio nel mercato asiatico, la società ha aperto una nuova boutique in Corea, situata nella Galleria East Luxury Hall di Seoul. Emilio Pucci ha ora una presenza consolidata in Asia: è presente in grandi città come Hong Kong, Kuala Lumpur, Bangkok, Tokyo e Pechino. Inoltre, Pucci è presente in più di 50 paesi, oltre che online. La rete di distribuzione del marchio si estende alle più importanti capitali della moda del mondo tra cui Milano, New York, Roma, Parigi e Londra, oltre a destinazioni di lusso come Portofino e Saint Tropez.

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

MARC JACOBS

Famoso stilista americano, è stato direttore creativo di Louis Vuitton per 16 anni. Nel 1994 ha inaugurato il suo brand.

Indice

  1. Le origini
  2. Marc Jacobs fonda il suo brand
  3. Premi e inaugurazioni
  4. Collaborazioni ed eventi
  5. Marc Jacobs lascia Louis Vuitton
  6. Situazione attuale

Le origini

Marc Jacobs (1963) è un designer americano originario di New York City. Dopo essersi diplomato alla High School of Art and Design nel 1981, ha frequentò la Parson’s School of Design dove si laureò nel 1984 con ottimi voti, ottenendo ben tre riconoscimenti. Nello stesso periodo, disegnò la sua prima collezione artigianale di articoli di maglieria per Ruben Thomas Inc. Lo stesso anno fondò una società con Robert Duffy, la Jacobs Duffy Design.

Marc Jacobs
Marc Jacobs

Nel 1986 Jacobs disegnò la prima collezione di prêt-à-porter per Kathiyama USA. Due anni dopo, di grande impatto fu il suo show in un enorme parcheggio a New York. Nel 1989 Jacobs e Duffy si unirono a Perry Ellis. Duffy venne nominato presidente e Jacobs vice-presidente della linea d’abbigliamento donna.

A Jacobs piaceva scommettere con se stesso su quanto in alto potesse arrivare, spingendosi a rischiare e nel 1992 con una collezione che la stampa definì “Grunge”. Gli costò il suo contratto con Perry Ellis. Il mondo della moda e della critica, tuttavia, ne furono entusiasti e, ironia della sorte, quella stessa collezione fece vincere a Jacobs il premio  del CFDA Designer of the Year.

Marc Jacobs fonda il suo brand

Nell’autunno del 1993 fondò la Marc Jacobs International Company. Nel 1994 firmò la sua prima licenza per Renown Look e per Mitsubishi per la distribuzione in Giappone. Poco dopo, firmato una licenza per la collezione di scarpe uomo e donna con Iris, che aveva lo stabilimento vicino a Venezia.

Jacobs continuò a lavorare con altri marchi per finanziare il suo progetto. Nel 1996, mentre lavorava per Iceberg a Milano, ricevette una telefonata da Bernard Arnault, CEO di LVMH, che era alla ricerca di giovani talenti per la sua maison francese. Nel gennaio 1997, Jacobs fu nominato direttore artistico di Louis Vuitton. Le trattative portarono anche alla decisione di finanziare l’etichetta Marc Jacobs, che LVMH inglobò immediatamente nel suo impero.

Le enormi responsabilità, l’ingente carico di lavoro, portarono Jacobs verso la droga, a tal punto che fu costretto alla riabilitazione. Molte persone gli stettero accanto: tra di loro la direttrice di American Vogue Anna Wintour e l’amica e modella Naomi Campbell. Due anni dopo, nel 1999, ripulito, si dedicò alla prima linea prêt-à-porter firmata Louis Vuitton, espandendo al contempo il proprio brand.

Marc by Marc Jacobs primavera 2015
Marc by Marc Jacobs primavera 2015

Nel 2001 Jacobs e Duffy presentarono una seconda linea Marc by Marc Jacobs, che comprendeva scarpe, borse e accessori. Le scarpe uomo e donna furono il risultato di un accordo firmato con il calzaturificio Rossi Moda S.p.A.. A settembre, il designer lanciò la sua prima fragranza, la Marc Jacobs Perfume.

Premi e inaugurazioni

Nel 2002 il Council of Fashion Designers of America nominò Marc Jacobs Menswear Designer of the Year; nel 1998/99, nel 2003 e nel 2005 Accessories Designer of the Year; nel 2010 Womenswear Designer of the Year. Nel dicembre 2003, il brand Marc Jacobs debuttò con una collezione di arredamento.

Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year
Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year

Nel 2004, dopo un lucroso rinnovo contrattuale con LVMH, il brand adottò nuove strategie per estendere la sua portata geografica e le entrate. Fu un anno intenso, se si considera anche il lancio del primo negozio multimarca negli Stati Uniti, a Newbury Street, Boston. Ad agosto, furono aperti nuovi negozi a Shanghai, a Pechino e a Chengdu, grazie all’accordo con Imaginex. Vi fu anche un altro evento importante: la terza fragranza donna, Blush, fu lanciata grazie all’accordo con il noto gruppo Lancaster.

Marc Jacobs Blush
Blush

Inoltre, il marchio americano Fossil stipulò un accordo di licenza con l’azienda per la produzione e la distribuzione di orologi donna e uomo, sotto il nome Marc by Marc Jacobs. Le nuove linee furono prodotte in Svizzera e vendute nelle boutique Marc Jacobs e in alcuni department store selezionati in tutto il mondo. L’italiana Sàfilo S.p.A. iniziò la produzione di una collezione di occhiali, che doveva essere messa in vendita dalla primavera dell’anno successivo.

Marzo 2005 segnò l’apertura di molti punti vendita: due a Los Angeles in Melrose Place e uno in Florida, a Bal Harbour. A giugno, Marc Jacobs ricevette il premio Fashion Designer of America per l’abbigliamento donna. Nell’agosto del 2005, il brand lanciò la linea di abbigliamento per bambini, la Little Marc.

Marc Jacobs Store di LA
Store di LA

Nel gennaio 2006, la società aprì il primo negozio monomarca in Rue Montpensier a Parigi, una boutique di 150 mq. Le collezioni venivano distribuite in dodici negozi monomarca negli Stati Uniti e tredici negozi monomarca in Asia.

Il 2007 fu un anno ricco di eventi, tra cui il lancio della prima collezione eyewear, la nuova Marc Jacobs Home Fragrance Collection e la prima fragranza Daisy. Nel 2009, Marc Jacobs vinse la 37a edizione del Premio FiFi Fragrance Foundation, ricevendo il Hall of Fame.

Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi
Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi

Collaborazioni ed eventi

Nel 2010 vi furono molte collaborazioni e altrettanti eventi degni di nota, come l’installazione delle scarpe da balletto indossate dalle ballerine dell’Opéra Garnier, in occasione dell’apertura del negozio al Palais Royal. Il 2010 fu anche l’anno della campagna pubblicitaria della prima fragranza maschile, Bang. Gli scatti rappresentavano lo stesso designer, completamente nudo, sdraiato su lenzuola d’argento, coperto solo da un’enorme bottiglia di profumo.

Marc Jacobs Bang
Bang

Sempre lo stesso anno, Marc Jacobs aprì una catena di librerie a New York e a Los Angeles, la Bookmarc. Un libro dedicato al suo entourage creativo venne pubblicato con il titolo “The Men + Women Of Marc Jacobs“, volume di 300 pagine, in edizione limitata, che illustra il mondo e la vita dello stilista attraverso gli scatti del fotografo Brian Bowen Smith.

Nel 2012, Bookmarc sbarcò anche in Europa, a Londra e a Parigi. Un anno dopo, Marc Jacobs si fece sostenitore della lotta al cancro, creando una limited edition di shopping bags con lo slogan “Fight Like A Girl“. Tutti i ricavi dell’iniziativa furono devoluti alle associazioni Action Breast Cancer e Europa Donna Ireland.

Marc Jacobs Bookmarc store
Bookmarc store

Marc Jacobs lascia Louis Vuitton

Nell’ottobre 2013, Marc Jacobs diede le dimissioni, lasciando il ruolo, che teneva dal 1997, di direttore creativo di Louis Vuitton, con l’intento di concentrarsi unicamente sulle sue linee.

Marc Jacobs Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs
Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs

Nel 2014, Marc Jacobs, per trovare il volto della campagna autunno/inverno 2014 della sua seconda linea, Marc by Marc Jacobs, si affidò a Twitter e Instagram, usando l’hashtag #CastMeMarc, creato appositamente dal suo team.

Nel marzo 2015, Marc Jacobs annunciò la chiusura del suo secondo marchio, Marc by Marc Jacobs, per concentrarsi sullo sviluppo del brand principale, Marc Jacobs, rivolto ad un pubblico più abbiente.

Situazione attuale

Marc Jacobs Sfilata autunno/inverno 2017
Sfilata autunno/inverno 2017

A settembre 2016, lo stilista presentò la collezione primavera/estate 2017 con uno stile punk moderno, ispirato al design rave degli anni ’80 e da persone come Boy George e Marilyn Manson. Nella collezione autunno/inverno 2017 ha realizzato la New York 67th Street Armory, una passerella in cui le modelle sfilarono attraverso due lunghe file di sedie pieghevoli senza alcun tipo di musica.

MOSCHINO

Moschino è una casa di moda italiana di lusso, fondata nel 1983 da Franco Moschino, conosciuto come l’enfant terrible della moda per i suoi modi di fare anti-convenzionali.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Moschino
  3. Cheap & Chic
  4. Esposizioni: Enfant Terrible
  5. Ferretti Group rileva Moschino
  6. Le collezioni
  7. Sviluppo del Brand
    1. Gli orologi
    2. Partner ufficiali
  8. Beneficenza
  9. Jeremy Scott
  10. Situazione attuale

Le origini

Franco Moschino (1950-1994) è stato un designer iconoclasta che non ha mai voluto essere riconosciuto come tale. Raggiunse la fama ribaltando tutte le regole convenzionali del buon gusto, dello stile, della pubblicità, delle presentazioni e delle sfilate. Moschino venne definito l’enfant terrible della moda italiana, per il suo comportarsi in modo del tutto controverso e non convenzionale.

Franco Moschino
Franco Moschino

Franco Moschino studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano: voleva diventare un pittore, ma il suo fortuito ruolo di illustratore per Versace nel 1971 gli spalancò le porte del mondo della moda. Nel 1977 divenne stilista dello storico brand italiano Cadette, dove affinò le sue capacità e sviluppò un suo preciso e personale linguaggio stilistico.

Lo stile Moschino

Lo stile Moschino 1980
Lo stile Moschino 1980

Brand fondato nel 1983, è da sempre un mix esplosivo di paradossi, sfide ed eleganza che critica e deride gli eccessi del sistema moda e della società parossistica, immagine degli anni ’80. La società fondata da Franco Moschino, la Moonshadow S.r.l., debuttò con la prima collezione che rappresentave già appieno lo stile Moschino: era ironica, surreale, ingegnosa e perversa. Moschino dichiarò di voler “fermare il sistema moda”, ma, ironia della sorte, il suo successo è stato tanto grande proprio grazie a quel sistema. Teorico della libertà e dell’improvvisazione, Franco Moschino sosteneva di non essere un inventore, ma un “ristorante che cerca di servire quegli ottimi piatti tradizionali, inventati da cuochi sconosciuti”.

Moschino campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1988

Il suo lavoro ha davvero sovvertito tutta l’estetica del nostro secolo, facendola sua e rielaborandola con un grande e pungente umorismo. Sostituì i bottoni dei tailleur stile Chanel con iconiche girandole; ricamò su eleganti tubini neri il loro prezzo di vendita. Creò gonne da cravatte, giacche con uova fritte sulle tasche, T-shirt blasonate “Moschifo”, vestiti stampati con le parole “no dress no stress” (“senza abiti, senza stress”), top con seno trompe-l’oeil.

Moschino Patches Blazer 1990
Patches Blazer 1990

Ha continuato a infrangere le regole con camicie a maniche multiple, blazer multicolori, gilet stampati con i personaggi dei cartoni animati, abiti con appliqué a forma di oca, gonne in tartan dai forti richiami andalusi, giacche da sera stile torero. Il suo stile personale, pur essendo imprevedibile e sorprendente, si basa su forme classiche ed eseguite magistralmente, perfettamente lavorate e dai dettagli seducenti, apprezzati in tutto il mondo.

Cheap & Chic

Moschino 1987 Fashion Show
Sfilata 1987

La prima linea ad essere lanciata fu Moschino Couture, e poco dopo arrivarono Cheap & Chic nel 1980, Donna e Uomo nel 1986, Moschino Jeans, lingerie, costumi da bagno, borse, sciarpe, gioielli, profumi, tutti i quali si schieravano contro i cliché della moda. Pubblicazioni, pubblicità e sfilate erano ugualmente ricche di sorprese. Spedì mutande come inviti alle attrici, fece sfilare modelle in ginocchia, apparve nelle sue stesse pubblicità sotto mentite spoglie e inventò un falso Cardinale per promuovere la sua linea di jeans.

Moschino profumo Cheap & Chic
Profumo Cheap & Chic

Moschino creò un profumo da uomo con una bottiglia a due teste, e la fragranza femminile veniva venduta con una cannuccia. Pubblicò cataloghi dadaisti e creò ogni tipo di intrattenimento provocatorio immaginabile, dicendo

“Non c’è creatività senza caos. Il concept di Moschino si basa sulla completa libertà di scelta. Non ci sono regole. Indossi il colore che vuoi e se ti piace ancora quello che indossavi l’anno scorso, puoi indossarlo quest’anno e l’anno prossimo, se vuoi.”

Ovviamente tutto ciò suonava stonato in un periodo in cui il prêt-à-porter dominava sovrano e le etichette dettavano moda.

Esposizioni: Enfant Terrible

Moschino 1999 AD Campaign
AD Campaign, 1999

Nel 1993, la Permanente di Milano ospitò la grande retrospettiva X Anni di Kaos. Fu un viaggio attraverso le migliaia di anomalie creative di Moschino, culminate in una mostra di dipinti in cui il designer rivelava al pubblico, per la prima volta, il suo io più sincero, quello che voleva esser pittore. La mostra si svolse per il decimo anniversario dalla nascita dell’enfant terrible della moda italiana, che, seppur in un breve periodo, aveva già lasciato un segno indelebile nel mondo. Quel mondo che tanto aveva sfidato, per poi divenire egli stesso una figura di culto e le sue creazioni un must.

Ferretti Group rileva Moschino

Moschino morì nel settembre 1994 per colpa dell’Aids. Il suo staff, sotto la guida della sua più stretta collaboratrice, Rossella Jardini, ha continuato il suo lavoro ed è riuscito nel miracolo di consolidare il successo del marchio, seppur senza l’iconico fondatore. Nel 1995, la città di Firenze tributa a Franco Moschino il premio Pitti Immagine. Nel giugno1999, in occasione della prima collezione Moschino Life, venne riproposta la celebre “survival jacket” ideata nel 1991. L’autunno dello stesso anno, il brand venne rilevato dal gruppo Ferretti. Negli anni seguenti, molte furono le esposizioni dedicate a Franco e al suo operato: nel marzo del 2001 venne presentata una raccolta cronologica di immagini delle vetrine realizzate dal carismatico “monellaccio”; nell’estate 2003, a Roma, vengono esposti per la prima volta i quadri che Franco Moschino realizzò nel 1989.

Le collezioni

Nel 2002 il marchio lanciò la memorabile collezione uomo “On the road”, che combinava capi vintage, sportivi e formali. Vennero presentati look paradossali, che si adattavano ad ogni occasione e contraddicevano tutto ciò che era familiare. La collezione fu geniale e deliziosamente disordinata. Lo stesso approccio venne adottato per le collezioni donna dell’affascinante sfilata autunno/inverno 2003-2004, con un’inedita tuta da meccanico con volant, fino al clou del moschettone promosso al ruolo di collana.

Moschino collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

Prêt-à-jouer sarà sempre la firma di Moschino. La gamma continua a produrre anomalie che, come in passato, riescono a divenire veri e propri status symbol. L’ironia e la fantasia sfrenata camminano mano nella mano, in particolare nella linea Cheap & Chic. Uno stile, molti stili, per i ricchi d’entusiasmo più che di moneta sonante. La moda diviene arte nell’abbinare completi in totale libertà. Blazer senza bottoni si fissano con una spilla da balia, o spolverate di paillettes su pantaloni rattoppati.

Sviluppo del Brand

Nel maggio dello stesso anno, la società strinse un accordo di joint venture con Bluebell Far East (49,9%) e creò Moschino Far East, per garantire la distribuzione nel mercato dell’Estremo Oriente, incluso il Giappone. Per il 2006 vennero previste vendite per 70 milioni di euro. L’accordo siglò una lunga e duratura collaborazione tra le due aziende: Bluebell distribuì per Moschino in Oriente dal 1989; in Giappone, sino ad oggi, è stata gestita da Sanki Shoji.

Moschino 2001 SS Campaign
SS Campaign, 2001

Più tardi, a luglio, Moschino stipulò un contratto di licenza con Sector per la produzione di una collezione di orologi firmata Moschino. Sector Group, nel 2001, poteva far forza su 15 partner produttivi a livello mondiale, 150 dipendenti e un fatturato di circa 90 milioni di euro. Il 14% dell’orologeria italiana era affare di Sector.

Nel 2002 il brand festeggiò il suo 20° compleanno. Il primo negozio parigino (con ben sette vetrine) fu inaugurato al numero 32 di Rue de Grenelle (7° arrondissement); un altro negozio venne aperto nel Petrovsky Passage Mall, al centro della capitale russa. Il marchio Moschino constava, così, di 24 negozi monomarca e 31 franchising nei grandi magazzini. Aeffe possedeva il 70% delle azioni di Moschino Spa e Sportswear International il restante 30%; nel 2001 si raggiunse un fatturato di 285 milioni di euro.

Gli orologi

Nel luglio 2003 venne inaugurato, a Roma, un negozio dedicato ai nuovi orologi Moschino: tra tutti spiccavano il famoso orologio a cuore “Time 4 love” e il masterpiece “Time 4 Peace”. Ogni pezzo ha charms con simboli di pace, amore, fortuna o con la “M” del brand. Il pezzo “I love 4 ways” ha una catena a maglia marina ispirata ai vecchi orologi da tasca; “I love Moschino” un cinturino in pelle e “My name is Moschino” un cinturino tradizionale in metallo.

Orologi Moschino
Orologi Moschino

Un anno dopo, Vincent Darré, responsabile della creazione e dello sviluppo delle collezioni Moschino dal 2001 al 2004, abbandona l’azienda per diventare direttore artistico di Emanuel Ungaro.

Partner ufficiali

Nel 2007, sotto la guida del CEO Thierry Andreatta (2007-2009), Moschino aprì una nuova bootique a New Dehli, in India, ove era già presente dal 2005. A fine maggio, venne inaugurata anche la prima sede in Est Europa, in Lituania.

Nel 2007 si conclusero importanti accordi con svariati partner, tra cui con Scienward International Holdings Limited per il franchising e la distribuzione in Cina, con Allison per la produzione e distribuzione di occhiali Moschino, con Binda Group per la produzione e la commercializzazione di orologi e gioielli. Nel 2008 vennero proposte le prime collezioni per ragazzi e bambini. .

Lo stesso anno, infatti, dalla collaborazione con Indipendent Ideas, l’agenzia di comunicazione di Lapo Elkan, nacque Love Moschino, nuovo nome della ormai ventenne Moschino Jeans: la strategia era quella di rinnovarsi con una linea che potesse avere maggiore appeal sulle nuove generazioni

Nel marzo 2008 venne messa sul mercato una nuova fragranza, Hippy Fizz, prodotta e distribuita da Euroitalia; a settembre venne aperta la bootique di New York. L’espansione di Moschino ormai raggiunge ogni angolo del mondo: nel 2009 vennero inaugurati negozi a Dubai, in Arabia Saudita e a Shanghai; nel 2010 in Vietnam.

Moschino collezione primavera/estate 2010
Collezione primavera/estate 2010

L’interesse che sin dagli albori Franco Moschino aveva mostrato per il moderno a tutto tondo, rimase sempre come punto forte dell’azienda. Nel 2010, sotto la supervisione di Rossella Jardini, in collaborazione con Jo Ann Tan, fu inaugurata a Milano la Maison Moschino (ora NH Milano Palazzo Moscova). Moschino rappresenta un mondo fiabesco in cui la moda è un mezzo per celebrare i valori della società contemporanea e la gioia di vivere.

Beneficenza

Sensibile nel sociale, numerose furono le collaborazioni per aiutare i bambini e le associazioni benefiche: nel 2007 Moschino supportò Amref, mettendo in vendita alcuni pezzi del suo archivio sul portale Yoox. Nello stesso anno, Unicef chiese alla casa di moda di realizzare una bambola in plexiglas per una raccolta fondi destinata alla prevenzione e alla cura dei bambini affetti dal virus dell’HIV. L’anno successivo, in collaborazione con il Department Store Isetan Shinjuku a Tokyo, presentò una serie di mini abiti della collezione primavera/estate 2008, i cui proventi vennero devoluti alla Croce Rossa di Tokyo a sostegno dell’infanzia.

Jeremy Scott

Jeremy Scott, Creative Director di Moschino
Jeremy Scott, Creative Director di Moschino

Nel 2014 il brand si propone sul mercato con una forza nuova, Jeremy Scott, appena nominato direttore creativo. Classe 1974, statunitense, si forma al Pratt Institute di New York e nel 1990 lancia la sua linea con una sfilata di moda a Parigi. Scott propone uno stile pop sofisticato, che utilizza colori, lettere, simboli e icone sgargianti, tanto figli degli anni Ottanta e Novanta. Questo stile “sportivo” permette al designer a stringere diverse partnership con marchi di abbigliamento come Adidas.

La nomina di Scott avviene all’indomani della presentazione della collezione di Rossella Jardini, ex direttore creativo, alla settimana della moda di Milano. Jeremy Scott si fece notare, negli anni precedenti, anche attraverso i social, dove postava numerosi accessori e vestiti stravaganti. Non secondaria, la sua amicizia con pop star internazionali come Rihanna, Nicki Minaj e Katy Perry, che indossavano le sue creazioni durante concerti e apparizioni pubbliche.

Moschino Jeremy Scott con celebrities che indossano la collezione Moschino
Jeremy Scott e celebrities che indossano la collezione Moschino

Nel febbraio 2014 venne presentata la prima collezione di Jeremy Scott, ispirata alle icone americane, tra cui anche McDonald’s. Fu tanto apprezzata, quanto criticata. La linea Cheap & Chic venne cancellata, mentre ne nacque una nuova, “Boutique Moschino”, rivolta a un mercato più ampio, con prezzi del 40% inferiori rispetto alla linea principale.

Moschino Jeremy Scott 2014
Jeremy Scott 2014

I riscontri positivi della nuova Moschino diedero molte soddisfazioni ad Aeffe, proprietaria del marchio dal 1999. I ricavi aumentarono dello 0,2% rispetto all’anno precedente, toccando i 251,5 milioni di euro; la vendita delle collezioni Primavera/Estate 2015 crebbe del 15% in un solo anno. Con questo incredibile successo, nel 2015, Jeremy Scott vinse il “Womenswear Designer of the Year”.

Nello stesso anno, la collaborazione Moschino e Barbie produsse una bambola e una collezione prêt-à-porter Moschino in 8 pezzi. Durante la settimana della moda primavera/estate 2016, Moschino presentò la nuova capsule collection “Clothed For Construction”, disegnata da Jeremy Scott e disponibile solo online.

Moschino Collezione Barbie primavera/estate 2015
Collezione Barbie primavera/estate 2015

Situazione attuale

A luglio 2017 Moschino, con Sephora, lancia una collezione limitata makeup, che offre una perfetta combinazione tra prodotti di bellezza e accessori di lusso. Proprio questo stile giocoso del brand, unito all’alta qualità dei prodotti Sephora, conquista non solo le donne audaci Moschino, ma un pubblico nettamente più vasto ed eterogeneo.

Moschino Limited Makeup Collection
Limited Makeup Collection

CÉLINE

Céline, azienda francese nata nel 1945, dapprima si occupò di calzature per bambini su misura, per poi allargare gli orizzonti a tutto il mondo della pelletteria di lusso e del prêt-à-porter.

Indice

  1. Le origini: Céline Vipiana
  2. LVMH rileva Céline
  3. Michael Kors
  4. La borsa Poulbot
  5. Un periodo difficile
  6. Phoebe Philo
  7. Situazione attuale
  8. Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Le origini: Céline Vipiana

È ormai una lunga e radicata storia quella della moda firmata Céline. La prima boutique venne aperta nel 1946, a Parigi, da Céline Vipiana e dal marito Richard, al 52 di rue Malte. Insieme crearono uno dei primi brand di lusso nel settore, Céline, un’azienda di calzature su misura per bambini. Poi, di anno in anno, il successo della maison consentì di allargare gli orizzonti. Céline Vipiana rimase come designer della casa di moda dal 1945 al 1997.

Céline Vipiana nel suo ufficio
Céline Vipiana nel suo ufficio

Nel 1960, il brand cambiò il suo target, iniziando a concentrarsi sulla moda prêt-à-porter femminile, con un approccio sportivo. Nel ’63 venne presentata una linea di scarpe da donna, nel ’66 debuttarono le collezioni in pelle. Nel 1973, Céline ridisegnò il suo logo “C” Sulky, legato all’ Arc-de-Triomphe, indubbio simbolo parigino.

LVMH rileva Céline

Nel 1996 il marchio venne ufficialmente rilevato da LVMH, Gruppo Arnault, proprietario di molteplici firme della moda e del lusso, per 540 milioni di dollari. In quel momento, LVMH rese popolare il marchio e aprì una boutique al 36 di Avenue Montaigne a Parigi.

L’azienda, affidata alla regia di Nan Lergeai responsabile di Dior per l’Estremo Oriente, ha attuato una politica di boutique monomarca in tutto il mondo, con particolare attenzione al mercato asiatico e statunitense.

Michael Kors

Nel 1997 lo stilista americano Michael Kors fu nominato primo stilista e direttore creativo prêt-à-porter femminile di Céline. Dopo tale assunzione, il marchio si evolse rapidamente: nel maggio 2001 la società aprì la prima boutique monomarca a Londra, in New Bond Street. Ad agosto, il Museo Isetan di Tokyo dedicò una retrospettiva a Céline, illustrando lo stile della maison dal 1945 ai giorni nostri, evidenziando le modifiche apportate nel 1997 con l’arrivo del direttore artistico Michael Kors.

Céline Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001

La celebre borsa Grant, grande successo degli anni ’60, era il pezzo forte e veniva cucita davanti ai visitatori sottoforma di miniatura in cartone. I pezzi in vendita, limitati e numerati, venivano personalizzati con il nome dell’acquirente.

Nel settembre 2001, con l’avvento della moneta unica europea, Céline, per celebrare l’evento, creò una collezione di accessori decorati con dodici monete. Dopo Londra e Anversa, il Club Céline arrivò anche in Italia, nella nuova boutique inaugurata in Galleria Cavour a Bologna. La società prevedeva di aprire altri 100 punti vendita entro la fine del 2001.

La borsa Poulbot

Céline Borsa Poulbot in grigio
Borsa Poulbot in grigio

Nel maggio 2003 Céline presenta la nuova borsa Poulbot. Il nome deriva da Francisque Poulbot, artista contemporaneo di Toulouse-Lautrec, dal quale quest’ultimo venne ispirato quando dipinse i monelli di strada di Parigi. Da quel momento, Poulbot ha sempre avuto il significato il monello e la borsa venne chiamata una borsa audace, “monella” o “mascalzona”. Si blocca come una borsa a spalla, bombata e rotonda con cuciture tenute insieme da rivetti metallici, realizzati in pelle di colori vivaci come arancio, fucsia e blu elettrico.

Inoltre, Céline disegnò una mini-collezione ispirata alle strade di Parigi. Il nome, Macadam, è quello del materiale di cui la città è pavimentata e che ad ella regala una forte identità stilistica (risale, infatti, al 1854). La collezione durò una sola stagione. Céline possiede ora ben 63 boutique in tutto il mondo.

Un periodo difficile

Nell’ottobre 2004, Roberto Menichetti divenne direttore creativo, sostituendo l’americano Michael Kors come capo artistico della storica maison francese. A maggio 2005, dopo solo due stagioni, la collaborazione tra il designer italiano e la maison francese giunse, consensualmente, al termine.

Céline Primo negozio Célin a Firenze
Primo negozio Célin a Firenze

A giugno, un prestigioso negozio fu inaugurato a Firenze, nella centralissima via Tornabuoni (nel 2004 era già stata aperta una boutique a Roma in via Condotti). Fu una degna celebrazione del 66° anniversario della griffe, che, rispetto ai 4 anni precedenti, mostrò una crescita del fatturato del 50%.

Un anno dopo, la designer croata, Ivana Omazic, Ivana Omazic venne nominata direttrice artistica accettando la sfida di modificare l’immagine della griffe pur mantenendo intatte le caratteristiche di base, cioè quella côté sportswear propria della tradizione Celine. Ex consulente del marchio, Ivana Omazic in precedenza aveva anche lavorato con Prada, Jil Sander e Miu Miu. Lavorò per Céline fino al 2008.

Phoebe Philo

Il 4 settembre 2008 il Gruppo LVMH nominò Phoebe Philo nuovo direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione. La designer concentra l’attenzione sugli asptti sartoriali e sui materiali di pregio. Vogue definì il nuovo look estetico che Phoebe Philo diede al brand come “cool minimal trend“.

Céline Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015
Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015

Nel 2014, all’auge, la Maison aprì nuovi flagship store a Mount Street (Londra), in Avenue Montaigne (Parigi), a Omotesando (Tokyo), a SoHo (New York) e in Plaza 66 (Shanghai). Alla fine del 2014, Céline aveva completamente rinnovato la sede al 16 di Rue Vivienne, edificio storico risalente al 1653: nella lista dei patrimoni nazionale, posizionato nel cuore di Parigi, originariamente fu di proprietà del re Luigi XIII.

Nel 2015, per essere fedele allo spirito minimalista di Céline, il marchio scelse uno dei più famosi scrittori americani, Joan Didion, come volto della campagna primavera/estate 2015.

Situazione attuale

Céline Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

L’anno 2017 ha portato molti cambiamenti a Céline: primo fra tutti, Séverine Merle è entrata a far parte della maison come nuovo CEO. A febbraio, il marchio ha finalmente lanciato un account Instagram ufficiale, rafforzando la sua presenza sui social.

Il sito Web ufficiale di Céline è uno dei pochi siti di moda senza e-commerce, ma diventando le vendite online fondamentali per la moda, il 27 febbraio, Céline ha annunciato l’intenzione di voler riparare a tale mancanza.

Ad agosto, Céline è entrata per la prima volta nel mercato indiano, firmando una partnership esclusiva con Le Mill, un concept store di Mumbai. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo per 8 anni, Phoebe Philo si prepara a lasciare Céline entro fine 2017.

Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Il post di Instagram di Celine con il nuovo logo

Da Gennaio 2018 viene nominato un nuovo direttore Creativo Artistico e di Immagine, non uno qualunque, ma bensì Hedi Slimane, uno dei creativi più gettonati degli ultimi anni. Reduce da Yves Saint Laurent, il designer ha subito deciso di inserire una linea Uomo e una di Couture e di profumi.

Dopo dieci anni di direzione sotto l’occhio vigile di Phoebe Philo, il genio assoluto della moda degli anni 90 inizia ad incarnare le nuove generazioni nel brand Cèline.

A settembre decide di azzardare una mossa coraggiosa, cambiare la comunicazione del marchio. Così prende in mano il profilo Intagram del marchio e cancella il passato, aprendo definitivamente un nuovo capitolo. Una sola immagine appare al momento sul social network, così come nel suo sito ufficiale: quello di una specie di cortina di carta dorata, una sorta di sipario che sembra srotolarsi all’infinito, in attesa di svelare  la nuova strategia del marchio. Appare il nome CELINE, che ha perso il suo accento acuto, in lettere maiuscole nere su fondo bianco. Il nuovo logo si ispira  direttamente a quello storico degli anni ’60. Il carattere tipografico è modernista, risalente agli anni ’30. L’accento scompare per motivi di riduzione e purezza. La menzione “Paris”, storicamente molto presente, torna in modo istituzionale nel nuovo concept di packaging e sulle griffe delle nuove collezioni, ma si precisa che l’indicazione Paris non apparirà sulle campagne pubblicitarie di Celine.

Hedi Slimane sceglie Lady Gaga come nuova ambasciatrice per svelare il suo nuovo modello di borsa, sobria e in pelle nera, subito pubblicata sui social della cantante.