CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

Casadei Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

Casadei Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

Casadei Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

 

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

GIORGIO ARMANI

Designer italiano, nato a Piacenza nel 1934, è di gran lunga la figura dominante del prêt-à-porter di alta moda, che da Milano si diffuse in tutto il mondo.

 Indice

  1. Le origini
  2. La Rinascente e Cerutti
  3. La nascita dell’azienda
  4. L’ultimo periodo con Galeotti
  5. Lo stile Armani
  6. Le collezioni
    1. 1970
    2. 1980
    3. 1990
  7. 2000 – 2005
    1. Le collezioni
    2. Sviluppo del brand
    3. Inaugurazioni
    4. Giorgio Armani nel mercato giapponese
    5. Nuovo COO
    6. Acquisizioni del brand
    7. Licenze e co-branding
    8. L’espansione del brand
    9. La prima collezione Haute Couture
    10. Armani per la Nazionale Inglese di calcio
  8. Dal 2005 ai giorni nostri
    1. La beneficenza
    2. Lancio della linea Cosmetics
    3. Il mercato asiatico
    4. Collaborazioni e licenze
    5. One Night Only
    6. Armani per la Nazionale Italiana alle Olimpiadi
    7. 40° anniversario
    8. Situazione attuale

Le origini

Giorgio Armani è un stilista italiano, nato a Piacenza nel 1934. Protagonista assoluto nella straordinaria fioritura dell’alta moda pronta da Milano nel mondo e insieme personaggio che, per il fascino fisico, il modo distaccato di mostrarsi, per la capacità di coinvolgere, nella sua visione semplice, scabra, rigorosa e nitida, ambienti e lavoro, è sembrato esprimere perfetta simbiosi fra scenario di vita ed eleganza dei suoi modelli. Il suo impero non premia soltanto, come per altri nomi prestigiosi dello stilismo, la creatività, la fantasia. Il suo successo riconosce un’invenzione che ha captato desideri, conciliato bisogni opposti e ridisegnato in modo geniale un archetipo del vestiario.

Giorgio Armani
Giorgio Armani

Armani è tutt’uno con il successo della famosa giacca, che libera l’uomo dall’antica corazza dell’abito borghese e dà sicurezza alla donna con la sua apparenza mascolina e, come si diceva sul finire degli anni ’70, l’ha aiutata più del femminismo. Lo stilista iniziò il suo spettacolare cammino nel prêt-à-porter a 40 anni. Ma il suo lungo apprendistato è sfaccettato e prezioso, sia sul piano del gusto sia su quello del rapporto moda-industria.

La Rinascente e Cerutti

Interrotti gli studi di medicina, trovò lavoro negli anni ’60 al La Rinascente, vero crogiolo all’epoca dell’inventiva di architetti, designer, ricercatori di marketing e pubblicità. La sua era una composita attività che spaziava dagli acquisti per l’abbigliamento maschile, scegliendo sul mercato quanto, nell’anticipo necessario a produrlo, sarebbe stato in sintonia con la voglia di cambiare della gente, all’allestimento delle vetrine (ancora oggi non resiste alla voglia di dedicare una mattinata alle vetrine di una delle sue numerose boutique).

Si accorse delle sue doti Nino Cerruti (1965) che lo assunse come stilista per ridisegnare la confezione della sua ditta Hitman. Armani, già allora puntiglioso e perfezionista, apprende a conoscere l’importanza del tessuto, sia per la sua potenzialità creativa sia per il valore economico anche d’un solo centimetro risparmiato sul costo d’un abito, e comincia a inventare vestiti adatti a essere riprodotti su ampia scala. Sette anni da Cerruti a scegliere stoffe sempre più leggere, colori più freddi, a gettare via strutture interne, a spostare bottoni, assottigliare spalline per imprimere alla giacca maschile, fino allora formale e imbalsamata, una sciolta aria vissuta, giovane per tutte le età. Erano gli anni ’70. La moda, al di qua e al di là dell’oceano, adorava il primo made in Italy e nuovi ceti stavano per aprirsi all’idea che a sottolineare il successo occorresse un abito di pregio.

Sergio Galeotti, un giovane di Viareggio che aveva appena lasciato uno studio di architettura per diventare acquirente di modelli, intuì che un talento come Armani non poteva restarsene a fare lo stilista per conto terzi, invece di pensare a una collezione in proprio. Prudente ma anche svagato, Armani impiegò due anni a convincere se stesso e ad aprire (’73) con Galeotti un ufficio di consulenza in corso Venezia a Milano, mentre lavorava per varie ditte da Gibò a Montedoro, da Tendresse a Courlande, a Sicons, imponendosi subito nelle ultime sfilate di Palazzo Pitti a Firenze. Appena l’anno dopo (’74), la prima collezione maschile firmata e, nel ’75, la prima collezione femminile.

La nascita dell’azienda

Fu un tale trionfo che, nel 1976 nacque la Giorgio Armani. Fu Galeotti l’ideatore della struttura societaria: niente produzione in proprio, solo idee. Una formula che venne ribadita (’78) dall’accordo con il GFT, il primo che rese finalmente possibile un prêt-à-porter d’alta moda eseguito in fabbrica ma sotto la cura dello stilista che lo firmava. Presto le sfilate Armani, anche per la ricerca dell’interior design delle location, divennero le più attese. La lungimiranza della nuova griffe non ebbe sosta, fulminea l’intuizione che sarebbero stati soprattutto i giovani i consumatori di moda, purché questa avesse un prezzo accessibile senza nulla perdere in fascino. Precocissimo rispetto al diffondersi delle seconde linee, nacque l’Emporio Armani.

Giorgio Armani posa per la copertina del Time Magazine
Giorgio Armani posa per la copertina del Time Magazine

L’aquilotto segnò per i ragazzi l’appartenenza a un nuovo modo di vestire e di essere; la scioltezza del look più agile e meno ieratico incantava le ragazze. Lo stilista crebbe rapidamente in notorietà. Bastò che, irritato da alcune polemiche intorno a una collezione ispirata agli antichi costumi giapponesi, sulla scia dei film di Kurosawa (’81), decidesse di non sfilare per una stagione, che Time, trovando esplosiva la protesta, mise la sua foto in copertina: il fatturato si triplicò (’82). Intanto la sua supervisione stilistica era richiesta da Mario Valentino per i capi in pelle, da Erreuno e aumentavano i licenziatari, Bagutta per le camicie, Hilton per i capispalla, Allegri per gli impermeabili. Il suo tocco, inconfondibile e sempre vario, accese un decennio di lavoro, mentre la sua centrale ricerca nell’alta moda prêt-à-porter lo condusse verso esiti di tale raffinatezza da non poter più essere realizzati in fabbrica.

L’ultimo periodo con Galeotti

Nell’83, Armani mutò il suo accordo con GFT, che eseguirà da quel momento in poi una nuova linea, Mani, destinata soprattutto agli Stati Uniti, mentre l’alta moda prêt-à-porter assunse l’etichetta di Borgonuovo 21, la via milanese dove aveva ristrutturato e affittato il palazzo che era stato di Franco Marinotti (Snia Viscosa) e dei cotonieri Riva. Le sfilate si svolgevano nel teatro di 513 posti ricavato al posto della sala da ballo e della piscina. Galeotti fece appena in tempo a seguire la sfilata primavera-estate dell’85. Muorì nell’agosto di quell’anno.

Il secondo decennio dell’attività trovò Armani solo ma deciso, grazie a studio e volontà, ad aggiungere ai suoi primati l’essenzialità d’una vera rivoluzione nel vestire femminile. Fermenti nuovi agitavano la donna che non sentiva più il bisogno di mimetizzarsi, di cancellare il proprio corpo nella scioltezza d’una giacca perfetta.

Lo stile Armani

Analizzando lo snodarsi stilistico lungo ormai 25 anni di attività, resistono alcune costanti e si profila qualche concessione divagante del suo caratteristico rigore. Mai sono venuti meno il gusto e la logica della sua rivoluzione d’inizio, sia per l’uomo sia per la donna con reciproci scambi dei loro elementi peculiari non solo nella forma, nel taglio, ma anche attraverso la scelta dei colori intercambiabili, dei materiali, apparenza mascolina, mano cadente e morbida o viceversa camicie e giacche femminilizzate per un uomo di sconcertante libertà.

Giorgio Armani 1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan
1970, Completo pantalone nero, scatto di Barry Lategan

Amato dall’élite come dalla massa, come dalla critica, accumulò in Italia tre premi Occhio d’Oro per la migliore collezione della stagione e diversi riconoscimenti in tutto il mondo. Vestì Catherine Deneuve in Speriamo che sia femmina, Richard Gere in American Gigolò e i protagonisti del melodramma Elektra di Strauss alla Scala con la regia di Luca Ronconi e la scenografia di Gae Aulenti.

Le collezioni

1970

La George Sand della primavera ’76, nell’inverno di quell’anno vestì giacche in tweed a disegno evidente, molto maschile, ma una gonna plissé che come i pantaloni concedesse passo lungo e sciolto; nella primavera ’77 le gonne erano due, sovrapposte, mentre la giacca maschile assunse aspetti sofisticati e l’idea del doppio vale anche per lìuomo, quando la giacca in maglia ricoprì il blazer. La giacca era destinata ad unirsi ad ogni altro capo d’abbigliamento.

Giorgio Armani Collezione 1978
Collezione 1978

Nel ’78 posò la giacca sul costume da bagno, in autunno assemblò sapori militareschi a ricerche continue per quanto riguarda il punto nevralgico delle spalle e il risultato fu una giacca alla Garbo, suscettibile di resistere anche in crêpe de chine. Ma l’evoluzione della giacca poggiò (’83) su tre proposte: il blazer di velluto nero, la giacca maniche intere e spalla tonda, il caban di gusto andino. Pochi pantaloni e invece molte gonne pantalone in nuovissimi stampati trompe-l’oeil. La giacca si trasformò, divenne intercambiabili e da abbinare in piena libertà.

1980

Solo nell’84 ritornò il gusto del guardaroba maschile tradotto al femminile, in una collezione androgina come non mai. Ma l’anno dopo, per l’autunno-inverno, Armani premette il pedale della dolcezza, allacciando bassa e in morbidezza la giacca pur maschile per una donna ariosa, nuca libera dai capelli e camicetta senza collo: in scena ben 350 tessuti diversi nelle sfumature del blu, grigio, marrone.

Giorgio Armani Collezione primavera/estate 1985
Collezione primavera/estate 1985

A ottobre dello stesso anno la collezione per la primavera-estate ’85 riscosse un successo straordinario con la sua donna eterea, stilizzata, le gambe velate di calze chiarissime perfettamente in vista, tacchi alti, una femminilità difficile eppure per certi lati anche troppo esibita. Qualcosa mutò nel sobrio look di Armani. La giacca era sempre l’indizio di un modo di vestire, ma nuovi suggerimenti vennero dagli abiti in seta stampata modello princessa.

Novità della collezione autunno-inverno ’86, gli abiti da sera. La donna, mixage di seduzione e razionalità, poteva contare su un universo Armani: dal profumo a una alta moda prêt-à-porter atemporale, simile a se stessa con minime variazioni, dalla carta da lettere alle lampade, a una linea più libera e articolata nei vari aspetti della diffusione, la linea Emporio.

Armani Campagna pubblicitaria 1980
Campagna pubblicitaria 1980

Nel 1986, la sera presentava abiti molto più interessanti di quelli da giorno, secondo le richieste del mercato americano. La donna di Armani, sicura e senza nostalgia, sceglieva una giacca non più rigida e rigorosa e ruppe il diktat di giacca-camicia per osare nuovi abbinamenti (’87). Così via via (1988) la collezione autunno-inverno fu caratterizzata da un’aria soft e luminosa nei colori e la provocazione sottile di una giacca assestata in vita e sui fianchi, con gonne lunghe e doppie.

1990

Nel ’90 ancora punto di riferimento la giacca, sottile, avvolgente con spalle piccole e la vita segnata; con gonne corte o al polpaccio e pantaloni ora dritti e severi, oppure ampi come quelli maschili. Fu una scelta di colori polverosi, decisi, ma temperati dal grigio e dai tipici sabbia della palette Armani. E inoltre i grandi cappotti avvolgenti come djellaba tunisini.

Giorgio Armani, 1991
Giorgio Armani, 1991

Nel ’92 divenne distintivo della stagione lo smoking, interpretato in un’escalation di variazioni, complici tessuti e dettagli femminilissimi. Nuove arrendevolezze, nuove concessioni, nuovissimo lusso. Tessuti eleganti applicati a forme sportive, furono una speciale caratteristica del ’94, con una tavolozza colore rubata a Matisse. Sotto le giacche occhieggiavano i gilet; i pantaloni erano a tutta lunghezza e le gonne lunghe, guarnite anche da frange, diventarono importanti e soliste. Gli abiti da sera assunsero un’imperiosa eleganza nei colori e nella preziosità del tessuto e di contro pretesero solo forme essenziali.

Armani Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Per l’autunno-inverno ’96, una grande ricercatezza, un amore per la struttura che si rivelò anche nei cappotti lunghi alla caviglia con paramonture di velluto e interni matelassé. L’uso ripetuto e ricercato di tessuti tagliati in sbieco, che accarezzavano il corpo, fu più grande che mai; la passione per la sera, dall’abito “boldiniano” in velluto di seta appeso al collo dal collier di rose, agli abiti guaina di tulle stretch nero con ricami tatuaggio.

Nel ’97 esplose il “sophisticated grege” nuova tonalità in bilico tra grigio e sabbia. Forme asciutte, proporzioni minute, emblematica semplicità. Tessuti ricercati come le lane plissé, i matelassé, i doppio crêpe. E per la sera, tutto era prezioso: i ricami grafici avorio ed ebano, il pizzo e il velluto. Lo stile era ormai sempre più definito e autorevole e non cambiava; cambiavano i modi, le scansioni, i dettagli, prevalevano la ricercatezza dei materiali e le rifiniture di alta sartoria, che concorsero a fare della sofisticatezza il concetto portante della stagione.

Negli anni ’98-99 sempre in crescendo l’unicità della sera con abiti ricamati ispirati alle porcellane orientali. Le giacche, sottili, prive di revers, con allacciatura nascosta, spesso laterale, persero l’ossessione del tailleur e si portarono anche sopra l’abito lungo, sopra i pantaloni a vita bassa, sopra la lunga gonna dritta a enfatizzare la silhouette disegnata. E tanti spolverini, una serie di cappotti tagliati come giacche, che scivolavano lunghissimi.

Nel settembre 1999, la Giorgio Armani S.p.A. Giorgio Armani SpA costituì la divisione accessori con l’obiettivo di migliorare i risultati degli articoli in pelle. La Dawn Mello & Associates fu la società incaricata per la nuova divisione. La struttura commerciale del Gruppo (diretto e in franchising), attiva in 33 paesi, comprendeva 53 boutique Giorgio Armani, 6 negozi Collezioni, 129 Emporio Armani, 48 A/X Armani Exchange e 4 Armani Jeans.

2000 – 2005

Le collezioni

E per il 2000 un’immagine forte, lineare, glamour, pura e precisa: amore a prima vista per i pastelli inglesi e un occhio di riguardo al nero. Gonne alla caviglia, giacche corte con grandi maniche chimono, giacche tagliate come camicie indiane, pantaloni sottili sotto le tuniche o pantaloni extralarge con la camicia maschile. E una sera ricercata nella nuova concezione di ricami “cattura luce” su tulle e stretch lavorato a ragnatela, volutamente lineare la scelta delle linee pulite, levigate sul corpo.

La donna Armani è entrata nel terzo millennio con un allure attuale e brillante, con un occhio vigile all’uso e all’esercizio dello stile e l’altro attento alle attitudini giovanili, ma sempre consapevole che la forza della propria immagine è fatta dell’insuperabile impronta Armani, colori speciali, linea, taglio sapiente. È una donna che scivola con leggerezza, garbo e classe inimitabile lasciandosi alle spalle le inevitabili forzature di un modernismo spesso sguaiato o troppo semplicemente brutto. L’ultima collezione presentata che già si affaccia al nuovo millennio, G.A. uomo primavera-estate 2000, ha riconfermato il primato di Giorgio Armani nell’abbigliamento maschile.

Giorgio Armani Collezione autunno/inverno 2001
Collezione autunno/inverno 2001

Femminilità e romanticismo: da queste due parole nacque la nuova donna di Giorgio Armani. L’immagine venne proposta per l’inverno 2001-2002: evocava emozioni da primo ballo, con gonne-tutù a volant di tulle, oppure fazzoletti di organza tagliati in sbieco, portate con lunghi pullover di ispirazione marinara o piccoli top. Sfilarono fanciulle leggiadre, come sulle punte: “Il balletto è l’apoteosi dell’eleganza”, affermò lo stilista. Tutto era delicato, aereo, sembrava alludere a sensazioni trasognate: memorabile il finale della collezione, affidato a trenta autentiche ballerine che posarono alla maniera di Degas. La conferma a quanto si era visto nella stagione precedente, con tailleur pantalone caratterizzati da una insolita dolcezza: un vago ricordo la donna manager. La vena morbida fu in crescendo anche nelle sfilate successive. E lo storico blazer? Si adeguò al nuovo corso, per l’estate 2003 si allungò, era quasi marsina ondeggiante sulla figura esile: pezzi insoliti scombinarono l’abituale ritmo degli accostamenti, la sensualità era a fior di pelle, senza nostalgia esotica né aggressione erotica.

Giorgio Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2003

Nell’autunno-inverno 2003-2004, Armani virò ancora di bordo, la sua moda ridisegnò il corpo, lo sottolineò accarezzando la vita messa in risalto da giacche corte e svettanti e poi, sorpresa, onorò le gambe con minigonne a paralume o short, interpretazione gentile degli hot pants anni ’70. Una scicchissima donna intinta nell’inchiostro, nel rigore del nero spezzato dal bianco per un suggestivo effetto grafico. Al solito, i suoi abiti andrebbero visti da vicino, sofisticati nel dettaglio, nella ricerca dei particolari e dei tessuti. Nel firmamento di ricami. Si abbassò l’età della moda, che l’Emporio accentuò con lo stile impertinente e stuzzicante della maschietta francese: sempre nel furore del corto. Anche l’uomo si aggiornò: un ritratto fra ragione e sentimento, silenzioso rivoluzionario del nuovo classico che rispettava le regole della comodità, affidata soprattutto al comfort della maglieria.

Sviluppo del brand

Nel gennaio 2000, Giorgio Armani S.p.A. aumentò la partecipazione nella Giorgio Armani Japan Co. Ltd., joint venture nata nel 1995, portando la sua quota all’85% e lasciando il restante 15% alla Itochu. A febbraio, nacque la Armani Collezioni che riuniva, in Europa e in Asia, le già esistenti Giorgio Armani, le Collezioni Uomo e Mani Donna. La nuova etichetta fu introdotta anche negli Stati Uniti, mentre rimase invariata la linea Mani Uomo (per abiti e camicie) esclusiva per il mercato americano. Nel mese di giugno, il Gruppo Armani acquistò dal Gruppo Finanziario Tessile (GFT), per un valore di 55 miliardi di lire, le attività di produzione della linea uomo Armani Collezioni, nonché le attività di distribuzione e di vendita dei marchi negli Stati Uniti.

A luglio, il Gruppo Armani e il Gruppo Zegna siglarono un accordo per la creazione di una joint venture (51% Armani, 49% Zegna) per produrre e distribuire le linee Armani Collezioni. La nuova società aveva l’obiettivo di sfruttare al massimo il potenziale del marchio Armani Collezioni Uomo nel mondo e del marchio Mani Uomo negli Usa, avvalendosi delle competenze industriali e organizzative di entrambi i gruppi.

Inaugurazioni

Proseguiva l’apertura dei punti vendita. A ottobre nacque a Milano lo spazio Armani in via Manzoni 31. Progettato dallo Studio Gabellini Associates, in collaborazione con lo stilista, il megastore si sviluppa per circa 8 mila mq, articolati su tre piani. L’interrato, di 900 mq, è destinato all’Elettronica, dove Sony espone tutti i suoi prodotti. Al pianterreno, l’Emporio Donna, l’Emporio Uomo, l’Emporio Accessori, lo spazio dedicato ai profumi, Armani Jeans uomo e donna. Al primo piano, oltre a un ristorante, Nobu, e Armani Caffè, c’è Armani Casa. L’anno 2000 registrò ricavi consolidati netti pari a 2.002 miliardi di lire, in aumento del 20% rispetto al 1999, un risultato operativo pari a 374 miliardi, un utile netto consolidato di 235 miliardi (+11%) e una posizione finanziaria pari a 618 miliardi.

Armani Flagship Store a Milano
Flagship Store a Milano

Nel febbraio 2001 aprì, a Milano, in via della Spiga 19, la prima boutique Giorgio Armani Accessori, dedicata a borse, scarpe e pelletteria di alta qualità. A maggio, la Giorgio Armani S.p.A., già proprietaria del 53,2% del capitale sociale di Simint S.p.A., società italiana quotata sul Mercato Telematico Azionario, promosse un’Opa (offerta pubblica di acquisto) delle azioni ordinarie di Simint non possedute dal Gruppo. Il corrispettivo unitario offerto era di euro 6,2. L’obiettivo fu quello di attivare un processo di internazionalizzazione delle attività di produzione e commercializzazione dei prodotti Armani, all’interno di società appartenenti al Gruppo. A luglio, l’Opa su Simint S.p.A. si concluse con l’adesione del 39,49% del capitale sociale di Simint S.p.A. che, aggiunto al 53,24% già di proprietà, permise alla Giorgio Armani S.p.A. di controllare il 92,73% della Simint.

Giorgio Armani nel mercato giapponese

Armani Concept Store in Giappone
Concept Store in Giappone

Il 2001 vide protagonista La Giorgio Armani Japan, fondata nel 1987 in seguito a una joint venture con la Itochu Corporation, la quale ripensò le attività retail del mercato giapponese. Il programma riguardava la riapertura, dopo un totale rinnovamento, coerente all’immagine delle nuove boutique Giorgio Armani di Milano in via Sant’Andrea e di Parigi in Place Vendôme, della boutique Giorgio Armani di Tokyo, a Kioi-cho, lo store Giorgio Armani più grande del mondo. Fece seguito l’inaugurazione di due nuovi negozi Emporio Armani a Marunouchi e ad Aoyama, e il rinnovo dell’Emporio Armani di Midosuji. Il mercato giapponese era il terzo in ordine di importanza dopo gli Stati Uniti (34%) e l’Italia (15%). La Giorgio Armani Japan distribuiva cinque linee di prodotto del Gruppo Armani: Giorgio Armani, Giorgio Armani Accessori, Armani Collezioni, Emporio Armani e Armani Jeans. La società gestiva 22 negozi: 10 boutique Giorgio Armani, un negozio Armani Collezioni e 11 Emporio Armani. Le linee Giorgio Armani e Armani Collezioni erano vendute anche attraverso la formula shop-in-shop.

Nuovo COO

Nel luglio del 2001, Roberto Pesaro fu nominato Chief Operating Officer della Giorgio Armani Corporation. Un mese dopo, Armani aprì la sua prima boutique in Russia, a Mosca, al numero 1 della Moskow’s Tretyakovskji Proezd. Si trattava del 33esimo punto vendita inaugurato dal Gruppo Armani nell’anno 2001 e rientrava nel piano di espansione dell’esclusiva rete retail. 20 negozi vennero rinnovati. Venne anche creata la joint venture Borgo 21, per sviluppare la prima linea a marchio Giorgio Armani.

I ricavi consolidati raggiunsero i 1272 milioni di euro, con un incremento del 23% che riguardava tutte le aree geografiche e tutte le linee. Il giro d’affari era così suddiviso: Europa 45%, Nord America 28%, Asia-Pacifico e resto del mondo 27%. L’utile netto consolidato fu di 110 milioni di euro, la posizione finanziaria netta di 122 milioni di euro, mentre gli investimenti furono pari a 307 milioni di euro.

Acquisizioni del brand

A gennaio 2002, Armani acquistò il 100% di Miss Deanna, azienda specializzata nella produzione di maglieria di alto livello. A novembre fu inaugurato il megastore Armani-Chater house a Hong Kong, articolato su tre piani, 3 mila mq, secondo per dimensioni solo a quello di via Manzoni a Milano. Nel frattempo, iI Gruppo Armani e Luxottica Group conclusero il rapporto di licenza per la produzione e distribuzione delle linee Giorgio Armani ed Emporio Armani occhiali.

I risultati dell’anno evidenziarono una crescita dei principali indicatori economici. Il fatturato consolidato, 1301 milioni, salì del 2,3% rispetto al 2001. Il fatturato indotto, pari a 1691 milioni crebbe del 6,4. Sostenuta la crescita di Orologi Emporio Armani, + 24%, e dell’area cosmetica, +11%. L’utile prima delle imposte, 199 milioni, registrò una crescita del 9,7%. Notevoli anche gli investimenti, pari a 87 milioni di euro, destinati, tra l’altro, all’espansione della rete distributiva (30 nuovi negozi e 16 ristrutturati) e all’acquisizione di stabilimenti industriali. Infine, l’azienda investì il 10% del fatturato indotto in comunicazione.

Licenze e co-branding

Nel febbraio 2003 il Gruppo conferì a Safilo una licenza pluriennale per la produzione e distribuzione mondiale delle collezioni di occhiali Giorgio Armani ed Emporio Armani. In parallelo, l’esclusiva rete distributiva del Gruppo comprendeva 57 boutique Giorgio Armani, 12 negozi Armani Collezioni, 115 Emporio Armani, 66 negozi A/X Armani Exchange, 10 Armani Jeans, 5 Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessori e 12 negozi Armani Casa in 35 paesi nel mondo.

Armani collabora con Mercedes Benz
Armani collabora con Mercedes Benz

A giugno, la boutique Giorgio Armani in via Condotti a Roma riaprì completamente rinnovata. Al restyling del negozio hanno lavorato lo stesso stilista e l’architetto Claudio Silvestrin. Inoltre, Mercedes-Benz e Giorgio Armani entrarono in una joint venture per la creazione della Mercedes-Benz CLK Giorgio Armani Design Car. Armani disse:

“Mercedes-Benz ha raggiunto una fama straordinaria per la qualità, lo stile e l’eleganza delle sue auto. Per me è stato molto interessante osservare quanto siano simili le nostre filosofie progettuali e il nostro modo di lavorare. Questo mi fa pensare che in futuro ci possano essere più opportunità per realizzare progetti comuni che possano sviluppare i nostri rispettivi punti di forza”.

In ottobre John Hooks fu nominato nuovo presidente della Giorgio Armani Japan, mentre Giorgio Armani rimase direttore commerciale del gruppo. Il terzo e più grande negozio di Armani/Funf-Hofe, il multi-concept di Armani, venne aperto in Theatinerstrasse a Monaco, sommandosi all’Armani di via Manzoni a Milano e all’Armani/Chater House di Hong Kong. I risultati economico-finanziari del 2003 furono brillanti. Il fatturato consolidato di 1.255 milioni di euro era cresciuto del 3% a cambi costanti. L’utile netto di 134 milioni di euro era aumentato del 14%. Eccellente anche l’aumento del patrimonio netto (149%), pari a 264 milioni di euro. Nello stesso anno la società investì 38 milioni di euro nella distribuzione, con 30 nuovi punti vendita aperti e 11 restyling.

L’espansione del brand

Armani Hotel Milano, interior design di una stanza
Armani Hotel Milano, interior design di una stanza

Nel febbraio 2004, il Gruppo Armani si diede agli hotel di lusso: firmò con EMAAR Properties PJSC, la più grande società immobiliare del Medio Oriente, un accordo per la costruzione di resort Armani e hotel di lusso. La collaborazione prevedeva l’apertura di dieci hotel e quattro resort entro sette anni. L’investimento fu di circa 1 miliardo di dollari. EMAAR doveva gestire gli aspetti costruttivi e manageriali e Armani sarebbe stata responsabile della progettazione e del design. A marzo, la società siglò un accordo di licenza pluriennale con Wolford AG per la produzione e la distribuzione mondiale della linea di calzetteria Giorgio Armani. In aprile, furono inaugurati il quarto negozio multi-concept nel Three on the Bund, a Shanghai e un negozio Armani a Dubai.

A luglio, la rivista Fortune pubblicò un elenco dei 25 business men più potenti in Europa: Giorgio Armani fu l’unico italiano citato, al 25° posto. Ad agosto, vennero aperti nuovi negozi Emporio Armani a Riga e a Shanghai; un mese dopo, a Parigi, fu inaugurato un negozio secondo il nuovo concept Emporio Armani.

“Il nuovo design di Emporio Armani a St. Germain fa parte di una strategia volta a rafforzare e differenziare le varie linee di prodotto e a creare un ambiente in cui l’architettura possa risaltare la presentazione delle collezioni, in modo moderno e accessibile alla clientela” Giorgio Armani.

A settembre aprì un negozio Armani Jeans in Corso di Porta Ticinese a Milano, progettato dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas: all’interno anche un Armani Jeans Café. Nella boutique Armani di Maidson Avenue, la modella Eugenia Silva organizzò una vendita di beneficenza a favore dell’ American Museum of Natural History. Nel frattempo, ad Armani fu assegnato il Superstar Award ai Night of Stars Awards del Fashion Group International.

L’anno 2004 si chiuse con un fatturato di 1.299 miliardi di euro, (+6,5% a cambi costanti, +3,5% a cambi correnti). L’utile netto fu di 126 milioni di euro, in leggero calo rispetto all’anno precedente (-5,2%). Il patrimonio netto fu di 397 milioni di euro, con un incremento del 50,3% rispetto ai 264 milioni del 2003. Gli investimenti ammontavano a 50 milioni di euro, di cui 35 milioni per l’apertura di 16 nuovi negozi e il restyling di quelli esistenti.

La prima collezione Haute Couture

Nel gennaio 2005, il designer presentò a Parigi la prima collezione haute couture, la Giorgio Armani Privé. Trentuno abiti in puro stile Armani, unici e preziosissimi. 31 come gli anni di attività dell’azienda. In onore della storica amicizia con l’attrice Michelle Pfeiffer, Giorgio Armani commissionò al famoso fotografo Mario Testino una serie di scatti che vedessero l’attrice protagonista del catalogo donna primavera/estate 2005.

Giorgio Armani Prima collezione Haute Couture Collection, 2005
Prima collezione Haute Couture Collection, 2005

Il primo trimestre del 2005 registrò una crescita delle vendite dirette del 16% rispetto all’anno precedente. In particolare, le vendite in Cina sono aumentarono del 52%, in Giappone del 15%, in Europa del 10% e negli Stati Uniti del 3%. Nello stesso periodo aprì un nuovo negozio monomarca Armani Casa a Milano, in via Manzoni 37.

Armani fu nominato Designer of the Year dal Fashion Editors Club of Japan. La retrospettiva di Giorgio Armani, esposta al Guggenheim, venne trasferita al Mori Art Museum di Tokyo. Per l’occasione furono presentate le collezioni uomo/donna autunno/inverno 2005-2006. Al termine dello show venne anche presentata la prima collezione haute couture di Armani. In quel periodo il gruppo contava 4.700 dipendenti, 13 stabilimenti produttivi, 58 boutique Giorgio Armani, 11 negozi Armani Collezioni, 121 negozi Emporio Armani, 70 negozi A/X Armani Exchange, 12 negozi AJ/Armani Jeans, 6 negozi Armani Junior, 1 Giorgio Armani Accessories store e 17 negozi Armani Casa, distribuiti in 37 paesi in tutto il mondo. Il marchi del Gruppo Armani erano: Giorgio Armani, Armani Collezioni, Emporio Armani, AJ/Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior e Armani Casa.

Armani per la Nazionale Inglese di calcio

Nel maggio 2004, Armani vestì la Nazionale Inglese di calcio per gli eventi sportivi negli Stati Uniti. Armani disegnò anche le divise dell’equipaggio del Bribon, la nave a vela del Re di Spagna.

Al tempo, la Giorgio Armani controllava cinque linee: Borgonuovo 21, G.A. Collezioni Mani, AX (moda basic dell’omonima catena di negozi in Usa) e Armani Jeans, senza contare le linee di biancheria, intimo e costumi da bagno.

Dal 2005 ai giorni nostri

La beneficenza

Durante il World Economic Forum tenutosi a Davos a gennaio, Armani annunciò la sua partecipazione a (PRODUCT) RED, la rivoluzionaria iniziativa globale lanciata da Bono e Bobby Shriver per raccogliere fondi per il Fondo Globale per combattere l’AIDS in Africa. A supporto di RED, Armani disegnò i suoi primi due prodotti per (Emporio Armani) RED: un paio di occhiali da sole e un orologio. La collezione donna Emporio Armani per la primavera/estate 2007 venne presentata alla settimana della moda di Londra invece che a quella di Milano, durante un esclusivo evento di moda e musica che celebrava il lancio della prima capsule collection Emporio Armani (PRODUCT) RED. Alicia Keys, Andrea Bocelli, Beyoncé, Bono, 50 Cent e Leonardo DiCaprio sono solo alcune delle celebrità che parteciparono all’evento One Night Only. A fine anno, Giorgio Armani ricevette il Premio Leonardo 2006 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in qualità di importante rappresentante dei prodotti italiani di qualità all’estero.

Lancio della linea Cosmetics

Nel 2007, Giorgio Armani lanciò Crema Nera, primo prodotto della linea skincare, Attitude, nuova fragranza uomo, e Diamonds, profumo femminile Emporio Armani, la cui campagna pubblicitaria vide protagonista Beyoncé. La retrospettiva Giorgio Armani arrivò anche a Milano, alla Triennale. Nel frattempo, la sfilata Giorgio Armani Privé primavera/estate 2007 avvenne a Los Angeles, in concomitanza con la 79° edizione degli Academy Awards. Giorgio Armani aprì il suo quarto concept store a Ginza, Tokyo, chiamato Armani/Ginza Tower.

Il mercato asiatico

L’anno seguente Giorgio Armani entrò nel mercato indiano con i primi negozi Giorgio Armani ed Emporio Armani a Nuova Delhi. Altre inaugurazioni vi furono per i primi negozi Emporio Armani a Mosca e a Pechino. In europa aprì la più grande boutique Giorgio Armani a Milano, in via Montenapoleone. Altre novità furono il sito e-commerce Emporio Armani Europa e il nuovo progetto per un cellulare Emporio Armani Samsung Night Effect. Emporio Armani Underwear for women fu lanciato negli Stati Uniti. Giorgio Armani diventò membro onorario del Costume Institute al Metropolitan Museum di New York durante l’inaugurazione della mostra Superheroes: Fashion and Fantasy.

Collaborazioni e licenze

Nel 2012, al Festival di Cannes, Giorgio Armani presentò la collaborazione di un anno con J/P HRO (Haitian Relief Organisation), che includeva una campagna mediatica esclusiva in cui il designer e Sean Penn posavano insieme per la prima volta. Durante la settimana della moda femminile, venne inaugurata Eccentrico all’Armani/Teatro di Milano, mostra di abbigliamento e accessori dal 1985 al 2012, che mostrava lai fusione tra arte, moda e design. Il Gruppo Armani firmò un accordo di licenza esclusiva con Luxottica per design, produzione e distribuzione in tutto il mondo delle collezioni di occhiali Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. In collaborazione con il gruppo Astas Holding/Bemes, venne annunciata la fine del progetto Maçka Residences, esclusiva area residenziale nel centro di Istanbul.

One Night Only

Armani Evento One Night Only, Roma
Evento One Night Only, Roma

Lo stesso anno si festeggiò il 10° anniversario del Gruppo Armani in Cina con l’evento One Night Only Beijing. Nel 2013 continuò la serie di eventi One Night Only, prima a Roma e poi a New York: il successo newyorkese fu tanto grande che il sindaco, Michael Bloomberg, istituì il 24 ottobre come il Giorgio Armani Day. L’anno seguente, Giorgio Armani inaugurò la One Night Only Paris.

Armani per la Nazionale Italiana alle Olimpiadi

Armani veste il team italiano alle Olimpiadi
Armani veste il team italiano alle Olimpiadi

Nel 2013 Giorgio Armani annunciò di voler prolungare l’accordo con il Comitato Olimpico, confermandosi Official Outfitter della Nazionale Italiana per le Olimpiadi invernali di Sochi (2014) e per le Olimpiadi di Rio de Janeiro (2016). A maggio 2014, Giorgio Armani, tenendo fede al rapporto di lunga data con il mondo del calcio internazionale, annunciò la collaborazione con il Bayern Monaco, con il quale il brand si sarebbe impegnato a creare creare l’abbigliamento ufficiale del club.

40° anniversario

Armani Campagna pubblicitaria New Normal
Campagna pubblicitaria New Normal

Il 2015 fu il 40° anniversario del Gruppo Giorgio Armani, celebrato con il lancio di New Normal, collezione completa, ma concisa, che creava un guardaroba ideale per la donna di oggi, riassumendo 40 anni di stile senza tempo. Giorgio Armani è stato nominato Special Ambassador per Expo Milano.

Il 30 aprile si tenne una grande festa con più di 500 ospiti, tra cui VIP, celebrità, autorità e stampa internazionale. Lo stesso giorno Armani/Silos, il grande spazio espositivo dedicato all’esperienza professionale di Giorgio Armani, aprì le sue porte per la prima volta.

Armani Silos Milano, installazione
Armani Silos Milano, installazione

Il Ministero dello Sviluppo Economico e li Poste Italiane celebrarono il 40° anniversario di Giorgio Armani e l’apertura di Armani/Silos con l’emissione di un francobollo dedicato. Il primo ottobre venne pubblicato il libro di Giorgio Armani (edito da Rizzoli New York) in cui egli racconta in prima persona quarant’anni di carriera, di stile e di passione. Il volume era già stato presentato al pubblico il 28 settembre dal famoso giornalista inglese Suzy Menkes, alla conclusione dello spettacolo Giorgio Armani.

Situazione attuale

Nel 2016, Giorgio Armani ricevette il “Collare d’oro al merito sportivo”, per i suoi contributi al mondo dello sport. Il 14 aprile Giorgio Armani si recò a Mosca per una serie di eventi che celebravano l’avvento del Gruppo Armani in Russia. Dopo Londra 2012 e le Olimpiadi invernali di Sochi, continuò la collaborazione con il Comitato Olimpico Nazionale italiano: EA7 Emporio Armani fu, ancora una volta, fornitore ufficiale delle squadre olimpica e paraolimpica Italiana ai Giochi Olimpici di Rio 2016. Nel mese di luglio, Giorgio Armani annunciò la creazione della Fondazione Giorgio Armani, volta al pubblico e al sociale. La Fondazione doveva anche servire ad assicurare che gli asset di governance del Gruppo fossero mantenuti stabili nel tempo, coerenti con i principi alla base delle attività di Giorgio Armani di designer e imprenditore.

A settembre, all’Armani/Silos, fu inaugurata “Emotions of the Athletic Body”, mostra fotografica dedicata alla celebrazione di sportivi e atleti, curata personalmente dal designer, il quale ebbe la possibilità di attingere dai vasti archivi di fotografie che lui stesso aveva commissionato nel corso degli anni. A settembre, Giorgio Armani presentò a Parigi, per la prima volta, la collezione donna primavera/estate 2017 Emporio Armani durante la settimana della moda. Venne annunciata una partnership biennale tra EA7 Emporio Armani e RCS Sport: la linea sportswear sarà sponsor della 17° maratona annuale di Milano, la Milano Marathon. Il club esclusivo, Armani/Privé, viene riaperto con un look completamente rinnovato.

Armani Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017
Campagna pubblicitaria primavera/estate 2017

Nel 2017 il Gruppo Giorgio Armani annuncia la riorganizzazione del portafoglio brand: a partire dalla stagione primavera/Estate 2018, i brand saranno Giorgio Armani, Emporio Armani e A/X Armani Exchange. Inoltre, Emporio Armani viene portato per la prima volta alla London Fashion Week con la collezione primavera/estate 2018 read-to-wear. Viene riaperto anche il rinnovato negozio di Bond Street.

CESARE PACIOTTI

Azienda italiana di calzature artigianali di gran pregio, venne fondata nel 1948 da Giuseppe e Cecilia Paciotti, genitori di Cesare.

Indice

  1. Le origini
  2. Prima collezione uomo: scarpe e abbigliamento
  3. Il pugnale
  4. Paciotti 4US
  5. Esposizioni
  6. Paciotti attraversa un periodo difficile
  7. Situazione attuale

Le origini

Cesare Paciotti, classe 1958, è uno Stilista di calzature italiano. Non fu lui ad avviare l’attività che oggi porta il suo nome, bensì i suoi genitori, Giuseppe e Cecilia Paciotti, che nel 1948 fondarono l’azienda a Civitanova Marche. Le calzature che producevano erano artigianali, di gusto classico e di altissimo livello qualitativo.

Cesare Paciotti nel suo ufficio
Cesare Paciotti nel suo ufficio

Sin dalla tenera età, Cesare apprese dai genitori I segreti del mondo della calzatura e ben presto si dedicò, appassionato, a schizzi e prototipi. Dopo aver terminato gli studi al DAMS di Bologna, Cesare eredita dal padre la conduzione dell’azienda nel 1980. Diventato direttore creativo, l’azienda fu ribattezzata Cesare Paciotti; la sorella, Paola, si occupava della gestione aziendale.

Prima collezione uomo: scarpe e abbigliamento

All’inizio degli anni ’80, Cesare creò la sua prima collezione di calzature. La sua linea, allora solo maschile, rappresentò con le sue forme anticonformiste e con le sue campagne trasgressive un punto di rottura nel rigore e nella tradizione di cui questo settore era permeato. Alla qualità affianca l’innovazione con forme forti e geometriche e l’uso di molti accessori metallici. Nello stesso periodo iniziò la collaborazione con Gianni Versace, Romeo Gigli e Dolce e Gabbana, i quali vollero Paciotti per realizzare le calzature delle loro collezioni.

Cesare Paciotti Campagna pubblicitaria 1992
Campagna pubblicitaria 1992

Nei primi anni ’90, fu la volta della collezione donna con i suoi tacchi a spillo iconici ed estremamente femminili. Dopo qualche stagione, arrivò una linea di borse, valigie, cappelliere, zaini, ventiquattrore. Nel ’98, il lancio degli occhiali. Il 2001 si chiuse con un fatturato di 49 milioni di euro, 13 milioni in più rispetto alla chiusura precedente. 

Il pugnale

Cesare Paciotti Iconico Stiletto con il logo a pugnale
Iconico Stiletto con il logo a pugnale

La forte personalità del marchio è simboleggiata da un pugnale, la cui impugnatura reca le iniziali del designer, donando alla maison un logo inconfondibile.

Paciotti 4Us

Cesare Paciotti Collezione Paciotti 4US
Collezione Paciotti 4US

Nel 2002 debuttò la nuova collezione “Paciotti 4Us”. La griffe fu tra i 40 espositori italiani che partecipano al Wsa International di Las Vegas, una fra le più importanti fiere del settore calzaturiero degli Stati Uniti. Venne presentata anche Ebe, la borsa a forma di fazzoletto, che prende il nome dalla mitologica coppiera degli dei, incaricata di versare l’ambrosia ai banchetti. Ebe era in canvas, camoscio, nappa e paglia, con manico in pelle o in midollino.

Esposizioni

Nel febbraio 2003, il New York Fashion Institute of Technology Museum celebrò le calzature di Cesare Paciotti, insieme alle borse di Gucci e a un centinaio di capi di altri nomi, nella mostra Italy, in the Life Styles. Da maggio ad agosto, le calzature di sapore classico Cesare Paciotti furono nuovamente protagoniste al Metropolitan Museum of Art di New York: la rassegna, dal titolo Goddess, era un excursus tra centinaia di abiti, stampe, fotografie dal 1800 ad oggi, per sottolineare l’influenza della veste classica sulla moda degli ultimi tre secoli.

Paciotti attraversa un periodo difficile

Negli anni le linee di Cesare Paciotti si espansero ulteriormente: nel 2007 debuttarono i gioielli e gli orologi, ai quali si aggiunsero nel 2008 una collezione di abbigliamento intimo e moda mare. All’ampliamento delle categorie di prodotto si affiancò un’intensa attività di relazioni pubbliche, che portò Cesare Paciotti ad associarsi a numerose celebrities, che divennero testimonial delle campagne del marchio. Continuò, nel frattempo, l’espansione della rete retail con l’apertura di punti vendita di proprietà e in franchising in Cina, a Dubai e a Riyadh in Arabia Saudita.

Ma nel 2013 l’azienda Paciotti entrò in crisi. Questa crisi fu dovuta sia al crollo del mercato, sia al fatto che Paciotti mancava di molte entrate, in quanto i suoi clienti italiani non erano in grado di saldare i debiti in questo duro periodo di recessione. Due terzi dell’azienda erano basati sul fatturato delle vendite in Italia, ma il mercato locale, con il crollo delle vendite, si era notevolmente ridotto.

Cesare Paciotti Campagna pubblicitaria 2013
Campagna pubblicitaria 2013

Dopo un periodo di forte recessione, l’azienda Paciotti sentì la necessità di continuare l’attività rilanciando, con ingenti sforzi, il nome del brand. L’azienda ebbe il supporto dei fornitori, che ebbero fiducia nel progetto di rilancio, anche in un momento così delicato.

Situazione attuale

Nell’ottobre 2017, Paciotti ha collaborato con la stilista sloveno-italiana Ada Kokosar, lanciando una capsule collection chiamata Paciotti by Midnight. Questa collezione è ispirata alle scarpette in cristallo di Cenerentola e allo stile sontuoso di Maria Antonietta. Rivestita interamente in PVC, permette di indossare queste scarpe in raso anche sotto la pioggia.

Cesare Paciotti Paciotti by Midnight
Paciotti by Midnight

Oggi, Paciotti S.p.A. punta non solo a una crescita delle vendite nel mercato italiano, ma anche ai mercati esteri, come la Russia e l’Est, i cui ricavi sono aumentati del 32-65%. Oltre a un lancio in nuovi mercati, è stata operata anche una ristrutturazione interna, con 120 dipendenti a Civitanova Marche, alcuni flagship store e una particolare attenzione all’e-commerce, con vendite in aumento del 3,5%. La famiglia Paciotti ha deciso di investire tutto l’investibile per salvare la maison, simbolo del lusso made in Italy.

FRATELLI ROSSETTI

Nel 1953, Renzo Rossetti, insieme al fratello Renato, aprì la prima fabbrica di scarpe a Parabiago. Erano solo gli albori del noto marchio Fratelli Rossetti.

Indice

  1. Le origini: Renzo e Renato Rossetti
  2. Il mocassino Brera
  3. La scarpa Flexa
  4. La famiglia Rossetti
    1. Museo Renzo Rossetti
  5. Sviluppo del Brand
  6. Situazione attuale

Le origini: Renzo e Renato Rossetti

Nel 1953 da Renzo e Renato Rossetti aprirono una prima fabbrica di scarpe a Parabiago, iniziando quello che in seguito divenne il noto marchio Fratelli Rossetti: infatti. l’azienda come la conosciamo ora, venne fondata ufficialmente nel 1955. I fratelli di Sanguinetto, nel veronese, dapprima produssero scarpe sportive e, solo in seguito, calzature eleganti.

Renzo Rossetti, fondatore di Fratelli Rossetti
Renzo Rossetti, fondatore di Fratelli Rossetti

Renzo iniziò a lavorare all’età di 13 anni come tipografo, poi come disegnatore meccanico e infine divenne produttore artigianale di calzature tecniche per ciclisti. Il successo arrivò proprio grazie alla maestria nel confezionamento artigianale. Disse:

“Abbiamo sempre lavorato come se avessimo dovuto rispondere personalmente alle richieste del cliente, per ogni singolo paio di scarpe che abbiamo venduto.”

Fratelli Rossetti lavora molto sull’innovazione, ma sempre applicata allo stile classico del made in Italy. Nel libro I Mass-Moda. Fatti e Personaggi dell’Italian Look (Editore Spinelli, 1979), Adriana Mulassano afferma: “I poveri uomini, quanto a scarpe, erano proprio conciati male”. Il mercato non offriva altro che scarpe con lacci e frange o modelli “derby”, in pelle nera o marrone. Non vi erano stili nuovi o stagionali e l’immaginazione lasciava lo spazio alla routine. Così i Fratelli Rossetti iniziarono la loro fortuna: bandirono i lacci, promuovendo i mocassini; presentarono scarpe sfoderate estive molto morbide, da indossare nude, senza calze; disegnarono stivali, tacchi alti e giocarono con materiali di vari colori, sottoposti ad un processo di invecchiamento, che li rendesse più apprezzabili da parte di un pubblico dai gusti classici.

Il mocassino Brera

Fratelli Rossetti l'iconico mocassino Brera
L’iconico mocassino Brera

Nel 1961 fu creato il loro masterpiece, il mocassino Brera. Il successo fu tale che nel 1966 i Fratelli Rossetti furono costretti a espandersi, costruendo un nuovo e modernissimo impianto di produzione.

Negli anni ’70, il brand collaborò con i più famosi designer italiani, tra cui Valentino, Armani e Pierre Cardin, unendo creatività a ottimi risultati produttivi.

La prima linea di calzature femminili fu creata nel 1973. Le boutique monomarca aprivano una dietro l’altra: Genova, Venezia, Milano (via Matteotti e via Montenapoleone), Bari, Roma, Parigi e Chicago. Diego, figlio di Renzo, entrò a far parte dell’azienda di famiglia nel 1978: sotto la sua direzione, Fratelli Rossetti divenne il primo brand italiano di moda ad aprire una boutique su Madison Avenue, a New York. Oggi Diego è presidente dell’azienda.

Dario iniziò la sua carriera nel dipartimento stilistico nel 1981, dopo aver frequentato un’università con corsi specifici di calzoleria. Appassionato d’arte, d’antiquariato, e soprattutto di auto d’epoca, cercò qui l’ispirazione per le sue nuove creazioni. Negli anni ’90 Luca si laureò alla Bocconi di Milano e fu immediatamente coinvolto nella gestione aziendale. In quegli anni, tutti e tre i fratelli lavoravano per l’azienda di famiglia.

La scarpa Flexa

Recente creazione dei Fratelli Rossetti, composta da 18 pezzi assemblati a mano, è in grado di adattarsi perfettamente ai movimenti del piede, grazie alla grande e unica flessibilità e al cinturino removibile.

Lo storico calzaturificio di Parabiago, nel milanese, produce più di 400.000 paia di scarpe l’anno, con un fatturato che alla fine degli anni ’90 si aggirava sui 70 miliardi di Lire. Circa il 50% della produzione era venduto in Italia e il 10% negli Stati Uniti, dove la compagnia è attiva da più di vent’anni e dove, nel giugno 1999, aprì un grande showroom sulla Madison Avenue, a New York.

Fratelli Rossetti Scarpa Flexa
Scarpa Flexa

Nel maggio del 2002, venne creato il modello Flexa Sailing, su esplicita richiesta di Mascalzone Latino, la barca italiana che gareggia alla Coppa America. Per rispondere a tutte le richieste dei membri del team, i prototipi vennero testati dall’equipaggio stesso durante gli allenamenti all’Elba e ad Auckland. Il modello venne messo ufficialmente in vendita nel luglio 2002, in due versioni diverse: Flexa Sailing Professional, con gli stessi standard tecnici della scarpa indossata dall’equipaggio dell’America’s Cup, e Flexa Sailing, meno high-tech, per gli appassionati di vela. La scarpa era disponibile in rosso e blu, i colori di Mascalzone Latino e nelle nuance del sabbia.

Più tardi, a novembre, scarpe, stivaletti e desert boots si vestirono dei colori più sgargianti: rosso, verde e giallo; scarpe basse e tacchi si danno alla vita mondana, al canto e al ballo. Nello stesso stile di Elisa Savi, queste scarpe vennero disegnate dai Fratelli Rossetti per il musical americano Fiddler on the Roof (Il violinista sul tetto), premiato con tre Oscar nella sua versione cinematografica e con più di 3.000 esibizioni a Broadway, a Londra e in Giappone

La famiglia Rossetti

Nel 2003 l’azienda, con i suoi 260 dipendenti, era una delle più importanti del settore in termini di fatturato, numero di dipendenti e immagine internazionale. La proprietà è ancora della famiglia Rossetti. Il presidente del gruppo, Renzo Rossetti, lavorò assiduamente per proporre una strategia valida sul lungo termine. I suoi tre figli si spartirono così i compiti: Diego, 46 anni, ormai in azienda da più di venti, divenne direttore marketing e commerciale e coordinò tutte le attività di comunicazione in Italia e all’estero; Dario, 44 anni, in compagnia da più di dieci, iniziò a seguire il coordinamento, la pianificazione, la modellazione e gli acquisti; Luca, 37 anni, laureato alla Bocconi, divenne direttore generale.

Fratelli Rossetti i Fratelli Rossetti
I Fratelli Rossetti

A febbraio 2003, Fratelli Rossetti apre il suo primo outlet a Foxtown e un grande negozio multimarca a Mendrisio, in Svizzera. La strategia di Fratelli Rossetti non è mai cambiata nel corso degli anni e può essere riassunta in un concetto chiava che, ancora oggi, risulta estremamente efficace: massima armonia tra tecnologia e tradizione, massimo equilibrio tra qualità e prezzo. Oggi, in Italia, ci sono 13 boutique; all’estero, le sedi principali dell’azienda si trovano a New York, Parigi, Londra, Bruxelles e Hong Kong.

Museo Renzo Rossetti

Fratelli Rossetti Collezione Museo Renzo Rossetti
Collezione Museo Renzo Rossetti

Renzo Rossetti fonda l’omonimo museo dove espone la sua ricca collezione delle più svariate scarpe, etniche e non, accumulate in più di 50 anni a Parabiago. Iniziò questa collezione in tenera età, prima della seconda guerra mondiale, e, dopo molti anni, finalmente potè esaudire il desiderio di avere uno spazio dedicato. Il museo, che può essere visitato su appuntamento, conta 3.000 paia di scarpe in condizioni impeccabili.

Sviluppo del Brand

Chiudendo il 2004 con un fatturato di 55 milioni di Euro, l’anno seguente Fratelli Rossetti inaugurò la terza boutique a Parigi, in Rue de Grenelle, e un nuovo negozio a Dubai.

Nel 2004 e nel 2008 vennero aperti negozi in franchising a Dubai. Diventando la Cina un nuovo, ampio mercato del lusso, anche nel 2010 vennero lì inaugurati nuovi store.

Sempre nel 2008, Fratelli Rossetti, ormai brand dalla fama mondiale, rafforzò la propria strategia internazionale investendo nel mercato asiatico: venne spreto un nuovo negozio ad Hong Kong, nuovi punti vendita a Pechino, a Hangzhou e a Shenzhen. Nel 2010 il gruppo chiuse l’anno con una crescita delle entrate del 14% rispetto al 2009 (72 milioni di vendite). Nel 2011 crebbe di un altro 10% rispetto all’anno precedente.

Nel 2011 Fratelli Rossetti collaborò con il designer californiano George Esquivel: nella collezione primavera /estate, i prodotti d’alta qualità dell’azienda si vestirono di innovativi cromatismi. Lo stesso anno, Fratelli rossetti aprì il suo primo online store. Nel 2012, il brand firmò una nuova collaborazione con NBC Sports per il Super Bowl, vestendo i commentatori sportivi con calzature Fratelli Rossetti.

Fratelli Rossetti "Fatto a misura"
“Fatto a misura”

Sempre nel 2012, venne inaugurato il servizio “su misura” al quale seguì il lancio di una collezione in edizione limitata per la piattaforma online shoescribe. L’ anno seguente, in via Montenapoleone a Milano, Fratelli Rossetti fece vivere al suo pubblico la “Toledo Experience”, uno spettacolo live per esperire la famosa tecnica di colorazione a mano dell’azienda. Per rafforzare la presenza del brand in Estremo Oriente, aprirono un negozio di 100mq a Taipei, la capitale di Taiwan.

Situazione attuale

Fratelli Rossetti 2017
Fratelli Rossetti 2017

Nel 2015, il marchio propone “A tribute to Brera”, il loro iconico mocassino; introduce Dandy Mirror, rivisitando il derby nelle nuove versioni a specchio, decicato alle donne che vogliono potersi sentire sexy anche senza vestire il tacco. La campagna spopola con l’hashtag #sexyinflats. L’anno chiude con un fatturato di 72 milioni di Euro, dell 4% superiore rispetto all’anno precedente, dimostrando il vincente orientamento del marchio nel mercato contemporaneo.

Fratelli Rossetti, si pone come obiettivo per il 2018 quello di espandersi aprendo 11 nuovi negozi in Cina. Il brand, in tutti questi anni, è riuscito ad espandersi sul mercato, pur mantenendo i suoi valori originari, adattandosi, ma non piegandosi, alle mutevoli esigenze della moda e dei consumatori.

LA PERLA

Brand italiano fondato da Ada Masotti a Bologna, apre con con collezioni di intimo per poi espandere le linee al beachwear, ai pigiami, alle borse, alle scarpe e a pezzi ready-to-wear.

Indice

  1. Le origini: Lingerie realizzata a mano
  2. Sviluppo del brand
  3. Seconda generazione
  4. Prêt-à-Porter uomo
  5. 50° anniversario
  6. La Perla viene rilevata
  7. Situazione attuale

Le origini: Lingerie realizzata a mano

Nel 1954 Ada Masotti, bustaia di Bologna, creòaprì un laboratorio di confezione di biancheria intima e lo chiamò La Perla. Non potendo affidarsi alle fibre elastiche, puntò sulla modellazione sartoriale, per capi realizzati a mano. In questo periodo, la silhouette femminile era al centro dell’attenzione del mondo della moda: le creazioni di Ada si adattavano benissimo al trend. Il suo motto era: “mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”.

Ada Masotti
Ada Masotti

Punti di forza del brand furono il pizzo Leavers, così chiamato dal nome di un telaio inglese di cui rimangono soltanto 1200 esemplari nel mondo; il ricamo Cornelly (a cordonetto); il macramé (ricamo su un tessuto che poi viene distrutto); il soutache (un tubolare di seta che viene applicato a mano per comporre il disegno); il frastaglio (antica lavorazione fiorentina a punto piatto). La Perla ha in esclusiva mondiale il tessuto Lycra crêpe de chine che offre un’estrema elasticità.

La Perla Pizzo Leavers
Pizzo Leavers

Sviluppo del brand

Gli anni ’60 videro molti cambiamenti e molto ribellioni in tutto il mondo. Il movimento hippie stava conquistando anche il mondo della moda. Ada Masotti, così, cambiò ed adattò le sue linee di lingerie. La Perla presentò creazioni più colorate, con motivi floreali multicolore, con motivi a plaid e a quadri.

Durante gli anni ’70, La Perla introdusse più seta e più pizzi, giocando tra leggerezza e trasparenze. Fu creato il reggiseno a triangolo in jersey di seta, che garantiva più comfort ai movimenti. Nel 1978, La Perla lanciò i suoi set di pizzi elasticizzati, adattandosi sempre ai trend con abiti aderenti e linee fluenti.

La Perla Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970
Reggiseno a triangolo in jersey di seta, 1970

Ada Masotti creò La Perla Maison, una collezione di capi in raso di pura seta con inserti ricamati e rifiniture frastaglio, tecnica fino ad oggi realizzata a mano dagli artigiani dell’atelier.

La Perla, Frastaglio
La Perla, Frastaglio

Seconda generazione

A partire dagli anni ’80, La Perla divenne internazionale, sotto la gestione della seconda generazione e con Alberto Masotti come presidente. A lui si deve l’enorme crescita dell’azienda, che divenne produttrice di ben 20 marchi tra cui La Perla, La Perla Studio, La Perla Ritmo, Malizia, Marvel, Occhiverdi, AnnaClub, Oceano, Aquasuit, Joelle, Grigio Perla (uomo), Grigio sport (uomo) e Baby. 

La moglie di Alberto, Olga Masotti, fu assunta da Ada come designer. Nel corso degli anni, la famiglia Masotti ha letteralmente ridefinito la lingerie come capo d’abbigliamento.

Nel 2001, l’azienda offriva una linea d’abbigliamento femminile limitata, ma stava cercando di espandersi. Così, nel settembre 2001, il marchio debuttò con le sue nuove linee intimo e beachwear alla Milano Moda Donna. Per raggiungere gli obiettivi commerciali, il Gruppo si dotò di un nuovo ufficio styling e stanziò ingenti cifre da investire nel marketing e nella distribuzione. Furono inaugurati punti vendita a Monaco, Mosca e Chicago.

Lingerie La Perla
Lingerie La Perla

Il coordinamento creativo venne affidato a Sigurd Steinunn, trentacinquenne islandese, cresciuta accanto a Calvin Klein, prima, e Tom Ford, dopo. Steinunn fu coadiuvata da sei designer e da Anna Masotti, la quale, dopo la laurea al Dams, venne nominata Fashion Coordinator.

Alla fine anno, la società aveva conseguito un fatturato consolidato di 235 milioni di euro, il 48% realizzato nel mercato italiano, il 52 all’estero. I punti vendita monomarca erano 54, di cui 38 all’estero; i dipendenti 1400, più altrettanti nell’indotto. Inoltre, debuttarono le nuove boutique in Giappone (Fukuoha) e negli Usa (Costa Mesa, Chicago) e la web boutique, www.laperla.com.

Prêt-à-Porter uomo

Ad aprile del 2002 Grigioperla Touch divenne il nuovo prêt-à-porter maschile di La Perla, che debuttò alla Milano Moda Uomo. A settembre, venne stretta un’alleanza tra tecnologia e moda con Nylstar, colosso dell’innovazione tecnologica nel campo delle fibre e dei filati, per la produzione di calze a doppia firma in microfibra Meryl. Oltre alle innovazioni di prodotto, proseguì l’espansione della rete distributiva con nuovi punti vendita monobrand, che si aggiunsero agli attuali 15 in Italia e 24 all’estero. Dopo il debutto a Madrid, La Perla aprì anche a Soho, New York. A dicembre, Alessandro Dell’Acqua, passò a La Perla. Il designer napoletano divenne il nuovo direttore creativo delle linee di prêt-à-porter. L’anno si chiuse con un fatturato di 250 milioni di euro.

La Perla Collezione Grigioperla uomo
Collezione Grigioperla uomo

50° anniversario

A novembre 2004, l’azienda festeggiò i 50 anni di attività con una mostra dedicata alla pittrice bolognese Elisabetta Sirani (1638-1665). La scelta fu dettata dal desiderio di rendere omaggio alla creatività femminile. Sempre per il 50° anniversario, il marchio ha creò una collezione in edizione limitata realizzata con pizzo Valencienne, prodotto sugli antichi telai meccanici di Calais, il più importante centro di merletti Leavers del mondo.

Nel 2007 il marchio lanciò l’iconico bustier Cage, indossato da Victoria Beckham per “Headlines”, video di reunion delle Spice Girl.

La Perla Cage Bustier
Cage Bustier

Nell’ottobre 2008, il californiano Jeff Hansen, già proprietario del 70% dell’azienda, acquisì dalla famiglia Masotti il restante 30%, divenendo proprietario unico del marchio. I programmi di ristrutturazione della proprietà prevedevano la concentrazione della struttura produttiva in un solo stabilimento, la valorizzazione dello stile e dello sviluppo dei laboratori tecnico-stilistici e un ritorno alla tipologia di prodotto per cui La Perla è leader mondiale, l’intimo e il beachwear.

La Perla viene rilevata

Il 2011 fu un anno importante per il brand per la collaborazione con il designer Jean Paul Gaultier e l’incursione nel mercato shapewear. Nel 2013, La Perla venne rilevata dall’imprenditore italiano Silvio Scaglia della Pacific Global Management. Nello stesso anno, il marchio lanciò il servizio Made to Measure (fatto su misura) disponibile presso i suoi punti vendita più importanti.

La Perla Servizio Made-to-Measure
Servizio Made-to-Measure

Nel 2014 si verificarono alcuni cambiamenti strategici, tra cui un nuovo store concettuale progettato con l’architetto italiano Roberto Baiocchi. Inoltre, un nuovo approccio creativo fu regalato dal direttore artistico francese Fabien Baron.

La Perla Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild
Atelier Collection, Parigi 2015, Hôtel Salomon de Rothschild

Nel 2015, La Perla presentò la sua prima Atelier Collection a Parigi, alla sfilata nell’Hôtel Salomon de Rothschild. I capi, realizzati a mano, richiesero circa 14 mesi di lavorazione. A fashion show terminato, tali capi vennero esposti nella boutique Brands in Rue du Faubourg Saint-Honoré.

Situazione attuale

La Perla Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017
Il Presidente Silvio Scaglia e la Creative Director Julia Haart, febbraio 2017

Nel 2016 la designer di calzature Julia Haart fu nominata direttore creativo: debuttò con la collezione primavera/estate 2017 a settembre 2016, alla settimana della moda di Milano.

Attualmente, il marchio è di proprietà della Pacific Global Management, supervisionato dal presidente Silvio Scaglia e dal direttore creativo Julia Haart. L’attuale musa è Kendall Jenner, che appare in tutte le loro campagne. L’azienda continua a vivere secondo il motto della fondatrice Ada Masotti, “mai scendere a compromessi su qualità e innovazione”.

La Perla Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017
Kendall Jenner, campagna pubblicitaria 2017