PAUL SMITH

Paul Smith, sarto e stilista inglese, ha inaugurato uno stile anticonvenzionale, in costante rielaborazione. Leggi la storia del designer dalle sue origini.

Indice.

  1. Lo stile.
  2. You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).
  3. Paul Smith a Milano.
  4. Gli anni recenti.
  5. Situazione attuale.

Lo stile.

Paul Smith (1946) è un sarto e stilista inglese. La prima cosa che ha venduto era un fazzoletto da tasca con la bandiera britannica. Oggi, nei suoi negozi si trova di tutto, dai robot alle cravatte. Sempre e comunque anticonvenzionali. Ha trasformato il sartoriale in un’esplosione di colori, di invenzioni, di tendenze moda abbinate alla più antica qualità dei tessuti. Il designer conserva lo spirito di un ventenne cutting edge. E proprio per questo resta sempre sulla cresta dell’onda.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Un ritratto dello stilista.
Un ritratto dello stilista.

I suoi abiti sono come il suo personaggio: divertenti e seri al tempo stesso, eccentrici ma portabili. Dopo aver aperto una boutique multimarca a Nottingham nel 1970, nel 1979 inaugura il suo primo vero negozio, rivoluzionando il concetto degli spazi vendita. I negozi divennero, da allora, non soltanto luoghi per l’esposizione finalizzata all’acquisto, ma anche e soprattutto punti d’incontro per chi si riconosceva nel suo stile.

La prima sfilata di moda maschile risale al 1976, a Parigi. Nel 1994 ha lanciato anche la linea di abbigliamento femminile che rispecchia per taglio e concezione lo stile di quella da uomo. La fama della griffe non ha mai smesso di crescere. È stato anche chiamato come consulente dal primo ministro Tony Blair.

You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!).

A febbraio del 2001, Paul Smith viene inserito in The Queen in the Birthday Honors List, un riconoscimento per il suo apporto alla moda britannica. Lo stesso anno viene pubblicato You can find inspiration in everything (and if you can’t, look again!) che, in italiano, suonerebbe come È possibile trarre ispirazione da qualunque cosa (e se non riesci, guarda di nuovo!). Non è una monografia di moda, né un catalogo di abbigliamento, ma una raccolta di immagini in cui l’autore viene ritratto nelle più disparate situazioni. Il volume, di 288 pagine, è stato curato da Alan Aboud che ha affiancato l’autore come art director per più di dieci anni. Il progetto invece è stato firmato anche da Jonathan Ive (designer dell’iMac). Nello stesso periodo, inaugura un negozio a Londra presso il Royal Exchange.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Il libro "You can find inspiration in everything".
La copertina del libro “You can dind inspiration in everything (and if you can’t, look again!)”.

Paul Smith a Milano.

A marzo del 2002 Paul Smith apre il suo primo negozio monomarca in Italia, in via Manzoni a Milano. Il progetto è di Sophie Hicks. Viene poi inaugurato il primo negozio di scarpe da uomo a Parigi. Il mese successivo, in collaborazione con Cappellini, viene lanciata la collezione di arredamento Mondo durante il Salone del Mobile di Milano. Lo stilista ha continuato a collaborare con le aziende del Salone del Mobile anche nelle edizioni successive.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Lo stilista al Salone del Mobile.
Lo stilista al Salone del Mobile in collaborazione con Gufram, 2016.

Nello stesso periodo, lo stilista organizza Great Brits, una mostra con lo scopo di rendere omaggio ai più grandi designer d’oltremanica. L’esposizione si svolge proprio nel suo studio milanese di viale Umbria 95. Sono 4 i giovani selezionati dallo stilista: D. Mathias Bengtsson, Tord Boontje, Daniel Brown e Sam Buxton.

Nel 2003, dopo l’enorme successo ottenuto con la prima collaborazione, Reebok incarica lo stilista di creare una nuova collezione di scarpe uomo-donna in stile anni Ottanta che prende il nome di Paul Smith Reebok 2. I materiali sono principalmente il nylon (in arancio e blu) e la vera pelle (rosso e blu). In esclusiva mondiale, solo nei negozi di Paul Smith (circa 250 in tutto il mondo) è possibile acquistare, alla “modica” somma di 295 sterline, Moonage Daydream: the truth behind Ziggy, il primo libro scritto da David Bowie. Ognuna delle 2500 copie numerate è autografata.

Le boutiques e le righe iconiche.

Nel 2005 apre la prima boutiques della linea Pink nel quartiere Daikanyama di Tokyo. Il flagship store misura 120 mq ed è interamente dedicato alla collezione donna e agli accessori. Il suo nome è Paul Smith Pink +. Lo stesso anno lancia la collezione Black, che segue una precedente collezione Blu: è la seconda linea per le donne che si trova nei grandi magazzini come Harvey Nichols, Harrods e Selfridges.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. Le righe.
Carta da parati a righe firmata da Paul Smith per Maharam.

Le boutiques Paul Smith sono note per il loro design unico e giocoso. Ogni negozio è disegnato ed arredato in modo diverso, ma tutti sono pieni di colore e di carattere, rispecchiando la personalità dello stilista. La sua concezione si riflette sul design anticonvenzionale delle boutiques.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La boutique di Los Angeles.
La boutique di Los Angeles.

Nel 2006, con l’intento di utilizzarla solo per una stagione, lo stilista lancia l’ormai iconica firma Paul Smith Stripes. Non ci sono molti stili che possano essere indossati sia da bambina di due anni che da un uomo di 35: le strisce sono forse l’unico candidato. La fantasia a righe, grafica e ripetitiva, piace a tutti. Le righe hanno il potere di rendere una superficie altamente distinguibile, il che, parlando di abiti, spiega perché non sono mai state tenute in gran conto.

Gli anni recenti.

Nel 2009 Paul Smith realizza una collezione di abiti da bici in associazione con Rapha. In questo periodo apre negozi a Dubai, Bangalore, Leeds, Anversa, Los Angeles e Londra.

Per celebrare i 40 anni nel mondo della moda, a metà novembre del 2013 apre, al London Design Museum, la mostra Hello, My Name is Paul Smith. L’obiettivo è quello di esplorare tutti gli aspetti della carriera dello stilista, tra cui gli sviluppo futuri. Accurate riproduzioni dello studio di Paul Smith, oltre che un’istallazione immersiva, rivelano alcune delle sue ispirazioni. La mostra è un vero e proprio viaggio attraverso le sue collezioni, una giornata nella vita di una sfilata e nelle collaborazioni con gli altri brand.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La mostra "Hello, my name is Paul Smith".
La mostra “Hello, my name is Paul Smith”

Situazione attuale.

Nel 2017, a Firenze, Paul Smith illumina con una luce fluorescente la sua linea giovanile, PS by Paul Smith, e la rilancia con un focus più attento agli abiti basici. Lo stilista sostiene infatti che la pietra miliare del suo business sono le basi:

“Abiti ben fatti, di buona qualità, dal taglio semplice, fatti con tessuti particolari e facili da indossare”.

Paul Smith non ha presentato le sua collezione a Pitti Uomo per 23 anni, ma ha ritenuto Pitti Uomo 91 l’occasione giusta per presentare la sua nuova collezione. Quest’ultima traduce le sue attitudini verso il classico e verso il bizzarro in termini relazionabili alle nuove generazioni.

Dizionario della Moda Mame: Paul Smith. La sfilata a Pitti Uomo 91.
La sfilata a Pitti Uomo 91.

Aadvenik

Designer di origine norvegese vive e lavora a Londra, dove fa sfilare le sue collezioni donna durante la Settimana della Moda di Londra. Nel 2002 ha conseguito un master presso il Royal College di Londra, e poco dopo diventa assistente di Alexander McQueen. Le sue creazioni si ispirano nei colori e nelle forme agli anni ’80, uno stile che decreterà il suo successo anche tra le celebrities di tutto il mondo, come la principessa di Norvegia. Nel 2008 debutta a Milano grazie all’appoggio del White Club, dove sfila insieme ad altri otto nuovi talenti.

Agnona

In consorzio con un’altra azienda italiana e una peruviana, si è aggiudicata nel 1965 una quota della fibra di vigogna che il Perù liberalizzava dopo 30 anni in cui era stata vietata la tosatura del piccolo camelide che vive oltre i 4 mila metri sulle Ande. È stata fondata ad Agnona (Vercelli) nel 1953 da Francesco Ilorini Mo che puntava a una produzione di assoluta qualità e che, per questo, stabilì contatti con i migliori produttori di fibre nel mondo, garantendosi il meglio delle lane superfini, mohair, cammello, alpaca, cachemire, in Australia, Perù, Cina, Tibet. L’industria produce a ciclo completo, partendo dalla materia prima fino al prêt-à-porter, avviato agli inizi del ’70: dal magazzino alle mischie, dalla filatura alla roccatura, alla ritorcitura, all’orditura, alla tessitura, alla garzatura, alla cimatura, alla produzione di abbigliamento, soprattutto maglieria e accessori in fibre preziose.

La distribuzione avviene attraverso boutique monomarca e una selezione di punti vendita nel mondo. L’azienda ha 261 dipendenti e un fatturato che nel ’98 è stato di 67 miliardi di lire. Dal gennaio ’99 fa parte del Gruppo Zegna. Ma alla sua testa restano i figli di Francesco Ilorini Mo: Massimo, Alberto (è il presidente) e Federica. Agnona fa parte delle più importanti associazioni del mondo tra allevatori e consumatori di fibre pregiate. È uno dei tre membri soci dell’International Vicuna Consortium che detiene l’esclusiva mondiale della preziosissima lana. In Perù, è presente con quote societarie nella Incalpaca Tpx, azienda leader nella produzione di alpaca. 

2001, novembre. Riapre dopo una ristrutturazione il primo negozio Agnona a Milano in via della Spiga, che è affiancato dallo show room di via Senato. Successivamente, vengono aperti negozi a Firenze, Venezia, Porto Cervo, Shangai, Tokyo e Seul. Il 2001 è anche l’anno di importantissimi insediamenti nei corner dei più prestigiosi department store del mondo, fra cui uno spazio di 213 metri quadrati nei grandi magazzini Harrod’s di Londra. Harrod’s diventa distributore esclusivo del marchio Agnona nel Regno Unito.

Barrett

Nasce a County Galway. Studia pittura al Regional Technical College di Galway. Nel 1982 si trasferisce a Londra dove inizia il mestiere da autodidatta (fatto di cui va fiero, sentendosi libero da restrizioni tecniche tradizionali). Presenta la sua prima collezione l’anno seguente. Ha una clientela fedele, un po’ modaiola, un po’ high society. Rilancia la moda del diadema di pietre preziose. Disegna collezioni di gioielli per Lagerfeld, Chanel, Versace, Montana, Ungaro, Galliano e Katharine Hamnett. Lavora con la moglie Jules de Bairead, in un ex fabbrica di fiammiferi a Islington, zona trendy del nord di Londra. È sua la piccola corona di 231 diamanti per le nozze di Victoria Adams, una delle Spice Girls, con il calciatore David Beckham.

Savoir

Designer messicano, mischia l’eleganza e il casual. Le sue collezioni sono composte da abiti ready to wear e per occasioni speciali, da cocktail e da sposa. Lo stile bohemien, l’uso di tessuti di lusso e i ricami luccicanti sono la firma dello stilista. I suoi pezzi possono essere trovati anche fuori dal Messico, a Londra, Barcellona e Dubai.

Andrè

È nata a Bangui, nell’Africa Equatoriale Francese, da una famiglia di minatori. Da adolescente sognava di diventare fotografa di moda e si recò a Londra, in seguito, sbarcata a Parigi, iniziò a frequentare la Scuola di moda e nel 1970 succedette a Marc Bohan in qualità di assistente presso la Maison Dior. Nel 1981 incontrò Stevan Dohar, un architetto ungherese che con l’aiuto finanziario di alcuni amici decise di lanciare la Adeline André.

Nello stesso anno la stilista brevettò la stampa del suo primo "Three-sleeve-hole garment", un capo così innovativo da meritarsi un posto nei musei della moda di Parigi, New York e Lisbona. I suoi capi per uomo e per donna, in tessuti morbidi e dalle linee fluide oggi vengono prodotti esclusivamente per la sua clientela privata e presentati durante manifestazioni su invito presso gallerie o atelier a Parigi, Londra e New York.

A Bathing Ape

Marchio nato dall’estro creativo dello stilista giapponese Nigo nel 1993. Il nome del marchio significa letteralmente: "fare il bagno in acqua tiepida", un’espressione usata per descrivere la vita frivola e agiata dei ragazzi di Tokyo oggi. Per lo più conosciuto con l’acronimo BAPE, con la sua scimmietta (simbolo del marchio) è ormai l’icona dello street fashion di Tokyo. La sua forza risiede nella continua diversificazione del marchio e nella creazione di capi in serie limitatissima, venduti esclusivamente in Giappone e a Londra.