Guerriero

Nato a Napoli, da padre napoletano e da madre danese, è attratto dalla moda durante le sue estati capresi. Nel 1984, conseguita la maturità scientifica, decide di lasciare Napoli per Milano. Lavora come modello per Giorgio Armani e frequenta corsi di fashion designer. Entra alla Gianni Versace: prima un incarico nella fabbrica Versace a Novara, poi un posto nello staff di via del Gesù. Nel ’91 diventa consulente di Alberta Ferretti e successivamente di Donatella Girombelli per il marchio Genny. Nel ’98, debutta in proprio, sfilando a ModaMilano.
1999. È chiamato a disegnare il marchio Les Copains.
2002, settembre. Lo stilista ha definito la sua sfilata Holiday couture e ha voluto come scenografia una famiglia, papà, mamma e bambino, in vacanza su un prato, accanto a un furgone tutto colorato. Anche la donna di Stefano Guerriero, con lunghi capelli da rasta, è rilassata, pigra e tranquilla, le piace il lusso e l’eleganza, ma senza ostentazione: giubbotti di pelle da portare con pantaloni morbidi e ampi di cotone, T-shirt ricamate e tute fiorate, gonne di seta a disegni pop. Lo stilista ha debuttato a febbraio 2008 sulle passerelle milanesi con il marchio turco Balizza in veste di direttore artistico. All’italiano è stato affidato il compito di far raggiungere al brand, anche in Italia, la popolarità di cui già gode in mercati come quello turco e quello russo. Guerriero ha accettato la sfida senza però tralasciare il proprio marchio.

Capone

Debutta con Max Mara. In breve tempo, si afferma e disegna collezioni per altre importanti aziende italiane di prêt-à-porter: Fendi, Erreuno, Les Copains. Nel 1991 firma le sue prime collezioni uomo e donna e, nel ’95, apre uno show room a Milano.

Bellaish

Poco più che trentenne, è nato a Tel Aviv, dove ha frequentato l’Accademia di Tecnologia Tessile, con specializzazione nel design di moda. Emergente già emerso, per la forte personalità delle sue creazioni che nel ’96 conquistano il pubblico di Gorizia e gli fanno ottenere il premio Mittelmoda. Si accorge di lui anche Roberto Cavalli: lo affiancherà per quattro anni, imparando sottili trucchi per inventare abiti seducenti che, comunque, poi interpreterà a modo suo, prediligendo il nero alle fantasie sfrenate. Nel 2000, la svolta: collabora con Les Copains e si mette in proprio. La sua città d’origine lo consacra "primo stilista israeliano autore di una collezione personale". Ovviamente l’obiettivo è conquistare il pubblico di Milano Moda Donna: ci riesce con la sfilata per la primavera-estate 2001, quando presenta una sorta di donna-insetto, accarezzata da inquietanti e pericolose fantasie, scorpioni che si inseguono, spine e pungiglioni applicati, né mancano aculei di gomma che ondeggiano su impalpabili tessuti come fatti d’aria colorata, e maniche alate. Lo scorpione in ogni modo non è casuale. È considerato sacro nel suo paese. Abilissimo nel mescolare materiali differenti e improbabili: pelle, denim, silicone, seta e chiffon, un blob che vuole appunto sottolineare una femminilità giocata sui contrasti. Contemporaneamente hard e soft.