ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sule collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi simescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmer e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

Atelier Gustavo Lins

Nato in Brasile, Gustavo Lins si è dedicato inizialmente agli studi di architettura. In seguito ha lavorato come free lance realizzando fantasie per i tessuti di Castelbajac, Gaultier, Kenzo e Galliano a Parigi per poi decidere di creare nel 2003 la propria linea di abbigliamento per uomo e per donna, distribuita nelle più importanti boutique del mondo. Pelle, tessuto, costruzioni architettoniche di ispirazione orientale che ricordano certe collezioni del primo Gianfranco Ferré.

Kenzo

Prende il nome dal suo fondatore, lo stilista giapponese Kenzo Takada (Himeji, 27 febbraio 1939). Quinto di sette figli, avrebbe voluto studiare stile, ma dai genitori viene iscritto ai corsi universitari di letteratura inglese. All’ateneo di Kobe Gaibo rimane tre mesi: parte per Tokyo dove, nel 1958, è ammesso alla Bunka Gakuen, la prestigiosa scuola di fashion design: al terzo anno di corso vince il primo premio.

Dopo un periodo di lavoro per una catena di grandi magazzini, lascia il Giappone per Parigi. Arriva in Francia nel ’65, vede le sfilate dei grandi di allora, Cardin, Dior e Chanel, vende alcuni disegni a Louis Feraud e ad altri stilisti; lavora per Bon Magique e per Jardin des Modes. Ristruttura e dipinge (con un decor di giunchi) il suo primo negozio: nasce così la boutique Jungle Jap in Galérie Vivienne. È il 1970.

Abiti – e maglieria – che rivoluzionano il gusto del momento: forme, materiali e disegni tradizionali del Giappone si mischiano armonicamente con lo stile europeo. Dieci anni dopo la società nata dal marchio Kenzo viene presieduta da Francois Beaufumé: fino al ’93, anno in cui il gruppo Arnault ne assume il controllo. Ma già nel ’76 le boutique Kenzo aprono i battenti in tutte le più grandi città del mondo, mentre la produzione si differenzia in varie linee: uomo, donna, bambino, jeans, accessori, biancheria per la casa, oltre a profumi per uomo e donna e a prodotti da bagno, nonché penne. Talento eclettico, Kenzo ha realizzato costumi per il teatro, in particolare per la Course du Temps di Stockhausen (1979) e realizzato un film, Rêve après Rêve (1980); è stato protagonista di mostre e retrospettive; ha vinto numerosi premi.

Al compimento del suo sessantesimo anno d’età, Kenzo Takada ha annunciato l’addio alla moda e alla sua maison: “per dare un nuovo orientamento” alla sua vita. Conclude la “prima parte” del suo percorso con una meravigliosa sfilata tenutasi allo Zenith di Parigi, il 7 ottobre 1999. Le ispirazioni vanno alle mille e una notte, un omaggio al circo di Fellini, in cui vengono ripercorsi i primi trent’anni di storia della moda, attraversando tutti i continenti. Nel finale dell’applauditissimo défilé-show poi, con abilità da trapezista, Kenzo spunta dal soffitto (sostenuto da un cavo) per appoggiarsi e camminare su un enorme globo terrestre che ruota sotto i suoi piedi, a simboleggiare la sua volontà di riprendere il cammino verso nuove mete e viaggiare alla scoperta di mondi e stili a lui ancora ignoti.

Intanto la società viene acquistata da LVMH Fashion Group (Louis Vuitton Moet hennessy, presieduto da Bernard Arnault), che assume il pieno controllo del marchio Nel maggio del 2002 avviene un colpo di scena. Kenzo ritorna sul mercato con una linea di prêt-à-porter, accessori e biancheria della casa, chiamata Yume (in giapponese vuol dire Sogno). La collezione viene prodotta in joint venture con Lvmh Fashion Group. In concomitanza con la sua rentrée, lo stilista realizza un sogno accarezzato per lungo tempo, la creazione di una linea di moda pronta da vendere per corrispondenza. La collezione unica è riservata al catalogo della Redoute, del gruppo Ppr (Pinault Printemps Redoute) grande rivale della Lvmh nella lotta per la leadership mondiale nel settore del lusso.

A marzo del 2003, dopo l’addio di Roy Krejberg, designer della linea uomo, la maison annuncia che non sfilerà durante la settimana parigina del prêt-à-porter. La motivazione ufficiale della rinuncia (“Preferiamo concentrarci sull’apertura del nuovo flagship store, che sorgerà presso l’ex immobile della Samaritaine Sport”), sembra nascondere l’ennesimo colpo di scena: Kenzo Takada sarebbe stato contattato dalla LVMH per tornare all’interno della griffe. In realtà, le voci vengono smentite con la nomina a direttore artistico della maison da parte dello stilista italiano Antonio Marras.

Da quel momento in poi, inizia una nuova stagione per la maison, contrassegnata da una grande energia creativa che la porta al raggiungimento di un notevole successo sia presso gli addetti ai lavori, sia presso il pubblico finale. Le sfilate create da Marras, quasi fossero delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, ben si armonizzano con lo spirito di perfezione delle decorazioni e delle ambientazioni altamente raffinate tipiche della cultura giapponese. Reminiscenze simboliche, come il fiore di pesco, l’onda, il colore delle bambole kokeshi, si mescolano con le trame e i tessuti del folklore isolano (quello della Sardegna), e dalla fusione di tutti gli elementi che accomunano i due stilisti (l’isola, il mare e la natura) la griffe si rinnova senza mai rinnegare la propria identità. Il successo delle collezioni donna è tale che ben presto vengono affidate a Marras anche tutte le altre linee, dall’uomo al bambino, alla casa, al profumo. Anche le boutique monomarca si rinnovano nel décor per riflettere il nuovo corso. Ultima in ordine cronologico quella di Milano, inaugurata nel febbraio 2009, una sorta di pavillion settecentesco dove stucchi, piante e fiori creano la scenografia ideale per delle collezioni raffinate, che riportano il visitatore alle “delicate” atmosfere sognanti del mondo Kenzo.