NAPAPIJRI

Napapijri è un marchio di abbigliamento sportivo, noto per l’iconica giacca Skidoo ed il logo della bandiera norvegese.

Indice.

  1. Le origini
  2. Il logo
  3. Lo stile
  4. L’iconica giacca Skidoo
  5. Napapijri sostiene l’ambiente
  6. L’espansione del brand
  7. La tecnologia Thermo-Fibre
  8. Collaborazioni
  9. Situazione attuale

Le origini

Napapijri. Intrepidi esploratori.
Intrepidi esploratori.

Napapijri è una linea di abbigliamento sportivo e da montagna che fa capo all’azienda aostana Green Sport Monte Bianco. La storia del brand nasce nel 1987 all’ombra del Monte Bianco, dove il signor Rosset, produttore di borse da viaggio, mostra una nuova sensibilità per l’abbigliamento outdoor. La sua idea è quella di coniugare materiali innovativi con una particolare attenzione per lo stile.

L’iconica Bering Bag è stato il primo prodotto creato da Napapijri. Il nome deriva dal grande ufficiale danese nella Marina Russa, Vitus Bering, che, nel 18° secolo, fu uno dei primi ad esplorare la grande distesa di mare Artico che separa la Russia dal Nord America.

Nel giro di qualche anno, lo stabilimento di Aosta viene affiancato da nuove unità produttive e da numerose joint venture con aziende tecnologicamente avanzate, che permettono al brand di conservare standard produttivi elevati.

Il logo

Napapijri. Il logo.
Il logo.

Napapijri, in lingua finlandese, significa Circolo Polare Artico. Il logo, metà al positivo e metà al negativo, rappresenta graficamente i poli Nord e Sud. La bandiera norvegese, invece, è strettamente collegata al DNA del marchio. La Norvegia, infatti, terra ricca di magnifici paesaggi dalle condizioni estreme, oltre ad essere il Paese più a nord d’Europa, ha anche dato i natali ad alcuni dei più grandi esploratori del 20° secolo.

Lo stile

Giacche, giacconi e maglioni Napapijri sono disegnati in colori tenui che si mescolano direttamente con il paesaggio urbano, quindi sono ideali per la città, ma anche per i viaggi e come abbigliamento da montagna. Lo stile è minimalista, senza loghi o colori eccessivi. Sono indumenti molto facili da abbinare, specialmente per lo stile informale, che va bene nella maggior parte delle occasioni.

Il marchio Napapijri unisce moda e funzionalità. I loro prodotti si possono quindi usare sia per un’escursione pomeridiana nel bosco che per la successiva cena informale al ristorante del posto. Il marchio rappresenta una mentalità globale che incrocia confini, cultura, natura e arte. Fin dall’inizio, l’azienda si è impegnata a coniugare le caratteristiche utili per una passeggiata in montagna con il fascino dell’urban wear.

L’iconica giacca Skidoo

Nel 1990 è nata l’iconica giacca Skidoo. Ancora oggi uno dei capispalla più rivoluzionari mai ideati, la Skidoo ha conquistato il successo affermandosi come un’innegabile icona di stile. Concepita inizialmente come un pullover, questa giacca è accuratamente progettata con un moderno tessuto tecnico, resistente e leggero allo stesso tempo, pensata per garantire la massima protezione dagli agenti atmosferici. Sono questi i dettagli che fanno la differenza.

Napapijri. L'iconica giacca Skidoo.
L’iconica giacca Skidoo.

In seguito, Napapijri amplia la propria produzione dall’abbigliamento agli accessori. Nel 1998 il marchio approda in Giappone, primo passo di un’espansione verso Oriente su cui l’azienda aostana punta molto. Apre poi un negozio a Parigi, nel prestigioso e pittoresco Village Royale. Nel frattempo, la linea Napapijri Geographic, di abiti sportivi, accessori e scarpe per uomo e donna, dal 2000 viene affiancata da Napapijri Kids, un’ottantina di capi unisex per i bambini dai 2 ai 16 anni.

Nel 2003 avviene la collaborazione con Karl Lagerfeld per la creazione di una giacca Skidoo in edizione limitata. Nel 2004, mentre Giuliana Rosset è Amministratore Delegato dell’azienda, il marchio viene acquistato dalla holding statunitense VF Corporation. Quest’ultima,  specializzata in outwear e sportswear, è già proprietaria di Lee, Wrangler, Nautica, Eastpak. In seguito a questo, tutte le attività di progettazione, distribuzione e comunicazione vengono trasferite nel quartier generale di Lugano. Inoltre, grazie agli investimenti sul mercato internazionale, è previsto che, entro la metà del 2004, il fatturato di Napapijri sarebbe arrivato in buona parte dall’estero.

Nel 2005 il brand apre un negozio a Monaco di Baviera, poi, nel 2007, un altro a Berlino, lanciando, per l’occasione, una linea di calzature. Nel 2007 il brand avvia anche la produzione di occhiali da sole, e una riqualificazione della propria identità con l’inaugurazione a Milano di un gallery store in via Manzoni, il quale ospiterà mostre fotografiche ed eventi a tema viaggio e ambiente. Seguirono altre inaugurazioni a Chamonix e a Parigi; il negozio di Tokyo, nell’area di Shibuya, è il primo passo verso l’espansione in Oriente, prioritaria per l’azienda.

Napapijri sostiene l’ambiente

Per celebrare l’apertura del negozio di Milano, nel 2008 Napapijri mette in mostra nel negozio le fotografie  del fotografo/avventuriero Sebastian Copeland, l’ambasciatore ufficiale del brand. Il titolo della mostra è “Antartide: il riscaldamento globale”. Il ricavato della vendita delle fotografie è andato a Global Green USA, il ramo americano della Green Cross International.

Napapijri continua a sponsorizzare le spedizioni di Copeland per fotografare e filmare ambienti a rischio di estinzione per sostenere i viaggi, in modo da sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche ambientali e di eco-sostenibilità. Il progetto rientra perfettamente nella filosofia Napapijri.

Napapijri. L'ambasciatore del brand Sebastian Copeland.
L’ambasciatore del brand Sebastian Copeland.

Nel 2009 Andrea Cannelloni diventa presidente di Napapijri e apre il suo 50esimo negozio a Lille, in Francia. L’anno successivo lo stilista giapponese Yoshinori Ono progetta per Napapijri una linea speciale chiamata “Progetto Speciale 66° 33′“, numeri riferiti alla latitudine del Circolo Polare Artico. Nello stesso periodo, il brand inaugura l’on-line store.

Napapijri. Il progetto speciale 66° 33'.
Il progetto speciale 66° 33′.

Nel 2011 il marchio presenta una giacca al costo di 10€ per la campagna Democratic Wear lanciata dai grandi magazzini Coin. Una percentuale delle vendite è andata alla Croce Verde italiana. Nell’estate dello stesso anno Napapijri lancia “The Denim Project“, una capsule collection composta da 5 jeans e una giacca dallo stile “usurato”. Ogni capo è diverso dall’altro grazie alle differenze di vestibilità e di trattamenti. i lavaggi infatti spaziano dal 100% indigo, ai rammendi hand made, alla tecnica dello stone washed per dare un effetto “sporco”. Gli stessi processi di lavorazione sono usati anche per la denim jacket Aijal, dando quel sapore vintage che l’uomo Napapijri, viaggiatore di mondi sconosciuti e ricercatore d’emozioni forti, può interpretare.

L’espansione del brand

Vengono lanciate le collezioni Geographic e Authentic e Napapijri apre le porte al mondo lanciando il suo primo sito web di sito e-commerce. Il 2012 è un anno cruciale per l’azienda, che apre il suo 100esimo negozio a Stoccolma, oltre che un flagship store a Seul.

Napapijri. Il negozio di Sant'Anton in Austria.
Il negozio di Sant’Anton in Austria.

Nel 2013 vengono aperti negozi in due delle mete di montagna europee preferite: a Crans Montana (Svizzera) e a Sant’Anton (Austria). L’anno dopo, nel 2014, il brand collabora con BMW in occasione del 9° anniversario del BMW xDrive Tour in Francia per il drive test su terreni invernali, fornendo al team BMW tutto l’abbigliamento necessario per affrontare le difficili condizioni atmosferiche. Napapijri ha inoltre ampliato il suo network di vendite con l’apertura di un nuovo store nel cuore della principale zona commerciale di Vienna.

Per la collezione Primavera/Estate 2014, Napapijri si sposta dai boschi dell’altopiano Sierra de Urbasa alla valle del deserto di Bardenas Reales. Mescolando elementi del suo DNA con i viaggi mondiali, il brand ha sviluppato un mix convincente tra uno stile colto ed uno più fresco. Nel 2015, con un comunicato stampa ufficiale, Napapijri si impegna nella salvaguardia degli animali e smette di produrre pellicce. A partire dalla collezione invernale vengono usate pellicce sintetiche di alta qualità prodotte dal marchio Canecaron.

La tecnologia Thermo-Fibre

Napapijri. La tecnologia Thermo-Fibre.
La tecnologia Thermo-Fibre.

Per le collezioni invernali, Napapijri adotta la tecnologia Thermo-Fibre, un’alternativa ecologica alla piuma. Questa tecnologia consiste di un finissimo strato di termofibra composto da sfere, coniugate in una consistenza morbida e ovattata, che assicura elevate proprietà termoregolanti, termoisolanti e antibatteriche. In particolare, la speciale termofibra si abbina ai diversi materiali della stagione, presentando Aerons: una giacca multitasking dall’anima high-tech e dal gusto estremamente versatile. Aerons è perfetta per le diverse occasioni, tra impegni cittadini, viaggi ed escursioni.

Collaborazioni

Nel 2016 l’artista olandese, Heleen Blanken collabora con il brand per esplorare la tensione tra l’urbano ed il selvaggio nella sua nuova opera d’arte. Quest’ultima è incentrata sul contrasto tra la distruzione industriale e la bellezza della natura.

Napapijri. La collaborazione con Heleen Blanken.
La collaborazione con Heleen Blanken.

Nel 2017 viene lanciata una capsule collection in collaborazione con la stilista londinese Martine Rose, che prende ispirazione dall’hip-hop anni Novanta. La linea è contemporanea e creativa: un must-have. Grazie all’attenzione e al dettaglio e a i capi oversize, la stilista è riuscita a preservare l’unicità del marchio, imprimendo, allo stesso tempo, la sua impronta. Iniettando una buona done di colore nella collezione, Martine Rose un po’ di contrasto nel mondo Napapijri, da sempre noto per i suoi toni scuri. Il pile arricciato è la nuova dimensione dell’isolamento termico. La collezione mescola le salopette con giacche oversize gialle, blu o nere, basate sul vello riccio di Napapijri.

Napapijri. La capsule collection di Martine Rose, 2017.
La capsule collection di Martine Rose, 2017.

Situazione attuale

Oggi Mariano Rajoy è il Presidente del brand. Per la stagione Autunno/Inverno 2017 il brand lancerà il Superlight Parka utilizzando la tecnologia Thermo-Fibre in collaborazione con la Freudenberg Performance Materials Apparel. Ogni elemento del Superlight Parka è stato studiato per rispondere a qualsiasi necessità quotidiana del consumatore urbano, mantenendo al tempo stesso la performance e il look iconico del classico parka.

Napapijri. Il Superlight Parka per l'inverno 2017.
Il Superlight Parka per l’inverno 2017.

Le due linee Napapijri Geographic e Napapijri Authentic si combinano per costituire due offerte differenti. La prima si basa sul concetto di capi da giorno per l’uso quotidiano in città e nel tempo libero. La seconda invece sottolinea le autentiche origini del marchio ed il suo alto contenuto tecnico e di prestazioni, capace di offrire un utilizzo impeccabile in tutte le situazioni e condizioni atmosferiche. Il migliore esempio della passione Napapijri è l’iconica giacca Skidoo, costantemente rivisitata nel corso degli anni, con colori e materiali sempre nuovi, in modo da perpetuare l’energia di uno stile durevole ma, soprattutto, capace di raccontare una storia.

Attualmente, Napapijri ha una vasta rete di distribuzione con oltre 600 negozi in Italia e partnership in tutto il mondo, controllate da 3 filiali, una negli Stati Uniti, una in Francia e una in Germania.

 

FENDI

Fendi è un’azienda italiana di alta moda, nota per le sue lussuose pellicce e la pelletteria. Leggi la storia dello storico marchio con la doppia F.

Indice

  1. Le origini
  2. Karl Lagerfeld direttore creativo
  3. La terza generazione
  4. LVMH acquista Fendi
  5. I successi
  6. Gli anni recenti
  7. 50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.
  8. Situazione attuale

Le origini

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni Trenta, ma il vero successo arriverà con la seconda generazione: le cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda apporteranno nuove energie e nuove idee.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il primo negozio a Roma.
Il primo negozio a Roma.

Karl Lagerfeld direttore creativo

Nel 1926 l’azienda apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. Nel 1965 inizia la collaborazione con Lagerfeld, rinomato per essere riuscito a trasformare il concetto stesso di pelliccia. Viene così reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, ingombrante e non sempre facile da indossare. Con Lagerfeld come direttore creativo, la pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, e diventa “fun fur”, un prodotto base nel DNA del brand, che esiste ancora oggi. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di pellicce dimenticate e trascurate.

Fendi Collezione Donna primavera/estate 2018
Collezione Donna primavera/estate 2018

Anche le borse diventano più funzionali. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nasce la linea Selleria: pochi modelli e lavorazione completamente artigianale.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.
Le sorelle Fendi con Karl Lagerfeld.

La terza generazione

Nel 1977 Fendi presenta la prima collezione pret-à-porter della Maison. Nei primi anni ’90, la terza generazione, nella persona di Silvia Venturini Fendi, figlia di Anna, scende in campo nella direzione creativa di accessori e linee Uomo. Silvia Venturini Fendi lancia la linea Fendissime, con pellicce, sportswear e accessori studiati per un mercato più giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Nel frattempo, l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze: dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa. Complessivamente una ventina di licenze, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria.

In questo periodo, circa l’80% della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita. Il fatturato si aggira sui 600 miliardi, cosa che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce sia per il cinema sia per il teatro. Fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati: Gruppo di famiglia in un interno (1974) e L’Innocente di Visconti (1976), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (1980), La Traviata di Zeffirelli (1983), Interno Berlinese di Liliana Cavani (1985), la Carmen (1986), L’età dell’Innocenza di Scorsese (1993), Evita di Parker (1996).

Fendi Silvia Venturini con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018
Silvia Venturini Fendi con i suoi modelli, collezione Uomo primavera/estate 2018

LVMH acquista Fendi

Sul finire del ’99, l’azienda è al centro di molti appetiti d’acquisto. Dopo infinite voci di cessioni, la Maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault, proprietario di LVMH. LVMH, in joint venture con Prada (Lvp Holding), acquista il 51% della società, ma la gestione resta nelle mani della famiglia Fendi. Più avanti, Prada inizia a cedere le sue quote a LVMH, che nel 2001 diventa azionista di maggioranza.

I successi

Nel gennaio 2001, Fendi collabora in joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società, chiamata Fendi Japan K:K, è sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.

A partire dal 2002, la collezione Uomo viene prodotta, per 5 anni, da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). Nello stesso periodo, il marchio lancia il servizio su ordinazione per articoli di pelletteria fatti a mano, tra cui la celebre borsa Pekaboo. Questo dà ai clienti l’opportunità di customizzare completamente la propria borsa: un vero e proprio lusso.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il servizio su ordinazione, fatto a mano.
Il servizio su ordinazione, fatto a mano.

Fendi continua a promuovere eventi culturali di portata internazionale, tra cui la mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute. Fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, la mostra ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi.

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma (palazzo Boncompagni Ludovisi, IIXX secolo). La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda. Nel 2010 Fendi lancia la linea kids e Fendi Home. Una storia fatta di primati mondiali, quella della Maison italiana.

Una storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e una passerella di 1,500 miglia.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla Muraglia Cinese.
La sfilata sulla Muraglia Cinese.

L’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008, invece, si è svolta con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati.

Gli anni recenti

La Maison italiana è sempre promotrice di nuovi progetti ed innovazioni. Nel 2011 Fendi collabora con Maserati, in particolare sulla “GranTurismo Convertible”, grazie ai comuni valori di artigianalità e tradizione. L’auto è stata supervisionata da Silvia Venturini Fendi, e i materiali, realizzati su misura ed in diversi colori, sono stati creati appositamente per quel modello. L’auto ha l’inconfondibile logo della doppia F impressa sul sedili, al centro del simbolo del Tridente sulle ruote e nella parte davanti.

Nel 2013 la Maison ha iniziato il lavoro di restauro delle fontane a Roma, secondo il progetto Fendi For Fountains. L’opera è cominciata con la fontana di Trevi, seguita dalle Quattro Fontane. Per Fendi, questo significa un profonda connessione tra la sua identità e quella della città di Roma. Fendi ha le sue radici a Roma, che è da sempre stata la sua musa. Lo stesso anno Fendi firma un contratto con Safilo Group S.p.A. per la produzione e la distribuzione a livello internazionale di occhiali da sole e da vista.

L’anno successivo, Fendi compie un altro passo verso la tecnologia svelando le nuove, lussuose cuffie create in collaborazione con Beats di Dr. Dre. Le cuffie Fendi x Beats by Dr. Dre sono annunciate durante la sfilata Primavera/Estate 2015 a Milano. Sempre nel 2014, il brand ha collaborato con Zaha Hadid per creare una borsa di pelle a più strati, parte del 3Baguette Project, una collezione di creazioni di famose donne inglesi, destinata alla beneficenza.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

Per la prima volta, nel 2014 la Maison si serve di droni per registrare le sfilate. Sempre nel 2014, Fendi acquisisce il 49% delle quote del gruppo svizzero Taramax SpA, azienda specializzata nella produzione di orologi di lusso. Questa azione permetterà una presenza più importante del gruppo Fendi all’interno del mercato dell’orologeria.

Fendi Collezione Uomo primavera/estate 2018
Collezione Uomo primavera/estate 2018

50 anni di collaborazione con Lagerfeld. Palazzo Fendi.

Nel 2015, con LagerfeldFendi presenta la prima collezione “Haute Fourrure” alla Fashion Week di Parigi. L’ampia gamma di pellicce di Fendi, internazionalmente riconosciuta, ha fatto il modo che il brand si distinguesse dai competitors, in quanto è uno dei pochi brand con un’offerta completa di pellicce.

Lo stesso anno Fendi trasferisce la propria sede all’interno del Palazzo della Civiltà Italiana, costruito nel 1942 in occasione dell’EXPO (che, però, non si è mai tenuta). L’edificio ospita, oggi, uno spazio dedicato a mostre di arte contemporanea al primo piano.

Fendi Primavera/estate 2017
Primavera/estate 2017

Nel 2015 Fendi ha celebrato i 50 anni di Karl Lagerfeld come direttore creativo, con il libro “Fendi by Karl Lagerferld”, che narra una storia esclusiva di eredità, creatività e modernità. Questo è il rapporto più lungo in assoluto tra un’azienda di moda ed un designer.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. Il libro di Karl Lagerfeld.
Il libro “Fendi by Karl Lagerfeld”.

Nel 2016 viene completata la ristrutturazione e l’apertura di Palazzo Fendi a Roma, tra via dei Condotti e Piazza di Spagna. All’interno è stato aperto il ristorante stellato giapponese Zuma. Al 2° piano il Fendi Privé, appartamento privato per celebrities, VIP e amici della Maison. Il 3° piano ospita le Fendi Private Suites, alias 7 suites imperiali.

Per il 90esimo anniversario, Fendi ha organizzato, il 7 luglio 2016, una sfilata di alta moda A/I 2016-2017 presso la Fontana di Trevi a Roma, il restauro della quale è stato finanziato dalla Maison romana. Ha avuto luogo anche la mostra “Fendi Roma–gli Artigiani dei Sogni”, per spiegare il processo di produzione della pelliccia e gli elementi creativi.

Dizionario della Moda Mame: Fendi. La sfilata sulla fontana di Trevi.
La sfilata sulla fontana di Trevi.

Situazione attuale

Attualmente, le performance del brand sono molto alte, con un fatturato di più di un miliardo di euro. Pietro Beccari è presidente e CEO. Il direttorie creativo Karl Lagerfeld e Silvia Venturini Fendi continuano a lavorare fianco a fianco per il successo dell’azienda, che resta l’unico brand ad avere un atelier di pellicce interno.

Chanel

Nota con il soprannome di Coco. Le si devono alcune fra le innovazioni più importanti della moda del XX secolo. Questa donna ambiziosa e determinata, con alle spalle un’infanzia povera e infelice, trascorsa in un orfanotrofio, ha rappresentato con la sua personalità il nuovo modello femminile del ‘900, dedito al lavoro, a una vita dinamica, sportiva, priva di etichette e dotata di autoironia, fornendo a questo modello il modo più idoneo di vestire. Attraverso le sue creazioni, Chanel ha trasformato totalmente l’eleganza femminile, non più basandola sull’opulenza strutturale e sull’affettazione dei dettagli e dei tessuti, ma sulla semplicità e sul comfort. Ha modificato l’abito da giorno, conferendogli una spiccata connotazione sportiva e funzionale, e ha drasticamente reso essenziali e fluide le linee dell’abito da sera, introducendo materiali tessili più comodi e moderni. L’inserimento della maglia nel panorama dell’alta moda, lavorata a mano e poi confezionata industrialmente, rimane una delle novità più sensazionali proposte da Chanel. La combinazione di capi desunti dal guardaroba maschile con gli elementi dell’abbigliamento femminile più tradizionale è diventato sinonimo del suo stile, come il tailleur costituito da giacca maschile e gonna diritta o i pantaloni, appartenuti fino a quel momento all’uomo, che Chanel introduce in ogni collezione, anche per le occasioni più formali. Dal 1924, Chanel impone sopra i suoi abiti dal taglio essenziale gioielli vistosi e di poco prezzo, sottolineando l’abbandono di ogni consuetudine e proponendo la democratizzazione dell’abito. Le bigiotterie in perle, le lunghe catene dorate, l’assemblaggio di pietre vere con gemme false, i cristalli che hanno l’apparenza di diamanti sono accessori indispensabili dell’abbigliamento Chanel e segni riconoscibili della sua griffe. Nata il 19 agosto 1883, a Saumur, nel Sud della Francia, Chanel inizia la sua carriera disegnando cappelli, prima a Parigi nel 1908 e poi a Deauville. In queste città nel ’14 apre i suoi primi negozi, seguiti nel ’16 da un salone di alta moda a Biarritz. Già nelle sue prime proposte, Chanel dimostra una propensione per la moda sportiva, di derivazione maschile, che, in aperto contrasto con la moda imperante, sembra interpretare le teorie igieniste dell’inizio del secolo, fautrici di una vita sana, all’aria aperta e di un abbigliamento nel rispetto delle esigenze del corpo. Immediatamente il tricot rivela le sue possibilità sartoriali e nel ’16 Chanel ottiene da Rodier, noto industriale tessile francese, l’esclusiva del jersey, nuovo tessuto a maglia realizzato meccanicamente, con cui concretizza il suo progetto di una moda giorno semplice ed essenzialmente spoglia, caratterizzata da gonna, pullover e cardigan oppure da semplici tubini aderenti. Il suo decollo definitivo nella moda avviene nel ’20 a Parigi, quando apre i battenti della sede in rue de Cambon n. 31. L’anno successivo lancia il suo primo e più fortunato profumo, Chanel N.5, a cui seguono molti altri, il N.22 nel 1922, Gardénia nel ’25, Bois des Ñles nel ’26, Cuir de Russie nel ’27, Sycomore, Une idée nel ’30, Jasmin nel ’32, Pour Monsieur nel ’55 e N.19 nel ’70. Alla metà degli anni ’20, Chanel introduce tra le tipologie di abiti da giorno, il petit noir, emblema del decennio, la versione attualizzata dei modesti abitini neri con colletto e polsini bianchi, tipici delle commesse e delle impiegate a conferma tangibile di una ostinata volontà di democratizzazione che si respira nell’atmosfera del momento e di cui la grande sarta si fa interprete. Il tailleur Chanel si impone all’attenzione del pubblico femminile per l’assoluta semplicità della linea, l’accuratezza del taglio e delle cuciture e l’impiego di stoffe morbide e cadenti come il gabardine, il cheviot, la vigogna, il tweed, oltre il jersey, proposto in una scioccante combinazione di non colori come il beige, il grigio e il blu navy. L’impronta stilistica di Chanel si fonda sulla apparente ripetitività dei modelli base. Le varianti sono costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli, a conferma del credo, "la moda passa, lo stile resta". Nel ’34 sviluppa le sue creazioni di bigiotteria inaugurando un atelier speciale, nella cui opera è assistita dal talento del conte Etienne de Beaumont e del duca Fulco di Ventura, e incrementa, accanto all’alta moda, la produzione di accessori. È infatti ascrivibile al ’30 la nascita della celebre borsetta trapuntata con tracolla a catena, copiata da generazioni di produttori. Alla metà di quel decennio, Chanel è al culmine della fama. L’atelier dà lavoro a 4000 addette e vende circa 28 mila modelli l’anno in tutto il mondo. Lo scoppio della seconda guerra mondiale impone però un’improvvisa battuta di arresto. Chanel è costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi. Nel ’54, quando torna nel mondo della moda, Chanel ha 71 anni. La stampa la dà ormai per spacciata e non crede in una possibile ripresa. Ma la nuova creazione di Coco, il tailleur di maglia della collezione N. 5, è un successo. Le donne di tutto il mondo faranno a gara per averne uno. E una di queste è Jacqueline Kennedy. Chanel è di nuovo e solo Chanel e, nel ’57, Neiman Marcus consacra la sua creatività conferendole l’Oscar della moda. La sua firma identifica capi di abbigliamento e accessori che sono uno status symbol, come il sandalo bicolore, a punta chiusa, aperto al tallone, creato nei primi anni ’60 per Chanel dal calzolaio francese André Massaro. Alla scomparsa della creatrice di moda, il 10 gennaio ’71, la maison viene mandata avanti dai suoi assistenti, Gaston Berthelot e Ramon Esparza, e dalle loro collaboratrici, Yvonne Dudel e Jean Cazaubon. Nel ’78 accanto all’alta moda viene introdotta la prima linea prêt-à-porter disegnata da Philippe Guibourgé. È dall’83 per l’alta-moda e dall’84 per il prêt-à-porter che il marchio Chanel porta la sigla dello stilista Karl Lagerfeld, direttore creativo della maison. A Lagerfeld si deve il merito di avere interpretato i valori Chanel secondo le esigenze più attuali, portando continue innovazioni, ma lasciando invariato il segno inconfondibile dello stile. Il marchio Chanel ha dato vita negli anni a molte società, controllate dalla famiglia Wertheimer, e a una produzione differenziata che spazia dalla cosmetica alla gioielleria, alla produzione di orologi. Nel ’97 Chanel ha acquistato l’azienda francese Erès, specializzata in costumi da bagno, della quale ha conservato la totale autonomia commerciale e creativa. 

2001, aprile. Il motivo bombato del famoso matélassé di Chanel è riproposto anche sulle stanghette degli occhiali Hanel Vision. Motivi geometrici ma smussati, rigorosamente lineari, in un’alternarsi di angolature rette e arrotondamenti sinuosi. Toni scuri o metallici, con molto oro e argento. Materiali semplici, come acetato e metallo tubolare leggerissimo.
2001, luglio. È la prima volta che Chanel partecipa a Donna sotto le stelle sulla scalinata di Trinità dei Monti a Roma.
2001, dicembre. Riaperta a Milano la storica boutique di via Sant’Andrea. Rientra in un piano di ristrutturazione dei negozi Chanel nel mondo (sono arrivati a quota 100), curato dall’architetto americano Peter Marino che ha voluto seguire la filosofia di Gabrielle Chanel che sosteneva "le cose più belle sono le più semplici, e niente è tanto bello quanto uno spazio vuoto". Milano segue così le ristrutturazioni di New York, Parigi, Tokyo, Seul, Vienna e Città del Messico.
2002, gennaio. La romantica collezione di Karl Lagerfeld per Chanel è stata presentata ai Jardins de les Tuileries di Parigi, in un’ambientazione del tutto eccezionale, una tenda-struttura trasparente simile a una serra. Rose, camelie, nuvole di seta e di chiffon. Una linea smilza e asciutta, per gli abiti strettissimi, che esaltano un corpo molto femminile, ma esile, filiforme e longilineo. Morbidi e delicati petali rosa confetto o madreperla, fiori di paillette sui vestiti stampati e sul capo una leggerissima camelia in diversi strati di chiffon sempre rosa. Accessori, stravaganti e originali: anelli d’oro da unghia, bracciali da palmo e scarpe con le ali, dal tacco in titanio.
2002, febbraio. Alla mostra dedicata al diamante (organizzata a Roma dal 1 marzo alla fine di giugno, presso le Scuderie del Quirinale in collaborazione con il Musée National d’Histoire Naturelle di Parigi) oltre ai 30 gioielli storici di Cartier, oltre al De Beers Millenium Star, ai trenta quadri (fra cui il Ritratto di Eleonora Gonzaga della Rovere di Tiziano e il Ritratto di Isabella Brant di Rubens) spiccano, tra i 150 gioielli, tre capolavori firmati da Coco Chanel. Étoile, spilla in platino e diamanti del 1932 creata per la mostra Bijoux de diamants; Comète, collier con 650 diamanti di 70 carati, realizzato in più di 9 mesi, e in parure l’anello con 22 diamanti per 2,15 carati e un diamante da un carato al centro.
2002, aprile. Il prêt-à-porter di Karl Lagerfeld che sfila a Parigi è fatto di tanti pezzi facili da accostare, molto giovane e svelto. È stato il trionfo del gilet accoppiato al tailleur uguale in lana bouclé, senza maniche, foderato però di matelassé in colore diverso. La giacchina Chanel è sempre protagonista, accorciata o allungata, rivisitata, magari ricamata a paillette, sulla gonna stretta, ma anche sui jeans, sulle minigonne o sui pantaloni in pelle. Lagerfeld ha il merito di aver mantenuto lo stile della vecchia griffe inventando ogni volta nuove varianti. Sono gli accessori e i dettagli a dare un’aria diversa al classico abito in crêpe nero, allo spencer di velluto, alla gonna a pieghe, al vestito in mussola.
2002, maggio. Debutta J12 Cronografo, un piccolo gioiello di alta tecnologia, la cui perfetta forma circolare si realizza in un nero assoluto. Realizzato nei laboratori di La Chaux-de-Fonds in Svizzera, è stato disegnato da Jacques Helleu che l’ha pensato per l’uomo, ma è adatto anche per un polso femminile. Disponibile con tre cinturini diversi, è impermeabile sino a 200 metri. 2002, luglio. Un prodigio la scarpa dal tacco volante, che realizza un miracolo di equilibrio. Il sandalo ha una doppia suola che separa il tacco dal tallone lasciando due centimetri di vuoto sui quali il piede levita. All’apparente fragilità corrisponde una solidità tale che si può indossare anche per ballare tango, valzer, e cha-cha-cha.
2002, ottobre. Il prêt-à-porter della prossima estate, sempre più orientato verso il mercato giovanile, ha ceduto al fascino della minigonna, impudica e talmente micro da coprire a malapena il sedere. I pantaloni sono fasciatissimi e corti o da clown, esageratamente ampi, anche in tessuto tipo denim. Per la sera abiti di voile ricamati o con applicazioni di perline, scarpe bicolori a tacco altissimo. La giacca Chanel è trattata come se fosse un accessorio, da portare con gonne corte in voile stampato a motivi grafici o con pantaloni sportivi di cotone. Colori dominanti il bianco e il nero, ma anche rosa e marrone.
2002, novembre. Nel film Gosford Park di Robert Altman, Kristin Scott Thomas (alias Lady Silvia McCordle) ha scelto personalmente i gioielli da indossare: collana e orecchini abbinati della serie Fountain (550 brillanti e platino), oltre al bracciale Cosmos con 850 brillanti. Dai saloni del Ritz, nel novembre del 1932, alla pellicola di Robert Altman nel 2002. Settant’anni di storia iniziati con una collezione firmata Coco Chanel, proprio nell’anno in cui il film è ambientato, il 1932. I gioielli fanno parte dell’archivio storico della maison.
2003, marzo. Alle sfilate di Parigi la donna di Lagerfeld non è femminile, ma ultra femminile. Il classico tailleur Chanel si rimpicciolisce, diventa minuto e cortissimo, in una infinità di varianti materiche, tweed, bouclé, pelle, pizzo, raso. Tacchi a spillo, ghette in pelle nera lunghe fino a metà coscia e, seguendo ancora una volta i diktat di Mademoiselle, fili su fili di perle e una cascata di catene dorate.
2009. Il talento poliedrico di Karl Lagerfeld continua, anno dopo anno, a rinnovare l’universo Chanel. Dalle collezioni agli eventi, agli allestimenti per le sfilate che ormai si svolgono abitualmente al Grand Palais, ristrutturato ad opera del gruppo LVMH alle campagne pubblicitarie. Attrici famosissime, come Nicole Kidman e oggi Keira Knightley, prestano il loro volto per incarnare la Femme Chanel e anche sul grande schermo non si contano gli omaggi a quella griffe che più di ogni altra rappresenta la quint’essenza dell’eleganza esclusiva. Già cult, la 2.55, presentata durante l’ultima collezione autunno/inverno 2009-10, dentro un blister trasparente rigido, come i contenitori anti-taccheggio.