De Foer

Dopo avere tentato di essere accettato diciottenne all’Académie Royale des Beaux Arts di Anversa, ha studiato grafica a Gand e nell’87 si è ripresentato all’Accademia. Vi è stato ammesso. Uscitone diplomato, dopo 4 anni, ha trovato lavoro da Castelbajac che ha assistito anche per le collezioni Courrèges. Successivamente ha strettamente collaborato con Jean Paul Gaultier. Dall’ottobre del ’98, ha una sua griffe. Le sue fonti di ispirazione sono prevalentemente etniche e la sua creatività fa leva sui tessuti. La sua linea di prêt-à-porter femminile è venduta in Europa, Medio Oriente e Usa.

Hermès

Marchio francese di pelletteria, borse e valigie, haute couture (finisce nel 1956), prêt-à-porter, oggetti d’arredamento, servizi da tavola, gioielli, profumi, corredi da cavallo e da golf. E soprattutto foulard e cravatte. La storia comincia nel 1837, quando un sellaio, Thierry Hermès, apre a Parigi una bottega per bardature e finimenti da cavallo. Quarant’anni più tardi, agli albori della Terza Repubblica, la seconda generazione Hermès trasloca in Faubourg Saint-Honoré, nella sede che diverrà storica e che tuttora è il quartiere generale della maison e la sua passerella commerciale. Negli anni ’20 del ‘900, il nipote di Thierry, Emile-Maurice, dopo aver comprato la quota del fratello Adolphe, inizia a creare capi in pelle di daino. Nel 1927 lancia una linea di bijoux all’insegna del mondo equestre e, nel ’29, la prima collezione femminile disegnata da Lola Prusac. Sono del decennio ’30 alcuni accessori che segnano non solo la storia Hermès ma quella della moda, come la cintura che prende spunto dal collare per cani e la borsa ispirata a quelle da sella che, lanciata per la prima volta nel ’35 e poi ridotta di volume, divenne celebre, nel dopoguerra, grazie a Grace Kelly che, nel ’56, la sfoggiò in una copertina di Life. Da allora, quella borsetta si chiama Kelly. Nel ’49, la maison anticipa la moda pronta, con il sistema "ready-made", una sorta di prêt-à-porter su misura. Portabandiera di quest’innovazione è l’abito da donna Hermeselle: cotone stampato. Nel 1951, alla morte di Emile-Maurice, la gestione dell’azienda passa ai suoi generi Robert Dumas e Jean Guerrand.

Gli affari e le boutique Hermès si moltiplicano: oggi, nel mondo, sono 55 i negozi propri e circa un centinaio i concessionari. La maison, negli anni ’60, debutta anche nei profumi. Tuttora l’azienda, che è presieduta da Jean Louis Dumas, pronipote del fondatore e rappresentante della quinta generazione Hermès (la famiglia detiene ancora l’86 per cento del capitale), si distingue per produzione di piccola pelletteria fatta a mano. La sua filosofia è quella di "innovare nella continuità della tradizione". È anche per questo riferirsi alla tradizione che, dopo più di un secolo e mezzo dall’apertura del primo negozio, il marchio rimane legato a quella che fu la "vocazione" originale, ovvero il mondo del cavallo. All’inizio degli anni ’90, l’azienda, che sul finire del secolo fatturava circa 800 miliardi, ha cominciato una politica di acquisizioni soprattutto nel campo delle industrie tessili. Per il prêt-à-porter Hermès hanno, fra gli altri, lavorato Catherine de Karolyi, Nicole de Versian in alleanza con il giovane Lacroix, Bergère, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Nel ’99, Hermès ha rilevato il 35 per cento della maison Jean Paul Gaultier.
2001. Il Gruppo ha conseguito un volume d’affari pari 1,227 milardi di euro, più 8,2 per cento rispetto al 2000, un anno già eccellente dal punto di vista dei risultati economici. Tutti i mercati sono cresciuti; in particolare quello giapponese si è contraddistinto con un sostanzioso più 23 per cento.
2001. Vengono inaugurati i nuovi punti vendita a Tokyo, Lisbona, Berlino, Parigi, Miami, Chicago, Pusan e Singapore e la nuova succursale di Shanghai.
2002, marzo. Debutta l’e-commerce Hermès, destinato esclusivamente al mercato statunitense. Il sito vende accessori.
2002. La società francese Hermès International SA consegue nel 2002 un fatturato pari a 1,242 miliardi di euro, in aumento dell’1,3 per cento rispetto al 2001. In particolare, nel mercato europeo, i ricavi sono aumentati dell’1 per cento, mentre negli Stati Uniti l’espansione è stata del 4.
2002. Inaugurazione della Maison Hermès a Tokyo. Il progetto è stato curato da Renzo Piano e Rena Dumas, moglie del presidente e direttore creativo Jean Louis Dumas Hermès, curatrice di tutti i negozi Hermès.
2003, maggio. Dopo sei anni finisce la collaborazione con Martin Margiela. A partire dalla collezione autunno inverno 2004-05 il nuovo designer sarà Jean Paul Gaultier. Questo nuovo incarico non cambierà il suo ruolo nella propria maison alla quale Hèrmes partecipa con il 35 per cento.

Aeffe

Gruppo italiano multibrand che, costituito nel 1980, compete nel lusso. Possiede i marchi Alberta Ferretti, Moschino, Narciso Rodriguez e Pollini. La sede è a San Giovanni in Marignano, nei pressi di Cattolica. È tra i principali protagonisti mondiali nel design, nella produzione e distribuzione di beni di lusso. Il Gruppo produce e distribuisce abbigliamento per uomo e donna, calzature, intimo e mare, articoli di piccola pelletteria, accessori, profumi e occhiali. Il nucleo originale viene fondato nel ’75 con il nome della stilista Alberta Ferretti. Fin dal principio i ruoli all’interno della società sono chiari. Alberta sovrintende la parte stilistica e creativa; suo fratello, Massimo Ferretti, è il Presidente e cura la gestione manageriale. Nell’81 la stilista sfila per la prima volta a Milano. Due anni dopo, inizia la partnership con Moschino, nome emergente della moda italiana, attraverso un accordo di licenza in esclusiva di produzione e distribuzione.

Nell’85, debuttano la prima boutique Alberta Ferretti a Milano e la nuova linea Philosophy, destinata a un pubblico più giovane. Risale al 1988 la collaborazione con lo stilista turco, nazionalizzato inglese, Rifat Ozbek. Nel ’94, viene siglato un accordo per la produzione e la distribuzione delle linee di prêt-à-porter di Jean-Paul Gaultier. Per consolidare la presenza sul mercato americano, nel ’96 viene fondata la società Aeffe USA Inc., che ha sede a New York sulla 56ma strada. L’anno successivo, viene concluso un accordo con lo stilista americano Narciso Rodriguez: Aeffe ha un contratto di licenza in esclusiva per la produzione e la distribuzione delle collezioni di prêt-à-porter con la società Narciso Rodriguez. Tale società, con sede a New York, è partecipata al 50 per cento da Aeffe e da Narciso Rodriguez. Alla fine del ’99 Aeffe acquista il 70 per cento della griffe Moschino. Nasce l’Aeffe Fashion Group. Nel 2000 Ldv Holding, che fa capo al Gruppo San Paolo IMI, entra nel capitale del Gruppo con una partecipazione del 20 per cento. L’allargamento azionario prelude e prepara l’espansione del Gruppo.

Nel 2001, Aeffe rileva il pacchetto di controllo della Pollini per consolidare la sua presenza competitiva nel business della calzature, pelletteria e accessori. Nello stesso anno, acquista il 50 per cento della Velmar, azienda specializzata in intimo e moda mare, per completare l’offerta dei prodotti. Il Gruppo produce l’abbigliamento attraverso una rete di mini-imprese localizzate in Italia. Le calzature e le borse vengono prodotte dalla Pollini. Per i restanti articoli ci sono accordi di licenza con produttori e distributori terzi. Particolare attenzione è dedicata alla distribuzione. Accanto agli show room direzionali (Milano, Londra, New York, Parigi e Tokyo) vi sono molteplici show room di agenti e/o importatori legati, in taluni casi, da rapporti esclusivi. Tale struttura permette di distribuire i prodotti in circa 4500 punti vendita multibrand dislocati nel mondo. Inoltre, l’azienda ha 160 negozi diretti, di proprietà o in franchising, 93 monomarca e 67 tra corner e shop in the shop. Nel 2001 il Gruppo ha raggiunto una crescita notevole: i ricavi sono passati a 242 milioni di euro, l’utile netto di 10 milioni. Il giro d’affari è aumentato di oltre il 40 per cento rispetto al 2000, in parte dovuto a crescita interna, in parte all’ingresso di Pollini.

Nel 2003 il Gruppo focalizza gli sforzi sul piano retail. La formula P-Box, la vendita degli accessori di tutti i brand in un solo punto vendita, viene replicata agli altri prodotti. "Un’operazione analoga che riguarda l’abbigliamento partirà da settembre 2003 con la prima apertura italiana. Tutte le linee di abbigliamento dei marchi di Aeffe saranno concentrati nello stesso spazio vendita. Il multibrand di gruppo è perfetto in città di dimensioni medio piccole, aggredire queste piccole città con i monobrand equivarrebbe a massificare in modo estremo i prodotti", afferma Ferretti. "Questa tipologia distributiva, permette, inoltre, di rafforzare la notorietà dei marchi, altro asset sul quale l’azienda sta concentrando le proprie risorse. All’inizio del 2003, sono stati avviati alcuni importanti progetti con l’obiettivo di improntare l’esercizio e gli anni a seguire alla crescita". Tra questi si ricorda un accordo di joint venture per le linee Moschino nel Far East, uno di distribuzione per Pollini con Itochu (per il mercato giapponese) e con Fairton Strategy Limited per Hong Kong, Taiwan e Cina continentale. Per gli Usa, il 19 per cento del fatturato complessivo, l’obiettivo è spingere nuove categorie di prodotto, dagli accessori alle scarpe, all’intimo-mare, ma soprattutto la nuova linea Pollini abbigliamento.
2008. Il gruppo Aeffe ha acquisito anche lo storico marchio francese Marithè Francois Girbaud.

Fuzzi

Fondata nel 1954 da Adele Bacchiani Fuzzi a San Giovanni in Marignano, vicino a Cattolica. Le collezioni inizialmente venivano create dalla fondatrice, realizzate con telai a mano e diffuse sul mercato nazionale attraverso tre rappresentanti. Agli inizi degli anni ’70, la figlia Anna Maria Fuzzi, dopo la laurea, entra in azienda creando uno staff di stilisti e aprendo le porte al mercato estero. Da allora è un crescendo di successi in campo internazionale. Uno dei momenti più importanti è datato 1983, anno in cui nasce la prima collezione Jean-Paul Gaultier. Nell’89, nasce l’alleanza con Joop! e, nel ’93, con Hugo Boss. Nel 2000, ha aperto uno stabilimento a Baragiano in Basilicata. Nello stesso anno ha avuto un fatturato di circa 89 miliardi di lire. Nel 2002, chiude l’anno con un fatturato di 70 milioni di euro, un margine operativo lordo superiore a 6 milioni di euro (8,5 per cento del fatturato) e un utile prima delle imposte di 5 milioni (7 per cento del fatturato) di euro. Impiega 160 dipendenti. Nel 2003, lancia il nuovo marchio Garbino, linea di maglieria di fascia alta per uomo e rileva Sima Fashion, società proprietaria di alcuni marchi nella maglieria fra i quali Nani Bon, Fiume, Sevres e Portobellos. Oggi la Fuzzi esporta il 95 per cento della propria produzione (80 per cento in Europa). Mercati privilegiati sono Francia, Germania e Inghilterra, ma anche Stati Uniti e Giappone.

Gaultier

Enfant terrible della moda: così tiene ad autodefinirsi. È considerato il più diretto seguace di Vivienne Westwood, l’estrosa e intellettualistica star della moda inglese, fra passato e avanguardia, ottimo taglio e stravaganza. Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento, all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite. Attento gestore del proprio successo attraverso un ampio ventaglio di partecipazione ai media — dal cinema (con costumi di scena), alla televisione (con il suo programma Eurotrash per la TV britannica) — continua a stupire, a coinvolgere nelle consuete eppure sempre imprevedibili sfide alle regole del vestire da recuperare e insieme stravolgere. Importanti per Gaultier, adolescente poco studioso, la nonna e il suo salone di bellezza ad Arcueil: vi conosce le prime immagini della moda, fra acconciature, foto, riviste femminili e comincia a disegnare figurini, bozzetti su quella scorta visiva. A 18 anni, invia i suoi schizzi a Cardin che lo assume e — dopo un breve periodo trascorso dall’inquieto, giovane stilista fra Esterel, Patou e Tarlazzi — lo riaccoglie nel 1974, inviandolo nelle Filippine per disegnare alcune collezioni mirate al mercato americano. Appena due anni dopo, presenta la sua prima collezione femminile per la primavera-estate ’77. Il gusto per gli accordi strabilianti, le sollecitazioni kitsch, i toni eversivi della sfilata accentrano l’interesse sul suo nome. Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 (titolo emblematico: L’uomo-oggetto), gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo (la scollatura profonda sulla schiena), trasposti dal vestiario d’una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in "princesse". Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85. Titolo rivelatore: Un guardaroba per due, esplorazione dell’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer. Le sue sfilate spettacolari, superbe per coreografia e sorprese a getto continuo, diventano il clou delle varie tornate del prêt-à-porter parigino, sfilate attese, variamente commentate, certo in gran rilievo nella stampa quotidiana. Porta in passerella un’indossatrice greca dal gran naso, un’anziana signora, capelli bianchi e calmo quanto incongruo incedere in abito audace, una coppia legata dallo stesso abito che comincia da lei, coinvolge lui e offre, sciogliendosi come una benda in orizzontale, nuove inversioni di ruolo fra i due sessi. Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco, che incanterà Madonna (chiede allo stilista i costumi di scena della sua tournée mondiale, nel ’90, e diverrà da allora il capo feticcio del creatore). Anche il flacone del suo primo profumo avrà la forma d’un busto serrato dal corsetto, sebbene sia racchiuso non in una scatola, ma — omaggio alla nuova collezione Hightech (’93) — in una lattina da conserva. Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Nel ’98 ha varato una linea junior. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35 per cento della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire. 

2000. Ha disegnato per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.
2002, maggio. Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo. 2002, luglio. Ha chiuso le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité (ex casa del popolo), al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile. Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.
2002, ottobre. Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i "buchi" di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. "Le opere di Calder sono rigide, qui diventano morbide alla Dalì. Quello che stavolta mi interessava molto è la trasformazione dei capi, la giacca che diventa gonna, la camicia che si porta come scialle. Tutto è quasi liquido e scivola addosso." Così Gaultier spiega la sua collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente. &Quad;2002, ottobre. Nuovo grande negozio a Parigi, in avenue George V.
2003, maggio. È il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno-inverno 2004-2005. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe (di cui Hermès ha una partecipazione del 35 per cento). Ha preso il posto di Martin Margiela, che ha lavorato per Hermès dal 1997, e che da oggi si dedicherà solo alla sua griffe, controllata da Renzo Rosso, patron di Diesel.
2003, giugno. In aiuto a Jean Paul Gaultier, impegnato nella nuova direzione artistica di Hermès, è arrivato Boli Barret, giovane emergente dallo stile metropolitano, cui verrà affidata una linea di sciarpe in seta. (Gabriella Gregorietti)

Attualmente lo stilista, accanto alle sue collezioni, disegna le collezioni prêt-à-porter di Hermès. Nel 2006, Gaultier, ha di nuovo collaborato con Madonna, disegnando i costumi di scena del suo Confessions Tour, inoltre ha creato molti dei costumi indossati da Marilyn Manson. La sua linea di profumi, sempre molto popolare, si è ultimamente arricchita di nuove fragranze, come il profumo unisex Gaultier2, quello per uomo Fleur du Male e quello per donna MaDame.