FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

ALBINO TEODORO

Nel 2004 nasce Albino Teodoro, brand fondato dallo stilista Albino D’Amato, classe 1974, in collaborazione con Gianfranco Fenizia. Lo stile sobrio di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: rende omaggio al passato,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Indice

  1. Le origini
  2. Le prime collaborazioni
  3. La nascita del brand
  4. Lo stile del brand
  5. L’ultimo decennio
  6.  Ultime collezioni
    1. Autunno ’17 ready-to-wear
    2. Resort 2018
    3. Primavera ’18 ready-to-wear
    4. Pre-fall ’18
    5. Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Le origini

Albino D’Amato, fondatore di Albino Teodoro, nasce a Roma nel 1974. Dapprima studia architettura nella capitale e nello stesso tempo frequenta l’Accademia di Costume e di Moda. Poi, in seguito, si trasferisce a Torino per seguire i corsi di design industriale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Lo stilista Albino D'Amato
Lo stilista Albino D’Amato

Proviene da una famiglia piuttosto rigida, che sognava per lui una carriera da architetto o da ingegnere. Abitava nello stesso quartiere di Valentino Garavani. Verso i 14 anni, di ritorno da scuola, era solito lasciare alcuni disegni nella cassetta della posta del couturier. Valentino rispose, consigliandogli di fare esperienza.

Nel 1995 svolge uno stage presso la Fiat Torino e l’anno dopo si trasferisce a Parigi. Qui frequenta alcuni corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture. Nello stesso periodo lavora da Ungaro, con Giambattista Valli, alla linea Parallel. Questa un’esperienza fondamentale per lui. Confessa:

“Tutto il mio universo creativo è nato lì.. Il talento è una cosa che hai dentro. Anche se all’inizio non conosci le tecniche o i materiali, o non sai disegnare, se è una cosa che vuoi davvero, succede”

Le prime collaborazioni

Sicuramente grazie alla sua preparazione eterogenea e al suo talento naturale per il disegno, lo stilista collabora con Maison prestigiose quali Emmanuel Ungaro, Giambattista ValliGuy Laroche. Ancora, Emilio Pucci e Louis Vuitton e Kenzo.
Successivamente, nel 2004, lo stilista torna in Italia. A Milano collaborerà, quindi, prima con Versace (collaborazione in effetti nata a Parigi) e poi Dolce & Gabbana e nel frattempo lavora alla sua linea personale.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2017
Collezione autunno 2017

La nascita del brand

Nel 2004 Albino fonda con il designer partenopeo Gianfranco Fenizia il brand che porta il suo nome, Albino Teodoro. Più tardi, nell’autunno di quell’anno presenta, infatti, la sua prima collezione primavera/estate 2005, in una galleria d’arte in Place des Vosges.

La scelta di presentare a Parigi comunica l’impronta che i due soci hanno scelto di dare ad Albino Teodoro, una collezione che associa all’esclusiva manifattura made in Italy un’allure decisamente parigina, con forti reminiscenze Couture.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione autunno 2018
Collezione autunno 2018

La collezione vince Who is on next? , concorso indetto da Vogue e dalla Camera della Moda, guadagnandone in visibilità. Albino Teodoro si ispira, nei colori e nelle forme, al movimento Bauhaus: primo pezzo un trench militare con fodera in evidenza. Ancora, memorabile l’abito che Albino mostra a Franca Sozzani durante le selezioni: dopo aver sfilato in nero, una versione verde militare viene indossata per la serata di gala da Linda Evangelista.

In seguito, la seconda stagione, l’autunno/inverno 2005/06, suscita l’interesse di clienti internazionali, dagli States al Giappone, passando per Hong Kong ed, ovviamente, Europa. Albino D’Amato si occupa della parte creativa, mentre Gianfranco Fenizia ne cura gli aspetti organizzativi, direttamente dallo spazio dedicato di via Gallina 11 a Milano.

Lo stile del brand

La moda sobria di Albino Teodoro conta dettagli minimi e indispensabili: lo stile radicale rende omaggio al passato senza nostalgia,al Design e alla Couture anni ’60, a certi aspetti degli Eighties.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione Resort 2018
Collezione Resort 2018

Misticismo, modernità e romanticismo si combinano nei suoi abiti dove prevale il gusto per la sartorialità. Design architettonico e femminilità sono, quindi, elementi imprescindibili, così come la capacità di mescolare colori in modo creativo e sofisticato. Prima di tutto, bisogna ricordare che il modello da cui imparare, per Albino, è stato Valentino:

“Una star, oltre che un designer straordinario. Ha creato un’ideale femminile che mi ha molto ispirato.Albino D’Amato

Le creazioni Albino Teodoro sono architettoniche, femminili, cool.

L’ultimo decennio

Nel 2007 Albino diviene consulente di Trussardi sule collezioni Uomo e Donna. Successivamente, le collaborazioni si estendono a Karl Lagerfeld e Les Copains, brand per il quale dall’aprile 2008 è consulente stilistico. Per Les Copains, dalla P/E 2010, disegna anche scarpe, prodotte da Le Sillla.
Albino è anche Design Director della Maison Vionnet e consulente del gruppo Max Mara.

Per l’autunno/inverno 2010/11 Albino Teodoro abbandona le atmosfere eighties per tornare alle linee anni ’60, mescolate a una rigorosa ispirazione ecclesiastica“. Il nero è illuminato da sfumature cipria e camel, l’insieme è mistico e romantico.

Dizionario della Moda Mame: Albino Teodoro. Collezione pre-fall 2018
Collezione pre-fall 2018

Ultime collezioni Albino Teodoro

Autunno ’17 ready-to-wear

A febbraio 2017, un mix di immagini è stato intonacato sul moodboard di Albino D’Amato. L’austero concettualismo dei designer giapponesi simescola ai languidi abiti di Jean Muir e ai sandali a spillo anni ’80 di Yves Saint Laurent, scattati da Guy Bourdin. Il tocco di raffinata eleganza era l’immagine di due ragazzini che si tenevano per mano, con giacche oversize troppo grandi per loro. Lo stilista dichiara:

“Non potevo resistere. C’è tanta tenerezza; è così dolce e innocente. Volevo catturare quella sensazione – mi ha ispirato a lavorare attorno all’idea di una decostruzione gentile”

Dopo una pausa di alcune stagioni, D’Amato torna in passerella. La collezione presenta studiatissimi capispalla, lunghi mantelli e cappe dal morbido tocco architettonico. I giochi di pieghe, di tradizione giapponese, donano al tutto estrema sensualità. Calibrate le imperfezioni: orli grezzi, rifiniture incomplete, scontri cromatici. Il punto di Flimsy d’ésprit appariva ancora più delicato sul feltro di lana; l’ovvia femminilità del pizzo era compensata da texture asciutte e maschili.

Resort 2018

Albino Teodoro ha abbinato tagli rigorosi a ricami opulenti, in un gioco di decostruzione leggera e decoro ridotto. Un raffinato cappotto da opera aveva una silhouette sottile, impreziosita da ricchi motivi floreali che sembravano stampati ma erano tessuti a jacquard. Linee semplici e pulite, come in una tunica geometrica in duchesse di satin, stampata con strisce bianche e nere. Una gonna ampia in broccato d’argento e oro era indossata con un top arricciato. Albino Teodoro ha anche provato alcuni look maschili: un parka, un cappotto e un eccentrico faille turchese e geranio.

Primavera ’18 ready-to-wear

Pre-fall 2018

Pochi mesi dopo, a gennaio 2018 Albino Teodoro predilige un approccio elegante e adulto. Il suo stile ha sempre virato verso una certa raffinatezza: le forme hanno un’inclinazione architettonica leggera e levigata da un tocco di glamour. Lo stilista è appassionato di haute couture e la raffinatezza della costruzione che ne consegue.

Albino Teodoro ha tagliato il tessuto in un elegante tailleur a doppio petto con pantaloni aderenti. Le superfici nitide e brillanti come la duchesse satin e il gazar sono le preferite del designer. A seguire, una corta tunica in zafferano o polveroso taffetà rosa era leggermente imbottita. La stessa sensazione di praticità chic era evidente nei capospalla: ricchi broccati o lussuosi doppi cashmer e lane. Le forme erano per lo più a trapezio, mantenute lineari ed eleganti, con un tocco anni ’60. Un elegante soprabito con cappuccio in jacquard di seta trapuntato bronzo e verde sembrava semplice e funzionale quanto elegante.

Autunno/inverno ’18/19 ready-to-wear

Minimalismo e struttura: la collezione autunno/inverno 2018-2019 di Albino Teodoro stupisce per la sua evoluta semplicità. Realizza una collezione che ricorda, per impianto concettuale, gli studi in architettura. La silhouette lineare si arricchisce di tessuti pregiati come il broccato con fili ricamati oro e viola o la seta, che alleggerisce long skirt con tasche alla francese. Le paillettes e il neoprene conferiscono alla collezione un’allure moderna e glamour. Giochi di asimmetrie attestano le tecniche acquisite durante i corsi presso l’Ecole de la Chambre Syndicale de la Couture.

“Ho lavorato intorno ai miei temi di moda preferiti: la costruzione couture, la sartoria maschile, gli anni ’60, le forme femminili, la geometria, il colore. Volevo inserirli in un contesto moderno” Albino D’Amato

Il punto forte della collezione era la sartoria, del resto una delle migliori risorse di Teodoro. I cappotti erano consistenti, tagliati nitidi ed evidenziati con interessanti combinazioni di colori. Poi, c’erano vari pezzi di valore. Ad esempio un mantello blu scuro con orlo asimmetrico sportivo ma elegante. Oppure ancora un tailleur maschile a scacchi con un enorme piumino bianco. Poi, una serie di abiti a palloncino di varie lunghezze, di broccato stampato in digitale. Ibridi di calza a gambaletto alti fino al ginocchio, indossati con sandali in pelle verniciata erano un gesto concettuale fuori contesto

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

MARIANNA CIMINI

Brand nato nel 2012 dall’omonima stilista Marianna Cimini, designer di origini amalfitane. Il talento di Marianna viene subito riconosciuto dal fashion business, per la sua capacità di fondere moda ed arte, dando vita ad una visione unica.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile del brand
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Moda e arte si fondono
  5. La donna Cimini

Le origini

Marianna Cimini, ritratto
Marianna Cimini

Marianna Cimini è una fashion designer campana, cresciuta in Costiera Amalfitana. Si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso Istituto Marangoni e la sua attitudine verso la moda viene subito apprezzata da diversi brand. Ben presto inizia a collaborare con importanti ed affermati marchi italiani tra cui MaxMara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection (limited edition) per Fay Donna.

Lo stile del brand

Nel 2012 la stilista lancia l’omonimo brand Marianna Cimini durante la Mercedes Benz Fashion Week di Milano, incontrando il plauso della critica. Interamente Made in Italy, subito si distingue per l’equilibro tra femminilità e attualità. Il marchio unisce l’amore per linee ben definite alla semplicità e la funzionalità dell’abbigliamento sportivo imprime alle collezioni un’essenza sportswear-chic.

Marianna Cimini Collezione 2018/19
Collezione 2018/19

Marianna Cimini ha un’immagine contemporanea non priva di raffinatezza. Le collezioni, infatti, si compongono di estrema linearità, saltuariamente stravolta da sovrapposizioni e volumetrie over.

Premi e riconoscimenti

Marianna Cimini vanta una carriera ricca di riconoscimenti. Tra i suoi successi, la vittoria al Premio Moda Italia sponsorizzato dal CNA e una menzione speciale del concorso Next Generation organizzato dal CNMI. È stata, inoltre, finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2014 ha l’opportunità di sfilare per la prima volta a Roma, in occasione della decima edizione di Who is on Next? – concorso indetto da Vogue Italia e AltaRoma. Più volte segnalata da Vogue, a settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Moda e arte si fondono

Marianna Cimini Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet
Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet

La collezione autunno/inverno 2018-19, presentata ad Altaroma, si ispira a “La femme à l’ombrelle” di Claude Monet. La collezione ne risulta una sorta di gioco del rovescio, un po’ come il quadro, uno dei dipinti più rappresentativi dell’Impressionismo, ma già così vivido dell’imminente modernità.

Marianna Cimini La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886
La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886

La stilista, sempre affascinata dal pittore dai forti contrasti, ragiona sulle ambivalenze di Monet, sia nella composizione che nella palette di colori. Due sono i piani di lettura, uno romanticamente evanescente ma leggibile nella figura femminile – nel bianco del suo abito e nei blu del cielo – l’altro cupo e scomposto, teso ad afferrare  l’incognito della modernità attraverso la pennellata nervosa del prato scosso dal vento.

Due anime simili ma opposte si fondono per ricrearne una nuova, diversa, interpretata da Marianna Cimini con un’idea di Nuovo Romanticismo.

I look presentati in sfilata, senza seguire equilibri cromatici, hanno assecondato il “caos” di opposti dell’atto generativo, così come le scelte musicali che li hanno accompagnati. Le silhouettes sono mirate a ricreare questi contrasti e le loro contraddizioni, sovrapponendo capi spalla dal taglio maschile alle linee più romanticamente morbide degli abiti lunghi e mini, generando nuovi volumi. Sono poi i tessuti tecnici come il nylon, l’eco-pelliccia e l’eco- pelle abbinati alle sete, i colori decisi illuminati dalle paillettes e i colori più delicati come il verde salvia a fare da sfondo alle  macro-stampe floreali o l’azzurro tenue della maglieria acceso dal lurex.

Marianna Cimini Midi skirt con macro paillettes
Midi skirt con macro paillettes

Con la collezione autunno/inverno 2018-19 Marianna Cimini offre la sua  personale interpretazione di una nuova donna, emancipata, a suo agio con se stessa in qualsiasi contesto e a qualsiasi età.

“Ogni capo è inteso per essere indossato in qualsiasi occasione  o momento della giornata. Un semplice completo pantalone dal taglio maschile  può trasformarsi, con l’aggiunta di un accessorio come un collo in maglia, in una raffinata mise glamour per una cena improvvisa. Gli abiti in seta ma dalla linee sportive si prestano a soddisfare ogni esigenza semplicemente giocando sugli accessori o sui gioielli.” Marianna Cimini

La donna Cimini

La collezione autunno/inverno 2018-19 connota un piacevole romanticismo che si contrappone, talvolta, alla linea altamente contemporanea dei capi. Queste proposte sono dirette ad una donna che vive appieno la sua contemporaneità, capace di sfruttare l’insita abilità creativa, propriamente femminile, per affrontare le sfide e i ritmi che i tempi moderni impongono.

Quella di Marianna Cimini è una donna che non arretra davanti all’imprevisto, è fantasiosa e ironica e questo le consente di essere impeccabile e a proprio agio sempre.

Dalla presenza raffinata ma non rigorosa, è elegante e contemporanea: freschezza e leggerezza delle linee e stampe per un sofisticato fascino. I colori, potenti, vengono abbinati a contrasto, secondo lo stile che Marianna definisce “grafica metropolitana”, grafismo minimalista che profuma d’audacia mediterranea.

“La mia collezione, così come le altre che l’hanno preceduta, è tesa ad interpretare una donna decisa e dinamica ma che non rinuncia né alla sua femminilità nel sua accezione più romantica ma non necessariamente sdolcinata, né alla sua intima fragilità che non è da intendersi come sinonimo di debolezza. Se proprio dovessi tradurre in un messaggio ciò che perseguo con questa mia visione direi che è quello di mostrare con fierezza ogni più piccola sfaccettatura del proprio essere donna, senza condizionamenti.” Marianna Cimini

 

ALBERTA FERRETTI

Alberta Ferretti è la stilista italiana fondatrice dell’omonima casa di moda e designer di Philosophy (di Alberta Ferretti) fino al 2014.

Indice

  1. Le origini
  2. AEFFE
  3. Patrimonio culturale
  4. Premi e riconoscimenti
  5. Collezione sposa
  6. Situazione attuale

Le origini

Stilista italiana, fondatrice dellomonima linea di abbigliamento, è vicepresidente del consiglio di amministrazione del Gruppo AEFFE, fondato nel 1981 assieme al fratello Massimo.

Alberta Ferretti
Alberta Ferretti

Alberta Ferretti nasce a Gradara, in terra di Romagna; da sempre dotata di un grande senso estetico, muoverà i primi passi lavorando nella grande sartoria della madre dove imparerà a maneggiare i tessuti, a conoscere i cromatismi sofisticati e a familiarizzare con le lavorazioni. Il DNA sartoriale e l’ambizione è tanto forte che, a soli 18 anni, aprirà la sua prima boutique, a Cattolica, esperienza che la metterà a diretto contatto con le esigenze delle clienti e che affinerà il suo intuito nell’anticipare i trend della moda e i desideri delle donne.

AEFFE

Nel 1974 produrrà la sua prima collezione che otterrà un ottimo successo tra gli addetti ai lavori; incoraggiata dalla risposta del pubblico, sei anni dopo, fonderà insieme al fratello Massimo, AEFFE, l’azienda che porta le sue iniziali, ogi divenuta un potente gruppo societario che controlla e produce, oltre alla linea Alberta Ferretti, anche i marchi Moschino, Pollini e Velmar.

Dagli anni Ottanta in poi gli affari si svilupperanno in maniera inarrestabile; l’azienda lancerà anche la linea Philosophy, sempre disegnata dalla stilista, rivolta ad un target più giovane e posizionata su una fascia di prezzo più bassa, e acquisterà le licenze per la produzione di firme di spicco del prêt-à porter quali Jean Paul Gaultier, Authier, Cacharel e Marithé & François Girbaud.

Alberta Ferretti Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato
Philosophy di Alberta Ferretti, abito bianco stampato

Si avvieranno anche acquisizioni di pacchetti azionari di diverse altre società a conferma della forza di AEFFE nel muoversi come una holding sul piano internazionale. Mentre il fratello Massimo si occuperà della parte economica e gestionale dell’azienda, Alberta manterrà sempre in pugno la direzione creativa, concentrandosi sulle sue creazioni femminili contraddistinte da linee pure, essenziali e decorazioni con ricami preziosi. Collezioni che verranno apprezzate in tutto il mondo permettendo l’apertura di numerose boutique e corner shop in shop in quattro continenti. Particolare attenzione verrà dediceta, in anni recenti, al mercato del Far East, sul quale l’azienda si sta muovendo, in linea con i trend del mercato, per espandere ulteriormente la sua presenza.

Patrimonio culturale

Alberta Ferretti Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990
Campagna pubblicitaria con Linda Evangelista, 1990

La stilista, nel corso degli anni, si distinguerà rivelandosi particolarmente anche sensibile alla cura del patrimonio artistico e culturale: nel 1994, con un gruppo dei aziende e il patrocinio di Comune e Regione, promuoverà il titanico restauro del borgo medievale di Montegridolfo, nei pressi del suo luogo di nascita, al confine tra Romagna e Marche.

Dopo circa sei anni di lavoro, il borgo si riapproprierà della sua identità perduta, apparendo com’era alle origini e ritrovando sostenibilità economica in veste di nuova destinazione turistica. L’impiego dimostrato nella valorizzazione di questo patrimonio architettonico e paesaggistico le varrà, nel 2000, la laurea honoris causa in Conservazione dei Beni Culturali, conferitale dall’Università di Bologna. Sempre lo stesso istituto universitario, nel 2003, la chiamerà affidandole una cattedra per tenere un master in “Produzione e cultura della moda”.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera Alberta Ferretti sarà destinataria di numerosi riconoscimenti tra cui figurano il premio The Romantics dall’International Fashion Group di New York, il premio La Kore come Stilista dell’Anno nel 2003, il Premio alla Carriera conferitole dal sindaco di Roma Walter Veltroni oltre che il prestigioso titolo onorifico di Cavaliere del Lavoro della Repubblica italiana.

Collezione sposa

Alberta Ferretti Forever, collezione sposa 2015
Forever, collezione sposa 2015

Nel 2010, come estensione organica per l’azienda, è stata introdotta una speciale collezione da sposaAlberta Ferretti Forever. Gli abiti sono romantici e leggeri, grazie all’uso di chiffon e delicati ricami, pizzi e balze.

Secondo la relazione annuale di Aeffe S.p.A. per il 2015, il marchio Alberta Ferretti è aumentato del 17,0% e le vendite nette del marchio sono state di 23,94 milioni di euro, mentre i ricavi totali della società sono stati di 274,04 milioni di euro.

Situazione attuale

Alberta Ferretti Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week
Collezione primavera 2017, Milano Fashion Week

Per tenere il passo con le nuove tendenze del mercato del lusso, la collezione Pre-fall 2017 includeva Rainbow Week, capsule collection disponibile per la vendita See-Now-Buy-Now. Rainbow Week è la prima collezione capsule di maglieria del marchio: comprende sette maglioni in diversi colori con tanto di giorno della settimana scritto su di essi. I maglioni sono sfilati su modelli e modelle: altra nuova tendenza nel mondo della moda, la fluidità di genere.

Oggi AEFFE è un gruppo societario che genera più di 200 milioni di euro di ricavi a esercizio, impiega 1300 dipendenti e produce 2 milioni di capi l’anno, distribuiti in una rete di 190 negozi monomarca e oltre 6500 punti vendita selezionati.

VERSACE

Azienda italiana di successo, la Gianni Versace S.p.A è un luxury brand fondato nel 1978 da Gianni Versace, uno tra i più grandi stilisti italiani.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi della maison Versace
  3. Lo stile di Gianni Versace
  4. Versace tra moda e arte
  5. La tragica scomparsa di Gianni Versace
  6. Il rilancio della maison
  7. Sviluppo del brand
  8. Versace collabora con H&M
  9. Situazione attuale

Le origini

Versace Santo, Donatella e Gianni
Santo, Donatella e Gianni

Gianni Versace (1946-1997) è stato uno tra i più grandi stilisti italiani, fondatore dell’omonima azienda, la Gianni Versace S.p.A. Nato nel 1946 a Reggio Calabria, Gianni Versace muoverà i primi passi nel mondo della moda aiutando la madre sarta, proprietaria di un negozio di abbigliamento che, oltre a rivendere modelli già pronti, produceva una propria linea. Nel ’72 un viaggio a Milano, gli aprirà le porte dell’industria quando, chiamato da Ezio Nicosia e Salvatore Chiodini, collaborerà ad una collezione per Florentine Flowers. Le sue creazioni saranno un successo e il suo nome comincerà a girare tra gli addetti ai lavori, permettendogli di continuare a lavorare nel capoluogo lombardo. Disegnerà per le aziende De Parisini, Callaghan, Genny e Alma.

I primi passi della maison Versace

Versace Le top model Versace negli anni '90
Le top model Versace negli anni ’90

Nel 1976, con l’aiuto del fratello commercialista Santo, fonderà l’azienda che porta il suo nome e la prima collezione donna sarà presentata due anni dopo, al Palazzo della Permanente. Il successo di Gianni Versace è istantaneo. Uno stile applaudito immediatamente dalla stampa internazionale, entusiasta dei suoi abiti ricchi di contaminazioni di generi, gli spiana la strada.

Sarà anche colui che contribuirà alla nascita del fenomeno delle top model: Naomi Campbell, Linda Evangelista, Claudia Schiffer, Christy Turlington, saranno prima di tutto sue amiche dalle quali saprà tirar fuori il carattere oltre che esaltarne la bellezza. La modella con Versace si trasforma; non è più un’indossatrice ma un role model, ha personalità e incarna un ideale da raggiungere, per tutte le donne.

Versace Gianni Versace con le sue top-model
Gianni Versace con le sue top-model

Nel frattempo entra a collaborare in azienda anche la sorella Donatella, da sempre musa e consigliera di Gianni, che inizialmente si occuperà delle pubbliche relazioni e della comunicazione del brand collaborando alla realizzazione di importanti campagne pubblicitarie con Helmut Newton, Herb Ritts, Bruce Weber e Steven Meisel. Ma saranno soprattutto i memorabili scatti del fotografo Richard Avedon a esaltare l’immagine della maison nel firmamento della moda mondiale; un sodalizio che durerà per diverse stagioni e che scriverà molte pagine della storia della comunicazione. Successivamente Donatella diventerà direttore creativo della linea giovane Versus.

Lo stile di Gianni Versace

Versace seppe mixare con disinvoltura i linguaggi contemporanei della pop art con elementi della cultura greca (da qui il logo della medusa ispirata dall’iconografia greco-romana), alternò motivi rinascimentali e barocchi a ricami preziosi e colori psichedelici.

Il successo della maison conquista tutto il mondo, anche gli Stati Uniti, dove lo stile ultra moderno e stravagante verrà sempre più apprezzato. Tutti gli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta sono caratterizzati dall’espansione territoriale della griffe e da collezioni di grosso successo che costruiranno l’impero tuttora in piedi.

Versace Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie
Campagna pubblicitaria 1994: le modelle Nadja, Christy, Claudia, Cindy e Stephanie

Le sfilate presenteranno capi iconici di quell’epoca: fuseaux aderentissimi e coloratissimi con intarsi, abiti in maglie di fibre di metallo, sete a motivi geometrici, giacche con stampe di icone della cultura pop. Versace rischierà molto nel presentare una moda così audace e d’avanguardia ma realizzerà ogni abito trattandolo come un’opera d’arte e di conseguenza verrà sempre premiato sia dal pubblico che dalla critica.

Versace tra moda e arte

Oltre ad essere un grande collezionista, Gianni lavorerà anche a stretto contatto con il mondo del teatro, dell’opera e del balletto. Importante sarà la sua lunga collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano che comincia, nel 1982, con la realizzazione dei costumi del balletto Josephlegende (di Richard Strauss, diretto da Luigi Veronesi) e che continua per numerosi altri spettacoli di grandi coreografi e registi come Maurice Béjart, Robert Wilson, Rolant Petit, John Cox, William Forsythe e Twyla Tharp. Saranno molte le celebrità a vantare l’amicizia di Gianni Versace, prima fra tutte Lady Diana, sua amica confidente, il cantante Elton John, per il quale nel 1992 disegnerà la copertina dell’album nonché tutti i costumi del suo World Tour, e la top model Naomi Campbell.

Versace Collezione Home
Collezione Home

Proprietario di immense ville sparse in giro per il mondo, che amava arredare con opere d’arte contemporanea, mobili imperiali e statue greco-romane, sarà anche uno dei primi stilisti a lanciare una linea per la casa: la Versace Home Collection che comprenderà arredamenti, complementi d’arredo, lampade, biancheria, piastrelle, porcellane e cristalli.

La tragica scomparsa di Gianni Versace

Il 15 luglio 1997 avviene la tragedia. Gianni Versace viene assassinato sui gradini di Casa Casuarina, a Miami, freddato da un colpo di pistola. L’omicidio scioccherà il mondo intero sollevando molti dubbi e domande sul movente dell’assassinio, tutt’ora poco chiaro. Il killer, Andrew Cunanan, verrà trovato morto, pochi giorni dopo. Sarà un duro colpo per la Medusa, per la sua famiglia ma anche per tutto il sistema della moda italiana che improvvisamente perderà uno dei suoi più grandi punti di riferimento.

Dopo la morte di Gianni, la direzione creativa passerà in mano alla sorella Donatella che erediterà il 20% del valore dell’azienda e sarà anche il nuovo volto carismatico della maison. Al fratello Santo, presidente e allora amministratore delegato, andrà il 30%. La maggioranza del pacchetto azionario (50%), per un valore allora stimato di 700 milioni di dollari, andrà alla prediletta nipote Allegra, figlia di Donatella e Paul Beck.

Il rilancio della maison

Versace Madonna per Versace
Madonna per Versace

La morte del fondatore non inaugura un periodo facile per l’azienda che vedrà i suoi affari in ribasso proprio a cavallo del nuovo millennio. A fine 2000 si delinea il novo assetto societario, incentrato su una holding e due controllate; lo stesso anno viene stipulato un accordo di lunga durata con Euroitalia, per i profumi e la cosmetica. Per i diversi anni l’azienda avrà difficoltà a competere con i fasti del passato; si alterneranno più responsabili ai vertici dell’amministrazione, fino al 2004, quando la società troverà stabilità con Giancarlo Di Risio, pronto ad avviare il risanamento aziendale rilanciando la griffe.

Verranno potenziati gli investimenti pubblicitari che coinvolgeranno sempre più celebrità del mondo del cinema e della musica; per Donatella un testimonial famoso comunica più facilmente e velocemente il carattere di una collezione. Verranno così chiamate star del calibro di Madonna, Demi Moore, Christina Aguilera, Halle Berry, Patrick Dempsey a posare per le campagne pubblicitarie a diffusione mondiale.

Versace Halle Berry per Versace
Halle Berry per Versace

Si punterà molto anche sul potenziamento della linee prêt-à-porter, arruolando i due nuovi fashion designer Warren Davis e Kinder Aguggini, rispettivamente per la linea uomo e la linea giovani. Versace attiverà anche ambiziose politiche di espansione in progetti di lusso trasversale, diversificando la propria attività con la progettazione e l’arredamento di interni per jet, yacht ed elicotteri privati.

Rafforzerà anche la presenza territoriale in Estremo Oriente con accordi e acquisizioni strategiche per una catena di Versace Luxury Hotel; il primo di questi inaugurato nel 2000 sulla Gold Coast australiana, seguito da un altro a Dubai. Nel 2006 verrà inaugurato a Milano il Teatro Versace, spazio polifunzionale che servirà anche da location per le future sfilate. L’anno seguente è il decennale della morte di Gianni che viene ricordato con un balletto di Maurice Béjart, presentato alla Scala di Milano; viene anche pubblicata la biografia Il mito Versace (Dalai editore) e viene istituita una speciale borsa di studio che porta il suo nome, in collaborazione con l’Istituto Europeo di Design.

Sviluppo del brand

Dal 2008, mentre le collezioni raccolgono crescenti consensi, il gruppo annuncia un importante piano di espansione in Asia, che si concretizzerà negli anni successivi con l’apertura di diversi negozi in Cina; nel 2010 saranno più di 20 i monomarca presenti nel “gigante asiatico” con ottime performance di vendita e ulteriori previsioni di espansione. Dal 2009 Gian Giacomo Ferraris, subentrerà a Giancarlo Di Risio, nel ruolo di amministratore delegato. Verrà applicata una razionalizzazione dell’assetto organizzativo, in primis il taglio dei costi, la revisione della rete di negozi diretti e la riduzione degli investimenti; lo stesso annoviene ufficializzato il passaggio della licenza di Versus da Ittierre al gruppo Facchini, che prenderà in carico la produzione dell’abbigliamento e degli accessori della linea giovane.

Versace Versus primavera/estate 2015
Versace Versus primavera/estate 2015

Nel 2010 si registrerà un aumento dei ricavi che supererà il tetto dei 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’esercizio precedente. Passata la crisi internazionale si progetterà un piano di riconquista del Giappone che, nel 2009, aveva visto la chiusura dei suoi tre negozi monomarca. Verrà nominato Hiroshi Saito come chief executive officer di Versace Japan e si studierà l’apertura di nuovi negozi oltre che ulteriori punti vendita per rinforzare la presenza del brand sul territorio.

Versace collabora con H&M

Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011
Versace e H&M, campagna pubblicitaria 2011

Nel 2011 si firmano importanti collaborazioni d’impatto mediatico: a giugno viene annunciata la partnership tra la maison Versace e il colosso di abbigliamento svedese H&M. La catena di abbigliamento commercializzerà, a partire da novembre, 40 pezzi da donna e 20 da uomo, inclusi diversi accessori, per una linea low cost, a edizione rigorosamente limitata, firmata da Donatella. Un modo per avvicinare il mondo Versace a un pubblico più giovane e vasto. Ci saranno i pezzi più iconici di tutta la Versace, ma anche quello che la maison rappresenta oggi nella sua continua evoluzione. Ci saranno le famose stampe, tanta pelle e borchie perché Versace è sexy e glamour ma anche rock’n’roll.

A partire dal 1° luglio 2011 Versace ha dato vita a un’altra collaborazione dalla forte eco mediatica, annunciando che vestirà l’Internazionale Football Club di Milano. L’accordo, siglato tra la maison e la società nerazzurra, riguarda la fornitura delle divise ufficiali per i dirigenti, l’allenatore, lo staff tecnico e i calciatori.

Situazione attuale

Versace A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018
A Tribute to Gianni Versace: Naomi Campbell alla sfilata primavera/estate 2018

Versace è oggi di proprietà e gestione della famiglia (50% Allegra Beck Versace, 30% Santo Versace, 20% Donatella Versace). Santo Versace è presidente del consiglio di amministrazione del gruppo. Donatella è direttore creativo oltre che vicepresidente del consiglio di amministrazione. La società crea, produce, distribuisce prodotti di lusso e lifestyle tra cui la linea Haute Couture Atelier Versace, le collezioni diprêt-à-porter, accessori, gioielli, orologi, occhiali, fragranze ed arredamento per la casa e la seconda linea Versus.

Oggi la Gianni Versace S.p.A. È uno dei nomi più prestigiosi nel panorama internazionale del fashion luxury; distribuisce i suoi prodotti attraverso una rete di 110 boutique presenti nelle principali città del mondo alle quali si aggiungono i 123 shop in shop dedicati nei principali department store e negozi multimarca.

Versace Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)
Donatella Versace alla Milano Fashion Week (collezione primavera 2018)

ROBERTO CAVALLI

Stilista italiano nato nel 1940, noto per le sue stampe esotiche e per la creazione della tecnica di sabbiatura per denim e jeans.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Cavalli
  3. Lo sviluppo del brand
    1. Fatturato 2001
    2. Collezione uomo autunno/inverno 2002
    3. Collezione donna autunno/inverno 2002
    4. Collezione kids
    5. Gli orologi
    6. Opening in America
  4. Gli eventi
  5. 40° anniversario
  6. Direttori creativi
  7. Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli
  8. Situazione attuale

Le origini

Roberto Cavalli, classe 1940, ama essere definito “artista della moda”, forse per rammentare che il nonno era un illustre pittore macchiaiolo, autore di quadri esposti al museo degli Uffizi di Firenze, la sua città.

Roberto Cavalli Lo stilista con alcune modelle
Lo stilista con alcune modelle

Lui stesso frequentò l’Accademia di Belle Arti e presto si interessò al rapporto fra moda e pittura, avviando nella sua stamperia un lavoro di ricerca sui materiali, sperimentando contemporaneamente nuove tecnologie. Negli anni ’60, a Parigi, brevettò un rivoluzionario procedimento di stampa sulla pelle e venne immediatamente notato da Hermès e Pierre Cardin. All’età di 32 anni presentò la sua prima collezione ufficiale al salone Prêt-à-Porter di Parigi.

Nel decennio successivo (’72) debuttò a Palazzo Pitti con i primi patchwork, considerati ormai la sua firma, che caratterizzano soprattutto jeans all’insegna del glamour. Aprì in questo periodo la prima boutique a Saint Tropez. Nell’80, sposò Eva Düringer. Roberto Cavalli, amante della pittura senese, possiede un’importante collezione d’arte con dipinti del ‘400 e del ‘600. Altra sua passione, i purosangue.

Lo stile Cavalli

Roberto Cavalli Lo stile Cavalli
Lo stile Cavalli

La donna Cavalli ha una silhouette ben definita: gli abiti accarezzano il corpo, lo avvolgono con tessuti colorati a fantasia spesso sovrapposti.

La natura è fonte di ispirazione: manti di animali, paillette a squame di pesce, onde che si perdono nelle trasparenze del tessuto. L’impatto con la collezione è sempre forte: belve feroci, angeli e demoni si affacciano da una giacca, dai calzoni. Donne feline e grintose che nello stile Cavalli trovano una conferma della propria personalità, istintiva ed esibizionistica.

Ogni modello è mozzafiato: gli short e i corsetti per una Rossella O’Hara proiettata nel 2000, i blazer anatomici a stampe leopardo, coccodrillo, lince. Il serpente per sostituire maculati di ogni razza. Poi il nero delle bande giovanili, dal blouson del selvaggio Marlon Brando ai punk, ai metallari: sono in cervo morbidissimo i suoi inconfondibili, elegantissimi chiodi. Qualcosa di lunare per microgonne galattiche, e ancora jeans stampati ad antichi motivi barocchi.

Anna Falchi e Claudia Koll formano l’accoppiata vincente di una presentazione alle sfilate del prêt-à-porter di Milano, nel marzo del ’95. Schiaccia l’acceleratore per ottenere vibrazioni forti: eleganza sofisticata che si tinge di trasgressione. Lo stretch diventa ultrastretch: maestro della pelle, la tratta come fosse una tela da dipingere e il corpo pare tatuato.

Lo sviluppo del brand

Roberto Cavalli Boutique di Milano
Boutique di Milano

La prima boutique monomarca fu inaugurata a Venezia nel ’96. Il marchio Just Cavalli venne lanciato nel 2000 con una collezione uomo, donna, accessori, occhiali, orologi, gioielli, profumi, intimo e beachwear.

In quegli anni il marchio era distribuito in oltre 30 paesi, direttamente dagli show room di Milano, New York e Düsseldorf. Il mercato interno era leader con il 35% del fatturato (Europa 25, Asia 20). Russia in espansione, Usa già una conquista, con modelli in vetrina nei più importanti department store. Alla linea principale si sono, via via, affiancate CJ Cavalli Jeans, la linea uomo, gli occhiali prodotti da Marcolin e gli accessori femminili e maschili. Ultimo nato, l’underwear per la donna. La moglie, Eva Duringer, che lo affianca professionalmente, è stata Miss Universo.

Ad ottobre 2000, alla Milano Collezioni, un’intera giornata fu dedicata a Cavalli. Dopo la sfilata del mattino, venne inaugurato il primo negozio milanese in via della Spiga. L’anno seguente, e per i 5 successivi, la linea calzature uomo venne prodotta e distribuita da Roberto Botticelli. La collezione autunno/inverno 2001/2002 si ispirò al Far West con mocassini, stivaletti e soprattutto stivali, dai dettagli ricamati.

A marzo 2001 Cavalli disegnò due nuove linee per gli orologi prodotti da Sector. Per la collezione mare, usava il tessuto Sensitive di Eurojersey, eclettico e confortevole, personalizzandolo con le sue celebri stampe. A luglio, per festeggiare l’ingresso in Gran Bretagna, Eva e Roberto Cavalli accolsero gli ospiti in una tenda berbera che riportò un pezzo d’Africa al Momo, storico locale nel West End. Tra tappeti zebrati e vassoi in rame venne presentata la nuova collezione di occhiali, prodotta e distribuita da Marcolin.

Fatturato 2001

Era previsto un fatturato di 280 miliardi di lire e invece, in chiusura di anno, la stima era di 300-350 miliardi. Vennero pianificate anche le successive aperture monomarca. Dopo Milano, Roma, Gedda, Parigi, New York e Venezia, aprì con nove grandi vetrine in via Tornabuoni a Firenze, nel Palazzo Viviani della Robbia. Lo storico caffè Giacosa era collegato alla boutique, pur contando l’ingresso indipendente. Ma soprattutto Cavalli puntava ai “nuovi” mercati: Hong Kong, Seul, Taipei e Mosca.

Collezione uomo autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Uomo autunno/inverno 2002
Collezione Uomo autunno/inverno 2002

A gennaio 2002 la nuova collezione uomo autunno/inverno 2002-2003 era ricercata, preziosa e stravagante, rinnovava lo stile del guardaroba maschile con l’ironia dell’eccesso e della fantasia. L’ispirazione veniva dall’Inghilterra vittoriana. La sfilata ebbe luogo nella cornice di Palazzo Vecchio a Firenze. Eccesso, provocazione, colore e divertimento per la mostra More and more more and more – The looks Roberto Cavalli Wants for You, curata da Italo Rota.

A febbraio 2002, la mostra Men in skirts alla Dress Gallery del Victoria and Albert Museum di Londra ospitò, tra gli altri creatori, anche Cavalli. Nata con l’intento di celebrare i designer che fecero della gonna un capo di abbigliamento maschile, l’esposizione era divisa in cinque temi: stili storici, kilt, esotismo, stili contro cultura e stili futuristici. Roberto Cavalli trovò il suo spazio naturale nella sezione Esotismo dove espose un kaftano di lino con stampe animal-tribali.

Collezione donna autunno/inverno 2002

Roberto Cavalli Collezione Donna autunno/inverno 2002
Collezione Donna autunno/inverno 2002

L’autunno/inverno 2002/03 fu una sfilata divertente e vivace, ma anche autoironica, che propose capi come il tailleur nero di breitschwanz, le raffinate pellicce intarsiate, i soprabiti di vernice da donna-gatto e vestiti longuette di mussola a fiori delicati anche con maniche lunghe. Indossati da Cindy Crawford, lo stretto tubino scollato in agnello persiano viola, una pelliccia a spina di pesce e, infine, un lungo abito di raso bianco, ricamato con pantere e tigri di paillette, portato con un trench di lucidissimo pitone chiaro. Una novità il coloratissimo tessuto scozzese a telaio, usato per tailleur con la gonna stretta sui fianchi e poi scampanata a godet, per le giacchine da portare con i jeans, ma anche lavorato con applicazioni di stoffe fantasia ricamate a filo d’argento.

A maggio 2002, per l’85° Giro d’Italia, Cavalli disegnò le divise di Mario Cipollini e del suo team. Naturalmente stampate a zebra.

Collezione kids

Roberto Cavalli Linea Kids 2015
Linea Kids 2015

Nel 2002 Roberto Cavalli Angels, collezione prodotta e distribuita da Simonetta, portò in passerella a Pitti Bimbo per la primavera/estate 2003 giacche in pelle chiara con applicati fiori colorati, giubbotti stampati a rettile, jeans gessati e salopette oversize in tessuto délavé. Ai piedi stivali scamosciati come quelli dei Navajo e in vita cinture di rafia colorata con perline e piume. Roberto Cavalli Devils era la nuova linea dedicata al bambino e ragazzino dai 4 ai 14 anni. Affiancò Roberto Cavalli Angels, la collezione per bambine e teenager prodotta e distribuita su licenza da Simonetta, che si occuperà anche del nuovo marchio.

Nel luglio 2002 si aprì a Roma, in piazza di Spagna, la prima boutique della linea giovane Just Cavalli. Roberto Cavalli e Ittierre (Gruppo It Holding) rinnovarono, con tre anni di anticipo, il contratto di licenza per la linea Just Cavalli, prolungandolo fino al 2010.

Gli orologi

Roberto Cavalli Orologi Cavalli
Orologi Cavalli

La linea di orologi disegnata per Sector Group raggiunse, nei primi sei mesi dell’anno, un fatturato di 3,9 milioni di euro, crescendo del 136%. Riaprì la Torre Branca, ex Littorio, a Milano: ai piedi della torre, fu inaugurato il Just Cavalli Café, con bancone disegnato da Ron Arad. Cavalli ricevette il premio The Provocateurs, destinato “a quelli che osano”. La cerimonia si svolse al Cipriani di New York, in occasione della diciannovesima edizione di Night of Stars, organizzata dal Fashion Group International.

Nel 2003, piatti zebrati, bicchieri rifilati d’oro, cuscini animalier per la casa firmata Cavalli. Stava fra il cow boy e il motociclista l’uomo che Cavalli ha presentato a Milano Moda Uomo.

Opening in America

Ad aprile 2003 fu aperto il quarto punto vendita negli Usa, inaugurato a Coral Gable (Miami), More more and more by Roberto Cavalli. Vi si trovavano tutte le collezioni (fuorché la prima linea), compreso il bambino, gli accessori e la casa. Le altre boutique in America erano quelle di New York in Madison Avenue, Bel Harbour in Florida e Las Vegas.

Il brand apertì anche una nuova boutique a Porto Cervo (Sardegna) e a Mosca, al 15 del Tretyakovskiy Passage di Mosca, prima boutique monomarca in Russia.

Gli Eventi 

Nell’aprile 2004 Cavalli ospitò Le Cirque du Soleil a Milano e organizzò una serata per la prima dello straordinario spettacolo Saltimbanco. lo stilista, con l’aiuto creativo di Ettore Scola, trasformò un magazzino in un paradiso incantato.

A dicembre, Cavalli tornò a New York per ospitare la serata più esclusiva dell’anno, in occasione della mostra organizzata dal Fashion Institute del Metropolitan Museum of Art di New York, Wild fashion Untamed. Per celebrare l’evento, Cavalli organizzò una serata esclusiva: cocktail e un’anteprima della mostra, seguita da una cena per 300 ospiti internazionali.

Roberto Cavalli Mostra Wild Fashion Untamed
Mostra Wild Fashion Untamed

A gennaio 2005, Just Cavalli aprì il primo negozio monomarca a Milano. Il progetto innovativo, un vero “negozio di fantasia”, era risultato della collaborazione tra Roberto Cavalli e Italo Rota. Con l’amico Dino De Laurentiis, Cavalli partecipò al film Il Decameron, diretto da David Leland, disegnandone i costumi. Il cast includeva: Hayden Christensen, Mischa Barton e Tim Roth. Roberto Cavalli ha anche collaborato con Tre Italia, il primo videocitofono di marca. Il progetto prevedeva una donazione alla Fondazione Veronesi per la ricerca sul cancro.

Roberto Cavalli Il club Just Cavalli
Il club Just Cavalli

Roberto Cavalli collaborò con Pragma Group (2009) e aprì il suo primo locale notturno, Just Cavalli, a Firenze. La location era una chiesa del XV secolo: presto il club aprì anche a Milano. Questa iniziativa imprenditoriale prevedeva un piano quinquennale per aprire altri 3 Cavalli Clubs e 15 Cavalli caffè.

40° anniversario

Roberto Cavalli Evento per il 40° anniversario
Evento per il 40° anniversario

Nel 2010 Cavalli festeggiò il 40° anniversario. Il 29 settembre il brand tenne un evento di gala all’Ecole National Superieure des Beaux Arts. Molte celebrità vi parteciparono: Naomi Campbell, Taylor Swift, Leona Lewis, Heidi Klum. Alcuni dei disegni distintivi di Cavalli furono esposti alla galleria dell’Ecole National Superieure des Beaux Arts. La celebrazione continuò alla settimana della moda milanese, dove Roberto Cavalli presentò la collezione primavera/estate 2011 all’Arco della Pace.

Nel 2011 Roberto Cavalli siglò un accordo di licenza quinquennale con la Compagnia delle Pelli per il lancio di una nuova linea di accessori “CLASS Roberto Cavalli”. Iniziò anche ad offrire borse uomo e donna e piccole collezioni di pelletteria. Un anno dopo, con il partner indiano Infinite Luxury Brands, Roberto Cavalli lanciò il primo negozio in India e un nuovissimo Cavalli Cafe a Nuova Delhi.

Direttori creativi

Nel 2013 Yvan Mispelaere, ex chief designer di DIANE VON FURSTENBERG, fu nominato primo design director di Roberto Cavalli. Svelò la sua prima collezione per l’autunno/inverno ’14. Un anno dopo, Roberto Cavalli, prima della sfilata autunno/inverno di Just Cavalli Women, esclamò di non volersi coinvolgere con le celebrità per promuovere il suo marchio e incoraggiò il mondo della moda a girare le spalle alle celebrities.

Roberto Cavalli Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014
Yvan Mispelaere, collezione autunno 2014

A marzo 2015 Peter Dundas è stato indicato come nuovo direttore creativo di Roberto Cavalli. Questo designer norvegese era stato direttore creativo per Emilio Pucci e, infatti, aveva lavorato a stretto contatto con Roberto Cavalli, proprio quando stava rilanciando il brand senza esclusione di colpi (2002-2005).

Roberto Cavalli Peter Dundas, collezione autunno 2016
Peter Dundas, collezione autunno 2016

A gennaio 2016 Peter Dundas ha presentato la sua prima collezione, con uno stile che tanto doveva a quello originale della casa di moda di Firenze. Concentrò la sua attenzione su sensualità, femminilità e freddezza. Questo ritorno sottolineò la capacità dello stilista di mescolare giorno e notte, eleganza, bellezza e ferocia. Gli accessori erano stivali e orecchini con ciondoli.

Clessidra SGR rileva Roberto Cavalli

Un mese dopo, la società di private equity Clessidra SGR acquisì il 90% della casa di moda italiana. Nel febbraio 2016, Roberto Cavalli diventò il primo fashion brand ad aprire un negozio in Iran. Renato Semerari ha lasciato il gruppo a causa di differenze strategiche, mentre Gian Giacomo Ferraris è stato nominato nuovo Amministratore delegato della società. In ottobre, Peter Dundas lasciò il brand dopo solo un anno.

Nel frattempo, Gian Giacomo Ferraris ha annunciato una riorganizzazione completa della società, comprese chiusure di negozi e tagli severi all’organico globale; quasi il 30% delle posizioni furono eliminate, gli uffici di Milano chiusi e tutte le funzioni trasferite a Firenze. I dipendenti di Roberto Cavalli sono intervenuti immediatamente dopo il drammatico piano di ristrutturazione e hanno manifestato con uno sciopero di otto ore.

Situazione attuale

Roberto Cavalli Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

A maggio 2017 Roberto Cavalli ha dato il benvenuto al nuovo direttore creativo, lo stilista britannico Paul Surridge. Surridge si è laureato alla Central Saint Martins e ha lavorato con Calvin Klein, Burberry e Jil Sander. Paul Surridge ha presentato la sua prima collezione donna primavera/estate 2018 durante la settimana della moda di Milano.

BORBONESE

Luxury brand italiano, icona del “Made in Italy”. Borbonese valorizza sempre le sue origini e le sue tradizioni artigianali.

Indice

  1. Le origini: Lucia Lorenzo Ginestrone
  2. Collaborazione con Luxury Fashion Houses
  3. Elementi distintivi
  4. Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels
  5. Un secolo di Borbonese
  6. Situazione attuale

Le origini: Lucia Lorenzoni Ginestrone

Borbonese nacque come piccolo laboratorio che forniva gioielli e accessori -dai nastri alle gale, dai guanti ai cappelli, agli scialli- per le sartorie più prestigiose di Torino, una città, all’epoca, molto sensibile alla couture, una piccola capitale italiana della moda. Nel 1910 la modista Lucia Lorenzoni Ginestrone rilevò l’officina, dando il via alla Borbonese che conosciamo oggi.

Borbonese 1910, schizzo per una borsa
1910, schizzo per una borsa

Nel ’50, subentrò nella gestione dell’azienda il figlio di Lucia, Umberto Borbonese Ginestrone, insieme all’amico e socio Edoardo Calagno. Il brand stava sviluppando con successo un’estetica eclettica e sofisticata: i gioielli, realizzati con i materiali più peculiari, ebbero da sempre forme innovative.

Collaborazione con Luxury Fashion Houses

Raggiunse un immediato successo negli anni ’60, dedicandosi alla creazione di bijoux, in cui l’inventiva si alleava ad una squisita fattura artigianale: guadagnata la fiducia di varie case di moda, molte di queste reclutarono Borbonese per creare numerosi accessori a completamento delle loro collezioni.  La capacità della ditta torinese di impostare un dialogo armonioso fra abito e bijoux è alla base d’una richiesta collaborazione da parte delle migliori case d’alta moda: Fendi, Galitzine, Valentino e, subito dopo, l’approdo a Parigi, per Ungaro e Saint-Laurent che apprezzavano l’estro, la sperimentazione, la bellezza della sua bigiotteria.

Elementi distintivi

Borbonese L'occhio di pernice
L’occhio di pernice

Durante gli anni ’70, Borbonese iniziò la collaborazione con Redwall, pelletteria di Bologna di proprietà della famiglia Rossi. Questa solida collaborazione portò una linea rivoluzionaria di borse in pelle di alta qualità che combinano forme leggere, sfoderate e ristrutturate con una morbidezza e una resistenza uniche. Momento straordinario: in un materiale d’aspetto inedito, morbida pelle d’agnello, color beige o miele, trattata per rivelare effetti puntiformi a “occhio di pernice”, la maison troverà il distintivo elemento della propria griffe per borse, valigie e una vasta produzione di pelletteria. Alcune linee vennero realizzate in tessuto plastificato, sempre a occhi di pernice, detto “graffiti”, ancora in beige, ma anche in marrone testa di moro, blu, azzurro, nero.

Borbonese Borsa Luna
Borsa Luna

Borbonese presentò la famosa borsa Luna per celebrare lo sbarco del primo uomo sulla luna, seguita poi da Sexy, Tango e Mambo, gran classici anche oggi. Borbonese fu il primo brand ad apporre il proprio logo sulle chiusure lampo ( oltre al rivetto), diventato poi suo segno distintivo. Molto imitate, mai uguagliate, le borse Borbonese, leggere, pratiche, eleganti in tutte le ore, diventavano, ormai, un classico. I fotografi più in voga (Giampaolo Barbieri, Helmut Newton, Satoshi Saikusa) contribuirono alle campagne pubblicitarie di Borbonese.

Negli anni ’80, Borbonese inventò un vero e proprio lifestyle, tanto attuale ed azzeccato da permettere al brand di scalare le classifiche, diventando uno dei marchi italiani più importanti di prêt-à-porter, accessori uomo e donna, calzature, pellicce e arredi.

Nel ’92 la Sexy Bag compì 20 anni. In occasione della grande festa di Tokyo venne presentata una tiratura in 100 esemplari, con accessori in oro 18 carati. Dopo vent’anni di collaborazione Redwall, che operava nello stesso settore delle borse e degli accessori in pelle, assorbì il marchio. Nel ’99 venne presentata a Milano la prima collezione prêt-à-porter donna Borbonese autunno/inverno prodotta da Redwall. Il 27 marzo dello stesso anno la famiglia franco-americana Arpels – attuale detentrice del 20% di Van Cleef & Arpels – rilevò il 50% della società. Nella stessa data, l’assemblea degli azionisti decise di variare la denominazione sociale in Rossi 1924 S.p.A. Nel settembre 2000, alla collezione di accessori venne affiancata una linea di abbigliamento femminile.

Borbonese viene rilevata da Van Cleef & Arpels

Il 2001 si chiuse con il pareggio di bilancio e con un fatturato di 21 milioni di euro. Nel 2002 Alessandro Dell’Acqua diventò direttore creativo. Agli accessori venne affiancata una linea di abbigliamento donna ad opera dello stilista, presentata durante Milano Moda Donna.

A novembre, Arpels assorbì anche il rimanente 50% della compagnia, prendendo possesso delle quote in mano a Dario Rossi e ad Alberto Vacchi. Claude Julien Arpels diventò amministratore delegato; Alberto Vacchi rimase nel consiglio di amministrazione. Per il 2004 la famiglia Arpels pensava ad uno sbarco in forze sul mercato del Nord America e in Estremo Oriente.

Borbonese Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week
Primavera/estate 2010, Milano Fashion Week

Nel 2009 Borbonese presentò la collezione primavera/estate 2010 durante la settimana della moda di Milano, nel negozio in via della Spiga. Si trattò di un evento di successo in collaborazione con l’artista contemporaneo Amedeo Martegani, che ha trasformato le vetrine della boutique in un vero teatro con perfetto sfondo scenografico che raccontava la storia di sette Samurai, ispirata al taglio netto che crea la forma della borsa O.P. Accompagnata dal suono di sciabole, coltelli taglienti e suoni metallici del musicista Giuseppe Ielasi, l’installazione ha catturato l’attenzione di molti spettatori.

Un secolo di Borbonese

Borbonese 100 anni di Borbonese: l'Art Bag
100 anni di Borbonese: l’Art Bag

Nel 2010, in occasione dei 100 anni di Borbonese, il brand ha avviato un progetto speciale in collaborazione con la Roy Lichtenstein Foundation per creare le Art Bags, collezione limitata composta da dodici borse ispirate ai capolavori degli artisti pop. La collezione esclusiva è stata esposta alla Triennale di Milano. Inoltre, è stata presentata la Borbonese 1910, collezione di borse-icona sotto la direzione creativa di Gabriele Colangelo, talentuoso giovane stilista italiano con un’innata propensione per la produzione artigianale di pellicce e ricami.

Borbonese Collezione autunno/inverno 2012
Collezione autunno/inverno 2012

Nel 2013 il logo Borbonese rosso in ceralacca è diventato vero nuovo simbolo distintivo del brand, che si stava incamminando verso nuove direzioni. Il decidere di concentrarsi sul core business del marchio, creando una collezione impeccabile di borse e accessori, derivava da una lunga ricerca su nuovi materiali e tecniche che rendessero ogni prodotto unico ed inimitabile. Le borse-icona di Borbonese sono state reinterpretate in questo periodo, utilizzando nuove combinazioni di pelle e tecniche di lavorazione del metallo, rendendole più moderne e contemporanee.

Alla Milano Fashion Week di settembre 2015, Borbonese ha presentato, nella  sede di Via Monte di Pietà, “Inspirations“, libro a cura di Ginevra Elkann edito Rizzoli. In “Inspiration” Borbonese viene descritto come brand sempre ispirato dalla natura, caratteristica che ha sempre accompagnato la storia di questa grande casa di artigianato italiano.

Borbonese Inspirations, Ginevra Elkann
Inspirations, Ginevra Elkann

A novembre il marchio è diventato sponsor della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino per la mostra dell’artista pop americano Ed Ruscha. La mostra, dal titolo “Mix Master”, a cura di Paolo Colombo, era un pot-pourri di fotografia, pittura e libri di Ruscha, il tutto sul tema della trasformazione della vita americana degli ultimi 50 anni.

Situazione attuale

Nel 2016 Borbonese ha sponsorizzato la mostra “Riflessioni/Reflections”, con Rosemarie Trockel e le collezioni torinesi. A settembre è stato aperto il nuovo flagship store in Corso Matteotti 8, progettato secondo un nuovo concept che dovrebbe rafforzare l’immagine del marchio in Italia.

Borbonese Global Living, Milano Design Week 2016
Global Living, Milano Design Week 2016

Ad aprile 2017, Borbonese ha effettuato importanti investimenti nella collezione Global Living e ha presentato una nuova collezione home durante la Design Week milanese. Per rendere giustizia e ricordare la grafica del logo, tutti i prodotti sono stati disegnati con linee più arrotondate. A settembre, durante la fiera internazionale della calzatura, Borbonese ha lanciato una nuova collezione uomo e donna e la collezione primavera/estate 2018 .

Borbonese è e rimane un luxury brand italiano che riesce soddisfare le esigenze della società contemporanea, senza mai tradire la sua idea di stile e la sua brand identity. Marchio affermato di Made in Italy, valorizza patrimonio, tradizione e artigianato, alla continua ricerca della perfezione, tra tecnologia e innovazione. Borbonese combina sempre, con maestria artigianale, materiali preziosi e tecniche raffinate, enfatizzando ogni più piccolo dettaglio, rendendo ogni suo prodotto unico. Borbonese incarna “il nuovo spirito della tradizione”.

CASADEI

Luxury brand italiano, disegna e produce calzature alla moda tra cui pumps, sandali, zeppe, sneaker, boot e accessori.

Indice

  1. Le origini: Quinto e Flora Casadei
  2. Le prime zeppe
  3. Le Pump
  4. La seconda generazione
  5. L’espansione del brand
  6. Il 50° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini: Quinto e Flora Casadei

Casadei, azienda calzaturiera e pellettiera di S. Mauro Pascoli, in provincia di Forlì, nacque alla fine degli anni ’50 come piccolo laboratorio artigiano che fabbricava calzature di sofisticata fattura. La storia del brand, oggi leader mondiale del settore, è tutt’altro che ordinaria: se si guarda il percorso intrapreso, si può notare come la fortuna di Casadei sia costruita sull’eccellenza del design e sulle competenze imprenditoriali.

Il brand dal design audace nacque nel 1958, quando Quinto e Flora Casadei iniziarono a realizzare calzature per i turisti della costa orientale. I due, insieme, diedero vita a un piccolo laboratorio, divenuto poi un vero e proprio impero: nascosta a San Mauro Pascoli, città di provincia della Rivera romagnola, regione nota soprattutto per l’agricoltura e le bellezze rinascimentali, la coppia Casadei diede il via ad una nuova forma d’arte.

Casadei Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 1963

Gli anni ’60 videro lo sviluppo di una struttura commerciale più formata, l’inizio delle esportazioni verso l’Europa, verso gli Stati Uniti e verso l’Estremo Oriente, la presentazione di una linea completa dedicata all’abbigliamento da sera e la nascita di una collezione di borse. Verso la fine degli anni Sessanta, la fama di Casadei si diffondeva ben oltre le frontiere italiane. Dopo aver vestito i piedi di tanti turisti, l’azienda a conduzione familiare espanse la sua scala di produzione e presenza internazionale. La società acquisì una struttura più solida e concentrò l’attenzione sulle esportazioni, sia nel mercato europeo, sia negli Stati Uniti d’America.

Le prime zeppe

Dopo la prima linea di sandali, Casadei presentò la sua prima serie di zeppe: scelta popolare e trendy nell’eccentrico decennio dei’60. I primi anni Settanta consentirono ai fondatori di spostare la base dall’officina prima ad una fabbrica industriale. Questo cambiamento permise loro di avere molta più libertà creativa, iniziando un vero e proprio viaggio nel mondo delle calzature.

Casadei Campagna pubblicitaria inverno 1971
Campagna pubblicitaria inverno 1971

Prendendo le zeppe come punto di partenza, Casadei sperimentò l’idea di zeppe con lacci e slip-on. Inoltre, il design divenne più coraggioso, impreziosendosi di delicati ricami. Più tardi, cambiò rotta, entrando in un’era di pump in pelle con tacco svasato.

Verso la fine degli anni Settanta, i concept di versatilità ed utilità trovarono sfogo nella prima linea di stivali Casadei, alti fino alle ginocchia o cortissimi. Con questo nuovo prodotto il brand ampliò anche la sua presenza nel mercato asiatico: nel ’77 si aprirono ufficialmente al mercato giapponese.

Le Pump

Casadei Pump anni '80
Pump anni ’80

Nei primi anni Ottanta il brand espanse la sua attività anche in Medio Oriente. Dopo stivali e zeppe, Casadei si rivolse verso le pump: l’interpretazione dell’azienda fu estremamente fantasiosa, tra  pois e tulle di velluto, alti tacchi conici in pelle dorata.

In pochissimo tempo le pump si assicurarono un posto nella hall of fame, diventando prodotto iconico dell’azienda. Dedicandosi alle curve aggraziate dei piedi femminili, il brand continuava a dilettarsi con diversi tessuti, finiture e ricami, riuscendo sempre a vincere l’incessante scorrere del tempo. Verso la fine degli anni Ottanta, il brand si adattò rapidamente alla tendenza “sportiva”, costruendosi un dizionario di sneakers ibride e scarpe da calcio con i tacchi.

La seconda generazione

Casadei Cesare Casadei nel suo ufficio
Cesare Casadei nel suo ufficio

Come la maggior parte delle aziende a conduzione familiare, anche Casadei aprì le porte alla seconda generazione: il figlio di Quinto e Flora, Cesare Casadei, divenne direttore creativo. Cesare entrò in carica nel ’94 e da allora promosse molto l’immagine del brand, facendo leva sul “Made in Italy” nel mondo. L’arrivo di Cesare segnò anche l’inizio delle collezioni unisex e la nascita di calzature casual, una più incredibile dell’altra.

Casadei Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight
Primavera/estate 1995, scatto di Nick Knight

Agli inizi del 2000, il brand decise di trasferire lo showroom di Milano in Via dell’Annunciata, in uno spazio progettato ad hoc per divenire sede aziendale. Casadei era ormai uno dei marchi preferiti tra le celebrità. Gli A-listers di Hollywood venivano fotografati con le Casadei, rendendo il brand un nome significativo nel circuito della moda;  i talenti della fotografia scattavano le campagne pubblicitarie dell’azienda, tutto votava per la crescita felice.

L’espansione del brand

Casadei Flagship Store di Londra
Flagship Store di Londra

Ad ottobre del 2002 la società, che contava più di 200 persone, aprì un nuovo negozio monomarca nel cuore di Londra, al n. 12 di Beauchamp Place, nel quartiere di Knightsbridge. Per Casadei l’Italia rimane il secondo mercato (dopo gli Stati Uniti) con 400 punti vendita, 4 dei quali monomarca (Milano, Firenze, Rimini e Ferrara); insieme alla Germania, l’Italia è il mercato più importante d’Europa. Altre due boutique furono aperte in Russia, a San Pietroburgo e a Mosca. L’espansione dell’azienda è garantita dall’ottimo fatturato, che nel 2001 raggiunse i 32.604 milioni di euro (+14,82% rispetto all’anno precedente).

Nel 2004 la Federation Of Italian Footwear mise sul mercato una serie limitata di francobolli dedicati alla celebre Casadei: grande riconoscimento per l’azienda che rappresenta l’eleganza e la tendenza delle calzature italiane nel mondo.

Il 50° anniversario

Casadei ha compiuto 50 anni nel 2008: per festeggiare il mezzo secolo di disegni accattivanti e di gloria artigianale, è stata chiamata la fotografa Ellen Von Unwerth: il risultato fu una pubblicazione sulle calzature Casadei negli anni, seguito da una mostra alla Triennale di Milano.

Casadei Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth
Mostra per i 50 anni di Casadei, scatto di Ellen Von Unwerth

 

Anno dopo anno Casadei si espandeva in tutto il mondo: nel 2010 si lanciò a tutto gas nelle aperture di Roma, Cannes, Dubai, Casablanca e New York. Lo stesso anno ha portato anche le calzature e i tacchi Casadei alla settimana della moda di Milano.

L’etichetta scoprì anche il mondo digitale, con il lancio del loro sito web nel 2012, seguito dall’arrivo della boutique e-commerce nel 2013. Nel 2015, Cesare Casadei e l’Architetto Marco Costanzi progettarono il primo concept store di  Milano, seguito dalla presentazione di una nuova boutique nell’esclusiva Albemarle Street, a Mayfair, Londra. Nello stesso anno, la società rilanciò il suo portale di shopping online, grande passo verso la creazione di una nuova estetica.

Situazione attuale

Casadei Stiletto Blade, 2015
Stiletto Blade, 2015

Casadei ha iniziato il 2017 partecipando al Super Bowl: Lady Gaga, scelta per la prestigiosa performance di metà tempo, ha indossato i famosi Stiletto Blade di Casadei. Inoltre, Victoria Beckham viene spesso vista con la stessa calzatura, che sembra tanto essere una delle preferite delle celebrità, che inneggiano a Casadei come il brand più comodo tra i concorrenti.

Ad oggi, Casadei continua ad essere esempio di design impeccabile e intelligenza imprenditoriale, d’artigianalità esperta e d’innovazione ponderata. È testimonianza dell’eredità italiana, dei suoi colori vivaci e dei valori artigianali.

FONDAZIONE GIANFRANCO FERRÉ

Indice

  1. Obiettivi
  2. La sede
  3. Mostre
    1. “La camicia bianca secondo me” – Museo del Tessuto, Prato
    2. “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” – Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano
    3. “The white shirt according to me. Gianfranco Ferré” – Phoenix Art Museum, Steele Gallery
    4. “Gianfranco Ferre’ Designs” – Phoenix Art Museum, Ellman Gallery
    5. “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: Inattese assonanze” – Palazzo del Governatore, Parma
    6. “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” – Centro Culturale Santa Maria della Pietà, Cremona
    7. “Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti” – Palazzo Madama, Sala del Senato, Torino
  4. Pubblicazioni
    1. Gianfranco Ferré. Lezioni di Moda
    2. Gianfranco Ferré Disegni
    3. La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré
    4. Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti

Obiettivi

La Fondazione Gianfranco Ferré è stata costituita nel 2008 con lo scopo di conservare, ordinare e mettere a disposizione del pubblico – in primo luogo sotto forma di archivio virtuale – tutto ciò che documenta l’attività creativa dello stilista. A ciò si affianca l’obiettivo di promuovere e svolgere iniziative che abbiano attinenza con la filosofia di Gianfranco Ferré, con la sua cultura progettuale, con la sua concezione della moda e dell’estetica.

L’attività della Fondazione si traduce innanzitutto nella costituzione di un archivio/museo in cui trova collocazione tutto quanto è stato conservato dell’attività di Gianfranco Ferré. Il lavoro prevede pertanto di inventariare materiali diversi – fotografie, disegni, filmati, rassegne stampa, riviste, comunicati stampa, oltre a scritti, lezioni e appunti dello stilista – inseriti nella banca dati, per una facile consultazione in sede e via Internet.

Allo stato attuale, il data base, in fase costante di aggiornamento contiene oltre 80.000 documenti, organizzati secondo una struttura allo stesso tempo lineare ed articolata capillarmente, sulla base di criteri tematici e cronologici.

La realizzazione di un archivio virtuale con queste caratteristiche offre a un pubblico eterogeneo la possibilità di conoscere in modo diretto il lavoro svolto da Gianfranco Ferré. Ne possono essere interessati professionisti e studiosi, chi si occupa di moda contemporanea, chi lavora sul prodotto italiano degli ultimi trent’anni, studenti che si stanno formando per un futuro nella moda e studenti che si occupano di design.

L’esistenza di una banca dati così concepita rende possibile una notevole serie di iniziative che hanno il loro punto di forza e di avvio proprio in questo patrimonio: dalla pubblicazione di libri tematici alla realizzazione di mostre, dall’impegno nella formazione di giovani alla promozione di programmi di studio e di ricerca in collaborazione con istituzioni universitarie e scolastiche, dalla programmazione di lectures e di visite in sede, sino alla partecipazione ad eventi o convegni focalizzati su tematiche correlate all’attività di Gianfranco Ferré o, in generale, alla moda e all’estetica del nostro tempo.

La Fondazione si occupa della cura e della gestione dell’archivio vestimentario che comprende circa 3.000 tra capi e accessori appartenenti alle collezioni Gianfranco Ferré Donna, Uomo ed Alta Moda.

La sede

Fondazione Gianfranco Ferré, la sede
Fondazione Gianfranco Ferré, la sede

La luce che entra dalle vetrate a tutta altezza: è questa, forse, la caratteristica che, per prima, colpisce della sede della Fondazione Gianfranco Ferré, situata all’interno del complesso “Tortona 37”, nel cuore della nuova Milano della creatività.

600 metri quadri di superficie totale articolati su due livelli distinti: il piano terra e due ampi soppalchi, secondo una logica di razionalità innanzitutto, ma anche di raffinatezza e di eleganza. Spazi concepiti in un’ottica di multifunzionalità per essere aree di lavoro e di conservazione della documentazione storica, per ospitare incontri, conferenze, lecture ed anche esposizioni di capi ed accessori.

Non mancano postazioni accessibili al pubblico per la fruizione – sia in concreto che in forma virtuale, grazie agli strumenti informatici – del patrimonio della Fondazione: disegni, immagini fotografiche, video, testi, la ricchissima collezione di volumi che raccolgono decenni delle più importanti riviste di moda, design e life style di ogni parte del mondo.

La configurazione degli spazi e la loro definizione estetica fanno della Fondazione un luogo autenticamente Ferré, dalla concezione dei volumi nitidi e rigorosamente architettonici, alle altezze importanti e imponenti, sino alle connotazioni cromatiche: pavimenti in resina opaca nera; pareti candide spezzate da parti laccate rosso intenso; superfici rivestite in lamiera di ferro. Per proseguire con le strutture di arredo vere e proprie: grandi librerie in legno laccato bianco incorniciate da elementi portanti in rovere; tavoli e capienti cassettiere in metallo color bronzo con la superficie in vetro satinato nero.

Il progetto di definizione degli ambienti della Fondazione è stato affidato all’Architetto Franco Raggi, compagno di università ed amico di Gianfranco Ferré che, con lui, era già stato protagonista di analoghi interventi riguardanti altri spazi in cui lo stilista ha operato ed in particolare la sede di via Pontaccio.

Sono tanti i “segni” di Gianfranco Ferré che consentono di ritrovare appieno il suo stile e soprattutto la sua personalità ricca e complessa. In primo luogo i “pezzi” da lui stesso disegnati: il grande tavolo in lamiera di ferro, che stava nel suo ufficio privato; la chaise longue in cavallino marrone; le poltrone Biedermeier rivestite in lucertola laccata….

Nella Fondazione vivono anche molti oggetti di Gianfranco Ferré: quelli delle sue tante collezioni, quelli che riportava dai suoi viaggi, quelli che riceveva in regalo da amici e collaboratori, ben consapevoli della sua passione: raccogliere. Dal sontuoso vaso-braciere cinese in bronzo lavorato e sbalzato, alla armatura da kendo giapponese, a un curioso metro nautico, ai singolari “uccelli” realizzati da Grégory Morizeau e da Fabius Tita con pezzi di riciclo industriale, al cavalletto da pittore che ha seguito Gianfranco Ferré sin dal suo primissimo studio in Via Conservatorio…Senza contare i tantissimi piccoli- grandi elementi che costellavano e rendevano speciali gli ambienti in cui lo stilista viveva e lavorava: dagli elmi e cappelli di ogni epoca e parte del mondo, ai bracciali – alcuni dei quali autentiche sculture – , alle opere degli artisti a cui lo stilista era legato: tra tutte il suo “profilo” realizzato da Ceroli in legno di abete. E pezzi di design moderno, tra cui l’opera di Urano Palma e le sedie, dalla “Harp Chair” di Jorgen Hovelskow a quelle di Tom Dixon e di Ron Arad, sino alla chaise longue “Metamorfosi 3”, pezzo unico di Franco Raggi.

“Tortona 37”, il contesto che ora annovera anche la Fondazione Ferré tra le sue realtà, è un complesso architettonico mixed-use, realizzato su progetto di Matteo Thun. E’ composto da cinque edifici disposti a corte su un giardino dal cuore alberato e si inserisce in un processo di significativo riutilizzo del territorio, con un’architettura a basso impatto ambientale, adottando tecnologie in una logica avanzata di efficienza energetica, che trova il suo punto di forza nel condizionamento dell’aria basato sullo sfruttamento geotermico, nell’utilizzo di pannelli radianti e nell’attento studio dell’involucro esterno.

Architettura degli interni: Franco Raggi, con Karim Contarino

Sistema di illuminazione XAL. Xenon Architectural Lighting

Sistema di arredi ZEUS

Rivestimenti in metallo trattato AMIMETAL

Arredi fissi i in legno G. BIENATI

Mostre

“La camicia bianca secondo me” – Museo del Tessuto, Prato (1/02/’14 – 15/06/’14)

Apre al pubblico sabato 1 febbraio “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré”, la mostra organizzata dalla Fondazione Museo del Tessuto di Prato e dalla Fondazione Gianfranco Ferré e curata da Daniela Degl’Innocenti, dedicata al talento di una delle figure più significative della moda internazionale.

Concepita con l’intento di mettere in luce la poetica sartoriale e creativa dello stilista, la mostra conduce il visitatore, attraverso diverse tipologie di lettura, alla scoperta della camicia bianca, vero e proprio paradigma dello stile Ferré, evidenziandone gli elementi progettuali più innovativi e le infinite, affascinanti interpretazioni.

Presenza costante che corre come un fil rouge lungo tutta la sua carriera, la camicia bianca è stata definita dallo stesso stilista “segno del mio stile” oppure “lessico contemporaneo dell’eleganza”.

Pensato per dare forza ai diversi linguaggi figurativi con cui l’universo camicia è stato letto, scomposto e rimodellato, il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi diversi, a corollario dei capi indossati su manichino: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali, video e istallazioni.

L’incipit della mostra è affidato ad un sistema sospeso di teli su cui scorrono macro immagini dei disegni autografi di Ferré, lampi perfetti che delineano la sua visione creativa e che rappresentano la chiave per accedere all’universo insito a ciascun progetto.

Nel primo ambiente emergono i canoni di costruzione e gli elementi strutturali innovativi della camicia attraverso il fascino inedito di macroistallazioni fotografiche (simulazioni x-ray), che offrono una lettura tecnica e poetica allo stesso tempo, di una selezione di capi, restituendo l’impalcatura formale e materica di ciascuna camicia e mettendo in evidenza texture e stratificazioni.

La resa aerea e particolarmente suggestiva di questo linguaggio è frutto di una ricerca tecnica sviluppata in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e realizzata dal fotografo fiorentino Leonardo Salvini. Questo tipo di restituzione fotografica è presentata per la prima volta come chiave di interpretazione dei contenuti di una mostra di moda.

Il cuore della mostra vive nel centro della grande sala successiva, dove le ventisette camicie bianche, piccolo esercito di capolavori sartoriali, testimoniano silenziosamente vent’anni di genialità creativa e progettuale.

Esposte rispettando la cronologia della loro nascita, le camicie sono sculture bagnate da luce pensata per consentire al bianco di accendersi in diverse tonalità e alle ombre di fare da contrappunto, per ottenere un suggestivo effetto plastico.
Taffetas, crêpe de chine, organza, raso, tulle, stoffe di seta o di cotone, merletti e ricami meccanici, impunture eseguite a mano, macro e micro elementi si susseguono in un crescendo di maestria ed equilibrio.

Ai lati della grande sala espositiva, sono presenti disegni tecnici, bozzetti per le uscite in sfilata, scatti di grandi maestri della fotografia, immagini pubblicitarie e redazionali provenienti dall’Archivio della Fondazione Ferré. Particolare interesse suscitano i disegni originali che illustrano la incredibile capacità di dare vita ad ogni creazione, sintetizzando tutti gli elementi necessari alla realizzazione del modello: silhouettes, volumi, dettagli, leggerezza o corposità della materia, sono già descritti nel tratto più o meno marcato, elegante e velocissimo.

Un sistema di macro proiezioni chiude infine la mostra, presentando un affascinante montaggio di sequenze delle sfilate più importanti, dal 1978 al 2007. Le camicie in esposizione prendono vita: nel gesto studiato e nel movimento elegante delle modelle restituiscono la sensibilità, il gusto e la raffinatezza proprie dell’universo poetico di Gianfranco Ferré.

La mostra è accompagnata da un libro-catalogo edito da Skira, la cui direzione artistica è di Luca Stoppini, che ha anche reinterpretato le camicie con nuove immagini fotografiche. Il volume che si apre con i saluti di Andrea Cavicchi ed Alberto Ferré, presidenti delle due Fondazioni e presenta poi un testo sulle motivazioni del progetto della mostra, a cura di Filippo Guarini e Rita Airaghi, approfondisce i temi della mostra con il saggio introduttivo di Daniela Degl’Innocenti e gli interessanti contributi di personaggi e protagonisti dello stile, della moda e dell’architettura italiana quali Quirino Conti, Anna Maria Castro, Margherita Palli, Daniela Puppa e Franco Raggi, che raccontano ed interpretano la visione creativa e progettuale del grande stilista-architetto. Un intervento di Alessandra Arezzi Boza sul significato dell’heritage nelle attività della Fondazione Ferré e una presentazione del museo del Tessuto di Prato e della sua storia chiudono il catalogo.

Da febbraio a giugno “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” sarà accompagnata da un vivace calendario di eventi e attività collaterali pensate in relazione ai contenuti della mostra e da una significativa offerta didattica pensata sia per l’alta formazione nel settore della moda sia rivolta a scuole, istituti, corsi e accademie dei settori design, architettura e arti applicate.

Gli studenti potranno approfondire i contenuti della mostra grazie anche al supporto di strumenti multimediali e partecipare a workshop dedicati al talento progettuale e costruttivo dello stilista come a focus tematici centrati sugli elementi chiave dello stile Ferré.

Il programma dettagliato ed i contenuti delle attività, dell’offerta didattica, le informazioni pratiche e i press kit completi della mostra saranno disponibili sul sito web ufficiale dell’evento su cui convergeranno anche i social network dedicati.

“La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” – Palazzo Reale, Sala delle Cariatidi, Milano (10/03/’15 – 4/04’15)

“E’ fin troppo facile raccontare la mia camicia bianca. E’ fin troppo facile dichiarare un amore che si snoda come un filo rosso lungo tutto il mio percorso creativo. Un segno – forse “il” segno – del mio stile, che rivela una costante ricerca di novità ed un non meno costante amore per la tradizione.

Tradizione e novità sono infatti gli elementi da cui prende il via la storia della camicia bianca Ferré. La tradizione, il dato di partenza, è quella della camicia maschile, presenza codificata e immancabile nel guardaroba, che ha fornito uno stimolo incredibile al mio desiderio di inventare, alla mia propensione a rileggere i canoni dell’eleganza e dello stile, giocando tra progetto e fantasia. Letta con glamour e poesia, con libertà e slancio, la compassata e quasi immutabile camicia bianca si è rivelata dotata di mille identità, capace di infinite modulazioni. Sino a divenire, credo, un must della femminilità di oggi…

Nel lessico contemporaneo dell’eleganza, mi piace pensare che la mia camicia bianca sia un termine di uso universale. Che però ognuno pronuncia come vuole…

Questo processo di elaborazione mostra sempre un intervento ragionato sulle forme. Mai uguale a se stessa, eppure inconfondibile nella sua identità, la blusa candida sa essere leggera e fluttuante, impeccabile e severa quando conserva il taglio maschile, sontuosa ed avvolgente come una nuvola, aderente e strizzata come un body. Può essere enfatizzata in alcune sue parti, il collo ed i polsi innanzitutto, oppure ridotta ed intenzionalmente privata di alcune sue parti: la schiena, le spalle, le maniche. Si gonfia e lievita con il movimento, quasi in assenza di gravità. Svetta come una corolla incorniciando il viso. Scolpisce il corpo per trasformarsi in una seconda pelle. E’ la versatile interprete delle più svariate valenze materiche: dell’organza impalpabile, del taffettà croccante, del raso lucente, della duchesse, del popeline, della georgette, dello chiffon…” -Dagli appunti di Gianfranco Ferré

La mostra, promossa dal Comune di Milano, Assessorato alle Politiche per il Lavoro, Moda e Design e Assessorato alla Cultura, è organizzata e prodotta da Palazzo Reale e Fondazione Gianfranco Ferré, in collaborazione con la Fondazione Museo del Tessuto di Prato. E’ curata da Daniela Degl’Innocenti ed è dedicata al talento di una delle figure più significative della moda internazionale.

“La mostra rappresenta un omaggio della città ad un grande interprete della moda italiana e al suo stile inconfondibile. Uno stile che ha sempre escluso gli eccessi, legando la creatività a punti di riferimento precisi e sicuri sia nelle forme, sia nei materiali e nei colori”, così l’Assessore alle Politiche per il Lavoro, Moda e Design, Cristina Tajani, che prosegue: “Un’esposizione utile soprattutto ai tanti giovani che, apprestandosi a muovere i primi passi nel mondo della moda, possono apprendere un’autentica lezione di stile e creatività per continuare la grande tradizione del Made in Italy”.

“Milano, accogliendo questa mostra, omaggia uno degli stilisti simbolo della moda italiana e milanese: Gianfranco Ferré”, afferma l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, che sottolinea: “Nella splendida cornice della Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, un percorso espositivo – ricco di disegni preparatori, bozzetti, fotografie, capi sartoriali – pone al centro la camicia bianca, vera e propria icona dello stile di Ferré. Una mostra dedicata a un grande maestro della moda, che proprio a Milano ha sviluppato la creatività e il talento che hanno reso il suo stile famoso in tutto il mondo”.

Concepita con l’intento di mettere in luce la poetica sartoriale e creativa di Gianfranco Ferré, la mostra conduce il visitatore, attraverso diverse forme di lettura, alla scoperta della camicia bianca, vero e proprio paradigma dello stile Ferré, evidenziandone gli elementi progettuali più innovativi e le infinite, affascinanti interpretazioni. Presenza costante che corre come un fil rouge lungo tutta la sua carriera, la camicia bianca è stata definita dallo stesso stilista “segno del mio stile”, oppure “lessico contemporaneo dell’eleganza”.

Elemento di continuità e capo eletto ad icona dello stile, della cultura progettuale e della creatività di Gianfranco Ferré, “architetto della moda” e artefice indiscusso del Made in Italy, la camicia rappresenta il capo su cui l’autore concentra l’attitudine a trasformare e innovare il linguaggio e l’estetica della moda.

Pensato per dar forza ai diversi linguaggi figurativi con cui l’universo-camicia è stato letto, scomposto e rimodellato, il percorso espositivo gioca con la suggestione e la valorizzazione di elementi differenti, a corollario dei capi indossati su manichino: disegni, dettagli tecnici, bozzetti, fotografie, immagini pubblicitarie e redazionali. Il suo fulcro è costituito da ventisette camicie – un esercito di capolavori sartoriali che esemplificano circa un ventennio del talento creativo di Ferré (collezioni di PàP dal 1982 al 2006).

L’incipit della mostra è affidato ad un passaggio attraverso teli di tulle su cui scorrono macro-immagini dei disegni autografi di Ferré che permettono di cogliere segni che delineano la sua visione creativa e rappresentano un mezzo per accedere al progetto di tutti i capi esposti.

Il cuore della mostra vive nel centro della grande Sala delle Cariatidi, dove domina la plastica e affascinante presenza delle camicie bianche: sculture bagnate da luce pensata per consentire al bianco di accendersi in diverse tonalità e alle ombre di fare da contrappunto, per ottenere un effetto suggestivo. Taffettà, crêpe de chine, organza, raso, tulle, stoffe di seta o di cotone, merletti e ricami meccanici, impunture eseguite a mano, macro- e micro-elementi si susseguono in un crescendo di maestria ed equilibrio.

Ai lati della grande sala espositiva, sono presenti i diversi materiali provenienti dell’Archivio della Fondazione Ferré. Particolare interesse suscitano i disegni originali che illustrano la incredibile capacità di dare vita ad ogni creazione, sintetizzando tutti gli elementi necessari alla realizzazione del modello: silhouette, volumi, dettagli, leggerezza o corposità della materia sono già descritti nel tratto più o meno marcato, elegante e velocissimo.

A soffitto, un insieme di immagini di grande forza onirica: proiezioni fotografiche (simulazioni indagine rx di Leonardo Salvini) offrono una lettura tecnica e suggestiva allo stesso tempo, restituendo l’impalcatura formale e materica di ciascuna camicia e mettendo in evidenza texture e stratificazioni. Soprattutto suggeriscono levità, dolcezza e poesia.

A chiudere il percorso, le immagini realizzate da Luca Stoppini sottolineano ancora una volta come la leggerezza e la trasparenza siano una precisa chiave di lettura dell’intero progetto.

Edito da Skira, un libro-catalogo, la cui direzione artistica è di Luca Stoppini, accompagna la mostra. Il volume approfondisce i temi dell’esibizione con il saggio introduttivo di Daniela Degl’Innocenti e gli interessanti contributi di personaggi e protagonisti dello stile, della moda e dell’architettura italiana quali Quirino Conti, Anna Maria Stillo Castro, Margherita Palli, Daniela Puppa e Franco Raggi, che raccontano ed interpretano la visione creativa e progettuale del grande stilista-architetto. Chiude un intervento di Alessandra Arezzi Boza sul significato dell’heritage nelle attività della Fondazione Gianfranco Ferré.

“The white shirt according to me. Gianfranco Ferré” – Phoenix Art Museum, Steele Gallery (4/11/’15 – 6/03/’16)

“Ferré faceva parte di una grande generazione di designer italiani che includeva Gianni Versace e Giorgio Armani. I loro progetti consolidarono l’importanza della moda italiana a livello internazionale durante la fine degli anni ’70. Siamo entusiasti di portare la visione e la storia di Ferré nella Valley direttamente dagli archivi di Milano. “- Dennita Sewell, Curatrice del Fashion Design, Phoenix Art Museum.

Dal prossimo 4 novembre al 6 marzo 2016 il Phoenix Art Museum in Arizona, la più prestigiosa realtà museale d’arte del Sud Ovest degli Stati Uniti, che celebra i suoi cinquanta anni di attività, ospiterà, nella Steele Gallery, la mostra dedicata al capo iconico di Gianfranco Ferré, nata in collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato e già proposta lo scorso marzo a Milano, a Palazzo Reale.

In contemporanea, una diversa area dello spazio, la Ellman Fashion Design Gallery, costituirà lo scenario per un racconto del percorso creativo di Gianfranco Ferré, grazie ad una ampia selezione di immagini, oltre 100 disegni tecnici e bozzetti, esposti insieme ad abiti di Alta Moda e Pret à Porter: dallo schizzo alla tridimensionalità.

“Gianfranco Ferré Designs” – Phoenix Art Museum, Ellman Gallery (4/11/’15 – 6/03/’16)

Una seconda mostra, Gianfranco Ferré Designs, sarà ugualmente esposta nella Ellman Fashion Design Gallery di Phoenix Art Museum. Questa mostra complementare presenta oltre 100 delle illustrazioni e fotografie di Ferré abbinate a 8 ensemble straordinari che esemplificano lo stile iconico di Gianfranco Ferré. I visitatori avranno la rara opportunità di esplorare il processo creativo di un designer di fama mondiale, dall’ideazione allo schizzo al prodotto finito.

“Gianfranco Ferré e Maria Luigia: Inattese assonanze” – Palazzo del Governatore, Parma (30/09/’16 – 15/01/’17)

E’ un onore che lo stile di Gianfranco Ferré sia protagonista di una mostra di singolare valenza, nell’ambito delle celebrazioni che ricordano il bicentenario dell’ingresso a Parma di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena, già Imperatrice dei Francesi e Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.

Gianfranco Ferré ha sempre manifestato amore virtuale e interesse per le donne di potere, per le grandi della storia, da Maria Teresa d’Austria a Caterina di Russia, da Elisabetta la Grande a Cristina di Svezia. E’ indubbio che la “Buona Duchessa”, così chiamata dai sudditi che l’hanno venerata e dai Parmigiani di oggi che non hanno smesso di farlo, possa rientrare a pieno titolo nel novero dei personaggi femminili che occupano una posizione di rilievo negli orizzonti immaginari dello stilista.

Sarebbe tuttavia fuorviante affermare che Maria Luigia sia stata una specifica figura di riferimento nell’articolato panorama ideale di Gianfranco Ferré. Nelle sue collezioni è una presenza ricorrente il richiamo alle mode di epoche passate e dunque anche allo stile Impero. Ma non è questa la ragione che spiega la presenza delle creazioni di Ferré in mostra.

I perché e le relative dinamiche sono ben altri e rimandano alla logica con cui la Fondazione Gianfranco Ferré affronta il lascito creativo dello stilista, in tutte le sue componenti a partire da quella vestimentaria, che viene preservata e fatta conoscere, ma che è anche costante oggetto di studio e di attenzione, di ricerca e di interpretazione.

L’analisi di un patrimonio davvero sfaccettato ed eterogeneo per contenuti e suggestioni, permette alla Fondazione di trattarlo secondo una logica necessariamente flessibile. Una logica “in progress”, grazie alla quale da ciò che Gianfranco Ferré ha creato non è impossibile – al contrario, risulta pressoché naturale – ricavare impressioni sempre nuove, capaci di sorprendere e spesso di stupire anche chi conosce il mondo Ferré da sempre, lo ha visto nascere, crescere, svilupparsi ed evolversi in tempo reale.

Ma il raffronto continuo con gli abiti e con la documentazione ad essi connessa – insieme alla distanza prospettica maturata nel tempo – ci porta a scorgere sempre contenuti inattesi, o meglio, inattesi modi di valutarli e valorizzarli. Sono contenuti che, non di rado, sono rimasti nascosti nelle pieghe di un orizzonte estetico incredibilmente variegato, rispetto ai quali hanno invece prevalso altri elementi, più evidenti, più facili ed immediati da cogliere.

Forte di questa attitudine, senza forzatura, la Fondazione ha così potuto individuare assonanze, che ci è piaciuto definire inattese per i nostri studi, in un incontro con il mondo di Maria Luigia di Parma, il suo gusto, le sue passioni. Il ricorso ad una analisi puntuale e una propensione alla ricerca sommano in sé da un lato metodologie filologiche, dall’altro l’aspirazione a costruire inusitate prospettive di percezione del messaggio di stile di Gianfranco Ferré.

Stiamo parlando di una donna cresciuta secondo i principi rigidi ma sostanzialmente già borghesi della corte di Vienna, per nulla educata a reggere le sorti di uno Stato. Tuttavia, la “Buona Duchessa”, più per innato pragmatismo femminile che non per preparazione politica, ha fatto del suo Ducato un’isola felice negli anni più che cupi della Restaurazione. Una donna illuminata, attenta anche alla nascente questione sociale, che ha aperto alla nuova era e al mondo una piccola entità territoriale.

Anche per questo, in fondo, non è stato difficile né tantomeno artificioso per la Fondazione Gianfranco Ferré, muovendosi tra metodo e fantasia, individuare nelle collezioni dello stilista probabili liaison con il gusto e le passioni di Maria Luigia.

Noi abbiamo amato pensare a lei come ad una figura contemporanea. O meglio, abbiamo amato cogliere, nel segno della contemporaneità, virtuali punti di contatto tra lei e lo stile di Gianfranco Ferré.

-Rita Airaghi, Direttore Fondazione Gianfranco Ferré

Sulla mostra:

La genialità sartoriale di Gianfranco Ferré e l’arte fotografica di Michel Comte per due mostre che si inseriscono nell’ambito delle molteplici iniziative per il bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena a Parma, già Imperatrice dei Francesi e Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.

“Ferré e Comte DETTAGLI. Grandi interpreti tra moda e arte”, progetto ideato da Alberto Nodolini e prodotto da Ankamoki, si snoderà nelle sale del primo e secondo piano di Palazzo del Governatore di Parma dal 30 settembre 2016 al 15 gennaio 2017.

Al primo piano si svolgerà la mostra “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze”, a cura di Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré, mentre il secondo verrà completamente dedicato alle installazioni di Michel Comte per la mostra “Neoclassic” curata da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani.

“Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” – Centro Culturale Santa Maria della Pietà, Cremona (21/04/’17 – 18/06/’17)

Perché una mostra sui disegni di Gianfranco Ferré

“Disegnare, per me, significa gettare sulla carta un’idea spontanea per poter poi analizzare, controllare, verificare, pulire, riducendo gli elementi di base a linee sintetiche e precise, innestate su diagonali e parallele e racchiuse dentro forme e figure geometriche… da stilista e architetto concepisco la moda come design…” (Gianfranco Ferré)

Dalla sua formazione di architetto Gianfranco Ferré trae il suo metodo, che proprio nel disegno ha il suo fulcro, il suo momento fondante, il suo modo di dare una forma alle idee, concretezza a un’intuizione, di “fermare le impressioni e dar loro un abbozzo di consistenza”: il disegno quindi come “necessità e passione insieme, punto d’arrivo nella dimensione della realtà e insieme punto di partenza per un progetto”.

La mostra dei disegni di Ferré vuole dunque ricostruire un percorso intellettuale, l’evoluzione di un mondo interiore di ricerca, di lettura, di sintesi culturale e stilistica, che resti come testimonianza e spunto di riflessione: disegno come espressione di libertà e rigore, di creatività e progetto, ma allo stesso tempo strumento di lavoro, esercizio quotidiano, habitus mentale, approccio concreto. Soprattutto, metodo di lavoro.

Tutto l’universo interiore di Gianfranco Ferré si condensa nei suoi disegni che definiscono con immediatezza i punti-cardine del corpo umano – le spalle, la vita, le gambe – ma anche gli interessi, le passioni e la personalità dello stilista. E ciò può essere compreso anche da chi, con la moda, ha poca o nessuna confidenza.

La sua incessante capacità inventiva diventa segno, nelle sue incredibili silhouette che evocano con pochi tratti decisi una figura dinamica, spesso fissata da tracce di matita, da bagliori di luci e d’oro resi anche con la carta stagnola o con uno spolverio di brillantini. Disegni che creano anche abiti come macchie di colore, come intrecci calligrafici, esplosione di linee, o sintesi di un dettaglio d’incredibile resa materica. Colpisce proprio questa peculiarità di Ferré: anche in un’immagine di sintesi, si evidenzia sempre la precisione del dettaglio. -Rita Airaghi, Direttore Fondazione Gianfranco Ferré

Un ritorno alle origini, un incontro con la creatività

Cremona, città di musica, di violini e di studio del suono, ma anche splendido centro del territorio di origine della famiglia materna di Gianfranco Ferré.
La Fondazione che porta il suo nome si fa protagonista, in sinergia e in collaborazione con l’Amministrazione della città, di un significativo ritorno alle radici, sempre vive nella memoria dello stilista, affettivamente molto legato a questa angolo di Lombardia.

E’ un ritorno articolato in due momenti:

Dal 21 aprile al 18 giugno 2017 la mostra “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” presenta oltre cento schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base di affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o di accorgimenti grafici nello spazio straordinario del Centro Culturale Santa Maria della Pietà, in Piazza Giovanni XXIII, ambito di riferimento per fumetto, grafica, incisione e disegno: una valenza sicuramente importante da segnalare.

La mostra include anche alcuni abiti, che sono autentica trasposizione del progetto e della poesia, espressi nei disegni, nella realtà: volumi e forme, materiali, lavorazioni, pizzi e ricami.

In calendario il 18 maggio, in omaggio a Cremona e alle sue Celebrazioni per i 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, padre del melodramma e della canzone, verrà organizzata la conferenza “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nella musica”, dedicata al ruolo delle colonne sonore nelle sfilate: si spiegherà come, con l’aiuto di straordinari sound designer, lo stilista riuscisse ad ottenere inediti arrangiamenti, mixaggi arditi, sonorità inattese e derivate da mondi diversi. Musica come parte complementare dell’emozione che scaturisce dall’abito.

“Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti” – Palazzo della Madama, Sala del Senato, Torino (12/10/’17 – 19/02/’18)

Nell’aulica Sala del Senato di Palazzo Madama, dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 2018 va in scena la mostra Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti. L’esposizione – organizzata e prodotta da Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei – presenta in anteprima mondiale 200 oggetti-gioiello che ripercorrono per intero la vicenda creativa del celebre stilista italiano.

Per Ferré l’ornamento è stata sempre una passione, legata in modo inscindibile alle collezioni moda e risultato di un approccio appassionato e spesso innovativo, mai inferiore a quella riservata all’abito. Come sottolinea la curatrice della mostra Francesca Alfano Miglietti: “Ferré costruisce una zona franca all’interno di un proprio mondo di riferimento, elaborando ogni oggetto sulla scia di un sistema di classificazione generale di concetti che diventano oggetti. E così pietre lucenti, metalli smaltati, conchiglie levigate, legni dipinti, vetri di Murano, ceramiche retrò, cristalli Swarovski, e ancora legno e cuoio e ferro e rame e bronzo, nel susseguirsi di un incantato orizzonte di spille, collane, cinture, anelli, bracciali, monili. Per Ferré l’ornamento non è il figlio minore di un prezioso, ma un concetto di eternità che deve rappresentare l’immanenza del presente”.

Gli oggetti in mostra, realizzati per sfilate dal 1980 al 2007, sono raccontati come complemento dell’abito e suo accessorio ma vengono esposti insieme ad alcuni capi in cui è proprio la materia-gioiello a inventare e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima. Anche in questo caso l’attenzione di Gianfranco Ferré ai materiali è determinante, come parte essenziale della sua ricerca.

Il progetto espositivo – realizzato dall’architetto Franco Raggi – gioca sul contrasto tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di immenso pregio architettonico, e le strutture minimaliste ed essenziali in ferro e vetro dell’allestimento, mettendo in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli disegnati da Ferré che sembrano librarsi in volo nella penombra.

I “gioielli” di Gianfranco Ferré: note sull’allestimento

I protagonisti sono due: da una parte l’imponente Salone delle Feste di Palazzo Madama con la sua altezza vertiginosa, le sapienti proporzioni e la bellezza austera e non barocca delle residenze reali sabaude.

Dall’altra i “gioielli” di Gianfranco, che preferiamo chiamare più antropologicamente “ornamenti”, ricchi di materia, di curiosità formali, di azzardi estetici, di citazioni e anche di esotica e microscopica bellezza.

L’allestimento media tra questi due eccessi risolvendosi in una serie ordinata di 6 contenitori in struttura di ferro, come gabbie nelle quali imprigionare e difendere queste creature fragili e strane, questi ornamenti corporali pensati per membra e per gesti e per curve sinuose femminili.

Tutta la struttura dell’allestimento è allora arrugginita, brutalmente esposta alla sua povertà materiale, non volendo competere con la grandiosità dello spazio, tenuto però in penombra, e la ricchezza degli ornamenti. Le sei grandi gabbie sono tutte appoggiate su una pedana tecnica che solleva leggermente la scena temporanea degli oggetti. Anche la pedana è arrugginita. A Gianfranco la ruggine piaceva molto. Non so perché. -Franco Raggi, Ideatore del progetto

Pubblicazioni

Frisa Maria Luisa (a cura di), Gianfranco Ferré. Lezioni di Moda, Marsilio, Venezia 2009

Fondazione Gianfranco Ferré, Lezioni di Moda
Lezioni di Moda

Airaghi Rita (a cura di), Gianfranco Ferré Disegni, Skira, Milano 2010

Perché un volume sui disegni

Dagli appunti di Gianfranco Ferré : “Disegnare, per me, significa gettare sulla carta un’idea spontanea per poter poi analizzare, controllare, verificare, pulire, riducendo gli elementi di base a linee sintetiche e precise, innestate su diagonali e parallele e racchiuse dentro forme e figure geometriche …..

…da stilista e architetto concepisco la moda come design..”

E dalla sua formazione di architetto Gianfranco Ferré trae il suo metodo, che proprio nel disegno ha il suo fulcro, il suo momento fondante, il suo modo di dare una forma alle idee, concretezza a un’intuizione, “fermare le impressioni e dar loro un abbozzo di consistenza”: il disegno quindi come “ necessità e passione insieme, punto d’arrivo nella dimensione della realtà ed insieme punto di partenza per un progetto”.

Il libro dei disegni di Ferré vuole dunque ricostruire un percorso intellettuale, l’evoluzione di un mondo interiore di ricerca, di lettura, di sintesi culturale e stilistica, che resti come testimonianza e spunto di riflessione : disegno come espressione di libertà e rigore, di creatività e metodo, ma allo stesso tempo strumento di lavoro, esercizio quotidiano, habitus mentale, approccio concreto. Soprattutto, metodo di lavoro.

Se, infatti, per Ferré creare un abito significa attuare un processo di costruzione formale attraverso l’elaborazione di semplici forme geometriche in forme complesse e sviluppate nella tridimensionalità, il primo, necessario, passaggio nel processo di elaborazione è la “definizione” delle forme stesse attraverso un bozzetto.

La sua incessante capacità inventiva diventa segno, nelle sue incredibili silhouettes che evocano con pochi tratti decisi a pennarello una figura dinamica, spesso fissata da tracce di matita, da bagliori di luci e d’oro resi

anche con la carta stagnola o con uno spolverio di brillantini, o che creano abiti come macchie di colore, come intrecci calligrafici, esplosione di linee, o sintesi di un dettaglio di incredibile resa materica.
Colpisce proprio questa peculiarità di Ferré: anche in un’immagine di sintesi,si evidenzia sempre la precisione del dettaglio.

Tutto il suo universo quindi si condensa in uno schizzo veloce, tracciato per lo più a matita: pochi tratti, precisi e sintetici, una silhouette fissata nei suoi punti essenziali – le spalle, la vita, le gambe – che si allungano sul foglio. Sono solo poche linee, ma è già una figura.

L’altra peculiarità di Ferré è la capacità di sintesi. Non un abito immobile sulla gruccia, ma vivo, con l’animazione che danno il passo ed il movimento. Poche linee che in una fase immediatamente successiva si sviluppano secondo i principi della geometria in un disegno tecnico, nel quale le forme e i particolari dell’abito vengono ridotti e analizzati in termini elementari, le misure e le proporzioni assumono contorni definiti, perché tutto possa essere letto e compreso. Anche da chi, con la moda, ha poca o nessuna confidenza,ma sa apprezzare l’arte del tratto e l’inesauribile capacità creativa di una mente.

-Rita Airaghi, Direttore della Fondazione Gianfranco Ferré

Fondazione Gianfranco Ferré, Disegni
Disegni

Airaghi Rita (a cura di), La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré, Skira, Milano 2014

La creatività ed il genio stilistico di Gianfranco Ferré illustrati attraverso il capo icona della sua poetica sartoriale: la camicia bianca.

La mostra “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” e il volume-catalogo edito da Skira con la direzione artistica di Luca Stoppini sono il risultato della collaborazione tra la Fondazione Museo del Tessuto di Prato e la Fondazione Gianfranco Ferré.

Concepiti con l’intento di mettere in luce il talento creativo e la progettualità dello stilista, catalogo e mostra propongono diverse modalità di analisi e di lettura della camicia bianca Ferré, presenza costante che corre come un fil rouge lungo tutta la sua carriera, definita da lui stesso “segno del mio stile”, oppure lessico “contemporaneo dell’eleganza”.

In perfetta sintonia con il concept della mostra, il volume di Skira propone un contenuto arti- colato in molteplici elementi che puntano alla valorizzazione della camicia bianca e ad una visione della progettualità di Gianfranco Ferré applicata a questo must, evidenziandone gli ele- menti costruttivi più innovativi e le infinite, affascinanti interpretazioni.

Il contenuto del catalogo: contributi e approfondimenti di protagonisti dello stile, della moda e dell’architettura italiana; una avvincente sequenza di immagini fotografiche di Luca Stoppini ed una di simulazioni x-ray a cura di Leonardo Salvini, frutto di una ricerca tecnica sviluppata in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze; disegni e bozzetti ori- ginali di Gianfranco Ferré e foto di passerella. Parte integrante del volume sono le 27 schede a cura di Daniela Degl’Innocenti, conservatrice del Museo di Prato.

-a cura di Rita Airaghi direzione artistica di Luca Stoppini

Airaghi Rita (a cura di), Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti, Skira, Milano 2017

Il volume si propone di offrire la visione di un aspetto specifico dellacreatività e della pro- gettualità di Gianfranco Ferré – quello che ri- guarda l’oggetto-gioiello – con l’intento chia- ro e fermo di sottolineare come a esso lo stili- sta abbia riservato sempre un’attenzione spe- ciale, in termini di ricerca applicata sia alla forma sia alla materia e in termini di ispirazio- ne, con risultati quasi sempre innovativi e sor- prendenti.

Questo libro è anche un doveroso tributo all’i- nizio del percorso di Ferré, che esattamente negli ornamenti, nei bijoux e negli accessori ha la sua prima tappa. Una partenza motivata più dalla curiosità che da una convinzione già consolidata, più dal gusto di manipolare la ma- teria che non dalla determinazione di divenire stilista, raggiunta solo diversi anni più tardi. In ciò si manifesta la fedeltà di una passione e di un interesse che si esprime sulla base di due postulati, uno metodologico e uno estetico-sti- listico. Il primo: come l’abito, il gioiello è ter- reno sconfinato di confronto con la materia – in tutte le sue innumerevoli identità – e di in- novazione, di tentativi e di progressi nella sua elaborazione, che fanno pensare al metodo sperimentale affermato da Galilei. Il secondo: come l’abito, il gioiello veste e decora il corpo, ne sottolinea i punti chiave, esercita la funzio- ne di raccordo tra il primo e il secondo, è lega- to alla fisicità della figura umana, quasi ne fa- cesse parte.

Un amore, quello di Ferré per il gioiello-orna- mento, mai confinato in secondo piano. L’or- namento entra subito in simbiosi con l’abbi- gliamento, l’uno pare non poter fare a meno dell’altro, in un intreccio impossibile da scio- gliere in termini di progettazione e ispirazione, sperimentazione e fascinazione.

-Rita Airaghi Fondazione Gianfranco Ferré 

Fondazione Gianfranco Ferré, Sotto un'altra luce: Gioielli e Ornamenti
Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti