Gentryportofino

Nel 1974, Camillo Bertelli, proprietario di diverse boutique sulla riviera ligure, decide di sfidare il predominio inglese nella maglieria di alta qualità, rinnovando con il gusto italiano le tradizionali lavorazioni artigiane anglosassoni. Il successo della linea è immediato e in breve l’attività raggiunge standard produttivi che richiedono un salto di qualità organizzativo. Così, nel ’78, Bertelli si associa con Armando Poggio, titolare di un’azienda genovese, la Manifattura Ligure Maglierie, specializzata nella produzione di maglieria con la tecnica del tagliato.
2000, dicembre. La griffe ligure, entrata a far parte di It Holding, ha scelto il nuovo direttore creativo: dopo la lunga collaborazione con Stefano Palatella (interrotta in estate), le nuove collezioni porteranno la firma della coreana Kim Dosa, con una lunga esperienza nella maglieria. La prima linea disegnata dalla stilista debutta sulle passerelle milanesi del prêt-à-porter nel marzo 2001.
2001, settembre. La nuova testimonial di Gentryportofino è Juliette Binoche fotografata da Peter Lindbergh. La linea di maglieria che ha reso celebre il marchio è stata affiancata da una di abbigliamento ed è distribuita in 380 punti vendita in tutto il mondo.

IT Holding

Nell’aprile del 2000 il Gruppo molisano Ittierre Holding, guidato dal presidente Tonino Perna (1948) e dall’amministratore delegato Giancarlo Di Risio (1956), cambia la denominazione sociale in IT Holding S.p.A. Non è una semplice variazione del nome, ma un’efficace operazione di "strategy corporate name". Il Gruppo molisano, infatti, intende darsi un volto nuovo, alla luce delle molteplici operazioni di lancio di propri brand, di acquisizione di marchi e licenze che, effettuate negli ultimi anni, lo hanno trasformato in un protagonista assoluto del Made in Italy, in vero e proprio polo del lusso. "La modifica", dice Perna, "è opportuna al fine di conferire alla società una connotazione più coerente con l’attuale ruolo di Holding e del Gruppo, che opera non solo nel settore dell’abbigliamento ma anche in quello degli accessori e affini, con partecipazioni diversificate". Espliciti gli obiettivi di crescita dichiarati alla comunità finanziaria per il triennio 2000-2002: "Crescita media annua del 30 per cento delle vendite dei brand di proprietà e un fatturato-obiettivo per il 2002 di oltre 500 milioni di euro". Ittierre non scompare. Resta come società che, all’interno del Gruppo, si occupa delle linee giovani di Versace, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferré e Roberto Cavalli, oltre a quelle relative ai marchi di proprietà Exté, Romeo Gigli, e Husky. Alla fine del 2000 il gruppo molisano mette a segno un altro grande colpo: Gianfranco Ferré, infatti, sceglie il Gruppo guidato da Tonino Perna come nuovo partner industriale e finanziario. Al termine dell’operazione, il Gruppo Perna ha il 90 per cento del capitale della Gianfranco Ferré mentre lo stilista conserva una quota del 10 per cento, nonché la carica di Presidente, con totale autonomia creativa. Gli obiettivi dichiarati da Ferré sono il potenziamento delle linee di abbigliamento e di accessori già esistenti, la nascita di altre e una linea di alta moda.

L’operazione crea un polo del lusso interamente italiano non soltanto in termini di controllo azionario, di stilismo e di produzione, ma soprattutto sotto il profilo culturale e dei valori di riferimento. Il 2000 si chiude con un fatturato pari a 838 miliardi di lire (rispetto ai 717 miliardi di lire del 1999), e un margine operativo lordo di 84,5 miliardi di lire. La storia del Gruppo, che ha sede a Pettoranello di Isernia nel Molise, comincia nel 1982, su iniziativa di Perna, come azienda concentrata sulle licenze e in grado di fornire un elevato servizio ai partner. Via via nel tempo, ha marchi propri come Exté, Gentry Portofino e le licenze produttive e distributive di marchi come Versus, Versace Jeans Couture, D&G, D&G Jeans, D&G Sport, Gianfranco Ferré Jeans e Sport. Diventa leader mondiale (65 per cento del mercato) nel segmento dell’abbigliamento giovanile griffato. Il ’99 può considerarsi anno di conquiste. Ittierre acquisisce il Gruppo Mac Malo, leader mondiale nel settore del cachemire: operazione del valore di 100 miliardi di lire. Si garantisce l’esclusiva ventennale dei marchi facenti capo a Romeo Gigli, mentre il Gruppo Tonino Perna, che controlla l’85 per cento di Diners Club Italia, assorbe la casa editrice Franco Maria Ricci, fiore all’occhiello nella strategia di sviluppo ed iniziative qualificate, complementari e sinergiche del gruppo. Entra anche nel business degli occhiali, acquisendo due aziende. Per 11,2 miliardi di lire rileva il 100 per cento di Allison S.p.A., che, contestualmente, compra, per 7,1 miliardi di lire, il 100 per cento di Optiproject Srl. Un accordo quinquennale e in esclusiva mondiale con Roberto Cavalli, per la realizzazione e lo sviluppo di una nuova linea di abbigliamento dedicata al fashion di nuova generazione, rafforza il polo delle licenze, business storico del Gruppo che, sempre nel ’99, fa suoi per 16 anni i diritti di licenza del marchio inglese Husky.

Dopo queste acquisizioni, la holding si dà un nuovo assetto: due Divisioni per gestire separatamente licenze e marchi. L’arcipelago di aziende è raccordato da un potente sistema informatico: un solo magazzino computerizzato, una sola società per azioni a capitale unico. Sono 1.000 i dipendenti diretti e 6000 quelli che lavorano in 80 unità produttive esterne. Il fatturato del ’98 è di 651,5 miliardi (+7,2 per cento sul ’97) con un export pari al 68,3 per cento. Innovanti, anche per merito delle strategie di ottimizzazione messe a punto da gruppi interdisciplinari del Politecnico di Milano, sono l’assetto approvvigionamento-distribuzione; i collegamenti produttori reparti di produzione e logistica; lo stivaggio di milioni di pezzi in magazzino; il sistema di spedizione di 80 mila capi al giorno. Ittierre ha la vocazione della ricerca: dalla sua fucina escono tessuti esclusivi supertecnologici, esaltati da Exté, l’etichetta di casa che mescola passato e futuro nel presente. Sono ormai cult-fashion i giacchini trasparenti con l’interno in piuma d’oca saldati elettronicamente, che si gonfiano per aumentarne il calore; i bluson in fibra di carbonio; la maglieria lavorata con la gomma, la plastica con il jersey; il kevlar, tessuto che si taglia con il laser usato nelle missioni spaziali, unito alla viscosa; la fibra di vetro, il neoprene delle tute da sub, il vinile. Tutto in un continuo trionfo delle contraddizioni, perché spesso questi materiali spalmati, lucidati, verniciati si sposano con i tessuti nobili, lino, cotone, lana, anche nella versione doc del cachemire. 

Gigli

Quando, negli anni ’80, tutta la moda seguiva l’ondata donna forte, silhouette architetturale, allure aggressiva, spalle grandi e rinforzate come armature, arriva Gigli, con la sue figurette intimiste, con un concetto di femminilità poetica e minimalista, che, in un primo momento divise il mondo della moda in due: da una parte la stampa d’avanguardia, che ne capì subito il contenuto di innovazione e l’apertura di una nuova via, dall’altra i fedelissimi della filosofia donna ostentata, "grintosa", secondo un aggettivo ricorrente. Uno stilista anomalo, Gigli, nato a Castel Bolognese, nei dintorni di Ravenna, in una provincia ricca di storia e di cultura, nutrito degli stimoli e delle fascinazioni che poteva trovare nella fornitissima biblioteca dei genitori, librai antiquari, e arricchito dai contatti con civiltà diverse, conosciute da vicino durante i lunghi viaggi sui cammini dell’Oriente, che l’hanno tenuto lontano 10 anni. Ogni ritorno è pieno di ricordi: oggetti, abiti, gioielli da regalare che inconsapevolmente accrescono la sua passione e stimolano il suo interesse fino a portarlo vicinissimo alla moda. Nel 1979, è a New York, assistente nella sartoria di Dimitri, dove apprende la tecnica di costruzione che sarà la base del redesign della figura femminile, da lui costruita su nuove proporzioni. Nell’83, presenta la prima collezione con la sua firma, realizzata da Zamasport, e inizia la collaborazione con Callaghan. Il debutto è un piccolo choc culturale: gli abiti di jersey annodati sul corpo, le giacche minute, le spalle strette e curve che esaltano una anatomia fragile e seducente, i colori intensi e indefiniti, portano una parola nuova, attirano immediatamente l’attenzione di giornalisti e compratori. In pochi anni, diventa uno dei capiscuola della moda italiana. Le sue presentazioni in un vecchio e spoglio garage di Corso Como, a Milano, diventano l’appuntamento più esclusivo e ambito. Successivamente, presenta la sua collezione a Parigi, nell’ambito delle sfilate di prêt-à-porter francesi. Una standing ovation di 20 minuti lo accoglie nell’olimpo dei grandi. Gli abiti, pur fedeli alla prima silhouette, diventano via via più preziosi, esclusivi, ricchi di riferimenti artistici, storici e culturali. Nelle sue creazioni si riflettono epoche ed etnie, paesaggi e poesie, filtrati dalla sua personalità complessa e romantica. Il suo credo è la leggerezza, i suoi tessuti hanno lavorazioni tridimensionali che li rendono aerei, trasparenti, riflettenti, mutevoli. Le forme abbracciano sempre i fianchi, il seno, le spalle, sensuali ma senza carnalità. Nelle sue collezioni che si ispirano ai vetri di Venezia o all’imperatrice Teodora, all’Africa tribale o alla galassia, alle icone russe o alle teenager di Lewis Caroll, segue un percorso estetico originale, mai integrato in una tendenza o uno stile comune ad altri. Nella moda resta un outsider, in continuo viaggio dentro di sé. Oltre alle linee Romeo Gigli, per donna e uomo, firma la G Gigli per un mercato più giovane, numerosi altri prodotti e accessori, pelletteria, occhiali, un profumo. Si cimenta col design di oggetti per la casa: tappeti fatti a mano per Christopher Farr, lampade e specchi per Ycami, vetri per Pauly a Venezia, mosaici per Bisazza.

2002, gennaio. Sino al 2007, le collezioni Romeo Gigli e Gigli, facenti capo al gruppo It Holding, saranno prodotte e distribuite da Urbis Industrie Tombolini, capogruppo operativa di Tombolini.
Nel settembre del 2008, dopo due anni di collaborazione con la griffe, la stilista Gentucca Bini lascia la direzione creativa pochi giorni prima della presentazione della nuova collezione.

GIANFRANCO FERRÉ

Designer italiano chiamato l’architetto della moda, nel 1978, insieme a Mattioli, fondò Gianfranco Ferré S.p.a.

Indice

  1. Le origini
  2. L’inizio della carriera
  3. Gianfranco Ferré S.p.a
  4. Direttore creativo per Dior
  5. Produzione
  6. It Holding rileva Gianfranco Ferré
  7. Collezioni
  8. Sviluppo del brand
    1. Nuove boutique
    2. Occhiali
    3. Premi e riconoscimenti
  9. Sfide per il brand
  10. La chiusura
  11. Le esposizioni

Le origini

Gianfranco Ferré, 1982
Gianfranco Ferré, 1982

Gianfranco Ferré, designer italiano classe ’44, venne definito l'”Architetto della moda”. Questo non solo perché si laureò al Politecnico di Milano nel 1969, ma anche perché lavorò sempre con uno stile molto vicino al design industriale, così come fecero Krizia, Missoni e Armani, tanto che divenne caratteristica del prêt-à-porter italiano.

“Sono molto fiero della mia formazione di architetto, del metodo analitico e logico che insegna ad educare la creatività, ma cerco anche di non cadere nella trappola del troppo costruito o della semplificazione astratta”, disse Gianfranco.

Nato a Legnano, cittadina della Lombardia, in una famiglia di piccoli industriali, da sempre orgoglioso delle sue origini provinciali e borghesi, non rinnegò mai le sue radici. Quando non era in giro per il mondo, ogni sera tornava a casa del padre, un villino primo ‘900, specchio della sua vita e personalità, luogo che custodisce memorie e le collezioni, quadri di arte contemporanea, oggetti singolari trovati durante i numerosi viaggi, spesso nei mercatini d’antiquariato, come i fermacravatta, divenuti marchio distintivo.

Gianfranco Ferre Sailor Glam Shirt SS 1982 seta organza e cotone con motivo a nido d'ape
Sailor Glam Shirt SS, 1982: seta, organza e cotone con motivo a nido d’ape

Chiamato “il Gran Lombardo” o “il grande uomo della Lombardia” per il suo fisico possente, si compiacque di tale nomignolo, perché sosteneva esprimesse perseveranza, costanza e abilità nel lavorare, oltre a richiamare un certo piacere per il quotidiano e per le piccole cose di tutti i giorni che lui era in grado di trasformare in oggetti d’alta moda. Questi materiali furono l’origine delle sue migliori intuizioni, come la camicia bianca, un capo semplice ma fondamentale del guardaroba di ogni uomo, trasformato dalle sue abili mani in uno strumento di seduzione, potere e piacere femminile. La differenza si nota anche nella scelta dei tessuti, nei diversi tagli (fluttuanti come una vela nel vento, modellati sul corpo, come i sottilissimi tessuti stretch), nella ricca e sofisticata espressività di polsini e colletti.

L’inizio della carriera

Gianfranco Ferré 1990
Gianfranco Ferré, 1990

La cura per i dettagli raffinati, colti e spesso opulenti iniziò ben presto, durante le prime esperienze lavorative e i soggiorni in India, fondamentali per la sua formazione. Cominciò la sua carriera disegnando cinture e gioielli, collaborando nei primi anni ’70 con Albini. Da allora, iniziò la vita da pendolare tra Legnano e Milano, che condizionò gli anni universitari. Si narra che, viaggiando in treno, all’alba, in direzione Genova, nel 1972, disegnò il famoso impermeabile Sangiorgio. Così imparò le regole della produzione industriale. Sempre in treno incontrò due tra le persone più importanti per la sua carriera: Rita Airaghi, di Legnano, una l lontana cugina laureata in Lettere e Latino Medievale, che sarebbe diventata il suo alter ego, e Franco Mattioli, imprenditore bolognese nel campo dell’abbigliamento, che divenne socio per venticinque anni, dal ’74 al ’99.

Gianfranco Ferré S.p.a.

Gianfranco Ferre FW'87, foto di Herb Ritts
Gianfranco Ferre FW’87, foto di Herb Ritts

Insieme a Mattioli, nel 1978, fondò la Gianfranco Ferré S.p.A. e, sempre nel ’78, presentò la prima collezione di prêt-à-porter femminile che portava il suo nome, con una sfilata al Grand Hotel Principe di Savoia di Milano. Successivamente, nel 1982, debuttò con una collezione maschile. Fu un successo internazionale e l’inizio di una folgorante carriera. “Per vent’anni Ferrè ha continuato a sorprenderci”, scrisse su Vogue Italia la giornalista americana Dawn Mello, nell’ottobre del ’98.

“La sua collezione d’esordio rivelava il primo minimalismo: linee semplici e pulite in uno sportswear raffinato. Come couturier per Dior, ha sviluppato uno stile ricco e voluttuoso, ammirato per la sua eleganza e spettacolarità. Oggi, sta attraversando il millennio con una visione forte e determinata che è altamente simbolica della sua formazione di architetto”.

Direttore creativo per Dior

Molto discussa, soprattutto per sciovinismo, fu la scelta di Bernard Arnault, leader di LVMH, che nell’89 chiamò lo stilista italiano a succedere a Marc Bohan nella direzione artistica della maison Christian Dior.

Gianfranco Ferre Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese
Dior Haute Couture primavera/estate 1996, sfilata francese

Nel 1986, Ferré debuttò sulle passerelle dell’alta moda italiana a Roma, mostrando abilità sartoriale nel taglio e nelle linee dei suoi abiti, in una visione quasi onirica del vestire e del sapiente uso dei materiali, anche quelli inusuali e presi in prestito dal design, come la paglia di Vienna.

“L’esperienza parigina è stata veramente unica e mirata a far vivere nella sua realtà i ruoli dell’alta moda e della Maison Dior”, osservò in un’intervista del ’97 a Panorama, commentando il divorzio consensuale dalla Maison francese. “Dopo 8 anni è giunto il momento di dedicarmi alla mia azienda, anche perché ho sentito crescere l’aspettativa da parte del pubblico, quello che ama il mio stile, s’intende. Tramite questa avventura, mi sono reso conto di certi contenuti che appartengono solo a me. Perché in fondo ho segnato delle tappe nella moda: l’uso del nudo nell’88, il nylon, le trasparenze”.

Produzione

Tornato a tempo pieno in azienda, da via della Spiga a Milano, Ferré seguì da vicino i lavori della sua nuova sede nell’ex Gondrand di via Pontaccio, zona Brera. Edificio di 7800 mq, inaugurato nell’ottobre ’98, rappresenta il nuovo volto del marchio Ferré, con otto linee di abbigliamento e accessori.

Gianfranco Ferre Vogue Settembre 1991 Campagna pubblicitaria con Aly Dunne. Foto di Gianpaolo Barbieri
Vogue Settembre 1991, Campagna pubblicitaria con Aly Dunne. Foto di Gianpaolo Barbieri

Il fatturato indotto del 1997 fu di 1.400 miliardi di lire, con esportazioni per il 75% su due grandi mercati: Stati Uniti e Giappone che assorbono il 40%. L’azienda aveva più di 400 negozi di moda e accessori, tra cui boutique di proprietà e in franchising. Venne anche accordata una licenza per i profumi con Diana de Silva. Nel ’97, lo stilista rafforzò i sui rapporti con i partner industriali: la Itierre di Isernia, produttrice e distributrice delle collezioni jeans e sport, e il gruppo Marzotto. Con Marzotto collaborava già dall’87, disegnando le collezioni per uomo e donna G.F. Studio e Gff.

Dal 1987 firmò anche le collezioni di pellicce prodotte e distribuite da Mondialpelli: la pelliccia e la pelle sono tra i materiali che più hanno interessato la sua ricerca stilistica. Nel ’95, la giornalista Edgarda Ferri dedicò a Ferré una biografia, edita da Longanesi.

Gianfranco Ferré Collezione autunno/inverno, Milano 1996
Collezione autunno/inverno, Milano 1996

Il bustier con piccoli intarsi di osso e rafia divenne un oggetto di culto, così come la seta che avvolgente si fece tunica asimmetrica, panno leggero in morbidi drappeggi; le stoffe, tagliate in piccoli rettangoli sovrapposti in modelli unici, sembravano spiccare il volo.

Nell’ottobre 2001 aprì una boutique nel prestigioso quartiere di Bal Harbour Shops di Miami, difronte a Miami Beach. Inaugurato nel 1965, questo complesso architettonico ospitava le più famose boutique di haute couture.

It Holding rileva Gianfranco Ferré

Nel 2002, It Holding, società dell’imprenditore molisano Tonino Perna, acquisì il 90% di Gianfranco Ferré S.p.a. La transazione venne perfezionata nel mese di giugno, per una somma di 161,7 milioni di euro. Ferré tenne il 10% delle azioni e la carica di presidente. “Guardare al futuro” divenne il motto della nuova collezione GF Ferré dedicata ai giovani. In questo periodo, sostituì i marchi Gff e Ferré Jeans e debuttò in passerella a Milano Moda Uomo nel giugno 2002: ispirandosi alla vita urbana, si completò con accessori (borse, occhiali, scarpe e beachwear). L’abbigliamento venne prodotto da Itierre, gli accessori da altre aziende del gruppo It Holding di Tonino Perna.

Gianfranco Ferré Collezione autunno/inverno 2002
Collezione autunno/inverno 2002

Inoltre, il design di Ferré si unì alla tecnologia di Allison: nacque Pure Magnesium, un occhiale in magnesio puro al 92%. Molto leggero, anallergico e resistente agli agenti atmosferici, venne prodotto in quattro versioni.

Di comune accordo, Ferré e It Holding portarono all’interno del gruppo tutte le licenze: questa decisione avrebbe dovuto aumentare il fatturato del 50%. Ferré produceva in proprio solo la prima linea, le altre vennero date in licenza. Scaduti i contratti, le linee prodotte da Marzotto (abbigliamento uomo e donna) passarono all’Itc (Bologna); gli occhiali ad Allison (Padova); i profumi all’Itf (Lodi); scarpe, borse e accessori in pelle a PAF (nuovo polo di Firenze che per la linea maschile in un primo momento si affida a Mantelassi), a Jeans Couture e a Itierre (Isernia). Per l’abbigliamento uomo, in collaborazione con Saint Andrew’s (Gruppo Cantarelli) venne rilanciato il “su misura”.

Collezioni

Gianfranco Ferre Campagna pubblicitaria 2002
Campagna pubblicitaria 2002

La collezione inverno 2002/2003 fu indimenticabile: ermellino, cincillà, cachemire, persino organza e taffetà, tutti lavorati con metodi antichi di tessitura e intreccio. Ferré si lasciò trasportare nel mondo delle emozioni, delle sensazioni, in un continuo scambio tra culture diverse e lontane. Gianfranco Ferré sperimentò sempre tra culture e costumi, tra epoche diverse, con sofisticato divertissement: fu così che, per l’inverno 2003-2004, propose l'”uomo” Bonaparte.

La collezione presentava abiti che emulavano colonne, con seni molto sollevati a sottolineare scollature alla Paolina Borghese; giacche punk borchiate da superstar si vestivano di cascate di catenelle e delicati cammei. I look erano un misto di sfarzo antico e lusso moderno, tra forme precise e design eccentrico. Le borse, in cavallino o serpente, avevano un manico a scettro in vero argento.

Gianfranco Ferré Collezione autunno/inverno 2004
Collezione autunno/inverno 2004

Per gli abiti maschili, Ferré rimase più classico, con look casual ed urbani. La griffe continuò nella ricerca di un’identità unica e completa; il quartier generale rimase la sede di Milano, sempre attenta alle diverse esigenze di produzione e distribuzione di It Holding. Nel giugno 2002, Gianfranco Ferré donò alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti più di 32 modelli, scelti tra i più rappresentativi della sua carriera. Lo stesso anno, venne anche lanciata la nuova linea GF per bambini, prodotta da Valtib.

Sviluppo del brand

Nuove boutique

Gianfranco Ferré Negozio Ferrè, Londra
Negozio Ferrè, Londra

Con l’inizio del 2003 si consolidò un intenso programma biennale di nuove aperture e restyling delle boutique già esistenti. La prima fu Parigi, 51 Avenue Montaigne, festeggiata da una sfilata alla Galerie Nationale del Jeu de Paume. A febbraio, riaprì la boutique più importante a Milano, in via Sant’Andrea, completamente ristrutturata. L’architetto Ferré se ne occupatò personalmente: ampliata a 500 mq su due livelli, ospita le collezioni uomo e donna, in due aree simmetriche al portone di ingresso dell’edificio, un tempo sede dell’atelier Biki. A sinistra lo spazio uomo, a destra quello donna, raccordati da una hall comune. Vera novità, la creazione insieme a E’Spa di un’ulteriore attrazione: la raffinata Spa Gianfranco Ferré, un’oasi di relax dedicata al fitness e al benessere.

Occhiali

Nell’aprile 2003, furono portati avanti i progetti per il design di occhiali firmati Ferré: dopo il magnesio, fu il momento dell’oro 18 carati, accostato e fuso intorno al titanio. Un prodotto high-tech essenziale, lenti a giorno, ma preziosissimo. L’anno seguente l’azienda presentò a Parigi le nuove fragranze GF Ferré Lei e GF Ferré Lui.

Premi e riconoscimenti

Gianfranco Ferré, premiazione 2004
Gianfranco Ferré, premiazione 2004

Nel settembre 2004 ricevette un premio alla carriera, il “Chi è chi del giornalismo e della moda”, e un riconoscimento della Regione Lombardia come “creatore di moda che ha sviluppato uno stile simile a quello del design e della pianificazione industriale, trasformando il talento in realtà imprenditoriale”. Un anno dopo, nel febbraio 2005, durante un gala alla Scala di Milano, ricevette il “Sigillo Longobardo”, premio conferito a persone che “nei rispettivi campi, hanno contribuito ad arricchire il patrimonio culturale, civile e artistico della regione”.

Nel marzo 2005, Gianfranco Ferré disegnò le nuove uniformi della Korean Air, presentate a Seoul: blu per i piloti e nere per il personale di terra, alleggerite nei toni beige, celadon e verde acqua. Anche in questa occasione, su richiesta di Fashion in Motion, presentò 60 pezzi durante uno spettacolo al Victoria and Albert Museum di Londra.

Sfide per il brand

Gianfranco Ferré Autunno/inverno 2009
Autunno/inverno 2009

Il grande stilista morì il 17 giugno 2007, lasciando tutto il mondo della moda in lutto. Il 16 gennaio del 2008 venne nominato direttore creativo della maison Ferré Lars Nilsson, che dopo pochi mesi lasciò l’incarico. Il 23 settembre 2008, due giovani talentuosi designer, Tommaso Aquilano e Roberto Rimondi, conosciuti come i creatori della griffe 6267 e vincitori del concorso Who’s on next nel 2005, ereditarono la direzione artistica della Maison Ferré.

Nel 2009 la società Gianfranco Ferré entrò in crisi, così come Itierre, la società a cui Ferré aveva delegato la produzione. Un anno dopo, venne presentata una richiesta di cancellazione del contratto di affitto per la sede di via Pontaccio.

Nel 2010, in occasione della presentazione della collezione primavera-estate, venne lanciata una linea di gioielli chiamata Jewellery Collection (collezione di gioielli).

La chiusura

L’11 marzo 2011, Gianfranco Ferré venne ceduta da IT Holding Group al Paris Group di Dubai, che volle impegnarsi in una ristrutturazione globale del brand, sostituendo anche molti dei designer. All’inizio del 2014, Ferré annunciò definitivamente la cessazione di qualsiasi attività in Italia. Il marchio non fu venduto, ma venne mantenuto inattivo dai proprietari.

Le esposizioni

Gianfranco Ferré La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré, 2014
La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré, 2014

Per Gianfranco, la camicia bianca era più di un semplice classico. Durante la sua lunga carriera, decostruì e ricostrì gli elementi base di questo indumento, arricchendolo con dettagli unici. La Fondazione Gianfranco Ferré ha voluto dare lustro a questa caratteristica del design di Gianfranco, ritenuta fondamentale nel definire l’identità del marchio. Il 4 novembre 2015 venne inaugurata al Phoenix Art Museum la mostra “La camicia bianca secondo me. Gianfranco Ferré” (“The White Shirt According to Me. Gianfranco Ferré”), realizzata dalla Fondazione Gianfranco Ferré in collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato: vennero esposte le camicie bianche più iconiche, alcuni disegni tecnici, le fotografie e i video più significativi raccolti negli archivi della Fondazione stessa.

Gianfranco Ferré Camicia bianca classica, Phoenix
Camicia bianca classica, Phoenix