Banton

La sua carriera comincia a New York nelle case di moda di Lucile e di Madame Frances. Qui, nel 1920, crea l’abbigliamento da sposa di Mary Pickford per le nozze con Douglas Fairbanks ed è introdotto nell’aristocrazia di Hollywood. I primi disegni cinematografici sono per la fatale Pola Negri e per la “it girl” Clara Bow. Nel ’27 diventa capo costumista della Paramount, carica che, nonostante i suoi comportamenti eccentrici, manterrà fino al ’38. Meno audace di Adrian – il suo antagonista della Metro – era dotato di creatività forse più sfaccettata. Così, se per Mae West sapeva caricaturare felicemente il genere “burlesche 1890”, per Marlene Dietrich inventava travestimenti esotici al limite dell’assurdo (Marocco del ’30 e il Giardino di Allah del ’36) ma anche sofisticate tenute da sera (Desiderio del ’36) e, per Angelo del ’37, la famosa tunica di broccato con basca ondulata che influenzò perfino Schiaparelli e anticipò il New Look. Mentre le sue creazioni per Claudette Colbert erano sempre di un delizioso chic parigino e quelle di Carole Lombard di una eleganza fredda e impeccabile. Miracolosamente in equilibrio tra il sublime e il ridicolo furono i mille metri di piume di gallo in mille sfumature di nero per l’incredibile apparizione di Marlene in Shanghai Express (’32), senza dubbio l’icona dell’Hollywood Camp al livello assoluto. Al contrario di Adrian, mirava a esaltare al massimo la figura femminile e anche i suoi costumi storici erano spesso disinvoltamente anacronistici, più attenti a magnificare il glamour della star che alla precisione dell’epoca. Un esempio eclatante sono i costumi di Claudette Colbert in Cleopatra (’34), poco egiziani ma audacemente sexy e anticipatori, tanto che si potrebbe dare a Banton il merito (o la colpa) del nude-look attuale. Il suo ricorrente problema con l’alcol è la causa della rottura del contratto con la Paramount. Nel ’38 lascia il posto alla sua collaboratrice e protetta Edith Head. Lavora in seguito per la Fox e la Universal, ma la sua stagione d’oro è ormai passata. Di lui, va ricordata la precisione maniacale dei dettagli e la ricerca ossessiva della perfezione. Rimane un esempio di alta professionalità e di una creatività versatile e magistralmente controllata.

Cardona

Nato in Colombia, è cresciuto a Los Angeles. Si è laureato in ingegneria. Ha iniziato disegnando aerei per la McDonnel Douglas Corporation. Poi, diplomatosi col massimo dei voti alla scuola di design, è passato alla moda e ha lavorato per cinque anni nell’atelier di Richard Tyler. Nel ’97 conosce John Bowman (fondatore di Crome Heart, marchio di pelletteria di lusso e di gioielli) e, due anni dopo, fondano insieme la Bowman Cardona, che diventa l’azienda produttrice del marchio David Cardona. Nel 2000 è premiato col Moda Award e, nel 2002, è nominato per il premio Fashion Group International’s Rising Star. Cardona veste molte star di Hollywood, da Angelica Huston a Raquel Welch, da Holly Hunter a Britney Spears, a Janet Jackson, soltanto per citarne alcune. Ha vinto un Emmy Award come miglior disegnatore di costumi. Oltre che al mondo del cinema, è particolarmente legato anche a quello musicale e ha vestito star come Backstreet Boys, Carlos Santana, Natalie Cole, Yolanda. Dal 2003, è lo stilista delle collezioni donna di Cerruti, pur continuando a disegnare la propria linea.

Adrian

Dopo aver studiato disegno a New York e a Parigi, Adrian Adolph Greenburg inizia creando i costumi per le riviste teatrali di Irving Berlin. È scoperto da Natascia Rambova, la moglie di Rodolfo Valentino. I costumi del suo film Cobra (1925) gli aprono le porte di Hollywood. Nel ’29 — scritturato dalla Metro Goldwyn Mayer — diventa semplicemente e definitivamente Adrian. Insuperato nel gioco grafico del bianco e nero, è senza dubbio il più grande costumista dell’epoca d’oro del cinema americano. Non esitava a stravolgere l’anatomia femminile per il suo ideale di assoluta sterilizzazione. Così, dovendo attenuare le spalle da lottatore di Joan Crawford, decise di esagerarle ancora di più. Da questo piccolo colpo di genio nacque la moda 1940 e anche il revival — esasperato fino al grottesco — degli anni ’70-’80. La Crawford fu una delle star che lo ispirò maggiormente. Famoso l’abito di organza bianca di Letty Lindon (’32), una meringa di volant ma senza la minima leziosità. E quello nero con collo e polsi bianchi (Grand Hotel, ‘32): lo stile segretaria all’epitome dello chic. Di tutt’altro genere i costumi creati per Greta Garbo. Se l’esotismo di Mata Hari (’32) sfiora il kitsch, quelli dei film storici furono impeccabili. In Anna Karenina (’35) sublimò con intelligenza il suo debole per le uniformi militari e in Camille (’36) riuscì a evitare ogni romanticismo di maniera. Indimenticabili quelli di Regina Cristina (’33), forse la sua prova più alta. Lo stile chevalier era perfettamente congeniale alla grande star: sapientemente ambiguo con tocchi di moderna femminilità nelle bluse di un’eleganza senza pari. Di un gusto più facile e popolare gli abiti da sera-camicia da notte di Jean Harlow (Pranzo alle otto, ’33): di satin bianco, in sbieco, molto sensuali e precursori dello stile lingerie. I 4 mila costumi per Maria Antonietta (’36) furono l’ultima opera importante di Adrian: super ricchi, con tessuti ultrasontuosi e un estenuato studio di bianchi abbaglianti. Tuttavia l’insieme di parrucche monumentali e crinoline mastodontiche risultava troppo carico ed eccessivamente rococò. L’avvento del technicolor, con i suoi colori fastidiosamente pastello o volutamente volgari, rende obsoleta la sua visione estetica. Nel ’39 lascia la Metro e apre un salone di alta moda. Torna sporadicamente a disegnare per il teatro. Muore di un attacco cardiaco a 57 anni. Il suo stile audacemente moderno, le proporzioni aggressive, l’uso drammatico e futurista del bianco e nero sono ancora oggi di grande ispirazione per i creatori di moda.

Mendonca

Le sue collezioni esplorano la morfologia femminile nei tagli e si possono trovare in Canada, Stati Uniti e Brasile. Il designer è conosciuto per l’uso di colori scuri nei vestiti, gonne e t-shirt e il mix di diversi tessuti come pelle e seta. Mendonca è stato scelto per vestire diverse star di Hollywood.