Hardy

Studia arti plastiche a Parigi. È stato assistente di Camille Unglick, ha disegnato tra l’87 e l’88 le collezioni per Harel, uno fra i più famosi marchi di scarpe in Francia. È stato responsabile del settore scarpe di Dior dall’87 al ’92. Negli anni ’90, lavora come illustratore e insegna all’École Supérieure des Arts Appliquées Duperre e all’Institute Francais de la Mode. Dal ’97, è il creatore della collection chaussure di Hermès. Nell’ottobre ’98, si mette in proprio e lancia la sua linea per donna.
2002. Nel corso di un quinquennio di lavoro con Hermès, affianca alle calzature la creazione di una linea di gioielli.

Audibet

Esordisce nel ’71 come assistente di Ungaro per l’alta moda. Dal ’72 è lo stilista delle collezioni maschili di Cerruti e nel ’75 lo affianca per il lancio della prima collezione donna. Tra il ’77 e l’81 disegna le linee uomo di Christian Aujard e collabora con Basile e Laura Biagiotti. Usa soprattutto tessuti all’avanguardia. Disegna forme dinamiche. Lancia la sua griffe di prêt-à-porter femminile nell’84: resterà sul mercato fino all’estate ’88. Parallelamente crea per altri marchi. Nel ’91, per due stagioni, firma una linea di maglieria. Dal ’92 collabora con Hermès e Prada per le collezioni donna.

1999. Inizia a collaborare con Salvatore Ferragamo. Disegna la collezione donna della maison.

2001, ottobre. Abbandona la Ferragamo dopo quattro stagioni, gli succede lo stilista scozzese Graeme Black, reduce da sette anni di collaborazione con Armani.

Hermès

Marchio francese di pelletteria, borse e valigie, haute couture (finisce nel 1956), prêt-à-porter, oggetti d’arredamento, servizi da tavola, gioielli, profumi, corredi da cavallo e da golf. E soprattutto foulard e cravatte. La storia comincia nel 1837, quando un sellaio, Thierry Hermès, apre a Parigi una bottega per bardature e finimenti da cavallo. Quarant’anni più tardi, agli albori della Terza Repubblica, la seconda generazione Hermès trasloca in Faubourg Saint-Honoré, nella sede che diverrà storica e che tuttora è il quartiere generale della maison e la sua passerella commerciale. Negli anni ’20 del ‘900, il nipote di Thierry, Emile-Maurice, dopo aver comprato la quota del fratello Adolphe, inizia a creare capi in pelle di daino. Nel 1927 lancia una linea di bijoux all’insegna del mondo equestre e, nel ’29, la prima collezione femminile disegnata da Lola Prusac. Sono del decennio ’30 alcuni accessori che segnano non solo la storia Hermès ma quella della moda, come la cintura che prende spunto dal collare per cani e la borsa ispirata a quelle da sella che, lanciata per la prima volta nel ’35 e poi ridotta di volume, divenne celebre, nel dopoguerra, grazie a Grace Kelly che, nel ’56, la sfoggiò in una copertina di Life. Da allora, quella borsetta si chiama Kelly. Nel ’49, la maison anticipa la moda pronta, con il sistema "ready-made", una sorta di prêt-à-porter su misura. Portabandiera di quest’innovazione è l’abito da donna Hermeselle: cotone stampato. Nel 1951, alla morte di Emile-Maurice, la gestione dell’azienda passa ai suoi generi Robert Dumas e Jean Guerrand.

Gli affari e le boutique Hermès si moltiplicano: oggi, nel mondo, sono 55 i negozi propri e circa un centinaio i concessionari. La maison, negli anni ’60, debutta anche nei profumi. Tuttora l’azienda, che è presieduta da Jean Louis Dumas, pronipote del fondatore e rappresentante della quinta generazione Hermès (la famiglia detiene ancora l’86 per cento del capitale), si distingue per produzione di piccola pelletteria fatta a mano. La sua filosofia è quella di "innovare nella continuità della tradizione". È anche per questo riferirsi alla tradizione che, dopo più di un secolo e mezzo dall’apertura del primo negozio, il marchio rimane legato a quella che fu la "vocazione" originale, ovvero il mondo del cavallo. All’inizio degli anni ’90, l’azienda, che sul finire del secolo fatturava circa 800 miliardi, ha cominciato una politica di acquisizioni soprattutto nel campo delle industrie tessili. Per il prêt-à-porter Hermès hanno, fra gli altri, lavorato Catherine de Karolyi, Nicole de Versian in alleanza con il giovane Lacroix, Bergère, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Nel ’99, Hermès ha rilevato il 35 per cento della maison Jean Paul Gaultier.
2001. Il Gruppo ha conseguito un volume d’affari pari 1,227 milardi di euro, più 8,2 per cento rispetto al 2000, un anno già eccellente dal punto di vista dei risultati economici. Tutti i mercati sono cresciuti; in particolare quello giapponese si è contraddistinto con un sostanzioso più 23 per cento.
2001. Vengono inaugurati i nuovi punti vendita a Tokyo, Lisbona, Berlino, Parigi, Miami, Chicago, Pusan e Singapore e la nuova succursale di Shanghai.
2002, marzo. Debutta l’e-commerce Hermès, destinato esclusivamente al mercato statunitense. Il sito vende accessori.
2002. La società francese Hermès International SA consegue nel 2002 un fatturato pari a 1,242 miliardi di euro, in aumento dell’1,3 per cento rispetto al 2001. In particolare, nel mercato europeo, i ricavi sono aumentati dell’1 per cento, mentre negli Stati Uniti l’espansione è stata del 4.
2002. Inaugurazione della Maison Hermès a Tokyo. Il progetto è stato curato da Renzo Piano e Rena Dumas, moglie del presidente e direttore creativo Jean Louis Dumas Hermès, curatrice di tutti i negozi Hermès.
2003, maggio. Dopo sei anni finisce la collaborazione con Martin Margiela. A partire dalla collezione autunno inverno 2004-05 il nuovo designer sarà Jean Paul Gaultier. Questo nuovo incarico non cambierà il suo ruolo nella propria maison alla quale Hèrmes partecipa con il 35 per cento.

Gaultier

Enfant terrible della moda: così tiene ad autodefinirsi. È considerato il più diretto seguace di Vivienne Westwood, l’estrosa e intellettualistica star della moda inglese, fra passato e avanguardia, ottimo taglio e stravaganza. Rimescolatore dei diversi modi di vestire, divertito costruttore di alleanze impossibili quanto desiderabili fra stili dissimili, teso da sempre a infrangere le barriere fra maschile e femminile in scioccanti variazioni sul tema, è riuscito, fin dalla prima collezione, a fare di ogni sfilata un evento, all’insegna di una multiforme estetica e delle trovate più provocanti, e di ogni stagione la migliore, sul piano delle vendite. Attento gestore del proprio successo attraverso un ampio ventaglio di partecipazione ai media — dal cinema (con costumi di scena), alla televisione (con il suo programma Eurotrash per la TV britannica) — continua a stupire, a coinvolgere nelle consuete eppure sempre imprevedibili sfide alle regole del vestire da recuperare e insieme stravolgere. Importanti per Gaultier, adolescente poco studioso, la nonna e il suo salone di bellezza ad Arcueil: vi conosce le prime immagini della moda, fra acconciature, foto, riviste femminili e comincia a disegnare figurini, bozzetti su quella scorta visiva. A 18 anni, invia i suoi schizzi a Cardin che lo assume e — dopo un breve periodo trascorso dall’inquieto, giovane stilista fra Esterel, Patou e Tarlazzi — lo riaccoglie nel 1974, inviandolo nelle Filippine per disegnare alcune collezioni mirate al mercato americano. Appena due anni dopo, presenta la sua prima collezione femminile per la primavera-estate ’77. Il gusto per gli accordi strabilianti, le sollecitazioni kitsch, i toni eversivi della sfilata accentrano l’interesse sul suo nome. Dall’81 il gruppo Kashiyama diviene suo partner finanziario per le due annuali collezioni di prêt-à-porter, realizzate in Italia e sempre di grande impatto per l’attualità del tema sul quale sono costruite fra moda londinese di strada e memorie stravolte degli anni ’60.

La sua prima collezione di prêt-à-porter maschile, per la primavera-estate ’84 (titolo emblematico: L’uomo-oggetto), gli offre nuovi territori d’ironia, di travestimento e di rimescolamento delle zone erogene dell’uomo (la scollatura profonda sulla schiena), trasposti dal vestiario d’una donna che nell’inverno precedente ha sbeffeggiato con serissimi trench e impermeabili. Arriveranno in seguito l’uomo con la gonna e persino in "princesse". Il suo tema preferito, l’attacco frontale ai cliché di guardaroba dei due sessi, tocca un punto importante nei modelli per l’estate ’85. Titolo rivelatore: Un guardaroba per due, esplorazione dell’apparenza androgina, contraddetta, caricaturata in abiti-gag, come il busto a stecche in vista sotto lo smoking della donna, i drappeggi in chiffon, il pizzo sulla camicia da sera maschile portata con i boxer. Le sue sfilate spettacolari, superbe per coreografia e sorprese a getto continuo, diventano il clou delle varie tornate del prêt-à-porter parigino, sfilate attese, variamente commentate, certo in gran rilievo nella stampa quotidiana. Porta in passerella un’indossatrice greca dal gran naso, un’anziana signora, capelli bianchi e calmo quanto incongruo incedere in abito audace, una coppia legata dallo stesso abito che comincia da lei, coinvolge lui e offre, sciogliendosi come una benda in orizzontale, nuove inversioni di ruolo fra i due sessi. Altra sua caratteristica è un’appariscente e intelligente commistione di passato e presente nel taglio e nei materiali. Fra le sue invenzioni famose (anche nella linea Junior, creata con la collaborazione di Elio Fiorucci, ’88), la felpa alleata al satin e al pizzo, le magliette multiple, stracciate nei loro strati sovrapposti per rivelare spalle e parte delle braccia, bijoux nell’alluminio delle lattine, tacchi a spillo come una Torre Eiffel capovolta e, su tutto, l’idea del corsetto, talora del busto ottocentesco, che incanterà Madonna (chiede allo stilista i costumi di scena della sua tournée mondiale, nel ’90, e diverrà da allora il capo feticcio del creatore). Anche il flacone del suo primo profumo avrà la forma d’un busto serrato dal corsetto, sebbene sia racchiuso non in una scatola, ma — omaggio alla nuova collezione Hightech (’93) — in una lattina da conserva. Ha il gusto di battezzare le sue collezioni donna e uomo, in modo inconsueto per la moda: Hommage au peuple juif, Les tatouages, Latin lover des années40, La Parisienne Punk, Cyberbaba, La maison du plaisir, Flowers powers et skin heads e, per l’uomo autunno-inverno ’98-99, Italian style. Nel ’98 ha varato una linea junior. Disegna anche mobili per la casa. Ha pubblicato un’autobiografia fotografica, una sorta di fotoromanzo: A nous deux la mode. Nell’estate del ’99, Hermès ha acquistato il 35 per cento della maison, con un investimento di circa 45 miliardi di lire. 

2000. Ha disegnato per Wolford un body e un collant in maglia aderente e senza cuciture sul quale sono tramati in nero e grigio, calze con la riga, reggicalze, slip e reggiseno. L’uno e l’altro capo non hanno ganci né elastici.
2002, maggio. Jean Paul Gaultier sbarca negli Usa, per aprire una boutique in Madison Avenue a New York. L’arredamento è firmato dal designer Philippe Starck: un modello che sarà riproposto in una ventina di altre boutique Gaultier sparse per il mondo. 2002, luglio. Ha chiuso le sfilate parigine con una moda ispirata all’impero austro-ungarico di Francesco Giuseppe. Nel Palais de la Mutualité (ex casa del popolo), al 325 di rue Saint Martin, ora nuova sede della maison, è stato creato un effetto salone di corte, tutto stucchi e lampadari, ricoprendo lo spazio ancora in fase di ristrutturazione con teli bianchi decorati. Al suono dei valzer viennesi ha sfilato una donna che, pur ostentando la sua femminilità, non disdegna l’abbigliamento maschile. Cinquantotto capi, dal blouson tipo baseball ma ricamato come un chimono, agli abiti da gran sera da corte asburgica, come l’abito lungo di granati o quello in velluto blu Prussia orlato di visone. Per finire, accompagnata dalla marcia di Radetzky, la sposa con un’acconciatura di penne bianche e dieci metri di strascico.
2002, ottobre. Sulla passerella parigina, Jean Paul Gaultier ha reso morbidi i "buchi" di Calder con grandi drappi bucati su cui si muovono, su funi e altalene, delle acrobate piuttosto rotonde. Le loro curve rafforzano l’immagine di morbidezza, tema della sfilata. "Le opere di Calder sono rigide, qui diventano morbide alla Dalì. Quello che stavolta mi interessava molto è la trasformazione dei capi, la giacca che diventa gonna, la camicia che si porta come scialle. Tutto è quasi liquido e scivola addosso." Così Gaultier spiega la sua collezione fatta di piccole giacche con coda a frac, pantaloni attillatissimi, ma portati molto bassi, scesi fin sotto il sedere, salopette extralarge, tutto accompagnato da altissimi stivali stringati, grandi cappelli, calze ricamate, bolerini. Volumi in contrasto, dall’aderentissimo all’extralarge, come per gli abiti in jersey di seta. Un mix creativo che vede pantacollant portati con bikini e pezzi di stoffa tenuti insieme da catenine: fantasia, ma anche attenzione ai prodotti ben precisi, dalla vestaglia di raso ricamata come un chimono, alle gonne in toile de jouy bianco e verde, ai sandali a zeppa con fascia trasparente. &Quad;2002, ottobre. Nuovo grande negozio a Parigi, in avenue George V.
2003, maggio. È il nuovo direttore artistico di Hermès. Il suo debutto avverrà con la linea di prêt-à-porter femminile per l’autunno-inverno 2004-2005. Gaultier continuerà a disegnare comunque le linee della sua griffe (di cui Hermès ha una partecipazione del 35 per cento). Ha preso il posto di Martin Margiela, che ha lavorato per Hermès dal 1997, e che da oggi si dedicherà solo alla sua griffe, controllata da Renzo Rosso, patron di Diesel.
2003, giugno. In aiuto a Jean Paul Gaultier, impegnato nella nuova direzione artistica di Hermès, è arrivato Boli Barret, giovane emergente dallo stile metropolitano, cui verrà affidata una linea di sciarpe in seta. (Gabriella Gregorietti)

Attualmente lo stilista, accanto alle sue collezioni, disegna le collezioni prêt-à-porter di Hermès. Nel 2006, Gaultier, ha di nuovo collaborato con Madonna, disegnando i costumi di scena del suo Confessions Tour, inoltre ha creato molti dei costumi indossati da Marilyn Manson. La sua linea di profumi, sempre molto popolare, si è ultimamente arricchita di nuove fragranze, come il profumo unisex Gaultier2, quello per uomo Fleur du Male e quello per donna MaDame.