Bottega Veneta

Bottega Veneta è un’azienda italiana di pelletteria di lusso, nota per aver creato la famosa tecnica dell’intrecciato. Leggi tutta la storia dell’azienda.

Indice.

  1. Le origini.
  2. Il primo negozio a New York.
  3. Il rilancio del brand.
  4. Marco Bizzarri nuovo Presidente e CEO.
  5. Situazione attuale.

Le origini.

L’azienda italiana di pelletteria di lusso nasce nel 1966 a Vicenza. Bottega Veneta viene fondata da Michele Taddei e da sua moglie Laura Braggion. Dopo aver divorziato da Michele, Laura si risposa con Vittorio Moltedo e resta l’unica proprietaria dell’azienda. La prima bottega viene aperta in una villa restaurata a Montebello Vicentino, casa di alcuni dei più grandi artigiani.

Le borse in nappa, tuttora realizzate a mano, caratterizzano la produzione che è sempre stata molto alla moda. Bottega Veneta, infatti, è da sempre nota per i dettagli lussuosi ed eleganti delle sue borse. In particolare, l’azienda ha sviluppato una sua tecnica distintiva di tessitura, applicando per la prima volta alla pelletteria la tecnica dell’intrecciato, tipica degli indumenti. La trovata è stata rivoluzionaria, e costituisce, ancora oggi, l’elemento più riconoscibile del DNA del brand.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. La tecnica dell'Intrecciato.
Un dettaglio della tecnica dell’intrecciato.

Bottega Veneta è un’azienda leader nel rappresentare la qualità della manifattura italiana e l’eleganza di una tecnica che si è tramandata di generazione in generazione.

Il primo negozio a New York.

È del 1971 l’apertura di un negozio monomarca a New York, primo degli italiani in Madison Avenue. Clienti come Jackie Onassis e Mary Tyler Moore sono fondamentali per il lancio di Bottega Veneta negli U.S.A. Seguono altri 12 monomarca in America, boutique a Parigi, Londra, Hong Kong, Singapore, Milano, Roma, Venezia, Firenze e 35 negozi in Giappone. Nel 1975, viene lanciata una linea di calzature e, nel 1998, una collezione prêt-à-porter ispirata allo sportswear americano che debutta l’anno seguente a Milano Collezioni.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Il negozio a Madison Avenue.
Il negozio a Madison Avenue, New York.

Il rilancio del brand.

Nel luglio del 2001 Bottega Veneta entra a far parte del Gucci Group, che, alcuni mesi dopo, viene acquistata da PPR, ora conosciuta come Kering. Nello stesso anno, il tedesco Tomas Maier prende le redini del gruppo, rivitalizzando l’azienda mediante uno svecchiamento del marchio e rilanciando il tradizionale settore degli accessori in pelle.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Clutches.
Clutches.

Maier ha deciso di concentrarsi sulla produzione artigianale utilizzando, l’iconica tecnica di tessitura chiamata “Intrecciato”. Inoltre, ha scelto di rimuovere il logo dai prodotti: ha aggiunto la componente minimalista, mantenendo intatto il DNA del brand. La gamma dei prodotti si è poi ampliata, con l’aggiunta delle linee di gioielleria, occhiali ed articoli per la casa.

La strategia di puntare su altri settori si è rivelata vincente: infatti, nel 2002, l’azienda ha registrato entrate record, con una crescita del 90,5% rispetto al fatturato degli altri brand appartenenti al Gruppo Kering. Nel 2003 debuttano gli occhiali unisex realizzati per Bottega Veneta da Sàfilo.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Gioielli.
Bangles con la classica trama intrecciata.

Nel febbraio 2005, Bottega Veneta ha presentato la sua prima sfilata ready-to-wear per la collezione donna e, nel giugno 2006, la prima sfilata per la collezione uomo. Nell’aprile 2006, il brand ha lanciato la sua prima linea di gioielli e ha iniziato a fare design di interni e mobili. Poco più tardi, il Luxury Institute di New York ha riconosciuto Bottega Veneta come il più prestigioso marchio di furniture design per le donne più ricche degli Stati Uniti.

In linea con il suo orientamento strategico, Bottega Veneta ha aperto una scuola artigianale in Italia chiamata Scuola della Pelletteria. L’obiettivo è quello di formare e sostenere gli artigiani del cuoio, preservandone la tradizione.

Marco Bizzarri nuovo presidente e CEO.

Nel 2009 Marco Bizzarri diventa nuovo presidente e CEO, dando un grande contributo all’economia aziendale e rafforzandone le performance. 2 anni dopo, nel 2011, il fatturato ha raggiunto i 6,8 milioni di euro, con una crescita del 33,7% in un anno. I profitti sono saliti ai 2 milioni di euro, con una crescita del 57,1% rispetto al 2010.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Marco Bizzarri.
Marco Bizzarri.

Bizzarri afferma: “Sono molto orgoglioso di questi numeri. In questo modo siamo in grado di ottenere una grande crescita economica, ma allo stesso tempo abbiamo mantenuto intatte la qualità e la tecnica di manifattura dei nostri prodotti”.

Nel 2011, la casa di moda ha introdotto il suo primo profumo, chiamato Bottega Veneta, dove la figlia di Ines de la Fressange, Nine d’Urso, è stata scelta come testimonial per la campagna. Nel 2013 Bottega Veneta viene quotata ufficialmente un miliardo di euro.

Situazione attuale.

Nel 2016, Bottega Veneta ha celebrato il suo cinquantesimo compleanno e il quindicesimo anniversario di Maier nella maison. Quindi hanno lanciato una collezione in limited edition di borse fatte a mano, che rappresenta in modo contemporaneo l’eredità dell’azienda.

Dizionario della Moda Mame: Bottega Veneta. Il 50esimo anniversario.
Lauren Hutton e Gigi Hadid al party per il 50esimo anniversario.

La situazione del brand è attualmente molto forte. Bottega Veneta ha 225 negozi a gestione diretta, migliaia di negozi multi-brand e 1.173.000 euro di entrate, il 40% delle quali proviene dall’Asia Pacifica.

Oggi, Bottega Veneta rappresenta una sobria eleganza. Non ci sono accessori scintillanti o loghi in bella vista. La sede principale rimane nell’originaria villa a Montebello Vicentino.

 

Gucci

Viene fondata nel 1921 da Guccio Gucci (1881-1953), figlio di un fabbricante di paglie che, giovanissimo, si trasferisce prima a Parigi e poi a Londra dove, lavorando come liftboy al Savoy Hotel, fa proprio il gusto del bello e dell’eleganza. Al suo ritorno a Firenze, dopo aver lavorato presso la ditta Franzi di Milano, apre un primo negozio e un piccolo laboratorio in via della Vigna 7 e via del Parione 11: articoli da viaggio e selleria. Nel ’32 si trasferisce nei più ampi locali di via della Vigna Nuova 11. Cinque anni dopo, produce, in un suo stabilimento ancora artigianale di Lungarno Guicciardini, borse, valigie e articoli sportivi. I primi successi sono legati anche a complementi per l’equitazione: molto presto, infatti, i motivi del morso e della staffa diventano l’emblema della casa fiorentina. Le vendite sono tali da spingere Gucci fuori dai confini della sua città natale. Approda a Roma con un negozio in via Condotti: è il ’38. Nei difficili anni dell’autarchia, la fantasia fa fronte alla carenza di materie prime con l’introduzione di materiali come canapa, lino, juta e il celebre bambù, meno costosi dei consueti pellami e tali da alimentare l’originalità della griffe. Nel ’39, il passaggio da ditta individuale a società anonima segna l’ingresso ufficiale nell’attività dei quattro figli Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo: sarà quest’ultimo a inaugurare nel ’51 il negozio di Milano in via Montenapoleone 5.

Gli anni ’50 rappresentano un momento importante nella vita dell’azienda, già trasformata nel 1945 in una S.r.l. Nel ’53 il vecchio laboratorio artigianale fiorentino di Lungarno Guicciardini si trasferisce nei locali di Palazzo Settimanni in via delle Caldaie, oggi modernissimo show room. Distintivo del marchio diventa un nastro ispirato dal sottopancia della sella, di diverse grandezze, in lana o cotone, nei colori verde-rosso-verde per gli articoli in cuoio naturale e in blu-rosso-blu per pellami colorati. Nello stesso anno, l’azienda, che ha già una dimensione europea, decide di radicarsi in maniera più stabile anche oltreoceano e diventa una fra le teste di ponte del made in Italy negli Stati Uniti. Fu Aldo Gucci a volere con forza questa espansione con l’apertura di un primo punto vendita nella 58ma Strada di New York. Si consolidano, intanto, i prodotti destinati a diventare dei "classici": la prima borsa con il manico di bambù (’47), il mocassino con il morsetto (’52-53), il foulard Flora (’67), creato da Rodolfo Gucci e Accornero per Grace Kelly. Donne dallo stile inimitabile, come Audrey Hepburn, Jackie Kennedy, Maria Callas, la duchessa di Windsor, scelgono articoli Gucci. Sono gli anni in cui l’azienda decide di usare il logo GG, a indicare le iniziali del fondatore, come motivo ornamentale per una stoffa in tela di cotone, chiamata GG Canvas, con cui realizzare borse, piccola pelletteria, valigeria, oggettistica e i primi capi di abbigliamento. Grazie all’apertura dei nuovi punti vendita di Londra (’61), Palm Beach (’61), Parigi (’63) e Beverly Hills (’68) e alla creatività della produzione, la casa ottiene nuovi significativi consensi nei più importanti mercati del mondo. A Firenze, dopo l’alluvione dell’autunno ’66, Gucci lascia le vetrine di via della Vigna e trasloca in un negozio di via Tornabuoni.

Il potenziale produttivo si sviluppa con l’apertura nel ’71 della nuova grande fabbrica di Scandicci, a Firenze. Questo consente una ulteriore estensione della rete diretta di negozi negli anni ’70: dopo Chicago (’71), quelli di Tokyo (’72) e Hong Kong (’74) segnano l’inizio di una sempre più vasta presenza in Oriente. Lo sviluppo industriale dell’azienda non significa, comunque, la rinuncia agli schemi artigianali, sempre gestiti e organizzati nella sede fiorentina, con un severo controllo sulla qualità del prodotto. Nell’82 la Gucci si trasforma in società per azioni: la guida, dopo un periodo di difficili scelte strategiche da parte dei componenti della famiglia, passa al figlio di Rodolfo, Maurizio. Nell’89 la Finanziaria anglo-araba Investcorp acquista il 50 per cento delle azioni, di proprietà di Aldo e dei suoi discendenti, mentre Maurizio mantiene il restante 50 per cento e la presidenza dell’azienda fino al 1993, anno in cui cede a Investcorp tutto il suo pacchetto azionario. A gestire il rilancio della griffe sono Domenico De Sole e Tom Ford. Il primo, già responsabile di Gucci America dall’84, viene nominato nel ’95 presidente e chief executive officer di Gucci Group N.V. Tom Ford, stilista di origine statunitense, nel ’90 diventa responsabile della linea abbigliamento donna. Nel ’94, nominato direttore creativo dell’intera produzione, ridisegna l’identità della griffe e, grazie a un remix di classico e moderno, di tradizione e innovazione, il nuovo stile della casa fiorentina conquista il mondo. Il marchio si conferma così leader nel settore della pelletteria, puntando anche sulle collezioni di abbigliamento uomo-donna che raccolgono subito grande successo di critica e di pubblico.

Tra il ’95 e il ’96, Gucci diventa la prima vera Public Company italiana con il collocamento dell’intero capitale azionario sulle piazze finanziarie di New York e Amsterdam. All’inizio del ’99, Bernard Arnault, con Lvmh, conquista il 34,4 per cento del capitale, rastrellando in Borsa e acquistando il pacchetto di azioni posseduto da Prada e da altri investitori, con un investimento totale di circa 1,5 miliardi di dollari. Al suo tentativo di porre mano alla gestione dell’impresa si è opposto il supervisory board della Gucci, che ha affidato la conduzione della difesa all’amministratore delegato Domenico De Sole. Dopo l’adozione di un piano di azionariato per i dipendenti, che ha accordato loro una opzione per l’acquisto di azioni Gucci pari alla quota Lvmh, nel marzo 1999 è stata approvata una alleanza strategica con il gruppo francese Pinault-Printemps-Redoute (Ppr) per la creazione di un polo multimarca nell’industria mondiale del lusso. In cambio di una quota del 40 per cento, Ppr ha investito in Gucci 2,9 miliardi di dollari, per finanziare la crescita tramite acquisizione. Prima opportunità, nel luglio 1999, l’acquisizione di Sanofi Beauté, società che controlla la Yves Saint-Laurent e un patrimonio di profumi da Roger&Gallet a quelli di Krizia, di Fendi e di Oscar de la Renta. Mentre Lvmh continua la battaglia legale, gli azionisti indipendenti riuniti in assemblea hanno manifestato il loro gradimento al nuovo socio oltre che all’amministratore delegato Domenico De Sole. Gucci ha chiuso il primo semestre del ’99 con un utile netto di 255 miliardi di lire, in crescita del 68 per cento rispetto ai primi 6 mesi del ’98. 

Nella maratona di Milano Moda Donna, Gucci è sempre l’appuntamento da non perdere. Anche perché si dice Gucci ma si pensa a Tom Ford, stilista dal carisma indiscutibile e di un innegabile fascino personale del quale è del tutto consapevole. Continua a percorrere itinerari di stile che gli sono congeniali: maestro di seduzione incontrollata, le sue collezioni sono da leggere spesso come il raffinato Kamasutra anche per quanto riguarda le tendenze maschili. Memorabili, in proposito, quelle destinate all’estate 2003, con l’erotismo al limite dell’hard, da lui stesso definito "vagamente pornografico", con espliciti messaggi a luci rosse scritti perfino sulle pantofole. Pretty-man o rock star: di certo un uomo che non passa inosservato, anche quando vuole essere incline al classico, interpretato alla maniera del Grande Gatsby. Per la donna il gioco diventa ancora più facile ed esplicito: signora animata da cattivi propositi, dentro scampoli di abiti intriganti che catturano la platea, soprattutto in nero, colore amato per una autenticità arrogante. (Lucia Mari)
1999, novembre. Gucci Group acquista il 70 per cento del Calzaturificio Sergio Rossi, marchio di calzature da donna di fascia alta, per un valore di 96 milioni di dollari. Il restante 30 per cento rimane alla famiglia Rossi. Sergio Rossi continua a esercitare il ruolo di direttore creativo, mentre Massimo Braglia, manager della Gucci, occuperà il ruolo di chief executive officer.
1999. L’azienda chiude l’esercizio ’99, conseguendo un fatturato di 1236 milioni di dollari, con un aumento del 19 per cento sul 1998; l’utile netto è di 330 milioni, più 69,4 per cento. 2000, gennaio. Tom Ford assume la posizione di Direttore Creativo di Yves Saint-Laurent Couture, incarico che si aggiunge ai precedenti in seno alla Gucci. Si occupa di definire l’immagine e il posizionamento del brand YSL, nonché di tutte le attività di comunicazione. In febbraio, Yves Saint-Laurent Couture acquista il 66 per cento della Mendes. L’acquisizione consente il controllo diretto degli aspetti riguardanti lo sviluppo, la produzione e distribuzione, di YSL Women’s Ready-To-Wear.
2000, maggio. Mese intenso di operazioni per il Gruppo di proprietà di Ppr. In primo luogo, raggiunge un accordo con Schweizerhall Holding AG per comprare Boucheron International., griffe storica della gioielleria e degli orologi, il cui giro d’affari è di circa 85 milioni di dollari. In secondo luogo, annuncia una nuova joint venture, controllata al 65 per cento, con FJ Benjamin Holdings Ltd., per la distribuzione in esclusiva di Gucci, Yves Saint-Laurent Couture Sergio Rossi Products in Singapore, Malaysia e Australia. Il che consente un maggiore e diretto controllo dei brand. FJ Benjamin è stato il franchisee di Gucci per 20 anni, e ha dato un contributo fondamentale per sviluppare la presenza e la notorieià dei marchi del Gruppo in questi mercati.
2000, dicembre. Il Gruppo sigla un accordo per sviluppare il marchio Alexander McQueen, che comporta l’acquisto del 51 per cento del business. Alexander McQueen continua ad avere piena autonomia creativa.
2000, dicembre. Gucci raggiunge un accordo per acquisire l’85 per cento della Bedat & Co, società svizzera che opera nel settore degli orologi, nata nel ’96 a Ginevra. Simone Bédat occupa il ruolo di presidente, mentre suo figlio Christian continua a esercitare quello di Chief Executive e resterà azionista. Bédat nel 2000, ha conseguito un fatturato di 20 milioni di franchi, circa 25 miliardi di lire.
2001, febbraio. Gucci acquista Bottega Veneta, azienda di pelletteria di lusso, con sede a Vicenza. Vittorio Moltedo conserva la carica di amministratore delegato, Laura Moltedo quella di direttore creativo. L’azienda veneta conta 32 negozi monomarca. La Gucci acquisterà il 66,67 per cento attraverso un aumento di capitale per 96,2 milioni di dollari e l’acquisto di azioni preesistenti per 60,6 milioni. L’aumento del capitale sarà utilizzato per accelerare lo sviluppo del brand.
2001, marzo. Raggiunto un accordo per acquisire il 100 per cento di Di Modolo Associates e Di Modolo. Due aziende svizzere specializzate nel design di orologi.
2001, aprile. Siglato un accordo per sviluppare, il brand focalizzato nel segmento femminile, abbigliamento e accessori. Il nuovo business è di proprietà sia di Stella McCartney sia della Gucci Group. Stella McCartney è direttore creativo della nuova azienda.
2001, giugno. Ysl Beauté si assicura la licenza dei profumi e cosmetici a marchio Alexander McQueen. L’accordo ha una durata decennale e riguarda lo sviluppo, la produzione e la distribuzione a livello mondiale. Si assicura la licenza mondiale per sviluppare, produrre e distribuire il nuovo profumo Ermenegildo Zegna, il cui lancio è previsto per la primavera del 2000. Nell’anno 2000 Ysl Beauté ha conseguito un fatturato di 536 milioni di dollari.
2001, luglio. Acquisita il 91 per cento di Balenciaga. Nicolas Ghesquière, cui fa capo il restante 9 per cento, continua a essere il Direttore Creativo. Con questa operazione, Gucci Group desidera accelerare lo sviluppo del brand, focalizzando le strategie nel segmento donna ready-to-wear, accessori e fragranze. Acquisisce il pieno controllo della Australian JV, mediante l’acquisto del restante 35 per cento, detenuto precedentemente dal partner FJ Benjamin Holdings Ltd.
2001, agosto. Siglato un accordo per acquisire il 70 per cento del Calzaturificio Regain S.p.A., azienda marchigiana che produce (ogni anno) 70 mila paia di scarpe da uomo. L’azienda impiega 50 persone.
2001, ottobre. Ysl Beauté, la divisione cosometica del Gruppo, si è assicurata la licenza per sviluppare, produrre e distribuire i profumi e cosmetici a marchio Stella McCartney. 2001, novembre. Debutta, a Mosca, il nuovo flagship store Gucci. È in Tretyakovsky Proyezd 1.
2002, gennaio. Il Gruppo non importerà più pelli dall’India per protestare sulla mancanza di rispetto che gli indiani nutrono verso gli animali. Forse su questa decisione ha influito Stella McCartney, animalista convinta e neo stilista di Gucci. La stessa decisione era stata presa in passato da Timberland, Gap, Nike e Reebok.
2002, marzo. Lvmh, in crisi dopo una caduta dei profitti di circa 1,56 miliardi di euro nel 2001, ha venduto le quote di partecipazione della rivale Gucci.
2002, maggio. Riprende il controllo delle attività a Taiwan. Acquisendo la quota detenuta dal locale partner Tasa Meng Corporation. Ha inoltre inaugurato a Taipei uno spazio su tre piani con un reparto di gioielleria di lusso, curato nel look come sempre da Tom Ford. Domenico De Sole ha dichiarato che nel 2002 investirà 200 milioni di euro per nuovi negozi, di cui 35 in Asia.
2002, luglio. In un’intervista su Corriere Economia, Domenico De Sole, amministratore delegato di Gucci, dichiara che malgrado le difficoltà congiunturali previste per il 2002, la strategia multibrand, adottata in pieno accordo con Tom Ford, funziona e fa prevedere un miglioramento nella seconda parte dell’anno.
2002, luglio. Rilancio di Boucheron, lo storico marchio di gioielleria. Entro il 2005, i negozi Boucheron passeranno dai dieci attuali a 60 nel mondo. Finora il fatturato di Boucheron si basava più sui profumi che sui gioielli e gli orologi che da quest’anno, invece, rappresenteranno il 50 per cento dei ricavi. Stilista della nuova collezione è Solange Azagury Partridge, di origine marocchina, con una affermata boutique-laboratorio a Londra. Tra i gioielli più preziosi una parure a serpente con incastonati 1970 brillanti e i gioielli in oro brunito.
2002, settembre. La sfilata milanese ha proposto le gambe in primo piano, con minigonne addirittura così micro, da intravedersi appena sotto le giacche strette in vita e sciancrate o i giubbotti in seta bianca. Microabitini di foggia cinese, in seta pieghettata e ricamata, tagli a chimono per giacche e soprabiti a tinte forti su pantashort o slip in pizzo nero, portati in modo ultrasexy a seno nudo. Ricompare la borsa con manico di bambù, un must di Gucci degli anni ’50, ma volutamente grande, e le décolleté aperte a sandalo in pelle d’argento.
2002, ottobre. Tom Ford, direttore artistico di Gucci, apre boutique in mezzo mondo. Dopo Mosca, Manhattan, Parigi e Milano tutte disegnate da lui e dall’archietto Bill Sofield. Proprio mentre il giro d’affari fa registrare una flessione del 6,9 per cento (causato soprattutto dalla crisi della pelletteria), all’inizio di settembre è stata inaugurata la boutique in Madison Avenue e, poco dopo, la terza boutique parigina, al numero 60 di Avenue Montaigne, che si aggiunge a quelle di Faubourg Saint Honoré e di rue Saint Honoré.
2002, novembre. Gucci, in collaborazione con Safilo lancia due nuove linee di occhiali da sole, firmati Stella McCartney e Bottega Veneta. La collezione unisex di Bottega Veneta è disegnata dallo stilista austriaco Tomas Maier. Stella McCartney ha proposto sei modelli di varie forme e colori.
2002 novembre. Nuovo megastore di Gucci in via Montenapoleone a Milano. Al vecchio negozio, completamente ristrutturato, al numero 5, si sono aggiunti i nuovi spazi acquisiti al numero 7: quattro piani, con quattro vetrine e tre ingressi. Al sotterraneo le collezioni donna, al pianterreno accessori e gioielleria, mentre i due piani superiori sono dedicati all’uomo.
2002, dicembre. Il terzo trimestre 2001 ha registrato un calo di utili e ricavi. Il gruppo Gucci, quotato alle Borse di Amsterdam e New York, ha realizzato ricavi per 566,2 milioni di dollari (meno 7,9 per cento rispetto ai 615 del 2000), un utile operativo prima degli ammortamenti di 80,9 milioni (contro 133) e un utile netto di 56,3 milioni (contro 114,2). I ricavi sono però sostanzialmente stabili (più 11 per cento, con 1660 milioni contro 1642), mentre l’utile netto cala comunque (da 241,7 milioni a 195,1). Hanno sofferto soprattutto le vendite in mercati basati sul turismo, come New York, Hawaii, West Coast e alcune città europee.
2002, dicembre. Apre in via Condotti a Roma il primo negozio dedicato esclusivamente alla gioielleria e agli orologi.
2003, marzo. Pinault Printemps Redoute (Ppr) ha portato dal 59,6 per cento al 61,06 la propria partecipazione nel capitale di Gucci, che controlla dal settembre 2001. Serge Weinberg, presidente di Ppr, ha dichiarato di volere innalzare la percentuale al 70 per cento entro la fine del 2003. Con l’accordo di acquisto del 2001 il gruppo parigino si è impegnato a rilevare l’intero capitale di Gucci al prezzo di 101,5 milioni di dollari entro marzo 2004.
2003, marzo. L’anno fiscale 2002 si è chiuso con un calo dell’utile a 226,8 milioni di euro, contro i 312,5 dell’anno precedente. Stabili invece i ricavi, a 2544,3 milioni contro i 2565,1 del 2001.
2003, aprile. Nel quartiere più elegante di Tokyo, Ginza, Gucci intende installare il suo quartier generale giapponese e aprire un nuovo negozio superlusso. In Giappone, dove possiede sette punti vendita e 37 shop-in-shop, Gucci ha realizzato nel 2002, ricavi per 500 milioni di euro, circa il 20 per cento dei ricavi totali del Gruppo.
2003, maggio. Alla domanda "come si affronta la crisi?", Domenico De Sole risponde senza esitazioni: "Limando i costi. Nel 2001 e 2002 abbiamo investito 300 milioni l’anno, più di due terzi per nuovi negozi o per rinnovare quelli che avevamo. Quest’anno le spese di capitale si riduranno molto e la tendenza continuerà nei prossimi due anni, con grande beneficio per il cash flow".
2003, luglio. Nel primo trimestre 2003, conclusosi il 30 aprile, Gucci Group ha conseguito ricavi pari a 567,1 milioni di euro (a fronte dei 607,6 milioni del trimestre dell’esercizio precedente), mentre sotto il profilo operativo, i primi tre mesi dell’esercizio in corso hanno segnato una perdita di 24,4 milioni di euro (contro un utile di 20,4 milioni). Le uniche buone performance in termini di fatturato le hanno registrate Bottega Veneta, Alexander McQueen e Stella McCartney con un balzo in controtendenza del giro d’affari del 21,3 per cento pari a 81,5 milioni di euro. Sono andate bene come vendite quelle in Giappone e Asia, oltre a Saint-Laurent. "Per noi" ha commentato Domenico De Sole, Presidente e Amministratore Delegato di Gucci Group "questo è stato il più difficile trimestre mai affrontato." (Dario Golizia)

Il 2004 è l’anno dei cambiamenti di assetto. Il duo Domenico De Sole-Tom Ford decide di non rinnovare il contratto, e viene eletto neopresidente del Gruppo Robert Polet. Nuovo direttore creativo per la linea abbigliamento donna è Alessandra Facchinetti, che succede a Tom Ford dopo averlo affiancato per quattro anni. Tuttavia già nel marzo 2005 Facchinetti abbandona il suo ruolo per disaccordi con il management, e passa a Valentino, sostituita da Frida Giannini. La sua nomina conferma una consuetudine del Gruppo Gucci, che sceglie le sue figure direttive spesso all’interno dei brand a esso appartenenti. Giannini infatti ricopriva dal 2002 la posizione di direttore creativo del settore borse, che diventa nel 2004 un ruolo inedito: direttore creativo del settore accessori. Si fa conoscere col suo lavoro e con una eccellente reinterpretazione del patrimonio del marchio, rivisitando le icone Gucci del passato come il foulard "Flora" e l’iconografia equestre. Nel luglio 2005 Mark Lee viene nominato presidente e nuovo amministratore delegato della divisione Gucci, e da subito si rivelerà un forte sostenitore di Frida Giannini, riproponendo quel sodalizio tra De Sole e Tom Ford che aveva risollevato le sorti del brand. Nel 2006 infatti, Giannini viene chiamata a dirigere anche la linea uomo, diventando direttore creativo unico.

I risultati non si faranno attendere, proprio perché l’abilità della designer è quella di comprendere appieno l’eredità e lo spirito del marchio, rilanciandolo nella contemporaneità, con uno spirito fresco e un occhio ai target più giovani, tanto che deciderà di trasferire il reparto creativo della maison nella sua sede d’origine, a Firenze, traslocando poi a Roma solo nel 2008. Il rilancio della tradizione di eccellenza Gucci si attua ad esempio con la realizzazione della "pelle Guccissima", un originale tipo di pelle stampata a caldo con la celebre doppia G, che rinnova la collezione di accessori, core business del brand. Inoltre, Frida Giannini si rivela molto abile nel recupero dei vecchi miti Gucci, ripescando dagli anni ’50 la famosa borsa soprannominata "Jackie" in onore di una cliente d’eccellenza, Jacqueline Kennedy Onassis. La rilettura in chiave contemporanea, come una nuova palette di colori, o il ritorno a dettagli e materiali del glorioso passato, come il bambù delle origini, dimostrano quanto il nuovo direttore creativo tenga a coniugare la tradizione artigianale del brand con le necessità del mercato. Un altro esempio di questa filosofia è la limited edition di una borsa con due diverse stampe, in vendita in esclusiva presso i negozi di Roma, via Condotti e New York, Fifth Avenue, nominata non a caso "Heritage". Anche qui, Giannini ripesca dagli immensi archivi del brand alcuni vecchi modelli con stampe d’epoca, realizzati negli anni ’50, e li rivisita in chiave moderna, riuscendo a proporre un prodotto rispettoso del passato, e attento alle istanze di oggi, come il nuovo interesse per il vintage e l’oggetto esclusivo. La crescita del brand vede anche la promozione di una linea di profumi per uomo, e l’apertura di nuovi store nell’Est Europa e in Asia (tre in Cina, uno a Hong Kong). Nel gennaio 2009 Patrizio di Marco, ex presidente e amministratore delegato Bottega Veneta, altro brand del Gruppo PPR-Gucci, subentra a Mark Lee in qualità di presidente e amministratore delegato della divisione Gucci.

Bédat&C°

Marchio svizzero di orologi. Fondato nel 1997 da Christian Bédat che, con la collaborazione della madre Simone, esperta di orologi di lusso, decide di creare un marchio con il nome di famiglia. L’intenzione è quella di creare un prodotto esclusivo che si distingua dagli altri prodotti svizzeri per identità ed eccellenza. Gli orologi Bédat sono infatti pezzi unici numerati e hanno avuto subito un gran successo negli Stati Uniti. Sono molto raffinati nella fattura e nel design. Nel 2000 il Gruppo Gucci, interessato all’immagine Bédat, ne ha acquisito l’85 per cento.

Nel 2009 il marchio viene totalmente acquisito dal Gucci Group. Nel 2007 Bédat&C° festeggia il suo decimo compleanno con l’arrivo del nuovo CEO William Devine. Nel 2008 è il primo marchio svizzero di orologi di lusso a lanciare la sua boutique online.