YVES SAINT LAURENT

Yves Saint Laurent fu un famosissimo stilista francese, considerato uno delle figure più importanti ed influenti del XX secolo nel settore moda.

Indice

  1. Le Origini
  2. Yves Saint Laurent si mette in proprio
  3. Le collezioni
  4. Brand communication
  5. Mostre
  6. Yves Saint Laurent lascia la maison
  7. Tom Ford e Stefano Pilati
  8. Hedi Slimane
  9. Situazione attuale

Le origini

Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971
Yves Saint Laurent, scatto di Jeanloup Sieff, 1971

Yves Saint Laurent (1936), stilista francese, nacque a Orano in Algeria. Il suo ingresso nel mondo della moda avvenne nel 1957, quando il ventunenne assistente di Dior fu chiamato a succedere al maestro morto di infarto in un albergo di Montecatini.

La collezione Trapezio consacrò il giovane designer, appena diplomato all’École de la Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, come l’enfant prodige dell’alta moda francese. Il suo stile si distingueva da quello del suo predecessore per la sicurezza del taglio sartoriale e per le linee morbide ma essenziali, che evidenziavano la sua totale indipendenza nel panorama della moda francese e la sua marcata individualità.

Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958
Yves Saint Laurent per Dior: Svetlana Lloya veste la collezione Trapeze, 1958

Yves Saint Laurent si mette in proprio

La collaborazione con la maison Dior durò fino al ’60, quando Saint-Laurent venne chiamato a prestare il servizio militare in Algeria. È là che dall’amico e futuro socio Pierre Bergé ricevette la triste notizia che la Christian Dior lo aveva sostituito con un nuovo disegnatore, Marc Bohan.

Yves Saint Laurent Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963
Bettina Lauer veste Yves Saint Laurent; scatto di Rico Pullman, Stern 1963

Tornato a Parigi, decise di mettersi in proprio. Con l’aiuto di Bergé e di un finanziatore americano, J. Mack Robinson, il 20 gennaio 1962 aprì ufficialmente il suo atelier in rue Spontini, presentando la sua prima collezione firmata. Il successo fu immediato. I suoi modelli furono acquistati dall’alta borghesia francese e dai compratori dei department store americani, che gli riconobbero il pregio di una linea non troppo elaborata ma ricercata nei tessuti, mentre la stampa del settore osannava i suoi tailleur dal taglio impeccabile, ritenuti gli unici veri concorrenti dello stile Chanel.

Le collezioni

Yves Saint Laurent collezione ispirata a Mondrian
Collezione ispirata a Mondrian

Le collezioni successive prenderono spunto dalla storia, dall’arte, dalla letteratura; testimoniano la sua passione per il mondo della cultura e, in particolare, per il teatro, per il quale realizzò più volte i costumi. Nel ’66, lanciò per la sera lo smoking da donna, un semplice insieme nero con giacca dai risvolti in raso e gonna o pantaloni, da indossare in alternativa al tradizionale abito lungo.

L’opera di Matisse (’81), i dipinti di Picasso (’79), la Pop Art (’66), persino gli scritti di Marcel Proust che suggerironoo gli abiti in taffetà dell’inverno ’71-72, gli offrirono continui temi di ispirazione.

Il minimalismo e la geometria delle opere di Mondrian influenzarono nel ’65 una delle collezioni più fortunate, caratterizzata da linee rigorose, abiti diritti di jersey, impermeabili di vinile.

La collezione dell’inverno ’76, dedicata ai “Balletti russi-Opéra”, s’impose a livello internazionale e venne definita dal New York Times “rivoluzionaria, destinata a cambiare il corso della moda”.

Yves Saint Laurent Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976
Collezione per il Balletto Russo, inverno 1976

L’origine esotica di Saint-Laurent e gli anni di formazione trascorsi a diretto contatto con il mondo arabo furono alla base del fascino che l’Oriente esercitò sul suo stile. La forza e l’abbinamento insolito dei colori, l’opulenza dei tessuti e la ricchezza dei ricami, la fantasia degli stampati e di alcuni indumenti di matrice etnica, come la giacca sahariana o il djallabah, sono segni riconoscibili della sua firma, combinati tuttavia a un grande rigore formale. Sulla scia di questo rigore formale è da interpretare la propensione di Saint-Laurent, come Chanel prima di lui, ad includere nell’abbigliamento femminile tagli sartoriali e capi tratti dal guardaroba dell’uomo.

Brand Communication

Yves Saint Laurent Jerry Hall, Opium Perfume, 1977
Jerry Hall, Opium Perfume, 1977

Nel ’64 creò il profumo da donna Y, primo di una lunga fortunata serie, che comprende dei best-seller fra cui YSL pour homme (’71), Rive Gauche (’71), Eau Libre (’75), Opium (’77), Kouros (’81). Nel ’78 diede il proprio nome a una linea di bellezza, che permise al marchio di entrare nel mondo della cosmetica e, dal ’92, scelse il volto dell’attrice francese Catherine Deneuve, sua cliente dagli anni ’60, per la propria immagine pubblicitaria.

Saint-Laurent e Bergé furono fra i primi a introdurre nel mondo dell’alta moda una politica commerciale, oggi pratica ampiamente diffusa, con la costituzione nel ’66 della linea di prêt-à-porter Yves Saint-Laurent Rive Gauche, distribuita in negozi gestiti in franchising. Fin dall’inizio si propose non come un succedaneo dell’alta moda, ma come un settore di grande creatività, che immetteva sul mercato modelli ricercati e originali.

La produzione venne affidata a C. Méndes, azienda che si era affermata per la realizzazione del prêt-à-porter di altre griffe, come Patou, Grès, Chanel. La scelta di avere un unico fornitore per la confezione dei prodotti, che lavorerà in esclusiva per il marchio, risultò un’ottima intuizione, all’avanguardia per i tempi. Il successo procurò nel ’70 alla Yves Saint-Laurent Rive Gauche il primato dell’esportazione del ready-to-wear femminile di lusso.

Nel dicembre ’82, il settore si espanse con la creazione di una seconda linea, Variation, e il fatturato aumentò per la concessione di licenze, studiate in modo da rispettare i colori, il design e l’immagine Saint-Laurent. La sede di rue Spontini risultò a questo punto insufficiente e venne spostata in avenue Marceau al n.5.

Mostre

I musei di tutto il mondo, dal Metropolitan di New York nell’83 al Musée des Arts de la Mode a Parigi nell’86, al Sezon Museum of Art in Tokyo nel ’90, al Musée de la Mode di Marsiglia nel ’94, dedicavano mostre retrospettive allo stilista e celebravano la sua creatività come uno dei massimi contributi alla storia della moda. Il Gruppo nell’89 venne quotato alla Borsa di Parigi. La proprietà andò nelle mani di Franµois Pinault ed entrò a far parte della holding PPR.

Yves Saint Laurent lascia la maison

Nel ’99 Yves Saint Laurent venne acquistato dal gruppo Gucci. Nel 2000, il direttore creativo, Tom Ford, diede nuovo vigore alla compagnia, riportando alla luce il suo “sex appeal” e migliorando le strategie di marketing. Ma Saint Laurent e Bergé non erano convinti di come le carte si stavano muovendo ed entrambi avevano non poche remore su Tom Ford.

Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l'ultima sfilata 2002
Yves Saint Laurent con Laetitia Casta e Catherine Deneuve, vestite Tuxedoes per l’ultima sfilata 2002

Il 22 gennaio 2002, sulla passerella del Centre Pompidou Saint-Laurent uscì definitivamente di scena con una strepitosa sfilata retrospettiva corredata da 300 modelli di ieri e di oggi: la commozione in sala era altissima, soprattutto quando, sul finale Catherine Deneuve cantò per il suo amico di sempre Ma plus belle histoire d’amour c’est vous [La mia più grande storia d’amore sei tu]Saint-Laurent lesse una lunga e personalissima lettera d’addio:

“Credo di non aver mai tradito il ragazzo che mostrava i suoi schizzi a Christian Dior con il massimo della trepidazione (…) ho vissuto per questo mestiere, l’ho sempre amato e rispettato fino in fondo; la moda non è un’arte ma ha bisogno di un artista per esistere, gli abiti sono sicuramente meno importanti di musica, architettura e pittura, ma era ciò che sapevo fare e che ho fatto, forse, partecipando alle trasformazioni della mia epoca. Oggi non si lavora più solo per rendere le donne più belle ma anche per rassicurarle. In molti soddisfano i fantasmi del loro ego attraverso la moda, mentre io ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne, servire i loro corpi, i loro gesti, le loro stesse vite”. Della sua vita, lo stilista disse: “Ho conosciuto quei falsi amici che sono i tranquillanti e le droghe, la prigione della depressione e delle cliniche. Faccio parte di quella che Marcel Proust chiama: “La magnifica e lamentosa famiglia dei nevrotici””.

Tom Ford e Stefano Pilati

Yves Saint Laurent Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003
Tom Ford per Yves Saint Laurent, collezione primavera/estate 2003

Nel giugno 2002 Stefano Pilati, ritenuto papabile successore di Tom Ford, rilevò la direzione creativa completa degli accessori e dei bagagli. Pilato regalò un punto di vista stilistico completamente nuovo: l’eccessiva sensualità del suo predecessore lasciò il posto a un’eleganza più classica, discreta e borghese.

 

A dicembre, con i suoi 850 mq di superficie di vendita, il nuovo Yves Saint-Laurent Rive Gauche aperto a Milano diventò il più grande store europeo della nota griffe francese. Lo spazio al 27 di via Montenapoleone (ex Gucci) sostituì quello già esistente di via Verri 8, dove invece subentrò il negozio Alexander McQueen.

 

A dicembre 2002, Saint-Laurent e il suo braccio destro Pierre Bergé ottennero il riconoscimento di utilità pubblica per la loro Fondazione che avrebbe occupato l’immobile di avenue Marceau. Da questo momento lo stilista si concentrò sulle attività della Fondazione, dove sono conservati 5 mila abiti e 15 oggetti delle collezioni private Saint-Laurent e Bergé. La Fondazione creerà borse di studio e organizzerà mostre legate alla moda e agli artisti contemporanei.

Ford decise di lasciare la società nel 2004 e Stefano Pilati, che aveva lavorato con Ford per YSL dal 2000, divenne il nuovo direttore creativo. All’inizio Pilati ricevette recensioni negative, ma poi, grazie all’innovativa sua interpretazione di mascolinità e femminilità, ottenne il plauso del fashion system.

Hedi Slimane

Yves Saint Laurent Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013
Parigi Fashion Week, collezione primavera/estate 2013

Nel 2012 Hedi Slimane diventò direttore creativo, portando il ribattezzato brand Saint Laurent ad un enorme successo. Slimane è stato anche responsabile della mostra “Yves Saint Laurent: The Retrospective”, al Museum of Art di Denver (25 marzo-8 luglio 2012). La mostra, memorabile, espose tutti i pezzi storici, portando Bergé a dichiarare “Yves Saint Laurent sarebbe molto orgoglioso di essere qui”.

Yves Saint Laurent cambia nome sotto la direzione di Hedi Slimane nel 2012, questa rivoluzione ha destabilizzato il pubblico di Ysl, che con il tempo si è dovuto abituare ad un semplice e raffinato Saint Laurent Paris. L’obiettivo è quello di rinnovare e di innovare il pret-à-porter di lusso, ciò non vuol dire togliere l’identità, ma proiettarsi nel futuro, forti di un’ereditò importante che va raccolta e tramandata.

Situazione attuale

Hedi Slimane, che contribuì notevolmente al successo maison, sorprese tutti quando decise di lasciare il suo incarico nel marzo 2016. Quell’aprile Yves Saint Laurent scelse Anthony Vacarello come nuovo direttore creativo, stilista noto per il talento e la grande creatività.

A Marrakech, l’edificio di 4.000 mq progettato dallo Studio KO vicino al famoso Jardin Majorelle ospita spazi espositivi, un auditorium, una boutique e una caffetteria con terrazza all’aperto. Inoltre, si annovera anche una biblioteca con oltre 5.000 libri relativi a moda, letteratura, poesia, storia, botanica e cultura berbera.

Yves Saint Laurent Museo di Marrakech
Museo di Marrakech

A settembre e ottobre 2016 sono stati aperti i musei Yves Saint Laurent a Parigi e Marrakech. I musei sono un omaggio all’amato stilista, morto nel 2008, sempre sotto i riflettori e al noto compagno Pierre Bergé. Egli, infatti, ex amministratore delegato e collaboratore, morì l’8 settembre, all’età di 86 anni, senza riuscire a godere dell’opera compiuta.

Il nuovo museo parigine, dallo stile completamente diverso, si trova nell’Hôtel particulier di 5 Avenue Marceau, dove Yves Saint Laurent ha trascorso quasi 30 anni a disegnare le sue collezioni (1974 al 2002). Lì troverà luogo una serie di mostre retrospettive e mostre temporanee tematiche.

LACOSTE

Azienda francese di abbigliamento fondata nel ’33 dalla tennista Rene Lacoste e da André Gillier. Famosa per il logo a coccodrillo, sempre presente sulla polo.

Indice

  1. Le origini: Rene Lacoste
  2. Nasce la Polo
  3. La moda sportiva
    1. Il guardaroba preppy
  4. Direttore creativo: Christophe Lemaire
  5. 75° anniversario
  6. Direttore creativo: Felip Oliveria Baptista
  7. Lacoste è rilevata da Maus Freres
  8. Il logo all’80° anniversario
  9. Situazione attuale

Le origini: Rene Lacoste

Lacoste Il fondatore Rene Lacoste
Il fondatore Rene Lacoste

L’azienda nacque con René Lacoste (1904-1996), tennista che, durante le partite, indossava un piccolo coccodrillo ricamato sulla tasca della giacca e per questo vinse il soprannome de “il coccodrillo”. Non si seppe mai il perché del coccodrillo, forse per il suo essere agguerrito o forse per una scommessa con il capitano il cui premio era una valigia in pelle di alligatore. In ogni caso, Lacoste ha fatto suo il soprannome, al punto di farselo ricamare sul blazer, dando il via a una vera e propria leggenda.

Nasce la Polo

Nel ’26 Lacoste, votato alla comodità e praticità, adottò la maglietta a maniche corte per giocare. Da allora, il suo stile divenne quella che conosciamo come eleganza funzionale. Nel ’33 René Lacoste si ritirò dal tennis, fondò La Société Chemise Lacoste con André Gillier e disegnò e decise di produrre un maglione a maniche corte con bottoni in cotone piqué bianco, con un piccolo coccodrillo verde ricamato sul lato sinistro del petto. Il capo ebbe subito grande successo nell’ambito dell’abbigliamento sportivo, soprattutto per tennis e golf, grazie al disegno asimmetrico con schiena più lunga rispetto al fronte, che permetteva all’indumento di rimanere ben rimboccato all’interno dei pantaloni anche durante movimenti ampi e vigorosi.

Lacoste Polo bianca con logo a coccodrillo
Polo bianca con logo a coccodrillo

Nel ’41 Lacoste fu nominato presidente della Fédération Française de Tennis; nello stesso periodo la linea d’abbigliamento si vestiva di colori vivaci, si allargava alle scarpe da ginnastica e all’abbigliamento bambino.

Nel ’63, Bernard Lacoste rilevò la gestione dell’azienda dal padre René: sotto la sua direzione l’azienda crebbe incredibilmente. Basti pensare che se nel ’63 le maglie Lacoste erano prodotte in soli 4 colori, nel ’67 erano diventati 21, per uomo, donna e bambino. Nel ’63 si stimò la vendita di circa 300.000 capi.

La moda sportiva

Il successo e la fama arrivarono negli anni ’60, quando la moda sportiva divenne molto popolare. Il marchio raggiunse l’apice della popolarità negli Stati Uniti durante la fine degli anni ’70 e divenne elemento distintivo del guardaroba preppy negli anni ’80 (già menzionato nel Manuale preppy di Lisa Birnbach del 1980).

Lacoste Campagna pubblicitaria 1976
Campagna pubblicitaria 1976

Creatività e innovazione sono sempre state parole chiave per Lacoste. Nel ’70 Ruben Torres divenne fashion designer dell’azienda: raggiunse molti eccellenti obiettivi in questo periodo, tra cui la creazione della memorabile campagna pubblicitaria “Crocodiles”, l’inaugurazione della prima boutique di Avenue Victor Hugo a Parigi e il lancio della collezione di profumi tanto leggeri e gioiosi quanto lo era l’immagine del brand.

Nell’86 Guy Paulin divenne il nuovo fashion designer. Il mondo stava cambiando rapidamente: nel ’96 venne inaugurato il sito web Lacoste sotto la direzione di Gilles Rosies come fashion designer (in carica dal ’94). L’azienda aveva iniziato a introdurre altri prodotti: shorts, profumi, occhiali da sole e non, scarpe da tennis, scarpe da passeggio, scarpe da camminata, orologi e articoli in pelle.

Il guardaroba preppy

Lacoste Campagna pubblicitaria Crocodiles
Campagna pubblicitaria Crocodiles

Lacoste, nota per il logo-coccodrillo, ha molti altri elementi chiave nel suo dizionario: strisce, blocchi di colore, piping, maglioni a costine, punch (il materiale per manico per racchetta da tennis), il monocromatico e il pattern a rete (della racchetta). Lo stile è adatto alle persone con un guardaroba preppy, amanti del tennis o del golf.

Direttore creativo: Christophe Lemaire

Nel 2000 Christophe Lemaire, “studente” di Christian Lacroix, divenne direttore creativo di Lacoste: ebbe l’arduo compito di portare il brand verso la modernità, senza dimenticarsi delle fondanti radici sportive. Prese il posto di Gilles Rosier, che aveva allargato le linee produttive del coccodrillo. Ma fu con l’arrivo di Christophe Lemaire che Lacoste approdò a New York City (2003).

Lacoste Christophe Lemaire
Christophe Lemaire

Venne firmato un accordo con Samsonite per la produzione e la distribuzione di articoli in pelle. La diversificazione era trasversale rispetto alle altre tre aree di business: activewear, che rappresenta il 20%, abbigliamento sportivo al 60% e abbigliamento Club. Nel 2001 il fatturato consolidato è stato di € 850 milioni, + 8% rispetto al 2000: il 75% era rappresentato dall’abbigliamento.

Nel maggio del 2002 gli occhiali Lacoste puntarono al mercato brasiliano. Il gruppo L’Amy, che produce e distribuisce gli occhiali da coccodrillo, firmò un accordo di licenza di distribuzione e produzione con Technol Group, produttore di occhiali sudamericano. Quell’anno furono venduti 600.000 articoli in pelle (10 milioni di euro).

Nel gennaio 2003 la società aprì un negozio sulla Fifth Avenue, a New York. A fine 2003 il marchio era distribuito in 120 paesi, contava 718 boutique a marchio proprio (433 in Europa, 156 in Asia e 129 in America), la maggior parte delle quali in franchising. Il 65% di Lacoste era nelle mani della seconda generazione della famiglia Lacoste; il restante 35% in quelle della società francese Devanlay, che produceva e distribuiva anche abbigliamento. Nei 10 anni precedenti, il tasso di crescita annuale rimase costante intorno all’8-12%, trasformando il brand in uno stile di vita. La shirt, tuttavia, rimaneva l’articolo più venduto, ancora prodotta come in origine, utilizzando 38,63 miglia di cotone egiziano o peruviano e  bottoni madreperla. Il mercato italiano era al terzo posto per importanza, con circa 70 milioni di euro di fatturato.

Lacoste Sneaker 1963
Sneaker 1963

Lacoste rilanciò la sua “scarpa da tennis 1963” con colori e motivi nuovi e contemporanei: questo stile venne definito “RENÉ”, in omaggio all’inventore. Nel 2006, venne creata la fondazione René Lacoste: l’obiettivo era quello di sostenere e finanziare progetti dedicati ai bambini, incentrati sull’idea di trasmettere i buoni valori attraverso lo sport.

75° anniversario

Lacoste 75° anniversario, il futuro del tennis
75° anniversario, il futuro del tennis

Nel 2008 Lacoste celebrò il suo 75° anniversario: per festeggiare i tre quarti di secolo di attività, Lacoste pensò ad una campagna il cui tema era il tennis nell’anno 2083 (alias in 75 anni). Venne trasmesso, su di un televisore 3d, il video di un tennista “spaziale” che, con nuove mosse e tecniche, giocava il suo game in un campo tutto del futuro. Un altro video, invece, vide il campione di tennis Andy Roddick descrivere il suo punto di vista sullo sport, esplorandone la storia passata, presente e possibile futura. Altri video trattavano lo stretto rapporto tra il brand e il tennis, vagliando i cambiamenti e le possibilità future che Lacoste, forza trainante dello sportswear, aveva e avrebbe garantito a tale sport.

Direttore creativo: Felipe Oliveira Baptista

Nel 2010 lo stilista portoghese Felipe Oliveira Baptista diventò il nuovo fashion designer di Lacoste, offrendo la sua reinterpretazione dei valori del marchio.

Lo stesso anno, per promuovere un’innovazione costante e all’avanguardia, Lacoste creò un laboratorio insieme al fashion designer Christophe Pillet.

Nel 2011 Lacoste inaugurò nuovi negozi monomarca a Parigi e ad Amburgo, su progetto dello stesso Pillet. 53 erano i milioni di prodotti venduti nei 1.165 negozi e negli oltre 2.000 reparti di 114 paesi: l’azienda dichiarò ufficialmente che, ogni secondo, venivano venduti due “coccodrilli”.

Lacoste è rilevata da Maus Freres

A novembre 2012 Lacoste venne definitivamente rilevata dal gruppo svizzero Maus Frères. Nello stesso periodo il brand aprì una boutique a Parigi interamente dedicata alla donna. Altre furono le inaugurazioni: il primo negozio a Shibuya (Tokyo), seguito da quello di Miami e da un nuovo flagship store a Knightsbridge (Londra). Una nuova strategia di pubblicizzazione sui social garantì a Lacoste molta più visibilità: 10 milioni diventarono i follower del profilo Facebook del brand.

Il logo all’80° anniversario

Lacoste Logo per gli 80 anni di Lacoste
Logo per gli 80 anni di Lacoste

Nel 2013, in occasione dell’80°anniversario di Lacoste, l’azienda non solo presentò una nuova collezione esclusiva di articoli di lusso, ma decise anche di disegnare un nuovo logo celebrativo. La collezione, realizzata in collaborazione con Maison Francaises, ricopriva una gamma molto ampia: da articoli di pelletteria, ai gioielli, a prodotti gastronomici da forno. Lacoste stava producendo di tutto, dai borsoni agli eclairs: l’intero set venne messo in mostra a Colette, famoso concept store di Parigi, a partire dal 10 giugno.

Nel 2014 Lacoste divenne partner ufficiale della squadra olimpica e paraolimpica francese.

Nel 2016 Lacoste aprì un nuovo flagship store nel World Trade Center di New York, subito seguito da uno a Parigi.

Situazione attuale

A febbraio 2017, per l’85° anniversario di Lacoste, il brand ha annunciato che, invece che alla settimana della moda di New York, presenterà la collezione primavera/estate 2018 alla settimana della moda di Parigi. Il tennista Novak Djokovic è stato nominato ambasciatore del marchio: questa carica si basa su di un contratto quinquennale, secondo il quale il campione apparirà in molte, se non tutte, campagne pubblicitarie.

Lacoste Campagna pubblicitaria 2017
Campagna pubblicitaria 2017

Oggi il brand, in continua evoluzione, è sempre fresco e dinamico, proprio come l’aveva concepito il suo ideatore e fondatore. In un mondo in cui il “casual Friday” è diventato più un “casual everyday”, Lacoste spopola con il suo stile casual elegante. Anche le collaborazioni per il brand sono sempre pianificate e fonte di rinnovo, come l’ultima con Supreme, che ha dimostrato come Lacoste sia sempre in grado di stare al passo con i cambiamenti repentini della nostra epoca.

CHRISTIAN DIOR

Luxury brand francese, fondato da Christian Dior nel 1946. Dior ha regalato al mondo uno stile completamente nuovo e una femminilità unica.

Indice

  1. Le origini: Christian Dior
  2. Designer per Piguet e per Lucien Lelong
  3. Le origini: la Maison Dior
    1. Il New Look
    2. Avenue Montaigne
  4. Dior è Dior: uno splendido atelier
  5. Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent
  6. Una nuova Leadership: Bernard Arnault
  7. Informazioni finanziarie
  8. 100 anni dalla nascita di Christian Dior
  9. Lo sviluppo del brand
  10. Direttori creativi
    1. John Galliano viene licenziato
    2. RAF Simons
    3. Maria Grazia Chiuri
  11. Situazione attuale

Le origini: Christian Dior

Christian Dior (1905-1957), sarto e stilista fra i più importanti nel panorama della haute couture francese. Dior nacque a Gramville nel nord-ovest della Francia, visse un’infanzia felice, libera di abbandonarsi, a Parigi come durante le vacanze in Normandia, al disegno creativo, divenendo un vero talento nel realizzare costumi da carnevale o da festicciole in casa.

Christian Dior
Christian Dior

Già chiaro era l’istinto per il bello e per la gioia di vivere. La sua chiara vocazione alla creazione artistica, corroborata da una costante frequentazione di musei e gallerie, emerse più tardi, quando, interrotti gli studi universitari di Scienze Politiche e accantonata l’idea di intraprendere la carriera diplomatica, come avrebbero voluto i suoi genitori, si associò all’amico Jean Bonjean, proprietario d’una galleria d’arte a Parigi. Qui esponevano i protagonisti delle avanguardie del ‘900.

Designer per Piguet e per Lucien Lelong

La morte della madre, poi il fallimento dell’azienda paterna, gli cambiano la vita, facendo della sua giovinezza tormentata l’esatto contrario dell’infanzia felice. Nel ’34 si ammalò seriamente di tubercolosi e, dopo un anno di convalescenza in Spagna, tornato a Parigi, cominciò a collaborare alle pagine di moda del settimanale Le Figaro Illustré: disegnò cappelli, iniziando a vendere schizzi di abiti e di accessori a diverse case di moda. Questo periodo di magra durò 7 anni, sino al ’38, quando trovò un lavoro stabile alla maison Piguet. Uno dei sui primi successi fu una gonna molto ampia adatta anche per il giorno.

Dior Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa collezione per Piuget
Collezione Cafe Anglaise. Ultima e più famosa per Piuget

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi, posero tutto ancora una volta in discussione. La firma dell’armistizio lo colse nel sud della Francia, dove, nella casa paterna, restò per un anno e mezzo, godendo della natura e della semplice vita di paese. Solo l’insistenza di fedeli amici lo convinse a riprendere la via di Parigi, nel ’41. Non troverà più ad attenderlo il suo incarico da Piguet; entrò però nella casa di moda di Lucien Lelong, dove come assistente lavorava anche Balmain: qui, per molte stagioni, disegnò le collezioni, creò la gonna strettissima e la gonna svasata, determinando non soltanto il successo di Lelong, ma anche il proprio, perché divenne il primo dei figurinisti.

Christian Dior Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45
Schizzo per Lucien Lelong, 1944-45

Le origini: la Maison Dior  

Ormai si sentiva pronto a gestire una sua maison e sapeva di poter contare su un talento innato per gli affari. Era il ’46, l’anno della partnership con Boussac, che lo finanziò con la ragguardevole cifra, all’epoca, di 60 milioni di franchi. Nell’avventura lo seguirono alcune fra le colonne di Lelong: Raymonde Zehnacker, Marguerite Carré, Mitza Bricard. Il giovane Pierre Cardin fu assunto come primo tagliatore. La squadra si mise subito al lavoro nel palazzetto di Avenue Montaigne.

Il New Look

Nella memoria universale, è collegato al New Look, che, il 12 febbraio 1947, lo rese celebre nel giro di un giorno. Era la sua prima collezione. Dopo la sfilata del mattino, fu spinto al balcone dell’atelier al 30 di Avenue Montaigne, per salutare una folla di donne plaudenti. I giornali di Parigi erano in sciopero e fu in America che scoppiò la bomba della moda Dior, battezzata da Carmel Snow, direttrice di Harper’s Bazaar, con la frase “It’s a new look“.

Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

La donna, proposta dalla linea Corolla, ribattezzata New Look, era nuovissima nella sua pronunciata femminilità e sapeva d’antico: vita minuscola (ricomparvero il corsetto e la guêpière, con un brusco salto all’indietro), petto alto, spalle minute, gonne ampie e allungate con sottogonna di tulle per accrescerne il volume. Fu un dietro front rispetto al corpo liberato da Poiret e carezzato da Chanel. Si tornò all’eleganza aristocratica e anche alla battaglia degli orli, di collezione in collezione.

 Christian Dior New Look 1946
New Look 1946

In un esaltato ritorno alla femminilità, lanciò immense, allungate gonne, vite strizzate in giacchini-corpetto, facendo tremare trepidanti le donne di mezza Europa. Aveva avuto un’intuizione folgorante, ma a decidere il suo destino fu l’incontro con Marcel Boussac. Il magnate francese del tessile aveva tutto l’interesse a cancellare le restrizioni del tempo di guerra in fatto di tessuti e le ruscellanti gonne di Dior avevano bisogno di 15 metri di stoffa, e ben 25 ne occorrevano per un abito da sera.

Christian Dior Abito da sera anni '50
Abito da sera anni ’50

Avenue Montaigne

Christian Dior Avenue Montaigne
Avenue Montaigne

Avenue Montaigneindirizzo ancora oggi fulcro dell’espansione di un impero così carismatico, il cui fascino è sempre stato rispettoso dell’arredamento e dell’atmosfera scelti da Dior: poltrone stile Luigi XV, con medaglione grigio e bianco, simbolo della maison, su retro. Altro motivo associato all’immagine di Dior è il mughetto, ricordato nel primo profumo (’48), Diorissimo, da allora spruzzato con generosità sulla moquette grigio perla nei giorni delle tante sfilate della casa Dior.

Dior è Dior: uno splendido atelier

Fra lodi e invettive, Dior era ormai Dior: un atelier splendido con 85 dipendenti. Poteva mutare stile e lo fece: tante linee secondo le lettere dell’alfabeto: H, A, Y. Seppe far rivivere la perizia artigianale delle “petites mains“, meravigliò per i suoi inafferrabili accorgimenti tecnici, capaci di rendere indeformabile il taglio.

Christian Dior New Look 1949
New Look 1949

Dior, già premiato con l’ambito riconoscimento Neiman Marcus, ritirato in America, aggiustò il tiro a favore della donna dinamica uscita dalla guerra. Raccolse sul dietro la gonna (’48), tagliò giacchini morbidi, presentò gonne di linea affusolata (’49), accorciandole l’anno dopo, unendole a giacche a sacchetto con collo a ferro di cavallo. La silhouette si addolcì, nel ’54, la vita non era più strizzata nella linea H e stava per nascere l’amato-odiato abito a sacco.

Christian Dior 25 aprile 1950: lo stilista del New Look con sei modelle 'A-line' dopo la sfilata al Savoy Hotel, Londra
25 aprile ’50: lo stilista del New Look con sei modelle ‘A-line’, sfilata Savoy Hotel, Londra

Seguirono, nel ’55, la linea A e la linea Y: leitmotiv i vasti colli a V e gli abiti accompagnati da stole immense. Quell’anno la sua ricerca sul tema del caftano ha effetti su tutto il mondo della moda, così come il delicato abito in chiffon a vita alta e quello attillato a guaina. Dai profumi al prêt-à-porter, dagli accessori alla biancheria, fra licenze, aperture di boutique nell’America Latina e a Cuba, Dior sembrava battersi come non mai per la fama e l’immortalità delle sue creazioni.

Propose nuovi tacchi a spillo, eccelse nella cura degli accessori: cappelli, guanti, bijoux.

Un nuovo stilista: Yves Saint Laurent

Nel ’57 la maison presentò l’ultima collezione del Maestro: variazione sul tema della vareuse, capo morbidamente appoggiato ai fianchi accanto a sahariane kaki, bottoni a chiudere le tasche ad aletta. Gli furono sufficienti dieci anni, dal ’47 al ’57, quando d’estate morì a Montecatini, per diventare immortale e per rendere uno dei più ammirati imperi della haute couture una vera e propria leggenda.

Christian Dior Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958
Collezione di Yves Saint Laurent per Dior, 1958

La collezione ’58 portò la firma di Yves Saint-Laurent che da tre anni era divenuto aiutante ed erede di Dior: si chiamava Trapezio e fu un trionfo. Chiamato nel ’60 ad assolvere al servizio militare, Saint-Laurent, al ritorno, creò il proprio atelier, avendo trovato al suo posto, nell’atelier di avenue Montaigne, Marc Bohan, che nell’arco di 30 anni, espresse, con misura ed eleganza creativa, lo spirito del fondatore.

Una nuova Leadership: Bernard Arnault

Christian Dior Bernard Arnault
Bernard Arnault

Nell’88, una grande retrospettiva al Pavillon Marsan nel Musée des Arts de la Mode al Louvre celebrava Dior e, insieme, la nuova regia del mago degli affari nella sfera del lusso, Bernard Arnault. In quell’anno, la maison aprì la prima boutique a New York: il numero uno tra i francesi non aveva ancora un punto vendita nella “Grande Mela”. L’anno successivo fu quello dell’addio di Bohan. Approdò in Avenue Montaigne l’italiano Gianfranco Ferré.

Dior Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate '96, sfilata francese
Gianfranco Ferré, Haute Couture primavera/estate ’96, sfilata francese

Nelle 4 collezioni annuali fra alta moda e prêt-à-porter, alcune memorabili, partendo da rivissute immagini del primo Dior e, via via, accentuando un fasto atemporale ora audace ora di magica opulenza, Ferré sviluppò una gamma di creatività consona tanto al tempo attuale che al prestigio dell’ illustre maison, punteggiata dai profumi Dune e Dolce vita. In tempi più recenti, dopo l’uscita di scena di Ferré, il timbro di impeccabile bellezza della griffe non fu sempre restituito dalle collezioni firmate John Galliano. Quest’ultimo, nominato direttore creativo di Dior nel 1996, era sicuramente più votato all’ironia o agli eccessi, che alla voluttuosa grazia della perfezione Dior. Nel 2000, al posto di Patrick Lavoix, venne assunto per il prêt-à-porter maschile il giovane stilista franco-tunisino Hedi Slimane.

Informazioni finanziarie

Nel gennaio 2002, Dior rinnovò la licenza di Sàfilo per produrre e distribuire la collezione di occhiali da vista prodotta dal 1996 e che,; l’anno successivo, avrà anche una linea uomo. L’anno 2001 si chiuse con un deficit. Christian Dior SA Holding, posseduta al 65% da Bernard Arnault, registrò una perdita di 95 milioni di euro, con un aumento del 6% delle vendite e ricavi pari a 12,567 miliardi di euro. La perdita fu attribuita ai costi di riorganizzazione delle operazioni al dettaglio e agli investimenti necessari per organizzare gli affari degli Stati Uniti dopo l’11 settembre. Nel 2000, l’utile fu di 251 milioni di euro.

Dior Boutique Dior a Roma
Boutique Dior a Roma

Nell’aprile 2002, Dior aprì un negozio a Roma, in uno dei luoghi più suggestivi della città, all’angolo di via Condotti e Piazza di Spagna. Un piccolo spazio era riservato al designer di gioielli Victoire de Castellane. A giugno, Hedi Slimane venne nominato miglior stilista dell’anno. Il premio gli fu conferito dal Council of Fashion Designers of America. A fine 2002, la società mostrò un utile netto di € 178 milioni, contro una perdita di € 95 milioni nel 2001. L’utile operativo aumentò del 31%.

Nel marzo 2003 Vincenzo Moccia, 43 anni, diventò direttore di Dior Italia, dopo essere stato direttore di Bulgari Italia e di Gucci per l’Italia settentrionale. Il mercato italiano contribuì con un fatturato di 492 milioni di euro (+41%) e un utile operativo di 33 milioni di euro.

A Parigi, la donna Dior sorprendeva ancora, vestita in lattice dalla testa ai piedi. Galliano disegnò la collezione prêt-à-porter del 2004, per la sua donna pazza, sexy ed esagerata, metà geisha e metà pagliaccio, in parte giapponese e in parte cinese. Gonne e minigonne erano in tulle piumato e fluttuante, indossate con lunghe giacche; gonne in lattice sembravano seconda pelle, decorate con mille fiori; camicette aderenti sui fianchi, simili a mini abiti e drappeggiati a peplo, con maniche a pipistrello; pantaloni molto aderenti con lacci fino alla vita; nuvole di seta e chiffon; tacchi alti; zeppe alte 8 pollici con lacci alla caviglia e corde sottilissime borchiate; pellicce colorate; kimono a fiori; abiti importanti over-the-top su donne completamente coperte in lattice.

Dior John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009
John Galliano, settimana della moda di Parigi, Haute Couture 2009

Ad aprile, Sidney Toledano, presidente di Christian Dior SA, annunciò l’apertura di 15 nuove boutique in tutto il mondo, da aggiungersi alle 145 già esistenti. Nel 2002, 23 nuove boutique; nel 2003 altre 15, parte delle 200 programmate entro il 2007. A Parigi, dove ve ne erano già 15, venne aperto un nuovo mega-store in Rue Royale.

100 anni dalla nascita di Christian Dior

Dior Christian Dior, celebrazione del centenario
Christian Dior, celebrazione del centenario

Nel 2005 si celebrò il centenario della nascita di Christian Dior: il ministro della Cultura francese, Renaud Donnedieu de Vabres, inaugurò la mostra “L’Homme du Siècle” a Granville, nella casa d’infanzia di Dior, ora museo Les Rumbs. Le celebrazioni continuarono a Parigi, durante la settimana della moda, con uno spettacolo che narrò l’intera vita di Dior, la sua storia, il teatro, sua madre in un abito stile edoardiano, il ragazzino cristiano in costume da marinaio, e così via, fino al suo successo con le dive che visitarono il suo atelier. Lo spettacolo venne “realizzato” dai modelli di punta del tempo, che non dimenticarono nemmeno di menzionare la passione per la danza e per il Perù. Nel 2007, Hedi Slimane lasciò la maison e Kris Van Assche la sostituì come direttore artistico.

Lo sviluppo del brand

Nell’aprile del 2008, Sidney Toledano, presidente e CEO di Christian Dior Couture, annunciò la nomina di Delphine Arnault Gancia a vicedirettore generale di Christian Dior Couture. L’anno fu caratterizzato dalla crisi che colpì il mondo intero, ma Sidney Toledano e John Galliano continuarono a riscuotere un fatturato molto alto, dovuto principalmente al mercato americano. Dichiararono che accessori, il prêt-à-porter femminile e l’Haute Couture aumentarono il giro d’affari. Nel 2008, il Christian Dior Group registrò € 8,2 miliardi di vendite, guadagnando l’11% rispetto all’anno precedente e un utile netto di € 352 milioni. Tutto ciò era dovuto principalmente ai mercati emergenti: Cina, Russia e Medio Oriente.

Nel 2009, Dior lanciò la nuova campagna pubblicitaria per la borsa Lady Dior; l’attrice francese Marion Cotillard fu la testimonial. Camille Miceli, nominata direttrice artistica di gioielleria e consulente artistica, entrò nel gruppo. Nello stesso periodo, dopo nove anni, riaprì la grande gioielleria e orologeria parigina.

Dior Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009
Marion Cotillard per la campagna pubblicitaria Lady Dior 2009

Nel 2010, Christian Dior e Sàfilo annunciarono che il loro accordo di licenza per il design, la produzione e la distribuzione in tutto il mondo della collezione di occhiali Dior veniva prorogato fino al 31 dicembre 2017. I ricavi ammontavano a € 21,1 miliardi (+19% rispetto al 2009), grazie alle buone prestazioni in Europa, Asia e Stati Uniti. Su queste basi, Christian Dior annunciò il progetto di apertura e rinnovamento di boutique nei mercati ad alto potenziale.

Direttori creativi

John Galliano viene licenziato

Nel 2011, dopo essere stato direttore creativo della casa per 15 anni, John Galliano fu licenziato da Dior per insulti antisemiti e razzisti in un momento di ubriachezza. La sua sfilata autunno/inverno 2011 proseguì senza di lui durante la settimana della moda di Parigi. Durante lo stesso periodo, il museo Pushkin di Mosca elogiò la maison Dior con la mostra “Inspiration Dior“. La mostra raccontava la storia della maison attraverso le opere d’arte che ispirarono Christian Dior.

RAF Simons

Dior Raf Simons, prima collezione per Dior
Raf Simons, prima collezione per Dior

Nel 2012, Raf Simons divenne direttore creativo capo. Il designer belga, 44enne, divenne responsabile delle collezioni Haute Couture donna, prêt-à-porter e accessori. La maison francese dichiarò che Simons avrebbe proiettato lo stile della maison verso il XXI secolo, creando un vero cambiamento. Poco dopo l’annuncio dell’entrata di Raf Simons, la sua prima collezione di Haute Couture venne presentata a Parigi. Era una collezione nella tradizione della maison, rivisitata in chiave moderna e architettonica, minimalista e molto lontana dallo stile Galliano. Lo stilista stupì tutti con una delle migliori collezioni del brand, mostrando la sua capacità di mescolare modernità e tradizione.

Dior Raf Simons per Dior
Raf Simons per Dior

Nel 2012, Dior lanciò la sua prima rivista online, Diormag. Le notizie sul sito venivano aggiornate quotidianamente con informazioni riguardanti le attività globali della griffe. Dopo un anno di attesa, il 9 aprile 2012, iniziò l’era di Raf Simons, nominato nuovo direttore artistico della maison. Nel 2013, la maison Dior impegnò l’attrice Jennifer Laurence come testimonial della campagna pubblicitaria per la borsa Miss Dior, con un contratto da 20 milioni di dollari per tre anni.

A un anno dall’entrata di Raf Simons nella maison francese, Christian Dior Couture rivelò che i profitti erano aumentati del 31% e i redditi del 14%. Tali risultati erano anche dovuti all’influenza di Kris Van Assche, direttore creativo del reparto uomo. Delphine Arnault Gancia, figlia di Bernard Arnault, capo del gruppo LVMH, annunciò di voler chiudere la collaborazione con la maison per lavorare esclusivamente con Louis Vuitton.

Nel 2014, durante un’intervista, Sidney Toledano confermò che il successo derivava dall’altissima qualità della produzione, esaltando il Made in Italy e promuovendo imprese produttive anche in Veneto e in Toscana. Inoltre, dichiarò che la maison produceva in Italia perché era uno dei pochi Paesi in cui la qualità era così alta, grazie alla tradizione familiare. Fu detto ad Arnault che la borsa Lady Dior poteva essere fatta solo a Firenze negli anni ’90.

Dior Rihanna, Secret Garden
Rihanna, Secret Garden

Nel 2015, Raf Simons decise di coinvolgere la pop star Rihanna come testimonial per la campagna “Secret Garden”. Fu un grande passo avanti, poiché in settant’anni di storia del marchio era la prima donna di colore. Serge Brunschwig, direttore operativo di Dior, ottenne il ruolo di presidente della divisione Dior Homme. Lo stesso anno, Dior, Chanel e Louis Vuitton erano in testa alla classifica di Brandwatch sui brand migliori e più influenti sui social media.

Maria Grazia Chiuri

Dopo 3 anni, nell’ottobre 2015, Raf Simons decise di non rinnovare il suo contratto e di lasciare Dior per motivi personali. Al team della griffe francese venne chiesto di disegnare la collezione couture primavera/estate 2016 e la collezione ready-to-wear autunno/inverno 2016-2017. A causa dell’uscita di Raf Simons, i ricavi mostrarono un lieve rallentamento nel secondo semestre, con 961 milioni di euro di vendite.

Dior Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior
Maria Grazia Chiuri, prima collezione Haute Couture per Dior

A luglio 2016, Maria Grazia Chiuri divenne la prima direttrice creativa donna di Dior nei suoi 70 anni di storia. Una donna con una lunga carriera nella moda, prima per Fendi e poi per Valentino, sempre vicino a Pierpaolo Piccioli. M.G. Chiuri fu la prima donna a prendere le redini del brand: sino ad allora vi erano stati solo uomini come Yves Saint Laurent, Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano e Raf Simons. La donna italiana conferma il rinnovamento della creatività made in Italy.

Nel 2016, Dior volò a Melbourne per festeggiare i settanta anni della maison. Il lavoro del couturier francese diviene protagonista di una retrospettiva alla National Gallery of Victoria.

Christian Dior 70° anniversario a Melbourne, Australia
70° anniversario a Melbourne, Australia

Situazione attuale

Il 31 dicembre 2016, Sàfilo e Dior rinnovarono il loro accordo fino al 2020 per la progettazione, produzione e distribuzione delle collezioni di occhiali . Inoltre, questo periodo venne caratterizzato delle calzature di Alessandro Micheli e delle T-shirt con slogan rivoluzionari e femministi di Maria grazia Chiuri.

Dior T-Shirts Dior con slogan femminista
T-Shirts Dior con slogan femminista

Nel 2017 si festeggiò 70° anniversario di Dior: la maison francese organizzò la mostra “Christian Dior: Designer of Dreams“, che si è svolse al Musée des Arts Décoratifs di Parigi. La mostra contava oltre 300 abiti mozzafiato provenienti da diverse periodi della maison.

Dior Mostra "Designer of Dreams", Parigi
Mostra “Designer of Dreams”, Parigi

Baby Dior arrivò su Instagram. Dior è uno dei pochi brand ad aver creato un account dedicato esclusivamente all’abbigliamento per bambini. Natalie Portman diventò testimonial per il profumo Miss Dior, in diverse bellissime campagne floreali. La Portman venne invitata nel sud della Francia per la raccolta della Rose de Grasse, fiore raro e prezioso, cuore della fragranza Miss Dior.

Dior Natalie Portman per Miss Dior
Natalie Portman per Miss Dior

Dior Homme è sul punto di entrare in Rinascente, a Milano, dopo la chiusura del negozio di via Montenapoleone a causa di vendite insoddisfacenti.

CÉLINE

Céline, azienda francese nata nel 1945, dapprima si occupò di calzature per bambini su misura, per poi allargare gli orizzonti a tutto il mondo della pelletteria di lusso e del prêt-à-porter.

Indice

  1. Le origini: Céline Vipiana
  2. LVMH rileva Céline
  3. Michael Kors
  4. La borsa Poulbot
  5. Un periodo difficile
  6. Phoebe Philo
  7. Situazione attuale
  8. Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Le origini: Céline Vipiana

È ormai una lunga e radicata storia quella della moda firmata Céline. La prima boutique venne aperta nel 1946, a Parigi, da Céline Vipiana e dal marito Richard, al 52 di rue Malte. Insieme crearono uno dei primi brand di lusso nel settore, Céline, un’azienda di calzature su misura per bambini. Poi, di anno in anno, il successo della maison consentì di allargare gli orizzonti. Céline Vipiana rimase come designer della casa di moda dal 1945 al 1997.

Céline Vipiana nel suo ufficio
Céline Vipiana nel suo ufficio

Nel 1960, il brand cambiò il suo target, iniziando a concentrarsi sulla moda prêt-à-porter femminile, con un approccio sportivo. Nel ’63 venne presentata una linea di scarpe da donna, nel ’66 debuttarono le collezioni in pelle. Nel 1973, Céline ridisegnò il suo logo “C” Sulky, legato all’ Arc-de-Triomphe, indubbio simbolo parigino.

LVMH rileva Céline

Nel 1996 il marchio venne ufficialmente rilevato da LVMH, Gruppo Arnault, proprietario di molteplici firme della moda e del lusso, per 540 milioni di dollari. In quel momento, LVMH rese popolare il marchio e aprì una boutique al 36 di Avenue Montaigne a Parigi.

L’azienda, affidata alla regia di Nan Lergeai responsabile di Dior per l’Estremo Oriente, ha attuato una politica di boutique monomarca in tutto il mondo, con particolare attenzione al mercato asiatico e statunitense.

Michael Kors

Nel 1997 lo stilista americano Michael Kors fu nominato primo stilista e direttore creativo prêt-à-porter femminile di Céline. Dopo tale assunzione, il marchio si evolse rapidamente: nel maggio 2001 la società aprì la prima boutique monomarca a Londra, in New Bond Street. Ad agosto, il Museo Isetan di Tokyo dedicò una retrospettiva a Céline, illustrando lo stile della maison dal 1945 ai giorni nostri, evidenziando le modifiche apportate nel 1997 con l’arrivo del direttore artistico Michael Kors.

Céline Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors, collezione primavera/estate 2001

La celebre borsa Grant, grande successo degli anni ’60, era il pezzo forte e veniva cucita davanti ai visitatori sottoforma di miniatura in cartone. I pezzi in vendita, limitati e numerati, venivano personalizzati con il nome dell’acquirente.

Nel settembre 2001, con l’avvento della moneta unica europea, Céline, per celebrare l’evento, creò una collezione di accessori decorati con dodici monete. Dopo Londra e Anversa, il Club Céline arrivò anche in Italia, nella nuova boutique inaugurata in Galleria Cavour a Bologna. La società prevedeva di aprire altri 100 punti vendita entro la fine del 2001.

La borsa Poulbot

Céline Borsa Poulbot in grigio
Borsa Poulbot in grigio

Nel maggio 2003 Céline presenta la nuova borsa Poulbot. Il nome deriva da Francisque Poulbot, artista contemporaneo di Toulouse-Lautrec, dal quale quest’ultimo venne ispirato quando dipinse i monelli di strada di Parigi. Da quel momento, Poulbot ha sempre avuto il significato il monello e la borsa venne chiamata una borsa audace, “monella” o “mascalzona”. Si blocca come una borsa a spalla, bombata e rotonda con cuciture tenute insieme da rivetti metallici, realizzati in pelle di colori vivaci come arancio, fucsia e blu elettrico.

Inoltre, Céline disegnò una mini-collezione ispirata alle strade di Parigi. Il nome, Macadam, è quello del materiale di cui la città è pavimentata e che ad ella regala una forte identità stilistica (risale, infatti, al 1854). La collezione durò una sola stagione. Céline possiede ora ben 63 boutique in tutto il mondo.

Un periodo difficile

Nell’ottobre 2004, Roberto Menichetti divenne direttore creativo, sostituendo l’americano Michael Kors come capo artistico della storica maison francese. A maggio 2005, dopo solo due stagioni, la collaborazione tra il designer italiano e la maison francese giunse, consensualmente, al termine.

Céline Primo negozio Célin a Firenze
Primo negozio Célin a Firenze

A giugno, un prestigioso negozio fu inaugurato a Firenze, nella centralissima via Tornabuoni (nel 2004 era già stata aperta una boutique a Roma in via Condotti). Fu una degna celebrazione del 66° anniversario della griffe, che, rispetto ai 4 anni precedenti, mostrò una crescita del fatturato del 50%.

Un anno dopo, la designer croata, Ivana Omazic, Ivana Omazic venne nominata direttrice artistica accettando la sfida di modificare l’immagine della griffe pur mantenendo intatte le caratteristiche di base, cioè quella côté sportswear propria della tradizione Celine. Ex consulente del marchio, Ivana Omazic in precedenza aveva anche lavorato con Prada, Jil Sander e Miu Miu. Lavorò per Céline fino al 2008.

Phoebe Philo

Il 4 settembre 2008 il Gruppo LVMH nominò Phoebe Philo nuovo direttore creativo e membro del consiglio di amministrazione. La designer concentra l’attenzione sugli asptti sartoriali e sui materiali di pregio. Vogue definì il nuovo look estetico che Phoebe Philo diede al brand come “cool minimal trend“.

Céline Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015
Phoebe Philo, collezione primavera/estate 2015

Nel 2014, all’auge, la Maison aprì nuovi flagship store a Mount Street (Londra), in Avenue Montaigne (Parigi), a Omotesando (Tokyo), a SoHo (New York) e in Plaza 66 (Shanghai). Alla fine del 2014, Céline aveva completamente rinnovato la sede al 16 di Rue Vivienne, edificio storico risalente al 1653: nella lista dei patrimoni nazionale, posizionato nel cuore di Parigi, originariamente fu di proprietà del re Luigi XIII.

Nel 2015, per essere fedele allo spirito minimalista di Céline, il marchio scelse uno dei più famosi scrittori americani, Joan Didion, come volto della campagna primavera/estate 2015.

Situazione attuale

Céline Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

L’anno 2017 ha portato molti cambiamenti a Céline: primo fra tutti, Séverine Merle è entrata a far parte della maison come nuovo CEO. A febbraio, il marchio ha finalmente lanciato un account Instagram ufficiale, rafforzando la sua presenza sui social.

Il sito Web ufficiale di Céline è uno dei pochi siti di moda senza e-commerce, ma diventando le vendite online fondamentali per la moda, il 27 febbraio, Céline ha annunciato l’intenzione di voler riparare a tale mancanza.

Ad agosto, Céline è entrata per la prima volta nel mercato indiano, firmando una partnership esclusiva con Le Mill, un concept store di Mumbai. Dopo aver ricoperto la carica di direttore creativo per 8 anni, Phoebe Philo si prepara a lasciare Céline entro fine 2017.

Celine perde l’accento con Hedi Slimane

Il post di Instagram di Celine con il nuovo logo

Da Gennaio 2018 viene nominato un nuovo direttore Creativo Artistico e di Immagine, non uno qualunque, ma bensì Hedi Slimane, uno dei creativi più gettonati degli ultimi anni. Reduce da Yves Saint Laurent, il designer ha subito deciso di inserire una linea Uomo e una di Couture e di profumi.

Dopo dieci anni di direzione sotto l’occhio vigile di Phoebe Philo, il genio assoluto della moda degli anni 90 inizia ad incarnare le nuove generazioni nel brand Cèline.

A settembre decide di azzardare una mossa coraggiosa, cambiare la comunicazione del marchio. Così prende in mano il profilo Intagram del marchio e cancella il passato, aprendo definitivamente un nuovo capitolo. Una sola immagine appare al momento sul social network, così come nel suo sito ufficiale: quello di una specie di cortina di carta dorata, una sorta di sipario che sembra srotolarsi all’infinito, in attesa di svelare  la nuova strategia del marchio. Appare il nome CELINE, che ha perso il suo accento acuto, in lettere maiuscole nere su fondo bianco. Il nuovo logo si ispira  direttamente a quello storico degli anni ’60. Il carattere tipografico è modernista, risalente agli anni ’30. L’accento scompare per motivi di riduzione e purezza. La menzione “Paris”, storicamente molto presente, torna in modo istituzionale nel nuovo concept di packaging e sulle griffe delle nuove collezioni, ma si precisa che l’indicazione Paris non apparirà sulle campagne pubblicitarie di Celine.

Hedi Slimane sceglie Lady Gaga come nuova ambasciatrice per svelare il suo nuovo modello di borsa, sobria e in pelle nera, subito pubblicata sui social della cantante.