Capone

Debutta con Max Mara. In breve tempo, si afferma e disegna collezioni per altre importanti aziende italiane di prêt-à-porter: Fendi, Erreuno, Les Copains. Nel 1991 firma le sue prime collezioni uomo e donna e, nel ’95, apre uno show room a Milano.

Chino Bert

Pseudonimo di Franco Bertolotti. Nasce a Pavia, frequenta il liceo scientifico Taramelli. A 19 anni debutta come disegnatore di moda nella maison Rosandré di via Manzoni a Milano. È il 1951. L’anno dopo, tenta la grande avventura: 10 modelli sulla pedana di Palazzo Pitti. La sua linea Scatola piace a pochi eletti, come la pittrice Brunetta, Giovanni Battista Giorgini e la giornalista Irene Brin. Chino capisce di non poter fare il manager di se stesso e, da allora, preferisce disegnare per gli altri: Maria Antonelli per 4 anni. Intanto, scoperto da Maria Carita, che dirigeva a Parigi il più celebre salone di bellezza del mondo, inizia la sua attività di illustratore dei servizi di moda al quotidiano L’Aurore e al mensile L’Art e la Mode. Nel ’58, Nino Nutrizio, direttore del La Notte, quotidiano milanese del pomeriggio, gli affida una pagina settimanale di moda. Il titolo è Per Voi Signore. Parallelamente riprende a disegnare per case d’alta moda e di prêt-à-porter. Rina Modelli, Jole Veneziani, Pierre Cardin. È del 1963 l’alleanza stilistica con Mila Schön e Loris Abate: 20 modelli a Palazzo Pitti e, due anni dopo, l’ambitissimo premio Neiman Marcus a New York. Nel ’65, è chiamato dalle Fendi che debuttano sulle passerelle ufficiali. È subito ribalta. Per Mila Schön disegna anche le sete Taroni e Terragni e le lane lanifici Nattier e Agnona. Dopo un viaggio a Hollywood nel 1973, scompare. Si saprà più tardi del suo ritiro nel monastero benedettino di Santa Scolastica. Chino diventa don Franco. Torna alla moda sporadicamente per aiutare l’amica Schön dall’84 all’89. Negli anni ’90, comincia a dipingere. Passa dal figurativo all’astratto, all’informale, sul filo di una tavolozza coloratissima.

Fendi

La doppia F è uno dei primissimi marchi del made in Italy a diventare famoso nel mondo. L’azienda nasce nel 1925, a Roma: un piccolo negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, in via del Plebiscito. I fondatori Edoardo e Adele Fendi svilupperanno e potenzieranno la loro attività negli anni ’30, ma sarà la seconda generazione, rappresentata dalle cinque sorelle Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, ad apportare nuove energie e nuove idee negli anni del boom. È il ’64 quando Fendi apre il suo punto vendita storico nel cuore della capitale, in via Borgognona. L’anno successivo segna l’inizio della collaborazione con Lagerfeld, succeduto a Bert e a Cruz, e anche la nascita della griffe con la doppia F. Interpretando i suggerimenti delle cinque sorelle, Lagerfeld comincia il lungo e laborioso processo che porterà alla trasformazione del concetto stesso di pelliccia. Viene così reinterpretato, ridisegnato, plasmato, destrutturato e reinventato un capo tradizionalmente considerato pomposo, elegante, prezioso, ingombrante e non sempre facile da indossare. La pelliccia viene sdrammatizzata e acquista morbidezza, disinvoltura, vestibilità, reversibilità. Parallelamente procede la ricerca di nuovi materiali, nuovi trattamenti, tecniche sperimentali, inediti processi di concia e tintura, intarsi, intrecci, impunture, rasature, lavorazioni geometriche, di pari passo con la riscoperta e l’utilizzo di "peli" dimenticati e trascurati in quanto considerati poveri. Anche la borsa, pur se preziosa, abbandona, nell’interpretazione Fendi, la sua immagine di status-symbol per diventare più funzionale. La pelle viene stampata, tinta, intrecciata. Alle doppie F nero e fango, di immediata riconoscibilità, si affiancano il rigato e il disegno dama. Nei ’70, viene inventata la granapaglia, una sorta di vitello graffiato da una speciale lavorazione. Nascono poi le linee Giano, Astrologia, Pasta e infine Selleria, completamente artigianale in esemplari numerati.

Nell’87, scende in campo la terza generazione a lanciare la linea Fendissime, pellicce ma anche sportswear e accessori, studiata per un mercato giovane. Due anni più tardi viene inaugurata la prima sede diretta negli Usa, a New York, sulla Fifth Avenue. Dopo i profumi, nasce la linea Fendi uomo, mentre l’impero delle cinque sorelle si arricchisce di numerose licenze, dalla maglieria ai costumi, ai jeans, agli ombrelli, agli orologi, agli occhiali, alle ceramiche, all’arredo, alla biancheria per la casa: complessivamente una ventina, oltre alle linee di pellicceria e di pelletteria. Circa l’80 per cento della produzione viene esportato. In Italia e all’estero si contano un centinaio di boutique e circa 600 punti vendita, con un fatturato nel ’99 di circa 600 miliardi, che colloca Fendi al quarto posto per importanza tra i marchi del prêt-à-porter italiano. Fendi ha realizzato pellicce di scena sia per il cinema sia per il teatro: fra i numerosi film e produzioni, vanno ricordati Gruppo di famiglia in un interno (’74) e L’Innocente di Visconti (’76), La vera storia della Dama dalle camelie di Bolognini (’80), La Traviata di Zeffirelli (’83), Interno Berlinese di Liliana Cavani (’85), la Carmen (’86), L’età dell’Innocenza di Scorsese (’93), Evita di Parker (1996). Nell’ottobre del ’99, dopo infinite voci di cessioni, la maison è passata sotto il controllo di Prada e di Bernard Arnault. La gestione, la regia restano nelle mani della famiglia Fendi. Sul finire del ’99, Fendi è al centro di molti appetiti d’acquisto. 

La terza generazione significa Silvia Venturini Fendi che, affiancata dal talento di Karl Lagerfeld, è responsabile della collezione femminile, di stagione in stagione sempre più innovativa, sempre più alimentata dalla ricerca, soprattutto per quanto riguarda le pellicce, must della casa che appartiene alla scuderia Lvmh. Per l’inverno 2003-2004 va ricordato per esempio il persiano definito "sottovuoto", in un involucro di pvc a bolle, genere imballo, d’effetto ghiacciato e, contemporaneamente, luminoso (proposta "shining" allargata anche all’uomo). Oppure altre pellicce coloratissime, lavorate a intreccio come un canestro. Il taccuino delle invenzioni annota poi la volpe tagliata a strisce e riassemblata con piccoli elastici, giubbotti con ciuffi di pelo, visoni depilati dai dettagli verniciati ad olio. E, ancora, pelliccia "farcita", areata, scaldata; giacchini e cappotti gonfiati, lucidati: un lusso giocoso e trasformista che cammina dentro moon boots, entrati nella quotidianità metropolitana. Sempre un’attenzione particolare agli accessori: protagonisti dell’estate 2003 i sandali con il tacco illuminato da lucine intermittenti, come nell’albero di Natale, insieme al borsone ispirato all’antica Roma guarnita di rostri d’argento, battezzata "Biga bag". (Lucia Mari)
2000, luglio. Lvmh acquista in joint venture con Prada (Lvp Holding) il 51 per cento della società della famiglia Fendi.
2001, gennaio. Joint venture con Aoi, da 30 anni distributore del marchio in Giappone. La nuova società Fendi Japan K:K: sarà sul mercato a partire dalla collezione primavera-estate 2001.
2001, giugno. Nel quartiere londinese di Knightsbridge, si inaugura al 20-22 di Sloane street la nuova boutique Fendi: pavimento in ferro crudo, pannelli neri, tavoli marroni.  Prada cede a Lvmh la quota acquistata nel luglio 2000.
2001, dicembre. L’anno si chiude con una perdita di 20 milioni di euro.  
2002, gennaio. Le sorelle Fendi iniziano a cedere le varie quote a Lvmh.
2002, giugno. Fendi Uomo collezione primavera-estate 2003 sarà prodotto per 5 anni da Ma.co. azienda di Soragna (Parma). 2003, maggio. Il 67 per cento di Lvmh aumenta, con una quota aggiuntiva del 17 per cento, sino all’84 per cento. Delle cinque sorelle Fendi, unica socia azionista di rilievo resta Carla Fendi.
2003, maggio. La mostra Goddess al Metropolitan Museum, nella sede del Costume Institute, uno fra gli eventi più prestigiosi della primavera newyorkese, ha esposto due abiti, donazione dell’Archivio Fendi." (Gabriella Gregorietti)

Nel 2005 Fendi festeggia i suoi 80 anni di carriera con l’inaugurazione di Palazzo Fendi a Roma. La nuova sede è ora il cuore pulsante dell’azienda, la più grande boutique Fendi nel mondo firmata da Peter Marino. Una storia fatta di primati mondiali quella della Maison Fendi, storia che ha visto l’organizzazione di una sfilata evento sulla Muraglia Cinese nel 2007 con ben 88 modelle e ospiti d’eccezione e l’apertura di una nuova boutique a Parigi nel 2008 con un concerto privato di Amy Winehouse per soli 400 invitati. Ad oggi Fendi ha più di 160 boutique in 25 paesi nel mondo: numeri da capogiro che solo una grande casa di moda può registrare.