VICTORIA BECKHAM

INDICE

  1. Le origini e la carriera come Spice Girl
  2. Posh in Fashion
  3. Business Woman 

LE ORIGINI E LA CARRIERA COME SPICE GIRL

Prima di aprire il suo marchio Victoria era Posh delle Spice Girl

Victoria Caroline Adams, meglio nota come la signora  Beckham nasce ad Harlow, Inghilterra, il 17 aprile 1974.

Ha sempre vantato una vita agiata e da subito, con determinatezza decide che il suo obbiettivo è arrivare al successo.

Fin dai tempi del college si rende conto che il suo reale interesse è il mondo dello spettacolo, al quale si avvicina prendendo lezioni di danza. Frequenta un corso triennale alla Lanie Arts School, al termini degli studi risponde ad un annuncio pubblicato sul quotidiano The Stage: si cercano cinque ragazze che sappiano ballare e cantare.

Così diventa famosa nel 1994 quando entra a far parte del gruppo musicale femminile delle Spice girls. La girl band inglese è composta da Geri Halliwell (Ginger Spice), Melanie Brown (Scary), Emma Bunton (Baby), Victoria (Posh) e Melanie Chisholm (Sporty). Già da subito si nota l’attenzione maggiore che ha Victoria allo stile e alla sua immagine.

Le cinque entrano nella storia del pop mondiale, scalando le classifiche e piazzandosi nei primi posti delle classifiche.

Victoria lascia le Spice Girl nel 1999, per dedicarsi ad un periodo da solista.

POSH IN FASHION

Victoria e David Beckham, sempre fianco a fianco

Ma la passione per la musica viene sostituita dalla costante che è sempre rimasta presente nella sua vita, la moda. Victoria ha sempre avuto un debole per gli abiti costosi.

Il soprannome posh l’è stat affibiato proprio per il suo significato: in british english è chic, elegante, snob.

Nel 1997 conosce David Beckham,  la stella del Manchester United, che sposerà nel ’99, dal quale avrà poi quattro figli: Brooklyn, Joseph, Romeo e Harper Seven. Da subito si sono scatenati numerosissimi gossip sulla coppia, che però è sempre rimasta solida.

Victoria rimane uno dei personaggi meno compresi nel mondo della moda e dello spettacolo. Una donna misteriosa, dalla personalità costruita attraverso l’enorme esposizione mediatica e i suoi canali social.

Capisce di avere ancora molto potenziale da sfruttare e decide di lanciarsi in quello che gli è sempre riuscito meglio: dettare lo stile. Fonda così la casa di moda VB Rocks, iniziando principalmente con una linea di jeans e nel settembre 2006 insieme al marito la DVB Style, dove al dine si aggiunge una linea di fragranze. Nel 2008 lancia la prima vera e propria collezione che porta il suo nome per intero, a cui si affianca in seguito la seconda linea Victoria Victoria Beckham. E ancora una volta viene incoronata per qualcosa, nel 2011 vince il premio per il Designer of the year del Regno Unito.

Nelle sue collezioni borse e accessori rimangono in primo piano, poiché per lei sono i dettagli a fare la differenza e il tubino nero, che è un abito che non può mancare nel guardaroba femminile.

Nel 2012 si dedica ad un progetto distante dalla moda, ma sempre molto vicino al lusso che la circonda da sempre. In occasione del Salone di Pechino, Victoria present una versione personalizzata della Epoque di Range Rover. Ne cura il design e ne fa anche da testimonial. Correrei grigia chiara, opaca, cerchi in lega neri e lucidi, interni in pelle e suede con inserito alluminio. La sua eleganza la trasla in qualsiasi cosa. Ed essendo comunque una stilista pensa ad un total look anche per l’auto, creando così un set di borse e valige.

BUSINESS WOMAN

Victoria non si può definire come cantane, ballerina o stilista, è semplicemente una donna d’affari con molteplici capacità. Infatti la coppia vanta un patrimonio che ammonta a circa 470 milioni di sterline, patrimonio che supera persino quello della Regina Elisabetta d’Inghilerra.

Victoria Beckham è sicuramente nata con la camicia, ma la strada per il successo l’ha pianificata da bambina e passo dopo passo ha raggiunto tutti gli obbiettivi che si era posta, segnando la musica pop degli anni 90 e la moda degli anni 2000.

SACAI

Chitose Abe fonda Sacai a Tokyo nel 1999. L’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile è nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. 

Indice

  1. Chitose Abe
  2. Il debutto
  3. Lo stile
  4. L’uomo
  5. Le borse
  6. Flagship store
  7. Creative Director e Businesswoman

Chitose Abe

Chitose Abe, fondatrice di Sacai, nasce a Gifu (Giappone) nel ’65 e parla il linguaggio dell’alta moda sin dalla giovane età. Grande appassionata delle avanguardie, ricorda come i suoi abiti sconvolgessero la madre:

“Si rifiutava di uscire con me, e talvolta piangeva persino! Ma per me, la moda è una parte importante della mia vita; è un modo di esprimermi

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Chitose Abe
Chitose Abe

Dopo essersi laureata a Nagoya, Chitose Abe si trasferisce a Tokyo con le tasche piene solo delle sue speranze. Mossa fortuita: ben presto collabora con Comme des Garçons dove, per otto anni, sarà responsabile della maglieria. In seguito svolge un lungo apprendistato con Junya Watanabe, ex assistente di Rei Kawakubo da tempo insignita dell’onore di firmare una linea tutta sua.

Chitose Abe si forma, quindi, con i massimi esponenti della moda concettuale. Da Comme des Garçons impara a rendere gli abiti ben più di semplici vesti, senza perdere a quell’istanza di praticità sempre più pressante nel mondo della moda.

Il debutto

Chitose Abe fonda Sacai nel 1999 a Tokyo. Il nome del brand è una variazione del suo nome da ragazza, Sakai. È strano pensare che l’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile sia nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. Chitose Abe dice che il desiderio di aprire una sua linea è nato dall’essersi stancata delle restrizioni sartoriali della nuova maternità:

“Tutto quello che indossavo erano jeans, pantaloni chino, maglioni con scollo a V, magliette e polo. Ho pensato: è così? È questo quello che voglio indossare?” E così ho iniziato a lavorare a maglia e a disegnare vestiti: una capsule collection di articoli di moda. Prendevo gli ordini con il bambino che gattonava”

La stilista escogita così il concetto di ibridazione, diventato ormai linguaggio comune della moda. Con il supporto di Rei Kawakubo, Sacai fiorisce: se nei primi anni vende “solo” in Europa e negli Stati Uniti, nel 2009 sfila a Parigi. Ad oggi la sede rimane a Tokyo, in Giappone.

Lo stile

Sacai incarna l’idea che le donne possano indossare ciò che vogliono, come vogliono, quando vogliono. Utilizza l’ibridazione attraverso giustapposizioni di trame contrastanti, trasformando gli abiti con forme e silhouette inaspettate. L’interesse di Chitose Abe è quello di creare abiti che siano unici e senza tempo, innovativi e sperimentali. Le creazioni Sacai partono dalla rielaborazione del gusto classico, sino ad arrivare a design adatti ad ogni occasione.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. La donna Sacai
La donna Sacai

Il brand sostiene un chiaro messaggio di forza femminile, ma senza l’estetica maschile, che è spesso considerata parte integrante delle donne di successo. Afferma la stilista:

Mi diverto a mischiare denim e vestiti femminili. A Tokyo non c’è un confine definito tra abiti formali e casual. La gente va la mattina a lavoro e la sera a un party con lo stesso outfit. Fondo sempre molti elementi in un unico capo che si possa portare in tutti i momenti della giornata.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Collaborazione con Nike
Collaborazione con Nike

Le collezioni sono sempre pensate per le donne che vivono una vita frenetica. Le sagome tradizionali vengono trasformate e combinate con un’innovazione di gusto avanguardista. Eppure rimangono facili da indossare; trasudano un’elegante praticità. Sacai ha vinto le lodi di Karl Lagerfeld, Suzy Menkes e Anna Wintour. Inoltre, la stilista ha collaborato con Moncler, Dover Street Market e Nike.

L’uomo

Dizionario della Moda Mame: Sacai. L'uomo Sacai
L’uomo Sacai

La collezione uomo Sacai, lanciata nella primavera del 2009, si basa sulla stessa filosofia e approccio della collezione donna. Gli abiti attingono dalla tradizione, sono rivisitazione di capi di base, che ogni uomo possiede nel suo guardaroba. Ma intrisi di eleganza. Attualmente, sfilano a Parigi sia le collezioni Donna che quelle Uomo.

Le borse

Dizionario della Moda Mame: Sacai. That Bag, autunno/inverno 2017
That Bag, autunno/inverno 2017

Chitose Abe presenta la prima collezione di borse Sacai per la Primavera Estate 2017, diciottesimo anniversario del brand. Sono archetipi di borse riconoscibili, tagliati e impiombati utilizzando l’estetica “ibrida” tipica di Sacai. La stilista trasferisce alle borse il suo personale concetto di artigianalità couture e design giocoso, fusione di linee, stili e materiali diversi. Protegée di Rei Kawakubo, Chitose Abe lavora con Katie Hillier, designer di accessori e consultant per molti brand, che l’aiuta a trasformare la sua estetica in borse talvolta inaspettate, di sicuro uniche nell’affollato mercato accessori. Tutti pezzi che, spiega la stilista, “Io stessa indosserei”. Aggiunge:

“Ho deciso di disegnare questa collezione semplicemente perché sono riuscita a immaginare nei dettagli la borsa che volevo creare, in linea con lo stile SacaiProietto l’estetica dell’ibrido nelle borse, ripropongo modelli classici da usare, però, in modo diverso. Credo che quando una donna sceglie una borsa, voglia mostrare la propria identità. Quindi, per conquistarci un posto di successo in questo settore del fashion industry, anche noi dobbiamo assecondare e condividere questo desiderio.

Flagship store

Sacai ha aperto il primo flagship store nel settembre 2011 a Minamiaoyama, Tokyo. Chitose Abe ha scelto di lavorare con l’architetto Sou Fujimoto, noto per la sua integrazione di elementi contrari, con il quale si è strettamente identificata. Il concetto alla base del negozio era quello di creare un ambiente che non solo rispecchiasse la visione di Sacai come marchio, ma che fosse un negozio al dettaglio con un concetto che è in linea con la verosimiglianza della cultura dinamica di Tokyo come città.

Il negozio di Tokyo è stato seguito dai negozi di Hong Kong, Pechino e Seoul. Le collezioni sono attualmente disponibili in oltre 230 negozi in 40 Paesi. Inoltre, il brand viene venduto in circa 30 boutique italiane tra cui 10 Corso Como a Milano.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19
Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19

Creative Director e Businesswoman

Con una quota del 100% di Sacai, Chitose Abe è una voce fresca all’interno di un settore che spesso ignora la parte economica a favore di una creatività assoluta. “Faccio vestiti con la testa di una businesswoman“, ha detto la stilista nel 2011, “non come un’artista“. La determinazione al successo e l’innata capacità di comprendere ciò che le donne vogliono hanno portato ad un clamoroso successo internazionale.

“Il fatto che io sia designer e presidente sia la ragione più importante per cui Sacai può rimanere libero” Chitose Abe

E questo approccio alla libertà in ogni aspetto della sua azienda regale un’aggiunta deliziosa a un settore spesso saturo di ripetizioni .

YIQING YIN

Yiqing Yin, nata a Pechino nell’85, unisce nel suo stile origini cinesi, cultura francese e australiana, dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Partnership
  4. Lo stile di  Yiqing Yin
  5. Le collezioni

Le origini

Yiqing Yin nasce a Pechino nel 1985. Fin dall’infanzia, Yiqing si ritrova a viaggiare in giro per il mondo. All’età di quattro anni, infatti, abbandona la sua amata terra. Le sue origini cinesi si mischiano con la cultura francese e australiana dando origine a un mix interessante che spesso ispira le sue collezioni.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito collezione The red list
Abito collezione The red list

Premi e riconoscimenti

Laureata all’ENSAD (Scuola Nazionale di Arti Decorative di Parigi), nel 2009 il suo senso estetico ha ricevuto plausi durante il Grand Prix de la Création di Parigi.

Nel 2010, durante il Festival Internazionale della Moda di Hyères, le sue creazioni sono state esposte anche all’intero del Ministero della Cultura Francese. Non mancano, inoltre, esposizioni nel Théâtre National de Chaillot e nella prestigiosa Galerie Joyce.

Nel giugno del 2011 vince il Premio ANDAM debuttando, ufficialmente, nell’Haute Couture Week di Parigi. Lo stesso anno, Yiqing Yin è tra gli otto giovani designer selezionati da Vogue Paris ad avere l’opportunità di ricevere una vetrina espositiva all’Hotel de Crillon durante la Paris Fahion Week.

Partnership

Nel 2013 ha inizio una fruttuosa collaborazione con maison Léonard dirigendo la linea ready-to-wear.

A soli trentadue anni vanta partnership prestigiose, affiancando griffe di lusso come CartierHermèsGuerlainLancôme e Swarovski. L’importante confronto con aziende di un certo spessore internazionale le apre le porte dell’Haute Couture.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè
Stellar, abito scultura realizzato con Bastien Carrè

Lo stile di Yiqing Yin

Nel dicembre del 2015, la Fédération Française de la Couture attribuisce al suo lavoro la denominazione di Alta ModaYin è un’artista poliedrica. La sua visione esplora, egregiamente, multiformi realtà artistiche.

Su invito della Biennale di Venezia, edizione del 2013, realizza l’opera “In-Between”. Nella collezione “Blooming Ashes” combina il tessuto con la luce creando l’abito Stellar in collaborazione con lo scultore Bastien Carré. Per il teatro, inoltre, firma gli abiti di esibizione per la ballerina Dorothée Gilbert e il collega Mathieu Ganio, per l’opera Tristano e Isotta diretta da Giorgio Mancini.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013
In-Between, opera realizzata per la Biennale di Venezia 2013

“Per me, la Couture, è davvero una piattaforma per la libertà creativa, per l’espressione, la sperimentazione. Mi piace molto perché ho sempre mantenuto un approccio molto scultoreo. In un certo senso, fornisce uno spazio più grande per questo tipo di espressione, spingendo il limite per l’arte, l’emozione e il racconto. Puoi anche spingere il confine del materiale che usi e questo mi piace davvero” Yiqing Yin

La donna immaginata da Yin è piena di paradossi. È complessa, sensuale e mascolina allo stesso tempo.

Le collezioni

La sua prima collezione, firmata nel 2010, utilizza seta, chiffon, organza e garza di seta mescolata al cotone per conferire maggiore dinamicità alla plissettatura.

“Guardo il capo come un’armatura flessibile. Mi piace il paradosso di scolpire l’idea di “armatura” che ha la gente; la scolpisco con qualcosa di leggero e fragile come l’organza” Yiqing Yin

Yiqing Yin inizia a introdurre nuovi materiali nelle sue collezioni come pellicce e cristalli grazie a sponsor come Saga Fur e Swarovski. Per la collezione “Ouvrir Venus” la stilista cinese si è lasciata ispirare dall’anatomia umana sviluppando, ad esempio, un abito con tagli diagonali e plissettature.

Dizionario della Moda Mame: Yiqing Yin. Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa
Abito con struttura in gabbia, piume di fagiano, oca, struzzo della collezione Spring of Nuwa

Per il défilé autunno/inverno 2013, intitolata “Spring of Nüwa”, la designer celebra la dea Nüwa, personaggio di una celebre leggenda cinese che ha plasmato i primi uomini di argilla. Le micro pieghe sono state ottenute con una vecchia tecnica di ricamo il cui tessuto è raccolto con filo ricamato e punti decorativi. Per Spring of  Nüwa la stilista ha prestato attenzione alla parte superiore dei capi evidenziando il retro con piume o nodi di seta intrecciata. La sua gabbia in crinolina è stata ricoperta di piume di fagiano, pavone, oca e pennacchi di struzzo.

Nel 2017 è stata nominata capo dell’ufficio stile di Poiret, storica maison francese fondata dal primo sarto della moda, Paul Poiret.

MARCO RAMBALDI

Marco Rambaldi, il talentuoso stilista bolognese classe 1990, disegna una donna libera da preconcetti e costrizioni, figlia di quegli anni ’70 e del più sincero Made in Italy

Indice

  1. Le origini
  2. Il Brand
  3. “Vogliamo anche le rose”
  4. La donna di Marco Rambaldi
  5. Made in Italy

Le origini

Marco Rambaldi è nato a Bologna nel 1990. Dopo il diploma in Grafic Design e gli studi in Product Design, si laurea nel 2013 in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia.

Marco Rambaldi
Marco Rambaldi

Il suo debutto nel calendario della moda di Milano avviene nel febbraio del 2014 e, in quella occasione, vince il concorso Next Generation patrocinato da Camera Nazionale della Moda italiana.

Nel 2017 è tra i finalisti di Who Is On Next?, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.

Il Brand

“Il mio brand vuole liberare le donne dai preconcetti, pregiudizi e stereotipi. Decise nei loro intenti finali, mutevoli nella voglia di indossare capi diversi ma che esaltano le curve grandi o piccole che siano, le rughe più o meno marcate. Marco Rambaldi

Rambaldi parte da qui con il suo ragionamento stilistico, ma in chiave post-contemporanea. Un’ immagine mutevole, come mutevole è la donna di riferimento, mantenendosi tra nuova freschezza ed ricordo del passato.

“Vogliamo anche le rose”

Le rivoluzioni culturale e sessuali sono il concept del progetto creativo del bolognese Marco Rambaldi, presentato durante l’edizione di AltaRoma di gennaio 2018.

Il tema della liberazione sessuale è stato dibattuto nottetempo ma è tutt’oggi un tabù. Saperlo raccontare attraverso una collezione è ancor più difficile e per farlo, occorre avere abbastanza sensibilità.

Marco Rambaldi Perfetto look anni settanta con jeans zampa d'elefante
Perfetto look anni settanta con jeans zampa d’elefante

Fotogrammi ritagliati, copertine sbiadite e frammenti di poster: la collezione di Rambaldi segna l’inequivocabile estetismo anni Settanta, sottolineandolo con stampe e colori vibranti. La “rivoluzione” della linea autunno/inverno 2018-19 disegnata dallo stilista, mette in risalto l’involuzione sociale attraverso capi ludici e leggeri ma dall’aplomb rivoluzionaria.

La donna di Marco Rambaldi

Sulla passerella autunno/inverno 2018-19 sfilano sia donne mature, come l’amica transessuale Valerie, sia giovani modelle: i capi di Rambaldi non conoscono età anagrafica e non hanno un target definito.

Marco Rambaldi Valerie indossa un cappotto over
Valerie indossa un cappotto over

La liberazione sessuale degli anni Settanta, fonte di ispirazione per la stagione autunno/inverno 2018-19, capovolge i taboo di oggi. I diritti delle donne, le lotte femministe e la pornografia sono i temi focali della collezione. Stampati sui tessuti, momenti incastonati nello jacquard, giacche dai tagli maschili, passamanerie all’uncinetto e stampe tie and dye, tutto per esaltare e rendere la donna libera di esprimersi ed essere sempre se stessa.

Mina, Ornella Vanoni, Anna Oxa, sono solo alcune delle dive che rappresentano la donna Rambaldi. Sono proposte sulla maglieria, sono la musica che ha accompagnato la sfilata e sono le muse di femminilità e libertà sessuale della collezione 2018.

Made in Italy

L’ufficio milanese è composto dallo stilista, dal braccio destro Giulia Geromel e da Andrea Batilla, storico giornalista di moda. Ultimamente si è aggiunto fidanzato di Rambaldi, Filippo Giuliani, che cura lo styling. Produzione in Italia, ideazione tra Milano e Bologna: ma sopratutto sono creativi Made in Italy, non solo per il luogo in cui vengono sviluppati i prodotti, ma perchè la creatività, tutta la storia e l’estetica che c’è dietro è italiana. Un Made in Italy sincero.

GAETANO POLLICE

Gaetano Pollice,cresciuto a Guglionesi, è un giovane stilista che, con le sue borse,si fa portavoce della tradizione molisana e dell’artigianato made in Italy.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile di Gaetano Pollice
  3. Showcase 2018

Le origini

Lo stilista Gaetano Pollice è cresciuto a Guglionesi, paese dell’entroterra molisano. Ha vissuto e studiato a Milano e a Bologna, arrivando (anche per motivi lavorativi) sino in Cina, Giappone, Russia, Corea, India e Stati Uniti.

Gaetano Pollice Pollice Big Stars Burgundy
Pollice Big Stars Burgundy

Nonostante i numerosi viaggi, Gaetano, molto legato alle tradizioni nostrane, è sempre tornato in Italia. E proprio l’Italia, o per meglio dire il Molise, con la sua cultura e i suoi sapori, è protagonista delle borse dello stilista. Pollice, dunque, si fa portavoce della tradizione molisana attraverso borse che marcano il savoir-faire degli artigiani che hanno accompagnato, attivamente, al successo il marchio nato nel 2015. Su questo team pieno di risorse lo stilista dice:

“Io mi sento il capitano di una barca che va a largo e chi la porta avanti è folle come me. Quella follia necessaria per rischiare e per gioire quando finalmente si avvista la terraferma. Questa barca è chiamata Made in Molise e gli artigiani molisani e la mia famiglia tutta sono saliti a bordo consci di iniziare un viaggio infinito. Un’avventura che ogni giorno mi riconoscono come una salvezza, perché un artigiano oggi se non può sperimentare si annoia. Ma da noi non c’è nemmeno un attimo di tempo per annoiarsi; ci sporchiamo le mani quotidianamente e con le mani realizziamo questi gioielli che dal 2015 ormai fanno sognare.

Lo stile di Gaetano Pollice

Dell’attaccamento di Gaetano alla sua terra ne è prova La Tombolo bag, una pregiata borsa da donna il cui decoro, appunto, è ottenuto con l’antica tecnica di ricamo che risale al ‘500. In Molise, infatti, ci sono ancora donne che realizzano questi preziosi ricami, che intrecciano fili color avorio con l’aiuto dei fuselli. Ad Isernia è stato fondato un piccolo museo che conserva tutte le vecchie tele ricamate a Tombolo.

Gaetano Pollice Tombolo bag clutch
Tombolo bag clutch

Tutti i pezzi delle collezioni sono creati e realizzati in Italia, precisamente a Campobasso, nel laboratorio Made in Molise. E non solo per quanto riguarda la produzione pellettiera: tutti i professionisti (grafici, fotografi, illustratori) sono nati e vivono in Molise, il che rafforza incredibilmente l’immagine del brand. Gaetano afferma convinto:

“Il profumo del Molise deve venir fuori tutto quando apri una mia borsa […] Artigianalità. Creatività. Manualità. Tradizione. Passione. Gioia. Con queste parole voglio sintetizzare il mio brand.”

Showcase 2018

Gaetano Pollice è tra i talenti selezionati da Showcase, nuovo progetto di AltaRoma e Agenzia Ice a favore degli emergenti della moda e del design Made In Italy. Per l’occasione lo stilista presenta “What it is, is Beautiful“, nuovissima collezione di borse Made in Molise.

Questo slideshow richiede JavaScript.

“La nuova collezione questa volta parla di mare, di salsedine, del mare molisano che tanto amo e con il quale sono cresciuto. L’acqua è vita e l’acqua dà vita. In questi anni ho fatto mia una citazione, “what it is, is beautiful “,appunto. Qualunque cosa noi facciamo, chiunque noi siamo e qualsiasi cosa desideriamo realizzare, tutto sarà comunque bellissimo.” Gaetano Pollice

Meduse e stelle marine sono le protagoniste della collezione. La palette colori ruota tutt’intorno al burgundy, il colore principe: viola inchiostro, nude, light blu, gold e silver, rosso.

SIMONE ROCHA

Simone Rocha, astro nascente della moda internazionale, figlia del più noto designer cino-portoghese John Rocha. Nata a Dublino nel 1986, il suo estro creativo è un mix di innumerevoli ispirazioni.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi nel mondo della moda
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Lo stile di Simone

Le origini

Simone Rocha nata a Dublino nel 1986, è figlia di John Rocha, stilista irlandese di origine cino-portoghese, eletto Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico per il suo contributo nell’industria della moda del suo Paese.

Simone muove i primi passi nel mondo della moda proprio nell’atelier del padre, contrario, inizialmente, alla scelta della figlia di seguire le sue orme. All’età di undici anni Simone inizia a prendere confidenza con i segreti della sartoria; a quattordici diventa assistente e a soli diciassette anni lavora già a stretto contatto con i genitori.

Simone Rocha Simone e John Rocha
Simone e John Rocha

È lo stesso John, dopo le insistenze della figlia, a invitarla a studiare nel prestigioso Central Saint Martin College of Art and Design di Londra, dove insegnava Louise Wilson.

I primi passi nel mondo della moda

Nel 2012, a soli due anni dal conseguimento della laurea, Simone Rocha debutta con la sua prima collezione durante la London Fashion Week.

Simone Rocha Look della prima collezione Simone Rocha Fall 2012
Look della prima collezione Simone Rocha Fall 2012

Nel 2014 firma un accordo con l’etichetta statunitense J Brand, per la quale disegna quattordici capi in jeans dall’allure romantica, accomunati da dettagli in ruches.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Premi e riconoscimenti

Nel 2013 è stata premiata ai British Fashion Awards come Talento Emergente nel ready-to-wear e nel 2014 riceve il “The New Establishment Award”, premio indetto dal British Fashion Council.

Simone Rocha Collezione primavera/estate 2018
Collezione primavera/estate 2018

Più recentemente, durante i Fashion Awards del 2016, riceve il British Womenswear Designer Award e l’Harper Bazaar Designer of Year Award 2016.

Lo stile di Simone

Il suo marchio di moda entra nelle boutique più influenti del mondo: 10 Corso Como a Milano, Dower Street Market, Colette a Parigi, Ikram a Chicago, Browns, Seoul e Shangai. Nel febbraio del 2017 inaugura il suo primo store a New York, nel popolare quartiere di Soho. È stata la stessa stilista ad arredare gli interni del negozio introducendo, nei suoi spazi, opere di Robert Rauschenberg, Louise Bourgeoise e Ren Ri.

Simone Rocha Collezione SS18
Collezione SS18

Le basi del suo stile accarezzano il romanticismo femminile di epoca vittoriana forgiato da pizzi e perle. La sua creatività è stimolata dai couturier del passato come Christian Dior o più attuali come Rei Kawakubo – fondatrice di Comme des Garçons – e lo stesso John Rocha, da lei definito “la sua eredità”.

Nelle sue visioni creative aleggiano anche i paesaggi irlandesi tradotti, in seguito, in trame ricamate su tessuti che rievocano racconti di un’epoca passata. Proprio come la collezione autunno/inverno 2016-17 presentata alla Lancaster House di Londra che ha visto il trionfo di ricami su capi destrutturati.

Simone Rocha Benedetta Barzini sfila con un capo della collezione fall 2017
Benedetta Barzini sfila con un capo della collezione fall 2017

Simone adora giocare con il classicismo riadattandolo in chiave moderna; i volumi adottati riverberano negli anni a cavallo della fine dell’800 e gli inizi del ‘900, esasperandoli con goffrature e ruches strategiche. L’estetismo della designer irlandese esplora anche il mondo della sartoria con capi doppiati, con cuciture interne ed esterne, per esagerare i volumi over dei suoi abiti.

Simone Rocha Collezione spring/summer 2017
Collezione spring/summer 2017

La collezione primavera/estate 2018, strutturata con una generosa silhouette impalpabile, racconta una femminilità multiforme, sensuale, garbata ma verosimilmente sensuale. La collezione, nel settembre del 2017, è stata esposta al Middle Temple di Londra.

MARIANNA CIMINI

Brand nato nel 2012 dall’omonima stilista Marianna Cimini, designer di origini amalfitane. Il talento di Marianna viene subito riconosciuto dal fashion business, per la sua capacità di fondere moda ed arte, dando vita ad una visione unica.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile del brand
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Moda e arte si fondono
  5. La donna Cimini

Le origini

Marianna Cimini, ritratto
Marianna Cimini

Marianna Cimini è una fashion designer campana, cresciuta in Costiera Amalfitana. Si trasferisce giovanissima a Milano per frequentare il prestigioso Istituto Marangoni e la sua attitudine verso la moda viene subito apprezzata da diversi brand. Ben presto inizia a collaborare con importanti ed affermati marchi italiani tra cui MaxMara, dove disegna per più di tre anni la linea ‘S MaxMara e Tod’s, dove è responsabile di una capsule collection (limited edition) per Fay Donna.

Lo stile del brand

Nel 2012 la stilista lancia l’omonimo brand Marianna Cimini durante la Mercedes Benz Fashion Week di Milano, incontrando il plauso della critica. Interamente Made in Italy, subito si distingue per l’equilibro tra femminilità e attualità. Il marchio unisce l’amore per linee ben definite alla semplicità e la funzionalità dell’abbigliamento sportivo imprime alle collezioni un’essenza sportswear-chic.

Marianna Cimini Collezione 2018/19
Collezione 2018/19

Marianna Cimini ha un’immagine contemporanea non priva di raffinatezza. Le collezioni, infatti, si compongono di estrema linearità, saltuariamente stravolta da sovrapposizioni e volumetrie over.

Premi e riconoscimenti

Marianna Cimini vanta una carriera ricca di riconoscimenti. Tra i suoi successi, la vittoria al Premio Moda Italia sponsorizzato dal CNA e una menzione speciale del concorso Next Generation organizzato dal CNMI. È stata, inoltre, finalista al concorso Muuse per Vogue Talents for The Young Vision Awards.

Nel 2014 ha l’opportunità di sfilare per la prima volta a Roma, in occasione della decima edizione di Who is on Next? – concorso indetto da Vogue Italia e AltaRoma. Più volte segnalata da Vogue, a settembre dello stesso anno viene inserita da Vogue Talents tra i migliori 200 designer emergenti.

Moda e arte si fondono

Marianna Cimini Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet
Collezione autunno/inverno 2018-19, ispirata a un dipinto di Monet

La collezione autunno/inverno 2018-19, presentata ad Altaroma, si ispira a “La femme à l’ombrelle” di Claude Monet. La collezione ne risulta una sorta di gioco del rovescio, un po’ come il quadro, uno dei dipinti più rappresentativi dell’Impressionismo, ma già così vivido dell’imminente modernità.

Marianna Cimini La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886
La femme à l’ombrelle, Claude Monet, 1886

La stilista, sempre affascinata dal pittore dai forti contrasti, ragiona sulle ambivalenze di Monet, sia nella composizione che nella palette di colori. Due sono i piani di lettura, uno romanticamente evanescente ma leggibile nella figura femminile – nel bianco del suo abito e nei blu del cielo – l’altro cupo e scomposto, teso ad afferrare  l’incognito della modernità attraverso la pennellata nervosa del prato scosso dal vento.

Due anime simili ma opposte si fondono per ricrearne una nuova, diversa, interpretata da Marianna Cimini con un’idea di Nuovo Romanticismo.

Questo slideshow richiede JavaScript.

I look presentati in sfilata, senza seguire equilibri cromatici, hanno assecondato il “caos” di opposti dell’atto generativo, così come le scelte musicali che li hanno accompagnati. Le silhouettes sono mirate a ricreare questi contrasti e le loro contraddizioni, sovrapponendo capi spalla dal taglio maschile alle linee più romanticamente morbide degli abiti lunghi e mini, generando nuovi volumi. Sono poi i tessuti tecnici come il nylon, l’eco-pelliccia e l’eco- pelle abbinati alle sete, i colori decisi illuminati dalle paillettes e i colori più delicati come il verde salvia a fare da sfondo alle  macro-stampe floreali o l’azzurro tenue della maglieria acceso dal lurex.

Marianna Cimini Midi skirt con macro paillettes
Midi skirt con macro paillettes

Con la collezione autunno/inverno 2018-19 Marianna Cimini offre la sua  personale interpretazione di una nuova donna, emancipata, a suo agio con se stessa in qualsiasi contesto e a qualsiasi età.

“Ogni capo è inteso per essere indossato in qualsiasi occasione  o momento della giornata. Un semplice completo pantalone dal taglio maschile  può trasformarsi, con l’aggiunta di un accessorio come un collo in maglia, in una raffinata mise glamour per una cena improvvisa. Gli abiti in seta ma dalla linee sportive si prestano a soddisfare ogni esigenza semplicemente giocando sugli accessori o sui gioielli.” Marianna Cimini

La donna Cimini

La collezione autunno/inverno 2018-19 connota un piacevole romanticismo che si contrappone, talvolta, alla linea altamente contemporanea dei capi. Queste proposte sono dirette ad una donna che vive appieno la sua contemporaneità, capace di sfruttare l’insita abilità creativa, propriamente femminile, per affrontare le sfide e i ritmi che i tempi moderni impongono.

Quella di Marianna Cimini è una donna che non arretra davanti all’imprevisto, è fantasiosa e ironica e questo le consente di essere impeccabile e a proprio agio sempre.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Dalla presenza raffinata ma non rigorosa, è elegante e contemporanea: freschezza e leggerezza delle linee e stampe per un sofisticato fascino. I colori, potenti, vengono abbinati a contrasto, secondo lo stile che Marianna definisce “grafica metropolitana”, grafismo minimalista che profuma d’audacia mediterranea.

“La mia collezione, così come le altre che l’hanno preceduta, è tesa ad interpretare una donna decisa e dinamica ma che non rinuncia né alla sua femminilità nel sua accezione più romantica ma non necessariamente sdolcinata, né alla sua intima fragilità che non è da intendersi come sinonimo di debolezza. Se proprio dovessi tradurre in un messaggio ciò che perseguo con questa mia visione direi che è quello di mostrare con fierezza ogni più piccola sfaccettatura del proprio essere donna, senza condizionamenti.” Marianna Cimini

 

MICHAEL KORS

Americano, fashion designer e creative director del suo brand di ready-to-wear uomo e donna, accessori, orologi e tanto altro.

Indice

  1. Le origini
  2. Céline
  3. Sportswear Holding Limited rileva Michael Kors
  4. Project Runway
  5. Nuove linee
  6. 30° anniversario
  7. Michael Kors per il sociale
  8. Situazione attuale

Le origini

Stilista americano classe 1969, figlio di una modella, nato e cresciuto a Long Island, vicino a New York City. Frequentò per nove mesi il Fashion Institute of Technology: infatti, a soli 19 anni, cominciò la sua carriera professionale, disegnando una collezione per la boutique Lothar’s di New York, per la quale aveva cominciato a lavorare come assistente alle vendite. Il successo, fu tale da convincerlo ad aprire un’attività in proprio.

Michael Kors negli anni '90
Michael Kors negli anni ’90

Nel 1981 debuttò la griffe Michael Kors: la prima collezione, basata su di uno sportwear di lusso perfettamente strutturato, venne recensita più che favorevolmente dagli addetti del settore. Fu distribuita, fra gli altri, da Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue. Nel ’95, lanciò la linea Kors Michael Kors, prodotta e distribuita da Onward Kashiyama USA, filiale di Onward Kashiyama Giappone. Nel novembre ’97 presentò la sua prima linea di prêt-à-porter uomo.

Céline

Céline Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001

Sempre nel ’97, Kors venne nominato stilista di Céline di cui, nel ’99, diventò direttore artistico. Considerato antesignano dello stile minimalista, lo stilista vive fra Parigi e New York.

Nel ’99 Kors cedette un terzo delle azioni del brand a LVMH, gruppo proprietario di Céline. L’anno seguente lanciò il primo profumo, prodotto e distribuito dalla Parfums Givenchy; aprì due punti vendita newyorkesi, entrambi sulla Madison Avenue, seguiti nel 2002 da altri tra Soho e Tokyo. Il Council of Fashion Designers of America nominò Kors, nel 2002, Womenswear Designer of the Year.

L’anno 2002 vide anche il lancio della collezione uomo Michael Kors. L’anno seguente lo stilista annunciò che, alla scadenza del contratto per Céline, avrebbe lasciato la maison. La collezione autunno/inverno 2003-2004 fu quindi l’ultima creata dalla stilista di Long Island, che, con il nuovo anno, si dedicò completamente alle linee del marchio che porta il suo nome. L’annuncio giunse come un fulmine a ciel sereno: solamente poche settimane prima, al rinnovo del contratto annuale con la LVMH, Kors aveva fatto intendere che la sua collaborazione con il gruppo sarebbe durata ancora a lungo.

Sportswear Holdings Limited rileva Michael Kors

Lo stesso anno, i due imprenditori Silas Chou e Lawrence Stroll, a capo della società Sportswear Holdings Limited, acquisirono l’85% delle azioni Michael Kors, inclusa la quota di LVMH; il 10% dal 2000 era nelle mani di Onward Kashiyama USA e la quota restante rimase di proprietà di John Orchulli, partner commerciale di Kors, che restò in carica come amministratore delegato nel breve periodo di transizione.

Project Runway

Michael Kors Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park
Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park

Nel 2004, Kors fu giudice del nuovo reality show televisivo Project Runway: nel programma di immediato successo, i commenti critici di Kors sono sempre stati applauditi dal pubblico. Lo stilista rimase nella trasmissione fino al 2012, dopo che il programma aveva già ricevuto diverse nomination agli Emmy Award.

Nuove linee

Michael Kors La nuova linea Michael by Michael Kors
La nuova linea Michael by Michael Kors

Sempre nel 2004, Michael Kors ha lanciato due nuove linee, MICHAEL Michael Kors e KORS Michael Kors. Queste linee sono vendute in 350 negozi negli Stati Uniti offrono prêt-à-porter, borse, costumi da bagno, jeans, calzature e accessori. La compagnia firmò un contratto con la Fossil per la nuova linea di orologi Michael Kors.

30° anniversario

Nel marzo 2011, l’azienda celebrò il suo 30° anniversario con l’apertura di un nuovo flagship store a Parigi e un dinner party, pieno di celebrità, modelle, cantanti, editori, IT girl e attrici.

Michael Kors 30° anniversario
30° anniversario

Kors è stato il più giovane designer a ricevere il The Geoffrey Beene Lifetime Achievement Award (Premio alla carriera Geoffrey Beene) dal CFDA. Un anno dopo, venne rinnovato il contratto con Fossil, ampliando la convenzione ad una nuova linea di gioielli.

Michael Kors per il sociale

Michael Kors per il sociale
Michael Kors per il sociale

Kors, sempre coinvolto nel sociale, ha combattuto battaglie contro la fame nel mondo per più di 20 anni. Nel 2013 ha collaborato con il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) con il progetto dell’orologio limited edition per la sei e 100: parte dei proventi venne dedicata ad un programma di alimentazione per l’infanzia. Nel 2015, il designer divenne Global Ambassador Against Hunger per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite: l’azienda aveva contribuito a fornire oltre 10 milioni di pasti ai bambini di tutto il mondo. La società è anche una sostenitrice di lunga data del God’s Love We Deliver, e ha lavorato con l’organizzazione newyorkese per aiutare a distribuire pasti a persone sieropositive, ammalati di cancro o di altre gravi malattie.

Nel 2016, Michael Kors siglò una partnership con la McLaren-Honda, diventando partner ufficiale del campionato del mondo di Formula Uno.

Situazione attuale

Michael Kors Campagna pubblicitaria 2018
Campagna pubblicitaria 2018

A luglio 2017, la società Michael Kors annunciò l’acquisizione del marchio di calzature e accessori di lusso Jimmy Choo per 1,2 miliardi di dollari. A novembre, Francesca Leoni divenne Vice Presidente Senior e Chief Brand Officer di Michael Kors.

Attualmente i negozi Michael Kors sono presenti nelle più prestigiose città del mondo, da New York, a Londra, a Milano, a Parigi, fino a Shanghai e Tokyo. Attraverso negozi di proprietà e partner Michael Kors offre prodotti di consumo tra cui accessori, calzature, orologi, gioielli, prêt-à-porter uomo e donna, occhiali e una linea completa di profumi.

ANTONIO MARRAS

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo.

Indice

  1. Le origini: Antonio Marras
  2. Le prime collezioni
  3. Antonio Marras direttore artistico di Kenzo
  4. Le collezioni
  5. 10 anni di Antonio Marras
  6. Situazione attuale

Le origini: Antonio Marras

Nel mondo di Antonio Marras, stilista di origine sarda, arte e moda si fondono in continuazione, guidate dal suo genio creativo. Nato ad Alghero nel ’61, dopo la morte del padre (Efisio Marras) si mise a capo dei negozi di textile di famiglia, trasformandoli in fashion boutique.

Lo stilista Antonio Marras
Lo stilista Antonio Marras

Il suo debutto nel mondo della moda avvenne nell’87, quando fu chiamato da una maison di Roma per disegnare una collezione prêt-à-porter. Marras presentò una collezione per il marchio “Piano Piano Dolce Carlotta”, ispirata al thriller americano del ’64 “Hush … Hush, Sweet Charlotte”, dichiarando da subito la sua passione per il cinema. Il suo entusiasmo culturale, le eccellenti doti artistiche e il know-how appreso nell’industria tessile di famiglia gli spianarono la strada del mondo della moda.

Le prime collezioni

Nel ’96 presentò a Roma la sua prima collezione haute couture, ispirata alla tradizione sarda con il suo “ligazzio rubio” (filo rosso), che da allora diventò vero e proprio fil rouge delle sue collezioni. Nel ’99 Marras presentò la sua prima collezione prêt-à-porter a Milano: anche in questa occasione non mancarono i richiami alla poetica sarda.

Antonio Marras Prima collezione, Roma 1996
Prima collezione, Roma 1996

A dicembre 2001 Stardust pubblicò un libro su Antonio Marras, scritto da Cristina Morozzi: il testo venne esposto nello showroom Cappellini di Milano, accompagnato dalle fotografie di Berengo Gardin. Poco prima della presentazione della collezione al Pitti Uomo, era stata inaugurata una mostra a Roma, in Via dei Banchi Vecchi, presso la galleria A.A.M (Architecture and Modern Art).

Marras chiese ad alcuni abitanti di Lodine, piccolo villaggio della campagna sarda, di prendere parte ad un suo progetto: diventati modelli per un giorno, vennero catturati dagli scatti di Salvatore Ligios. Marras rivoluzionò, così  le regole tradizionali e gli stereotipi della virilità nel mondo della moda, presentando le sue fotografie dei 20 uomini sardi. Nacque anche il Circolo Marras, progetto che univa arte e moda, dove l’abbigliamento del designer venne interpretato dalla gente comune e catturato dalle fotografie e dai testi di Ligios di Flavio Soriga.

Antonio Marras Progetto Circolo Marras
Progetto Circolo Marras

L’anno seguente, un’importante pietra miliare nel viaggio di Marras: il debutto della sua linea uomo con una spettacolare presentazione al 62° Pitti Immagine Uomo, nella Torre del Gallo, edificio storico situato sulle colline di Arcetri, Firenze. 

Antonio Marras direttore artistico di Kenzo

Nel 2003 il gruppo LVMH nominò Marras direttore artistico di Kenzo (ruolo che ricoprì fino al 2011): tutte le collezioni venivano programmate nella sua casa in Sardegna. Marras si trasferì a Parigi, nella sede di Kenzo, per supervisionare i progressi, mantenendo le sue radici sarde come fonte di ispirazione, sempre rispettando il codice estetico di Kenzo.

Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011
Antonio Marras per Kenzo, collezione primavera/estate 2011

Le collezioni

Antonio Gramsci (come Che Guevara) diventò icona delle T-shirt e delle camicie di Marras (nere su bianco o fucsia su felpe larghe). ma non fu solo icona: a inizio sfilata, lo stilista lesse una delle lettere di Gramsci della prigione; lo show finì con una pioggia di lettere sugli spettatori, a mo’ di volantini sovversivi. L’invito includeva la frase di Gramsci “Odio gli indifferenti”, tratta da La città futura.

A marzo 2003, per la collezione autunno/inverno 2003-2004 presentata alla settimana della moda di Milano, Marras si ispirò a Eleonora d’Arborea (1340-1402), l’ultima regina sarda, famosa per aver creato la “Carta de Logu”, una forma di mappa costituzionale ante litteram. L’attenzione era rivolta al nero, con qualche tocco rosso nel kilt indossato sopra pantaloni larghi con stivali grandi. Garza, seta, velluto, ricami, giacche morbide e gonne voluminose, tutte decorate con diverse catene in bijoux di metallo stile folk.

Antonio Marras Collezione autunno/inverno 2003
Collezione autunno/inverno 2003

A maggio, al Masedu, museo d’arte contemporanea di Sassari, Massari presentò Il racconto della forma, un viaggio stilistico attraverso l’abbigliamento, fatto di disegni, fotografie, video e installazioni. La collezione primavera/estate 2004 per Milano Moda Uomo venne dedicata al tema del mare. Marras fu ispirato dal film Fitzcarraldo e dal libro Sea and Sardinia di D.H. Lawrence. A scenografia della sfilata un transatlantico, il Conte Biancamano, nel Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Luglio 2005 portò l’inaugurazione ad Alghero della mostra Minyonies, a cura di Giuliana Altea e Maria Luisa Frisia. Il nome dello spettacolo derivava dalla parola dialettale “infanzia”: tredici artisti hanno presentato il loro lavoro, con il tema comune della casa e delle emozioni famigliari.

10 anni di Antonio Marras

Nel 2006, Antonio Marras ha festeggiato i suoi dieci anni di carriera con il libro “TEN YEARS AFTER”, realizzato in collaborazione con la fotografa russo-americana Yelena Yemchuck. Il libro, stampato su diversi tipi di carta, era cucito dal “ligazzo rubio”, la striscia di tessuto rosso diventata elemento distintivo dello stilista.

Nel 2007, Marras firmò un accordo con Interfashion, società del gruppo Stefanel, per la produzione in licenza della sua seconda linea, I’m Isola Marras, successivamente data alla società Loma. Nel 2008, Marras disegnò i costumi per la famosa OperaOrfeo ed Euridice“, costumi che vennero presentati durante l’inaugurazione del Teatro Grande del Palazzo dei Congressi di Alghero. L’anno seguente, Marras aprì il suo primo flagship store in Medio Oriente, in collaborazione con i rivenditori di lusso Al Ostoura International: questo fu il suo primo tentativo di espansione in Medio Oriente.

Antonio Marras Isola Marras, primavera/estate 2014
Isola Marras, primavera/estate 2014

Sebbene Marras non abbia mai completato degli studi nel campo dell’arte o della moda, nel 2013 ricevette una laurea ad honorem dall’Accademia d’Arte di Brera. Ma Marras si è sempre interessato anche al sociale: nel 2015 ha iniziato a supportare NEVER GIVE UP, un’organizzazione senza scopo di lucro per la prevenzione e il trattamento dei disturbi alimentari. Lo stesso anno firmò anche una collaborazione biennale con l’agenzia Segno Italiano a Milano, agenzia che forniva servizi di consulenza per la gestione degli spazi durante il Salone del Mobile.

Situazione attuale

Nel 2015, le vendite di Antonio Marras raggiunsero circa gli 11 milioni di dollari. Attualmente, il brand è presente in sette negozi tra Mosca, Kuwait, Milano, Alghero, Seoul e in una boutique-ristorante a Dubai. La linea Antonio Marras è distribuita in circa 140 negozi multimarca in tutto il mondo, mentre la linea I’m Isola Marras è disponibile in circa 300 negozi. Marras punta ad espandersi ulteriormente negli Stati Uniti e in Cina.

Antonio Marras al Salone Del Mobile
Antonio Marras al Salone Del Mobile

In una spettacolare mostra al Triennale Design Museum di Milano, Marras ha presentato “Nulla dies sine Linea. Vita, diari e note di uomo irrequieto”, mostra celebrativa delle sue opere d’arte degli ultimi venti anni. La mostra è stata aperta dal 22 ottobre 2016 al 21 gennaio 2017, compleanni di Marras e della moglie.

Chanel

LE ORIGINI E GLI ESORDI DELLA BELLE ÉPOQUE

Gabrielle Chanel

Gabrielle Bonheur Chanel, nota anche come Coco Chanel, nasce a Saumur, in Francia, il 19 agosto 1883. Figlia di Henri-Albert Chanel e Jeanne DeVolle, il padre è un venditore ambulante, rimasto vedovo presto, decide di affidare le sue figlie all’orfanotrofio di Aubazine.

Raggiunto l’età massima per stare in orfanotrofio, Gabrielle inizia a lavorare come commessa nel negozio di biancheria e maglieria Maison Grampayre, a Mulins, dove approfondisce le nozioni di cucito apprese dalle suore che l’hanno cresciuta ed istruita.

Negli stessi anni, per arrotondare, inizia ad esibirsi come cantante presso alcuni caffè, sembra che il nome Coco deriva proprio dalla canzone Qui qu’a vu Coco?, che spesso cantava. Appena maggiorenne conosce l’ufficiale di cavalleria Etienne de Balsan, figlio di imprenditori tessili, egli diventa il suo compagno e sarà anche il suo primo finanziatore.

Nel 1908 Chanel inizia a realizzare cappellini in paglia e nastri in raso, una novità rispetto ai sontuosi ed ingombranti copricapo  in voga in quegli anni. Apre il suoi primi negozi a Parigi, Deauville e Biarritz.

LA RIVOLUZIONE DI COCO

Chanel all’opera

Negli stessi anni conosce Boy Capel, un industriale inglese, l’amore della sua vita, con il quale apre la boutique al 31 di rue Cambon, nella Ville Lumière. Coco inizia a lavorare sulla maglieria, sulle gonne e su qualche vestito. La moda all’epoca era sfarzosa, strati e strati di tessuto, ornamenti, corsetti, gonne ampie, sottogonne, drappeggi e decori. Chanel comprende per prima la scomodità di questi abiti, non si riconosce nello stile rigido della Belle Èpoque, non è una semplice sarta, è una vera e propria creatrice di moda. Spesso vestita da uomo e ispirata dal guardaroba maschile, la stilista decide di assecondare il corpo femminile, realizzando lunghe gonne dritte, cardigan e bluse morbide cinture in vita. Chanel predilige il jersey, tessuto elastico e comodo, lo trasla nei sottabiti fino a veri e propri capi, inclusi vestiti semplici in colori altrettanto facili come il grigio e il blu scuro. È la fine dell’epoca di eccessi, è il tempo di Coco Chanel che regala la libertà alle donne.

Boy Capel e Coco

GLI ABITI E LA LIBERAZIONE FEMMINILE

Ad alimentare la sua idea di stile democratico è la Grande Guerra, durante la quale tutte le stravaganze del passato cedono spazio a sobrietà e rigore, sia per la mancanza di tessuti, impiegati in altri scopi primari, sia per la comodità stessa delle donne, che ormai partecipano alla vita quotidiana, prendendo il posto di lavoro degli uomini che erano al fronte.

La maglia lavorata a mano, e poi confezionata industrialmente, rimane una delle novità più significative proposte da Chanel. Ma erano troppo semplici, così decide di iniziare un lavoro sugli accessori, concentrandosi però anche lì su un’idea meno di lusso e più pratica, quella della bigiotteria: perle, catenelle dorate e unione di pietre vere con gemme false diventano ricorrenti nei look che propone.

I colori che utilizza maggiormente sono il blu scuro, il beige e il grigio. Verso la metà degli anni 20, Chanel presenta un capo rivoluzionario, la petite robe noir, il celebre tubino nero senza segni in vita, spesso arricchito da polsini e colletti bianchi o abbinati a cappellini e perle. Fino a quel momento nessuna donna aveva mai osato vestirsi di nero, se non in momenti di lutto, e men che meno aveva osato indossare una gonna così corta al di fuori della camera da letto.

Chanel N°5

Marilyn Monroe nella pubblicità del profumo Chanel N°5

Chanel è la prima designer ad associare il suo nome ad un profumo, la prima inconsciamente a lavorare su un’idea di life style. Nel 1923 esce la fragranza più famosa di sempre, Chanel n°5. Cinque perché Chanel sceglie la quinta proposta olfattiva fattale dall’azienda profumiera  di Ernest Beaux e Henri Robert, cui inizia a collaborare. Anche i design della bottiglia è rigida, semplice, squadrata, a differenza delle ampolle barocche dei profumi femminili del tempo.

L’intuito da prima business woman della moda di Chanel è anche in questo: percepire i cambiamenti nell’aria e seguirli, o all’occorrenza condizionarli.

GLI ANNI 30 E LE AMICIZIE IMPORTANTI

160 Boulevard Malesherbes Chanel

Introdotta dall’amica Misia Sert, Chanel fa la conoscenza di Stravinsky, col quale ha una relazione. Fa amicizia con Picasso e molti esponenti dell’élite parigina, arrivando a disegnare costumi per i balletti di Sergei Diaghilev e per alcune pellicole di Jean Cocteau.

Alla sua fama internazionale contribuisce anche la sua storia con Hugh Grosvenor, Duca di Westminster, con cui rimane legata diversi anni.

Nel 1927 le sue creazioni approdano a Londra, con l’apertura del primo negozio a Mayfair. Anche Hollywood inizia a commissionarle degli abiti e si fa strada un altro dei suoi capi iconici, il tailleur, per il quale sceglie stoffe morbide come il tweed, il gabardine e la vigogna.

Lo scoppio della Seconda Guerra mondiale impone un’improvvisa chiusura della maison. Chanel bene persino accusata di una presunta collaborazione con i nazisti, così è corretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto solo il negozio di profumi.

IL RITORNO DI COCO

Nel 1954 Chanel ha ormai 71 anni, ma il suo interesse e la sua voglia di lavorare non l’arrestano. Se negli anni ’30 il suo stile aveva duellato con le collezioni fantasiose ed esuberanti di Elsa Schiaparelli, negli anni ’50 deve fare i conti con il New Look di Christian Dior, che reintroduce il corsetto, della guêpière e il prevalere di silhouette a corolla, rinascono le donne fiore. Chanel è indignata e inviperita, ritiene Dior un addobbatore di poltrone e il nemico delle donne.

Nel 1955 lancia un altro classico intramontabile, la borsetta 2.55, in pelle trapuntata con una tracolla, una catenella di metallo, intrecciata in cuoio.

Nel 1957 muore Dior, Coco riceve a Dallas il Neiman Marcus Award, l’Oscar della moda, che consacra i suoi tailleur come capolavori sartoriali. A bilanciare l’estrema pulizia delle linee dei suoi completi sono i bottoni a testa di leone, segno zodiacale della designer, a camelia, il suo fiore preferito, o con la doppia C, dal 1959 simbolo ufficiale della casa di moda.

Chanel oggi è riconosciuta come un mito, il suo nome è di per sé sinonimo di stile, è l’origine di un modo di vestire le donne che ha cambiato la moda, ed è quella che oggi conosciamo. La griffe Chanel è un impero da quasi cinque miliardi di euro di fatturato. Il quartier generale della maison si trova all’angolo di rue Cambon e rue Saint-Honoré a Parigi. Uno dei luoghi cult della capitale francese. Dalle umili origini ad una vera propria icona, Chanel ha rivoluzionato la moda, guidata della ricerca di una femminilità autentica e comoda. Forme lineari e funzionali, l’eleganza, il lusso povero, qualità e innovazione. Introduce i pantaloni, disegnati e pensati su un corpo femminile, il piccolo vestito nero, la suit jacket da donna, i suoi profumi, l’abbinare bigiotteria all’alta moda, Chanel era una visionaria e la sua intelligenza e brillantezza ha regalato alle donne il guardaroba che conosciamo, e questo lo dobbiamo a lei.

L’ARRIVO DI KARL LAGERFELD

Karl Lagerfeld

Gabrielle Chanel muore il 10 gennaio 1971 in una camera dell’Hotel Ritz di Parigi. La gestione della casa di moda passa ai suoi assistenti Gaston Berthelot e Ramon Esparza, l’atelier a Jean Cazaubon e Yvonne Dudel.

Nel 1983 arriva alle redini della maison Karl Lagerfeld, l’anno successivo lo stilista diventa direttore creativo di tutte le linee del marchio, comprese la collezione Crociera e gli accessori. Lagerfeld incarna perfettamente l’idea di stile di Chanel, dando un tocco personale, ma seguendo le linee conduttrici che ha imposto la designer. Tweed, patchwork, bouclé, pantaloni larhji, gonne al ginocchio, giacche lunghe o molto corte, cappotti da sera in velluto con la collaretti bianca, codici posti da Chanel che trovano con Lagerfeld una traduzione moderna di stagione in stagione.

Il brand oggi è uno dei più riconoscibili al mondo, il colosso è in mano attualmente ad Alain e Gerard Wertheimer, nipoti di Pierre Wertheimer, socio in affari di Coco in persona.

La distribuzione conta più di 200 boutique internazionali, mentre la comunicazione punta su testimonial come Catherine Deneuve, Nicole Kidman, Kristen Stewart, Audrey Tatou, Cara Delevigne e Kaia Gerber. Anche Marilyn Monroe si fece fotografare con il profumo N°5, tale immagine rimane una delle più celebri della storia del marketing. Altra figura importante è stata Jackie Kennedy, che persino il giorno dell’assassinio di JFK era vestita Chanel.

I FILM SU COCO

Coco Avant Chanel

Diversi sono i film realizzati sulla vita di Chanel: Chanel Solitaire del 1981, Coco Avant Chanel e Coco Chanel & Igor Stravinsky, del 2009, sono alcuni di questi, non si contano le pubblicazioni cartacee dedicate ad una delle donne più influenti del XX secolo e al suo contributo alla storia del costume.

Molteplici sono le sue celebri frasi, basate soprattutto sul concetto che il lusso non è ricchezza, ma assenza di volgarità. Ironica nei confronti degli uomini o dei suoi rivali. Il buon gusto nel vestire era qualcosa di innato per lei, la sensibilità dell’eleganza e l’attenzione per il genere femminile sono le qualità che l’hanno distinta nella storia.

LE COLLEZIONI E LE SFILATE DI KARL LAGERFELD

Fin dalla sua prima collezione per Chanel nel 1983, Lagerfeld ha sedotto i media e dettato le tendenze della moda in tutto il mondo.

Le sfilate di Chanel sono sempre le più attese della Paris Fashion Week, ma negli ultimi anni la suspense è cresciuta ulteriormente proprio grazie alla scelta del set, curato in ogni minimo dettaglio e capace di raccontare la propria storia in un tutt’uno con le creazioni che sfilano.

SS 2012 Karl Lagerfeld

Per collezione SS 2012 la sfilata è presentata in una replica del corridoio di un aeroplano, con gli spettatori seduti su poltrone, il tema è ricorrente visto che già nel 2008 aveva presentato la Chanel Cruise Collection nell’hangar dell’aeroporto di Santa Monica, con le modelle che scendevano da un vero  aereo con il logo di Chanel.  La collezione SS 2016 è stata presentata nel Gran Palais di Parigi, allestito come se fosse un aeroporto.

SS 2016

Ultimamente l’ambientazione delle sfilate di Chanel è sempre molto teatrale: per la presentazione delle collezioni d’Alta Moda la sfilata era ambientata in un grande casinò, dove varie ospiti “giocavano” ai tavoli parlando tra loro , c’erano Julianne Moore, Kristen Stewart, Rita Ora, Vanessa Paradis e sua figlia, mentre le modelle sfilavano intorno.

Haute couture AW 2015-16

La casa di moda  allestisce un finto supermercato di Chanel, per la presentazione della collezione AW 2014: le modelle sfilavano in corsie affiancate da scaffali pieni di bottiglie, scatole di tè e biscotti Chanel, afferrano prodotti per leggerne le etichette, impegnate a spingere capelli e a scegliere la frutta, cestelli alla mano e via con la spesa logata Chanel. Tra i volti noti la cantante Rihanna e la top model Cara Delevigne, testimonial della griffe.

Karl Lagerfeld e Cara Delevigne AW 2014-2015

Ritorna il tema gastronomico e per presentare la sua collezione AW 2015-2016 il designer ricrea una brasserie francese in legno, dove modelle dal passo elegante sfilano e prendono un caffè davanti al pubblico della Fashion Week parigina. La location, quella del Grand Palais, viene rinominata per l’occasione Brasserie Gabrielle, tributo a Madame Coco, ovviamente. Divanetti in bordeaux, tovaglie bianche, servizio essenziale: la sfilata ha ricreato un bistrot di quelli che potreste ritrovare in St.Germain des Prés con tanto di bancone, camerieri e baristi. Gli abiti come spesso accade durante le sfilate di Chanel vengono, invece, lasciati in disparte, per lasciare spazio allo spettacolo firmato Lagerfeld.

Brasserie Gabrielle AW 2015-16

Altro scenario da ricordare è quello della cupola di vetro del Grand Palais, il marchio della doppia C, ha ricreato lo scenario surreale di un paesaggio lunare sovrastato da un razzo bianco e nero realizzato in scala 1.1. L’effetto futuristico di Chanel si legge nel glitter perlato che regna sovrano su tessuti, applicazioni e accessori. I due colori classici, bianco e nero, dominano nella collezione ed hanno effetto stellare per il gioco combinato a fili luminosi, piume, perline, tulle e paillettes.  Le pettinature rimandano all’effetto anni 70 di una Barbarella reinterpretata in chiave futuristica esattamente come il DNA del marchio capitanato da Karl Lagerfeld che rimane sempre iconico, legato all’estro di Gabrielle Chanel, ma in continua, sorprendente e unica evoluzione.

AW 2017-18 Chanel Blasts Off

Dopo aver pianificato, strutturato e realizzato il suo piano strategico di conquista dell’universo, Chanel è pronta a viaggiare nello spazio più profondo del Deep Space.

Chanel SS18-19

Per la SS 2018, ovviamente al Grand Palais, ha fatto sorgere una giungla dall’apparenza iper-realistica, con tanto di cascate e passerella sul fiume, l’ispirazione è il Verdon, nell’Alta Provenza.  In passato ha anche, ovviamente, lavorato di fantasia: dall’ambientazione candida, surreale e marina della SS 2012 al giardino tropicale animato dell’Haute Couture Primavera-Estate 2015.

Sfilata Chanel SS 2012-2013
Haute couture SS 2015-2016

Anche per la sfilata AW 2018 il punto di partenza è la natura,  nel Grand Palais di Parigi, come da tradizione, allestito come fosse un bosco: grandi cartonati con foto di tronchi d’albero ai lati, una fila di vecchie querce al centro e foglie gialle mescolate a muschio a terra, a profumare l’aria con sei mesi d’anticipo. Gli abiti sono più bon-ton del solito pur presentando le classiche linee di Chanel, fatte di tailleur in tweed con giacca e gonna fino al ginocchio accompagnate da perle, mentre i colori autunnali si mimetizzavano alle foglie e agli alberi intorno. L’iconico bouclé di Chanel viene reinterpretato in colori invernali come nero, marrone, verde cupo, illuminati da accessori fucsia. I cappotti sono over. I blazer e le gonne lunghe. Sfilano piumini corti e lunghi trapuntati e in lurex. Tra le tante modelle ha sfilato anche Kaia Gerber, la figlia 16enne di Cindy Crawford, mentre in prima fila c’erano l’attrice Lily Allen, Vanessa Paradis e Carla Bruni.

AW 2018-2019 Chanel

CHANEL OGGI

La Chanel di oggi è una vera rivoluzione, che ha trasformato l’idea creativa di una donna che ha segnato lo stile del nostro tempo, in una proiezione mentale in cui, il concetto di lusso, ha assunto una sua particolare dimensione. Chanel  è un simbolo, un’icona che conserva in sé lo spirito di libertà creativaKarl Lagerfeld resta e rappresenta il miglior interprete di quello spirito, e la sua capacità di realizzare un’ennesima collezione pregna di stili, dove passato e futuro si mescolano in una unicità irripetibile, si afferma la grandezza di questo grande direttore della moda e del lifestyle.

Lagerfeld più che stilista è un grande sceneggiatore della vita estetica delle donne perché riesce a comunicare, con loro, senza parlare, utilizzando solo le sue creazioni, che, più della forza di una canzone, riescono ad arrivare al cuore delle donne fino a generarne felicità ed emozioni. Più di un qualsiasi regista Hollywoodiano, ha saputo preservare, innovando intorno al nome Chanel, una storia che nei prossimi 100 anni continuerà a vivere di luce propria.

Gabrielle Chanel e Karl Lagerfeld, le due forze creative della maison francese