MONCLER

Moncler, storica azienda di abbigliamento sportivo, ha legato la sua immagine al “Piumino Moncler” che ha imposto uno standard internazionale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moncler & Lionel Terray
  3. La fama del piumino
  4. Remo Ruffini
  5. Collaborazioni e campagne pubblicitarie
  6. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Moncler, 1954
Moncler, 1954

Moncler è un’azienda francese di abbigliamento sportivo. Nel 1952 a Monestier de Clermont, nella regione francese d’Isère, viene fondata una piccola fabbrica. Essa è destinata a produrre attrezzature per le attività montane, depositaria di decine di brevetti.

I primi piumini, simbolo del marchio, nascono nel 1954. Sono destinati a essere indossati sopra le tute da lavoro degli stessi operai della Moncler, abbreviazione del termine Monestier de Clermont.

Moncler & Lionel Terray

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Lionel Terray indossa Moncler
Lionel Terray indossa Moncler

Il primo a notarli e a intuirne le potenzialità è il francese Lionel Terray, alpinista di fama mondiale. Diventerà figura chiave nella storia dell’azienda francese. È infatti proprio sotto la spinta e la consulenza di Terray, che l’azienda mette a punto la prima linea specializzata per l’alpinismo in alta quota ‘Moncler pour Lionel Terray’. Il Brand è legato anche alle grandi spedizioni come la prima ascesa italiana al K2 del 1954, quella francese alla conquista del Makalu del 1955 e quella alla conquista dell’Alaska nel 1964.

Dizionario della Moda Mame: Moncler. 1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler
1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler

Nel 1968 Moncler è fornitore ufficiale dell’èquipe nazionale francese di sci alpino durante i Giochi Olimpici invernali che si tengono a Grenoble. L’innovazione e la ricerca portano alla creazione di capi sempre più leggeri, aerodinamici e performanti, adatti anche alle competizioni sportive. Capi che sono i precursori del duvet contemporaneo e delle sue numerose declinazioni.

La fama del piumino

Dagli anni anni ’70 dell’exploit del turismo in montagna si arriva agli anni ’80 e ‘90 quando il piumino Moncler fa il suo ingresso in città. Si trasforma in oggetto cult, con le sue impunture e l’effetto “verniciato” dai colori vividi. Durante questo periodo nasce anche il simbolo di Moncler, il famoso galletto. Negli anni ‘80 i piumini Moncler vengono utilizzati come simbolo dall’unica cultura giovanile mai prodotta in Italia, i Paninari, diventando così un simbolo della moda dell’epoca.

In quegli stessi anni, Moncler inizia la collaborazione con la stilista Chantal Thomass. Lei sostituirà le cerniere con i bottoni, aggiungerà colli e bordi in pelliccia, ricami e materiali preziosi, come la seta e lo zibellino. Da allora, il Brand punta sul design e sulle collaborazioni eccellenti arrivando anche a sperimentare incursioni nel mondo della couture.
In occasione del cinquantenario di fondazione, nel 2002, esce il libro Now and… Moncler. 1952-2002. Edito da Baldini Castoldi Dalai illustra con foto, disegni e grafiche la storia del marchio iniziata nel 1954 con il primo piumino.

Remo Ruffini

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Down Duvet Jacket
Down Duvet Jacket

Nel 2003 Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato del brand, rileva Moncler. Ruffini disegna la strategia del piumino globale, dando forma a un ventaglio di inattesi raggiungimenti estetici, funzionali, tecnologici e di elevata qualità, in un armonico bilanciamento fra montagna e città. Il duvet con Moncler diventa iconico, un classico del guardaroba contemporaneo che si pone oltre le tendenze, allargando i confini del marchio fino a comprendere tutte le stagioni dell’anno.

Collaborazioni e campagne pubblicitarie

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz

Dal 2004 l’azienda inizia una strategia di consolidamento dell’identità con una serie di collaborazioni eccellenti con marchi icona della moda, tra le quali Junya Watanabe e Comme des Garçons.

Nello slancio innovativo che contraddistingue Moncler anche le campagne pubblicitarie perseguono l’unicità come segno distintivo. All’inizio, nella fase del rilancio con l’arrivo di Remo Ruffini, le campagne pubblicitarie erano centrate sul prodotto e sulle origini del Brand per trasferirne l’heritage. Successivamente le campagne si sono concentrate sul Brand, e sono state firmate da maestri dell’obiettivo come Bruce Weber e Annie Leibovitz. Ogni immagine impersona il DNA Moncler e sottolinea i valori dell’incontro tra l’arte fotografica e una natura che si trasforma in cultura.
Dal dicembre 2013 Moncler è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Milano.
Il Brand produce direttamente e distribuisce le collezioni abbigliamento e accessori a marchio Moncler tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store e multimarca internazionali.
La presenza nei più importanti multibrand store e Department store del lusso e la selettiva localizzazione dei negozi retail nelle più prestigiose vie commerciali e località resort, assieme ad uno store concept distintivo e sempre coerente con il DNA di Moncler sono chiare espressioni dei valori e della filosofia del Brand. Moncler ha da sempre posto nel cliente il pilastro cardine di ogni decisione strategica, ulteriormente rafforzatosi nel 2016 con l’avvio di un importante progetto di Retail Excellence.

Situazione attuale

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Moncler collabora con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016
Collaborazione con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016

A fine 2017, il Gruppo ha registrato un fatturato di Euro 1.193,7 milioni, segnando una crescita a doppia cifra di tutti i principali indicatori economici, segnando un altro importante traguardo nella storia di successo di Moncler.

Il 20 febbraio 2018, Moncler ha presentato un nuovo capitolo creativo e di comunicazione del Gruppo: una visione del futuro, fruibile adesso. Una visione che supera la temporalità della stagione e stabilisce un dialogo quotidiano con il consumatore: Moncler Genius. Un hub di otto menti eccezionali che, operando insieme pur continuando a coltivare la propria individualità, hanno interpretato il Brand. Ognuno si è dedicato ad un singolo progetto che, interagendo con gli altri, definisce le varie sfaccettature dell’identità di Moncler.

SACAI

Chitose Abe fonda Sacai a Tokyo nel 1999. L’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile è nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. 

Indice

  1. Chitose Abe
  2. Il debutto
  3. Lo stile
  4. L’uomo
  5. Le borse
  6. Flagship store
  7. Creative Director e Businesswoman

Chitose Abe

Chitose Abe, fondatrice di Sacai, nasce a Gifu (Giappone) nel ’65 e parla il linguaggio dell’alta moda sin dalla giovane età. Grande appassionata delle avanguardie, ricorda come i suoi abiti sconvolgessero la madre:

“Si rifiutava di uscire con me, e talvolta piangeva persino! Ma per me, la moda è una parte importante della mia vita; è un modo di esprimermi

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Chitose Abe
Chitose Abe

Dopo essersi laureata a Nagoya, Chitose Abe si trasferisce a Tokyo con le tasche piene solo delle sue speranze. Mossa fortuita: ben presto collabora con Comme des Garçons dove, per otto anni, sarà responsabile della maglieria. In seguito svolge un lungo apprendistato con Junya Watanabe, ex assistente di Rei Kawakubo da tempo insignita dell’onore di firmare una linea tutta sua.

Chitose Abe si forma, quindi, con i massimi esponenti della moda concettuale. Da Comme des Garçons impara a rendere gli abiti ben più di semplici vesti, senza perdere a quell’istanza di praticità sempre più pressante nel mondo della moda.

Il debutto

Chitose Abe fonda Sacai nel 1999 a Tokyo. Il nome del brand è una variazione del suo nome da ragazza, Sakai. È strano pensare che l’ormai etichetta di alta moda maschile e femminile sia nata come una collezione si sole poche maglie vendute proprio a casa della stilista. Chitose Abe dice che il desiderio di aprire una sua linea è nato dall’essersi stancata delle restrizioni sartoriali della nuova maternità:

“Tutto quello che indossavo erano jeans, pantaloni chino, maglioni con scollo a V, magliette e polo. Ho pensato: è così? È questo quello che voglio indossare?” E così ho iniziato a lavorare a maglia e a disegnare vestiti: una capsule collection di articoli di moda. Prendevo gli ordini con il bambino che gattonava”

La stilista escogita così il concetto di ibridazione, diventato ormai linguaggio comune della moda. Con il supporto di Rei Kawakubo, Sacai fiorisce: se nei primi anni vende “solo” in Europa e negli Stati Uniti, nel 2009 sfila a Parigi. Ad oggi la sede rimane a Tokyo, in Giappone.

Lo stile

Sacai incarna l’idea che le donne possano indossare ciò che vogliono, come vogliono, quando vogliono. Utilizza l’ibridazione attraverso giustapposizioni di trame contrastanti, trasformando gli abiti con forme e silhouette inaspettate. L’interesse di Chitose Abe è quello di creare abiti che siano unici e senza tempo, innovativi e sperimentali. Le creazioni Sacai partono dalla rielaborazione del gusto classico, sino ad arrivare a design adatti ad ogni occasione.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. La donna Sacai
La donna Sacai

Il brand sostiene un chiaro messaggio di forza femminile, ma senza l’estetica maschile, che è spesso considerata parte integrante delle donne di successo. Afferma la stilista:

Mi diverto a mischiare denim e vestiti femminili. A Tokyo non c’è un confine definito tra abiti formali e casual. La gente va la mattina a lavoro e la sera a un party con lo stesso outfit. Fondo sempre molti elementi in un unico capo che si possa portare in tutti i momenti della giornata.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Collaborazione con Nike
Collaborazione con Nike

Le collezioni sono sempre pensate per le donne che vivono una vita frenetica. Le sagome tradizionali vengono trasformate e combinate con un’innovazione di gusto avanguardista. Eppure rimangono facili da indossare; trasudano un’elegante praticità. Sacai ha vinto le lodi di Karl Lagerfeld, Suzy Menkes e Anna Wintour. Inoltre, la stilista ha collaborato con Moncler, Dover Street Market e Nike.

L’uomo

Dizionario della Moda Mame: Sacai. L'uomo Sacai
L’uomo Sacai

La collezione uomo Sacai, lanciata nella primavera del 2009, si basa sulla stessa filosofia e approccio della collezione donna. Gli abiti attingono dalla tradizione, sono rivisitazione di capi di base, che ogni uomo possiede nel suo guardaroba. Ma intrisi di eleganza. Attualmente, sfilano a Parigi sia le collezioni Donna che quelle Uomo.

Le borse

Dizionario della Moda Mame: Sacai. That Bag, autunno/inverno 2017
That Bag, autunno/inverno 2017

Chitose Abe presenta la prima collezione di borse Sacai per la Primavera Estate 2017, diciottesimo anniversario del brand. Sono archetipi di borse riconoscibili, tagliati e impiombati utilizzando l’estetica “ibrida” tipica di Sacai. La stilista trasferisce alle borse il suo personale concetto di artigianalità couture e design giocoso, fusione di linee, stili e materiali diversi. Protegée di Rei Kawakubo, Chitose Abe lavora con Katie Hillier, designer di accessori e consultant per molti brand, che l’aiuta a trasformare la sua estetica in borse talvolta inaspettate, di sicuro uniche nell’affollato mercato accessori. Tutti pezzi che, spiega la stilista, “Io stessa indosserei”. Aggiunge:

“Ho deciso di disegnare questa collezione semplicemente perché sono riuscita a immaginare nei dettagli la borsa che volevo creare, in linea con lo stile SacaiProietto l’estetica dell’ibrido nelle borse, ripropongo modelli classici da usare, però, in modo diverso. Credo che quando una donna sceglie una borsa, voglia mostrare la propria identità. Quindi, per conquistarci un posto di successo in questo settore del fashion industry, anche noi dobbiamo assecondare e condividere questo desiderio.

Flagship store

Sacai ha aperto il primo flagship store nel settembre 2011 a Minamiaoyama, Tokyo. Chitose Abe ha scelto di lavorare con l’architetto Sou Fujimoto, noto per la sua integrazione di elementi contrari, con il quale si è strettamente identificata. Il concetto alla base del negozio era quello di creare un ambiente che non solo rispecchiasse la visione di Sacai come marchio, ma che fosse un negozio al dettaglio con un concetto che è in linea con la verosimiglianza della cultura dinamica di Tokyo come città.

Il negozio di Tokyo è stato seguito dai negozi di Hong Kong, Pechino e Seoul. Le collezioni sono attualmente disponibili in oltre 230 negozi in 40 Paesi. Inoltre, il brand viene venduto in circa 30 boutique italiane tra cui 10 Corso Como a Milano.

Dizionario della Moda Mame: Sacai. Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19
Paris Fashion Week, autunno/inverno 2018/19

Creative Director e Businesswoman

Con una quota del 100% di Sacai, Chitose Abe è una voce fresca all’interno di un settore che spesso ignora la parte economica a favore di una creatività assoluta. “Faccio vestiti con la testa di una businesswoman“, ha detto la stilista nel 2011, “non come un’artista“. La determinazione al successo e l’innata capacità di comprendere ciò che le donne vogliono hanno portato ad un clamoroso successo internazionale.

“Il fatto che io sia designer e presidente sia la ragione più importante per cui Sacai può rimanere libero” Chitose Abe

E questo approccio alla libertà in ogni aspetto della sua azienda regale un’aggiunta deliziosa a un settore spesso saturo di ripetizioni .

SIMONE ROCHA

Simone Rocha, astro nascente della moda internazionale, figlia del più noto designer cino-portoghese John Rocha. Nata a Dublino nel 1986, il suo estro creativo è un mix di innumerevoli ispirazioni.

Indice

  1. Le origini
  2. I primi passi nel mondo della moda
  3. Premi e riconoscimenti
  4. Lo stile di Simone

Le origini

Simone Rocha nata a Dublino nel 1986, è figlia di John Rocha, stilista irlandese di origine cino-portoghese, eletto Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico per il suo contributo nell’industria della moda del suo Paese.

Simone muove i primi passi nel mondo della moda proprio nell’atelier del padre, contrario, inizialmente, alla scelta della figlia di seguire le sue orme. All’età di undici anni Simone inizia a prendere confidenza con i segreti della sartoria; a quattordici diventa assistente e a soli diciassette anni lavora già a stretto contatto con i genitori.

Simone Rocha Simone e John Rocha
Simone e John Rocha

È lo stesso John, dopo le insistenze della figlia, a invitarla a studiare nel prestigioso Central Saint Martin College of Art and Design di Londra, dove insegnava Louise Wilson.

I primi passi nel mondo della moda

Nel 2012, a soli due anni dal conseguimento della laurea, Simone Rocha debutta con la sua prima collezione durante la London Fashion Week.

Simone Rocha Look della prima collezione Simone Rocha Fall 2012
Look della prima collezione Simone Rocha Fall 2012

Nel 2014 firma un accordo con l’etichetta statunitense J Brand, per la quale disegna quattordici capi in jeans dall’allure romantica, accomunati da dettagli in ruches.

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Premi e riconoscimenti

Nel 2013 è stata premiata ai British Fashion Awards come Talento Emergente nel ready-to-wear e nel 2014 riceve il “The New Establishment Award”, premio indetto dal British Fashion Council.

Simone Rocha Collezione primavera/estate 2018
Collezione primavera/estate 2018

Più recentemente, durante i Fashion Awards del 2016, riceve il British Womenswear Designer Award e l’Harper Bazaar Designer of Year Award 2016.

Lo stile di Simone

Il suo marchio di moda entra nelle boutique più influenti del mondo: 10 Corso Como a Milano, Dower Street Market, Colette a Parigi, Ikram a Chicago, Browns, Seoul e Shangai. Nel febbraio del 2017 inaugura il suo primo store a New York, nel popolare quartiere di Soho. È stata la stessa stilista ad arredare gli interni del negozio introducendo, nei suoi spazi, opere di Robert Rauschenberg, Louise Bourgeoise e Ren Ri.

Simone Rocha Collezione SS18
Collezione SS18

Le basi del suo stile accarezzano il romanticismo femminile di epoca vittoriana forgiato da pizzi e perle. La sua creatività è stimolata dai couturier del passato come Christian Dior o più attuali come Rei Kawakubo – fondatrice di Comme des Garçons – e lo stesso John Rocha, da lei definito “la sua eredità”.

Nelle sue visioni creative aleggiano anche i paesaggi irlandesi tradotti, in seguito, in trame ricamate su tessuti che rievocano racconti di un’epoca passata. Proprio come la collezione autunno/inverno 2016-17 presentata alla Lancaster House di Londra che ha visto il trionfo di ricami su capi destrutturati.

Simone Rocha Benedetta Barzini sfila con un capo della collezione fall 2017
Benedetta Barzini sfila con un capo della collezione fall 2017

Simone adora giocare con il classicismo riadattandolo in chiave moderna; i volumi adottati riverberano negli anni a cavallo della fine dell’800 e gli inizi del ‘900, esasperandoli con goffrature e ruches strategiche. L’estetismo della designer irlandese esplora anche il mondo della sartoria con capi doppiati, con cuciture interne ed esterne, per esagerare i volumi over dei suoi abiti.

Simone Rocha Collezione spring/summer 2017
Collezione spring/summer 2017

La collezione primavera/estate 2018, strutturata con una generosa silhouette impalpabile, racconta una femminilità multiforme, sensuale, garbata ma verosimilmente sensuale. La collezione, nel settembre del 2017, è stata esposta al Middle Temple di Londra.

LACOSTE

Azienda francese di abbigliamento fondata nel ’33 dalla tennista Rene Lacoste e da André Gillier. Famosa per il logo a coccodrillo, sempre presente sulla polo.

Indice

  1. Le origini: Rene Lacoste
  2. Nasce la Polo
  3. La moda sportiva
    1. Il guardaroba preppy
  4. Direttore creativo: Christophe Lemaire
  5. 75° anniversario
  6. Direttore creativo: Felip Oliveria Baptista
  7. Lacoste è rilevata da Maus Freres
  8. Il logo all’80° anniversario
  9. Situazione attuale

Le origini: Rene Lacoste

Lacoste Il fondatore Rene Lacoste
Il fondatore Rene Lacoste

L’azienda nacque con René Lacoste (1904-1996), tennista che, durante le partite, indossava un piccolo coccodrillo ricamato sulla tasca della giacca e per questo vinse il soprannome de “il coccodrillo”. Non si seppe mai il perché del coccodrillo, forse per il suo essere agguerrito o forse per una scommessa con il capitano il cui premio era una valigia in pelle di alligatore. In ogni caso, Lacoste ha fatto suo il soprannome, al punto di farselo ricamare sul blazer, dando il via a una vera e propria leggenda.

Nasce la Polo

Nel ’26 Lacoste, votato alla comodità e praticità, adottò la maglietta a maniche corte per giocare. Da allora, il suo stile divenne quella che conosciamo come eleganza funzionale. Nel ’33 René Lacoste si ritirò dal tennis, fondò La Société Chemise Lacoste con André Gillier e disegnò e decise di produrre un maglione a maniche corte con bottoni in cotone piqué bianco, con un piccolo coccodrillo verde ricamato sul lato sinistro del petto. Il capo ebbe subito grande successo nell’ambito dell’abbigliamento sportivo, soprattutto per tennis e golf, grazie al disegno asimmetrico con schiena più lunga rispetto al fronte, che permetteva all’indumento di rimanere ben rimboccato all’interno dei pantaloni anche durante movimenti ampi e vigorosi.

Lacoste Polo bianca con logo a coccodrillo
Polo bianca con logo a coccodrillo

Nel ’41 Lacoste fu nominato presidente della Fédération Française de Tennis; nello stesso periodo la linea d’abbigliamento si vestiva di colori vivaci, si allargava alle scarpe da ginnastica e all’abbigliamento bambino.

Nel ’63, Bernard Lacoste rilevò la gestione dell’azienda dal padre René: sotto la sua direzione l’azienda crebbe incredibilmente. Basti pensare che se nel ’63 le maglie Lacoste erano prodotte in soli 4 colori, nel ’67 erano diventati 21, per uomo, donna e bambino. Nel ’63 si stimò la vendita di circa 300.000 capi.

La moda sportiva

Il successo e la fama arrivarono negli anni ’60, quando la moda sportiva divenne molto popolare. Il marchio raggiunse l’apice della popolarità negli Stati Uniti durante la fine degli anni ’70 e divenne elemento distintivo del guardaroba preppy negli anni ’80 (già menzionato nel Manuale preppy di Lisa Birnbach del 1980).

Lacoste Campagna pubblicitaria 1976
Campagna pubblicitaria 1976

Creatività e innovazione sono sempre state parole chiave per Lacoste. Nel ’70 Ruben Torres divenne fashion designer dell’azienda: raggiunse molti eccellenti obiettivi in questo periodo, tra cui la creazione della memorabile campagna pubblicitaria “Crocodiles”, l’inaugurazione della prima boutique di Avenue Victor Hugo a Parigi e il lancio della collezione di profumi tanto leggeri e gioiosi quanto lo era l’immagine del brand.

Nell’86 Guy Paulin divenne il nuovo fashion designer. Il mondo stava cambiando rapidamente: nel ’96 venne inaugurato il sito web Lacoste sotto la direzione di Gilles Rosies come fashion designer (in carica dal ’94). L’azienda aveva iniziato a introdurre altri prodotti: shorts, profumi, occhiali da sole e non, scarpe da tennis, scarpe da passeggio, scarpe da camminata, orologi e articoli in pelle.

Il guardaroba preppy

Lacoste Campagna pubblicitaria Crocodiles
Campagna pubblicitaria Crocodiles

Lacoste, nota per il logo-coccodrillo, ha molti altri elementi chiave nel suo dizionario: strisce, blocchi di colore, piping, maglioni a costine, punch (il materiale per manico per racchetta da tennis), il monocromatico e il pattern a rete (della racchetta). Lo stile è adatto alle persone con un guardaroba preppy, amanti del tennis o del golf.

Direttore creativo: Christophe Lemaire

Nel 2000 Christophe Lemaire, “studente” di Christian Lacroix, divenne direttore creativo di Lacoste: ebbe l’arduo compito di portare il brand verso la modernità, senza dimenticarsi delle fondanti radici sportive. Prese il posto di Gilles Rosier, che aveva allargato le linee produttive del coccodrillo. Ma fu con l’arrivo di Christophe Lemaire che Lacoste approdò a New York City (2003).

Lacoste Christophe Lemaire
Christophe Lemaire

Venne firmato un accordo con Samsonite per la produzione e la distribuzione di articoli in pelle. La diversificazione era trasversale rispetto alle altre tre aree di business: activewear, che rappresenta il 20%, abbigliamento sportivo al 60% e abbigliamento Club. Nel 2001 il fatturato consolidato è stato di € 850 milioni, + 8% rispetto al 2000: il 75% era rappresentato dall’abbigliamento.

Nel maggio del 2002 gli occhiali Lacoste puntarono al mercato brasiliano. Il gruppo L’Amy, che produce e distribuisce gli occhiali da coccodrillo, firmò un accordo di licenza di distribuzione e produzione con Technol Group, produttore di occhiali sudamericano. Quell’anno furono venduti 600.000 articoli in pelle (10 milioni di euro).

Nel gennaio 2003 la società aprì un negozio sulla Fifth Avenue, a New York. A fine 2003 il marchio era distribuito in 120 paesi, contava 718 boutique a marchio proprio (433 in Europa, 156 in Asia e 129 in America), la maggior parte delle quali in franchising. Il 65% di Lacoste era nelle mani della seconda generazione della famiglia Lacoste; il restante 35% in quelle della società francese Devanlay, che produceva e distribuiva anche abbigliamento. Nei 10 anni precedenti, il tasso di crescita annuale rimase costante intorno all’8-12%, trasformando il brand in uno stile di vita. La shirt, tuttavia, rimaneva l’articolo più venduto, ancora prodotta come in origine, utilizzando 38,63 miglia di cotone egiziano o peruviano e  bottoni madreperla. Il mercato italiano era al terzo posto per importanza, con circa 70 milioni di euro di fatturato.

Lacoste Sneaker 1963
Sneaker 1963

Lacoste rilanciò la sua “scarpa da tennis 1963” con colori e motivi nuovi e contemporanei: questo stile venne definito “RENÉ”, in omaggio all’inventore. Nel 2006, venne creata la fondazione René Lacoste: l’obiettivo era quello di sostenere e finanziare progetti dedicati ai bambini, incentrati sull’idea di trasmettere i buoni valori attraverso lo sport.

75° anniversario

Lacoste 75° anniversario, il futuro del tennis
75° anniversario, il futuro del tennis

Nel 2008 Lacoste celebrò il suo 75° anniversario: per festeggiare i tre quarti di secolo di attività, Lacoste pensò ad una campagna il cui tema era il tennis nell’anno 2083 (alias in 75 anni). Venne trasmesso, su di un televisore 3d, il video di un tennista “spaziale” che, con nuove mosse e tecniche, giocava il suo game in un campo tutto del futuro. Un altro video, invece, vide il campione di tennis Andy Roddick descrivere il suo punto di vista sullo sport, esplorandone la storia passata, presente e possibile futura. Altri video trattavano lo stretto rapporto tra il brand e il tennis, vagliando i cambiamenti e le possibilità future che Lacoste, forza trainante dello sportswear, aveva e avrebbe garantito a tale sport.

Direttore creativo: Felipe Oliveira Baptista

Nel 2010 lo stilista portoghese Felipe Oliveira Baptista diventò il nuovo fashion designer di Lacoste, offrendo la sua reinterpretazione dei valori del marchio.

Lo stesso anno, per promuovere un’innovazione costante e all’avanguardia, Lacoste creò un laboratorio insieme al fashion designer Christophe Pillet.

Nel 2011 Lacoste inaugurò nuovi negozi monomarca a Parigi e ad Amburgo, su progetto dello stesso Pillet. 53 erano i milioni di prodotti venduti nei 1.165 negozi e negli oltre 2.000 reparti di 114 paesi: l’azienda dichiarò ufficialmente che, ogni secondo, venivano venduti due “coccodrilli”.

Lacoste è rilevata da Maus Freres

A novembre 2012 Lacoste venne definitivamente rilevata dal gruppo svizzero Maus Frères. Nello stesso periodo il brand aprì una boutique a Parigi interamente dedicata alla donna. Altre furono le inaugurazioni: il primo negozio a Shibuya (Tokyo), seguito da quello di Miami e da un nuovo flagship store a Knightsbridge (Londra). Una nuova strategia di pubblicizzazione sui social garantì a Lacoste molta più visibilità: 10 milioni diventarono i follower del profilo Facebook del brand.

Il logo all’80° anniversario

Lacoste Logo per gli 80 anni di Lacoste
Logo per gli 80 anni di Lacoste

Nel 2013, in occasione dell’80°anniversario di Lacoste, l’azienda non solo presentò una nuova collezione esclusiva di articoli di lusso, ma decise anche di disegnare un nuovo logo celebrativo. La collezione, realizzata in collaborazione con Maison Francaises, ricopriva una gamma molto ampia: da articoli di pelletteria, ai gioielli, a prodotti gastronomici da forno. Lacoste stava producendo di tutto, dai borsoni agli eclairs: l’intero set venne messo in mostra a Colette, famoso concept store di Parigi, a partire dal 10 giugno.

Nel 2014 Lacoste divenne partner ufficiale della squadra olimpica e paraolimpica francese.

Nel 2016 Lacoste aprì un nuovo flagship store nel World Trade Center di New York, subito seguito da uno a Parigi.

Situazione attuale

A febbraio 2017, per l’85° anniversario di Lacoste, il brand ha annunciato che, invece che alla settimana della moda di New York, presenterà la collezione primavera/estate 2018 alla settimana della moda di Parigi. Il tennista Novak Djokovic è stato nominato ambasciatore del marchio: questa carica si basa su di un contratto quinquennale, secondo il quale il campione apparirà in molte, se non tutte, campagne pubblicitarie.

Lacoste Campagna pubblicitaria 2017
Campagna pubblicitaria 2017

Oggi il brand, in continua evoluzione, è sempre fresco e dinamico, proprio come l’aveva concepito il suo ideatore e fondatore. In un mondo in cui il “casual Friday” è diventato più un “casual everyday”, Lacoste spopola con il suo stile casual elegante. Anche le collaborazioni per il brand sono sempre pianificate e fonte di rinnovo, come l’ultima con Supreme, che ha dimostrato come Lacoste sia sempre in grado di stare al passo con i cambiamenti repentini della nostra epoca.

FURLA

Nata nel 1927 a Bologna, Furla oggi presenta prodotti di alto design made in Italy, che variano dalle borse, alle scarpe, agli accessori.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile
  3. Successo in Italia e nei mercati esteri
  4. Fondazione Furla
  5. La crescita del brand
    1. Furla entra in Borsa
  6. 90° anniversario
  7. Situazione attuale

Le origini

Furla è un’azienda italiana di pelletteria, fondata da Aldo e Margherita Fulanetto nel 1927, a Bologna, in una storica villa del XIIX secolo. Allgli albori l’azienda distribuiva abbigliamento e accessori, per poi produrre borse, scarpe e accessori in pelle.

Furla Headquarters di Furla a Bologna
Headquarters di Furla a Bologna

Nel 1955 Aldo aprì il primo negozio Furla in Via Ugo Bassi, nel cuore della città di Bologna: sin da subito e il brand crebbe molto velocemente. Negli anni ’70, la seconda generazione (i fratelli Carlo, Paolo e Giovanna Furlanetto) entrò a far parte dell’azienda. Paolo e Carlo si occupavano delle strategie di crescita dell’azienda, mentre a Giovanna spettò la direzione creativa. In questo periodo l’azienda presentò la prima collezione di borse e accessori con logo furla: grande novità la decisione di espandersi verso una molto più diversificata produzione di articoli in pelle. Negli anni ’80 il brand aveva negozi a Bologna, Roma, Parigi e New York.

Lo stile

Le collezioni Furla, tra le regine del Made in Italy, incarnano i valori dell’artigianato italiano, mantenendo sempre un tocco moderno. Usano pelli pregiate e un particolare processo di concia, coadiuvato dalle più recenti tecnologie del settore; i dettagli, curati in ogni loro aspetto, vengono sempre enfatizzati. Furla, con le sue collezioni, incarna lo stile di vita italiano e se ne fa ambasciatrice in tutto il mondo.

Furla Borsa Metropolis
Borsa Metropolis

Il lusso accessibile è sempre stato il leitmotiv del brand, soprattutto nei mercati emergenti. Adottando la filosofia del design contemporaneo e funzionale, creando uno stile di vita affascinante e gioioso, l’impegno di Furla è sempre stato riconosciuto dal suo pubblico. La borsa Metropolis, best seller, presenta un design pulito e dalle linee semplici; viene prodotta con materiali pregiati e la manifattura è completamente italiana: ciò nonostante, il costo è di soli € 250. Ecco cosa intende Furla con lusso accessibile.

Successo in Italia e nei mercati esteri

Nel 1998 l’azienda raggiunse un fatturato di circa 40 milioni di euro; contava 56 boutique monomarca in Italia e 24 all’estero. Nel febbraio 2000 l’apertura del mercato francese creò un aumento delle vendite del 35% rispetto al 1999. Lo stesso anno venne istituito il “Premio Furla Per L’Arte”, con lo scopo di fornire visibilità agli artisti emergenti italiani.

Nel febbraio 2002 Furla decise di ampliare il suo pubblico, rivolgendosi ai teen: nacque, così, Furlina, personaggio a fumetti stampato su borse, accessori e orologi. Un anno dopo, la società vide una crescita nel mercato domestico, obiettivo di Giovannna Furlanetto. La strategia aziendale comprendeva un programma di apertura di due boutique in Sardegna, a Fort Village e Cagliari, e due in Sicilia, a Siracusa ea Taormina. Successivamente, nel 2007, Eraldo Poletto fu nominato amministratore delegato, primo non membro della famiglia.

Fondazione Furla

Furla Fondazione Furla
Fondazione Furla

Nel 2008 nacque Fondazione Furla, a sostegno del “Premio Furla per l’Arte“, rivolto agli artisti italiani emergenti sulla scena contemporanea. Un altro importante progetto sostenuto da Giovanna Furlanetto fu il Furla Talent Hub, in collaborazione con Alta Roma: bacino di giovani e talentuosi designer che ebbero la possibilità di competere per la creazione di una linea di scarpe per il brand.

Lo stesso anno, l’azienda presentò sia la collezione maschile, sia la sua prima linea di scarpe, disegnata da Max Kibardin. La maison firmò un accordo con Tamburi Investment Partners e si dichiarò pronta ad entrare in Borsa nel 2017, diventando una delle prime aziende italiane ad essere quotata.

Nel 2013 Italia e Asia (in particolare il Giappone) rappresentavano i mercati più forti di Furla. Le vendite di borse quasi raddoppiarono nel 2014.

La crescita del brand

A partire dal 2014, Furla ha compiuto una significativa spinta di marketing, collaborando con il noto fotografo di moda Mario Testino. Furla ha gestito un progetto di comunicazione a 360° per ristabilire l’immagine del marchio. Enorme è stato l’investimento per supportare la campagna pubblicitaria su tutti i tipi di media, inclusi cartelloni pubblicitari, stampa, video e social media.

Furla Collezione primavera/estate 2015, scatti di Mario Testino
Collezione primavera/estate 2015, scatti di Mario Testino

Furla aveva aperto 111 nuovi negozi in tutto il mondo nei due anni precedenti e il 60% della rete di vendita Furla era di proprietà dell’azienda. L’anno 2014 si chiuse con un fatturato consolidato di € 262 (+15% rispetto al 2013).

Nel 2015 Furla continuò ad espandere la sua rete di distribuzione: nel primo semestre l’azienda aprì 39 nuovi negozi. Di conseguenza, le vendite aumentarono del 30%; nella prima metà del 2015 raggiunsero i € 151,2 milioni. Il Giappone rimase il più importante mercato per Furla. Nel frattempo, Furla aveva aperto un nuovo flagship store a New York.

Furla Flagship Store di Furla, New York, Fifth Avenue
Flagship Store di Furla, New York, Fifth Avenue

L’ex dirigente di C.Wonder, Scott Links, divenne nuovo CEO del dipartimento degli Stati Uniti. Con l’obiettivo di diventare un marchio di lifestyle, Furla aggiunse nuove categorie di prodotti: scarpe donna, pelletteria uomo, accessori, occhiali da sole, gioielli e orologi.

Furla entra in Borsa

Il brand chiuse il 2015 con un fatturato consolidato di 339 milioni di euro; l’80% proveniva da mercati esteri. Nel maggio 2016 il CEO Eraldo Poletto lasciò Furla.

90° anniversario

Furla 90° anniversario, collezione Capsule
90° anniversario, collezione Capsule

Nel 2017 Furla ha festeggiato il suo 90° anniversario con una collezione limitata della borsa Metropolis, best seller durante la settimana della moda di Milano. Questa collezione si basa su cinque colori diversi e nove varianti che raccontano 90 anni di storia della musica: ogni borsa rappresenta uno stile musicale iconico di un diverso decennio. La vendita online ha rafforzato il brand, portando all’apertura di nuovi concept store a Milano e all’estero e garantendo un aumento delle vendite del 45% in tre anni (2010-2013).

Situazione attuale

Furla Collezione primavera/estate 2017
Collezione primavera/estate 2017

Entro il 2018 la rete di Furla raggiungerà i 1600 punti vendita, di cui 1200 multimarca e grandi magazzini, 444 negozi monomarca in 100 Paesi, tutti nelle più prestigiose zone commerciali. La strategia di distribuzione del marchio è destinata a continuare per tutto il 2017.

HERMÈS

Storica casa di moda francese specializzata in pelletteria, Hermès è uno dei marchi più prestigiosi nel settore del lusso. Di proprietà della quinta generazione, oggi è rinomata per le sue sciarpe, cravatte e borse, diventate ormai dei veri e propri status symbol. L’azienda, fondata nel 1837 da Thierry Hermès, nacque come laboratorio casalingo di imbracature per cavalli. Da qui il famoso logo della maison: il “Duc Attelé” che rappresenta un fantino con cavallo, in omaggio alla tradizione equestre. Dopo 40 anni, la seconda generazione trasferì l’azienda nell’attuale sede di Faubourg Saint Honoré. Ma fu il nipote di Thierry, Emile Maurice, che negli anni Venti indirizzò la trasformazione verso una realtà più appropriata per una casa di moda. Inizialmente, creavano piccoli oggetti in daino, ma nel 1927 venne lanciata una linea di gioielli ispirata al mondo equestre; nel 1929 fu creata la prima collezione Donna, su disegno di Lola Prusac. Gli anni Trenta furono gli anni degli indumenti che sarebbero diventati icone sia per la maison, sia per il mondo della moda, come la cintura ispirata ai guinzagli o la borsa creata su disegno di quelle usate per le selle. Stiamo parlando della famosa Kelly, un modello dedicato alla Principessa Grace di Monaco, la quale ha notevolmente contribuito al suo successo, quando è apparsa su ogni tabloid del secondo dopoguerra; la borsa divenne immediatamente un’icona e la sua eco risuona ancora oggi. Un’altra idea rivoluzionaria nel 1949: l’abito Hermeselle, in cotone stampato, che anticipava il concetto di prêt-à-porter, una sorta di abito ready made fatto su misura. Nel 1951, dopo la morte di Emile, la direzione dell’azienda fu assegnata ai suoi generi, Robert Dumas e Jean Guerrand. i tempi erano maturi per aumentare le entrate della società, in seguito al grande boom degli anni Sessanta e al forte interesse dei media e alla creazione dei primi profumi e sciarpe di seta; questo è anche il periodo in cui è stato creato il logo “Duc Attelé” e l’arancione è stato scelto come colore distintivo. Il decennio successivo fu caratterizzato dall’espansione economica e territoriale della griffe con l’apertura di nuovi negozi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Dal 1976, sotto la direzione di Jean Louis Dumas Hermès, figlio di Robert, la società è diventata una holding e ha avviato politiche di acquisizione principalmente nel settore tessile. Ha cercato di “innovare tenendo d’occhio la tradizione”, sicuro del valore storico del marchio e della reputazione costruita in oltre un secolo di attività. Le pubblicità presentavano giovani modelli che indossavano sciarpe preziose, nel tentativo di ringiovanire il marchio e renderlo più desiderabile per un gruppo più ampio di consumatori; i prodotti Hermès sono sempre più presenti nei negozi. Jeal Louis Dumas è anche l’uomo dietro un’altra famosa borsetta, la Birkin, un’icona per le fashioniste e un vero status symbol di oggi. La Birkin ha una lista d’attesa di oltre due anni e un costo che potrebbe anche superare i diecimila euro; il suo nome deriva dalla cantante Jane Birkin per la quale Dumas ha disegnato una borsetta nel 1984. Leggenda narra che i due fossero seduti accanto durante un volo e che Dumas ebbe la possibilità di ascoltare le sue lamentele sull’impossibilità di trovare una borsa adatta ai suoi bisogni. Questo è il modo in cui il particolare modello è stato creato ed è, proprio come Kelly, assolutamente personalizzabile e disponibile solo dopo una lunga lista d’attesa. Nel corso degli anni, diversi stilisti sono stati chiamati a guidare il reparto creativo per aiutare il rinnovamento nel rispetto della tradizione. Nomi come Catherine de Karolyi, Nicole de Versian (con un giovane Lacroix), Eric Bergère, Bernard Sanz, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Negli anni ’90, il team è stato guidato dallo stilista belga Martin Margiela, che resterà fino al 2003, quando lascia il suo posto a Jean Paul Gaultier. La collaborazione tra Hermès e “l’enfant terrible”, rafforzata anche dall’acquisizione di parte delle quote dell’azienda dello stilista dal marchio, durerà fino al 2010, quando Jean Louis Dumas muore. Sperando di rendere più commerciali le collezioni ed il marchio più contemporaneo, il nuovo proprietario Patrick Thomas, nomina Christophe Lemaire (che fino ad allora aveva dimostrato le sue capacità come head designer di Lacoste) a guida del reparto creativo. Oggi, la holding Hermès International guida un gruppo con oltre 26 affiliati; conta 250 negozi in tutto il mondo e completa le vendite attraverso circa 40 negozi altamente selezionati. La famiglia detiene ancora la maggioranza delle azioni della società, seguita dal gigante del lusso LVHM che ne detiene il 20%.