MONCLER

Moncler, storica azienda di abbigliamento sportivo, ha legato la sua immagine al “Piumino Moncler” che ha imposto uno standard internazionale.

Indice

  1. Le origini
  2. Moncler & Lionel Terray
  3. La fama del piumino
  4. Remo Ruffini
  5. Collaborazioni e campagne pubblicitarie
  6. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Moncler, 1954
Moncler, 1954

Moncler è un’azienda francese di abbigliamento sportivo. Nel 1952 a Monestier de Clermont, nella regione francese d’Isère, viene fondata una piccola fabbrica. Essa è destinata a produrre attrezzature per le attività montane, depositaria di decine di brevetti.

I primi piumini, simbolo del marchio, nascono nel 1954. Sono destinati a essere indossati sopra le tute da lavoro degli stessi operai della Moncler, abbreviazione del termine Monestier de Clermont.

Moncler & Lionel Terray

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Lionel Terray indossa Moncler
Lionel Terray indossa Moncler

Il primo a notarli e a intuirne le potenzialità è il francese Lionel Terray, alpinista di fama mondiale. Diventerà figura chiave nella storia dell’azienda francese. È infatti proprio sotto la spinta e la consulenza di Terray, che l’azienda mette a punto la prima linea specializzata per l’alpinismo in alta quota ‘Moncler pour Lionel Terray’. Il Brand è legato anche alle grandi spedizioni come la prima ascesa italiana al K2 del 1954, quella francese alla conquista del Makalu del 1955 e quella alla conquista dell’Alaska nel 1964.

Dizionario della Moda Mame: Moncler. 1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler
1966, la Nazionale francese di sci veste Moncler

Nel 1968 Moncler è fornitore ufficiale dell’èquipe nazionale francese di sci alpino durante i Giochi Olimpici invernali che si tengono a Grenoble. L’innovazione e la ricerca portano alla creazione di capi sempre più leggeri, aerodinamici e performanti, adatti anche alle competizioni sportive. Capi che sono i precursori del duvet contemporaneo e delle sue numerose declinazioni.

La fama del piumino

Dagli anni anni ’70 dell’exploit del turismo in montagna si arriva agli anni ’80 e ‘90 quando il piumino Moncler fa il suo ingresso in città. Si trasforma in oggetto cult, con le sue impunture e l’effetto “verniciato” dai colori vividi. Durante questo periodo nasce anche il simbolo di Moncler, il famoso galletto. Negli anni ‘80 i piumini Moncler vengono utilizzati come simbolo dall’unica cultura giovanile mai prodotta in Italia, i Paninari, diventando così un simbolo della moda dell’epoca.

In quegli stessi anni, Moncler inizia la collaborazione con la stilista Chantal Thomass. Lei sostituirà le cerniere con i bottoni, aggiungerà colli e bordi in pelliccia, ricami e materiali preziosi, come la seta e lo zibellino. Da allora, il Brand punta sul design e sulle collaborazioni eccellenti arrivando anche a sperimentare incursioni nel mondo della couture.
In occasione del cinquantenario di fondazione, nel 2002, esce il libro Now and… Moncler. 1952-2002. Edito da Baldini Castoldi Dalai illustra con foto, disegni e grafiche la storia del marchio iniziata nel 1954 con il primo piumino.

Remo Ruffini

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Down Duvet Jacket
Down Duvet Jacket

Nel 2003 Remo Ruffini, Presidente e Amministratore Delegato del brand, rileva Moncler. Ruffini disegna la strategia del piumino globale, dando forma a un ventaglio di inattesi raggiungimenti estetici, funzionali, tecnologici e di elevata qualità, in un armonico bilanciamento fra montagna e città. Il duvet con Moncler diventa iconico, un classico del guardaroba contemporaneo che si pone oltre le tendenze, allargando i confini del marchio fino a comprendere tutte le stagioni dell’anno.

Collaborazioni e campagne pubblicitarie

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz
Campagna pubblicitaria autunno/inverno 2016/2017. Scatto di Annie Leibovitz

Dal 2004 l’azienda inizia una strategia di consolidamento dell’identità con una serie di collaborazioni eccellenti con marchi icona della moda, tra le quali Junya Watanabe e Comme des Garçons.

Nello slancio innovativo che contraddistingue Moncler anche le campagne pubblicitarie perseguono l’unicità come segno distintivo. All’inizio, nella fase del rilancio con l’arrivo di Remo Ruffini, le campagne pubblicitarie erano centrate sul prodotto e sulle origini del Brand per trasferirne l’heritage. Successivamente le campagne si sono concentrate sul Brand, e sono state firmate da maestri dell’obiettivo come Bruce Weber e Annie Leibovitz. Ogni immagine impersona il DNA Moncler e sottolinea i valori dell’incontro tra l’arte fotografica e una natura che si trasforma in cultura.
Dal dicembre 2013 Moncler è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Milano.
Il Brand produce direttamente e distribuisce le collezioni abbigliamento e accessori a marchio Moncler tramite boutique dirette e attraverso i più esclusivi Department Store e multimarca internazionali.
La presenza nei più importanti multibrand store e Department store del lusso e la selettiva localizzazione dei negozi retail nelle più prestigiose vie commerciali e località resort, assieme ad uno store concept distintivo e sempre coerente con il DNA di Moncler sono chiare espressioni dei valori e della filosofia del Brand. Moncler ha da sempre posto nel cliente il pilastro cardine di ogni decisione strategica, ulteriormente rafforzatosi nel 2016 con l’avvio di un importante progetto di Retail Excellence.

Situazione attuale

Dizionario della Moda Mame: Moncler. Moncler collabora con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016
Collaborazione con Thom Browne. Capsule Collection USA Flag 2016

A fine 2017, il Gruppo ha registrato un fatturato di Euro 1.193,7 milioni, segnando una crescita a doppia cifra di tutti i principali indicatori economici, segnando un altro importante traguardo nella storia di successo di Moncler.

Il 20 febbraio 2018, Moncler ha presentato un nuovo capitolo creativo e di comunicazione del Gruppo: una visione del futuro, fruibile adesso. Una visione che supera la temporalità della stagione e stabilisce un dialogo quotidiano con il consumatore: Moncler Genius. Un hub di otto menti eccezionali che, operando insieme pur continuando a coltivare la propria individualità, hanno interpretato il Brand. Ognuno si è dedicato ad un singolo progetto che, interagendo con gli altri, definisce le varie sfaccettature dell’identità di Moncler.

FRANCESCA LIBERATORE

Francesca Liberatore, fondatrice dell’omonimo brand, nasce a Roma nel 1983. Dopo una formazione degna di nota, collabora con famosissime maison internazionali e si concentra sulla sua linea. Tra New York e Milano, il successo è strepitoso.

Indice

  1. Le origini
  2. Premi e riconoscimenti
  3. Impegno nel sociale
  4.  Ultime collezioni
    1. Primavera Estate 2018
    2. Autunno Inverno 2018/19
  5. Situazione attuale

Le origini

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. La stilista
La stilista

Francesca Liberatore nasce a Roma nel 1983. Dopo la laurea in Fashion Womanswear al Central Saint Martins di Londra, lavora negli uffici stile di famose maison. Tra queste: Viktor & Rolf ad Amsterdam, Jean Paul Gaultier a Parigi e Brioni Donna di ritorno in Italia.

Premi e riconoscimenti

In seguito, nel 2009 Francesca Liberatore vince grazie alla sua prima collezione individuale il concorso Next Generation, promosso dalla CNMI. Da allora, ha sempre preso parte alle sfilate di MMD.

L’estro creativo dell'”enfant prodige” giunge poi perfino nei musei. Viene invitata ad esporre alla Permanente di Milano, alla Galleria Edieuropa di Roma, così come a Parigi, Londra, Tokyo, Canton, New York. L’eco del suo genio creativo giunge a San Pietroburgo, nella Kiev Fashion Week al Mytstestky Arsenal, nella Berlino Fashion Week, nel Warsaw Fashion Weekend al Soho Factory.

Dizionario della Moda Mame: Francesca Liberatore. Collezione primavera estate 2018
Collezione primavera estate 2018

Nel 2014 Francesca Liberatore è anche vincitrice del DHL Exported. Grazie a questo concorso mondiale, calca le passerelle del Salon del Lincoln Center, The Dock Skylight at Moynianh Station e del Gallery 1 di Clarkson Square.

Impegno nel sociale

Nel mentre, la stilista ha preso parte ad importanti iniziative come “a T-shirt for life” per la campagna UnicefVogliamo0” o per la campagnia “C4C” della Banca Mondiale riguardo cause e conseguenze dei cambiamenti climatici.

Ultime collezioni Francesca Liberatore

Primavera Estate 2018

Francesca Liberatore porta in passerella una collezione delicata e forte, ricca di contrasti. Perciò: tagli netti e decisi su tessuti fluidi e leggeri; stampe colorate accostate a pizzo metallizzato; stilemi del primo Novecento in armonia con l’eleganza contemporanea. Quindi, riflessi satinati e silver di tuniche geometriche screziate su silhouette total black stampate ad arte e trasparenze negli abiti da sera ricchi di pizzi e ricami sono i caratteri forti della sfilata.

Lunghezze midi e maxi per sete, cotoni, pizzo, jersey, satin, tulle e organza. Ancora, la palette di colori spazia tra i pastelli: glicine, rosa antico, rosso ceralacca, celeste polvere, canarino, cemento, carta da zucchero, beige, verde pisello, silver, verde palude. Tutto su basi bianche o nere.

Autunno Inverno 2018/19

In seguito, durante la Milano Fashion Week, Francesca Liberatore presenta una collezione che narra l’incontro tra due culture: quella occidentale e orientale. Questa sfilata è per lei il debutto milanese, dopo ben sette stagioni di grande successo portate a New York.

La sua sensibilità artistica e umana la portano a raccontare una terra misteriosa e ricca di contraddizioni. Dopo l’ultimo viaggio in Pakistan, in qualità di esperta internazionale con UNIDO, la stilista impara ad apprezzare la preziosità del ricamo locale, eseguito da ricamatori uomini, in aziende gestite da donne.

Quindi, il concept della collezione è ispirato da una femminilità estrema e regale, rafforzata da sciarpe in velluto, simbolo dell’abbigliamento pakistano. Il codice estetico della linea esplora tutto il mondo della designer romana. Racchiude il suo passato migliore attraverso check di parole che riverberano alla mente il soundtrack dei passati fashion show. Il mix di culture presenti nella collezione si esprime attraverso il pensiero di Francesca: lealtà e apertura verso l’altro.

I cappotti sartoriali sono stati realizzati in Sicilia grazie alla partnership con “I sarti italiani”, gli jaquard e i disegni su seta portano la firma di Puntoseta di Giuseppe Riccardi, Como. Ancora, la maglieria è stata prodotta in America grazie alla collaborazione con Designow, le pellicce sono state realizzate dal gruppo cinese Furmeyen con le pelli Sagafur e i ricami sono stati eseguiti dalle donne di Lahore.

La palette di colore è generosa. Le tonalità del celeste cielo, il grigio e il blu reale, accompagnano ricami sfarzosi in fili d’oro, valorizzando capispalla dal taglio maschile e gonne morbide e leggere.

Situazione attuale

Francesca Liberatore attualmente insegna in Italia e all’estero: all’Accademia Belle Arti di Brera, alla NABA Milano, all’Accademia Belle Arti di Roma, per importanti progetti per le Nazioni Unite come esperta internazionale, al GSC ad Amman (Giordania), nelle Università di Ho Chi Minh e Hanoi (Vietnam) e al Ministero della Produzione e Industria a Lima (Peru), ora a Eravan (Armenia).

Responsabile di importanti collaborazioni come con il Moulin Rouge di Parigi con le capsule collections Moulin Rouge by Francesca Liberatore, è supportata da importanti partnership internazionali. Tra queste: Swarovski Elements, Saga Furs, Moulin Rouge Paris, Puntoseta, Nafa, etc.

DELPOZO

Delpozo nasce a Madrid nel ’74 dalla mente creativa di Jesús del Pozo. Il brand, ora parte del Grupo Perfumes y Diseño, è portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda. 

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Delpozo
  3. La produzione
  4. Direttore creativo: Josep Font
  5. London fashion week 2018

Le origini

 Delpozo Le origini spagnole
Le origini spagnole

Delpozo nasce nel 1974 a Madrid, dalle sapienti mani dello stilista spagnolo Jesús del Pozo. Dopo quaranta anni di successi, di seguito alla morte del fondatore avvenuta nel 2011, il brand è stato acquisito dal Grupo Perfumes y Diseño. Il brand si fa portavoce dell’artigianalità e della tradizione artistica nel mondo della moda.

Lo stile Delpozo

Essere una voce fuori dal coro ha reso Delpozo un marchio dall’immagine immediatamente riconoscibile. La delicatezza e lo charme della famosa casa di moda spagnola fa fatto innamorare la first lady americana Melania Trump che, in diverse occasioni (come la visita ufficiale a Seul), ha indossato capi Delpozo.

Le tecniche di couture dell’azienda, consolidate nel tempo, hanno un’incredibile sensibilità moderna. La casa del prêt-à-couture si veste di elementi contrastanti: tradizionalità e modernità, elementi architettonici, ma anche organici. Delpozo ha sempre un approccio creativo al volume, al colore e alla silhouette; tecniche artigianali e ricami complessi sono presenti in tutte le collezioni.

Delpozo Le silhouette architettoniche
Le silhouette architettoniche

Nel 2018 la filosofia della Maison è “less is more“, a riecheggiare l’architettonicità del suo stile. Delpozo si destreggia tra equilibrio nelle proporzioni ed eleganza mai sfacciata, creando pezzi senza tempo.

La produzione

Le collezioni Delpozo sono realizzate in Spagna, in piccoli atelier. I pezzi sono così intricati e dettagliati che hanno bisogno di essere fatti da atelier che conoscono l’arte della lavorazione artigianale. Tuttavia, le scarpe sono prodotte in Italia.
Delpozo Materiali e colori
Materiali e colori

I tessuti di Delpozo sono sempre naturali: organza, popeline, tulle di seta, doppio crepe di lana, con qualche abbinamento con tessuti più moderni come PVC e crinoline. Le collezioni, tutte molto colorate, si riempiono di sfumature.

Il ricamo fatto a mano è magistralmente creato con i materiali più raffinati e d’avanguardia, utilizzando tecniche sia della Haute Couture che dell’Ecole Lesage di Parigi. La sapiente lavorazione artigianale e gli intricati dettagli applicati sono coerenti con la filosofia prêt-à-couture di Delpozo.

Direttore creativo: Josep Font

Josep Font è stato nominato Direttore Creativo di Delpozo nel 2012. Formatosi come architetto, ha iniziato la sua carriera presentando collezioni a Barcellona, Madrid, Tokyo e Parigi. Ha mostrato le sue collezioni couture a Parigi come membro ospite della Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Delpozo Josep Font, direttore creativo
Josep Font, direttore creativo

A poco più di cinque anni dalla sua nomina, Josep ha ottenuto un forte successo: è riuscito a rilanciare il marchio con focus internazionale. Ispirato dal couturier Pedro Rodriguez,lo stilista originario di Santa Perpetua de Mogoda, pone l’attenzione nel craftsmanship, pur mantenendo un twist moderno. Vista la sua formazione, le creazioni dello stilista si ispirano ad architettura organica (nelle sagome o nei dettagli floreali ), arte e natura. Questi tre elementi ritornano sempre nelle collezioni, stagione dopo stagione. L’arte in forma di danza come il balletto, pure.

London fashion week 2018

Dopo cinque anni di successi durante la settimana della moda di New York, Delpozo debutta a Londra con una sfilata che descrive l’autenticità del marchio.

Delpozo Debutto londinese
Debutto londinese

Lo stilista Josep Font focalizza l’attenzione sulla delicatezza dei colori pastello che addolciscono una silhouette minimalista. Il rosa celebra top over con maxi fiocco o, più semplicemente, long dress da sera con dettagli luminescenti sulle spalle.

La collezione autunno/inverno 2018-19 gioca sulle stampe come la mantella in pied-de-poule, i pullover a pois o le stampe floreali. I look, inoltre, sono accomunati da una corolla stilizzata in vita che enfatizza le volumetrie contenute degli abiti in seta e tulle e dei completi sartoriali dal taglio asimmetrico. La collezione esprime il glamour di una maison che punta sul luxury ma con discrezione, elogiando il purismo delle linee e la qualità dei capi.

PAUL&SHARK

Brand italiano di abbigliamento, fondato nel 1975 da Paolo Dini. L’azienda è specializzata in articoli da vela ad altissime prestazioni ed incredibilmente eleganti.

Indice

  1. Le origini
  2. L’icona
  3. Lo sviluppo del brand
  4. La tecnologia di Paul & Shark
  5. Mostre ed eventi
  6. 40° anniversario
  7. Progetti speciali
  8. Situazione attuale

Le origini

Paul & Shark Il Logo
Il Logo

L’azienda dello sqaletto, specializzata in abbigliamento da vela, fu fondata il 4 marzo del ’57 presso il laminatoio Maglificio Daco, nato nel 1921 e riaperto da Gian Ludovico Dini. Nove anni dopo, cambiò il nome in Dama S.p.A. I prodotti dell’azienda arrivarono in tutto il mondo, grazie soprattutto alle collaborazioni con Christian Dior e Balenciaga.

Nel ’57 la compagnia cambiò, finalmente, il nome in Paul & Shark. All’inizio degli anni ’70 Paolo Dini, primogenito di Gian Ludovico, si trovava in un laboratorio nel Maine, dove la vela di un vecchio clipper del XVIII secolo attirò la sua attenzione. L’iscrizione diceva “Paul & Shark”. Da quel momento, il brand si lanciò nel settore della moda sportiva con una collezione ispirata al mondo della vela.

L’icona

Paul Shark Pullover
Pullover

Nel ’78 nacque il famoso pullover C0P918, maglione da vela che diventerà vera icona dello stile Paul & Shark, noto anche per la sua confezione, una lattina di metallo usata a bordo delle navi come contenitore multiuso. Questo prodotto è stato l’inizio di una collezione di maglieria idrorepellente. Il brand entrò rapidamente a far parte del mondo della moda italiana, offrendo materiali tecnici ad alte prestazioni, la maggior parte dei quali brevettati proprio da Paul & Shark.

Il total look del brand comprende pantaloni, bermuda, costumi da bagno, giacche, blazer, calze, scarpe e ombrelli. Paul & Shark comprende anche prodotti di maglieria, di lana lavabile in lavatrice hi-tech (chiamata superwash), e di filato “total easy care” che si asciuga facilmente in uno spin-dryer domestico. Le linee più recenti sono state dedicate al golf, alla vela e al diving.

Lo sviluppo del brand

Nel 2010 Paul & Shark firmò una joint venture con Reliance Group per entrare nel mercato indiano: la società aprì un negozio di 1.100 mq nel DLF Emporio, lussuoso centro commerciale della capitale. Andrea Dini, proprietario e amministratore delegato, affermò che la più grande sfida in India sarebbe stata quella di coinvolgere i consumatori più esigenti.

Nel 2013 Paul & Shark debuttò nel settore occhiali, presentando una collezione di occhiali da sole Floating, realizzati in polipropilene leggero in grado galleggiare.

Nel 2014 continuò il piano di espansione globale: furono aperti diversi negozi (due a Mosca alla Galereja Moskva; il più grande flagship store a Instanbul; in Italia). Paul & Shark si prefissò anche l’obiettivo di rinnovare e ridisegnare i negozi esistenti, secondo il più nuovo concept di negozio al dettaglio.

La tecnologia di Paul & Shark

Paul Shark Tecnologia Typhoon 20000
Tecnologia Typhoon 20000

Nel corso degli anni, la compagnia Paul & Shark investì molte energie nella ricerca tecnologica, alla ricerca delle soluzioni più innovative che potessero essere adottate per i capi sportivi. I risultati furono molto appaganti: ancora oggi Paul & Shark possiede diverse tecnologie esclusive, tra cui il typhoon, tecnica brevettata con membrana ultramorbida e processo di produzione rivoluzionario. La collezione Typhoon fornisce le migliori prestazioni impermeabili e antivento tra i competitors, garantendo massimo comfort in ogni momento.

Lo Shield E.M.W è un taschino per cellulare progettato per proteggere il corpo dalle onde elettromagnetiche. Le ultime ricerche di Paul & Shark hanno prodotto una tecnologia tre-in-uno: 3 fili intrecciati in un unico filato conferiscono ai capi più resistenza.

Mostre ed eventi

Grande evento fu l’apertura del primo showroom milanese, il 16 gennaio 2015. Il luxury brand sportivo Made in Italy ha inaugurato ufficialmente il suo nuovo spazio in Via Ciovassino 3, nel cuore di Brera durante la settimana della moda uomo. Gli ospiti hanno potuto ammirare sia il nuovo showroom di 1.000 mq, sia le collezioni autunno/inverno 15/16, presentate con un vero e proprio set teatrale ispirato al mondo marino.

Paul Shark Blue Typhoon
Blue Typhoon

Arte, moda e la magia dei giochi di luce nell’acqua si fondevano alla perfezione nell’installazione Blue Typhoon, creata dal designer Moritz Waldemeyer per Paul & Shark. Il brand presentò le opere dell’artista eclettico durante la Design Week 2015, con un evento esclusivo ospitato negli eleganti spazi dello showroom milanese.

40° anniversario

Paul & Shark festeggiò 40 anni di successi internazionali con l’evento esclusivo Project 40, durante la settimana della moda uomo di Milano, nello showroom di Brera. Grazie alla collaborazione con Wallpaper, la rivista di design più apprezzata al mondo, moda e design sono stati gli ingredienti principali della sofisticato serata.

Il nuovo flagship store di Giacarta, inaugurato il 24 novembre 2016 già nel mood di Christmassy, ​​riflette pienamente la personalità forte e decisa del brand. Ampie nicchie illuminate si alternano a strutture in vetro dai classici colori Paul & Shark (blu e bianco ottico), a mò di netto contrasto tra presente e futuro. Situata all’interno del Pacific Place, la boutique ospita 85mq di collezioni uomo e donna.

Progetti speciali

Paul Shark Collaborazione con Alex Bellini
Collaborazione con Alex Bellini

Il 16 gennaio 2017 Paul & Shark ha presentato allo showroom di Milano la nuova collezione autunno/inverno 2017/18 e il progetto speciale FREEZETHEMOMENT. Profondi cambiamenti stanno avvenendo: Paul & Shark collabora con Alex Bellini, l’esploratore italiano che si avvierà per affrontare una nuova sfida solista sui ghiacciai più alti e impenetrabili del mondo.

Il viaggio di Alex sarà seguito e registrato giorno per giorno da Paul & Shark e postato sui social (Instagram, Facebook, Twitter e Youtube) e sul sito freezethemoment.it. Bellini durante la spedizione vestirà la capsule collection -40 (tre giacche tecniche, un pile e un paio di pantaloni disegnati per resistere alle temperature artiche e alle condizioni estreme dei ghiacciai). La partenza è prevista per il 20 gennaio da Jokulheimar (Islanda); Bellini proseguirà a piedi fino a Snaefelia, ultimo avamposto a ovest del ghiacciaio Vatnajökull. Per ricreare l’atmosfera del ghiacciaio islandese, gli ospiti hanno avuto la possibilità di ammirare la collezione incastonata in vetrine e totem che sembravano ghiacciai, in una soffusa foschia di fumo e luci blu.

Situazione attuale

Paul Shark Collezione 2017
Collezione 2017

Paul & Shark è disponibile in 73 paesi in oltre 280 negozi monomarca sparsi in tutto il mondo. L’azienda, a conduzione familiare, è ora gestita da Andrea Dini (terza generazione). Il brand è specializzato in abbigliamento sportivo altamente tecnologico ed è considerato green, poiché rispetta l’ambiente nelle varie fasi di produzione.

HERMÈS

Storica casa di moda francese specializzata in pelletteria, Hermès è uno dei marchi più prestigiosi nel settore del lusso. Di proprietà della quinta generazione, oggi è rinomata per le sue sciarpe, cravatte e borse, diventate ormai dei veri e propri status symbol. L’azienda, fondata nel 1837 da Thierry Hermès, nacque come laboratorio casalingo di imbracature per cavalli. Da qui il famoso logo della maison: il “Duc Attelé” che rappresenta un fantino con cavallo, in omaggio alla tradizione equestre. Dopo 40 anni, la seconda generazione trasferì l’azienda nell’attuale sede di Faubourg Saint Honoré. Ma fu il nipote di Thierry, Emile Maurice, che negli anni Venti indirizzò la trasformazione verso una realtà più appropriata per una casa di moda. Inizialmente, creavano piccoli oggetti in daino, ma nel 1927 venne lanciata una linea di gioielli ispirata al mondo equestre; nel 1929 fu creata la prima collezione Donna, su disegno di Lola Prusac. Gli anni Trenta furono gli anni degli indumenti che sarebbero diventati icone sia per la maison, sia per il mondo della moda, come la cintura ispirata ai guinzagli o la borsa creata su disegno di quelle usate per le selle. Stiamo parlando della famosa Kelly, un modello dedicato alla Principessa Grace di Monaco, la quale ha notevolmente contribuito al suo successo, quando è apparsa su ogni tabloid del secondo dopoguerra; la borsa divenne immediatamente un’icona e la sua eco risuona ancora oggi. Un’altra idea rivoluzionaria nel 1949: l’abito Hermeselle, in cotone stampato, che anticipava il concetto di prêt-à-porter, una sorta di abito ready made fatto su misura. Nel 1951, dopo la morte di Emile, la direzione dell’azienda fu assegnata ai suoi generi, Robert Dumas e Jean Guerrand. i tempi erano maturi per aumentare le entrate della società, in seguito al grande boom degli anni Sessanta e al forte interesse dei media e alla creazione dei primi profumi e sciarpe di seta; questo è anche il periodo in cui è stato creato il logo “Duc Attelé” e l’arancione è stato scelto come colore distintivo. Il decennio successivo fu caratterizzato dall’espansione economica e territoriale della griffe con l’apertura di nuovi negozi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Dal 1976, sotto la direzione di Jean Louis Dumas Hermès, figlio di Robert, la società è diventata una holding e ha avviato politiche di acquisizione principalmente nel settore tessile. Ha cercato di “innovare tenendo d’occhio la tradizione”, sicuro del valore storico del marchio e della reputazione costruita in oltre un secolo di attività. Le pubblicità presentavano giovani modelli che indossavano sciarpe preziose, nel tentativo di ringiovanire il marchio e renderlo più desiderabile per un gruppo più ampio di consumatori; i prodotti Hermès sono sempre più presenti nei negozi. Jeal Louis Dumas è anche l’uomo dietro un’altra famosa borsetta, la Birkin, un’icona per le fashioniste e un vero status symbol di oggi. La Birkin ha una lista d’attesa di oltre due anni e un costo che potrebbe anche superare i diecimila euro; il suo nome deriva dalla cantante Jane Birkin per la quale Dumas ha disegnato una borsetta nel 1984. Leggenda narra che i due fossero seduti accanto durante un volo e che Dumas ebbe la possibilità di ascoltare le sue lamentele sull’impossibilità di trovare una borsa adatta ai suoi bisogni. Questo è il modo in cui il particolare modello è stato creato ed è, proprio come Kelly, assolutamente personalizzabile e disponibile solo dopo una lunga lista d’attesa. Nel corso degli anni, diversi stilisti sono stati chiamati a guidare il reparto creativo per aiutare il rinnovamento nel rispetto della tradizione. Nomi come Catherine de Karolyi, Nicole de Versian (con un giovane Lacroix), Eric Bergère, Bernard Sanz, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Negli anni ’90, il team è stato guidato dallo stilista belga Martin Margiela, che resterà fino al 2003, quando lascia il suo posto a Jean Paul Gaultier. La collaborazione tra Hermès e “l’enfant terrible”, rafforzata anche dall’acquisizione di parte delle quote dell’azienda dello stilista dal marchio, durerà fino al 2010, quando Jean Louis Dumas muore. Sperando di rendere più commerciali le collezioni ed il marchio più contemporaneo, il nuovo proprietario Patrick Thomas, nomina Christophe Lemaire (che fino ad allora aveva dimostrato le sue capacità come head designer di Lacoste) a guida del reparto creativo. Oggi, la holding Hermès International guida un gruppo con oltre 26 affiliati; conta 250 negozi in tutto il mondo e completa le vendite attraverso circa 40 negozi altamente selezionati. La famiglia detiene ancora la maggioranza delle azioni della società, seguita dal gigante del lusso LVHM che ne detiene il 20%.