Coveri

Segni particolari, i colori: biglietto da visita di una moda che vuole trasmettere allegria, ottimismo, e che poi è stata la sua stessa filosofia di vita. I rossi rossissimi, i gialli senza pudore, gli aranci sfrontati, verde, fucsia e lilla in gara per sorprendere. Lui, ha l’anima da protagonista e il cuore da clown. L’Herald Tribune del ’78 scrive: "C’è ironia e senso del colore, in una delle più belle collezioni presentate a Parigi". Senso del colore che Coveri usa spesso anche per l’uomo, osando il rosa e il violetto nei blazer dai rever luccicanti. Contemporaneamente, è il re delle paillette, che percorrono abiti frizzanti: "Le paillette" commenta Le Figaro "stanno a Coveri come le catene a Chanel", mentre il settimanale Elle gli dedica la prima delle molte copertine, una semplice T-shirt dove il nome è appunto un autografo di paillette. Non a caso, si cita Parigi e il 1978: città e anno in cui sfila la sua prima collezione femminile alla Cour Carrè del Louvre, una sfida nella capitale dell’eleganza. Ci arriva giovanissimo, da Firenze (è nato a Prato), dove ha frequentato l’Accademia di Belle Arti, ha lavorato in teatro come scenografo e costumista ed è stato indossatore. Nel suo bagaglio c’è comunque già una fortunata esperienza di stilista per Touche, che inizia nel ’76 e dura 9 anni: periodo in cui ha modo di esprimere e di affermare il suo personale talento. È il lasciapassare per conquistare Parigi con una sola sfilata. L’appuntamento ormai diventa stagionale, e nell’87, Parigi gli consegna la grande médaille de Vermeil, mentre l’Italia lo promuove commendatore, prima dei 35 anni previsti dalla legge. È fitto il medagliere: attestati e riconoscimenti, anche internazionali, per premiare una moda all’adrenalina, che scuote spesso dal torpore la lunga settimana del prêt-à-porter francese e che gli garantisce clienti come Liza Minnelli, Joan Collins, Sophia Loren, Margot Hemingway, Vanessa Redgrave, La Toya Jackson, Bianca di Savoia. Un successo tira l’altro: nell’82 nascono le linee Sportwear, Jeans e Junior (fino ai 14 anni); nell’83 ecco l’Enrico Coveri Baby, seguita più avanti da Premiers Jours dedicata ai neonati. Nell’85 battezza You Young, etichetta per le giovanissime (subito un record di vendita), quindi vara la versione maschile. Firma il design per la casa, make-up, ogni tipo di accessori, abbigliamento sportivo, divertenti pellicce, profumi fra i quali il più famoso è Paillettes. Nel dicembre del ’90, la morte. È la sorella Silvana a prendere il timone manageriale e stilistico dell’azienda. L’affianca il figlio Francesco Martini (1975) che inizia nel 1996 a disegnare personalmente la linea You Young Coveri: provocazioni a gambe scoperte, gusto per i colori, per la maglieria jacquard vagamente folk, impazzite fantasie geometriche, pelle patchwork. Il tutto sotto una pioggia di paillette. Nell’autunno 1998, Martini ha generato scandalo, fra i colleghi contrari all’eccessiva spettacolarizzazione delle sfilate, portando in passerella una vasca trasparente piena di latte e dentro, in atteggiamenti di voluttuoso relax, Alessia Mertz, valletta televisiva. Dalla collezione per la primavera-estate 2002, Francesco Martini diventa responsabile creativo della corroborante griffe. Una sciarada di colori, sempre: anche fantasie impazzite, spesso rubate al mondo animale, o fantasie come espressione di autentica arte, ripresa dai pittori che meglio assecondano la sua moda. Sfilate prorompenti: non c’è trasformazione, ma continuità. E poi piccole provocazioni che irrompono nel quotidiano: altrimenti che Coveri sarebbe? Tante le idee divertenti che contagiano perfino gli accessori, trasformati in autentiche gag. Immancabili le paillette di casa: farne a meno sarebbe come offrire champagne senza le bollicine. Di certo non annoia questo ragazzo alto due metri: spia nelle strade umori e sensazioni, per ricercare e ricreare proposte destinate a una donna per vocazione libera. 

Anderson

Inizia il suo percorso nel mondo della moda frequentando la Intl. Academy of Merchandising and Design di Toronto. Conclusi gli studi, si trasferisce in Europa, dove si sperimenta sul campo. A Parigi, dalla maison Dior, ottiene il suo primo impiego come assistente designer, per poi arrivare in Italia, dove, per 3 anni, lavora nello studio stilistico di Enrico Coveri. Al termine di questa fase professionale, si dedica a numerose consulenze come free lance con aziende italiane e tedesche, tra le quali Gherardini e Caren Pfleger. Oggi, dopo l’ultima collaborazione che l’ha legato al Gruppo Rena Lange di Monaco come responsabile stilistico delle linee accessori e supervisore dello staff creativo del prêt-à-porter, ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza disegnando la collezione che porta il suo nome: è prodotta dalla Lesina di Padova per quanto riguarda gli abiti e dalla Elkay di Monza per la maglieria. Dice di disegnare per una donna concreta, che ama vestire in modo sobrio.