Helena Rohmer

Marchio di gioielli, dell’omonima creatrice. È nata a Madrid dove vive. Dopo gli studi in scienze politiche a Londra, torna in patria e decide di coltivare la vena artistica di famiglia. Il suo stile è sobrio, minimalista e, in breve tempo, i suoi gioielli cominciano a essere apprezzati non solo da un pubblico femminile, ma anche maschile proprio per questa semplicità. Conosciuta anche fuori dalla penisola iberica, ha creato gioielli per Paul Smith e Donna Karan.

Karan

Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia (madre, padre e zio vi lavoravano), decide di diventare stilista già da bambina. Dopo il liceo si iscrive alla Parson’s School of Design di New York. Passa l’estate del secondo anno presso Anne Klein & Co. per uno stage e viene successivamente assunta come assistente stilista. Nel 1974 muore improvvisamente Anne Klein e lei passa, a soli 25 anni, alla direzione stilistica della Casa. Nell’82 crea la "diffusion line" Anne Klein II, dove vi sono già segni dello stile pulito e moderno che distinguerà, due anni dopo, la collezione firmata con il suo nome (Donna Karan — cognome del primo marito sposato nel 1973 e divorziato poco dopo). Il lancio del proprio marchio è reso possibile dalla Takiyho inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co. La collezione, dinamica ed essenziale nello stile, introduce il suo concetto dei sette pezzi facili. Propone un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire a ogni ora della giornata la donna che lavora, a cui guarda con particolare attenzione e a cui si ispira. Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, non colore che lei considera una tela pronta a essere dipinta. Introduce il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti da portare fuori, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera. La versatilità e semplicità di questo capo hanno un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni ’80 (quando vi fu un rinato interesse alla forma fisica e quindi all’abbigliamento per metterla in risalto). Rimangono tipiche le sue forme avvolgenti per accentuare le linee e nascondere i difetti, come l’uso del cashmere preferibilmente nero, per stimolare i sensi.

Dalla fondazione del marchio sono state lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno. La linea più fortunata è la Dkny (primato di vendite): di medio costo, è mirata a una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante. Molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Esteé Lauder per la linea di cosmetici firmato nel 1997. Oggi l’impero Donna Karan comprende: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante allo sportivo, accessori, cosmetici e arredamento per la casa. Dall’inizio il secondo marito Stephan Weiss, sposato nel 1977, si occupa della gestione dell’azienda che oggi conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata alla borsa di New York. Negli anni ’90 la Karan abbraccia la filosofia New Age cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Dice: "Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima". Molto importante per lei il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: fa parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie. Ha vinto diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. La sua vecchia scuola, la Parson’s, le ha conferito una laurea ad honorem nell’87; vi torna regolarmente per tenere lezioni e siede nel comitato dei direttori. Sono stati scritti diversi libri su di lei, il suo stile e la sua ascesa a stilista di fama internazionale.

2001, aprile. La designer annuncia la vendita della Donna Karan International, per la cifra di 250 milioni di dollari: l’acquirente è il gruppo francese Lvmh che aveva già acquisito la "licence holding company" di Donna Karan. La spesa totale è di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del marchio rimane localizzato a New York. La dichiarata intenzione di Lvmh è di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza.
2003, maggio. Donna Karan International annuncia che non produrrà una collezione di men’s wear per la prima volta dal varo del marchio nel 1992.

Alom Gur

Dopo essersi distinto negli studi effettuati al celeberrimo Saint Martin’s College, il giovane designer residente a Londra ha collaborato con Donna Karan, per cui disegnava la linea di abiti da sera, Roberto Cavalli, Chloé e Nicole Fahri per poi giungere al lancio della collezione che porta il suo nome nel 2005: un mix sapiente di elementi desunti dalla tradizione orientale e occidentale per ridefinire il concetto di "bello" giocando con volumi dalle nuove proporzioni e abbinamenti cromatici innovativi.

Francer

Nato a Subotica, al confine con l’Ungheria. Ha studiato all’Accademia delle Arti Applicate di Belgrado e ha completato la sua formazione alla Parson’s School of Design di New York. Nel corso della sua carriera, non si è dedicato solo alla moda. Per esempio, ha curato la parte iconografica di alcuni libri dedicati a Simone de Beauvoir e alla Parigi degli anni ’30 e ’40; ha disegnato costumi e scenografie per il teatro. La sua fama nella moda è legata soprattutto al marchio Donna Karan, per il quale ha lavorato dal 1987 all’inizio del 2000 (collezione uomo e donna per la prima linea e per la Signature Collection). Per tre stagioni, a partire dalla collezione per la primavera-estate 2001, è stato chief designer-creative director del Gruppo Maska. Dalla stagione primavera-estate 2003, firma una linea con il suo nome, prodotta dalla Fin.Part.