DONNA KARAN

Famosa stilista americana, ha creato numerosi brand: l’omonimo Donna Karan New York, il brand d’abbigliamento DKNY e quello di lifestyle Urban Zen.

Indice

  1. Le origini
  2. Anne Klein
  3. Lo stile
  4. DKNY
  5. LVMH rileva Donna Karan International
  6. DKNY PR Girl
  7. Lo sviluppo del brand
  8. LVMH vende DKNY
  9. Situazione attuale

Le origini

Donna Karan
Donna Karan

Donna Karan is an American designer, born as Donna Faske in Forest Hills, Long Island in 1948. She decided to become a designer when very young, having been surrounded by the world of fashion from childhood, her mother, father, and uncle all worked in the industry. After high school, she attended the Parson’s School of Design in New York. She spent the Summer of her second year, working for Anne Klein & Co. She was later hired as their assistant designer.

Donna Faske, ovvero Donna Karan, è una stilista americana, nata a Forest Hills, Long Island, nel 1948. Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia (madre, padre e zio vi lavoravano), decise di diventare stilista già da bambina. Dopo il liceo si iscrisse alla Parson’s School of Design di New York. Trascorse l’estate del secondo anno come stagista presso Anne Klein & Co., dove venne successivamente assunta come assistente stilista.

Anne Klein

Donna Karan da Anne Klein, 1980
Donna Karan da Anne Klein, 1980

Nel 1974 Anne Klein morì improvvisamente e Donna Karan, a soli 25 anni, passò alla direzione stilistica della Casa. Nell’82 creò la “diffusion line” Anne Klein II, nella quale si potevano già scorgere i segni dello stile pulito e moderno che contraddistinguerà, due anni dopo, la collezione firmata a suo nome, Donna Karan (cognome del primo marito sposato nel 1973 e da cui aveva divorziato poco dopo). Il lancio del nuovo marchio fu reso possibile dalla Takiyho inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co.

Lo stile

La collezione, dinamica ed essenziale nello, introdusse il concetto di Donna dei sette pezzi facili. Propose un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire ogni ora della giornata la donna lavoratrice, a cui Donna guardò sempre con particolare interesse. Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, il non-colore che Donna considera come tela pronta a essere dipinta. Introdusse il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti, da indossare fuori, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera.

Donna Karan DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990
DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990

La versatilità e semplicità di questo capo ebbero un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni ’80 (quando vi fu un rinato interesse alla forma fisica e quindi all’abbigliamento per metterla in risalto). Rimasero tipiche le sue forme avvolgenti per accentuare le linee e nascondere i difetti, così come l’uso del cashmere preferibilmente nero, per stimolare i sensi. Sin dalla fondazione del brand erano state lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno.

DKNY

In 1988 Karan extended her women’s ‘Donna Karan New York’ line by creating a less expensive clothing line for younger women, called DKNY. DKNY is the most successful line proved through record of sales. It is medium expensive with a target young, active, urban clientele who appreciates a casual elegance.

Nell’88 Karan ampliò la linea donna “Donna Karan New York” creando una linea di abbigliamento più cheap per le donne più giovani, la DKNY. Diviene presto la linea più fortunata, registrando il primato nelle vendite: di medio costo, è mirata a una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante.

Donna Karan DKNY campagna pubblicitaria, 1990
DKNY campagna pubblicitaria, 1990

Molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Esteé Lauder per la linea di cosmetici, firmato nel ’97. All’epoca l’impero Donna Karan comprendeva: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante al casual, accessori, cosmetici e arredamento per la casa. Il secondo marito, Stephan Weiss, sposato nel ’77, si occupava della gestione dell’azienda che conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata sulla borsa di New York. Negli anni ’90 la Karan abbracciò la filosofia New Age, cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Affermò:

“Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima”.

Molto importante per lei il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: entrò a far parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie. Vinse diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. Il suo vecchio college, la Parson’s, le conferì una laurea ad honorem nell’87; ivi tornava regolarmente per tenere lezioni, sedendo nel comitato dei direttori. Sono stati scritti diversi libri su di lei, sul suo stile e sulla sua ascesa a stilista di fama internazionale.

LVMH rileva Donna Karan International

Ad aprile 2001, la stilista annunciò la vendita di Donna Karan International, per la cifra di 250 milioni di dollari: l’acquirente era il gruppo francese Lvmh, che aveva già acquisito la “licence holding company” di Donna Karan. La spesa totale fu di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del brand rimase a New York. La dichiarata intenzione di Lvmh era quella di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza. Nel 2002, DKNY rilanciò la linea d’abbigliamento per bambini in collaborazione con CWF (children worldwide fashion). I jeans DKNY si affiancarono alla campagna antidroga della Casa Bianca con la pubblicazione di un calendario in cui molte celebrità quale fosse il loro “anti-droga”. Tra le quattordici, musicisti e attori come Enrique Iglesias, Brendan Fehr e Jay Hernandez.

Donna Karan DKNY collezione autunno/inverno 2003
DKNY collezione autunno/inverno 2003

A maggio 2003 Donna Karan International annunciò che non avrebbe prodotto una collezione maschile per la prima volta dal 1992. Per la Fashion Week 2003 DKNY presentò una sfilata in cui la donna, protagonista, veniva mostrata in tutte le sue diverse sfaccettature: la studentessa, la donna in carriera, la preppy e la punk. L’anno 2003 portò sulle passerelle le strade della dinamica New York City; la collezione primaverile fu una rivisitazione dell’abbigliamento retrò. DKNY ospitò la Vanity Fair “In concert” a beneficio di Step Up Women’s Network: anche la musicista Mya e l’attrice Chloe Sevigny parteciparono all’evento alla Hammerstein Ballroom di New York. Il primo flagship store in Giappone venne aperto a Omotesando, Shibuya Ward, Tokyo.

Nel 2004 la società rilanciò la collezione uomo e la location così anticonvenzionale dello spettacolo DKNY rese questo uno degli anni più straordinari della storia del brand. La collezione uomo/donna era dedicata agli abitanti urbani, ambiziosi, frenetici: i newyorkesi. Donna Karan International e Luxottica Group S.p.A. firmarono un accordo di licenza quinquennale per la progettazione, la produzione e la distribuzione mondiale di montature da vista e occhiali da sole Donna Karan e DKNY.

Nel 2005 Donna Karan fu premiata con il “Lifetime Achievement Award“; da quell’anno venne reso possibile anche lo shopping online delle linee DKNY, direttamente sul sito web dell’azienda. I prodotti spaziavano da abbigliamento donna/uomo, accessori, scarpe, abbigliamento bambino e alla collezione PURE.

Mark Weber, ex chief executive officer di Phillips-Van Heusen, fu nominato direttore creativo di Donna Karan International, in sostituzione di Jeffry Aronsson. Lo show DKNY fu ancora un gran successo: la collezione primavera 2006 venne presentata nel Classic Car Club di Manhattan, dove gli abiti erano presi in prestito dallo stile anni Sessanta.

Dopo la morte per cancro del marito, avvenuta nel 2001, Donna sentì il bisogno di convincere i medici a prendersi più cura del paziente, non solo della malattia: nel 2007 fondò, così, la Urban Zen. Inoltre, ad agosto, lanciò la sua prima collezione con Stardoll, una community online per gli amanti della moda donna. Nella primavera 2008, tornarono gli anni Settanta con le loro iconiche tute, riportate in auge con energia e ottimismo.

DKNY PR GIRL

Donna Karan Aliza Licht
Aliza Licht

Donna Karan fu uno dei primi brand di lusso ad entrare a far parte dei social media nel 2009. La DKNY PR girl su twitter così come su tumblr, gestita da Aliza Licht, divenne ben presto un forte mezzo per coinvolgere i consumatori e rispondere alle loro richieste. Per festeggiare il ventesimo anniversario del brand, si decise di presentare una nuova collezione di borse e di presentare sette nuovi pezzi ogni stagione, a partire dall’autunno. Le celebrazioni continuarono; la sede della collezione primavera 2009 fu trasferita dalla solita unica stanza al Bryant Park. Questa stagione dovette molto allo street wear: collezione dopo collezione DKNY abbracciava sempre di più l’idea della “fast fashion“, indumenti base da indossare con un pizzico di estroso divertimento.

Nel 2010 DKNY era ormai divenuta parte essenziale del guardaroba di ogni ragazza, un vero e proprio mix di stile madre-figlia. Il disegno di DKNY del buy now-wear (compra e indossa) fu protagonista fino all’autunno e alla primavera 2010. Donna Karan vinse il prestigioso Clinton Global Citizen Award nel 2010, a riconoscimento dell’impegno con Urban Zen Haiti Artisan Project. Fu anche premiata con il Gordon Parks Foundation Award per l’utilizzo di mezzi creativi per cambiare ed educare il mondo.

Lo sviluppo del brand

A inizio 2012, DKNY aprì i primi negozi in Cina e in Russia. Il brand, per avere un dialogo più diretto con le sue giovani fashion-lover fan, si presenta tramite una nuova applicazione di Facebook, che consentiva agli utenti di seguire la creazione degli abiti dall’inizio alla fine. L’app Facebook Atelier offriva agli appassionati del brand l’opportunità di conoscere meglio i loro abiti preferiti.

La #UK2012 era una campagna iniziata per convincere alla riapertura del negozio londinese: DKNY contattò 50 influencer a cui chiese di postare con l’hashtag # UK2012. #UK2012 divenne tendenza, soprattutto su Twitter, e senza essere supportata da accordi monetari, tanto che venne citata dal Wall Street Journal come campagna di enorme successo.

Fall menswear DKNY presented its latest menswear collection at the glass-walled Nasdaq Market Site building, the first men’s brand to do so. The collection showed a new detail with every jacket having an iPhone pocket hidden in it.

L’uomo dell’autunno di DKNY venne presentato all’ultima collezione, all’edifico vetrato Nasdaq Market Site; fu il primo brand uomo a farlo. La collezione mostrò un nuovo e inaspettato dettaglio: ogni giacca prevedeva una tasca ben nascosta, dimensione iPhone.

During the 2013 MET Gala, an event to which most people do not have live access, DKNY made its own Twitter Ball to invite consumers to view the live stream with the brand. The online event tagline was “if you’re not invited, you’re invited.” The event generated 408 user tweets mentioning @DKNY, @VogueMagazine and #METGala . Vogue also streamed @DKNY tweets on its Web site during the night.

Per il MET 2013, evento con partecipanti scelti, DKNY creò il Twitter Ball, che diede ai suoi follower la possibilità di vedere l’evento in live streaming. Lo slogan, la tagline online dell’evento era “if you’re not invited, you’re invited” (se non sei invitato, sei invitato). 408 furono i tweet per l’occasione: taggavano @DKNY, @VogueMagazine e #METGala. Persino Vogue tweettò @DKNY sul suo sito durante la notte.

Donna Karan Installazione a Time Square
Installazione a Time Square

DKNY utilizzò numerose installazioni d’arte per pubblicizzarsi in diverse città: commissionò 10 artisti di diversa provenienza (New York, Londra, Parigi, Milano, Dubai, Kuwait City, Hong Kong, Shanghai, Seoul e Tokyo), ai quali fu richiesto di creare delle opere che rappresentassero, reinterpretandola, New York. DKNY ha anche lanciato un’app in realtà aumentata (iOS e Android) che permette agli utenti di scattare foto di tali opere per poi vederle in un video contestualizzato. Per coinvolgere ancora di più il suo pubblico, un’opera d’arte tridimensionale di 10×13 piedi venne portata a spasso per Londra, in tre destinazioni tutte da scoprire. Per raggiungere l’opera gli utenti dovevano cercare gli indizi su Twitter e Facebook.

Questa forte campagna pubblicitaria di branding ebbe sicuramente riscontri sulle vendite: DKNY presentò la collezione #dknyarts: tutto stampato, borse, sciarpe e altri oggetti.

Donna Karan Cara Delevingne per la collezione 2014
Cara Delevingne per la collezione 2014

Il 2014 vide Cara Delevingne come testimonial della capsule collection: per scegliere gli altri modelli che avrebbero posato con Cara a New York, venne bandito un concorso su Instagram. A sole 12 ore dall’annuncio del contest, gli hashtag dedicati erano più di 23.000.

DKNY celebrò il suo 25° anniversario riproponendo, rivisitati, alcuni dei più grandi successi del brand, come l’abito scollato sulla schiena reso tanto famoso da Carrie Bradshaw. DKNY venne lanciata sul mercato mediorientale da una capsule collection, proprio nel periodo del Ramadan. Collaborando con celebrità molto famose, DKNY riuscì a rendere il suo pubblico sempre più ampio.

LVMH vende DKNY

LVMH accettò di vendere Donna Karan International al G-III Apparel Group per 650 milioni di dollari. A giugno 2015 Donna Karan lasciò il brand, seguita da Aliza Licht, che abbandonò DKNY PR. Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne furono nominati direttori creativi di DKNY, mentre Hector Muelas divenne Chief Image Office di Donna Karan International. Oltre a questi enormi cambiamenti, venne anche ridisegnato il logo: presentato nella primavera 2016, il font Franklin Gothic sostituiva il carattere blocky.

Donna Karan I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne
I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne

Chow e Osborne vollero mantenere l‘identità del brand e il suo essere marchio maturo di abbigliamento femminile. Decisero anche che il 40% del budget totale investito per i dei media sarebbe stato rivolto solo ed esclusivamente al digitale, passo significativo per un brand che, nel 2015, aveva investito nel digitale solo il 5%.

La società partecipò alla serie NEW INC, parte del progetto New Women’s, in collaborazione con il New Museum, che forniva supporto alle artiste donne. Inoltre, venne presentato il progetto Experiential Bus Tour in occasione del lancio del profumo #BeTempted: il tour promozionale attraversò il Regno Unito regalando un’esperienza fotografica personalizzata a bordo.

Situazione attuale

Donna Karan Campagna pubblicitaria DKNY 2017
Campagna pubblicitaria DKNY 2017

Nel 2017 Bella Hadid diventa musa della nuova campagna DKNY. Un nuovo accordo di partnership viene concluso con la Divisione Black & White di Farfetch; DKNY continua a volere una partecipazione e connessione su più livelli con il suo pubblico. I direttori creativi, Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, hanno lasciato la società a gennaio, così come all’amministratore delegato DKI Caroline Brown.

DKNY sta rilanciando il suo sito per aumentare l’utilizzo dell’e-commerce, sfruttando la tecnologia Farfetch: navigazione intuitiva, messaggistica personalizzata, liste dei desideri, home page localizzata e piattaforma mobile di grande reattività offrono un’esperienza completa e facile, spedizioni in giornata a New York, Londra, Las Vegas, Los Angeles e Manchester.

Helena Rohmer

Marchio di gioielli, dell’omonima creatrice. È nata a Madrid dove vive. Dopo gli studi in scienze politiche a Londra, torna in patria e decide di coltivare la vena artistica di famiglia. Il suo stile è sobrio, minimalista e, in breve tempo, i suoi gioielli cominciano a essere apprezzati non solo da un pubblico femminile, ma anche maschile proprio per questa semplicità. Conosciuta anche fuori dalla penisola iberica, ha creato gioielli per Paul Smith e Donna Karan.

Alom Gur

Dopo essersi distinto negli studi effettuati al celeberrimo Saint Martin’s College, il giovane designer residente a Londra ha collaborato con Donna Karan, per cui disegnava la linea di abiti da sera, Roberto Cavalli, Chloé e Nicole Fahri per poi giungere al lancio della collezione che porta il suo nome nel 2005: un mix sapiente di elementi desunti dalla tradizione orientale e occidentale per ridefinire il concetto di "bello" giocando con volumi dalle nuove proporzioni e abbinamenti cromatici innovativi.

Francer

Nato a Subotica, al confine con l’Ungheria. Ha studiato all’Accademia delle Arti Applicate di Belgrado e ha completato la sua formazione alla Parson’s School of Design di New York. Nel corso della sua carriera, non si è dedicato solo alla moda. Per esempio, ha curato la parte iconografica di alcuni libri dedicati a Simone de Beauvoir e alla Parigi degli anni ’30 e ’40; ha disegnato costumi e scenografie per il teatro. La sua fama nella moda è legata soprattutto al marchio Donna Karan, per il quale ha lavorato dal 1987 all’inizio del 2000 (collezione uomo e donna per la prima linea e per la Signature Collection). Per tre stagioni, a partire dalla collezione per la primavera-estate 2001, è stato chief designer-creative director del Gruppo Maska. Dalla stagione primavera-estate 2003, firma una linea con il suo nome, prodotta dalla Fin.Part.