Cartier

Ha ormai più di un secolo e mezzo, ma la sua vitalità creativa non conosce flessioni e non ha perso il diritto a essere considerata la capofila mondiale nel gruppo delle grandi firme internazionali. Fu un piccolo laboratorio orafo a dare vita ai primi esemplari di una produzione che sarebbe stata apprezzata, qualche decennio più tardi, dalle corti reali di tutto il mondo. Nel 1847, Louis Franµois Cartier apre la sua prima bottega a Parigi, in rue Montorgueil. Dodici anni dopo, trasferitosi in Boulevard des Italiens, comincia a farsi apprezzare dalla clientela più prestigiosa ed esigente della capitale. Quando il figlio Alfred entra in azienda, la produzione ha un notevole sviluppo. Data al 1899 il trasferimento in Rue de la Paix, quando ormai la gioielleria Cartier aveva assunto grande notorietà. Un anno prima, nel ’98, il figlio di Alfred, Louis, aveva stretto una liaison particolarmente proficua con il bel mondo parigino sposando Andrée Worth, figlia del celebre sarto Charles Frédéric Worth. La gioielleria, situata a pochi passi dall’atelier di moda, attira l’interesse per i suoi straordinari pezzi creati in stile ghirlanda ispirato all’arte del XVIII secolo. Dopo il successo riscosso presso la corte inglese in occasione dell’incoronazione di Edoardo VII che, proprio allora, a proposito di Cartier, pronunciò la celebre frase "roi des joailliers parce que joaillier des rois", viene inaugurata una succursale a Londra in New Burlington Street, sotto la direzione di Jacques Cartier, fratello minore di Louis. È il 1902. A Pierre viene, invece, affidato nel 1908 il negozio di New York di Fifth Avenue. Risalgono a quei primi anni del ‘900 gli orologi più famosi: Santos, realizzato nel 1904 per l’aviatore Alberto Santos-Dumont, Tonneau (1906) e Tortue (1912). Louis è l’anima del gioiello Cartier di cui plasma l’immagine grazie alla sua sensibilità artistica, alla sua curiosità intellettuale, al suo gusto creativo che non conosce confini né culturali né geografici. Gran viaggiatore, frequentatore di salotti mondani, è uomo dal piglio disinvolto e aristocratico. Dal 1907, abbandonando il genere ghirlanda, inventa motivi geometrici che precorrono il Déco. Suggestionato dall’arte orientale, dai Balletti Russi, portati a Parigi da Diaghilev, dalla moda neoegizia imperante nei primi anni ’20, conduce a compiuta realizzazione lo stile Cartier. Insieme ai gioielli in onice, cristallo di rocca, smalto, corallo, brillanti, pietre preziose, nascono i celebri "orologi misteriosi", capolavori di virtuosismo tecnico giocati sulle magie cromatiche delle pietre dure.

Negli anni ’30, è la volta delle creazioni Tutti Frutti: protagoniste sono le pietre preziose di colore. Si è nel frattempo affiancata a Louis, per la progettazione, Jeanne Toussaint, creatrice di grande talento che avrebbe firmato molti pezzi celebri: dalle trousse ai portasigarette, dagli orologi ai gioielli. Celebri la spilla a forma di fenicottero del ’40 e la spilla Panthère del ’49, create entrambe per Wally Simpson, Duchessa di Windsor. Dal ’45, dopo la scomparsa di Louis e di Jacques, al vertice del Gruppo, come presidente, sale Pierre Cartier che mantiene la carica fino alla sua morte nel ’64. Ne raccoglie il bastone di comando Robert Hocq. Più tardi, gli subentra Alain Dominique Perrin che è ancora al timone dell’azienda e che commercialmente l’ha aperta anche a una clientela più giovane. Nell’81, la Maison lancia il profumo Must e i prodotti di pelletteria deluxe. Sono firmati Cartier gli Spadini degli Accademici di Francia. Nel 1988, con l’istituzione del Gruppo Richemont, ha inizio una politica di acquisizioni: fra gli altri, vengono annessi i marchi d’orologeria Baume & Mercier, Piaget, Dunhill, Panerai, Vacheron Constantin. Nel ’94 la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, a dieci anni dalla sua creazione, viene trasferita a Parigi in Boulevard Raspail, negli spazi progettati dall’architetto Jean Nouvel, dove continua un’intensa attività volta all’organizzazione di mostre e manifestazioni culturali d’avanguardia. Nel ’97 Cartier festeggia il suo centocinquantesimo anniversario con la grande retrospettiva Cartier 1900-1939, presentata al Metropolitan Museum of Art di New York, al British Museum di Londra e in altre prestigiose sedi. Il Gruppo Richemont possiede dal ’99 il marchio di gioielleria parigino Van Cleef & Arpels. Nel 2000 acquisisce, inoltre, il Gruppo Lmh, che conta marchi di orologeria come Jaeger LeCoultre, Iwc e A. Lange & Sohne. Cartier, che è presente in tutto il mondo con più di 200 boutique, ha celebrato nel 2002 la sua liaison con l’arte e la cultura organizzando, sotto la direzione artistica dell’architetto e designer Ettore Sottsass, al Vitra Design Museum di Berlino e a Palazzo Reale a Milano, la mostra Il design Cartier visto da Ettore Sottsass, più di duecento fra gioielli, orologi, accessori e oggetti preziosi. 

Dinh Van Jean

Nel 1965 si mette in proprio, dopo un lungo apprendistato nei laboratori parigini di Cartier. Non è un debutto in sordina. Ha successo tanto che Cartier New York lo chiama per una linea di gioielli e gli dà dignità di firma. Lavora per Cardin. È del ’76 il suo primo negozio nella parigina rue de la Paix. La sua più celebre creazione è forse Pi, un disco d’oro forato al centro: lo si porta al collo con una stringa di cuoio.