Buccellati

Gabriele D’Annunzio lo chiamò "Principe degli orafi" e gli predisse che sarebbe passato ai posteri come "Mastro Paragon Coppella". A testimonianza di questa amicizia resta un nutrito carteggio intitolato Caro Mario e pubblicato dalle edizioni Scheiwiller. Ma il poeta non fu il suo unico celebre estimatore. Buccellati ha annoverato fra i suoi clienti le famiglie reali d’Italia, Spagna, Belgio, Egitto, la regina d’Inghilterra, le corti Vaticane di Pio XI e Pio XII. Ancora ragazzino, va "a bottega" a Milano in largo Santa Margherita da Beltrami e Besnati, tra i più importanti orefici del tempo. Nel 1919 ne rileva l’attività, dandole il suo nome. I suoi monili prendono spunto dalle opere cinquecentesche, dai merletti di Burano, dai tessuti di trina, mentre originali soluzioni tecniche ne caratterizzano la fattura. Accanto ai gioielli, cesella anche pochette, portacipria, portasigarette, vasi e coppe. Alla sua morte, l’attività viene portata avanti da quattro dei suoi cinque figli: Lorenzo che opera a Milano, in via Montenapoleone e a Firenze; Luca che si occupa del negozio di New York sulla 51ma Strada; Federico di quello a Roma (esiste dal ’25) e Gianmaria di quello a Parigi. Ognuno di loro conduce un’attività propria, assolutamente indipendente per scelte commerciali e per gestione aziendale.