Bellucci

Ha sede a Prato. È nata nel secondo dopoguerra per produrre cardati con lane rigenerate. I celebri stracci pratesi segnano per il Lanificio Mario Bellucci l’inizio del successo nei primi anni ’50. Gli stracci venivano dagli Usa, paese allora sprecone. Selezionati manualmente dai cenciaioli e lavorati, consentivano di produrre pesanti cardati per cappotti, allora molto richiesti. L’aumento dei costi della mano d’opera artigiana, i costi più accessibili delle fibre nobili di lana, il gusto del bello hanno fatto quasi scomparire i tessuti di recupero. Il Gruppo, che svolge l’intero ciclo produttivo dalla filatura all’orditura, dalla tessitura al finissaggio, ha saputo trasformarsi, mantenendo posizioni di vertice per lo stilismo qualificato, le alte quote di lane australiane, lini, sete, cotoni, viscose, tutte sottoposte ad accurati controlli di qualità. Qualche dato numerico: messi in fila i fatturati di ’96, ’97, ’98, fanno un terno appetibile: 54, 59 e 63 miliardi. La produzione annua, nel ’98, ha raggiunto i 3,6 milioni di metri. Il mercato di riferimento è quello delle grandi dimensioni: Max Mara, Marzotto, Vestebene; gli stranieri Hugo Boss, Donna Karan, Marx & Spencer, Zara Inditex.