K-WAY

Marchio parigino della rivoluzionaria giacca a vento, leggera, impermeabile e ripiegabile in un comodo marsupio. Oggi si è evoluto grazie al contributo di BasicNet.

Indice

  1. La nascita
  2. Origine del nome
  3. Pirelli
  4. BasicNet
  5. La situazione attuale

La nascita

Il marchio K-Way nasce a Parigi nel 1965. Durante una giornata di maltempo, il giovane imprenditore Léon-Claude Duhamél – seduto sulla terrazza del Cafè de la Paix – osserva i passanti infagottati in pesanti abiti da pioggia, con le mani occupate a reggere ombrelli. Tra loro c’è una donna con due bambini, coperti da una specie di abito in nylon rosso. Duhamél prende un appunto sul proprio taccuino e, qualche tempo dopo, si chiude nel laboratorio del padre, che ha una piccola fabbrica a Pas-de-Calais, nel Nord della Francia.

Ne esce con una giacca a vento rivoluzionaria: leggera, comoda e impermeabile che, con il bel tempo, si ripiega in una tasca-marsupio e si lega intorno alla vita. Il prodotto è subito lanciato sul mercato francese e il primo anno di commercializzazione è boom: 250 mila pezzi venduti.

Origine del nome

Il nome K-Way deriva dall’utilizzo della giacca che, prima del lancio, viene chiamata “En cas de”, ovvero “In caso di”; espressione con cui Duhamél intende indicare un indumento sempre a disposizione in caso di pioggia o di vento. L’agente pubblicitario vuole però un suono anglofono; si giunge a un compromesso: la “K” (in francese, ka) ha la stessa pronuncia della parola “cas” (caso); “way” è invece una concessione alle preferenze americane dei consumatori. Il nome ha talmente successo che, nel 1979, entra nei dizionari della lingua francese e italiana come marchio registrato.

Pirelli

Per K-Way, gli anni Settanta sono caratterizzati dalla partnership con diverse squadre sciistiche e, negli anni ’80, grazie alla sua praticità, questo capo di abbigliamento è immancabile nel guardaroba dei giovani.

Il gruppo Pirelli acquista il brand nel 1990; due anni dopo, un incendio nella fabbrica di Harnes distrugge archivi e prodotti: buona parte della storia di K-Way viene così perduta. A un anno di distanza, il gruppo Pirelli cede il marchio alla banca d’affari So.PA.F. e, nel 1999, K-Way viene acquisito dalla milanese Multimoda Network, che decide di rivisitare il prodotto con materiali più innovativi. Questa scelta porta a un significativo aumento dei prezzi di vendita e, nonostante la creazione in collezione di nuovi capi sportivi, gli affari iniziano ad andare male. In breve, la produzione cessa del tutto.

BasicNet

Nel febbraio 2004 – ormai fuori dal mercato – K-Way entra nel portafoglio marchi del Gruppo BasicNet, che ripropone il modello-icona del brand, l’impacchettabile, realizzato con un tessuto traspirante più tecnologico. In pochi anni, il marchio viene rilanciato sul mercato globale grazie al Marketplace del gruppo torinese. Nel 2006 le nuove collezioni K-Way sono presentate alla Fiera Bread and Butter di Barcellona; nel 2010 apre a Torino il primo flagship store K-Way, completamente integrato al Web. Due anni dopo, arriva il primo store statunitense, a Soho, New York. Seguiranno altre aperture a Parigi, Roma, Londra, Seoul. Oggi i negozi a insegna K-Way nel mondo sono 46, di cui 29 in Italia (fonte: bilancio consolidato BasicNet 2017).

Nel 2014 – a dieci anni dall’acquisizione – viene lanciata la giacca K-Way di terza generazione. È il Le Vrai 3.0: stesso modello originale, ma realizzato con un tessuto ripstop ancora più tecnologico del precedente. Il successo è tale che K-Way Le Vrai 3.0 diventa una delle linee più importanti del marchio, arrivando a comprendere anche altre categorie di prodotto.

In occasione dei 50 anni del brand, al Salone di Ginevra 2015 viene presentata la nuova Fiat Panda K-Way.

Si intensificano, intanto, i co-branding: a quelli iniziali con Italia Independent, Versus Versace, Colette, Marc Jacobs si aggiungono i più recenti, dalle attitudini urban, come quello con Dsquared2.

La situazione attuale

Oggi i prodotti K-Way sono distribuiti in oltre 20 mercato del mondo, con un annuale aumento a 2 cifre delle vendite aggregate, che nel 2017 hanno superato i 60 milioni di euro (+ 12,1% rispetto al 2016). Le collezioni – oltre alle giacche – comprendono ormai una brand extension che include maglie, polo, T-shirt, pantaloni, gonne, felpe, borse, costumi da bagno e numerosi accessori.

SUPERGA

Superga è uno storico marchio italiano nato nel 1911 e oggi di proprietà di BasicNet. Famoso per le scarpe sportive vanta ambasciatrici del marchio del calibro di Chiara Ferragni e Rita Ora

Superga è uno storico marchio italiano nato nel 1911 e oggi di proprietà di BasicNet. Famoso per le scarpe sportive vanta ambasciatrici del marchio del calibro di Chiara Ferragni e Rita Ora

Indice

  1. L’inizio
  2. Pirelli
  3. BasicNet
  4. La situazione attuale
  5. Ambasciatrici Superga

L’inizio

Storico marchio italiano di calzature sportive, fondato a Torino nel 1911 dall’imprenditore italo-svizzero Walter Martiny, che importa dagli Usa la tecnica della vulcanizzazione della gomma naturale (caucciù), inventata a fine Ottocento dall’americano Charles Goodyear. La Walter Martiny Industrie Gomma – che in pochi anni cambierà il proprio nome in “Superga” – inizialmente produce pneumatici per auto e copertoni per bicicletta, pupazzi per bambini, stivali a tenuta stagna per l’agricoltura e altri oggetti in gomma.

Sposato con un’appassionata giocatrice di tennis, Walter Martiny nel 1925 crea la prima sneaker al mondo con suola in gomma naturale vulcanizzata: una scarpa da tennis con tomaia in cotone bianco che dà vita allo storico modello 2750, ancora oggi icona del brand. L’accostamento inedito dei materiali, il comfort e il design classico ma contemporaneo innescano il successo popolare della scarpa che per decenni – in particolare negli Anni Ottanta – si impone tra le calzature più vendute in Italia.

Pirelli

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Vecchie Superga blu

Nel 1951 il marchio Superga viene acquisito dalla Pirelli SpA e, negli Anni Settanta, la produzione di scarpe arriva a 12 milioni di paia l’anno. Nel 1993 Pirelli vende Superga alla banca d’affari So.Pa.F., ma per il brand sono anni difficili e le quote di mercato si riducono progressivamente, fino ad arrivare a una produzione di appena 250mila paia di scarpe l’anno.

BasicNet

Nel 2004 il Gruppo BasicNet – quotato alla Borsa italiana dal 1999 – diventa licenziatario mondiale esclusivo del marchio e lo rilancia. Nel 2007 Superga entra definitivamente nel portafoglio-marchi di BasicNet, azienda di abbigliamento, calzature e accessori fondata il 1° gennaio 1995 dall’imprenditore torinese Marco Boglione.

Il rilancio è globale. Nel 2011, il centenario del marchio coincide con le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, durante le quali il modello 2750 viene annoverato tra i “50 oggetti che hanno fatto l’Italia”, accanto a icone quali la Fiat 500 e la Vespa Piaggio.

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Superga in pizzo

Oggi Superga, oltre al mercato delle calzature casual, ha conquistato anche il segmento fashion. La storica 2750 – un tempo realizzata soltanto in canvas e in tinta unita – è declinata nelle fantasie e nei materiali più disparati, tra cui cachemire, felpa, spugna, lino, raso, pelle, macramè, tweed, paillettes, materiali metallizzati.

Accanto alle collezioni per donna, nel 2016 nasce la label Superga Sport, destinata ad accrescere le quote di mercato nel segmento uomo: scarpe da tennis con logo “a coda di rondine” che ripropongono i modelli indossati da campioni mondiali del tennis, come Adriano Panatta e Ivan Lendl, ripensate per un uso urban e streetwear.

La situazione attuale

A fine 2017 i negozi monomarca e gli “shop in shop” Superga® nel mondo salgono a 285, dei quali 63 in Italia.

Nel 2018 viene ufficialmente lanciato il “Sole System”: declinazioni-donna del modello 2750 che, oltre alla suola da 2 centimetri, propongono zeppe da 3, 4, 5 e 7. Nello stesso anno, la modella e icona fashion Alexa Chung diventa testimonial globale Superga.

Oggi Superga è presente in 100 mercati nel mondo con una distribuzione di 5 milioni di paia di scarpe all’anno e partner commerciali in tutti i continenti, dall’Australia alla Corea del Sud, dal Giappone al Sud Africa, passando per Sud e Nord America, Cina, Russia, Giappone, e naturalmente Europa.

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Superga ricamate con perle

Benché il bilancio 2017 si sia chiuso con una flessione sul mercato italiano – dovuto a una strategia di riqualificazione della base-clienti – che ha inciso sulle vendite globali facendo registrare un calo del 5,9%, nello stesso periodo il marchio Superga® è cresciuto in tutte le Americhe, in particolare Argentina (+99%), Cile (+94%), Brasile (+40%) e Usa (+27%); mentre – in Europa – si sono registrate crescite significative sul mercato inglese (+18%), i Paesi Nordici (+39%) e in Germania (+21%).

Nel primo trimestre 2018, la strategia di riqualificazione ha dato i suoi risultati: il trend ha subìto una netta inversione di tendenza, con vendite globali in crescita del 7,2% rispetto allo stesso periodo 2017.

Ambasciatrici Superga

Celebri in tutto il mondo le Ambasciatrici Superga: tra le più note, le top model Binx Walton e Suki Waterhouse, la cantante Rita Ora, la dj sudafricana Poppy Ntshongwana, l’attrice coreana Esom.

Fin dal suo rilancio nel 2007, il marchio Superga ha realizzato collezioni e co-branding assieme ai più importanti stilisti del mondo: uno su tutti, l’ex enfant prodige russo della moda Gosha Rubchinskiy; ma anche con designer in irresistibile ascesa come Danilo Paura. Numerose le collaborazioni con top influencer, da Chiara Ferragni a Caro Daur da Lizzy VD Ligt ad Alexa Chung, e con marchi famosi quali Walt Disney, Philosophy, Highsnobiety, Hydrogen, Collection Privèe, Max Mara, senza trascurare le co-lab con i concept store 10 corso Como e LuisaViaRoma.

ROBE DI KAPPA

Robe di Kappa è un brand di abbigliamento informale, destinato a chi vuole indossare nel tempo libero e nelle attività professionali i capi classici del casual di qualità, ma a prezzi accessibili.

Robe di Kappa – da non confondere con il quasi omonimo marchio Kappa – è un brand di abbigliamento informale, destinato a chi vuole indossare nel tempo libero e nelle attività professionali i capi classici del casual di qualità, ma a prezzi accessibili. Robe di Kappa è un brand di proprietà del Gruppo torinese BasicNet, la stessa azienda che detiene in portafoglio anche il marchio Kappa, che si rivolge però a un segmento di mercato completamente diverso: quello dell’abbigliamento, degli accessori e delle calzature activewear e streetwear.

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Logo di BasicNet, gruppo torinese proprietario del marchio Robe di Kappa

ROBE di KAPPA

Indice

  1. Gli inizi
  2. Le difficoltà economiche
  3. La ripresa
  4. La Polo
  5. Nello spazio
  6. Il logo
  7. Ambassador celebri

Gli inizi

Robe di Kappa nasce nel 1968 come costola del preesistente brand Kappa, creato nel 1956, che a quel tempo era un marchio di abbigliamento intimo – calze e underwear – di proprietà del Maglificio Calzificio Torinese, fondato nel 1916 dall’imprenditore Abramo Vitale.

Le difficoltà economiche

Dopo anni di solidità economica e di espansione commerciale, nel 1968 il Maglificio Calzificio Torinese versava in gravi difficoltà finanziarie. I magazzini erano pieni di magliette della salute invendute, a maniche lunghe e corte. Il fallimento era vicino. Si racconta che, un giorno a Parigi, il 23enne Maurizio Vitale – pronipote del fondatore e neo-amministratore delegato – si soffermò a osservare John Lennon durante un’intervista televisiva: indossava la camicia di un caduto in Vietnam. Il giovane Vitale capì che i tempi stavano cambiando e che tutti i giovani avrebbero voluto seguire l’esempio del proprio idolo, abbandonando l’abbigliamento formale – fino ad allora praticamente obbligatorio nelle università, sul lavoro e persino nel tempo libero – a favore di una moda informale e unisex.

La ripresa

Fu così che Maurizio Vitale fece tingere di verde militare le magliette invendute. Le sarte del Maglificio Calzificio Torinese ci cucirono sopra gradi e stellette. Grazie alla rete commerciale di Kappa, il nuovo prodotto conquistò l’Italia. Giuseppe Lattes, anziano presidente dell’azienda torinese, pur rallegrandosi per l’intuizione del giovane imprenditore, indicò quelle nuove magliette – stranissime ai suoi occhi – come “robe”. E Maurizio Vitale ebbe la sua seconda intuizione: era nato il marchio Robe di Kappa.

La Polo

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Celebre capo icona di Robe di Kappa, la Polo

Vitale individuò presto nella polo il capo d’abbigliamento adatto a rappresentare il nuovo brand: un prodotto che divenne subito icona e che – a 50 anni di distanza – resta il grande best seller del marchio, proposto a ogni stagione in decine di grafiche e colori, classici e nuovi. La polo Robe di Kappa è ancora oggi il risultato di un lungo e rigoroso processo industriale: il tessuto piqué viene ottenuto dalla lavorazione a nido d’ape del cotone, mentre le cuciture a incastro sulla spalla garantiscono nel tempo la vestibilità.

Dal 1968 a oggi, il marchio Robe di Kappa ha progressivamente abbandonato l’unisex a favore del total look, con collezioni che – oltre alla celebre polo – comprendono da molti anni anche maglie, maglioni, capi spalla, pantaloni, shorts, gonne, abiti, camicie, camicette, T-shirt e accessori. Il marchio Robe di Kappa è distribuito principalmente sul mercato italiano, attraverso più di 100 negozi monomarca. Alcuni sono di proprietà del Gruppo BasicNet; la maggioranza opera in franchising.

Nello spazio

Nel luglio 2017 una versione della Polo Robe di Kappa è stata “lanciata nello Spazio” come parte dell’equipaggiamento personale del team della Stazione Spaziale Internazionale: realizzata in EcoTech, una fibra vegetale che garantisce maggiore idrorepellenza e minore formazione di batteri, è stata sottoposta per due mesi a test di qualità, superati.

Il logo

Spesso il marchio Robe di Kappa viene confuso con il brand Kappa, che è invece destinato a un segmento di mercato molto diverso e che – a differenza di Robe di Kappa – è un marchio globale, presente in oltre 120 mercati nel mondo, nei 5 continenti.

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Il logo di Robe di Kappa

L’equivoco nasce certamente dal logo. Entrambi i brand, infatti, sono rappresentati dalla silhouette di un ragazzo e una ragazza seduti a terra, appoggiati schiena contro schiena con le gambe piegate. Più piccolo e discreto quello cucito sui capi Robe di Kappa; più grande ed “esploso” quello presente sulle collezioni Kappa. In tutti e due i casi, si tratta dell’unico logo nel settore dell’abbigliamento che rappresenti una figura umana, invece di un animale o un segno grafico.

Ambassador celebri

Il marchio ha avuto nel corso dei decenni Ambassador celebri, tutti immortalati con la Polo Robe di Kappa da altrettanto celebri fotografi (uno su tutti: Oliviero Toscani). Dall’allenatore di calcio Marcello Lippi al cantante e showman Elio (Elio e le Storie Tese); dall’idolo del Napoli Diego Armando Maradona al campione di F1 Jacques Villeneuve; dal fuoriclasse del motociclismo Loris Capirossi al presentatore televisivo Piero Chiambretti; dallo schermidore Andrea Baldini alla pallavolista Francesca Piccinini; passando dai fratelli dello sci italiano Matteo e Francesca Marsaglia alla signora internazionale del golf Diana Luna.

KAPPA

Kappa e Robe di Kappa, benché ritenuti erroneamente sinonimi,  sono due marchi ben distinti, che si posizionano in due segmenti del mercato dell’abbigliamento, accessori e calzature molto diversi tra loro. Entrambi i brand sono di proprietà del Gruppo torinese BasicNet.

Kappa e Robe di Kappa, benché ritenuti erroneamente sinonimi,  sono due marchi ben distinti, che si posizionano in due segmenti del mercato dell’abbigliamento, accessori e calzature molto diversi tra loro. Entrambi i brand sono di proprietà del Gruppo torinese BasicNet.

Indice

  1. Activewear
  2. Sponsorizzazioni attuali
  3. Mercato
  4. La situazione attuale
  5. Gli inizi
  6. Le sponsorizzazioni nel corso degli anni
  7. Il logo
  8. BasicNet

Activewear

Kappa è un marchio di abbigliamento, accessori e calzature per lo sport, con collezioni activewear che vanno dal calcio allo sci, dallo snowboard al golf, dal rugby alla scherma, passando per linee dedicate ad attività sportive assai diffuse, che abbracciano tutta l’area del training indoor e outdoor.

Sponsorizzazioni attuali

Oggi Kappa sponsorizza oltre un centinaio tra le più importanti squadre di calcio e federazioni sportive del mondo. Alle ultime Olimpiadi invernali PyeongChang 2018, Kappa ha vestito tutti gli atleti italiani in gara: sia quelli della Federazione Sport Invernali sia quelli della Federazione Sport del Ghiaccio, oltre all’intera Federazione Sci Sudcoreana. Kappa, inoltre, è sponsor degli Azzurri di scherma, canottaggio, golf, motociclismo, judo, karate, lotta libera e arti marziali.

Mercato

Accanto alle collezioni tecniche, negli ultimi anni Kappa ha conquistato una larga fetta del mercato fashion, nel segmento dello streetwear, grazie a due linee dall’impronta marcatamente urban: Kappa Authentic e Kappa Kontroll. È in questo ambito che si inseriscono le collaborazioni e i co-branding con i grandi nomi internazionali dello streetwear, tra cui il russo Gosha Rubchinskiy, l’argentino Marcelo Burlon, il collettivo parigino Faith Connexion, il designer italiano Danilo Paura; con il brand di moda sudcoreano Charm’s; con grandi retailer del fashion come Barneys New York e Opening Ceremony.

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Capo di activewear di Kappa

La situazione attuale

Oggi i prodotti a marchio Kappa sono presenti in oltre 120 mercati del mondo, nei 5 continenti, con vendite aggregate che superano il miliardo di dollari l’anno e più di 60 milioni di pezzi venduti.

Gli inizi

La storia di Kappa inizia nel 1956, quando uno stock fallato di calze “Aquila” – marchio di proprietà dell’allora Maglificio Calzificio Torinese (MCT), azienda fondata nel 1916 da Abramo Vitale – finisce per errore sul mercato. I negozi restituiscono la merce e il MCT, per ridare credibilità al prodotto, etichetta le nuove produzioni con la sigla “K” e la dicitura “Kontroll”: una parola dal suono tedesco per rafforzare nel consumatore il concetto di qualità certificata. L’operazione riesce alla perfezione. Da quel momento i clienti ordinano esclusivamente “le calze con la K”. In breve, la vecchia dicitura “Aquila” viene abbandonata e, nel lessico comune, Kappa diventa un marchio prima ancora di essere ufficialmente registrato. Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Kappa è ormai leader italiano nel settore delle calze e della maglieria intima.

Alla fine degli Anni Sessanta, da una costola del brand, nasce Robe di Kappa, dedicato non più all’abbigliamento intimo ma a quello casual. Nel 1978, Kappa torna alla ribalta come nome della neonata divisione tecnico-sportiva di Robe di Kappa: inizialmente Robe di Kappa Sport, subito divenuta Kappa Sport, e presto semplificata in Kappa, in brevissimo tempo torna a essere a tutti gli effetti un marchio a sé.

Le sponsorizzazioni nel corso degli anni

Nel 1979, primo in Italia, Kappa sponsorizza una squadra di calcio: la Juventus. L’anno successivo, diventa sponsor tecnico della Nazionale Americana di Atletica Leggera (USA Track & Field), che si presenta alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 e a quelle di Seul 1988 con il “logo degli Omini” su tutte le divise da gara. Nasce così la celebre Banda: il tape a ripetizione verticale di logo, a tutt’oggi il tratto iconico del marchio.

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Kappa divenne famose per le sponsorizzazione e la vestizione degli atleti nell’olimpiade del 1988 a Seoul

La “Banda con gli Omini” di Kappa diventa celebre in mondovisione grazie agli ori olimpici di giganti dell’atletica come Carl Lewis e Edwin Moses (Los Angeles ‘84) e alle performance sportive dell’affascinante velocista Florence Griffith (Seul ‘88).

Il logo

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Il famoso logo del marchio Kappa con gli omoni seduti

È certamente dalla caratteristica grafiche di questo logo che deriva la confusione tra i marchi Kappa e Robe di Kappa, benché quest’ultimo – a differenza del primo – sia distribuito quasi esclusivamente sul mercato italiano. Entrambi i brand, infatti, sono rappresentati dalla silhouette di un ragazzo e una ragazza seduti a terra, appoggiati schiena contro schiena con le gambe piegate. Più piccolo e discreto sui capi a marchio Robe di Kappa; più grande ed “esploso” sulle collezioni Kappa. In tutti e due i casi, si tratta dell’unico logo nel settore dell’abbigliamento che rappresenti una figura umana, invece di un animale o di un segno grafico. A parte una sola, ancorché parziale, eccezione: il logo di Ralph Lauren, che raffigura un cavallo con un giocatore di Polo.

BasicNet

Dopo anni di successi commerciali, nel 1994 il Maglificio Calzificio Torinese fallisce a seguito della morte prematura del suo amministratore delegato Maurizio Vitale, pronipote del fondatore Abramo. È l’imprenditore torinese Marco Boglione ad aggiudicarsi, all’asta fallimentare, i cespiti del MCT. Tra questi, i suoi tre marchi: Kappa, Robe di Kappa e Jesus Jeans.

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Veduta esterna della sede di BasicNet

Marco Boglione cambia il nome del MCT in BasicNet e ne rivoluziona il modello di business, sostituendo la precedente organizzazione verticale con un modello di impresa a rete, interamente fondato su Internet.  E rilanciando con successo, sul mercato globale, i marchi acquisiti: primo tra tutti, Kappa.

SEBAGO

Sebago è un marchio americano di calzature. Due i prodotti icona del marchio: il mocassino Penny Loafer e le scarpe da barca Docksides. Ora di proprietà di BasicNet

Indice

  1. Gli inizi
  2. La crescita del marchio
  3. Wolverine World Wild
  4. BasicNet
  5. Oggi

Sebago è un marchio americano di calzature. Due i prodotti icona del marchio: il mocassino Penny Loafer e le scarpe da barca Docksides.

Dizionario della moda mame: Sebago mocassini
Mocassini Sebago

Gli inizi

Sebago è stata fondata nel 1946 a Westbrook, Maine, da Daniel J. Wellehan. Prima di Sebago, Wellehan era proprietario di cinque negozi di scarpe. Così decise di aprire il suo calzaturificio. Divenne partner di imprenditori calzaturieri, William Beaudoin e Joseph Cordeau.

Il marchio prese il nome dal lago Sebago, a pochi chilometri da Westbrook. Nella lingua degli indiani Abenaki, Sebago significa “bacino d’acqua dalla forma allungata”.

Il primo mocassino fu il Penny Loafer. Venne creato lo stesso anno di fondazione. Veniva prodotto secondo la tradizione Abenaki e cucito a mano. Ancora oggi è un modello di punta del brand.

Le prime scarpe da barca furono prodotte nel 1948, ma il loro brevetto fu venduto all’Uniroyal.

La crescita del marchio

Il nome dell’azienda era originariamente Sebago-Moc’s Company.

Nel 1950 il fatturato della Sebago-Moc’s raggiunse il milione di dollari e nel 1952 la produzione giornaliera arrivò a 2.000 paia di scarpe.

La Sebago-Moc’s, nel 1963, costruì una nuova fabbrica che produceva esclusivamente mocassini da donna. Nel 1964 cominciò a vendere anche in Europa grazie a una collaborazione con l’imprenditore Francisco Gaudier.

Le Docksides furono create nel 1970, altro prodotto di punta del brand e uno dei più conosciuti nel mondo. Per l’occasione la compagnia decise di semplificare il proprio nome in Sebago.

Nel 1978 Ted Turner posò per la collezione di poster. Robert Edward “Ted” Turner III è un imprenditore statunitense. È noto per essere il fondatore della CNN e aver sposato Jane Fonda.

Negli anni ‘80 le Docksides divennero un trend nelle università e nelle scuole superiori di tutti gli Stati Uniti e furono menzionate nel libro The Official Preppy Handbook di Jonathan Roberts come the crucial elment, “l’elemento cruciale”.

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Scarpe da barca Sebago

Nel 1981 furono lanciate le Campides, nuova linea per l’outdoor e per il tempo libero.

Sebago fu il primo brand americano a sponsorizzare una barca nella O-star Race, nel 1984. Seguirono altre importanti sponsorizzazioni, tra cui la Celebrity Regatta, la Liberty Cup, l’Americas Cup e il Young America team alla Louis Vuitton Cup 96/97.

Una nuova linea di scarpe waterproof, la Drysides, fu introdotta sul mercato nell’autunno del 1994.

Alla fine degli anni ’90 il brand attraversò un periodo di crisi che, nel 2003, portò alla vendita della Sebago alla Wolverine World Wide da parte di Dan Wellehan Junior, figlio del fondatore.

Wolverine World Wild

La Wolverine World Wide è una compagnia che controlla molti brand di calzature.

Dal 2015 al 2017 la Wolverine World Wide ha visto calare i suoi introiti. La vendita del marchio Sebago è stata parte del “Wolverine Way Forward”. Un piano strategico per ottimizzare il portafoglio aziendale.

BasicNet

Il 31 luglio 2017 Sebago entra a far parte del portafoglio marchi del gruppo BasicNet. Gruppo italiano fondato da Marco Boglione nel 1995.
La torinese BasicNet S.p.A. ha sottoscritto un contratto da 14,25 milioni di dollari per l’acquisizione del marchio dal gruppo americano Wolverine World Wide, quotato alla Borsa di New York, e ha immediatamente integrato Sebago nel proprio modello di business.

Oggi

Sebago è attualmente distribuito in 90 Paesi nel mondo. Il gruppo BasicNet, dopo aver integrato il nuovo brand nel proprio – come già avvenuto con successo per i marchi Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans, Superga, K-Way, Sabelt e Briko – nel giugno 2018 presenterà a Pitti la prima collezione Sebago interamente designed in Torino, Italy.