Kenzo

Prende il nome dal suo fondatore, lo stilista giapponese Kenzo Takada (Himeji, 27 febbraio 1939). Quinto di sette figli, avrebbe voluto studiare stile, ma dai genitori viene iscritto ai corsi universitari di letteratura inglese. All’ateneo di Kobe Gaibo rimane tre mesi: parte per Tokyo dove, nel 1958, è ammesso alla Bunka Gakuen, la prestigiosa scuola di fashion design: al terzo anno di corso vince il primo premio.

Dopo un periodo di lavoro per una catena di grandi magazzini, lascia il Giappone per Parigi. Arriva in Francia nel ’65, vede le sfilate dei grandi di allora, Cardin, Dior e Chanel, vende alcuni disegni a Louis Feraud e ad altri stilisti; lavora per Bon Magique e per Jardin des Modes. Ristruttura e dipinge (con un decor di giunchi) il suo primo negozio: nasce così la boutique Jungle Jap in Galérie Vivienne. È il 1970.

Abiti – e maglieria – che rivoluzionano il gusto del momento: forme, materiali e disegni tradizionali del Giappone si mischiano armonicamente con lo stile europeo. Dieci anni dopo la società nata dal marchio Kenzo viene presieduta da Francois Beaufumé: fino al ’93, anno in cui il gruppo Arnault ne assume il controllo. Ma già nel ’76 le boutique Kenzo aprono i battenti in tutte le più grandi città del mondo, mentre la produzione si differenzia in varie linee: uomo, donna, bambino, jeans, accessori, biancheria per la casa, oltre a profumi per uomo e donna e a prodotti da bagno, nonché penne. Talento eclettico, Kenzo ha realizzato costumi per il teatro, in particolare per la Course du Temps di Stockhausen (1979) e realizzato un film, Rêve après Rêve (1980); è stato protagonista di mostre e retrospettive; ha vinto numerosi premi.

Al compimento del suo sessantesimo anno d’età, Kenzo Takada ha annunciato l’addio alla moda e alla sua maison: “per dare un nuovo orientamento” alla sua vita. Conclude la “prima parte” del suo percorso con una meravigliosa sfilata tenutasi allo Zenith di Parigi, il 7 ottobre 1999. Le ispirazioni vanno alle mille e una notte, un omaggio al circo di Fellini, in cui vengono ripercorsi i primi trent’anni di storia della moda, attraversando tutti i continenti. Nel finale dell’applauditissimo défilé-show poi, con abilità da trapezista, Kenzo spunta dal soffitto (sostenuto da un cavo) per appoggiarsi e camminare su un enorme globo terrestre che ruota sotto i suoi piedi, a simboleggiare la sua volontà di riprendere il cammino verso nuove mete e viaggiare alla scoperta di mondi e stili a lui ancora ignoti.

Intanto la società viene acquistata da LVMH Fashion Group (Louis Vuitton Moet hennessy, presieduto da Bernard Arnault), che assume il pieno controllo del marchio Nel maggio del 2002 avviene un colpo di scena. Kenzo ritorna sul mercato con una linea di prêt-à-porter, accessori e biancheria della casa, chiamata Yume (in giapponese vuol dire Sogno). La collezione viene prodotta in joint venture con Lvmh Fashion Group. In concomitanza con la sua rentrée, lo stilista realizza un sogno accarezzato per lungo tempo, la creazione di una linea di moda pronta da vendere per corrispondenza. La collezione unica è riservata al catalogo della Redoute, del gruppo Ppr (Pinault Printemps Redoute) grande rivale della Lvmh nella lotta per la leadership mondiale nel settore del lusso.

A marzo del 2003, dopo l’addio di Roy Krejberg, designer della linea uomo, la maison annuncia che non sfilerà durante la settimana parigina del prêt-à-porter. La motivazione ufficiale della rinuncia (“Preferiamo concentrarci sull’apertura del nuovo flagship store, che sorgerà presso l’ex immobile della Samaritaine Sport”), sembra nascondere l’ennesimo colpo di scena: Kenzo Takada sarebbe stato contattato dalla LVMH per tornare all’interno della griffe. In realtà, le voci vengono smentite con la nomina a direttore artistico della maison da parte dello stilista italiano Antonio Marras.

Da quel momento in poi, inizia una nuova stagione per la maison, contrassegnata da una grande energia creativa che la porta al raggiungimento di un notevole successo sia presso gli addetti ai lavori, sia presso il pubblico finale. Le sfilate create da Marras, quasi fossero delle vere e proprie rappresentazioni teatrali, ben si armonizzano con lo spirito di perfezione delle decorazioni e delle ambientazioni altamente raffinate tipiche della cultura giapponese. Reminiscenze simboliche, come il fiore di pesco, l’onda, il colore delle bambole kokeshi, si mescolano con le trame e i tessuti del folklore isolano (quello della Sardegna), e dalla fusione di tutti gli elementi che accomunano i due stilisti (l’isola, il mare e la natura) la griffe si rinnova senza mai rinnegare la propria identità. Il successo delle collezioni donna è tale che ben presto vengono affidate a Marras anche tutte le altre linee, dall’uomo al bambino, alla casa, al profumo. Anche le boutique monomarca si rinnovano nel décor per riflettere il nuovo corso. Ultima in ordine cronologico quella di Milano, inaugurata nel febbraio 2009, una sorta di pavillion settecentesco dove stucchi, piante e fiori creano la scenografia ideale per delle collezioni raffinate, che riportano il visitatore alle “delicate” atmosfere sognanti del mondo Kenzo.

Fanelli

Dopo essersi diplomato all’Accademia di Costume e di Moda di Roma, nel 2001, a Tigeste, partecipa alla mostra d’arte Fashion Garden, curata da Maria Campitelli (Gruppo ’68), e lavora all’ufficio stile di Alberta Ferretti. Nel 2002, collabora come free lance a una linea di maglieria Tuttocachemire. Come, per un breve periodo, all’ufficio prodotto della BVM Italia-Les Copains. Nello stesso anno, debutta con successo, con una mini collezione, alla rassegna romana dell’Alta Moda. Nel gennaio del 2003 gli viene assegnato l’ambito premio Irene Brin per la moda e, nello stesso anno, lavora nell’ufficio stile di Antonio Marras.