MICHAEL KORS

Americano, fashion designer e creative director del suo brand di ready-to-wear uomo e donna, accessori, orologi e tanto altro.

Indice

  1. Le origini
  2. Céline
  3. Sportswear Holding Limited rileva Michael Kors
  4. Project Runway
  5. Nuove linee
  6. 30° anniversario
  7. Michael Kors per il sociale
  8. Situazione attuale

Le origini

Stilista americano classe 1969, figlio di una modella, nato e cresciuto a Long Island, vicino a New York City. Frequentò per nove mesi il Fashion Institute of Technology: infatti, a soli 19 anni, cominciò la sua carriera professionale, disegnando una collezione per la boutique Lothar’s di New York, per la quale aveva cominciato a lavorare come assistente alle vendite. Il successo, fu tale da convincerlo ad aprire un’attività in proprio.

Michael Kors negli anni '90
Michael Kors negli anni ’90

Nel 1981 debuttò la griffe Michael Kors: la prima collezione, basata su di uno sportwear di lusso perfettamente strutturato, venne recensita più che favorevolmente dagli addetti del settore. Fu distribuita, fra gli altri, da Bergdorf Goodman e Saks Fifth Avenue. Nel ’95, lanciò la linea Kors Michael Kors, prodotta e distribuita da Onward Kashiyama USA, filiale di Onward Kashiyama Giappone. Nel novembre ’97 presentò la sua prima linea di prêt-à-porter uomo.

Céline

Céline Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001
Micheal Kors per Céline, collezione primavera/estate 2001

Sempre nel ’97, Kors venne nominato stilista di Céline di cui, nel ’99, diventò direttore artistico. Considerato antesignano dello stile minimalista, lo stilista vive fra Parigi e New York.

Nel ’99 Kors cedette un terzo delle azioni del brand a LVMH, gruppo proprietario di Céline. L’anno seguente lanciò il primo profumo, prodotto e distribuito dalla Parfums Givenchy; aprì due punti vendita newyorkesi, entrambi sulla Madison Avenue, seguiti nel 2002 da altri tra Soho e Tokyo. Il Council of Fashion Designers of America nominò Kors, nel 2002, Womenswear Designer of the Year.

L’anno 2002 vide anche il lancio della collezione uomo Michael Kors. L’anno seguente lo stilista annunciò che, alla scadenza del contratto per Céline, avrebbe lasciato la maison. La collezione autunno/inverno 2003-2004 fu quindi l’ultima creata dalla stilista di Long Island, che, con il nuovo anno, si dedicò completamente alle linee del marchio che porta il suo nome. L’annuncio giunse come un fulmine a ciel sereno: solamente poche settimane prima, al rinnovo del contratto annuale con la LVMH, Kors aveva fatto intendere che la sua collaborazione con il gruppo sarebbe durata ancora a lungo.

Sportswear Holdings Limited rileva Michael Kors

Lo stesso anno, i due imprenditori Silas Chou e Lawrence Stroll, a capo della società Sportswear Holdings Limited, acquisirono l’85% delle azioni Michael Kors, inclusa la quota di LVMH; il 10% dal 2000 era nelle mani di Onward Kashiyama USA e la quota restante rimase di proprietà di John Orchulli, partner commerciale di Kors, che restò in carica come amministratore delegato nel breve periodo di transizione.

Project Runway

Michael Kors Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park
Project Runway 2010: i giudici Heidi Klum, Nina Garcia, Faith Hill, Michael Kors e Bryant Park

Nel 2004, Kors fu giudice del nuovo reality show televisivo Project Runway: nel programma di immediato successo, i commenti critici di Kors sono sempre stati applauditi dal pubblico. Lo stilista rimase nella trasmissione fino al 2012, dopo che il programma aveva già ricevuto diverse nomination agli Emmy Award.

Nuove linee

Michael Kors La nuova linea Michael by Michael Kors
La nuova linea Michael by Michael Kors

Sempre nel 2004, Michael Kors ha lanciato due nuove linee, MICHAEL Michael Kors e KORS Michael Kors. Queste linee sono vendute in 350 negozi negli Stati Uniti offrono prêt-à-porter, borse, costumi da bagno, jeans, calzature e accessori. La compagnia firmò un contratto con la Fossil per la nuova linea di orologi Michael Kors.

30° anniversario

Nel marzo 2011, l’azienda celebrò il suo 30° anniversario con l’apertura di un nuovo flagship store a Parigi e un dinner party, pieno di celebrità, modelle, cantanti, editori, IT girl e attrici.

Michael Kors 30° anniversario
30° anniversario

Kors è stato il più giovane designer a ricevere il The Geoffrey Beene Lifetime Achievement Award (Premio alla carriera Geoffrey Beene) dal CFDA. Un anno dopo, venne rinnovato il contratto con Fossil, ampliando la convenzione ad una nuova linea di gioielli.

Michael Kors per il sociale

Michael Kors per il sociale
Michael Kors per il sociale

Kors, sempre coinvolto nel sociale, ha combattuto battaglie contro la fame nel mondo per più di 20 anni. Nel 2013 ha collaborato con il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) con il progetto dell’orologio limited edition per la sei e 100: parte dei proventi venne dedicata ad un programma di alimentazione per l’infanzia. Nel 2015, il designer divenne Global Ambassador Against Hunger per il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite: l’azienda aveva contribuito a fornire oltre 10 milioni di pasti ai bambini di tutto il mondo. La società è anche una sostenitrice di lunga data del God’s Love We Deliver, e ha lavorato con l’organizzazione newyorkese per aiutare a distribuire pasti a persone sieropositive, ammalati di cancro o di altre gravi malattie.

Nel 2016, Michael Kors siglò una partnership con la McLaren-Honda, diventando partner ufficiale del campionato del mondo di Formula Uno.

Situazione attuale

Michael Kors Campagna pubblicitaria 2018
Campagna pubblicitaria 2018

A luglio 2017, la società Michael Kors annunciò l’acquisizione del marchio di calzature e accessori di lusso Jimmy Choo per 1,2 miliardi di dollari. A novembre, Francesca Leoni divenne Vice Presidente Senior e Chief Brand Officer di Michael Kors.

Attualmente i negozi Michael Kors sono presenti nelle più prestigiose città del mondo, da New York, a Londra, a Milano, a Parigi, fino a Shanghai e Tokyo. Attraverso negozi di proprietà e partner Michael Kors offre prodotti di consumo tra cui accessori, calzature, orologi, gioielli, prêt-à-porter uomo e donna, occhiali e una linea completa di profumi.

ALEXANDER WANG

Stilista americano ed ex direttore creativo di Balenziaga. È famoso per aver creato uno stile unico e del tutto anti-conformista.

Indice

  1. Le origini
  2. Il successo
  3. Le ispirazioni di Alexander Wang
  4. Balenciaga

Le origini

Alexander Wang (San Francisco, 26 dicembre ’80) è uno stilista americano di origine taiwanese. Appassionato di moda fin dall’età adolescenziale, Alexander Wang seguendo il richiamo della moda, lascia la famiglia (che l’ha sempre sostenuto in ogni sua scelta) per trasferirsi a New York.

Nella Grande Mela studia alla Parsons School, prestigiosa scuola di arte e design; percorso accademico che non lo soddisfa pienamente visto che, dopo un anno di studi, comprende che il design si impara sul campo.

Il successo

Il successo di Alexander Wang è stato sostenuto dal Council of Fashion Designers of America per un riconoscimento legato alla linea womenswear (2007) che gli è valso un premio di 200.000 dollari. Nella teca dei premi, lo stilista vanta anche il Fashion Fund Award Winner indetto dalla rivista Vogue America.

Alexander Wang Primavera 2007
Primavera 2007

Wang è famoso per aver creato una moda anti-conformista. Nelle sue collezioni, l’individualismo è stato annullato quasi del tutto, aprendo il varco per la moda gender. Capi basici sono sostenuti da pregiati filati come cachemire talvolta mixato al cotone e al lino. La palette di colori non è sicuramente generosa nelle tonalità.

Le ispirazioni di Alexander Wang

Designer come Martin Margiela e Ralph Lauren sono, per lui, idoli da seguire perché “sempre fedeli alla loro visione”.

Non ho mai creduto nell’innovazione fine a se stessa, preferisco ragionare su cosa significhi oggi la modernità. Ho anche cercato la parola sul vocabolario per essere davvero preciso: è moderno ciò che hai davanti, quello che vivi, la tua realtà, e io riproduco ciò che vedo”. Alexander Wang

Balenciaga

Alexander Wang per Balenciaga
Alexander Wang per Balenciaga

Il suo “creare moda”, sempre sui generis, gli permette di sedere sull’ambita poltrona di Balenciaga, vestendo i panni di direttore creativo dopo l’addio alla maison di Nicolas Ghesquière.  Era il dicembre del 2012. Dopo tre anni di sodalizio, cede il posto a Demna Gvasalia.

È con marchi come H&M e Adidas che riesce a conquistare una buona fetta di mercato. Per la catena di moda low cost, Alexander elabora una capsule collection legata alla moda sportwear; per Adidas Original, invece, rivede i codici estetici del marchio, capovolgendo di 180° lo storico logo dell’azienda.

BROOKS BROTHERS

Azienda fondata nel 1818 da Henry Sands Brooks, primo commerciante di tessuti che, negli Stati Uniti, creò il look “preppy”.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile Brooks Brothers
  3. Lo sviluppo del brand
  4. Il Grande Gatsby
  5. Direttori creativi
  6. Beneficenza
  7. Situazione attuale

Le origini

Brooks Brothers Prima sede produttiva
Prima sede produttiva

Brooks Brothers è un’azienda americana fondata a New York nel 1818 da Henry Sands Brooks con il nome H. & D. H. Brooks & Co. Nel corso degli anni l’azienda mantenne sempre sia le attività di vendita al dettaglio, sia quelle produttive. Nel 1845 Brooks Brothers divenne pioniera nel campo del prêt-à-porter maschile e, successivamente, anche femminile; gli abiti su misura Brooks Brothers, confezionati a mano, vestirono molte personalità dell’epoca come A. Lincoln, che addirittura indossava un cappotto Brooks Brothers la famosa sera in cui venne assassinato.

Brooks Brothers portò alla ribalta dell’eleganza maschile americana la cravatta a foulard, l’Harris Tweed importato dalla Scozia, i maglioni di shetland e le giacche polo con bottoni di madreperla e la cintura alta e le calze Argyle. Introdusse anche le camicie button down su camicie, indossate dai giocatori di polo in Inghilterra, prodotti che ben presto divennero icone e best-seller per molti anni. Quando nel 1945 furono importate le cravatte stile British club, Brooks Brothers ebbe la geniale idea di invertire la direzione delle bande diagonali tipiche di questo tipo di cravatte, creando un nuovo stile, tutto americano. L’azienda aprì il suo primo reparto donna nel ’49: da lì in poi si dedicò anche all’abbigliamento bambino e agli accessori.

Lo stile Brooks Brothers

Brooks Brothers Lo stile Brooks Brothers
Lo stile Brooks Brothers

Brooks Brothers è il brand di abbigliamento maschile più antico d’America: ha letteralmente definito il concetto di eleganza per l’uomo statunitense e, in seguito, anche per la donna. Anche oggi, dopo quasi due secoli, Brooks Brothers fa sentire ben forte la sua voce. Il brand iniziò la sua storia durante la Guerra Civile, realizzando le uniformi per le truppe dello Stato di New York. Ad oggi Brooks Brothers è celebre per aver introdotto il prêt-à-porter uomo su misura. La vera rivoluzione fu, però, la camicia “button-down”, risalente al 1896, ispirata all’abbigliamento dei giocatori di polo inglesi. Al 1850 risale, invece, il disegno del logo con il vello d’oro, rimasto sino ad oggi.

Brooks Brothers Kennedy indossa un abito Brooks Brothers
Kennedy indossa un abito Brooks Brothers

Nel corso degli anni la compagnia ha vestito icone come Clark Gable e John F. Kennedy. Il brand è stato identificato, alla fine del XX secolo, con lo stile conservatore della costa orientale, noto come “preppy” o “Ivy League”.

Lo sviluppo del brand

Nel 2001 Claudio Del Vecchio, Presidente e proprietario della Retail Brand Alliance, pagò a Marks & Spencer 225 milioni di dollari per il brand e per l’acquisizione di 242 negozi Brooks Brothers. Nel 2003 il brand, tra gli altri, aveva anche 160 negozi negli Stati Uniti e 67 in Giappone. Il fatturato annuo superava i 600 milioni di dollari; 5 milioni erano le camicie prodotte ogni anno. In aprile, il brand concluse la collaborazione biennale con Diego Della Valle, proprietario di Tod’s.

Brooks Brothers Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002
Brett Hollands, scatto di Matt Albiani per la collezione Brooks Brothers inverno 2002

Nel 2004 il brand presentò un CD in edizione speciale, creato in esclusiva per Brooks Brothers dalla Lincoln Center Jazz Orchestra con Wynton. La società aveva sponsorizzato “Jazz at Lincoln Center” dal 2001: tutti gli artisti indossavano abiti Brooks Brothers. Il CD “The Lincoln Center Jazz Orchestra with Wynton Marsalis Plays the Music of Duke Ellington” (La Lincoln Center Jazz Orchestra con Wynton Marsalis suona la musica di Duke Ellington) venne messo in vendita in alcuni retail store Brooks Brothers selezionato e sul sito ufficiale.

La forza del bran è sempre stata l’eleganza “rilassata” nella più classica tradizione americana: il look sportivo ma sofisticato ha permesso a Brooks Brothers di rimanere fedele all’idea originaria di chic accessibile. Per la stagione autunno/inverno 2007-2008, il brand lanciò la linea Black Fleece, vero e proprio manifesto dell’evoluzione del costume americano: distribuita da una rete di negozi monomarca, la collezione era nata dalla mano dello stilista americano Thom Browne.

Brooks Brothers Linea Black Fleece
Linea Black Fleece

Nel 2009, Brooks Brothers entrò nel mercato canadese con nuovi negozi a Vancouver e a Toronto. Nel frattempo, il brand aveva anche aperto il suo primo negozio in Messico, a Guadalajara. Il target dell’azienda si stava trasformando, includendo un pubblico più giovane e giovanile: Brooks Brothers decise di rivolgersi alle nuove generazioni, proponendo una collezione di abbigliamento sportivo ed una prodotta sotto licenza, pensata per le biblioteche scolastiche, con tanto di logo.

Il Grande Gatsby

Brooks Brothers Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers
Il Grande Gatsby: Leonardo Di Caprio veste Brooks Brothers

Brooks Brothers e Prada disegnarono i costumi di scena per l’applauditissimo film “Il Grande Gatsby” (2013): il lungometraggio, che rappresenta le icone dello stile americano anni Venti, ha avuto molta influenza nel mondo della moda. Brooks Brothers ha prodotto 1.700 pezzi per il film: la maggior parte per i personaggi maschili, tra cui quelli per il protagonista Jay Gatsby, interpretato da Leonardo DiCaprio. Dopo l’enorme successo de “Il Grande Gatsby”, Brooks Brothers prese la decisione di presentare una collezione limitata che includeva il papillon nero a bordoo bianco indossato da Leonardo DiCaprio nella locandina ufficiale del film.

Direttori creativi

Brooks Brothers Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013
Zac Posen nel backstage della sfilata primavera 2013

Nel 2014 Zac Posen fu nominato nuovo direttore creativo di abbigliamento donna e accessori: noto per il suo amore per l’artigianale, Posen adottò uno stile sempre vivace che ben si adattò all’identità del brand, donandogli un tocco più femminile.

Nel 2015, dopo 8 anni di collaborazione, Thom Browne decise di abbandonare Brooks Brothers per concentrarsi sulla propria etichetta: la Black Fleece Fall 2015 fu l’ultima sua collezione.

Beneficenza

La responsabilità sociale è sempre stata argomento di interesse per Brooks Brothers: dal 2005 l’azienda ha raccolto circa 14,5 milioni di dollari da destinare all’ospedale pediatrico St. Jude, occupato nella ricerca econtro il cancro e altre malattie letali. Nel 2016 Brooks Brothers donò allo stesso centro il 10% delle vendite. Brooks Brothers si impegnò anche nel promettere 20 milioni di dollari per la realizzazione del Brooks Brothers Computational Center, da annettere al St. Jude Children’s Research Hospital.

Situazione attuale

Brooks Brothers Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia
Campagna pubblicitaria in collaborazione con Mike Mellia

Nel 2017 Brooks Brothers ha scelto di collaborare con l’Instagram influencer Mike Mellia: Mellia aveva pubblicato sul suo profilo una serie di video in loop che, divenuti virali, avevano attirato l’attenzione di molti fashion brand, tra cui anche Brooks Brothers. L’azienda, insieme a Mike, ha costruito una nuova campagna pubblicitaria basata proprio sui video in loop dell’influencer: nella pubblicità gli oggetti si muovevano intorno a lui, completamente immobile.

Lo stessa anno, Brooks Brothers è stata accusata di violazione della privacy: diversi clienti hanno visto divenire pubbliche le loro informazioni, a causa di alcuni errori o leggerezze dell’azienda.

Nel 2018 Brooks Brother festeggerà i 200 anni di attività: per celebrare il traguardo, la società ha pianificato una serie di eventi e attività in tutto il mondo per tutto l’anno. Secondo Brooks Brothers, a gennaio, il marchio collaborerà con Pitti Immagine Uomo 93 per presentare lo stile originario di Brooks Brothers con una retrospettiva resa possibile dagli storici archivi aziendali.

Attualmente, Brooks Brothers possiede oltre 280 negozi negli Stati Uniti e 700 negozi in 45 altri paesi.

DONNA KARAN

Famosa stilista americana, ha creato numerosi brand: l’omonimo Donna Karan New York, il brand d’abbigliamento DKNY e quello di lifestyle Urban Zen.

Indice

  1. Le origini
  2. Anne Klein
  3. Lo stile
  4. DKNY
  5. LVMH rileva Donna Karan International
  6. DKNY PR Girl
  7. Lo sviluppo del brand
  8. LVMH vende DKNY
  9. Situazione attuale

Le origini

Donna Karan
Donna Karan

Donna Karan is an American designer, born as Donna Faske in Forest Hills, Long Island in 1948. She decided to become a designer when very young, having been surrounded by the world of fashion from childhood, her mother, father, and uncle all worked in the industry. After high school, she attended the Parson’s School of Design in New York. She spent the Summer of her second year, working for Anne Klein & Co. She was later hired as their assistant designer.

Donna Faske, ovvero Donna Karan, è una stilista americana, nata a Forest Hills, Long Island, nel 1948. Circondata dal mondo della moda sin dall’infanzia (madre, padre e zio vi lavoravano), decise di diventare stilista già da bambina. Dopo il liceo si iscrisse alla Parson’s School of Design di New York. Trascorse l’estate del secondo anno come stagista presso Anne Klein & Co., dove venne successivamente assunta come assistente stilista.

Anne Klein

Donna Karan da Anne Klein, 1980
Donna Karan da Anne Klein, 1980

Nel 1974 Anne Klein morì improvvisamente e Donna Karan, a soli 25 anni, passò alla direzione stilistica della Casa. Nell’82 creò la “diffusion line” Anne Klein II, nella quale si potevano già scorgere i segni dello stile pulito e moderno che contraddistinguerà, due anni dopo, la collezione firmata a suo nome, Donna Karan (cognome del primo marito sposato nel 1973 e da cui aveva divorziato poco dopo). Il lancio del nuovo marchio fu reso possibile dalla Takiyho inc., società giapponese proprietaria della Anne Klein & Co.

Lo stile

La collezione, dinamica ed essenziale nello, introdusse il concetto di Donna dei sette pezzi facili. Propose un guardaroba intelligente fatto di pochi capi intercambiabili, perfetto per vestire ogni ora della giornata la donna lavoratrice, a cui Donna guardò sempre con particolare interesse. Alla base delle sue collezioni si trova ancora oggi il nero, il non-colore che Donna considera come tela pronta a essere dipinta. Introdusse il body, indumento rubato alla biancheria intima e proposto nei nuovi tessuti stretch aderenti e modellanti, da indossare fuori, accessoriato con una giacca per l’ufficio o una collana per la sera.

Donna Karan DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990
DKNY, campagna pubblicitaria Leotard, 1990

La versatilità e semplicità di questo capo ebbero un enorme impatto nel modo di vestire della seconda metà degli anni ’80 (quando vi fu un rinato interesse alla forma fisica e quindi all’abbigliamento per metterla in risalto). Rimasero tipiche le sue forme avvolgenti per accentuare le linee e nascondere i difetti, così come l’uso del cashmere preferibilmente nero, per stimolare i sensi. Sin dalla fondazione del brand erano state lanciate nuove linee e aperti nuovi negozi ogni anno.

DKNY

In 1988 Karan extended her women’s ‘Donna Karan New York’ line by creating a less expensive clothing line for younger women, called DKNY. DKNY is the most successful line proved through record of sales. It is medium expensive with a target young, active, urban clientele who appreciates a casual elegance.

Nell’88 Karan ampliò la linea donna “Donna Karan New York” creando una linea di abbigliamento più cheap per le donne più giovani, la DKNY. Diviene presto la linea più fortunata, registrando il primato nelle vendite: di medio costo, è mirata a una clientela giovane, attiva, urbana e amante del casual elegante.

Donna Karan DKNY campagna pubblicitaria, 1990
DKNY campagna pubblicitaria, 1990

Molti gli accordi di produzione su licenza, tra i più importanti quello con la Esteé Lauder per la linea di cosmetici, firmato nel ’97. All’epoca l’impero Donna Karan comprendeva: moda donna, uomo, bambino, con diverse linee dall’elegante al casual, accessori, cosmetici e arredamento per la casa. Il secondo marito, Stephan Weiss, sposato nel ’77, si occupava della gestione dell’azienda che conta oltre 2000 dipendenti ed è quotata sulla borsa di New York. Negli anni ’90 la Karan abbracciò la filosofia New Age, cercando di trovare un equilibrio esistenziale in una vita frenetica. Affermò:

“Tutto quello che faccio è una questione di cuore, corpo e anima”.

Molto importante per lei il suo coinvolgimento personale ed economico sul fronte sociale: entrò a far parte di due comitati per la lotta all’Aids e di uno per la ricerca sul cancro alle ovaie. Vinse diverse volte il Council of Fashion Designers of America Award, il Coty American Fashion Critics Award e altri riconoscimenti alla carriera. Il suo vecchio college, la Parson’s, le conferì una laurea ad honorem nell’87; ivi tornava regolarmente per tenere lezioni, sedendo nel comitato dei direttori. Sono stati scritti diversi libri su di lei, sul suo stile e sulla sua ascesa a stilista di fama internazionale.

LVMH rileva Donna Karan International

Ad aprile 2001, la stilista annunciò la vendita di Donna Karan International, per la cifra di 250 milioni di dollari: l’acquirente era il gruppo francese Lvmh, che aveva già acquisito la “licence holding company” di Donna Karan. La spesa totale fu di 643 milioni di dollari. Il quartier generale del brand rimase a New York. La dichiarata intenzione di Lvmh era quella di traghettare la griffe verso un mercato d’eccellenza. Nel 2002, DKNY rilanciò la linea d’abbigliamento per bambini in collaborazione con CWF (children worldwide fashion). I jeans DKNY si affiancarono alla campagna antidroga della Casa Bianca con la pubblicazione di un calendario in cui molte celebrità quale fosse il loro “anti-droga”. Tra le quattordici, musicisti e attori come Enrique Iglesias, Brendan Fehr e Jay Hernandez.

Donna Karan DKNY collezione autunno/inverno 2003
DKNY collezione autunno/inverno 2003

A maggio 2003 Donna Karan International annunciò che non avrebbe prodotto una collezione maschile per la prima volta dal 1992. Per la Fashion Week 2003 DKNY presentò una sfilata in cui la donna, protagonista, veniva mostrata in tutte le sue diverse sfaccettature: la studentessa, la donna in carriera, la preppy e la punk. L’anno 2003 portò sulle passerelle le strade della dinamica New York City; la collezione primaverile fu una rivisitazione dell’abbigliamento retrò. DKNY ospitò la Vanity Fair “In concert” a beneficio di Step Up Women’s Network: anche la musicista Mya e l’attrice Chloe Sevigny parteciparono all’evento alla Hammerstein Ballroom di New York. Il primo flagship store in Giappone venne aperto a Omotesando, Shibuya Ward, Tokyo.

Nel 2004 la società rilanciò la collezione uomo e la location così anticonvenzionale dello spettacolo DKNY rese questo uno degli anni più straordinari della storia del brand. La collezione uomo/donna era dedicata agli abitanti urbani, ambiziosi, frenetici: i newyorkesi. Donna Karan International e Luxottica Group S.p.A. firmarono un accordo di licenza quinquennale per la progettazione, la produzione e la distribuzione mondiale di montature da vista e occhiali da sole Donna Karan e DKNY.

Nel 2005 Donna Karan fu premiata con il “Lifetime Achievement Award“; da quell’anno venne reso possibile anche lo shopping online delle linee DKNY, direttamente sul sito web dell’azienda. I prodotti spaziavano da abbigliamento donna/uomo, accessori, scarpe, abbigliamento bambino e alla collezione PURE.

Mark Weber, ex chief executive officer di Phillips-Van Heusen, fu nominato direttore creativo di Donna Karan International, in sostituzione di Jeffry Aronsson. Lo show DKNY fu ancora un gran successo: la collezione primavera 2006 venne presentata nel Classic Car Club di Manhattan, dove gli abiti erano presi in prestito dallo stile anni Sessanta.

Dopo la morte per cancro del marito, avvenuta nel 2001, Donna sentì il bisogno di convincere i medici a prendersi più cura del paziente, non solo della malattia: nel 2007 fondò, così, la Urban Zen. Inoltre, ad agosto, lanciò la sua prima collezione con Stardoll, una community online per gli amanti della moda donna. Nella primavera 2008, tornarono gli anni Settanta con le loro iconiche tute, riportate in auge con energia e ottimismo.

DKNY PR GIRL

Donna Karan Aliza Licht
Aliza Licht

Donna Karan fu uno dei primi brand di lusso ad entrare a far parte dei social media nel 2009. La DKNY PR girl su twitter così come su tumblr, gestita da Aliza Licht, divenne ben presto un forte mezzo per coinvolgere i consumatori e rispondere alle loro richieste. Per festeggiare il ventesimo anniversario del brand, si decise di presentare una nuova collezione di borse e di presentare sette nuovi pezzi ogni stagione, a partire dall’autunno. Le celebrazioni continuarono; la sede della collezione primavera 2009 fu trasferita dalla solita unica stanza al Bryant Park. Questa stagione dovette molto allo street wear: collezione dopo collezione DKNY abbracciava sempre di più l’idea della “fast fashion“, indumenti base da indossare con un pizzico di estroso divertimento.

Nel 2010 DKNY era ormai divenuta parte essenziale del guardaroba di ogni ragazza, un vero e proprio mix di stile madre-figlia. Il disegno di DKNY del buy now-wear (compra e indossa) fu protagonista fino all’autunno e alla primavera 2010. Donna Karan vinse il prestigioso Clinton Global Citizen Award nel 2010, a riconoscimento dell’impegno con Urban Zen Haiti Artisan Project. Fu anche premiata con il Gordon Parks Foundation Award per l’utilizzo di mezzi creativi per cambiare ed educare il mondo.

Lo sviluppo del brand

A inizio 2012, DKNY aprì i primi negozi in Cina e in Russia. Il brand, per avere un dialogo più diretto con le sue giovani fashion-lover fan, si presenta tramite una nuova applicazione di Facebook, che consentiva agli utenti di seguire la creazione degli abiti dall’inizio alla fine. L’app Facebook Atelier offriva agli appassionati del brand l’opportunità di conoscere meglio i loro abiti preferiti.

La #UK2012 era una campagna iniziata per convincere alla riapertura del negozio londinese: DKNY contattò 50 influencer a cui chiese di postare con l’hashtag # UK2012. #UK2012 divenne tendenza, soprattutto su Twitter, e senza essere supportata da accordi monetari, tanto che venne citata dal Wall Street Journal come campagna di enorme successo.

Fall menswear DKNY presented its latest menswear collection at the glass-walled Nasdaq Market Site building, the first men’s brand to do so. The collection showed a new detail with every jacket having an iPhone pocket hidden in it.

L’uomo dell’autunno di DKNY venne presentato all’ultima collezione, all’edifico vetrato Nasdaq Market Site; fu il primo brand uomo a farlo. La collezione mostrò un nuovo e inaspettato dettaglio: ogni giacca prevedeva una tasca ben nascosta, dimensione iPhone.

During the 2013 MET Gala, an event to which most people do not have live access, DKNY made its own Twitter Ball to invite consumers to view the live stream with the brand. The online event tagline was “if you’re not invited, you’re invited.” The event generated 408 user tweets mentioning @DKNY, @VogueMagazine and #METGala . Vogue also streamed @DKNY tweets on its Web site during the night.

Per il MET 2013, evento con partecipanti scelti, DKNY creò il Twitter Ball, che diede ai suoi follower la possibilità di vedere l’evento in live streaming. Lo slogan, la tagline online dell’evento era “if you’re not invited, you’re invited” (se non sei invitato, sei invitato). 408 furono i tweet per l’occasione: taggavano @DKNY, @VogueMagazine e #METGala. Persino Vogue tweettò @DKNY sul suo sito durante la notte.

Donna Karan Installazione a Time Square
Installazione a Time Square

DKNY utilizzò numerose installazioni d’arte per pubblicizzarsi in diverse città: commissionò 10 artisti di diversa provenienza (New York, Londra, Parigi, Milano, Dubai, Kuwait City, Hong Kong, Shanghai, Seoul e Tokyo), ai quali fu richiesto di creare delle opere che rappresentassero, reinterpretandola, New York. DKNY ha anche lanciato un’app in realtà aumentata (iOS e Android) che permette agli utenti di scattare foto di tali opere per poi vederle in un video contestualizzato. Per coinvolgere ancora di più il suo pubblico, un’opera d’arte tridimensionale di 10×13 piedi venne portata a spasso per Londra, in tre destinazioni tutte da scoprire. Per raggiungere l’opera gli utenti dovevano cercare gli indizi su Twitter e Facebook.

Questa forte campagna pubblicitaria di branding ebbe sicuramente riscontri sulle vendite: DKNY presentò la collezione #dknyarts: tutto stampato, borse, sciarpe e altri oggetti.

Donna Karan Cara Delevingne per la collezione 2014
Cara Delevingne per la collezione 2014

Il 2014 vide Cara Delevingne come testimonial della capsule collection: per scegliere gli altri modelli che avrebbero posato con Cara a New York, venne bandito un concorso su Instagram. A sole 12 ore dall’annuncio del contest, gli hashtag dedicati erano più di 23.000.

DKNY celebrò il suo 25° anniversario riproponendo, rivisitati, alcuni dei più grandi successi del brand, come l’abito scollato sulla schiena reso tanto famoso da Carrie Bradshaw. DKNY venne lanciata sul mercato mediorientale da una capsule collection, proprio nel periodo del Ramadan. Collaborando con celebrità molto famose, DKNY riuscì a rendere il suo pubblico sempre più ampio.

LVMH vende DKNY

LVMH accettò di vendere Donna Karan International al G-III Apparel Group per 650 milioni di dollari. A giugno 2015 Donna Karan lasciò il brand, seguita da Aliza Licht, che abbandonò DKNY PR. Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne furono nominati direttori creativi di DKNY, mentre Hector Muelas divenne Chief Image Office di Donna Karan International. Oltre a questi enormi cambiamenti, venne anche ridisegnato il logo: presentato nella primavera 2016, il font Franklin Gothic sostituiva il carattere blocky.

Donna Karan I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne
I direttori creativi Dao Yi Chow e Maxwell Osborne

Chow e Osborne vollero mantenere l‘identità del brand e il suo essere marchio maturo di abbigliamento femminile. Decisero anche che il 40% del budget totale investito per i dei media sarebbe stato rivolto solo ed esclusivamente al digitale, passo significativo per un brand che, nel 2015, aveva investito nel digitale solo il 5%.

La società partecipò alla serie NEW INC, parte del progetto New Women’s, in collaborazione con il New Museum, che forniva supporto alle artiste donne. Inoltre, venne presentato il progetto Experiential Bus Tour in occasione del lancio del profumo #BeTempted: il tour promozionale attraversò il Regno Unito regalando un’esperienza fotografica personalizzata a bordo.

Situazione attuale

Donna Karan Campagna pubblicitaria DKNY 2017
Campagna pubblicitaria DKNY 2017

Nel 2017 Bella Hadid diventa musa della nuova campagna DKNY. Un nuovo accordo di partnership viene concluso con la Divisione Black & White di Farfetch; DKNY continua a volere una partecipazione e connessione su più livelli con il suo pubblico. I direttori creativi, Dao-Yi Chow e Maxwell Osborne, hanno lasciato la società a gennaio, così come all’amministratore delegato DKI Caroline Brown.

DKNY sta rilanciando il suo sito per aumentare l’utilizzo dell’e-commerce, sfruttando la tecnologia Farfetch: navigazione intuitiva, messaggistica personalizzata, liste dei desideri, home page localizzata e piattaforma mobile di grande reattività offrono un’esperienza completa e facile, spedizioni in giornata a New York, Londra, Las Vegas, Los Angeles e Manchester.

MARC JACOBS

Famoso stilista americano, è stato direttore creativo di Louis Vuitton per 16 anni. Nel 1994 ha inaugurato il suo brand.

Indice

  1. Le origini
  2. Marc Jacobs fonda il suo brand
  3. Premi e inaugurazioni
  4. Collaborazioni ed eventi
  5. Marc Jacobs lascia Louis Vuitton
  6. Situazione attuale

Le origini

Marc Jacobs (1963) è un designer americano originario di New York City. Dopo essersi diplomato alla High School of Art and Design nel 1981, ha frequentò la Parson’s School of Design dove si laureò nel 1984 con ottimi voti, ottenendo ben tre riconoscimenti. Nello stesso periodo, disegnò la sua prima collezione artigianale di articoli di maglieria per Ruben Thomas Inc. Lo stesso anno fondò una società con Robert Duffy, la Jacobs Duffy Design.

Marc Jacobs
Marc Jacobs

Nel 1986 Jacobs disegnò la prima collezione di prêt-à-porter per Kathiyama USA. Due anni dopo, di grande impatto fu il suo show in un enorme parcheggio a New York. Nel 1989 Jacobs e Duffy si unirono a Perry Ellis. Duffy venne nominato presidente e Jacobs vice-presidente della linea d’abbigliamento donna.

A Jacobs piaceva scommettere con se stesso su quanto in alto potesse arrivare, spingendosi a rischiare e nel 1992 con una collezione che la stampa definì “Grunge”. Gli costò il suo contratto con Perry Ellis. Il mondo della moda e della critica, tuttavia, ne furono entusiasti e, ironia della sorte, quella stessa collezione fece vincere a Jacobs il premio  del CFDA Designer of the Year.

Marc Jacobs fonda il suo brand

Nell’autunno del 1993 fondò la Marc Jacobs International Company. Nel 1994 firmò la sua prima licenza per Renown Look e per Mitsubishi per la distribuzione in Giappone. Poco dopo, firmato una licenza per la collezione di scarpe uomo e donna con Iris, che aveva lo stabilimento vicino a Venezia.

Jacobs continuò a lavorare con altri marchi per finanziare il suo progetto. Nel 1996, mentre lavorava per Iceberg a Milano, ricevette una telefonata da Bernard Arnault, CEO di LVMH, che era alla ricerca di giovani talenti per la sua maison francese. Nel gennaio 1997, Jacobs fu nominato direttore artistico di Louis Vuitton. Le trattative portarono anche alla decisione di finanziare l’etichetta Marc Jacobs, che LVMH inglobò immediatamente nel suo impero.

Le enormi responsabilità, l’ingente carico di lavoro, portarono Jacobs verso la droga, a tal punto che fu costretto alla riabilitazione. Molte persone gli stettero accanto: tra di loro la direttrice di American Vogue Anna Wintour e l’amica e modella Naomi Campbell. Due anni dopo, nel 1999, ripulito, si dedicò alla prima linea prêt-à-porter firmata Louis Vuitton, espandendo al contempo il proprio brand.

Marc by Marc Jacobs primavera 2015
Marc by Marc Jacobs primavera 2015

Nel 2001 Jacobs e Duffy presentarono una seconda linea Marc by Marc Jacobs, che comprendeva scarpe, borse e accessori. Le scarpe uomo e donna furono il risultato di un accordo firmato con il calzaturificio Rossi Moda S.p.A.. A settembre, il designer lanciò la sua prima fragranza, la Marc Jacobs Perfume.

Premi e inaugurazioni

Nel 2002 il Council of Fashion Designers of America nominò Marc Jacobs Menswear Designer of the Year; nel 1998/99, nel 2003 e nel 2005 Accessories Designer of the Year; nel 2010 Womenswear Designer of the Year. Nel dicembre 2003, il brand Marc Jacobs debuttò con una collezione di arredamento.

Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year
Marc Jacobs, CFDA 2010, Womenswear Designer of the Year

Nel 2004, dopo un lucroso rinnovo contrattuale con LVMH, il brand adottò nuove strategie per estendere la sua portata geografica e le entrate. Fu un anno intenso, se si considera anche il lancio del primo negozio multimarca negli Stati Uniti, a Newbury Street, Boston. Ad agosto, furono aperti nuovi negozi a Shanghai, a Pechino e a Chengdu, grazie all’accordo con Imaginex. Vi fu anche un altro evento importante: la terza fragranza donna, Blush, fu lanciata grazie all’accordo con il noto gruppo Lancaster.

Marc Jacobs Blush
Blush

Inoltre, il marchio americano Fossil stipulò un accordo di licenza con l’azienda per la produzione e la distribuzione di orologi donna e uomo, sotto il nome Marc by Marc Jacobs. Le nuove linee furono prodotte in Svizzera e vendute nelle boutique Marc Jacobs e in alcuni department store selezionati in tutto il mondo. L’italiana Sàfilo S.p.A. iniziò la produzione di una collezione di occhiali, che doveva essere messa in vendita dalla primavera dell’anno successivo.

Marzo 2005 segnò l’apertura di molti punti vendita: due a Los Angeles in Melrose Place e uno in Florida, a Bal Harbour. A giugno, Marc Jacobs ricevette il premio Fashion Designer of America per l’abbigliamento donna. Nell’agosto del 2005, il brand lanciò la linea di abbigliamento per bambini, la Little Marc.

Marc Jacobs Store di LA
Store di LA

Nel gennaio 2006, la società aprì il primo negozio monomarca in Rue Montpensier a Parigi, una boutique di 150 mq. Le collezioni venivano distribuite in dodici negozi monomarca negli Stati Uniti e tredici negozi monomarca in Asia.

Il 2007 fu un anno ricco di eventi, tra cui il lancio della prima collezione eyewear, la nuova Marc Jacobs Home Fragrance Collection e la prima fragranza Daisy. Nel 2009, Marc Jacobs vinse la 37a edizione del Premio FiFi Fragrance Foundation, ricevendo il Hall of Fame.

Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi
Marc Jacobs vincitore della 37° edizione del premio Fifi

Collaborazioni ed eventi

Nel 2010 vi furono molte collaborazioni e altrettanti eventi degni di nota, come l’installazione delle scarpe da balletto indossate dalle ballerine dell’Opéra Garnier, in occasione dell’apertura del negozio al Palais Royal. Il 2010 fu anche l’anno della campagna pubblicitaria della prima fragranza maschile, Bang. Gli scatti rappresentavano lo stesso designer, completamente nudo, sdraiato su lenzuola d’argento, coperto solo da un’enorme bottiglia di profumo.

Marc Jacobs Bang
Bang

Sempre lo stesso anno, Marc Jacobs aprì una catena di librerie a New York e a Los Angeles, la Bookmarc. Un libro dedicato al suo entourage creativo venne pubblicato con il titolo “The Men + Women Of Marc Jacobs“, volume di 300 pagine, in edizione limitata, che illustra il mondo e la vita dello stilista attraverso gli scatti del fotografo Brian Bowen Smith.

Nel 2012, Bookmarc sbarcò anche in Europa, a Londra e a Parigi. Un anno dopo, Marc Jacobs si fece sostenitore della lotta al cancro, creando una limited edition di shopping bags con lo slogan “Fight Like A Girl“. Tutti i ricavi dell’iniziativa furono devoluti alle associazioni Action Breast Cancer e Europa Donna Ireland.

Marc Jacobs Bookmarc store
Bookmarc store

Marc Jacobs lascia Louis Vuitton

Nell’ottobre 2013, Marc Jacobs diede le dimissioni, lasciando il ruolo, che teneva dal 1997, di direttore creativo di Louis Vuitton, con l’intento di concentrarsi unicamente sulle sue linee.

Marc Jacobs Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs
Ultimo fashion show Louis Vuitton di Marc Jacobs

Nel 2014, Marc Jacobs, per trovare il volto della campagna autunno/inverno 2014 della sua seconda linea, Marc by Marc Jacobs, si affidò a Twitter e Instagram, usando l’hashtag #CastMeMarc, creato appositamente dal suo team.

Nel marzo 2015, Marc Jacobs annunciò la chiusura del suo secondo marchio, Marc by Marc Jacobs, per concentrarsi sullo sviluppo del brand principale, Marc Jacobs, rivolto ad un pubblico più abbiente.

Situazione attuale

Marc Jacobs Sfilata autunno/inverno 2017
Sfilata autunno/inverno 2017

A settembre 2016, lo stilista presentò la collezione primavera/estate 2017 con uno stile punk moderno, ispirato al design rave degli anni ’80 e da persone come Boy George e Marilyn Manson. Nella collezione autunno/inverno 2017 ha realizzato la New York 67th Street Armory, una passerella in cui le modelle sfilarono attraverso due lunghe file di sedie pieghevoli senza alcun tipo di musica.

CALVIN KLEIN

Celebre fashion designer americano, nel 1968 fondò l’omonimo brand insieme allo storico amico e collega Barry K. Schwartz.

Indice

  1. Le origini
  2. Lo stile CK
  3. Kelly Rector
  4. Intimo CK
  5. Difficoltà del Brand
  6. PVH rileva CK
  7. Sviluppo del Brand
    1. Le nuove linee
    2. Inaugurazioni e produttività
    3. Kevin Carrigan
  8. Situazione attuale

Le origini

Calvin Klein è un famoso designer americano, fondatore dell’omonima società. Nel 1968, iniziò la sua attività con un budget di soli $ 10.000, aprendo la Calvin Klein Limited, un negozio di cappotti nello York Hotel di New York. Figlio di farmacisti del Bronx, sin da piccolo preferiva schizzare modelli sul suo libro di matematica piuttosto che farne gli esercizi; a casa, dopo i compiti, si esercitava sempre a cucire. Dopo aver combattuto l’opposizione dei genitori, nel 1962 finalmente si iscrisse al Fashion Institute of Technology di New York. Calvin Klein costruì un impero insieme a Barry Schwartz, compagno di scuola, nato e vissuto come lui e Ralph Lauren nello stesso quartiere di New York, il Bronx appunto. Se Lauren passava le giornate a mostrare il campionario delle sue cravatte ai buyer dei grandi magazzini, Klein portava in giro i suoi schizzi in una valigetta.

1980, Calvin Klein nel suo studio
1980, Calvin Klein nel suo studio

Dopo cinque anni di apprendistato in varie aziende, diede inizio alla propria attività specializzandosi nel disegno di abiti e cappotti. Dalle sue sfilate è bandita la moda-spettacolo. Giovane, alto, attraente e vestito in modo impeccabile, era sempre al posto giusto nel momento giusto. Klein era il re delle feste più belle del weekend, ma anche un puntiglioso e preciso manager il lunedì mattina: la sua immagine è divenuta icona del suo successo.

Lo stile CK

John Fairchild, redattore del famoso giornale di moda Womens Wear Daily, celebre quanto temuto, in quanto una sola sua recensione potrebbe decretare la fine di qualsiasi designer, parlò di Klein come di uno dei migliori al mondo. Fairchild affermò che egli era una vera rarità nel panorama dello styling americano, dotato di un’eccellente capacità di taglio ma di poca immaginazione. Inoltre, Klein apparve sul numero di settembre 1969 di Vogue.

Calvin Klein 1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields
1982, Campagna pubblicitaria con Brooke Shields

Non solo ha talento creativo ma anche grande abilità pubblicitaria. Nel 1971 creò la campagna per i famosi jeans K: caratterizzata da forte erotismo, aveva come protagonista Brooke Shields. Il 1971 segnò anche l’introduzione di capi d’abbigliamento sportivo nelle collezioni CK: questo nuovo interesse portò l’attenzione su praticità e comodità, attributi che da questo momento non vennero più dati per scontati. Basti pensare alle giacche da marinaio, ai mantelli in morbido tessuto rustico e collo in pelliccia, alle giacche camicia in crepe-de-Chine, alle bluse di seta a righe, o ai maglioni e agli abiti in velluto. Lo stile CK rimane sempre molto semplice, con una particolare predilezione per gli indumenti sovrapposti ton sur ton.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria 1993
Campagna pubblicitaria 1993

Stagione dopo stagione, il successo di CK crebbe sempre più, grazie alla sua capacità di prevedere ed esaudire i desideri inespressi della clientela. CK riuscì a bilanciare la semplicità ad un sofisticato gioco di armonie: niente decorazioni inutili, niente fronzoli, ma un’eleganza che cattura sempre l’attenzione.

Una nuova linea di abbigliamento, CK, e una linea di intimo riempiono I negozi di tutto il mondo, grazie anche all’audace campagna pubblicitaria di Bruce Weber.

Kelly Rector

Per l’eterno ragazzo, celebre star ma in costante pericolo per le sue intemperanze esistenziali, ebbe grande importanza l’incontro con Kelly Rector. Uscita dall’atelier di Ralph Lauren, diventò sua moglie portando ordine nella sua vita e collaborando alla resa più sofisticata e femminile del secondo periodo creativo dello stilista a fine anni’70: non solo una più nutrita presenza di abiti da sera, ma anche una maggiore grazia nei modelli da giorno. Giacche, quindi, molto lineari con spalle quadrate per assottigliare i fianchi; mantelli lunghi; attillati blazer e bluse dalle proporzioni studiatissime, spogli ma dolci, il tutto senza rinunciare a un’immagine sobria sottolineata dallo scarso impiego di tessuti costosi.

Calvin Klein Jeans, 1978
Calvin Klein Jeans, 1978

Klein deve la lealtà dei suoi clienti alla sua attenta ricerca, alla mancanza di decorazioni e accessori complicati e alla, quindi, ampia vestibilità e produzione in massa delle sue creazioni. Lo deve anche al gusto incomparabile dei suoi jeans, capi che per così tanto tempo vennero considerati estranei al mondo della moda.

Calvin Klein fu il primo designer a vedersi assegnare, nello stesso anno, il premio del Council of Fashion Designers of America sia per la collezione Uomo che per quella Donna (1993). Nel 1973 si aggiudicò il Coty Award che mai era stato assegnato ad uno stilista così giovane.

Intimo CK

Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992
Intimo icona, Campagna pubblicitaria 1992

A partire dagli anni ’80 il brand raggiunse un incredibile successo e si può anche affermare che Klein rivoluzionò il mercato americano della biancheria intima maschile. Presentò CK, una nuova di boxer femminili, e una linea di biancheria maschile di grande successo, che incassò 70 milioni di dollari in un solo anno. Le campagne pubblicitarie erano tutte nelle mani dell’abile fotografo Bruce Weber.

Calvin Klein Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg
Campagna pubblicitaria con Mark Wahlberg

Negli anni ’90, John Varvatos, direttore responsabile delle linee uomo di Calvin Klein, inventò un nuovo tipo di biancheria intima chiamata boxer briefs, un ibrido tra boxer e slip. L’indumento divenne famoso grazie alla campagna del 1992 con Mark Wahlberg: venne definito “una delle più grandi rivoluzioni di abbigliamento del secolo”.

Difficoltà del Brand

Nel 1992, la società arrivò quasi a dichiarare bancarotta, ma ne uscì vincente, grazie soprattutto al successo delle linee di biancheria intima, dei profumi e dell’abbigliamento sportivo ck. Dal ’97 una joint venture legò la linea Ck a Stefanel, che produceva su licenza e distribuiva in Europa e Medio Oriente. Di recente, è stata lanciata sul mercato europeo una nuova linea per bambini, mescolando stile americano ed europeo: jeans basic, giacche denim in varie tonalità e T-shirt con il logo CK per i maschietti; camicie scollate all’americana e minigonne o shorts mozzafiato per le bambine. La campagna pubblicitaria che accompagnò la nuova linea e altre sullo stesso tema, sempre molto erotiche, suscitarono molto scandalo. I manifesti vennero vietati e CK accusata di essere al limite della pedofilia.

Calvin Klein Controversa campagna pubblicitaria
Controversa campagna pubblicitaria

Nel 1999 il marchio annunciò di essere in vendita per $ 1 miliardo: mai vi furono offerte tali, così Klein decise di levare il brand dal mercato. A inizio 2000 venne commercializzata una versione inedita e a tiratura limitata del profumo unisex cK One. I tre flaconi erano disegnati da altrettanti artisti di retaggio “urbano”: l’olandese Delta, che si affidava a una linea futurista, il graffittaro Espo con le sue donne dal lungo collo; il newyorkese Futura con il “mistero delle ombre”. Nell’impero di Calvin Klein, i profumi rappresentano il 34% del fatturato totale del gruppo.

Phillips-Van Heusen rileva Calvin Klein

Nel 2002 l’azienda aveva un fatturato di $ 3 miliardi all’anno. A dicembre, Calvin Klein Inc. fu acquisita dal colosso dell’abbigliamento Phillips-Van Heusen per $ 430 milioni in contanti e azioni. Le potenziali royalty, che potevano essere valutate tra i 200 e i 300 milioni di dollari, furono dilazionate nel corso degli anni. Klein e il suo socio Barry Schwartz avevano già tentato la vendita nel 2000, senza giungere a una soluzione concreta. Klein rimane il design inspirator dei 12 differenti prodotti della compagnia, per le linee Calvin Klein Collection, cK e cK Calvin Klein.

One of the first effects of the sales is the creation of a partnership with the company Vestimenta from Trento, Italy. The company has been responsible for the distribution of the women and men’s prêt-à-porter lines, which were the first not produced inside the company. Also, Vestimenta already manufactures Emmanuel Ungaro’s women’s prêt-à-porter and Trussardi’s men’s prêt-à-porter, and has a joint venture with Giorgio Armani. 

Uno dei primi effetti della vendita fu la creazione di una partnership con un’azienda di Trento, la Vestimenta, che dal 2004 si occuperò di creare e distribuire le linee di prêt-à-porter maschile e femminile, le prime a non essere prodotte all’interno dell’azienda. La Vestimenta già produceva su licenza il prêt-à-porter femminile di Emanuel Ungaro e il maschile di Trussardi e aveva siglato una jointventure con Giorgio Armani.

Lo stilista ammise pubblicamente l’abuso di sostanze stupefacenti e alcool, dichiarando di volersi sottoporre a una cura disintossicante. Già nel 1988 il designer era stato ricoverato per problemi analoghi. A causa di ciò, alcuni termini della licenza che collegava Calvin Klein (già acquisita da Phillips-Van Heusen) al gruppo Warnaco vennero modificati e fu firmato un accordo per la linea beachwear, che sarebbe uscita a inizio del 2004.

Calvin Klein Collezione primavera/estate 2003
Collezione primavera/estate 2003

Allo stesso tempo, Fingen Apparel, licenziataria di Calvin Klein Jeans, creò una divisione under 16 disegnata dallo stilista. Quest’ultimo, ormai sessantenne, annunciò che non avrebbe più seguito le collezioni in prima persona, ma che avrebbe avuto un ruolo di consulenza stilistica ed amministrativa, in collaborazione con Bruce Klatsky, Presidente e CEO della Phillips-Van Heusen.

Ad ottobre, Sara Dennis lasciò la vicepresidenza del settore jeans, intimo e costumi da bagno di Calvin Klein per trasferirsi da Liz Claiborne, una società di New York quotata in borsa. Fu anche annunciato che Phillips-Van Heusen intendeva rilanciare la linea di abbigliamento cK Calvin Klein in Asia nel 2004, in seguito alla sospensione della linea negli Stati Uniti, in Europa e in Medio Oriente a causa degli scarsi risultati.

Calvin Klein Campagna calzature-borse 2000
Campagna calzature-borse 2000

Elemento fondamentale in questa operazione fu la licenza a lungo termine con cK 21 Hidungs Pte. Ltd per le linee di abbigliamento sportivo uomo, donna, d’abbigliamento maschile, per la linea di calzature uomo e donna, di borse e di piccola pelletteria. Ciò favorì anche l’apertura di negozi a Singapore, in Malesia, in Tailandia, a Hong Kong e in Cina. Nuovi punti vendita in franchising furono aperti in Corea, a Taiwan e in Cina. A dicembre fu inaugurato il primo American Calvin Klein Underwear Store in Prince Street, a New York: un grande spazio vendita per intimo e profumi.

Sviluppo del Brand

Le nuove linee

Nel gennaio 2004 fu firmato un contratto con Swatch Group per il lancio mondiale di una nuova collezione di bijoux e gioielli. A marzo, Robert Mazzoli divenne Chief Creative Officer di Warnaco, con il compito di controllare le collezioni di intimo Calvin Klein.

A luglio, fu lanciata una nuova linea di costumi per giovani donne, chiamata Choice Calvin Klein. Inoltre, Calvin Klein lanciò la nuova linea donna/uomo Ck39, nome ispirato all’indirizzo della sede centrale newyorkese: constava di pantaloni, giacche di jeans, capi di maglieria e T-shirt stile vintage.

Inaugurazioni e produttività

Nel novembre 2004 Calvin Klein Inc. elesse Giuseppe Rossi come General Manager e Direttore Generale di Calvin Klein Europe. Durante la sua carica fu aperto a Roma il primo negozio italiano della collezione Calvin Klein: tre piani arredati da RetailDesign e dall’architetto Paolo Lucchetta, che si ispirò all’opera di John Pawson per i flagship store di New York e di Parigi.

Calvin Klein Negozio in Madison Avenue, New York
Negozio in Madison Avenue, New York

Nel febbraio 2005, il calzaturificio italiano Rodolfo Zengarini, di Montegranaro, ottenne la licenza per la produzione e la distribuzione della collezione di scarpe donna. Zengarini, già licenziatario della linea maschile, sostituì, così, Rossimoda.

Nel 2005 furono aperti molti negozi: il primo nel Wafi Mall di Dubai, in collaborazione con Belbadi Fashion, dove era possibile acquistare ogni articolo prodotto dall’impero Calvin Klein. Un negozio monomarca Calvin Klein Collection fu aperto a Milano, in Corso Matteotti angolo Via S.Pietro all’Orto. Inoltre, Calvin Klein concluse un accordo con Finger per l’apertura di 50 negozi indipendenti ck Calvin Klein in Europa e nel Medio Oriente, e uno con Warnaco per la linea di costumi donna.

Kevin Carrigan

Calvin Klein Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006
Kevin Carrigan, collezione primavera/estate 2006

A giugno Kevin Carrigan fu nominato Direttore Creativo, responsabile delle attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso e della supervisione di progettazione di cappotti, giacche, maglieria, fazzoletti, cravatte e ombrelli.

Nel 2006 Calvin Klein lanciò la fragranza estiva CK One, uno dei prodotti più venduti. Ispirata all’oceano e alla spiaggia, dedicata a giovani consumatori urbani e dinamici, questa fragranza unisex a tiratura limitata fu la terza versione della collezione CK One. Dopo il successo della collezione estiva CK One, negli anni successivi, vennero lanciati altri profumi: nel 2008 Euphoria eau de toilette, nel 2009 CK Free, nel 2011 CK One Shock uomo e donna.

Calvin Klein Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber
Kevin Carrigan, campagna pubblicitaria 2015 con Justin Bieber

Nell’ottobre 2012 il gruppo PVH acquisì Warnaco Group per 2,9 miliardi di dollari, il che significava acquisire diversi marchi Calvin Klein tra cui Calvin Klein Jeans, le linee underwear e le linee sportive.

Nel 2015, secondo il gruppo PVH, la società Calvin Klein investì oltre 320 milioni di dollari in campagne pubblicitarie per ampliare il numero dei potenziali acquirenti. Questo importante compito fu affidato al noto fotografo di moda Alasdair McLellan. Da nominare, la partecipazione di Kendall Jenner per la sponsorizzazione di una linea di jeans in edizione limitata. Inoltre, Justin Bieber e la top model Lara Stone parteciparono alla campagna pubblicitaria Calvin Klein 2015, annunciata a livello mondiale attraverso i social media del marchio, diffusa in più di 20 paesi tramite stampa, media digitali, e cartelloni pubblicitari.

Situazione attuale

Nel febbraio del 2016 la società nominò Raf Simons nuovo Chief Creative Officer, il suo stile minimalista e la sua conoscenza profonda della cultura giovanile era perfettamente in linea con i bisogni del brand. A contratto, Raf Simons avrà un controllo creativo completo, dall’immagine del brand alle collezioni.

Calvin Klein Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein
Raf Simons, prima collezione per Calvin Klein

A febbraio 2017, Raf Simons debutta con la collezione autunno prêt-à-porter uomo/donna, presso la sede di Calvin Klein a New York. Un mese dopo, Calvin Klein presenta, tramite account Instagram, un nuovo logo: progettato in collaborazione con l’art director e grafico inglese Peter Saville, Calvin Klein lo definisce un “ritorno allo spirito delle origini”.

Nell’aprile 2017, Calvin Klein lancia una nuova campagna per la linea di intimo diretta da Sofia Coppola: esito davvero stimolante, con la partecipazione di Lauren Hutton, modella e attrice settantenne. Secondo Vogue, Calvin Klein dimostra che “non esiste un limite d’età per essere modelli di biancheria intima”.

A giugno, ispirata all’iconica Obsession, Calvin Klein lancia Obsessed, una nuova fragranza uomo/donna. La campagna pubblicitaria è affidata ancora alla celebre fotografia di Kate Moss, scattata da Mario Sorrenti per la pubblicità Obsession 1990.

Calvin Klein, Obsessed
Calvin Klein, Obsessed