ALESSANDRO MICHELE

Indice:

  1. Le origini e il sogno
  2. Il sogno diventa realtà
  3. Gucci di Alessandro Michele
  4. Lo stile di Alessandro Michele

LE ORIGINI E IL SOGNO

Alessandro Michele per VOGUE

Roma, novembre 1972, nasce Alessandro Michele. Il padre è tecnico dell’Alitalia. Indirizzato fin da subito dalla madre nel mondo del cinema, dello spettacolo, del bello in ogni sua sfaccettatura, si iscrive all’Accademia di Costume e Moda della capitale, qui i suoi talenti iniziano a prendere forma, il suo sogno è diventare scenografo, la moda è solo di sfondo.

Per necessità economiche accetta diversi lavori ben distanti dalle sue passioni, come il giornalaio, il manovale e il muratore, fin quando non gli viene data l’occasione di collaborare con un grande marchio come Les Copains, nel settore della maglieria. Entrare nel settore del fashion risveglia in lui desideri ed ossessioni, come quella per gli accessori. Inizia la sua ricerca di gusto e di stile che raccoglie in diversi book che invia a diverse case. Fendi negli anni ’90 capisce subito il genio di Alessandro e lo decreta Senior agli accessori, evolvendo la sua formazione stilistica e culturale anche grazie al lavoro di Karl Lagerfeld, suo mentore. Kaiser Karl gli insegna che la creatività è per definizione instabile, e che può raggiungere la sua massima espressione solo quando è lasciata completamente libera. Per Alessandro sarà una regola da allora in poi.  Ma il creativo ha sempre fame d’ispirazioni: libri, musica, cinema, materiali e tessuti, così impara che la creatività è anche studio e ricerca continua, ma anche un caos cosmico che non lo abbandonerà mai.

IL SOGNO DIVENTA REALTÀ

Nel 2002 Tom Ford posa gli occhi su di lui e lo chiama a Londra per collaborare con lui, dove trova una realtà ben diversa da quella di Fendi. Tom Ford, designer in quegli anni di Gucci, applica un lavoro di ricercatezza e perfezione legati ad uno standard di bellezza molto americano. La Gucci di Ford rappresenta l’ordine clinico e maniacale della bellezza, lo stilista texano è talmente convincente che Alessandro non riesce a dirgli di no.  Anche da Gucci il ruolo di Alessandro rimane legato al settori degli accessori.

Da questo momento in poi lo stilista non lascerà più il marchio fiorentino, e avrà la fortuna di lavorare prima con Alessandra Facchinetti ed in seguito diventare Associate creative director al fianco di Frida Giannini. Nel 2013 Gucci acquista Richard Ginori, brand di Firenze leader nella porcellana pregiata, nel 2014 Alessandro Michele ne diventa il creative director, mostrando la sua versatilità creativa. Nel 2015 viene convocato all’amministratore delegato Marco Bizzarri e ben distante da ogni sua aspettativa viene decretato nuovo creative director di Gucci, a solo una settimana dalla sfilata maschile A|I 2015-2016.

Il genio di Alessandro viene dimostrato proprio in questa occasione, il suo debutto bene ritenuto dalla stampa di settore come l’evento più d’impatto delle sfilate di Milano dell’anno. Egli ribalta le regole del marchio fiorentino e pone le basi per la sua nuova filosofia aziendale, lo chic clinico che lo precedeva viene sostituti da una visione più colta, antropologica e contemporanea. Nello stesso anno viene nominato International Fashion Designer of the Year.

GUCCI DI ALESSANDRO MICHELE

Gucci torna ad essere di nuovo oggetto di desiderio, con una moda imperfetta, ma ricca di contaminazioni date dalle passioni-ossessioni dello stilista, il collezionismo, il cinema, l’opera, la musica, la letteratura, i luoghi dimenticati, in un mondo sospeso tra una visione passata e una decisamente futurista.

Backstage Cruise Collection 2016 Gucci by Alessandro Michele
FW 2017 Gucci by Alessandro Michele

Il suo immaginario è caotico ma potente, ha voglia di giocare con i vestiti e con gli accessori, di prendere il vintage e di renderlo odierno, nuovo, vuole colpire, stupire, rendere i suoi capi familiari ma anche nuovi, simbologie e richiami storici letti e realizzati in chiave moderna. La sua visione di bellezza non è di certo intesa in maniera classica, ma è una bellezza inusuale, soggettiva, che mischia passato-presente-futuro, è costante ricercatezza di colori, di fantasie, di dettagli, di contaminazioni dell’epoche da lui preferite, di qualità dei materiali, di continuo richiamo al genderless che rimane padrone delle sue collezioni.

SS 2016 Gucci by Alessandro Michele

Espressione artistica ma con finalità commerciali che funzionano, a tal punto che il marchio vende il 21,1% in più nel 2016, rispetto all’anno precedente, anno in cui il designer ha preso in mano le redini del brand. Nel 2017 ha archiviato l’anno fiscale con 6,2 miliardi di euro, con un ulteriore crescita del 45%. E già si parla della terza coppia d’oro nella storia della griffe: dopo Tom Ford e Domenico De Sole, Frida Giannini e Patrizio di Marco, ora è l’era dominata da Alessandro Michele e Marco Bizzarri. La ciliegina sulla torta? L’inaugurazione del Gucci Garden all’interno dello storico Palazzo della Mercanzia di Firenze e ideato in prima persona dal direttore creativo. Alessandro Michele ha trasformato Gucci in qualcosa di unico e ogni sfilata è una nuova sorpresa.

Il ristorante all’interno di Gucci Garden

LO STILE DI ALESSANDRO MICHELE

FW 2018 Cyborg Gucci by Alessandro Michele

Alessandro Michele si può definire un perfetto mix di barocco e punk, rinascimentale e caotico, vintage e modernità. Per lui epoche e momenti non si escludono ma si sommano, in un annullamento ideale del tempo. Una forma mentis in cui non è forse facile entrare, ma su cui è perfettamente allineato Giovanni Attili, docente di urbanistica alla Sapienza di Roma e storico compagno del designer, che lo accompagna e sostiene mentalmente in ogni processo creativo, come in quello che ha portato alla realizzazione della sfilata co-ed A/W 2018 e ambientata in una sorta di camera operatoria per cyborg.

FW 2018 Gucci by Alessandro Michele

Canovas

Gli accessori, se originali e fantasiosi, possono rivalutare anche l’abito più semplice e sono gli unici articoli dove è possibile essere eccessivi e stravaganti. Questa la filosofia di Isabelle Canovas, sorella di Manuel, creatore di tessuti per l’arredamento. Nelle tre boutique di Parigi, New York e Madrid, si trovano ombrelli, ventagli, occhiali, guanti, cinture, borse, nati dal suo estro creativo.

Aristolasia

Dalla natura e dalle sue forme perfette prende vita questo brand, che trae il nome da una pianta carnivora. L’idea è quella di un progetto di stile e ricerca, applicato agli accessori, che crede nell’importanza delle contaminazioni da e con ambiti diversi (arte video, pittura, musica, teatro sperimentale) e nelle continue collaborazioni con nuovi talenti. Per Aristolasia il prodotto abbandona il carattere puramente funzionale per adottare quello simbolico. Gli accessori dunque diventano elementi di stile: borse di tutti i generi e forme, uniche e particolari.

Longchamp

Indice:

  1. Le origini e la famiglia
  2. Le collaborazioni
  3. Tra heritage e modernità 
  4. La nuova direttrice creativa
  5. Il debutto in passerella

LE ORIGINI E LA FAMIGLIA

L’azienda Longchamp viene fondata nel 1948, a Parigi, dopo la guerra, da Jean Cassegrain. Inizialmente è una piccola bottega di tabacco che produceva accessori in pelle per i suoi affezionati clienti, dalle pipe rivestite ai porta carte. Ogni pezzo racchiude in sé l’essenza della famiglia, se prima era il nonno ora ci sono i nipoti, alla terza generazione, a scrivere un nuovo capitolo, felici di non aver mai aperto le porte alla grande finanza e occuparsi di una produzione di borse e abbigliamento ready to wear, che loro preferiscono definire lusso ottimistico, piuttosto che accessibile.

Dalla produzione di tabacco nel buoulevard Poissonièere alla prima boutique monomarca nel prestigioso quartiere di Rue Saint Honoré. È il 1955, inizia la produzione di portafogli e portamonete da uomo, contraddistinti dal logo del cavallo galoppante con tanto di fantino in sella.  Negli anni ’60 arrivano i primi articoli dedicati ai viaggiatori, quindi bagagli in cuoio, arricchiti dal pratico e utile nylon.

Nei primi anni ’70 viene introdotta la prima borsa da donna, per poi cancellare definitivamente i prodotti per fumatori e aprire il prestigioso monomarca nel 1982.

Oltre all’introduzione di un materiale povero all’apparenza come il nylon, sicuramente la mossa vincente è stata quella di passare ad una produzione di pelletteria specializzata, a volte troppo austera, all’aggiunta di componenti glamour con palette di colori quasi infinite, variazioni e combinazioni di modelli, ma soprattutto l’aver reso iconico il design di alcune borse che ne tempo sono entrate nell’immaginario collettivo dello stile bon ton e metropolitano. Accessori adatti a vivere il quotidiano a prezzi decisamente competitivi.

LE COLLABORAZIONI

Kate Moss per Longchamp

Il marchio non si posiziona certo nella fascia del lusso esclusivo, ma la lavorazione che impiega nei suoi articoli non è da meno. Pian piano si introduce anche nel jet set internazionale, aprendo diversi flag store. Le campagne pubblicitarie hanno volti noti, le collaborazioni sono diverse, troviamo quelle con Kate Moss, che disegna per il marchio la Gloucester, e la capsule disegnata da Jeremy Scott, designer di Moschino, con stampe pop.

La capsule collection firmata Jeremy Scott

Tante sono le star a fianco del brand, da Valeria Golino a Laura Chiatti, presenti all’inaugurazione della boutique di Roma nel luglio 2014, a Lily Cole, Mick Jagger e la figlia nonché modella Giorgia May per l’apertura del flagship store di Regent Street a Londra, fino ad arrivare ai fotografi che hanno siglato le campagne come Mario Sorrenti, Mert&Marcus e Peter Lindbergh, che per la primavera 2016 ha messo in posa davanti al suo obbiettivo Alexa Chung.

Campagna pubblicitaria di Peter Lindbergh con Alexa Chung

TRA HERITAGE E MODERNITÀ

Flagship store 5th Avenue New York

Oltre alla Gloucester che forse non eccelle nel design poiché abbastanza semplice e sobria, foderata all’interno con una stampa zebrata, ci sono delle vere e proprie icone come la Pliage, riconoscibile dalla patta col bottone a pressione, disponibile in cuoio o tessuto tecnico e ben dodici varianti colore. Nel tempo si è guadagnata un posto di tutto rilievo, considerato anche il fatto che ne risultano venduti milioni di modelli. Progettata per la prima volta nel 1993, è pratica e maneggevole in quanto pieghevole, la sua forma a sacco le permette di contenere una quantità di cose che lascerebbe sbalordita anche Mary Poppins ed è pure leggerissima. Oggi tramite l’e-commerce o direttamente in boutique, è possibile richiede un servizio di personalizzazione per scegliere nel dettaglio colore, dimensioni e rivestimenti dalle stampe eccentriche.

Insieme a lei ci sono le best seller Gatsby, un vero omaggio al glamour letterario americano dallo stile androgino e forma quadrata che le conferiscono un fascino elegante ma casual allo stesso tempo. La Balzane, dove la sua forma a sella equestre fa sì che rappresenti al meglio tutta la filosofia del brand e della storica importanza del mondo della selleria. Poi c’è la Roseau, una delle prime nate, che infatti celebra il ventesimo compleanno: si divide in due linee, la Heritage e la Box. La prima è più sofisticata con dettagli in bambù , la seconda è più moderna, in pelle di vitello verniciata lucida in modo da conferire brillantezza al colore. Infine c’è l’ultima nata, la it-bag che dal 2007 ha subito conquistato il posto tra le più vendute: si tratta della Légende, una overnight bag che prende spunto dalle antiche borse da dottore.

LA NUOVA DIRETTRICE CREATIVA

Sophie Delafontaine

Altro momento clou è rappresentato dal 2006, anno in cui viene nominata direttore creativo Sophie Delafontaine, nipote di Jean Cassegrain, fondatore del brand, e figlia di suo fratello. Da qui si comincia a puntare anche all’espansione tramite una linea di abbigliamento pronta all’uso, che inserisce tutti i tratti iconici del marchio come i materiali derivanti sempre dalla pelle o da alcuni dettagli come i rivetti regolabili. La filosofia stavolta è basata sull’abito come accessorio della borsa e non viceversa. Tratti che tutt’oggi accompagnano le collezioni, come per esempio la A/W 2015/16, decisamente sportiva con bomber, sneakers e abiti; la linea punta ad esaltare la vita o le spalle, tutto secondo un mood pulito ed essenziale, a volte il look sembra ispirarsi al mondo dei biker. Per la S/S 2016 invece gli abiti si fanno morbidi, leggeri e la palette pastello rende il tutto quasi aulico, fresco e giovanile.

Il mondo Longchamp non poteva escludere le proposte dedicate all’uomo, anche perché le prime creazioni erano proprio dedicate a lui. Oggi il marchio mette a punto una collezione di backpack in pelle di diverse dimensioni con look decisamente sportivi. Ci sono poi le cartelle business, sempre adatte per chi si porta il lavoro a casa. Si può anche optare per le sempreverdi porta documenti dal dettaglio bicolor o dalla lavorazione effetto vintage, per passare infine alle più classiche borse da viaggio con la tracolla.

IL DEBUTTO IN PASSERELLA

Sfilata Longchamp New York 2018

Dall’autunno 2015, la casa presenta la propria collezione di moda ai buyer interni, e solo successivamente alla stampa. Nessuna di queste mini-presentazioni è stata inserita nel calendario ufficiale della “Fédération de la Haute Couture et de la Mode”, organo di governo della moda francese.

Longchamp debutta per la prima volta alla New York Fashion Week 2018 con una sfilata all’insegna del simbolismo, a cominciare dalla location. Per il suo 70esimo anniversario, il marchio francese ha scelto il World Trade Center strizzando l’occhio alla Statua della Libertà. Il brand ha mandato in passerella una collezione S/S 2019 inneggiando appunto alla libertà oltre che alla femminilità. Motivo ricorrente le frange, simbolo di energia. Longchamp ha scelto New York anche per un altro debutto, quello del direttore creativo Sophie Delafontaine, con il marchio nel suo Dna, essendo cresciuta a boulevard Poissonnière a Parigi dove, nel 1948, suo nonno fondò l’azienda. In prima fila alla sfilata Kendall Jenner, volto Longchamp per la campagna d’autunno. Nel video dell’anniversario, girato per le splendide strade di Parigi, Kendall fluttua, alla ricerca di qualcosa, tra gli edifici della capitale francese e in alternanza alla sua corsa compaiono ‘frame’ di un cavallo al galoppo.

Kendal Jenner per il video di Longchamp

La musa di questa collezione è una affascinante gallerista di successo di Saint Germain Des Prés. E il suo guardaroba, infatti, pullula di stampe multicolor degne di una mostra d’arte da stemperare con pezzi in tinta unita. Il mood è inevitabilmente chic e raggiunge quel perfetto equilibrio tra eccentricità ed eleganza understated. Grazie a soprabiti di suede e pelle, abiti stampati dal fascino geometrico, capi in denim sartoriale e delicati dresses di seta e organza in tinte pastello.

Kendal Jenner nella campagna pubblicitaria di Longchamp

Dreyfuss

Creatore dai molteplici aspetti, è stato notato per la prima volta nel novembre ’98 alle collezioni di Parigi. Immediatamente, il suo stile molto costruito e la sua maestria, notevoli per i suoi 23 anni, hanno fatto parlare di lui come di un’autentica promessa. La sua ambizione: disegnare abiti che siano allo stesso tempo eleganti, semplici e moderni. Ciò non esclude, spesso, anche un po’ di humour, come una sua gonna dal merletto disegnato, attaccata a un corpetto con nastro adesivo. 

Jérôme si occupa ora principalmente della creazione di accessori. Nel 2006 lancia il brand "Agricouture", una presa di posizione in favore del rispetto dell’ambiente e del ritorno all’artigianato. Lo stilista è oggi famoso grazie all’apertura di una boutique a Parigi che ha avuto un grande seguito.