Seta

Fibra naturale. “Il tessuto da indossare per raggiungere Dio”, così un antico proverbio cinese definisce la seta. È da sempre sinonimo di nobiltà, eleganza, lusso. Una magnificenza che trae origine dalla bava filamentosa con cui un piccolo baco intreccia il suo bozzolo. La sericoltura nasce intorno al 2600 a.C. in Cina, paese che ancor oggi fornisce i due terzi del prodotto mondiale di filato greggio. Un’esperienza millenaria che si intreccia con la storia dei rapporti tra Oriente e Occidente. Il periodo aureo di tessitura della seta in Europa fu senza dubbio il ‘500: sfarzosi damaschi, broccati e velluti venivano prodotti a Venezia, Firenze, Lione per le corti di tutto il mondo. In base all’armatura i tessuti serici si distinguono in quattro gruppi: tele o taffettà, saglie o diagonali, rasi o satin, jacquard. Dal titolo del filato, ossia dalla sua finezza, e dal grado di torsione dipende la qualità della stoffa. Il tipo di fibra ne determina invece la resistenza: l’organzino, che ha fibra lunga e ritorta, è molto più resistente della “bourette” che deriva dal cascame di seta. Tra le tipologie più note lo shantung, d’aspetto irregolare caratterizzato da nodi che risaltano sulla tela, gli ottoman a effetto canneté, le organze e tutti gli stampati piazzati o “all-over” che costituiscono la specializzazione di tante aziende comasche. Producono bozzoli da seta Cina e Giappone. È stata una produzione tipica dell’Alta Lombardia. Ma da molti anni è in disuso. Il che ha cambiato anche il paesaggio, per la scomparsa dei gelsi.