Quant

Mary (1934). Stilista inglese. Protagonista della Swinging London, divide con Courrèges la creazione della minigonna. Nata a Londra, studia al Goldsmith College of Art, dove conosce il suo futuro marito Alexander Plunker Greene (1933-1990). Appena diplomata, apre con lui e con Archie McNair la sua prima boutique, Bazaar, a Kings Road. Era il 1955. Dopo poco comincia a disegnare e produrre abiti in proprio, diventando subito famosa per la sua moda giovane e a buon mercato, che contribuisce ad alimentare il mito della Londra dei Beatles e degli anni ’60. Offriva alle adolescenti, in quel momento già ribelli al costume e al guardaroba delle madri, la possibilità di vestirsi in modo audace e rivoluzionario rispetto al perbenismo formale della generazione che le precedeva: gonne a metà coscia, skinny ribbs, esplosione di colore, collant fantasia. Adotta anche nuovi materiali: il Pvc per una linea da pioggia. Nel ’61, il successo le permette di darsi una seconda ribalta, un nuovo negozio a Londra, e di sbarcare, due anni dopo, negli Stati Uniti con la Ginger Group, che produce capi in grande serie. Nel ’66, fonda la sua industria cosmetica (il logo è una margherita) e viene nominata Ufficiale dell’Impero Britannico. Disegna collezioni per la catena americana di grandi magazzini J.C. Penney, per il Gruppo Puritan e, con il suo marchio, scarpe, biancheria per la casa, tappeti, carta da parati, calze. Regge sull’onda di quella nouvelle vague, rilanciata dal ’68, per una buona parte degli anni ’70. L’onda si attenua, si spegne. Personalmente la stilista tramonta. Ma il Gruppo che porta il suo nome ha sempre un ottimo giro d’affari, anche a riflettori spenti.