Hermès

Marchio francese di pelletteria, borse e valigie, haute couture (finisce nel 1956), prêt-à-porter, oggetti d’arredamento, servizi da tavola, gioielli, profumi, corredi da cavallo e da golf. E soprattutto foulard e cravatte. La storia comincia nel 1837, quando un sellaio, Thierry Hermès, apre a Parigi una bottega per bardature e finimenti da cavallo. Quarant’anni più tardi, agli albori della Terza Repubblica, la seconda generazione Hermès trasloca in Faubourg Saint-Honoré, nella sede che diverrà storica e che tuttora è il quartiere generale della maison e la sua passerella commerciale. Negli anni ’20 del ‘900, il nipote di Thierry, Emile-Maurice, dopo aver comprato la quota del fratello Adolphe, inizia a creare capi in pelle di daino. Nel 1927 lancia una linea di bijoux all’insegna del mondo equestre e, nel ’29, la prima collezione femminile disegnata da Lola Prusac. Sono del decennio ’30 alcuni accessori che segnano non solo la storia Hermès ma quella della moda, come la cintura che prende spunto dal collare per cani e la borsa ispirata a quelle da sella che, lanciata per la prima volta nel ’35 e poi ridotta di volume, divenne celebre, nel dopoguerra, grazie a Grace Kelly che, nel ’56, la sfoggiò in una copertina di Life. Da allora, quella borsetta si chiama Kelly. Nel ’49, la maison anticipa la moda pronta, con il sistema "ready-made", una sorta di prêt-à-porter su misura. Portabandiera di quest’innovazione è l’abito da donna Hermeselle: cotone stampato. Nel 1951, alla morte di Emile-Maurice, la gestione dell’azienda passa ai suoi generi Robert Dumas e Jean Guerrand.

Gli affari e le boutique Hermès si moltiplicano: oggi, nel mondo, sono 55 i negozi propri e circa un centinaio i concessionari. La maison, negli anni ’60, debutta anche nei profumi. Tuttora l’azienda, che è presieduta da Jean Louis Dumas, pronipote del fondatore e rappresentante della quinta generazione Hermès (la famiglia detiene ancora l’86 per cento del capitale), si distingue per produzione di piccola pelletteria fatta a mano. La sua filosofia è quella di "innovare nella continuità della tradizione". È anche per questo riferirsi alla tradizione che, dopo più di un secolo e mezzo dall’apertura del primo negozio, il marchio rimane legato a quella che fu la "vocazione" originale, ovvero il mondo del cavallo. All’inizio degli anni ’90, l’azienda, che sul finire del secolo fatturava circa 800 miliardi, ha cominciato una politica di acquisizioni soprattutto nel campo delle industrie tessili. Per il prêt-à-porter Hermès hanno, fra gli altri, lavorato Catherine de Karolyi, Nicole de Versian in alleanza con il giovane Lacroix, Bergère, Bally, Myrène de Prémoville, Giudicelli e Audibet. Nel ’99, Hermès ha rilevato il 35 per cento della maison Jean Paul Gaultier.
2001. Il Gruppo ha conseguito un volume d’affari pari 1,227 milardi di euro, più 8,2 per cento rispetto al 2000, un anno già eccellente dal punto di vista dei risultati economici. Tutti i mercati sono cresciuti; in particolare quello giapponese si è contraddistinto con un sostanzioso più 23 per cento.
2001. Vengono inaugurati i nuovi punti vendita a Tokyo, Lisbona, Berlino, Parigi, Miami, Chicago, Pusan e Singapore e la nuova succursale di Shanghai.
2002, marzo. Debutta l’e-commerce Hermès, destinato esclusivamente al mercato statunitense. Il sito vende accessori.
2002. La società francese Hermès International SA consegue nel 2002 un fatturato pari a 1,242 miliardi di euro, in aumento dell’1,3 per cento rispetto al 2001. In particolare, nel mercato europeo, i ricavi sono aumentati dell’1 per cento, mentre negli Stati Uniti l’espansione è stata del 4.
2002. Inaugurazione della Maison Hermès a Tokyo. Il progetto è stato curato da Renzo Piano e Rena Dumas, moglie del presidente e direttore creativo Jean Louis Dumas Hermès, curatrice di tutti i negozi Hermès.
2003, maggio. Dopo sei anni finisce la collaborazione con Martin Margiela. A partire dalla collezione autunno inverno 2004-05 il nuovo designer sarà Jean Paul Gaultier. Questo nuovo incarico non cambierà il suo ruolo nella propria maison alla quale Hèrmes partecipa con il 35 per cento.