Gigli

Quando, negli anni ’80, tutta la moda seguiva l’ondata donna forte, silhouette architetturale, allure aggressiva, spalle grandi e rinforzate come armature, arriva Gigli, con la sue figurette intimiste, con un concetto di femminilità poetica e minimalista, che, in un primo momento divise il mondo della moda in due: da una parte la stampa d’avanguardia, che ne capì subito il contenuto di innovazione e l’apertura di una nuova via, dall’altra i fedelissimi della filosofia donna ostentata, "grintosa", secondo un aggettivo ricorrente. Uno stilista anomalo, Gigli, nato a Castel Bolognese, nei dintorni di Ravenna, in una provincia ricca di storia e di cultura, nutrito degli stimoli e delle fascinazioni che poteva trovare nella fornitissima biblioteca dei genitori, librai antiquari, e arricchito dai contatti con civiltà diverse, conosciute da vicino durante i lunghi viaggi sui cammini dell’Oriente, che l’hanno tenuto lontano 10 anni. Ogni ritorno è pieno di ricordi: oggetti, abiti, gioielli da regalare che inconsapevolmente accrescono la sua passione e stimolano il suo interesse fino a portarlo vicinissimo alla moda. Nel 1979, è a New York, assistente nella sartoria di Dimitri, dove apprende la tecnica di costruzione che sarà la base del redesign della figura femminile, da lui costruita su nuove proporzioni. Nell’83, presenta la prima collezione con la sua firma, realizzata da Zamasport, e inizia la collaborazione con Callaghan. Il debutto è un piccolo choc culturale: gli abiti di jersey annodati sul corpo, le giacche minute, le spalle strette e curve che esaltano una anatomia fragile e seducente, i colori intensi e indefiniti, portano una parola nuova, attirano immediatamente l’attenzione di giornalisti e compratori. In pochi anni, diventa uno dei capiscuola della moda italiana. Le sue presentazioni in un vecchio e spoglio garage di Corso Como, a Milano, diventano l’appuntamento più esclusivo e ambito. Successivamente, presenta la sua collezione a Parigi, nell’ambito delle sfilate di prêt-à-porter francesi. Una standing ovation di 20 minuti lo accoglie nell’olimpo dei grandi. Gli abiti, pur fedeli alla prima silhouette, diventano via via più preziosi, esclusivi, ricchi di riferimenti artistici, storici e culturali. Nelle sue creazioni si riflettono epoche ed etnie, paesaggi e poesie, filtrati dalla sua personalità complessa e romantica. Il suo credo è la leggerezza, i suoi tessuti hanno lavorazioni tridimensionali che li rendono aerei, trasparenti, riflettenti, mutevoli. Le forme abbracciano sempre i fianchi, il seno, le spalle, sensuali ma senza carnalità. Nelle sue collezioni che si ispirano ai vetri di Venezia o all’imperatrice Teodora, all’Africa tribale o alla galassia, alle icone russe o alle teenager di Lewis Caroll, segue un percorso estetico originale, mai integrato in una tendenza o uno stile comune ad altri. Nella moda resta un outsider, in continuo viaggio dentro di sé. Oltre alle linee Romeo Gigli, per donna e uomo, firma la G Gigli per un mercato più giovane, numerosi altri prodotti e accessori, pelletteria, occhiali, un profumo. Si cimenta col design di oggetti per la casa: tappeti fatti a mano per Christopher Farr, lampade e specchi per Ycami, vetri per Pauly a Venezia, mosaici per Bisazza.

2002, gennaio. Sino al 2007, le collezioni Romeo Gigli e Gigli, facenti capo al gruppo It Holding, saranno prodotte e distribuite da Urbis Industrie Tombolini, capogruppo operativa di Tombolini.
Nel settembre del 2008, dopo due anni di collaborazione con la griffe, la stilista Gentucca Bini lascia la direzione creativa pochi giorni prima della presentazione della nuova collezione.