Duca di Windsor

(1894-1972). Il romantico duca di Windsor, per pochi mesi Edoardo VIII re d’Inghilterra, è stato l’uomo più elegante del XX secolo. D’altra parte furono i Celti, antichi abitatori della Britannia, a inventare le “bracae”, le braghe, insomma i calzoni, mentre i Romani ancora portavano le modeste “subligatulae” sorta di mutande pochissimo eleganti e oltretutto inefficaci per difendersi dal freddo. Questo fatto la dice lunga sulle attitudini degli uomini della terra d’Albione quando si tratta di dettare legge in fatto di moda al resto del mondo. Forte di un tale retroterra, inglese e anglofila è stata la moda maschile più classica e sicura di sé. Dialetticamente, in Inghilterra hanno avuto origine anche i principali movimenti e “anti mode” che periodicamente hanno sconvolto le leggi dell’eleganza: un corto circuito che faceva scintille già ai tempi della Reggenza, quando la splendida high life della società londinese aveva generato un personaggio come George “Beau” Brummel e, subito dopo, il suo mito tanto che Balzac lo definiva “un uomo eccezionale, principe e patriarca della moda”. Possedendo il carisma necessario per inventare le regole della moda, possedendo originalità, spirito d’indipendenza, misura, Brummel, pur non essendo aristocratico, riuscì a brillare in una società che attribuiva alla moda la pratica stessa dell’aristocrazia. Le sue vicende, i suoi gesti, i suoi commenti hanno dato per sempre spessore e dignità alla ricerca della raffinatezza e dell’eleganza, giustificando frivolezza e vanità (principi sottintesi della moda), e innescando una relazione di affinità elettiva tra moda e cultura. Non a caso, Brummel e altri celeberrimi dandy furono grandi poeti e artisti come Byron, Wilde, Beardsley, Bearbohm. Con questi precedenti (e nonostante le invenzioni di Gabriele D’Annunzio e di Giorgio Armani), era praticamente impossibile che l’uomo più elegante del secolo non fosse un inglese. Il duca di Windsor, dunque: ma in che consisteva la sua eleganza? Ebbene, sarà opportuno ammettere che l’eleganza è un dono, una delle molte ingiustizie divine. Allo stesso modo che uno è bello, oppure intelligente, oppure affascinante. Quindi non ci sono ricette, l’eleganza è una sorta di grazia, di intima sicurezza che ti fa star bene con ciò che hai addosso. E il duca di Windsor, questa grazia, questa sicurezza, le aveva al massimo grado. Le sue “invenzioni” più celebri? La dinner jacket (in Italia e in Francia chiamata smoking) in tessuto detto “midnight blue” dal tono blu scurissimo, che sotto la luce artificiale diventa più nero del nero, indossata per la prima volta nel 1920; il nodo della cravatta alla Windsor (in Italia più noto come “scappino”), perfettamente triangolare, grosso, che negli anni ’50 ebbe un tale successo e fu portato talmente male che il duca lo ripudiò; il collo della camicia alla Windsor, al quale il duca fu invece fedele per tutta la vita, con punte corte allargate, ancora oggi usatissimo in Italia e soprattutto a Milano. Il duca di Windsor fu il primo a calzare abitualmente scarpe marroni e a lanciarle in differenti tonalità. Fino a quel momento (siamo intorno agli anni ’20) il gentiluomo non possedeva infatti che noiosissime scarpe nere, le marroni essendo esclusivamente destinate alla cosiddetta “working-class”. Sorprendente fu sempre l’uso spiazzante, inatteso e creativo dei colori: fu il duca a lanciare per esempio, molto prima che li usassero i preppy americani, smaglianti pantaloni rosa e pastello che a lui, per quell’ingiustizia divina sopra ricordata, stavano meravigliosamente bene. Quanto ai preppy, invece, è stato il classico bagno di sangue. Come dire che per l’eleganza di uno solo è necessario, spesso, il sacrificio di molti.