Décolleté

Termine che, entrato nella lingua francese del ‘700, indica universalmente da allora la profonda, generosa scollatura di un corpetto, una blusa, ma soprattutto un abito. Il neologismo servì a differenziare il décolleté da encolure, usato per definire le diverse forme d’uno scollo, ma non trova completa e pertinente traduzione nel termine italiano scollatura. All’inizio del XVIII secolo, la cosiddetta robe à la franµaise comporta un décolleté in genere quadrato, profondo, fin quasi a mezzo busto, sebbene interrotto da un fiocco piatto (parfait). Nel secolo successivo, il décolleté, nel ridursi, abbassarsi, e poi annullarsi delle maniche negli abiti da sera, offre alla vista le spalle interamente nude d’una donna votata, nelle ore del giorno, all’abbigliamento più castigato. In tempi recenti, la moda del nudo ha superato il termine a lungo rimasto valido per abiti di linea impero come per quelli a sirena. Da décolleté prese il nome un tipo di calzatura, chiusa ma affusolata e appunto scollata alla caviglia, che alla metà dell’800 ebbe tacco largo e di media altezza, ma diventerà negli anni ’30 del nostro secolo decisamente elegante, con tacco alto per pomeriggio e per sera. Di gran moda per il tacco a spillo degli anni ’60, la “scollatura” è tornata prepotentemente alla ribalta nelle ultime collezioni di moda.