Decadent Glam

Movimento e moda spontanea. Quando Marc Bohan in un’apparizione a Top of the Pops all’inizio del 1971 decise di permettere che gli mettessero del glitter, della polvere d’oro sugli occhi e sulle guance, sicuramente non si stava rendendo conto di rendere visibile a una nuova generazione di quattordicenni una lunga tradizione di oltraggio e travestitismo. Una storia che, passando attraverso le creature care a Jack Smith e Andy Warhol, risaliva il fiume dell’ambiguità sessuale, artificio manifesto fino a Mae West e oltre. Anche Le Dame Romane di Klossowski sono state chiamate in causa per legittimare il bisogno di apparire come altro da sé e in quell’altro trovare la propria autenticità, nel senso dell’etimo greco autentico: “Una persona che agisce per sé”. Comunque, intorno al ’70, il glam rock era arrivato e davvero questa volta le rockstar funzionarono da stilisti per una generazione troppo giovane per ricordare la Beatlesmania e desiderosa di dare un senso teatrale alla propria esistenza. Così Bohan e David Bowie interpretarono l’androginia in senso cosmico e alieno con tute spaziali, in satin, paillet e boa di struzzo. Iggy Pop, a torso nudo con guanti di lamé e collare da cane, incarnava il proto-punk per eccellenza; Bryan Ferry e i Roxy Music assemblarono, aiutati da Anthony Price, vari stadi di glamour hollywoodiano. I fratelli Ron e Russell Mall degli Sparks si proposero come un’amfetaminica parodia di unione tra Chaplin e Judy Garland e le New York Dolls in abiti femminili anche fuori dalla scena. È da ricordare che, durante il tour di Bowie in Giappone nel ’73 per la promozione dell’album Aladini Sane, Kansai Yamamoto disegnò per lui 9 costumi desunti dal guardaroba tradizionale Kabuki e ovviamente che Ossie Clark e Anthony Price disegnavano per rockstar e conoscenti con un vivo senso glam-glitter anche prima dell’avvento del fenomeno. Da notare, poi, come su tutti i protagonisti fin qui citati levitasse un’ossessione fascinosa per la Berlino della Repubblica di Weimar. Un richiamo reso esplicito peraltro in Cabaret il film di Bob Fosse del ’72 con Joel Grey e Liza Minelli, che sarà citato spesso come influenza anche dal Bromley Contingent che del glam è il diretto erede.