De Liguoro

Lydia. Giornalista italiana. Lei stessa si definiva “l’indomabile fantaccina della moda italiana”, per le sue battaglie, le sue campagne contro l’esterofilia della nostra eleganza e in favore di abiti, tessuti e accessori d’ispirazione nazionale. Era un’antemarcia del fascismo, essendosi iscritta ai Fasci Femminili nel 1919, subito dopo il raduno di piazza San Sepolcro da cui nacque il movimento. Nello stesso anno, fonda Lidel, rivista dedicata alle Letture, alle Illustrazioni, ai Disegni, alle Eleganze e al Lavoro, le cui iniziali, sommate, danno appunto il titolo al periodico. La direttrice si accanisce dapprima contro il lusso in genere “per ricondurre la donna, appartenente a tutte le classi sociali, a sensi di moderazione (…) e per limitare uno sfarzo che in questo periodo riesce dannoso al Paese”. Poi, cambia registro: se il lusso è italiano bisogna sostenerlo, favorirlo, mentre occorre battersi contro la colonizzazione parigina, contro l’abitudine radicatissima di comprare modelli francesi o riedizioni di Lanvin, Paquin, Poiret. Nel ’23, Benito Mussolini si felicita con lei per l’obiettivo comune: “l’affermazione dell’Italia e dell’Italianità”. In quello stesso anno, lascia la direzione di Lidel per guidare Fantasie d’Italia, organo ufficiale della Federazione nazionale fascista dell’industria dell’abbigliamento. I suoi scritti sono intrisi di nazionalismo, a volte s’inabissano nel ridicolo di una campagna antidimagrante ma non hanno mai la virulenza del Giornale della Donna, rivista ufficiale dei Fasci Femminili, che ordina di “bandire dalle case fasciste le riviste, i giornali francesi, esaltatori della donna bastone, prima causa di squilibrio morale”. Sostenne a spada tratta la politica autarchica dell’Ente Moda. Finì la sua carriera nel settore editoriale dell’Ente Serico Italiano.