Coty

La crea nel 1904, prendendo a pseudonimo il cognome della madre, Maria Coti, un giovane corso, François-Joseph-Marie Spoturno (1874-1934), che nella effervescente Parigi dell’Esposizione Universale del 1900, scopre nello stesso tempo l’eccezionale acutezza del proprio naso e la scarsità di brio, fantasia, audacia, dei profumi del momento, anonimi come i loro flaconi. Scopo della sua vita diventa creare profumi nuovi, brillanti, capaci di esprimere le multiforme personalità e i mutamenti in atto della donna. Un periodo di preparazione a Grasse e, nel 1904, è già pronto il profumo La Rosa Jacqueminot. L’idea di romperne una bottiglia nel magazzino del Louvre, accelera un impatto che farà in pochi mesi la fortuna di Coty e del suo laboratorio. Ma Coty non fu soltanto il creatore di inediti accordi di essenze che arricchirono la storia della profumeria, sperimentando per primo gli aromi delle spezie. Convinto che, per affermarsi, un profumo dovesse rivestirsi di grazia e seduzione, affidò a Baccarat, a Lalique il disegno dei flaconi di lusso. Teso alla più preziosa novità, fonderà negli anni ’30 una vetreria, uno scatolificio, una stamperia per etichette dorate, affiderà al talento di artisti le magiche vetrine per il lancio di ognuno dei suoi profumi: 20 in 25 anni. Eccezionali i guadagni; ma i grandi impegni finanziari — salvò nel 1922 il Figaro –, il tracollo del ’29 portarono al fallimento la casa Coty, che non sopravviverà alla morte del suo creatore. Il laboratorio americano Pfizer nel ’66 e, nel ’92, il gruppo Benkissen ne rilevarono le spoglie.