Costruttivismo

Movimento artistico formatosi tra la fine degli anni ’10 e l’inizio dei ’20 in Russia, durante la rivoluzione sovietica di cui assume problemi e ideologia ponendosi – lo sosteneva Nicolas Pounine – come traguardo anche “la produzione di valori materiali e di oggetti destinati a trasformare lo stile di vita”. Da qui, un forte impegno nell’arte applicata, fra cui l’abbigliamento, il vestire adatto al proletariato, ai nuovi tempi, alla nuova società. In sostanza, l’artista costruttivista vuole finalizzare i risultati del proprio pensiero e del proprio lavoro a favore delle masse. Si tratta, dunque, dell’impiego sociale, ovvero utile dell’arte, anche di quella apparentemente più lontana da tali obiettivi, come l’astratta, la suprematista, la simbolista. Vladimir Tatlin sostiene l’arte come comunicazione. La sua idea di costruttivismo è una sintesi tra arti e tecnologia, perciò il suo progetto (1919) di Monumento alla III Internazionale, una piramide a spirale sghemba, più alta della Torre Eiffel, in tre parti, d’acciaio e cristallo, destinata alle riunioni del Comintern, è nello stesso tempo edificio, scultura ed espressione ideologica. Altri lo seguiranno in questa direzione. Si ricordano, in particolare, oltre ai fratelli Anton e Naum Gabo Pevsner (che però se ne distinsero presto), i tre fratelli Vesnin, architetti, urbanisti, scenografi, famosi autori di progetti per il Palazzo dei Soviet, per la Pravda di Leningrado, club operai, fabbriche automobilistiche. Il movimento, però, nasce ufficialmente nel ’21, l’anno della Nuova politica economica, Nep, che si sostituisce all’economia di guerra. È allora che si forma il Gruppo di lavoro costruttivista a Mosca, composto da Gan, Rodcenko, Varvara Stepanova, Joganson, Meduneckij e dai fratelli Stenberg. Questi ultimi tre organizzano la mostra Costruttivisti, presentando opere spaziali e sculture simili a strutture d’ingegneria. All’interno del movimento e tra i suoi precursori, come quelli che appartengono all’Istituto di cultura artistica di Mosca, Inchuk, si formano subito alcune contrapposte correnti. Kandinskij, accusato di soggettivismo, perché cura soprattutto gli aspetti psicologici della creazione artistica, è costretto a dimettersi da direttore dell’Istituto. Il concetto di “composizione”, afferente alla sfera “estetica” del gusto, viene ritenuto anacronistico: l’oggetto estetico, si dice, va esaminato scientificamente attraverso un lavoro di laboratorio. Per Rodcenko, addirittura “ogni nuovo approccio all’arte nasce dalla tecnologia e dall’ingegneria e si muove verso l’organizzazione e la costruzione”. La sua mostra di elementi geometrici pieghevoli ritagliati in cerchi concentrici, presentata nel maggio 1921 alla III Rassegna dei giovani architetti, è un po’ il manifesto del Costruttivismo. È dello stesso anno la mostra moscovita di 5×5=25‘, in cui Rodcenko espone insieme alla Stepanova, ad Aleksandr Vesnin, a Ljubov Popova e Aleksandra Ekster. Nel ’22, esce il testo teorico e pratico Costruttivismo di A. Gan. Nel ’23, Ekster (fuggirà a Parigi, l’anno dopo), Vera Moukhina, la stilista Lamanova, che già nel ’19 sosteneva la necessità di un impegno degli artisti nella moda, danno vita a un atelier per confezioni in serie e a un’omonima rivista. Vi partecipano Rodcenko, Nadejda Oudaltsova, Olga Rozanova, Varvara Stepanova, disegnando tessuti, abiti da lavoro e per lo sport. Nasce la tuta. La Popova, in quello stesso ’23, diventa la direttrice artistica della Prima fabbrica di Stato di tessuti stampati. Anche la letteratura ha i suoi costruttivisti: il movimento letterario è fondato a Mosca, nel ’22, da un teorico, K.L. Zelinskij, e un poeta, I.L. Sel’vinskij, e ha un certo seguito per alcuni anni. Nel ’24, Vertov realizza il film costruttivista Cine-occhio. Preso poi tra le spire della politica stalinista, con divisioni tra realisti e produttivisti, accuse di deviazionismo e di burocraticismo, e la fuga in Occidente di artisti come Kandinskij, Gabo e altri intellettuali, il movimento si spegne in pratica intorno al ’30.