Collant

La sua definizione più classica di calzamaglia femminile alta fino alla vita (e, almeno all’inizio, leggera e color pelle) non rende giustizia all’importanza sociale e tecnologica di quella che qualcuno ha chiamato “l’invenzione del secolo”. È l’evoluzione delle calze di seta o di nylon che porterà la donna, quasi in contemporanea con il trionfo della mini di Mary Quant, a una liberazione di movimenti e di atteggiamenti nel segno del comfort. Se il suo regno continua ancora adesso, al di là delle nuove frontiere del postfemminismo, lo si deve però alla scoperta di materiali sempre più impalpabili e sempre più resistenti (a meno di inconvenienti irreparabili, leggi: bruciature da sigaretta e smagliature da bicicletta). Bianchi da infermiera o neri da diva del Crazy Horse, velati da nonnina di Cappuccetto Rosso o colorati da sexy nipotina, istoriati alla maniera dell’Antico Egitto o ispirati alla Londra più optical, devono il loro successo alla praticità e funzionalità. Ma, negli anni ’90, sono entrati in crisi. In tutto il mondo il consumo di collant è, dal ’91 ai primi anni del Duemila, sceso del 30 per cento.